2007

L’Anno Vecchio uscente, l’Anno Nuovo entra come un ladro nella casa del ladro

1043 1042 1041…
Contando all’indietro e partendo circa dal numero mille,
cantando i nomi del migliaio di lavoratori morti ammazzati per il benessere di pochi benestanti,
l’Anno Vecchio si congeda fra mille maledizioni.
 
L’Anno Nuovo, armato di piede di porco e vestito come diabolik,
fra qualche ora farà irruzione nelle case dei maiali ingioiellati,
che saranno altrove a fare i loro porci comodi.
Dove?
Nelle feste a cui noi non saremo mai ammessi,
i dirigenti della Thyssenkrupp di Torino coi padroni delle tante altre thyssenkrupp sparse in Italia, coi politici che ne fanno le veci,
e i vescovi che ne sposano le graziose rampolle, coi principi che rivendicano un regno da cui sono fuggiti,
stappano spumanti vendemmiati dalle lacrime delle vedove dei loro operai,
e si rimpinzano di tartine fatte cogli anulari, gli indici, e i medi, i cotechini delle mani e gli stinchi dei piedi persi da migliaia di infortunati sul lavoro.
 
L’Anno Nuovo come un ladro entrerà nelle case dei ladri,
che sono i padroni quando si fanno predoni di esistenze e ricchezze,
mi spiego meglio:
 
+90%
i profitti delle grandi imprese industriali in dieci anni

+5%
I redditi di un dipendente in dieci anni
 
93%
dei condannati (per infortuni sul lavoro) in primo grado non va in carcere
Mario Almerighi, magistrato

150 mila
I processi (per infortuni sul lavoro) che ogni anno vanno in prescrizione
Ministero Giustizia
 
Chi è il delinquente fra un Rom con due salsicce nascoste sotto il cappotto beccato appena fuori un supermercato,
e il SUV da 100mila sacchi che si lancia ubriaco contro una proletaria fiat punto facendo una strage?
 
Il mio augurio:
Che il Nuovo Anno si faccia ladro ed entri nella casa del ladro,
e depredi il padrone predone di quelle ricchezze che sono il potere usurpato col sangue.
Se non proprio che si faccia assassino…
 
Che depredi il potere a chi si sente legittimata da un cilicio benedetto dal vaticano, a discriminare i gay al pari del nazismo.
 
Che scippi il potere a quello che, pur essendo stato eletto per un attuare un programma di sinistra, consideri il precariato poi così non tanto male.
 
Che saccheggi il potere da chi si è arrogato il possesso di parole come Libertà,
e ha più condannati nel suo partito di una casa circondariale,
e Popolo, mentre considera i suoi elettori dei telespettatori, e i telespettatori ha sempre detto dei bambini di 5 anni.
 
Ma l’Anno Vecchio, sentendo tutto questo
andandosene ammette:
“tutto sommato, sino a quando ci saranno più operai in fila ai gazebo di Berlusconi che al funerale delle vittime di Torino, non c’è da nulla stupirsi se un principe dei sottaceti richieda indietro il regno ad un popolo che non ha mai smesso le sue vesti di suddito.”
 
Ma il mio augurio lo rinnovo lo stesso,
che il Nuovo Anno vestito da ladro entri nella casa del ladro:

ps.
questo post e questa canzone sono dedicati,
con dolcezza, a Nunzia ,
che mi aveva scritto da quest’altra parte.
 
Vik alias guerrila radio.

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Favola di Natale 2: la vittima italiana incatenata alla tortura dalla “guerra al terrorismo”

In questi giorni di indigestioni da cappone e panettoni,
da auguri allo zucchero a velo, da brindisi alcooolici per gli ubriachi dilettanti,
come li definiva Bukowski,
qui ricordiamo chi da 42 giorni si nutre di sola aria,
e si disseta da una lurida ciotola d’acqua,
sbattuto per terra come una bestia in attesa del macello.
 
Lui si chiama Abou Elkassim Britel, ed è un nostro concittadino,
vale la pena ricordare la sua storia:
 —————————————————————-
Abou Elkassim Britel è un cittadino italiano che sta scontando in Marocco una sentenza a nove anni di prigione, basata su una condanna infondata, ottenuta tramite la deportazione illegale (extraordinary rendition) e la tortura.

Il sig. Britel è emigrato in Italia nel 1989, ha sposato una donna italiana e nel 1999 ha ottenuto la cittadinanza italiana. Nel 2002, si recò in Pakistan per lavorare alla traduzione di libri sull’Islam.
Secondo quanto riferito dalla Fédération International des ligues des Droits de l’Homme (no.379/2 July 2004) e da Statewatch, Kassim è stato arrestato il 10 Marzo 2002 durante un controllo dei documenti a Lahore.
Il suo passaporto fu erroneamente ritenuto un falso, e di conseguenza fu immediatamente legato, incatenato e torturato; gli fu poi negato l’accesso all’Ambasciata Italiana per verificare l’autenticità del suo passaporto. Dieci giorni dopo, è stato condotto al Crime Investigation Department per cinque giorni di interrogatori, che comprendevano maltrattamenti, violenze e privazione forzata del sonno. E’ stato poi riconsegnato alla polizia, ed in seguito affidato ai Servizi Segreti pakistani; fu torturato nuovamente in due occasioni, durante una delle quali rilasciò false ammissioni sotto costrizione.


continua a leggere la storia di Kassim
———————————————-kassim libero
Per Kassim si deve e si può fare qualcosa.
La viceministra degli esteri Patrizia Sentinelli ha assicurato il proprio impegno personale per arrivare nel più breve tempo possibile a una soluzione positiva del caso.
Io posso rassicurare la moglie di Kassim e chi le sta vicino che la Sentinelli (Prc) è una persona seria, onesta e motivata, avendola incontrata sull’aereo governativo che mi conduceva volontario in Congo, avendo visto come per noi si è adoperata.
Ma un uomo non può digiunare a oltranza,  arriva il momento in cui la tempestività di un governo nell’agire in difesa dei diritti umani è una questione di vita o di morte.
 
Dall’amica An-nisa apprendiamo che presto ci sarà da firmare una petizione online per Kassim, ne daremo sicuramente voce, sperando che la mobilitazione sia di massa. Verso un italiano che ha trascorso un 25 dicembre nell’inferno della tortura voluta da chi ha inventato e sostenuto quell’immane barbaria denominata  guerra al terrorismo.
 
Approfindimenti:
 
il blog per Kassim libero
il sito
Khadija, la coraggiosa moglie di Kassim

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Favola di Natale: Ramzi, bambino cresciuto dell’intifada che usa la sua viola come un kalashnikov

C’era una volta un bimbo palestinese,
proprio il riccioluto immortalato in questa foto:
 
 
Simbolo della prima intifada,
anno di  sangue 1987 in Ramallah, Palestina occupata.
 
C’era una volta questo piccolo riccioluto, di nome Ramzi ,
che come tutti i bambini palestinesi,
passava il tempo del gioco a cercare di vendicare
le uccisioni di fratelli e amici tirando pietre ai carriarmati israeliani.
 
Ma quelle minuscole dita erano destinate ad altra arte che quella puttanesca della guerra,
e il suo udito già allora stendeva su spartiti di morte
i diesis dei cingolati quando stritolano un corpo umano
e i bemolle dei sibili dei proiettili quando ti sfiorano il viso come ad avvertirti che la tua ora è giunta.
 
Molti dei bimbi di quella prima intifada, quelli sopravissuti,
sostituirono la pietra con il kalashnikov,
non potendo utilizzare ne l’aratro ne il computer,
soffocati dalla occupazione israeliana.
Altri fecero saltare per aria la loro disperazione,
e portandosi all’inferno qualche ebreo giovane come loro si illusero di condurre il proprio popolo alla vittoria
(Solo i morti conoscono la fine della guerra).
 
Ramzi lasciò la pietra e incontrò la viola,
e fece della viola il suo kalashnikov.
 

 
Oggi Ramzi Abuderwan  è un musicista di fama internazionale,
suona nelle più grandi orchestre europee, compresa la Mozart Orchestra di Claudio Abbado.
Ma è rimasto quel bambino riccioluto dell’intifada,
e la sua lotta continua con la musica nel nome della Palestina.
Nel 2002 fonda la fondazione “Al Kamandjati”, che in arabo significa il violinista,  un’organizzazione no-profit franco-palestinese, che si occupa della creazione e della gestione di scuole di musica per bambini palestinesi che vivono nei campi profughi.
Scuole libere, gratuite e aperte a tutti, in cui la musica tradizionale palestinese si fa mezzo di espressione dell’identità di un popolo e una forma di resistenza culturale.
 
“A convincermi della necessità di fondare scuole di musica a Ramallah – ha dichiarato Ramzi Aburedwan – è stato il fatto di accorgermi che, dopo alcune mie esecuzioni nei campi profughi, i bambini hanno iniziato a disegnare strumenti musicali e non più carri armati. Ho capito quanto fosse facile modificare in positivo l’immaginario dei bambini.”
 
Favola che pare a lieto fine, come si conviene.
Ma il mondo delle favole ha un limite invalicabile, oltre il quale non è permesso sognare,
come avviene per tutti quei bimbi separati dalla vergogna del mondo dal vergognoso muro dell’apartheid israeliano.
 
In questi giorni Ramzi sarebbe dovuto essere a Gaza,
a sostituire nell’immaginario dei bimbi della Striscia il rumore dei cingoli con le note suadenti della sua viola.
Invece è stato fermato dai soldati israeliani che presidiano il valico di Erez e trattenuto in una caserma di Sderot.
 
Israele è un assassino di speranza, prima ancora di civili innocenti.
E la speranza che scorre subliminale,sotto il messaggio universale della musica,
è una strada che deve essere preclusa per ogni  palestinese.
A chi muove i fili d’Israele va benissimo così, questi figli senza speranza della Palestina da grande finiranno bersaglio in movimento di un raid o si faranno saltare su un bus,
in tutti i casi saranno morti funzionali alla causa genocida dell’ occupazione.
 
(-Daniel Barenboim, il direttore d’orchestra israeliano con cui Ramzi collabora spesso, si è infuriato: insieme ad un concerto, dice, è stato impedito «un intervento umanitario importante per la gente di Gaza». Che ha bisogno di tutto, quindi anche della musica barocca.)
 
Quei bimbi che moriranno domani stringendo una pietra
canteranno in coro un requiem di Natale per le nostre anime impietose e sorde.
 
Vik
alias
guerrilla radio.

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Lettera aperta ai Re Magi (segregati dal muro dell’apartheid israeliano)

Cari Re Magi, se ce la fate a scavalcare il muro sarete sorpresi di non trovare né erba, né pecore, né pastori, né contadini: tutti costoro sono ormai separati dalle loro terre da questo muro dichiarato illegale dal tribunale dell’Aja, ma ancora in piedi. Vi sorprenderà il paesaggio cambiato: insediamenti illegali ricoprono quelle che un tempo erano colline verdeggianti di olivi secolari.
Se nel viaggio di ritorno da Betlemme, passerete per Gaza, portatevi borracce d’acqua potabile e torce elettriche perchè il governo israeliano l’ha provata dei beni fondamentali. Vi raccomandimao di non ammalarvi perchè l’ospedale di Gaza è privo di energia elettrica e di rifornimeni di base e fornitevi di lasciapassare o resterete imprigionati lì come i palestinesi. Buona fortuna e Buon Natale!
 
ps.
Secondo l’ONU Betlemme è circondanta da 78 ostacoli fisici, fra cui 10 checkpoint militari e 55 blocchi stradali.
 
Donne in Nero, Roma.

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“La libertà non è star sopra un albero, non è neanche un gesto o un’invenzione, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione” (Giorgio Gaber)

Ad una manifestazione ci si conta,
ma conta più esserci per incontrarsi.
 
Da latitudini precarie, da vite refrattarie a subire destini imposti,
da precariato o da altri mestieri che imprigionano comunque le anime,
da passati di maledizione e sguardi dritti a futuri incerti, da paesi e idiomi diversi,
si parla una sola lingua manifestando ed è la lingua dei bipedi in marcia,
nel durante di un percorso comune verso un traguardo identico,
e sabato a Vicenza questo traguardo era dire basta alla cultura di morte,
concime di ogni nuova base militare.
 
Nel post precedente un commentatore (Luca) ci ha definiti “contestatori di professione”, per giunta guidati dai “soliti capi”, come fossimo tutti non vedenti attaccati ai guinzagli di pastori tedeschi
(papa-nazi è innocente stavolta).
 
Al corteo per gridare forte no al Dal Molin! c’erano delegazioni dalla Repubblica Ceca , dalla Germania, dal Belgio, dalla Spagna, dagli Stati Uniti e dalla Polonia,
quei movimenti e quelle associazioni che da una vita fanno della negazione alla guerra una ragione per esistere.
Non ho visto alcun capopopolo,
ma una lunga fiumana di persone che formavano un corpo unico e compatto,
imperforabile ne dalle spine del pungente freddo ne tantomeno dagli insulti di un Presidente della Repubblica che a Washington si guardava allo specchio.
 
Lungo la manifestazione ho rincontrato i miei compagni di passate spedizioni umanitarie nei vari inferni che ho frequentato,
più di nuovi, come Arack, con cui si complottano future congiure al torpore che attanaglia la coscienza civile italica (l’assenza degli insonni della ragione era giustificata) .
Compagni beat come il fratellone Biga, con me in Congo prima di Vicenza (come l’altro beat Nick ora sottocopertura in Rwanda…),
abbiamo atteso l’alba riempiendoci i bicchieri e confidandoci le aspettative di salvezza poco speranzose per un popolo che si è quasi dichiarato vinto di fronte all’ipocrisia dell’individualismo occidentale.
 
Biga mi ci ha condotto, e io consiglio a chiunque passi per Vicenza di fare un salto al presidio permanente del No dal Molin,
oltre che per il buon cibo ed un onesto rosso,
può capitare di fare piacevoli incontri, come a noi che ci siamo trovati a mangiare del gulash di fianco ad un ammiraglio della Nato in congedo.
In congedo per protesta perchè secondo lui la Nato non aveva più ragione d’esserci dopo la caduta del muro di Berlino, come dargli torto?
Ci ha confidato i suoi dissapori verso questo governo e in particolare verso D’alema, colpevole di aver dato potere illimitato ai generali nel momento del passaggio fra la cessazione della leva obbligatoria e l’esercito che abbiamo oggi di professionisti: “non sorprendetevi di quanto aumentano le spese militari,
se a decidere sono i generali”.
Oltre ad una straordinaria lezione di geopolitica, l’ammiraglio si è soffermato anche su una storia personale che però ci ha illustrato per brevi cenni,
di foto in un suo possesso perchè da lui scattate, di un gravità inimmaginabile.
Da quel che lasciava intendere si trattava delle armi atomiche (90 per la precisione) presenti sul suolo italiano,
di come vengono stoccate e trasportate, non c’è da star tranquilli la conclusione.
 
Poco più in là, su di un altro tavolo, ho notato ristorarsi un volto che avevo già visto,
l’altra faccia dell’America, così di dolcezza femminile ma nel contempo dallo sguardo fermo e intransigente a difesa dei diritti umani,
mi sono mosso per  salutare e levarmi il cappello dinnanzi a questa signora:
il blog di vittorio arrigoni
 

 
e le ho sentitamente dichiarato come le sue mani erano le nostre mani,
quel giorno dinnanzi a Condoleeza Rice.
 
Io, Biga, i beati costruttori di pace, Arack, l’ammiraglio pacifista, Desirée Anita Ali-Fairooz, tutti quelli che a Vicenza c’erano e quelli assenti ma presenti spiritualmente, se questi, NOI,
facciamo della contestazione una professione,
beh forse per una volta stiamo  lavorando per un datore di lavoro rispettabile:
un mondo migliore.
 
ps.
per quelli che… “Si ha bisogno di proposte che arrivino prima dei no”
da tempo i beati costruttori di pace si stanno dando da fare:
campagna contro il nucleare
 
——Un futuro senza atomiche: per far dichiarare l’Italia “Zona Libera da Armi Nucleari”

È iniziata il 30 settembre la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che dichiari l’Italia “Zona Libera da Armi Nucleari”. Sul sito www.unfuturosenzatomiche.org, tutte le informazioni su come partecipare alla campagna. Attivati anche tu: abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per il successo dell’iniziativa ——————–

Ps2. Di ritorno da Vicenza stamattina in autostrada mi sono trovato a zigzagare fra decine di pullman coperti di vessilli della lega. “Autonomia” andava per la maggiore,  AUTONOMIA….leghisti, scusate, ma dove caxxo eravate sabato?

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Countdown Vicenza, vieni anche tu a gettare le basi contro ogni nuova guerra. NO! DAL MOLIN

Per quelli che… tanto andare a manifestare è inutile non cambia niente,
«la decisione è stata presa» dice  la first lady di Bush, Napolitano,
vorrei ricordare che l’ultima volta abbiamo fatto cadere cadere Prodi e il suo governo zeppo di ameri-cani scodinzolanti e col guinzaglio corto 
dietro una bandiera a stelle strisce imbrattata di sangue
iracheno,
afghano,
palestinese,
sudanese,
panamense,
iraniano,
nicaraguense,
salvadoreno
vietnamita
giapponese
eccetera eccetera
come in insegna la MERAVIGLIOSA VITA degli USA.
 
Tanto più che è necessario mostrare a chi pensa di  governarci quali sono gli ideali che in realtà ci governano,
e il nostro disappunto verso una Finanziaria che come ci ricorda Alex Zanotelli: “per la Difesa per il 2008 avrà a disposizione 23, 5 miliardi di euro: un aumento di risorse dell’11% rispetto alla finanziaria del 2007, che già aveva aumentato il bilancio militare del 13 %. Il governo Prodi in due anni ha già aumentato le spese militari del 24%!! Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti. Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 (i cosiddetti Joint Strike Fighter) sono i nuovi aerei da combattimento (costano circa 110 milioni di Euro cadauno). Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto, a Washington, lo scorso febbraio, il protocollo di intesa.”
 
 
tutti le info e i comunicati del presidio permanente No! Dal Molin:
http://www.nodalmolin.it/index.html
 
guerrilla radio
 
 
L’appello di Alex Zanotelli contro l’aumento delle spese militari.Rimango esterrefatto che la Sinistra Radicale (la cosiddetta Cosa Rossa) abbia votato, il 12 novembre con il Pd e tutta la destra, per finanziare i CPT, le missioni militari e il riarmo del nostro paese. Questo nel silenzio generale di tutta la stampa e i media. Ma anche nel quasi totale silenzio del “mondo della pace“.
Ero venuto a conoscenza di tutto questo poche ore prima del voto. Ho lanciato subito un appello in internet: era già troppo tardi.
 La “frittata“ era già fatta. Ne sono rimasto talmente male, da non avere neanche voglia di riprendere la penna. Oggi sento che devo esternare la mia delusione, la mia rabbia.
Delusione profonda verso la Sinistra Radicale che in piazza chiede la chiusura dei “lager per gli immigrati “, parla contro le guerre e l’imperialismo e poi vota con la destra per rifinanziarli. E sono fior di quattrini! Non ne troviamo per la scuola, per i servizi sociali, ma per le armi SI’! E tanti!! Infatti la Difesa per il 2008 avrà a disposizione 23, 5 miliardi di euro: un aumento di risorse dell’11% rispetto alla finanziaria del 2007, che già aveva aumentato il bilancio militare del 13 %. Il governo Prodi in due anni ha già aumentato le spese militari del 24%!! Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti. Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 (i cosiddetti Joint Strike Fighter) sono i nuovi aerei da combattimento (costano circa 110 milioni di Euro cadauno). Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto, a Washington, lo scorso febbraio, il protocollo di intesa.

In Senato, alcuni (solo 33) hanno votato a favore dell’emendamento Turigliatto contro il finanziamento degli Eurofighters, ma subito dopo hanno tutti votato a favore dell’articolo 31 che prevede anche il finanziamento ai satelliti spia militari e le fregate da combattimento FREMM.
Per gli Eurofighters sono stati stanziati 318 milioni di Euro per il 2008, 468 per il 2009, 918 milioni per il 2010, 1.100 milioni per ciascuno degli anni 2011 e 2012! Altrettanto è avvenuto per le fregate FREMM e per i satelliti spia.
E’ grave che la Sinistra, anche la Radicale, abbia votato massicciamente per tutto questo, con la sola eccezione di Turigliatto e Rossi, e altri due astenuti o favorevoli.
Purtroppo il voto non è stato registrato nominativamente! Noi vogliamo sapere come ogni senatore vota!
Tutto questo è di una gravità estrema ! Il nostro paese entra così nella grande corsa al riarmo che ci porterà dritti all’attacco all’ Iran e alla guerra atomica. Trovo gravissimo il silenzio della stampa su tutto questo: una stampa sempre più appiattita!
Ma ancora più grave è il nostro silenzio: il mondo della pace che dorme sonni tranquilli. E’ questo silenzio assordante che mi fa male. Dobbiamo reagire, protestare, urlare!

Il nostro silenzio, il silenzio del movimento per la pace significa la morte di milioni di persone e dello stesso pianeta. La nostra è follia collettiva, pazzia eretta a Sistema. È il trionfo di ”O’ Sistema”.
Dobbiamo riunire i nostri fili per legare il Gigante, l’ Impero del denaro. Come cittadini attivi non violenti dobbiamo formare la nuova rete per dire No a questo Sistema di Morte e un Sì perché vinca la Vita.

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I pugni chiusi delle giuste rivendicazioni e quelli sventolanti delle prevaricazioni

Stamani sulla strada per il lavoro mi sono trovato fermo dinnanzi ad un blocco stradale di operai in sciopero.
 
LORO erano metalmeccanici di una fabbrica di Figino Faenza,
mi hanno fermato l’auto per una mezz’ora
consegnandomi un volantino e spiegandomi le loro sacrosante rivendicazioni,
la ragioni di chi guadagna uno stipendio da fame, come molti dipendenti a dire il vero,
ma con l’aggravante di cambi turni e straordinari fuori busta paga, e soprattutto,
in un ambiente di lavoro che è causa di più di 1200 morti bianche l’anno.
Il volantino consegnatomi terminava con un sentito messaggio di solidarietà alle vittime dell’acciaieria serial killer ThyssenKrupp di Torino.
 
I pugni chiusi levati al cielo di quei malinconici metalmeccanici era facile immedesimarli come i miei,
LORO eravamo NOI.
 
Invece i pugni chiusi  sventolati minacciosamente sotto il mio mento,
ieri che mi trovavo a Genova,
da dei tirannici autotrasportatori,
mi ricordavano invece più il Cile di Allende
quando l’avvento del colpo di stato fu anticipato da uno sciopero di camionisti che paralizzò il paese.
 
Vi pare che esagero?
Sicuramente,
però vorrei sapere come non pensare a strumentalizzazioni politiche contro il governo,
quando il principale organizzatore delle barricate di tir si chiama Paolo Uggè, presidente di Fai Conftrasporto e deputato di Forza Italia,
che è stato sottosegretario dei Trasporti nel secondo e nel terzo governo Berlusconi.
 
Ps.
Stasera sono ripassato dinnanzi al presidio dei metalmeccanici portando in dono un paio di bottiglie di lambrusco,
che scaldi un pò loro il morale.
 
Ieri sera invece mi sono dovuto recare dal gommista a far levare un chiodo da un pneumatico,
gentile cadeaux degli autotrasportatori liguri.

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Se è più oscena e volgare la scatologia satirica di Deniele Luttazzi o la merda quotidiana che ci propinano le principali emittenti televisive nazionali

Per questa battuta, ma chiaramente è un pretesto,
Luttazzi è stato di nuovo censurato:
censura+daniele luttazzi
 
 
Lascio a ogni lettore decidere cosa è più scandalosamente poco dignitoso,
se una battuta satirica di Daniele Luttazzi detta a mezzanotte o questo osceno scempio in prima serata sulla prima rete nazionale:
 
“La Rai ha affidato il sabato sera alla fatina bionda, la conduttrice Antonella Clerici: tette bene in vista, abiti da bambolona, grandi sorrisi e copiose lacrime per sottolineare i drammatici casi che deve affrontare. Il programma si chiama Il treno dei desideri, è lo show abbinato alla lotteria Italia, un fritto misto di altri programmi (un po’ Carramba, un po’ Bisturi, un po’ Sposami adesso), di cui si preoccupa di raccogliere la penosa eredità.
Lo spettacolo offre una carrellata di vicende molto tristi. Appena la
conduttrice si avvicina, i protagonisti, che hanno scritto per vedere
esauditi i loro desideri, si sciolgono in pianti irrefrenabili, la regia si
incolla ai loro volti e fa ping-pong con gli occhi della Clerici pregni di
commozione.
Tocca al matrimonio di Alessia, orfana di madre, che vorrebbe tanto
riallacciare i rapporti con il padre per averlo al suo fianco quando salirà
sull’altare. Cosa che avviene immediatamente: il padre è convocato, il
matrimonio è allestito nella sera stessa con abbondanza di parenti, fiori e
l’abito da sposa offerto da mamma Rai.
Nel successivo siparietto, invece, la protagonista è morta, una giovane
ragazza malata di cancro. I genitori con i fratelli sono in studio, hanno
scritto al programma perché volevano far conoscere la loro tragedia e
chiedere alla Rai di poter intitolare una stella alla figlia: detto e fatto,
Raiuno ha battezzato la stella con il nome della ragazza.
Al quarto posto una ragazza che amava i cavalli e ora non li può più montare perché nel frattempo il padre è morto e i soldi non bastano. In studio entra un meraviglioso cavallo, guidato da un attore di fiction che prende su la ragazza annunciandole l’abbonamento di un anno presso un centro ippico.
Il clou della serata arriva con una giovane donna, afflitta da un grave problema: dopo tre figli il suo seno è piuttosto malandato. L’handicap è sottolineato da alcune foto che, impietosamente, la ritraggono di profilo.
In studio a guardare quel seno sfiorito ci sono il marito e i figli piccoli invitati ad assistere al prodigio. La famigliola e il pubblico attendono il miracolo: la Rai, colpita dal disagio della donna, le ha regalato un
intervento di chirurgia estetica. Le telecamere seguono l’evento, e quando la signora, finalmente rifatta, sta per entrare in studio, la conduttrice grida:
«E adesso bambini vi facciamo vedere la mamma com’era prima
dell’intervento, e, guardate bene, come è adesso».
Dalle scale illuminate, la mamma scende con il suo seno gonfio, tra applausi e baci. Senza pietà per quei bambini, senza scandalo per nessuno.” (Norma Rangeri dal manifesto)
 
I Video di GuerrillaRadio

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Perchè è da cacciare un magistrato come Clementina Forleo? (Marco Travaglio)

Alla fine il Csm ha deciso di cacciare Clementina Forleo,
 votando all’unanimità l’avvio delle procedure di trasferimento del Gip di Milano.
 
Perchè?
“Incompatibilità ambientale e funzionale” si riferisce.
Palle. La Forleo è da cacciare perchè non è una donna di mondo.
Ce lo spiega Marco Travaglio:
la storia infinita di marco travaglio
 
“Clementina Forleo non è una donna di mondo. Nonostante gli avvertimenti, non ha ancora capito come vanno le cose in Italia. Se,come già i suoi colleghi del pool Mani pulite, trascorre le giornate tra la Procura di Brescia (interrogata dai pm Tarquini e Salamone: gli stessi che imbastirono decine di inchieste su Di Pietro, Navigo, Colombo e Boccassini, senza cavarne un ragno dal buco) e il Csm, fra un procedimento disciplinare e una procedura di trasferimento per incompatibilità ambientale, è perché non si è fatta furba.

Eppure le sarebbe bastato poco per vivere tranquilla. Rispondere di no alla Procura che nel 2005 le chiedeva di intercettare il governatore Fazio e i furbetti i quali, ben coperti a destra e a sinistra, stavano scalando due banche e il primo giornale d’Italia. Rispondere di no ai pm che chiedevano di sequestrare azioni e plusvalenze della banda del buco, bloccando le scorribande su Antonveneta, Bnl e Rcs e facendo recuperare allo Stato 93 milioni. Rispondere di no al pool che chiedeva di inviare alla Camera le telefonate tra i furbetti e 6 parlamentari, 3 forzisti e 3 Ds, per avere il permesso di usarle contro i furbetti e contro 2 parlamentari (D’Alema e Latorre). Anzi, meglio: mangiarsi i nastri con quelle imbarazzanti conversazioni, anziché farli trascrivere, onde evitare che la gente si facesse un’idea dei propri rappresentanti.

O ingannare le Camere, raccontando una bugia, e cioè che le telefonate – una volta autorizzate – sarebbero state usate solo contro i furbetti, non contro i politici. Quando poi un alto magistrato, uomo di mondo, le consigliò – lei racconta – di stare attenta a depositare le telefonate Unipol, Clementina avrebbe dovuto dare ascolto a lui anziché alla legge e alla coscienza, anziché segnalare la “pressione” ad alcuni colleghi e poi al Csm.

Quando poi vide, in piazza Duomo, alcuni poliziotti che pestavano un magrebino, avrebbe fatto meglio a voltarsi dall’altra parte e girare l’angolo, anziché intervenire a fermarli. E quando notò che colleghi e carabinieri di Brindisi dormivano, anziché indagare a fondo sulle minacce subite dai suoi genitori poco prima della loro morte in un incidente, avrebbe dovuto ringraziarli, non protestare. E quando il pm De Magistris venne spogliato delle indagini e trascinato dinnanzi al Csm, avrebbe dovuto fare come quasi tutti i colleghi: fingere di non vedere e lasciarlo solo, anziché solidarizzare con lui in tv.

Quando Parlando di Paolo Borsellino e dei genitori morti tragicamente le vennero le lacrime agli occhi, avrebbe fatto meglio a inventarsi una congiuntivite: un magistrato, tanto più se donna, non deve piangere mai. Altrimenti è pazzo (soprattutto se ha appena fatto recuperare allo Stato 93 milioni di euro).

Ecco: se avesse imparato a stare al mondo, oggi la Forleo non farebbe la spola tra Brescia e il Csm. Non sarebbe accusata dal Pg della Cassazione di “negligenza grave e inescusabile”, di aver “violato gli obblighi di correttezza, equilibrio e imparzialità” e financo di aver “leso la reputazione, il prestigio e l’immagine di uomini politici”. Perché, com’è noto, la colpa è sempre di chi le cose le scopre e le racconta, non di chi le fa. La Forleo non l’ha capito, o non l’ha voluto capire. Non s’è nemmeno iscritta a una corrente Anm, non si meraviglie se l’Anm non ha speso una parola in sua difesa.

Dalla desolante lettura del capo d’incolpazione firmato dal Pg della Cassazione, che ricalca le memorie difensive dei politici coinvolti nel caso, si scopre che il gip non avrebbe dovuto chiedere al Parlamento il permesso di usare le telefonate dei politici perché la Procura non li aveva ancora indagati. Forse il Pg ignora che il pm Francesco Greco aveva dichiarato che, in base alla legge Boato, non si posso indagare parlamentari per telefonate non autorizzate. Fu proprio per avere l’autorizzazione che il gip avvertì le Camere che nelle bobine emergevano, da parte di politici, “complicità nel disegno criminoso”, cioè nell’aggiottaggio dei furbetti.

Fu – scrisse Franco Corsero – un segno di “troppa lealtà”: è per troppa lealtà al Parlamento che il gip deve pagare? Per aver applicato la legge Boato, poi fatta a pezzi dalla Corte Costituzionale? Si sperava che questi orrori sarebbero finiti col governo Berlusconi. Invece, da lunedì, compariranno al Csm l’unico pm che indagava sul premier e sul Guardasigilli e l’unico gip che si sta occupando del ministro degli Esteri. Due magistrati a caso.”
(marco travaglio)

Perchè è da cacciare un magistrato come Clementina Forleo? (Marco Travaglio) Leggi l'articolo »

Nella ideale prova di Democrazia Putin è sconfitto e Chavez esce vincitore

“Diventato presidente, Putin non ha saputo estirpare il colonello del kgb che vive in lui, e pertanto insiste nel voler raddrizzare i propri connazionali amanti della libertà.”

(Anna Politkovskaya)
 

putin cartoons
 
Vladimir Putin ha stravinto le legislative, con il 64,1% dei voti.
Ora potrà tranquillamente smontare a suo piacimento la costituzione per ottenere un terzo mandato.
 
 
Le elezioni per la Duma russa «non si sono svolte in modo corretto e non hanno rispettato molti degli impegni presi a livello di Osce e di Consiglio d’Europa né gli standard democratici»,  dichiarano nella loro dichiarazione finale gli osservatori internazionali dell’Ocse.
“Un funerale per la democrazia”, “le elezioni le più sporche della storia della Russia moderna”,
secondo Garry Kasparov, il principale oppositore di Putin.
 
Emittenti televisive occupate, censura, omicidi di giornalisti non allineati, diritti civili vincolati, il genocidio ceceno,
ed ora una elezione falsata dove i media erano tutti concentrati attorno al partito di Putin, e agli oppositori non restava che la piazza, dove le manifestazioni sono state regolarmente violentemente sciolte dalla polizia. E gli oppositori politici intimiditi o arrestati.
In una Cecenia distrutta dall’esercito russo il 99% avrebbe votato,  e il 99% del  99% avrebbe votato per Putin.
 
Mentre Sarkosy già si congratula,
il resto d’Europa balbetta chiedendo chiarimenti sul voto.
 
Chiudere gli occhi per terrore che ci chiudano il gas.
 
Consoliamoci con le buone notizie che giungono dal Venezuela, Chavez ha perso il  suo referendum e accetta la sconfitta.
Messaggio rivolto a quei media (molti italiani)  che avrebbero giurato che in caso di sconfitta il  bolivariano avrebbe fatto scendere i carri armati nelle strade:
Udite udite, in Venezuela c’è una democrazia se non ve n’eravate accorti.
 

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Attendendo le guardie (Waiting For The Guards ) video shock di Amnesty International, e Claudio Fava premiato contro le torture.

Attendendo le guardie, è il primo video diffuso in rete da Amnesty intenational per sensibilizzare alla campagna contro la tortura “Unsubscribe”:

“Manda un messaggio chiaro al Governo – dichiara Amnesty UK – che non tollereremo più l’abuso dei diritti umani nel nome della guerra al terrore. La maggiorparte delle petizioni chiedono una firma, noi ti chiediamo di togliere il tuo nome”.

Sempre a proposito di tortura e diritti umani negati dobbiamo segnalare una buona notizia.
Claudio Fava, (figlio di Giuseppe, giornalista ucciso dalla mafia)
e’ stato eletto “deputato europeo dell’anno” dai cittadini europei attraverso European Voice, rivista del prestigioso settimanale ‘The Economist’, per il lavoro svolto alla guida della commissione di inchiesta sui voli e prigioni CIA in Europa.
 
“E’ un riconoscimento per l’intero Parlamento europeo- ha commentato Fava, esponente del Gruppo Socialista al Parlamento europeo – per la nostra determinazione nel pretendere la verità, tutta la verità, su ciò che è accaduto nei nostri Paesi dopo l’11 settembre”.
 
Fa piacere che un politico italiano per una volta si è distinto non per la sua corruzione o per aver fatto le corna in pubblico.
claudio fava premiato

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Il vertice-farsa di Annapolis (firma l’appello per GAZA VIVRA’)

La rappresentazione teatrale in scena ad Annapolis calerà il sipario domani.
L’esito è scontato, nulla di fatto, a parte il rituale di foto e strette di mano che non lasciano presagire nulla di nuovo, o di buono in medioriente.
Esito scontato perchè le premesse erano corrotte all’origine,
ogni singolo rappresentante di stato si è infatti seduto al tavolo delle trattative per promuovere un proprio tornaconto personale,
non certo perchè veramente impegnato per i destini della Palestina.
annapolis omert abu mazen hand
 
Olmert come Bush, ai minimi storici di popolarità nei loro paesi, cercano un riscatto d’immagine prima di passare la mano.
Abu Mazen, marionetta assai gradita alla comunità internazionale,
non rappresenta che una esigua minoranza dei palestinesi,
e i suoi oppositori non sono solo i supporters di hamas, ma la gran parte della società civile.
La Siria si fa notare intorno ad un tavolo diplomatico per scongiurare quell’isolazionismo imposto che è l’anticamera di un attacco armato.
La presenza dell’Arabia Saudita  è da leggersi invece per incentivare un altro isolazionismo imposto,
quello dell’Iran convitato di pietra ( a questo punto se abitassi a Teheran inizierei a scavare un bunker sotto casa).
 
La pace può risultare solo dal dialogo di leader forti.
La pace fra Israele e la Palestina era forse alla portata,
quando Rabin e Arafat si strinsero la mano a Washington.
Poi quel fatidico 4 novembre 1995 a piazza dei Re di Tel Aviv un colono ebreo estremista uccise il leader israeliano, (Yigal Amir, per molti ora è un eroe nazionale)
gettando la politica di Tel Aviv nelle mani dei sionisti un fascista dopo l’altro.
Arafat, il premio nobel per la pace, era sempre lì, in attesa di un interlocutore valevole come Rabin per un accordo giusto, (ovvio, non Camp David).
Ma nè vertici militari ne sionisti un accordo bilanciato coi palestinesi l’hanno mai voluto, e coi carriarmati made in USA Arafat è stato dapprima segregato fra le rovine della moqata,
poi assassinato.
 
Insomma, quando c’era il leader, l’interlocutore vero rappresentante di tutta la Palestina,
Usa e Israele hanno rifiutato qualunque accordo equo.
Ora che c’è n’è uno di cartapesta come Abu Mazen si monta tutta questa messa in scena.
Mentre i Palestinesi continuano a morire,
e a Gaza si consuma nel silenzio dei media la più grande ingiustizia di questi tempi.
 
Cosa si potrebbe fare?
Innanzi tutto rompere l’assedio a Gaza,
costringere la comunità europea (cioè noi) a interrompere l’embargo che sta causando una vera catastrofe umanitaria
e poi trattare con Hamas.
Perchè come diceva proprio Rabin “non ci si concilia col proprio amico, ma col proprio nemico”.
 
Noi intanto andiamo in massa a firmare l’appello per Gaza Vivrà.
(per sottoscrivere l’appello scrivere a info@gazavive.com.
Oltre a nome e cognome è importante comunicare la città e la qualifica di ogni firmatario)
 

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Soldati italiani in Afghanistan, il costo di una morte inutile

Bandiere a mezz’asta per la morte dell’ennesimo soldato italiano caduto in guerra,
in guerra i soldati muoiono, che vi crediate, non basta dichiararsi dalla parte dei buoni,
per ottenere l’immunità dai nemici.
 
Ci risiamo, riparte la giostra della retorica, e tutti i maggiori media si concentrano sulla figura del maresciallo capo Daniele Paladini (pace all’anima sua)
per dipingerne una effige da Eroe, salvatore di uomini, se non addirittura, pacifista.
Tramite gli schermi televisivi ora consociamo il suo volto, la sua biografia,
dei bambini rimasti uccisi nell’attentato chi se ne frega,
non sapremo mai le loro storie ne quelle delle loro famiglie,
Addirittura ancora oggi il Giornale di Berlusconi non sa dire se sono 3 o 4 le povere vittime innocenti:
“comprese tre o quattro bambini”
 
Su questo blog ci stringiamo nel cordoglio del  ricordo di questi anonimi angeli morti.
Se uno decide di andare a fare la guerra deve mettere in conto la possibilità di tornare in un sacco di plastica,
per tutti quei civili uccisi in Afghanistan dopo l’11 settembre,
la guerra non è stata una scelta.
Se i soldati italiani fossero rimasti a casa quei bambini uccisi ieri starebbero ancora giocando per strada.
Se nel 2002 George Bush e la Nato (thanx to Berlusconi and Prodi) non avessero attaccato l’Afghanistan,
15 000 civili afgani uscirebbero ora dalle tombe laddove le nostre bombe li hanno sepolti.
 
promemoria:
 
Perchè siamo andati in Afghanistan?
Certo, “per catturare i terroristi responsabili dell’attentato del 11 settembre”…
che sono 19, 15 dall’Arabia Saudita, 4 provengono rispettivamente dagli Emirati Arabi Uniti (2),  dal Libano (1) e  dall’Egitto (1).
Logicamente i responsabili andrebbero quindi ricercati in Arabia Saudita,
invece noi attacchiamo l’Afghanistan (zero terroristi coinvolti).
Qualcuno potrebbe eccepire che in Afghanistan c’erano della basi di addestramento per il terrorismo,
ma è noto che Al-Qaeda è stata creata dagli stessi americani in funzione antisovietica,
e terrorismi e basi ci sono dovunque in Occidente.
 
Allora perchè siamo andati in Afghanistan?
le vere ragioni andati
 
“Non siamo andati in Afghanistan per catturare Osama ma perché i talebani rinviavano all’infinito la costruzione di un oleodotto che avrebbe trasportato il petrolio del Caspio.”
 
“E la gente dei Paesi che ricevono le nostre bombe si arrabbia. Gli afgani non avevano niente a che fare con quanto è successo al nostro Paese l’11 settembre. L’Arabia Saudita invece sì. Quando siamo andati in Afghanistan, al nostro capo delle operazioni militari è stato chiesto quanto tempo ci sarebbe voluto per trovare Osama bin Laden. E il generale, piuttosto sorpreso, ha risposto che non era quello il motivo per cui eravamo lì”. 
“Ah no? E qual è la storia allora? Ci hanno così spiegato che i talebani sono gente molto molto cattiva, che tratta molto male le donne. A loro non interessano sicuramente i diritti delle donne, mentre noi in fatto di diritti delle donne siamo molto forti; e dobbiamo essere con Bush su questa cosa perché sta togliendo quei sacchi di patate dalla testa delle donne”. 

“Beh, no, la storia non è proprio così. La storia vera è che questa è una stretta imperiale sulle risorse energetiche. Fino a oggi la nostra principale fonte di petrolio importato è stato il Golfo Persico. Siamo andati là, in Afghanistan, non per prendere Osama e infliggergli la nostra vendetta. Ci siamo andati in parte perché i talebani stavano diventando troppo inaffidabili. E poi perché la Unocal, la compagnia californiana, aveva stipulato un accordo con loro per un oleodotto che trasportasse il petrolio del Caspio, la riserva petrolifera più ricca al mondo. Con l’oleodotto volevano fare arrivare il petrolio in Pakistan, a Karachi, passando dall’Afghanistan, e da lì mandarlo via mare in Cina”.

(Gore Vidal)

Sull’impegno degli italiani in Afghanistan si rasenta il ridicolo, a noi hanno affidato la riforma della giustizia, costo 50 milioni di euro.
“un fallimento – dice il senatore afgano Mohamad Awranq – di cui l’Italia si dovrebbe vergognare: cinque anni di lavoro e non abbiamo nemmeno il codice penale”.
Ritiriamo i nostri soldati e i nostri giuristi e al massimo spediamo Mastella.
 
Ritiriamoci subito, in futuro gli attentati non caleranno certo, semplicemente perchè la guerra è persa,
i talebani hanno maggiore consensi fra la popolazione locale rispetto agli alleati che bombardano i loro villaggi da 10 mila metri di quota.
 
La morte di un soldato è triste ma è nel corso delle cose
quelle 15 mila tombe di vittime civili sono il peso che dovrebbe schiacciare al suolo la nostra coscienza.

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Porte tavoli e scale accusate di lesioni (firma l’appello della manifestazione contro la violenza sulle donne)

Ogni giorno molte scale vengono accusate di violenze domestiche contro le donne,
molte porte di lesioni, traumi,
un’alta percentuali di tavoli sono sospettati di pestaggi..
 
forse non stanno così le cose:

firma l’appello contro la violenza sulle donne
 
e rileggiti i dati istat sulle violenze:

 

Io sono un violentatore, e se non sono io, allora sei tu che mi stai leggendo. (dati istat)

Uomo italiano che saluti la tua donna sull’uscio di casa,
non preoccuparti per la sua vita congedandoti,
se la tua donna ha un’età compresa  fra i 16 e 44 anni,
non morirà in un incidente stradale e nemmeno per un cancro,
ma statisticamente è più probabile che sarai tu ad ucciderla al tuo ritorno.
 
“La paura abita dentro casa e convive con le donne. Ogni giorno in Italia 3.150 mogli, figlie, madri o conviventi subiscono una violenza, 131 ogni ora del giorno e della notte. Quando va bene, si fa per dire, la violenza consiste in un braccio piegato, uno schiaffone o un calcio. Quando va male si tratta invece di uno stupro o, peggio, di un omicidio. E gli autori di questi atti nella maggior parte dei casi sono proprio le persone più vicine, i partner, gli uomini con i quali si pensa di voler dividere una vita e con i quali ci si ritrova invece a dover subire l’inferno.”
 
La maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come il 69,7% degli stupri) e la grandissima maggioranza (oltre il 90%) non è mai stata denunciata. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto, mentre si abbassa l’età media delle vittime: ben un milione e 400mila (il 6,6%del totale) ha subito uno stupro prima dei 16 anni.
 
Sono più di 10 milioni le donne che hanno subito molestie o ricatti sessuali nel corso della vita
1 su tre, uomo italiano,
guardati attorno, se non è la tua donna e tua sorella,
è tua madre.
Meglio,
se non sei tu il molestatore, è il tuo migliore amico o tuo padre.
 
Uomo italiano, dalla donna ricomincia la vita,
nonostante il tuo impegno nel cercare di  sopprimerla.

Donna Italiana,
sei così forte da soffrire in silenzio,
smettila però di accusare scale, angoli di mobili, pavimenti scivolosi,
che sono tutti innocenti,
e trova il coraggio di denunciare il tuo violentatore.
 
1522
numero verde
 
Continuiamo a scommettere su di te.

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I monologhi della vagina di Michela Brambilla (la futura voce del PPl)

“Oggi  nasce ufficialmente un nuovo grande partito del popolo delle libertà: il partito del popolo italiano… Per ridare voce al popolo”
 
-Silvio Berlusconi
 
 
“Dare la voce al cittadino, perchè se non lo facciamo noi , mi sembra che lo facciano in pochi”
 
-Michela Brambilla
 michela brambilla nuda
pregasi di vedere il seguente video:
“Il Cavaliere lancia la Brambilla, che sa niente di politica e di economia ma è brava a trovare i pullman per le adunanze azzurre e bravissima ad aprire circoli in cui si parla a vanvera di quella cosa sconosciuta che è la Libertà e si istituiscono claque per i comizi del padrone. Da quel che si è visto a Ballarò la M.V.Brambilla ha tutte le doti per far politica alla maniera di Berlusconi: parla con grande sicurezza dicendo cose che non sa, se prende la parola non la molla più, mescola toni suadenti e aggressivi, sfodera un paio di gambe che fatica a contenere nella poltroncina a metà fra disinvoltura e la sguaiatezza, passa da stupori ocheschi a sicurezze indiscutibili, non sai se è bella o qualsiasi; insomma fa parte del bestiario che Berlusconi raccoglie al suo passaggio come il Nazareno e i suoi apostoli. Si alzano e lo seguono. Per dove non si sa.”
Giorgio Bocca

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Aggiornamento: controllano le nostre opinioni, NON ESISTE una emergenza sicurezza, i dati sulla criminalità in Italia (firma la petizione).

Contro il razzismo dilagante in particolare contro romeni e rom,
hanno risposto un gruppo di scrittori e intellettuali di rispetto
(fra gli altri Saviano) lanciando una petizione online che invitiamo ad andare a firmare.
 
Con piacere nel testo della petizione abbiamo ritrovato il sunto di questo nostro post che riproponiamo,
vale a dire che dati e indagini mostrano che la vera emergenza in Italia non riguarda le violenze commesse da stranieri ma quelle perpetrate all’interno della famiglia, spesso ai danni delle donne.
 
-vai alla petizione
blog contro il razzismo
 

statistiche criminali stranieri immigrati furti
Che i Rom rubano, sono violenti e puzzano,
qualcuno potrebbe considerarla una opinione,
mentre per me e’ razzismo puro.

Non opinabili sono invece i dati, che andiamo a snocciolare,
dal rapporto sulla criminalità a cura del ministero degli interni.

Da questi dati si evince che l’allarmismo creato ad arte da
politici e media mainstream su una ipotetica emergenza-crimine da parte degli immigrati in Italia è tutta una grande truffa.

Controllate i dati, che comparano in particolare la situazione attuale con 14 anni fa,
noterete che non esiste la escalation di violenza criminale che sarebbe in corso oggi,
ma bensì le cose migliorano di anno in anno:

OMICIDI
nel 2006 gli omicidi sono stati 621
nel 1993 erano quasi il dubbio, ben 1065

Numero di omicidi. Anni 1992-2006:
1992         1.441
1993         1.065
1994          958
1995         1.004
1996         945
1997         864
1998         879
1999         810
2000         749
2001         707
2002         719
2004         711
2005         601
2006         621

FURTI IN APPARTAMENTO
nel corso del 2006 i furti in appartamento sono stati 445 (ogni 100
mila abitanti) nel 1993 erano 634,  il 42% in più.
 
SCIPPI
Nel 1993 gli scippi in Italia sono stati 200 (ogni 100 mila abitanti).
Nel 2006 le nostre donne erano più sicure in giro per strada,
gli scippi sono stati solo 80.
 
VIOLENZA SESSUALE
Nel 2006 nel 69,7% dei casi gli stupri sono commessi dai partner,
solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto.
 
Da rilevare un dato interessante, mentre gli omicidi in generale calano nel nostro paese,
salgono quelli avvenuti all’interno delle quattro mura domestiche,
che nel 93 erano 102, nel 2006 gli omicidi in famiglia sono stati quasi il doppio, 192,
che ne pensano quelli del family day?


Se ai politici tifosi dei decreti d’emergenza fosse resa obbligatoria
la lettura dei dati competenti la materia sopra cui devono legiferare,
avremmo uno stato che si occupa più del reale,
piuttosto che degli umori di una piazza abilmente orchestrata dalle destre.

Il raid fascista  anti-romeno che ha ferito gravemente tre immigrati non mi sorprende. Giacchè se il centrosinistra mette i piedi nelle staffe degli  argomenti peculiari alla destra (sicurezza e xenofobia), alla destra per smarcarsi non resta che ricorrere alle spranghe e ai coltelli.
E non illudiamoci che ora i fasci-padani stiano con le mani in mano
mentre i romani di forzanuova  scippano loro le prime pagine dei giornali.

Ps.
Da queste pagine umilmente vorrei proporre una mia idea per
contrastare queste ondate incontrollate di flussi migratori dall’est
Europa.
Un sistema civile e nonviolento.
In Romania gli imprenditori italiani hanno installato più di ventimila
aziende,gli stipendi propinati ai lavoratori romeni sono da fame.
Obblighiamo per legge queste imprese a pagare lo stesso stipendio
che darebbero ai loro lavoratori qui in Italia.
Improvvisamente ci apparirebbe sotto gli occhi un esodo all’incontrario.
 
Vik guerrillaradio.
 
tutti i dati del vimininale sulla criminalità in Italia in .pdf

 

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Apologia di un blog

Stoppata di petto la palla lanciatami dalle latitudini di un Writer, mi cimento nel palleggio come posso, senza veroniche, giochi di finte.
Rispondo quindi ai quesiti proposti attorno a questo sito.
 
 
-Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog?
Preso pari pari da who is guerrillaradio,

“Il perchè del Blog guerrillaradio
si fomenta nella mia cella d’isolamento a Tel Aviv,
nella quale fui recluso prima di subire un ingiusto processo
la mia unica colpa essere attivista incoruttibile nel campo dei diritti umani.”

e da una missiva di risposta recentemente inviata ad una studentessa che mi ha intervistato per la sua tesi di laurea,

“Per la gratificazione nel constatare che condividendo la mia esperienza e le mie opinioni posso umilmente contribuire a far comprendere a più persone  quelle problematiche per cui mi impegno ogni giorno”


Il tuo primo post?

Il primo di Guerrilla radio è stato un post privo di dialettica, scarno di parole,
una sola immagine, inequivocabile,
un pasto nudo iracheno,
l’attimo congelato in cui ognuno vede cosa c’è sulla punta della forchetta:
 
 
il pasto nudo iracheno
il blog blogger censura
 
 
 
 
 
Il post di cui ti vergogni di più?


 
“Più si invecchia, più si ama l’indecenza”
Recitava Virginia Woolf.
In effetti un post giovanile provocava un certo imbarazzo, non certo a me ma a ogni buon religioso israeliano.
Narrava la storia (con vergognosa foto accanto) di alcune donnine di Tel Aviv che si offrivano come donne delle pulizie e con un sovrappiù nel compenso concentravano il loro grandaffare prettamente nelle camere da letto. I clienti preferiti erano per lo più ebrei ortodossi.
 


Il post di cui sei più fiero?

Ogni post sincero, passionale, compassionevole.

Con fierezza ricordo questo, scritto di mio pugno all’indomani della strage di Nassirya:

Surrealismo jihadista

 
Tocca a me il rilancio, ed avendo Tisbe, Bats e Cris già dato, miro il tiro verso blog non omologhi a questa guerrillaradio, ma di blogger dal comune sentire, come Marte, Soyuz, Arack, e verso i blog complici come il sonno della ragione, emaetizi, capelli  ettore e a chiunque voglia palleggiare con questo post.

Apologia di un blog Leggi l'articolo »

Emergenza sicurezza: quando la polizia fa più vittime dei criminali

In una società in cui la Sicurezza viene prima di tutto,
si può anche morire all’aeroporto uccisi a taserate perchè è il primo volo,
e  si è un pò troppo agitati.
 
Succede all’aereoporto di Vancouver,
domani a Malpensa o Fiumicino?
effetti della sindrome-veltroni
 
 
 I Video di GuerrillaRadio
video uomo ucciso pistola taser
 
Canada, è agitato, la polizia lo uccide con il taser

Era troppo agitato, così gli agenti di polizia di stanza all’aeroporto di Vancouver hanno pensato bene di calmarlo con due scariche elettriche. È quello che è successo a un cittadino polacco che ha avuto la sventura di incappare nelle manie di sicurezza di alcuni agenti troppo zelanti. Le immagini che testimoniano la tragica fine di Robert Dziekanski, 40 anni, sono state mandate in onda giovedì dalle tv americane.

Tutto risale a un mese fa: era il 14 ottobre quando Dziekanski arriva al check-in dell’aeroporto. È trafelato, parlotta tra sé e sé, suda. Tutto qui. Ma per gli agenti della polizia è troppo: prima gli chiedono se va tutto bene e poi azionano il taser, la pistola che hanno in dotazione e che provoca un a scarica elettrica piuttosto potente. Abbastanza per uccidere. Dziekanski urla, cade a terra tremando, fino alla fine. Secondo l’avvocato della famiglia della vittima, Dziekanski era agitato perché «cercava aiuto e non riusciva ad averlo, non era un violento». Era partito il giorno prima dalla Germania, quello era il suo primo volo. Si era dato appuntamento con la madre al ritiro dei bagagli ma i due non erano riusciti a trovarsi.

La vicenda, chiaramente, rischia di incrinare i rapporti tra Canada e Polonia: il governo di Varsavia ha chiesto chiarimenti, mentre le autorità canadesi hanno aperto un’inchiesta. Il taser dovrebbe servire a immobilizzare gli irrequieti: l’episodio più recente riguarda uno studente che è stato colpito da una pistole elettriche nel corso di un incontro col senatore John Kerry, all’Università della Florida. Al giovane, tutto sommato è andata bene, ma Amnesty International denuncia che dal 2001 ad oggi sono morte ammazzate da questo arnese infernale 142 persone.

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L’ira di Don Gallo

«I veri responsabili del G8 di Genova sono stati promossi ai vertici dello Stato». Lo ha detto Don Andrea Gallo, prete genovese e anima del corteo no global di oggi, leggendo alcuni stralci di un messaggio del frate comboniano Alex Zanotelli. Don Gallo, salito su una camionetta in testa al corteo, ha rivolto il suo appello «a tutti i compagni e le compagne, i fratelli e le sorelle» e citando Zanotelli ha parlato di una «palude politica», chiamando in causa sia la destra che la sinistra, e dei 25 «capri espiatori su cui è stata fatta ricadere la responsabilità dei fatti di Genova». Evidente riferimento ai 25 no global attualmente sotto processo penale a Genova.

Don Gallo ha invitato la folla, che lo acclamava urlando “Genova Libera”, a «non lasciarsi provocare dai figli di puttana: se non ci aiutiamo da noi, qui mi sa che non ci aiuta un cazzo di nessuno. Questa non è democrazia.”

Don Gallo risponde a Gagliardo (forza italia) sulla manifestazione di oggi a Genova
 
Perchè le nostre strade cessino di essere teatri di sangue
in cui lo Stato mette in scena le sue oscene morti accidentali. ( da Pinelli a Bianzino  passando per Aldrovandi e Giuliani).

Caro Alberto, non comprendo come ci si possa preoccupare di una manifestazione democratica che chiede verità e giustizia. Perché, dopo sei anni, la ferita di Genova è ancora aperta. E’ inutile negarlo. “La magistratura ha individuato i colpevoli”. E’ sorprendente: hanno partecipato in quella settimana oltre 300mila persone ed è ingenuo affermare che la magistratura ha scoperto i colpevoli: 25 persone. E’ semplicemente ridicolo. 

Le giornate e le nottate di Genova sono il frutto di una mentalità reazionaria. Sono giornate e nottate “tambroniane” dal principio alla fine, dalla militarizzazione della città a quel purissimo episodio di squadrismo di stato rappresentato dall’irruzione notturna nel dormitorio del Forum, un episodio “cileno che illumina tutto il quadro di inconfondibile luce.
Forse Berlusconi e il suo governo non hanno voluto mostrare un volto brutale in quella circostanza. Semplicemente ce l’hanno, e lo si è visto senza trucco, neppure velato dai manierismi parlamentari che il ministro Scajola aveva del resto abolito.

Come si fa a non vedere che a Genova l’apparato di polizia, molti suoi dirigenti e i responsabili politici si sono – per così dire – criminalizzati da soli. Sminuirlo e attribuirne la responsabilità a qualche sprovveduto o alle circostanze è il peggior servizio che si possa rendere alle Istituzioni in quanto tali.
Tra le novità di Genova 2001 c’è anche questa, che il miscuglio di violenza e inefficienza statali ha valicato i confini della penisola, interessando la stampa e le cancellerie di mezzo mondo.
Non è l’opinione pubblica di sinistra o comunque democratica la più colpita dagli “eccessi” di Genova. Ci si è abituati, anche se un episodio come quello della scuola Diaz ha una qualità superiore e inedita rispetto alla tradizione repressiva nazionale.
E’ l’opinione pubblica benpensante che si aspettava da un governo di destra ordine ed efficienza, e ha visto invece quello che ha visto. Bisognerebbe capir bene perché Berlusconi e il suo governo hanno voluto mostrare un volto così brutale due mesi dopo il trionfo del 13 maggio, e nel primo mese di esercizio del potere.
Perché la situazione gli è sfuggita di mano? Per colpa delle tute nere? Per timore di un corteo giovanile? Perché la polizia è scriteriata? Non regge, non c’è proporzione. E se le cose stessero così sarebbe stato un povero governo di dilettanti.
Oppure Berlusconi e il suo governo sono stati costretti a fronteggiare, come si afferma, una “strategia eversiva”?
Fosse vero, che il malessere sociale e la contestazione del pensiero unico e sovrano hanno questa dimensione nel mondo globalizzato e in un Paese come il nostro, dove la destra e la sinistra sono deboli come mai in passato. C’è una mentalità totalitaria che attribuisce le proprie difficoltà semplicemente alla democrazia, che implica dissenso; e non li lascia lavorare.
Le giornate e nottate di Genova sono un frutto di questa mentalità.
Militarizzazione e umiliazione della città. Porto chiuso, aeroporto presidiato. Stazioni ferroviarie bloccate, caselli autostradali controllati, negozi barricati. E soprattutto è saltata la legalità con numerosi e inaspettati episodi di “squadrismo di stato”, culminati nella tortura degli arrestati. Molti cittadini in divisa hanno sperimentato il potere puro, l’arbitrio assoluto. Hanno potuto far passare e non far passare, perquisire, sfottere, insultare, minacciare, infiltrare, provocare, picchiare, torturare, uccidere (Carlo ucciso ed archiviato). Lo hanno fatto mentre il mondo li stava filmando e fotografando, e non hanno avuto paura.
Si è provato l’ebbrezza della libertà armata. Oggi nessuno vuol fermare la Magistratura. Siano evidenziati i reati personali senza voler nascondere e prescrivere la “catena di comando” che ha voluto e creato uno scenario allucinante. Governo Amato, governo Berlusconi, il capo della polizia De Gennaro e i suoi accoliti promossi, la latitanza di Cgil, Cisl Uil (primi imputati e responsabili).
Caro Alberto, non sarò certamente in testa alla manifestazione. Non mi compete. Sarò presente con obbligo morale di prete per rispondere alle nuove e vecchie generazioni. Mi confonderò col popolo di Genova: il Vangelo vuol dare la voce a chi è stata tolta. Libertà è partecipazione. Ancora una volta, ne sono certo, gli assenti avranno torto marcio.
Con distinguo del tutto inopportuni si sta formando un partito unico del conformismo dominante, dalla cosiddetta sinistra alla destra, dai sindaci ai governatori, dai deputati ai senatori, alla chiusura incomprensibile di molti sindacati.
I giovani attendono, sperano, lottano, soffrono troppo delle ingiustizie. Vogliono un mondo migliore. Non accettano più l’assenza di futuro. Chi vorrà deluderli?

Don Andrea Gallo,

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Silvio Berlusconi: il fascista che amava gli ebrei (ma non andate a dirglielo a Storace)

“Non malediremo mai il fascismo, nessuna coalizione ci potrà mai chiedere di andare in un’agenzia di viaggi e fare un biglietto per Gerusalemme” (Francesco Storace, 11 novembre 2007)

 

“Il mio cuore vibra con voi, sarò felice quando sarete a pieno titolo nel centrodestra”                           (Silvio Berlusconi a Francesco Storace, 11 novembre 2007)

 

“Non consento a nessuno, proprio a nessuno, di dubitare del mio sostegno totale e incondizionato al popolo ebraico e allo Stato di Israele, testimoniato da cinque anni di governo e da tutta la mia attività” politica internazionale ”             (Silvio Berlusconi, 12 novembre 2007)

 

“Coerenza è comportarsi come si è e non come si è deciso di essere”

(Sandro Pertini)

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