I pugni chiusi delle giuste rivendicazioni e quelli sventolanti delle prevaricazioni

Stamani sulla strada per il lavoro mi sono trovato fermo dinnanzi ad un blocco stradale di operai in sciopero.
 
LORO erano metalmeccanici di una fabbrica di Figino Faenza,
mi hanno fermato l’auto per una mezz’ora
consegnandomi un volantino e spiegandomi le loro sacrosante rivendicazioni,
la ragioni di chi guadagna uno stipendio da fame, come molti dipendenti a dire il vero,
ma con l’aggravante di cambi turni e straordinari fuori busta paga, e soprattutto,
in un ambiente di lavoro che è causa di più di 1200 morti bianche l’anno.
Il volantino consegnatomi terminava con un sentito messaggio di solidarietà alle vittime dell’acciaieria serial killer ThyssenKrupp di Torino.
 
I pugni chiusi levati al cielo di quei malinconici metalmeccanici era facile immedesimarli come i miei,
LORO eravamo NOI.
 
Invece i pugni chiusi  sventolati minacciosamente sotto il mio mento,
ieri che mi trovavo a Genova,
da dei tirannici autotrasportatori,
mi ricordavano invece più il Cile di Allende
quando l’avvento del colpo di stato fu anticipato da uno sciopero di camionisti che paralizzò il paese.
 
Vi pare che esagero?
Sicuramente,
però vorrei sapere come non pensare a strumentalizzazioni politiche contro il governo,
quando il principale organizzatore delle barricate di tir si chiama Paolo Uggè, presidente di Fai Conftrasporto e deputato di Forza Italia,
che è stato sottosegretario dei Trasporti nel secondo e nel terzo governo Berlusconi.
 
Ps.
Stasera sono ripassato dinnanzi al presidio dei metalmeccanici portando in dono un paio di bottiglie di lambrusco,
che scaldi un pò loro il morale.
 
Ieri sera invece mi sono dovuto recare dal gommista a far levare un chiodo da un pneumatico,
gentile cadeaux degli autotrasportatori liguri.

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