Luglio 2008

Free Gaza Movement: La cura.

La cura che quotidianamente prestiamo sin dal sorgere dell’alba, alla messa a punto delle barche per la nostra traversata e’ paragonabile solamente all’abnegazione per la difesa dei diritti umani che ci ha raccolti qui, sebbene cittadini di 16  nazionalità diverse ci sentiamo tutti appartenere ad un medesimo emisfero del mondo, che ripudia la violenza che offende e che opprime, quel totalitarismo mascherato da leggitima difesa che reclude in una prigione a cielo aperto un milione e mezzo di persone, come oggi è ridotta la popolazione di Gaza.
Un ringraziamento speciale all’amico Pino Scaccia, che ha dato notizia sul suo blog della nostra missione, e ad Alì Rachid e Luisa Morgantini, oltre che a Noam Chomsky, che hanno espresso il loro supporto.

Questa sera vi introduco all’articolo di Anis attivista imbarcato con noi alla volta delle coste di utopia-libertà: Gaza (traduzione di Guerrilla-Nenna).


Ps.

 

Un comunicato strettamente privato che mi preme rendere pubblico, destinato all’anonimato, ho dimenticato in Italia il tuo indirizzo mail, F.F., mia piccola felicità, mi è giunto sino a qui oggi stesso l’importo dell’assegno che hai generosamente elargito a favore della nostra causa. Un ausilio angelico, come della sostanza delle ali degli angeli è ogni tuo respiro, amica cara, devi sapere che proprio in queste ora ci siamo ritrovati subitaneamente in immediato bisogno di liquidi.

 

Restiamo umani,

Vittorio Arrigoni.
 
blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/
website della missione: http://www.freegaza.org/
contatto: guerrillaingaza@gmail.com

 

Gaza è, o non è sotto occupazione? Le imbarcazioni di  stanno per scoprirne qualcosa in più.

Anis Hamadeh, July 28, 2008

Per oltre due anni i confini che portavano a Gaza sono stati chiusi dalle forze militari israeliane. Da allora il milione e mezzo di palestinesi è sottoposto ad uno stato di assedio che da giugno è stato ulteriormente rafforzato. Israele ha dichiarato che le ragioni che giustificano questo assedio sono fondamentalmente i missili artigianali che vengono lanciati sul territorio israeliano dalla striscia di Gaza oltre che la presunta intenzione del governo di Hamas di distruggere Israele. Allo stesso tempo però i funzionari del governo israeliano sottolineano che l’occupazione della striscia di Gaza è in realtà terminata a settembre del 2005 con il ritiro degli insediamenti e dell’esercito israeliano e che la striscia di Gaza non dovrebbe essere considerata un territorio straniero. Ma i fatti alla luce del sole dimostrano un’altra realtà.

 

L’assedio ha un effetto disastroso sulla situazione umanitaria di Gaza dal momento che  non rispetta i diritti umani, economici e sociali della popolazione. Più di 200 abitanti tra la popolazione civile sono morti a causa di queste restrizioni. Inoltre l’assedio a cui sono sottoposti ha fortemente limitato il rifornimento di cibo, medicinali ed altri beni necessari come il carburante, i materiali da costruzione o le materie prime necessari a sostenere vari settori economici. Le fabbriche sono state costrette a chiudere. Secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite il tasso di disoccupazione è il più alto del mondo. La UNWRA dichiara che il 60% della popolazione sopravvive grazie agli aiuti umanitari e chiede con urgenza che Israele riapra i confini. Inoltre l’attuale scontro tra Hamas e Fatah peggiora ulteriormente la situazione.

 

 

 

Recentemente la Commissione Europea ha stanziato 6.3 milioni di dollari da distribuire entro la fine dell’anno come aiuti diretti alla popolazione più povera. Allo stesso tempo, però, l’Unione Europea sostiene sia lo stato di soffocamento in cui la popolazione si trova sia il boicottaggio del governo palestinese eletto democraticamente causando danni che purtroppo vanno molto oltre ai 6.3 milioni di dollari stanziati. Nel tentativo di alleviare questo stato di dolore alcune settimane fa una coppia palestino-scozzese è partita dalla Scozia con un camion carico di  una tonnellata e mezzo di medicinali da portare nella striscia di Gaza. Ad oggi Khalil Al Niss and Linda Willis stanno aspettando da giorni bloccati al confine egiziano dalla parte del muro a Rafah e non hanno ancora ricevuto il permesso di attraversare il confine. L’Egitto glielo impedisce.

 

 

 

 

Perciò, ci chiediamo, Gaza è o no sotto occupazione? In cosa consiste esattamente il cosiddetto ‘ritiro’ dei militari israeliani? Per cercare di chiarire meglio questo punto due imbarcazioni partiranno da Cipro alla volta di Gaza intorno al 7 Agosto. Quaranta membri del Free Gaza Movement stanno per incontrarsi a Cipro per preparare le barche. Sono stati invitati a Gaza per rompere questo assedio dal Palestinian Medical Relief Society, il Gaza Community Mental Health Programme, il Palestinian Centre for Human Rights, il Palestinian Ministry of Youth and Sport e dalla popolazione civile. Legalmente Israele non dovrebbe inteferire con questa impresa dal momento che le imbarcazioni non entreranno nelle acque a sovranità israeliana né toccheranno porti israeliani. Navigheranno direttamente verso il porto di Gaza solo attraverso acque internazionali.

 

 

Alcuni si aspettano che le forze militari israeliane cercheranno di fermare le barche in modo da dimostrare ulteriormente che la popolazione di Gaza è prigioniera e senza alcun diritto umano né legale fatta eccezione per i diritti che Israele decide di concederle, dimostrando così ancora una volta al mondo come le concezioni legali di Israele per gli israeliani valgano molto di più delle leggi internazionali e sui diritti umani. Ad esempio, secondo l’agenzia di stampa Maan, nella mattinata del 20 luglio alcune navi da guerra israeliane hanno aperto il fuoco contro imbarcazioni di pescatori palestinesi che si trovavano a nord e a ovest di Gaza City. La tipica giustificazione per azioni di questo genere è che Israele dichiara di temere che in tali aree ci possa essere contrabbando d’armi. Perfino il cessate-il-fuoco che Hamas e di altri dodici gruppi affiliati hanno rispttato dal 19 giugno non sembra aver fatto alcuna differenza per Israele, fatta eccezione che ad oggi le incursioni israeliane si sono concentrate su Nablus e la West Bank. Nessuna di queste azioni militari si basa su fondamenti legali.

 

Il Free Gaza Movement è costituito da più di cinquanta persone provenienti da ogni parte del mondo che hanno scelto di agire secondo la propria coscienza per cercare di alleviare la crisi di Gaza portando ai suoi abitanti aiuti sociali e medici. Solo alcuni tra loro saranno a bordo della Free Gaza e della Liberty in attesa di essere accolti da circa una decina di imbarcazioni locali nei pressi della costa di Gaza. Alcuni dei partecipanti alla missione resteranno sulla terraferma a Cipro essendo parte dei gruppi organizzativi e degli addetti alla comunicazione con i media. Questa azione sarà un vero e proprio test che potrebbe aprire in futuro un ponte percorribile da altre barche.

 

I passeggeri a bordo delle due imbarcazioni, secondo le liste attuali, provengono dall’Australia, Canada, Cipro, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Israele, Italia, Libano, Pakistan, Palestina, Scozia, Tunisia, Regno Unito e Stati Uniti. Complessivamente tra loro si parleranno più di dodici lingue.

Tra I partecipanti ci sono marinai, giornalisti, avvocati, ingegneri, operai, infermieri, insegnanti, medici, professori, fotografi, religiosi, sommozzatori e attivisti non violenti. Ci sono musulmani, ebrei, cristiani e umanisti. Il più giovane ha 22 anni e la più anziana, Hedy Epstein, festeggerà il suo 84imo compleanno a bordo.

 

Hedy Epstein, dopo essere sopravvisuta al genocidio nazista, è diventata un avvocato per i diritti umani. Ha pubblicato le sue memorie in tedesco. L’avvocato ed esperto di comunicazione Huwaida Arraf sta pianificando di partecipare così come Anne Montgomery, una suora americana che ha lavorato con il Christian Peacekeeper Team nei territori occupati. Anche Jeff Halper dell’Israeli Committee Against House Demolitions (ICAHD) sarà a bordo. Dalla California giunge, tra gli altri, la nonna 74enne Mary Hughes-Thompson, questo sarà il suo settimo viaggio in palestina dal 2002. Ken O’Keefe, un marine e veterano della prima Guerra del golfo sarà tra i partecipanti. Il regista e musicista pakistano Aki Nawaz fa parte del team documentaristico che sarà a bordo e il dottore William “Bill” Dienst è il medico esparto che ha lavorato nelle cliniche di Gaza e vuole ritornare a lavorarci. Angela Godfrey-Goldstein che lavora con l’ICAHD e Machsom Watch sarà nel team a terra insieme a Uri Davis, un noto autore israeliano.

 

Molte organizzazioni internazionali e molti cittadini danno il loro supporto al progetto Free Gaza e riconoscono pienamente l’importanza della missione, tra questi ricordiamo Noam Chomsky e Luisa Morgantini, vice presidente del Parlamento Europeo. L’emerito arcivescovo Desmond Tutu ha scritto: “la pace e la sicurezza che noi abbiamo scoperto in Sud Africa non possono nascere dalla canna di una pistola … Do tutto il mio supporto a questo gruppo e al suo progetto.” Il premio Nobel Mairead Maguire aggiunge: “Portate con voi le speranze e i desideri di moltissime persone in tutto il mondo.” La lista di coloro che hanno espresso il loro sostegno su www.freegaza.org attualmente viene aggiornata ogni giorno dal momento che la data si avvicina e l’attenzione del pubblico si concentra sempre più sull’iniziativa Free Gaza.

 

 

 

Il Free Gaza Movement è un progetto democratico, pacifista, non violento, umanitario e partecipato dalla società civile e non affiliato ad alcun partito politico. Alcune voci pubbliche hanno provato ad associarlo ad interessi di gruppi pro o anti qualcosa, dichiarazione che il gruppo smentisce con forza. In un email di uno dei partecipanti, Monir Deeb, si ritrova lo spirito dell’indimenticato conte Folke Bernadotte: “Il gruppo del Free Gaza sta investendo il suo tempo, denaro e sicurezza personale per alzare la voce contro l’ingiustizia. Sono le stesse persone che sono state accanto alla popoloazione ebraica durante I tempi difficili della persecuzione nazista”. E in effetti suo padre, di Gaza, dice Deeb, ha incontrato il diplomatico e mediatore svedese delle Nazioni Unite Bernadotte durante i negoziati in Sinai nel 1948. 

http://www.anis-online.de/1/ton/49.htm

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Press release: Free Gaza Movement

Quante volte mi è capitato di guardare lo specchio e interrogare il mio riflesso su di un motivo plausibile per stare al mondo?

Vegetare come piante grasse coi cunei ben temperati per osteggiare ciò che ci vegeta attorno, non è mai stato una prerogativa a cui aspirare, bensì un tabù.

 

Sono, siamo, appassionatamente determinati come mai prima d’ora. La paura, i timori scaturiti dagli altissimi rischi preventivati a cui andremo incontro, sono soffocati nella culla dal febbrile entusiasmo con cui ci stiamo preparando per la partenza ormai prossima. Il motore della nostra determinazione, e’ costantemente alimentato dal senso di ferrea giustizia che ci accompagna, non sappiamo esattamente a cosa andremo incontro, ma abbiamo la incontestabile certezza di stare facendo la cosa giusta. Giuridicamente legale e umanamente onorevole. Non e’ poco. Avvistando le coste di Gaza, proveremo dentro di noi tutta la pienezza di questo sentimento di giustizia che ci orienta, questa spasmodica passione per i diritti umani, e saremo inarrestabili.  Oggi abbiamo tenuto una conferenza stampa ad Atene, alcuni miei compagni di free gaza movement hanno presentato la nostra missione ai media.   E’ stato un successo, conferenza molto partecipata, la televisione nazionale greca era presente ed ha ripreso la presentazione della nostra missione.   I primi articoli apparsi su siti dei giornali illustrano correttamente in maniera positiva ogni nostro intento.

Non certo come ha fatto ieri Haaretz, il principale quotidiano israeliano di aera laburista, falsificando le nostre reali intenzioni, testualmente: “gli organizzatori desiderano uno scontro”.

Non vogliamo assolutamente scontrarci con nessuno, le biografie degli equipaggi della nostra barche parlano chiaro, suore cattoliche, ebrei sopravvissuti all’olocausto, anziani palestinesi vittime della diaspora, dottori, infermieri, insegnanti, attivisti per i diritti umani e pacifisti.

A bordo non abbiamo nessun arma, il nostro è un carico e’ merce preziosa, pace e libertà per un popolo oppresso, giustizia.

Vi presento l’invito alla conferenza stampa tenuta oggi ad Atene.

Restiamo umani,

Vittorio Arrigoni.
 
blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/
website della missione: http://www.freegaza.org/
contatto: guerrillaingaza@gmail.com
 

 
 
Comunicato Stampa: Free Gaza Movement

 

E’ possibile che un gruppo di civili disarmati viaggiando per mare riescano a rompere l’assedio a cui è sottoposta Gaza?

 

 

Conferenza stampa

 Per inaugurare

il Free Gaza Movement

 

  

h 13:00, Martedì 29 Luglio

International Press Center

Atene

 

Nel mese di Agosto 2008 un gruppo di civili disarmati israeliani, palestinesi e internazionali navigheranno alla volta di Gaza senza passare attraverso territorio israeliano e senza chiedere autorizzazioni alle autorità israeliane. Di questo gruppo fanno parte anche una suora cattolica di 81 anni, una ebrera di 84 anni sopravvissuto all’Olocausto, persone di 16 diverse nazionalità e quattro differenti religioni,

insieme a loro giornalisti internazionali.

 

Destinatione: il porto di Gaza

 

Martedì 29 luglio 2008 il Free Gaza Movement presenterà pubblicamente il suo team internazionale e le imbarcazioni greche che condurranno i volontari da Cipro fino a Gaza in totale solidarietà con i diritti umani dei Palestinesi. A partire da questa data qualunque tentativo per danneggiare il progetto sarà considerato un atto di aggressione nei confronti di una missione internazionale per la salvaguardia dei diritti umani.

 

Le imbarcazioni faranno tappa presso alcuni porti greci per poter raccogliere sostenitori e dare l’opportunità alla stampa e a personaggi pubblici di partecipare a una parte del viaggio e informare l’andamento della missionbe in tempo reale grazie alla presenza a bordo di sistemi di comunicazione satellitare di ultima generazione.

Chiunque fosse interessato dovrebbe partecipare alla conferenza stampa se possibile.

 


http://www.freegaza.org/

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In viaggio per lenire la catastrofe innaturale di Gaza

Si apprende così tanto dal dolore proprio,
nel sondare le radici dell’urlo,
setacciando le cocenti delusioni,
seppellendo i propri morti,
giorno per giorno,
cadavere per cadavere, cicatrice per cicatrice,
le vittime delle speranze incolte,
costatando che le illusioni non sono altro che stelle comete di un firmamento fossile,
sogni cadenti, appunto, suicidi.
 
A frequentare il dolore si diventa come laureati in dolore,
senza mai aver frequentato alcuna facoltà universitaria,
se non la propria esistenza, avara di gioie, generosa di asperità,
di cruda amarezza.
Per alcuni il destino è benevolo,
per altri cinico e beffardo.
 
Quale destino è più cinico e beccamorto dei palestinesi imprigionati a Gaza?
 
Ci sono vite più spendibili di altre,
più dedite al sacrificio avendo testato sulla propria pelle tutta la sofferenza del mondo,
e non riuscendo a scrollarsela di dosso,
si impegnano per prevenirla, lenirla a chi sta più a cuore.
 
Sulla mia stessa barca,
solcando onde di una marea di speranza, di giustizia, di legalità per un popolo oppresso,
ci saranno dei docenti del dolore, tre settantennni vittime sopravvissute alla Nakba, la catastrofe palestinese del ’48,
e Hedy Epstein, ebrea 84enne sopravvissuta all’Olocausto.
Veri e propri docenti in disperazione ed esilio,
che hanno impegnato la loro longeva vita affinchè disperati non ce ne siano più come loro.
 
E’ inconcepibile voler far pagare l’irrisarcibile prezzo della tragedia dell’Olocausto al popolo palestinese,
ma l’inerzia della comunità internazionale,
se non una vera e propria complicità ai crimini perpetrati da Israele paiono voler avvalorare questa tesi.
 
Noi, attivisti per i diritti umani e operatori umanitari che per il nostro operato pacifista e non violento in Palestina siamo stati arrestati, incarcerati, e processati dalle corti israeliane, se non uccisi, abbiamo condiviso giorno per giorno, lutto per lutto, devastazione dopo devastazione, tutta la tragedia di un popolo oppresso ma mai eppoi mai piegato alla resa dinnanzi al lento ma costante genocidio messo in atto da Israele.
 
Per tutto quello che abbiamo convissuto, e imparato dai palestinesi, una lezione di stoica resistenza, di umanità generosa, di umiltà fiera, non possiamo voltare le spalle dinnanzi alla loro tragedia, “la questione morale dei nostri tempi”, come dice Nelson Mandela.
 
Oltre ai premi Noberl per la Pace Desmond Tutu e Jimmy Carter, anche un altro premio Nobel per la Pace, Mairead Maguire, ha recentemente espresso il suo sostegno alla nostra missione.
 
Il regista inglese Ken Loach ci ha inviato un contributo in sterline e ha espresso il suo supporto.
 
Su questo sito non siamo soliti chiedere denaro, ma i compagni di Free Gaza Movement mi comunicano che alla vigilia della partenza siamo sotto di alcune migliaia di dollari, per cui chiedo a chi ne ha la possibilità di versare una piccola somma  tramite questo indirizzo:
 
http://www.freegaza.org/index.php?module=our_mission
 
Il fine della nostra missione è quello di rompere l’assedio in cui è imprigionata Gaza, aprire il suo porto, restituirle sovranità, un barlume di libertà.
Oltre a portare con noi delle reti, e se riusciremo a sbarcare per prima cosa vorremo scortare a pescare con noi i pescatori palestinesi, desideriamo andare ad aiutare nelle scuole, negli ospedali, sulle ambulanze.
Sulla via del ritorno verso Cipro, vogliamo portare con noi tutti quei palestinesi che necessitano di cure mediche urgenti ed immediate.
 
Ci sono terribili catastrofi naturali a questo mondo, come terremoti e uragani, inevitabili.
A Gaza è in corso una catastrofe umanitaria perpetrata da Israele ai danni di un popolo che vorrebbe ridotto alla più completa miseria, sottomissione.
Il mondo intero non può ignorare questa tragedia, e se lo fa, non includeteci in questo mondo.
Chiediamo solo che alcune semplici imbarcazioni approdino a Gaza con il loro carico di pace, amore, empatia,
che a tutti i palestinesi siano concessi gli stessi diritti di cui godono gli israeliani, e qualsiasi altro popolo del pianeta.
 
Vittorio Arrigoni
(attivista per i diritti umani e blogger)
 
blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/
website della missione: http://www.freegaza.org/
mail: guerrillaingaza@gmail.com
 
 
Ps:
Fra i commenti di questo post troverete una mia ulteriore lettera-comunicato, che vi prego di far girare sui vostri blog o siti internet, il buon esito della nostra missione sta anche nel fatto di quanta maggiore copertura mediatica riusceremo a canalizzare.
 
 Lasciando quest’oggi l’Italia
ringrazio tutti quanti voi per gli attestati di stima e gli auguri di buena suerte.
Di entrambi farò tesoro fra qualche giorno quando mi metterò in cammino,
o meglio, in  navigazione.
 
 Alcune vite sono davvero più spendibili di altre,
e sono convinto che cercare di lenire il dolore di un intero popolo oppresso da più di 60 anni,
se è una buona ragione per vivere,
lo è anche per morire.
 
restiamo umani,
pace ed empatia,
 
Vik

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Il mio contributo alla lotta di liberazione di Gaza

Guerrilla radio si trasfigura in Vittorio Arrigoni
e Vittorio Arrigoni non è solo queste agguerrite eteree pagine
ma la ridiscesa nell’arena insanguinata
per la difesa dei diritti umani.
 
Entro pochi giorni isserò la mia bandiera utopia,
e coi quattro ideali inequivoci che sono rimasti la mia primitiva bussola
per la vita,
salperò in direzioni delle coste di Gaza.
 
Con un manipolo di attivisti pacifisti e operatori umanitari (palestinesi, europei, americani, asiatici e pure israeliani) e un carico di medicinali puntiamo via mare verso la Palestina, la nostra preclusa patria.
 
Il primo agosto ci ritroveremo a Cipro,
e il 5 salperemo su alcune barche che abbiamo acquistato,
verso Gaza laddove ci attendono i rappresentati di una decina di ONG che ci hanno invitato.
 
Navigando su acque internazionali,
ed essendo invitati dai palestinesi,
non abbiamo ritenuto doveroso informare Israele…
 
Le leggi internazionali dichiarano esplicitamente che abbiamo tutti i diritti di andare a visitare Gaza.
 
Il nostro obbiettivo è quello di rompere l’assedio israeliano di Gaza, dimostrando tutta la nostra solidarietà alla popolazione palestinese.
Importando a Gaza contemporaneamente ai beni di prima necessita noi stessi,
insegnanti, medici, operatori umanitari e attivisti per i diritti umani.
 
La condizione umanitaria di un milione e mezzo di palestinesi, uomini donne e bambini incarcerati illegalmente in Gaza è catastrofica,
la peggiore degli ultimi 40 anni di occupazione israeliana.
 
Abbiamo provato a ritornare in Palestina per terra.
Ci abbiamo riprovato per aria.
Adesso ci siamo fatti seri, salpiamo via mare.
 
I premi Nobel per la pace Desmond Tutu e Jimmy Carter, hanno ufficialmente espresso il loro sostegno alla missione (link:il supporto di Desmond Tutu), così come diversi parlamentari inglesi. (In the UK, MPs Jeremy Corbyn and Lynne Jones, MEP Caroline Lucas, and retired MP Alice Mahon have all expressed support for this project. )
 
Sappiamo a quali notevoli rischi andiamo incontro,
ma siamo nello stesso tempo parecchio stanchi e frustrati dell’inerzia della comunità internazionale,
è ora che qualcuno si muova per cercare di frenare il lento genocidio di un milione e mezzo di innocenti.
 
Non ne possiamo più di far finta di niente,
di girarci dall’altra parte dinnanzi alle stragi quotidiane,
alla vista di quell’ immenso campo di concentramento a cielo aperto che oggi è Gaza.
 
Cercando di rompere l’assedio,
vogliamo restituire ai palestinesi una parte della loro libertà negata.
Porteremo con noi delle reti,
e se riuscieremo a sbarcare per prima cosa porteremo a pescare con noi i pescatori palestinesi,
oggi ridotti a bersagli galleggianti per i cecchini sulle navi da guerra israeliane.
 
Qualunque sia l’esito della nostra missione,
che il nostro gesto, il nostro determinato sacrificio,
possa smuovere ulteriormente le coscienza di un mondo adulterato dall’arroganza dell’indifferenza.
 
il nostro sito: The Free Gaza Movem.
 
Guerrilla radio ora di nuovo solo
Vittorio Arrigoni.
 
approfondimenti:
-Gaza Ceasefire Signals Sailing Success
-Breaking into Gaza

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La guerra israeliana al terrorismo

Le asperità della vita ed alcuni problemi personali gravi,
in prossimità di una mia nuova ripartenza,
mi hanno tenuto lontano dalla mia guerrilla web.
Oggi lascio la voce del blog a Vichi,
il suo post è puro guerrilla style.

“Mentre guardate questo video, riflettete su questi dati, tratti dall’ultimo rapporto statistico dell’OCHA (oPt Protection of Civilians – Report to the end of May 2008), relativi al periodo 1° gennaio 2005 – 31 maggio 2008.
 

2005

Palestinesi uccisi 216 (60 bambini), feriti 1.260

Israeliani uccisi 48 (6 bambini), feriti 484
Rapporto uccisi 4,5:1

2006
Palestinesi uccisi 678 (140 bambini), feriti 3.194
Israeliani uccisi 25 (2 bambini), feriti 377
Rapporto uccisi: 27:1

2007
Palestinesi uccisi 396 (53 bambini), feriti 1.844
Israeliani uccisi 13 (0 bambini), feriti 322
Rapporto uccisi 30,4:1

2008
Palestinesi uccisi 397 (80 bambini), feriti 1.844
Israeliani uccisi 24 (4 bambini), feriti 170
 
Rapporto uccisi: 16,5:1
 
Dei 110 Israeliani uccisi nel periodo considerato, soltanto 29 (pari al 26,4%) erano civili, mentre il restante 73,6% delle vittime erano soldati uccisi durante raid militari
 

Dei 1.687 Palestinesi uccisi nel periodo considerato, il 47,13% erano militanti morti in combattimento, il 43,62% erano civili inermi, il 9,25% erano vittime di assassinii mirati o ricercati uccisi durante operazioni di “arresto”.

Per riassumere, dunque, tra il 1° gennaio del 2005 e il 31 maggio di quest’anno, i Palestinesi hanno ucciso 110 Israeliani (12 bambini), dei quali il 26% erano civili inermi.

Nello stesso periodo, gli Israeliani hanno ucciso 1.687 Palestinesi (333 bambini), dei quali il 43% erano civili inermi.

Considerando il totale delle persone uccise, per ogni morto israeliano se ne contano 15,3 Palestinesi; limitandoci a considerare i civili disarmati, questo rapporto sale a un Israeliano contro 24,4 Palestinesi!

Questo è Israele, uno vero e proprio Stato-canaglia stando ai parametri dell’amministrazione Usa, in quanto possiede armi di distruzione di massa illegali, opprime intere popolazioni, pratica la tortura, mantiene un gran numero di civili in detenzione spesso illegale e arbitraria, pratica l’assassinio al di fuori dei propri confini.

Questo è Israele, la sola potenza coloniale occupante rimasta al mondo, una potenza occupante brutale, feroce e oppressiva, la cui condotta è eticamente indifendibile e le cui azioni nei Territori palestinesi occupati violano quotidianamente le più basilari norme del diritto umanitario internazionale.

Questo è Israele, il Paese con cui intratteniamo rapporti sempre più stretti in campo economico e politico e che, al contrario, dovrebbe essere sottoposto al più stretto boicottaggio e bandito dal consesso delle nazioni civili.”
 
dal blog di Vichi
http://palestinanews.blogspot.com/

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Mohammed Omer, giornalista palestinese aggredito da agenti israeliani (firma la petizione)

Mohammed Omer racconta dei crimini contro l’umanità dell’esercito israeliano a Gaza: 

Noi firmatari della petizione condanniamo lo spaventoso trattamento che Israele ha riservato al giornalista Mohammed Omer, corrispondente da Gaza del Washington Report on Middle East Affaire e autore sullo stesso della rubrica “Gaza on the Ground”. Il ventiquattrenne giornalista palestinese è stato brutalmente assalito dagli ufficiali dei gruppi di sicurezza israeliani Shin Bet  mentre, ritornando a casa sua a Gaza il 26 giugno, attraversava il confine al ponte Allenby. Gli era appena stato conferito il premio giornalistico “Martha Gellhorn” per l’anno 2008 che aveva condiviso con il giornalista indipendente americano Dahr Jamail. Nel documento di assegnazione del premio si legge: “Ogni giorno Mohammed Omer scrive da una zona di guerra all’interno della quale è anche un prigioniero. La sua terra, Gaza, è circondata, costretta alla fame, aggredita, dimenticata. Omer è un testimone profondamente umano di una delle più grandi ingiustizie dei nostri tempi. E’ la voce di chi non può parlare.” (vedi l’articolo di John Pilger del 2 luglio sul Guradian “From Triumph to Torture”)

Nel suo articolo Pilger sottolinea come questo non sia un episodio isolato, ma un tassello parte di un disegno più ampio e terribile. Israele concede piena libertà ai militari di confine e agli agenti del Shin Bet di molestare regolarmente i palestinesi (compresi palestinesi americani, operatori umanitari e accademici americani) in viaggio verso i territori occupati o in ritorno dagli stessi. Israele aggredisce, interroga, perquisisce e umilia persone in transito di ogni età – uomini e donne scelti casualmente – e molto spesso impedisce loro di oltrepassare i confini sotto il controllo israeliano e di raggiungere le loro abitazioni nella striscia di Gaza e nella West Bank. Di queste persone non possiamo ascoltare la voce.

Israele semplicemente non vuole che la voce dei palestinesi venga ascoltata all’estero. Ai palestinesi viene impedito di accettare inviti a parlare in Europa e in Nord America. Agli studenti in possesso di borse di studio per università estere viene impedito di partire. E a quei palestinesi che sono riusciti ad andare a lavorare o studiare all’estero Israele impedisce ora di tornare in patria, anche solo per una breve visita. (recentemente Israele ha ritirato a Zeina Ashrawi Hutchison i suoi documenti di viaggio e non le rinnoverà la sua Geruslaem ID card impedendole così di tornare a casa a visitare suo padre e sua madre, Dr. Hanan Ashrawi).

Noi firmatari della petizione chiediamo con urgenza al governo israeliano di fermare i suoi continui soprusi volti a censurare i resoconti internazionali provenienti dai territori occupati. Il governo israeliano preferisce, infatti, che gli articoli arrivino da Tel Aviv o Gerusalemme dove sono soggetti a censura certa e consente a pochissimi, per non dire a nessuno, giornalisti internazionali di scrivere dalla West Bank e da Gaza.

Israele censura, perseguita e addirittura uccide i giornalisti palestinesi che tentano di raccontare le condizioni di vita nei territori occupati.

Chiediamo al governo israeliano di proteggere i giornalisti che cercando di lavorare nei territori occupati. Dal 2001 a Gaza e nella West Bank sono stati uccisi almeno otto giornalisti, sette dei quali durante degli attacchi da parte delle forze di difesa israeliane.

Chiediamo al governo israeliano di porre fine alla persecuzione nei confronti di viaggiatori e giornalisti. Ogni volta che Israele colpisce un giornalista distrugge una pietra portante della democrazia, la libertà di espressione e di stampa. Gli esseri umani, anche quelli che per decine d’anni sono stati controllati da una forza di occupazione, hanno il diritto di lasciare e tornare alle loro case senza pericoli e senza interferenze e il diritto alla libertà di espressione.

 

Mohammed Omer, giornalista palestinese aggredito da agenti israeliani (firma la petizione) Leggi l'articolo »

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