Novembre 2008

Free gaza Mov: L’ultima volta che mi hanno assassinato

Lettera di Vik (Guerrillaradio) a tutti gli amici: dall’assedio all’esilio

Ciao a tutti, fratelli e sorelle,
al di qua e al di là del filo spinato israeliano che imprigiona Gaza nel suo assedio.
Sto meglio, nel tepore della casa dei miei genitori,
col mio cane che non smette un secondo di scodinzolarmi attorno,
bevendo qualche arham juice, fumando le mie beedies, guardando malinconico fuori dalla finestra un giardino che si ovatta di bianco,qui nevica.

Certamente sono colto dalla famosa “febbre di Gaza”.

Non c’è rimedio se non tornare alla battaglia che ho interrotto,bisogna saper accettare il proprio destino, anche se è generoso di dolore e avaro gioie.

Sono un leone io,
più mi bastonano, più mi imprigionano,
più rafforzano la mia determinazione verso quello in cui più credo,
che in questi ultimi mesi della mia vita e’ significato
libertà per la gente di Gaza,
la mia recondita famiglia.

Sono già alla terza doccia quest’oggi,
più che dalle postule delle puntere d’insetto che infestavano la prigione in cui mi hanno tenuto sequestrato,mi sto ripulendo dal loro odio,qualcosa di veramente inumano.

Sto anche facendo un pò di allenamento fisico,e di forchetta,riprendendomi i chili perso negli ultimi giorni.

Ovviamente sto scrivendo anche qualche articolo, e rilasciando interviste.
Domani o dopo cercatemi su Il Manifesto.

questo il mio numero telefonico italiano:

(+39)
3343902658

Sabato dovrei essere a Firenze, per un convegno sulla Palestina, poi credo che volerò a Londra, i media inglesi si sono dimostrati attenti alla nostra causa in difesa dei diritti umani.

I media nostrani,come al solito tutti a presi a non disturbare il loro datore di lavoro unico,(leggasi berlusconi e la sua truppa di pidduistipostfascistimafiosi) che quando si parla di israele pare più servizievole di quando si inginocchiava davanti alla patta di Bush.

stay human,


Vostro Vik dall’esilio

 

 

Stanotte offro una videopoesia,
dedicata a tutti gli innamorati che frequentano queste pagine.

Avvinghiate ai vostri fidanzati,
o abbracciati alle vostre amanti,
dinnanzi ad un tramonto romantico,
porgete vi prego un pensiero a chi come me,
gode di queste calate del sole dall’altra parte del mediterraneo.

Quando quella che si autodefinisce “l’unica democrazia del medioriente”
ci serve ogni sera piombo fuso e terrore,
laddove come ogni altra creatura di questo pianeta,
si desirebbe solo una carezza,
un fremito di calore umano godendo dello scenario di un sole che va a fare l’amore fondendosi col mare.

Una mare inquinato dall’odio israeliano,
corazzato nelle sue navi da guerra, i suoi cannoni, i suoi fucili,
i suoi proiettili che ogni giorno si fanno tremendamente più vicini ai nostri corpi immacolati da ogni violenza o peccato.

Non ci arrestiamo.


ps
Mi si perdoni il vernacolo,
le parolacce al termine del filmato.
Sfido chiunque a rimanere impassibile dinnanzi a ciò che mi accade,
impossibile.

restiamo umani

Vik

Tramonto di piombo (cartoline postali da Israele)

Tramonti di piombo
cartoline postali mortali
spedite da Israele ai pescatori di gaza.

Affrancate di sionismo,
bollano i guardiani dei diritti umani con francobolli di antisemitismo.

Il portalettere in queste acque è corazzato
e rivestito d’odio,
le caselle postali paiono più delle bare galeggianti.

Non ho mai scorto tramonti più cremisi
di questi al largo delle coste di Gaza.

 

ps2
Pressochè ogni giorno accompagniamo i pescatori palestinesi a pescare al largo.
Ogni volta siamo assaliti da navi da guerra israeliana che ci bersagliano con tutto il loro arsenale,
ultimamente hanno iniziato a tirarci addosso persino armi chimico-biologiche.

Tutto per impedire a della povera ma degna gente di procurarsi di che che sfamare le loro famiglie.
Il silenzio del “mondo civile” è molto più assordante dei colpi di arma da fuoco che udite nel cortometraggio.

Vik in Gaza

Vittorio Arrigoni
blog:  http://guerrillaradio.iobloggo.com/

websites della missione: http://www.freegaza.org/
e   www.palsolidarity.org  
Per donazioni e contatto:
guerrillaingaza@gmail.com

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Free Gaza Movement: i complimenti di Leila Khaled e il report di un amico, David Schermerhorn

Qualche giorno fa, ho trovato una epistola da una mia personale eroina nella buca delle lettere:

“…Congratulazioni
Avete fatto tutto perfettamente.
Sono fiera di tutti voi,  veri amici che hanno dato più speranza alla nostra gente nel continuare la lotta fino a conquistare la libertà. Le parole sembrano insignificanti accanto a ciò che avete fatto rompendo l’assedio di Gaza. La storia scriverà le sue pagine a lettere auree che guerrieri della pace da diverse parti del mondo hanno sconfitto i sionisti alla loro maniera creativa.
Per favore estendi questo messaggio a tutti coloro che hanno reso possibile dare forza e volontà alla nostra gente.
Con orgoglio e forte volontà, con tanto amore .”

Leila Khaled


Chi l’avrebbe mai detto che un’avventura iniziata con due rudimentali pescherecci,
e un manipolo di stoici attivisti per i diritti umani che hanno sfidato uno degli eserciti più barbari e potenti al mondo,
proseguisse su un piccolo yatch che ora trasporta una quindicina di parlamentari ed ex da tutta Europa a cui Israele ha rifiutato l’accesso a Gaza?

Arrivano domattina alle 0900 locali.

Quando la politica si piega a chiedere aiuto alle persone comuni, che con un cuore eroico,
hanno ottenuto risultati storici.

Restano umani.
Restiamo umani.

Vik in Gaza

Vittorio Arrigoni
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“Non hanno bisogno di andare a pescare”
da David Schermerhorn, con cui sono uscito quel giorno in mare, e dal Free Gaza Movement:

Larnaca. Quando i membri del Free Gaza Movement attraccarono al porto di Gaza in Agosto furono scortati da diversi pescherecci. Le navi da guerra israeliane costringono queste imbarcazioni da pesca a restare confinati entro un limite (imposto da Israele) di 6 miglia dalla costa. Anche se le leggi internazionali sanciscono il diritto di pesca in qualunque parte del Mediterraneo a 12-20 miglia di distanza dalle coste, Israele ignora puntualmente queste direttive e negli ultimi anni, per questo motivo, ha ucciso almeno 14 pescatori.

“Tutto quello che abbiamo sempre e solo voluto fare era pescare” ci ha detto uno di loro guardando le reti. “Non ci è più permesso sfamare le nostre famiglie o guadagnare il nostro stipendio continuando a fare quello che i nostri antenati hanno fatto per migliaia di anni”.


Durante gli ultimi due mesi gli attivisti internazionali hanno documentato, grazie a riprese video, diversi attacchi da parte delle navi israeliane con mitragliatrici o cannoni ad acqua. Il 31 ottobre, verso le 8 del mattino, dieci attivisti internazionali si sono imbarcati  sui pescherecci. Alle 8.30 le due barche guida hanno oltrepassato il limite imposto da Israele. “La seconda barca si trovava a un centinaio di metri da noi quando è stata attaccata pesantemente per circa 30 minuti da una nave israeliana con un cannone ad acqua ad alta pressione. Il getto era talmente potente da impedire perfino di vedere la nave” testimonia David Schermerhorn.

Durante la giornata, mentre i pescatori continuavano a pescare, le barche sono state colpite così pesantemente dai cannoni ad acqua che solo l’utilizzo di protezioni di fortuna e di materassi hanno evitato che il ponte si allagasse e che le finestre si rompessero rischiando di ferire le persone a bordo. Dopo pochi minuti la nave israeliana con il cannone ad acqua è stata raggiunta da un’altra nave da guerra con delle mitragliatrici a bordo che ha cominciato a sparare ripetutamente a pochi metri dal peschereccio. Nonostante gli spari continui, i cannoni ad acqua e la presenza di tre navi da guerra che li circondavano come squali, i pescatori sono rimasti a pescare ad una distanza di 10-11 miglia dalla costa.

Quando Angela Godfrey-Goldstein ha telefonato a Shlomo Dror, portavoce del Ministro della Difesa israeliano per informarlo di quanto stava accadendo, lui ha risposto accusando gli attivisti per i diritti umani di essere dei provocatori fiancheggiatori dei terroristi e dei sostenitori di Hamas. “La gente a Gaza ha tantissimo cibo. Non hanno bisogno di andare a pescare” ha ringhiato.

“Quando il Ministro della Difesa saprà che il prossimo viaggio porterà a Gaza una delegazione di parlamentari europei, forse comincerà a rendersi conto. Mediamente i cittadini di tutto il mondo, compresi quelli che ricoprono ruoli decisionali, sono furiosi, ovviamente in modo non violento, di fronte alla punizione collettiva e allo stato di terrorismo imposto dal governo israeliano alla popolazione di Gaza. E noi stiamo restituendo dignità a tutti quegli esseri umani abbandonati così come avremmo voluto fare in passato con altri in altri ghetti” dice Godfrey-Goldstein.

“Prima di venire a Gaza avevo solo sentito parlare di questi episodi. Non so da dove cominciare per spiegarvi l’orrore che questi uomini devono affrontare ogni giorno da parte di soldati prepotenti sulle loro navi da guerra,” aggiunge un indignato Schermerhorn. “Non abbiamo nemmeno idea dei rischi che corrono. La buona notizia è che i pescatori erano in estasi quando hanno tirato su le reti. E’ stata una delle pesche più ricche degli ultimi anni”.

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Free Gaza Mov.: C’era una volta una tregua a Gaza

C’era una volta una tregua a Gaza.
Sottoscritta fra Israele, “l’unica democrazia nel medio oriente”
e Hamas, “organizzazione terroristica”.

Dopo ieri non c’è più alcuna tregua,
e di chi è la colpa?
chi l’ha infranta?

6 palestinesi barbaramente trucidati,
e diversi civili feriti.

Israele definisce il suo attacco come preventivo,
come dire che
io vengo a stuprare tua sorella prima che tu violenti mia madre.

Abbiamo constatato sul campo come sono realmente preventivi gli attacchi israeliani, io sulla mia pelle,
ce ne accorgiamo ogni giorno,
quando usciamo coi pescherecci in mare o scortiamo gli allevatori a coltivare vicino al confine.
Sono proiettili e bombe tirate addosso a civili disarmati.

Ultimamente hanno usato contro di noi armi chimiche e biologiche,
stiamo aspettando le analisi dei campioni raccolti prima di indire una conferenza stampa e denunciare al mondo l’accaduto.

Io con i miei compagni,
ci siamo recati stamane a Khan Yunes per portare le nostra solidarietà alle famiglie dei martiri.
Incontrando i padri e le madri di queste vittime non si sa mai quale parole adatte proferire,
tutto appare come solennemente retorico in queste veglie funebri.
Allora è meglio un denso intenso silenzio,
fissando i fondi di caffè rimasto nelle tazzine come per decifrare un futuro incerto per questa gente,
mentre le urla delle madri risuonano sopra le invocazioni ad Allah,
e un fazzoletto di un figlio premuroso è svelto ad asciugare le guance rigate di lacrime dei padri affranti.

Mentre i fratelli delle vittime ieri si sono iscritti oggi stesso nell’albo dei prossimi candidati a essere kamikaze.
Bombe ambulanti innescate da Israele per la insicurezza dei suoi cittadini.

Vik in Gaza.

Vittorio Arrigoni

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