Settembre 2006

Il ballottaggio fra i destini del Congo ha bisogno di noi

Il richiamo del Congo.
Ridesta al suo destino che resta un sentiero minato,
in tutti i sensi.
 
Il suo futuro,
e con lui quello di una buona parte dell’Africa,
dipende anche da quanto l’occidente si sforza di renderlo indipendente,
da quanto gli occhi rimangono vigili su di una realtà tragica che non possiamo pensare ci è estranea,
essendo così tanto inetto l’occidente ad esportare la democrazia,
ma abilissimo e tanto navigato nell’istallare e fare affari con le guerre.
 
Facciamo nostro il comunicato di Eugenio Melandri
con noi in Congo nella prima missione come osservatori internazionali volontari,
e invitiamo a far correre voce.
 
A fine ottobre c’è in ballottaggio la speranza di milioni di uomini e donne.
 
Vittorio alias guerrillaradio
 
 
approfondimenti:
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-LA GRANDE SPERANZA DEL CONGO.
-DIARI CONGOLESI: Prologo
-DIARI CONGOLESI 2: la lezione di un’elezione
 
 ————————————Elezioni in Repubblica Democratica del Congo

 

 

Il 29 ottobre prossimo ci sarà la seconda tornata elettorale nella Repubblica Democratica del Congo. Si procederà al ballottaggio per le presidenziali e alla elezione dei Consigli delle Province (le nostre Regioni).

Si tratterà di un passaggio particolarmente delicato, anche perché la spinta ideale e la maturità politica espressa dalla popolazione nella prima tornata elettorale non sempre trovano un adeguato riscontro in chi
dovrebbe gestire il potere. Soprattutto a Kinshasa ci sono turbolenze che potrebbero minacciare tutto il processo in atto per la democrazia e la pace, fortemente voluto dal popolo congolese.

Dopo aver sperimentato il 30 luglio scorso, nella prima giornata di elezioni, quanto importante e quanto richiesta da tutti sia la presenza internazionale, come associazioni “Beati i costruttori di pace” e “Chiama l’Africa” rinnoviamo la proposta di partecipare come osservatori internazionali volontari, sempre nelle province del Sud e Nord Kivu al prossimo turno elettorale il 29 ottobre.

Sappiamo che i tempi per l’organizzazione sono strettissimi, chi può diffonda la notizia.

Sarebbe molto interessante trovare persone disponibili degli Enti locali; darebbero uno specifico contributo di competenza.

I dettagli del progetto verranno costruiti e condivisi assieme con quanti potranno partecipare; dobbiamo da subito però anticipare che ci saranno due fine settimana obbligatori per la formazione:
il 30 settembre – 1 ottobre
il 14 – 15 ottobre.

Per sostenere il finanziamento, la formula usata la volta scorsa ha permesso sia il reperimento fondi che la sensibilizzazione politica. Se ogni partecipante riesce a reperire 1000 euro sensibilizzando enti pubblici e associazioni, riusciamo contemporaneamente a realizzare il progetto, e a fare informazione e politica per l’Africa oltre la giornata elettorale.

Un saluto di pace,
“Beati i costruttori di pace” e Chiama l’Africa

 

contatti e siti di riferimento:

-Beati Costruttori di Pace

-Chiama l’Africa

-Guerrilla radio

 


 

PS.  immagine di vittorio arrigoni in congo,foto,imagine

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 Maurizio d’Este
ha tratto foto d’autore dalla nostra missione:
 
http://rdc2006.deste.com/
 
http://bcp.deste.com/
 

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Ribelli da Onu: Khrushchev, Arafat, Morales, Chavez.

Khrushchev e la sua scarpa.

 

12 ottobre 1960,  Guerra fredda: Nikita Khrushchev picchia la sua scarpa sul tavolo all’assemblea generale delle Nazioni Unite, per protestare contro la discussione delle politiche dell’Unione Sovietica nei confronti dell’Europa orientale.

 Arafat fra l’ulivo e la pistola

Rimarrà nella memoria il suo storico intervento di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 13 novembre 1974, nel quale afferma: “…Vengo con il fucile del combattente della libertà in una mano ed il ramoscello d’olivo nell’altra. Non permettete che il ramoscello d’olivo cada dalla mia mano…”.

20 settembre 2006:
Droga all’Onu.
  
 “C’è un’altra ingiustizia storica, la criminalizzazione della foglia di coca”, ha detto il leader boliviano che gli Stati Uniti accusano di esser troppo permissivo nei confronti del narcotraffico.”La coca non è cocaina”. Nei corridoi del Palazzo di vetro, il presidente boliviano Evo Morales spiega ai giornalisti il perché della scelta di sventolare dal podio dell’Assemblea generale dell’Onu una foglia di coca. “Difendo i diritti degli agricoltori della Bolivia a lavorare, vivere e far crescere le proprie famiglie, far fiorire i loro villaggi. Gli Stati uniti vogliono estirpare le coltivazioni di coca e così facendo rendono più poveri i contadini, più debole la nostra economia. Si tratta di una politica imperialista che deve avere fine”. Il presidente boliviano spiega che la sua battaglia per la liberalizzazione della coltivazione di coca nulla ha a che fare con la lotta al narcotraffico di cocaina, che è “una necessità del mondo intero”. “Ma – aggiunge Morales – non devono essere i contadini a pagarne il prezzo”.  La coca è il materia prima usata per produrre la cocaina, ma è anche tradizionalmente usata nella medicina boliviana e il suo uso è legale in Bolivia. Lo stesso Morales era un leader sindacale dei coltivatori di coca prima di entrare in politica.

 Hugo Chavez con sottobraccio Noam Chomsk

Signora Presidente, Eccellenze, Capi di Stato ed alti rappresentanti dei Governi del mondo:
buongiorno a tutte e tutti.

In primo luogo, desidero invitare, con molto rispetto, coloro che non hanno potuto leggere questo libro a farlo; Noam Chomsky, uno dei più prestigiosi intellettuali di quest’America e del mondo, uno dei suoi lavori più recenti: “Egemonia o sopravvivenza, i rischi del dominio globale ameridog”. Eccellente lavoro per comprendere ciò che è accaduto nel mondo nel Ventesimo Secolo, ciò che sta accadendo ora e la più grande minaccia che incombe sul nostro pianeta: la pretesa egemonica dell’imperialismo nordamericano mette a rischio la sopravvivenza stessa della specie umana. Continuiamo a lanciare l’allarme per questo pericolo ed a fare appello al popolo stesso degli Stati Uniti ed a fermare questa minaccia, che è come la spada di Damocle. Pensavo di leggerne qualche capitolo ma, per rispettare i tempi, è meglio che mi limiti a raccomandarvelo. Si legge rapidamente. È molto buono, Signora Presidente. Sicuramente lei lo conosce. È sicuramente pubblicato in inglese, tedesco, russo ed arabo.
 

Ieri il diavolo è stato qui, in questo stesso luogo. Si sente ancora puzza di zolfo a questo tavolo, dove mi è toccato parlare! Ieri, signore e signori, da questa stessa tribuna, il signor Presidente degli Stati Uniti, che io chiamo “il diavolo”, è venuto qui parlando come padrone del mondo, come padrone del mondo…
,
continua a leggere il discorso di hugo Chavez
 
Vedi:  Chavez fa la parodia di George W. Bush: Show del presidente venezuelano che attacca il capo della Casa Bianca: “E’ un ubriaco che cammina come John Wayne…”
 

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La Fallaci nell’aldilà, Papa Reinzger ne fa le veci in terra.

 “Mostrami ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”

 
La frase di Manuele II citata da Benedetto XVI
 

 
Papa-Nazi torna a fomentare lo scontro di civiltà.
Come è possibile credere che non immaginava quali sdegnate reazioni avrebbe provocato
il suo associare l’Islam ad una violenta barbarie?
 
Il leader spirituale della religione più seguita al mondo non si rende neanche conto che le sue parole hanno un certo seguito per tutto il globo.
 
Per evitare altri danni,
lo preghiamo di tornare presto ai suoi argomenti preferiti,
vale a dire
 da vergine settuagenario  a educarci alla pratica sessuale,
da ex membro del terzo reich ad arringarci di pace,
da probo della morale attaccare gli omosessuali, diniegare i pacs e rilegare la ricerca scientifica a superstizione,
sorvolando omertoso sulle tante guerre in corso,
che magari se andava a fare una visita alle chiese di Beirut quando israele bombardava le bombe avrebbero smesso un attimo di trucidare corpi,
ma in Libano i cristiani sono arabi,
per cui anche per il vaticano cristiani di serie B.
 
guerrillaradio
 
 
 
 .
Ps,
dal New York Times,
non da qualche sito anticlericale,
condividiamo appieno:
 
 
“Nella parte più provocatoria del suo discorso di Ratisbona, il pontefice ha citato un imperatore bizantino il quale diceva ‘mostrami quali sono le novità che Maometto ha portato, e tuti accorgerai che sono solo cose malvage e inumane, come il suo comandamento di diffondere la fede attraverso la spada..’. Il Vaticano poi ha diffuso un comunicatonel quale precisa che il Papa non voileva offendere i musulmani. Ma questa non è la prima volta che il Papa fomenta la discordia tra cristiani e musulmani…nella sua dottrina conservatrice, quello che sembra il timore più grande per il Papa è la perdita della identità cattolica tradizionale:non è proprio il punto di partenza migliore per affermare la tolleranza e il dialogo inter-religioso.
Il mondo ascolta con cura le parole di qualsiasi Papa. E questo è tragico e pericoloso quando queste parole seminano dolore, sia che sia fatto intenzionalmente sia per superficialità. Il Papa deve offrire scuse profonde e convincenti.”

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MODELLO SOLO TESTO

GUERRILLA:  – E’ morta del peggiore dei mali incurabili…
 
   RADIO:  – Un tumore??
 
GUERRILLA:  – La rabbia dell’orgoglio.
 
 
 
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guerrillaradio on Oriana Fallaci:
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http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=1278
http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=78
http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=79
http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=1208

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Memoriale Fallace,
ci mancherai Oriana:
 
 
«Non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto, quando io nei loro paesi non posso neppure indossare una croce o portare una Bibbia. Se sarò ancora viva andrò dai miei amici di Carrara, la città dei marmi. Lì sono tutti anarchici; con loro prendo gli esplosivi e la faccio saltare per aria».

contro l’aborto «…a meno di non essere violentata e messa incinta da un Osama Bin Laden o da un al-Zarqawi»

contro i matrimoni gay «…come i musulmani vorrebbero che tutti diventassimo musulmani, loro vorrebbero che tutti diventassimo omosessuali».

«Se mi puntassero una pistola e mi dicessero di scegliere chi è peggio tra i musulmani e i messicani avrei un attimo di esitazione; poi sceglierei i musulmani perché mi hanno rotto le palle».

“il nostro Gesù di Nazareth…ce lo mettono nel loro Danna a mangiare come un trimalcione, bere come un ubriacone, scopare come un maniaco sessuale”
 
 

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I AM NOT A TERRORIST: Fashion Guerrilla

Dave Osborne, 21
è stato accusato dalle guardie aeroportuali londinesi
di porre in rischio la sicurezza aerea…
 
E’ stato obbligato a levarsela ed ad rimettersela alla rovescia.
 
Qui l’articolo in originale.
 
Consigliamo anche Dave una buona scorta di t-shirts  “i am not a terrorist”.
 
Concludiamo accludendo a fondo post un interessante articolo di Giulietto Chiesa che ci spiega
le menzogne sul famigerato complotto aereo del 10 agosto.

In Gran Bretagna non basta più comportarsi a modo,
per non rischiare di finire in manette dalle nuove leggi antiterrorismo,
bisogna dichiararsi estraneo da ogni atto pregiudizialmente accusabile d’esser sovversivo…
(tipo: hai colto dei fiori in un prato dove era proibito?)
.
Allora è meglio scriverselo sul petto:
“IO NON SONO UN TERRORISTA”
 
g.r.
.
 
The power of T-shirt slogans
thanx to AlCapone
 
.
 
LONDRA, 10 AGOSTO. QUANDO LE MENZOGNE VENGONO A GALLA

di Giulietto Chiesa – da Galatea di settembre 2006
Comincerei da lontano: dal programma del Pentagono denominato P2OG. La sigla sta per Proactive Preemptive Operations Group . L’esistenza di questo programma, la cui data di nascita è sconosciuta, emerse dai fondali nell’agosto 2002, perché notizie che lo riguardavano vennero pubblicate dal Comitato Scientifico di Difesa del Pentagono. Non è escluso, ma non è sicuro, che un tale programma fosse esistente da più tempo. Per esempio da prima dell’11 settembre. Ma, in sostanza cosa c’è nella scatola? Operazioni clandestine di elevata sofisticatezza realizzate dai servizi segreti per “stimolare reazioni” nei gruppi terroristici. Cioè: penetrazione nei gruppi con agenti provocatori, per spingerli ad azioni errate che permettono, dopo essere state “scoperte”, di sgominarli o di ricattarli.

Non è un’idea originale?


Il fatto è che Seymour Hersh, Dio lo benedica per la sua tenacia, ci ha informato, nel gennaio del 2005, con un articolo sul New Yorker, che il P2OG è stato rimesso in funzione. “Mi è stato riferito (da fonti del servizi americani, ndr) che agenti militari sarebbero stati preparati per fingersi uomini d’affari corrotti, che cercano di comprare pezzi che possano essere usati per costruire bombe atomiche. In certi casi cittadini locali (cioè non americani, ndr) potrebbero essere reclutati per entrare a far parte di gruppi guerriglieri o terroristici. Con il compito potenziale di organizzare ed eseguire operazioni di combattimento, o perfino attività terroristiche ” (il corsivo è mio).

Adesso torniamo al complotto “globale” del 10 agosto. Da dove sono venute le informazioni? Dai servizi segreti militari del Pakistan, l’ISI. Cioè i signori che crearono dal nulla, tra il 1994 e il 1996, il regime dei taliban in Afghanistan. I quali avrebbero catturato Rashid Rauf, la cosiddetta “mente” dell’intera operazione che avrebbe dovuto far saltare per aria una decina di aerei diretti da Londra verso gli Stati Uniti. E insieme a Rashid, un discreto gruppetto di complici.

Ma quando gli attentati? Non certo in prossimità del 10 agosto, perché a quella data i sospetti, cioè i 24 arrestati, non avevano ancora nemmeno comprato i biglietti aerei. E molti di loro non avevano nemmeno i passaporti per andare negli Stati Uniti. Questa notizia è stata data alla NBC News da una fonte ufficiale britannica. Un’altra fonte dei servizi britannici ha riferito inoltre che molti dei sospetti erano sotto stretta sorveglianza da più d’un anno, cioè da prima degli attentati del luglio 2005. Ma, se erano sotto vigilanza, da dove viene la sorpresa e il clamore? E perché spiattellare tutto proprio alla vigilia del 10 agosto? Sempre NBC News rivela che la decisione di arrestarli subito, sebbene non ci fosse nessuna evidenza di pericolo immediato, “fu imposta dai funzionari di Washington”.

Ma cosa era accaduto, nel frattempo? Che, a Islamabad, Rashid Rauf aveva confessato. Perfino i giornali pakistani riferiscono che il giovanotto “è crollato” sotto gl’interrogatori. E tutti noi capiamo come vengano condotti gl’interrogatori della polizia politica pakistana. In altri termini: tortura. Il fatto che gli agenti americani e britannici non abbiano mosso ciglio di fronte a una confessione sotto tortura non deve destare stupore: è quello che loro stessi hanno fatto – o hanno permesso che si facesse a Guantanamo Bay, in Uzbekistan (rivelazioni molto dettagliate dell’ex ambasciatore britannico a Tashkent, Craig Murray), ad Abu Ghraib, a Damasco, al Cairo, a Kabul, etc.

In quelle condizioni si confessa qualsiasi cosa, ovviamente. E Rashid Rauf non poteva fare eccezione. Confessa anche, ad esempio, che gli aerei li avrebbero fatti saltare in aria fabbricando, sempre in aria, un esplosivo denominato TATP. Cioè perossido di idrogeno, acetone e acido solforico. Secondo la versione fornita dagl’inquirenti, i terroristi sarebbero saliti a bordo con questi tre elementi separati, tutti e tre liquidi, per sfuggire ai controlli dell’aeroporto. I componenti sarebbero poi stati mescolati insieme in una toilette dell’aereo, per produrre il micidiale esplosivo.

Sfortunatamente questa storia è totalmente impossibile, come hanno clamorosamente dimostrato gli esperti di esplosivi e come ha, con grande spirito umoristico, raccontato il giornalista americano Thomas C. Greene. Perché mettere insieme perossido di idrogeno (nella dovuta concentrazione, altamente infiammabile), con acetone, si può fare, ma richiede obbligatoriamente una temperatura inferiore ai 10 gradi centigradi , altrimenti il liquido risultante s’incendia subito. E l’incendio può ustionare il portatore, o i suoi vicini di sedile, ma non è un’esplosione e non può far cadere l’aereo. D’altro canto tenere sotto controllo una tale soluzione per diverse ore, in aereo, implica un sistema di refrigerazione molto preciso e anche molto ingombrante. Da portare, per giunta, nella toilette insieme ad alambicchi vari. Perché adesso viene in bello. Cioè il versamento dell’acido solforico nella data soluzione.

La qual cosa richiede, come minimo e preliminarmente, una maschera antigas e un paio di occhiali da subacqueo, perché il gas che ne fuoriesce è altamente corrosivo per gli occhi e letale se inspirato. Non solo, ma l’intera operazione, per raggiungere la quantità di esplosivo necessaria, richiede parecchie ore. E poi comporta altre due ore e mezzo circa di attesa affinché il composto chimico riesca a seccare, trasformandosi in piccolissimi cristalli simili a neve, prima di poter essere fatto detonare con un impulso elettrico.

Tutto questo, com’è evidente, richiede che, nel corso dell’intero volo, nessun passeggero venga a bussare alla porta della toilette; che nessun membro dell’equipaggio si insospettisca vedendo un passeggero entrare nella toilette con ingombranti apparecchiature, e poi assistendo, dall’esterno a una tale prolungata diarrea; che i fumi del gas letale, dall’odore caratteristico di acido solforico, non escano dalla toilette, soffocando i passeggeri dei sedili situati in prossimità della detta toilette.

Il mondo intero – come ha scritto Green – “è stato raggirato con un mito hollywoodiano di liquidi esplosivi binari, che ha guidato interi governi e determinato politiche. Cioè noi abbiamo reagito a un complotto cinematografico”. Pura fiction, evidentemente di grande successo.

Chi l’ha prodotta? Ecco, non sarebbe male ora tornare a bomba, come si usa dire, al progetto P2OG. Ce ne sono i motivi. Secondo la dettagliata analisi di Nafeez Mossadeq Ahmed (1), che cita a sua volta il capo del bureau pakistano di Asia Times, Syed Shahzad, i cittadini britannici di origine pakistana arrestati a Lahore e Karachi in connessione con il complotto, erano tutti membri attivi del gruppo islamico britannico clandestino Al Muhajiroun, il cui capo è Omar Bakri Mohammed. Costui è ora in Libano, dove è stato “esiliato” dalle autorità britanniche sebbene figuri tra i sospettati per le esplosioni del 7 luglio 2005 a Londra. Non vi sembra strano che, avendolo in mano, gl’inglesi se lo siano fatto scappare? Risulterà meno strano quando si sappia che Omar Bakri Mohammed era un agente dell’MI6 britannico, reclutato alla metà degli anni ’90 per reclutare, a sua volta, combattenti islamici per il Kosovo. Sempre secondo la stessa fonte sia la CIA che l’MI6 avrebbero da tempo loro agenti infiltrati all’interno del gruppo Al Muhajiroun.

Il tutto appare straordinariamente simile alla mission del gruppo P2OG: organizzare finti o veri attentati terroristici, penetrare all’interno dei gruppi terroristici per usarli a proprio piacimento. Ecco da dove viene la fiction nella quale tutti i media principali hanno immediatamente creduto, rivendendocela come realtà effettuale, contribuendo a organizzare la diversione.

Poi che succede? Che le prove non ci sono, che la “mente” del complotto, torturato a dovere, non viene neppure estradato in Inghilterra, forse perché non lo si può far vedere in pubblico. E succede anche che dei 23 arrestati solo 11 vengono formalmente incriminati, con accuse molto generiche di possesso di elementi atti a costruire bombe e possesso di video estremisti inneggianti al martirio. Due sono rimessi addirittura in libertà, gli altri 11 sono trattenuti in base alla legge antiterrorismo che prevede 28 giorni di detenzione anche senza un’accusa formale. Il ministro dell’interno britannico, John Reid, sta cercando di far passare un piccolo Patriot Act d’oltre Manica, per prolungare il fermo fino a 90 giorni, ma non risulta abbia chiesto l’estradizione di Rashid Rauf.

Ma ciascuno di noi dovrebbe sapere che è possibile, teoricamente, la sua incriminazione per terrorismo. Infatti potrebbe avere dell’acetone in bagno, per sciogliere lo smalto sulle unghie, e dell’acido solforico per sturare i lavandini, e del decolorante per capelli, che contiene, insieme al 97% di acqua, anche del perossido d’idrogeno. Infine tutti abbiamo un telefonino, potenzialmente adatto a innescare l’esplosivo risultante.

Resta una domanda, che spesso mi viene fatta quando cerco di spiegare che anche l’11 settembre è una colossale menzogna: “ma possibile che chi organizza questi spettacoli sia così stupido da lasciarsi dietro tante incongruenze?” La domanda è legittima, ma ingenua. Le incongruenze sono evidenti, ma le conosceranno in pochi. Quello che passa è la versione ufficiale, che crea l’ondata di panico opportuna per l’uso da parte dei poteri. Chi organizza queste cose non è affatto stupido: conosce il funzionamento dei media meglio di noi e anche meglio di molti direttori di giornali e di telegiornali.


di Giulietto Chiesa
da Galatea

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11 SETTEMBRE 1906-11 SETTEMBRE 2006: satyagraha

Tremila persone, musulmani e indù insieme, si riunirono all’Empire Theater di Johannesburg: era l’11 settembre 1906. Dall’assemblea emerse un 37enne avvocato originario del Gujarat. Il suo nome era Mohandas Karamchand Gandhi. Dichiarò che avrebbe fatto di tutto per «resistere a questa norma ingiusta (l’ Asian Registration Act): preferisco andare in prigione piuttosto che obbedire a queste leggi discriminatorie». Ma con una precisa posizione, rimarcò : se ciascun partecipante all’assembramento dell’Empire avesse deciso di restare fedele alla non violenza – anche se arrestato, imprigionato, torturato e perfino ucciso – la lotta sarebbe stata vinta. Ancora: nella decisione di lottare pacificamente contro la legge ingiusta, decisivo fu l’apporto della dimensione religiosa, anzi interconfessionale: Gandhi lo rievocò, più tardi, identificandola – lui di provenienza induista – nella figura di Seth Haji Habib, il fedele musulmano che si fece avanti nell’assemblea dell’Empire e gli chiese di «prendere Dio a testimone» che, se l’Asian Registration Act fosse diventata legge di stato, «gli indiani non si sarebbero codardamente sottoposti ad essa». «Tutti i presenti, con le mani alzate, giurarono di fronte a Dio – raccontò il Mahatma – di non sottomettersi alla legge. Era nato il Satyagraha».

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ken loach: martedì 11 settembre

“Andasti a lavoro un martedì di Settembre, per le strade assediate di Santiago, strade sorde ai colpi di fucile, strade cieche al tradimento, insensibili alla morte, andasti a lavoro un martedi, e non tornasti. Cammino per le strade, vado di città in città cercando e cercando, chiedo di te con in mano una tua piccola foto: un sorriso antico illumina i tuoi occhi, dove sei!?! In un campo abbandonato, i tuoi occhi ciechi, il tuo corpo spezzato, i tuoi sogni intatti, andasti a lavoro un martedì, e non tornasti” (Canto popolare cileno)

 


Care madri, cari padri e persone di coloro che sono morte l’11 Settembre a New York, sono cileno, vivo a Londra e vorrei dirvi che forse abbiamo qualcosa in comune: i vostri cari furono assassinati come lo furono i miei; abbiamo anche la data in comune, l’11 Settembre, martedì 11 Settembre. Nel 1970 ci furono le elezioni, io avevo 18 anni e votavo per la prima volta; avevamo un bellissimo sogno, costruire una società in cui tutti potessero condividere il frutto del proprio lavoro e le ricchezze del paese. Così quel Settembre del 1970 andammo tutti a votare e vincemmo! C’era il latte e la scuola per i figli, terre incolte vennero distribuite ai contadini senza terra, le miniere di rame e carbone e le principali industrie divennero proprietà di tutti noi. Per la prima volta nella loro vita le persone avevano una dignità. Ma non sapevano quanto questo fosse pericoloso. Il vostro segretario di stato Henry Kissinger disse: “Non vedo come si possa stare fermi a guardare un paese che cade nelle mani dei comunisti grazie all’irresponsabilità del suo stesso popolo”: le nostre scelte democratiche, i nostri voti non erano rilevanti, il mercato ed i profitti sono più importanti della democrazia; da quel momento in poi il nostro dolore, il vostro dolore furono legalizzati. Il vostro presidente Nixon affermò che avrebbe fatto crollare la nostra economia, la CIA ricevette istruzioni di attivarsi per organizzare un’insurrezione militare, un colpo di stato; oltre 10.000.000 dollari furono stanziati per sbarazzarsi del nostro presidente Allende.

Amici, i vostri leader decisero di distruggerci: provocarono uno sciopero dei trasporti che finì quasi per paralizzare la nostra economia, bloccarono gli scambi delle merci nel nostro paese creando il caos, si unirono a quanti nel nostro paese non avevano accettato la nostra vittoria. I vostri dollari foraggiavano gruppi neofascisti che portavano la violenza nelle strade e mettevano bombe nelle fabbriche e nelle centrali elettriche. Incredibilmente la cosa non funzionò: nelle elezioni amministrative il consenso popolare addirittura aumentò. E cosa fecero gli Stati Uniti?!?

“L’11 Settembre i nemici della libertà hanno compiuto un atto di guerra contro il nostro paese e la notte è calata su un mondo diverso, un mondo dove la libertà stessa è sotto attacco” (Gorge W.Bush): L’11 Settembre i nemici della libertà compirono un atto di guerra contro il nostro paese. Alle prime luci dell’alba truppe corazzate avanzarono contro il nostro palazzo presidenziale, Allende e i suoi ministri consiglieri erano all’interno. Allende non fuggì mentre il palazzo della “Moneda” veniva bombardato: “Loro hanno la forza, potranno farci schiavi ma i progressi sociali non si arrestano né con il crimine, né con la forza, la storia è nostra ed è fatta dal popolo. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!. Fu assassinato. Martedì, anche noi accadde un martedì, l’11 Settembre del 1973, un giorno che cambiò le nostre vite per sempre.

Mi spararono a un ginocchio e poi mi sbatterono la testa contro l’asfalto lurido della strada, me la sbatterono non so quante volte, finchè non persi conoscenza. Un giorno in prigione mi issai sulle sbarre della finestra e vidi fuori un amico che veniva trascinato per le braccia, gli avevano spezzato le ossa, sanguinava dalle orecchie, poi lo assassinarono. Sapevamo dei campi di tortura comandati da ufficiali addestrati nelle scuole militari americane, sapemmo di quelli sbudellati, gettati dagli elicotteri in volo, di quelli torturati davanti ai loro figli e alle loro mogli; sapete cosa facevano? Collegavano fili elettrici ai genitali, mettevano topi nelle vagine delle donne, addestravano i cani a stuprare le donne. E poi sapemmo della carovana della morte, del generale che andava di città in città ordinando esecuzioni a caso, 30.000 persone furono assassinate, 30.000. Il vostro ambasciatore in Cile protestò per le torture, ma Kissinger replicò: “Ditegli di non mettersi a fare lezioni di scienze politiche”. Il generale Pinochet che aveva guidato il colpo di stato accolse ridendo il segretario di stato che si era congratulato con lui per il lavoro fatto.
Mi chiamarono terrorista, mi condannarono a vita senza processo né difesa. Fui rilasciato dopo 5 anni ma dovetti abbandonare il paese per la sicurezza dei miei amici. Ora non posso tornare in Cile, anche se ci penso continuamente: il Cile è la mia casa, ma cosa ne sarebbe dei miei figli?!? Loro sono nati qui a Londra, non posso condannarli all’esilio come fu per me, non posso farlo anche se con tutto il mio cuore vorrei tornare a casa.
S. Agostino diceva: “La speranza ha due bellissimi figli, lo sdegno e il coraggio: sdegno per le cose come sono, e coraggio per cambiarle.


Madri, padri e persone care di coloro che sono morti a New York, presto sarà il ventinovesimo anniversario del nostro martedì 11 Settembre e il primo del vostro, noi vi ricorderemo, spero che voi vi ricordiate di noi. Questa è la colpa di cui mi sento io stesso accusato: la conoscenza, il più insormontabile baluardo antagonista alle menzogne di un mondo occidentale che tenta con i propri deliri filo-fascisti di cancellare le nefandezze susseguitesi negli anni, con l’accusa di un eccessiva egemonia della cultura marxista…..la storia…..la verità…..la cultura….semplicemente sinonimi di giustizia. Pablo

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attacco alla libertà (ken loach 11 settembre)

“L’11 Settembre i nemici della libertà hanno compiuto un atto di guerra contro il nostro paese e la notte è calata su un mondo diverso, un mondo dove la libertà stessa è sotto attacco” (George W.Bush)

L’11 Settembre i nemici della libertà compirono un atto di guerra contro il nostro paese. Alle prime luci dell’alba truppe corazzate avanzarono contro il nostro palazzo presidenziale, Allende e i suoi ministri consiglieri erano all’interno. Allende non fuggì mentre il palazzo della “Moneda” veniva bombardato: “Loro hanno la forza, potranno farci schiavi ma i progressi sociali non si arrestano né con il crimine, né con la forza, la storia è nostra ed è fatta dal popolo. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!

 Fu assassinato. Martedì, anche noi accadde un martedì, l’11 Settembre del 1973, un giorno che cambiò le nostre vite per sempre.

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Sì alla missione di Zanotelli e Un Ponte Per.

Il mio appoggio all’impiego dei soldati italiani nella missione non-pacifista Onu
non è certo cieco,
saremo ben vigili,
che  tutte le promesse di funzionalità, d’intervento e neutralità siano soddisfatte.
 
Oltre ad approvare la missione appena scesa in campo,
diamo però piena adesione a ciò che Alex Zanotelli ha espresso come via più efficace e coerente per l’ottenimento di una pace duratura,
e qui riportiamo altrettanto condividendolo l’appello del comitato nazionale di un UN PONTE PER:
 .
 

.
*Abbattere muri costruire ponti*

*Trasformiamo la tregua in pace*

 

Siamo stati a Beirut in missione di pace per vedere la guerra dal basso,
con gli occhi di chi la subisce, come abbiamo sempre fatto in passato,
in Iraq, in Turchia, a Belgrado, ancora in Iraq.

Abbiamo visto la distruzione delle vite e del futuro cui giorno dopo
giorno la popolazione del Libano era sottoposta, abbiamo ascoltato più e
più volte la richiesta di cessate il fuoco immediato, abbiamo anche
ascoltato le aspettative che l’Italia facesse la sua parte da protagonista.

Il cessate il fuoco non è la pace, ma è la condizione affinché alla pace
si possa almeno aspirare, perché sino a che cadono bombe e partono
missili non vi è speranza e, giorno dopo giorno, si muore.

Il cessate il fuoco è arrivato, tardivo, reticente, ambiguo e fragile,
ma è arrivato. Subito i Libanesi sono ritornati nei propri luoghi ed
hanno cominciato a ricostruire. Ora è decisivo che le armi continuino a
tacere. Molte altre cose sono necessarie per la pace, ma la prima è che
tacciano le armi.

Per questo abbiamo gioito, con i Libanesi, alla notizia che un accordo
era stato raggiunto nel Consiglio di Sicurezza e che le parti in
conflitto lo avevano accettato.

Per questo non siamo contrari alla partecipazione italiana alla forza di
interposizione dell’Onu: perché è una delle condizioni perché il cessate
il fuoco continui.
 
Se questo non avvenisse sarebbe una tragedia ulteriore innanzi tutto per
i Libanesi, ma anche per tutti gli altri popoli del Medio Oriente, che
si potrebbe incendiare ulteriormente e anche per tutti noi, perché si
avvicinerebbe la profezia del cosiddetto “scontro di civiltà”.

 

Ma vorremmo anche dire che questa non è la nostra politica, che questa
non è l’Onu di cui ci sarebbe bisogno, che per costruire la pace ci
vuole altro.

Questa è la politica resa possibile oggi delle diplomazie degli Stati
che giocano sulla pelle dei popoli i propri interessi strategici, non è
la politica della pace.

La pace si fa anche a piccoli passi, è una costruzione politica che si
persegue giorno per giorno,  anche con i compromessi, cammina sulle
strade del possibile e chi vuole la pace, e non la “vittoria”, lo sa e
lo persegue. Ma la pace necessita innanzitutto di giustizia e di diritti.

 

L’Onu di cui ci sarebbe bisogno è una Onu affrancata dai veti, in grado
di richiedere il cessate il fuoco il primo e non il trentaduesimo giorno
di guerra, di chiedere il rispetto di tutte le proprie risoluzioni,  e
non solo di registrare gli accordi possibili tra i potenti.

La politica che vorremmo non è fatta da armi schierate tra altre armi,
ma di verità, giustizia, diritti.

 

Riteniamo che affinché la missione abbia successo riteniamo che occorra:

– una rigida neutralità. In questo senso desta preoccupazione la
esistenza di un trattato,stipulato dal Governo italiano precedente, di
cooperazione militare con una delle parti in campo. Questo trattato deve
essere sospeso almeno sino a che la missione è in corso.

– un forte rispetto della sovranità del Libano, che ospita la missione,
e che, solo, può definire le modalità di soluzione dei problemi interni
al paese, compreso il processo di disarmo di tutte le milizie.

– una chiara distinzione tra i compiti del contingente militare
nell’ambito di UNIFIL e le iniziative di sostegno al Governo, agli enti
locali e alla società civile libanese nella assistenza umanitaria  e
nella ricostruzione sociale e materiale del paese. Azioni che devono
essere rigidamente affidate ad una missione civile separata da quella
militare.

– che si prema su Israele affinché rispetti la risoluzione 1701,
togliendo il blocco navale e aereo e consegni le mappe dei campi minati
nel Sud Libano che impediscono la ricostruzione e un ritorno alla vita
normale di una grande parte di popolazione libanese.

– che non ci sia una “doppia agenda” e che la partecipazione italiana
non sia finalizzata a conseguire vantaggi economici per le imprese
italiane nel “business” della ricostruzione.

 

Per la pace in medio oriente.

– La pace in Medio Oriente necessita che si chiuda il capitolo tragico e
vergognoso del colonialismo europeo, con il riconoscimento delle
responsabilità storiche dei paesi colonialisti verso i popoli
colonizzati e la rinuncia ad ogni velleità di controllo, egemonia,
influenza. Per questo sollecitiamo ancora il Governo italiano a
promuovere azioni di scuse e di risarcimento verso i popoli della Libia
e del Corno d’Africa, vittime del colonialismo italiano di inizio secolo.

– La pace in Medio Oriente necessita di riconoscimento dell’altro e
delle sue culture. Per questo riproponiamo la creazione in Italia di un
Istituto di alta cultura sul modello dell’Istituto del Mondo Arabo di
Parigi.

– La pace in Medio Oriente necessita di disponibilità al dialogo con
tutti e in particolare con le rappresentanze liberamente scelte dai
popoli e a comprenderne e a confrontarsi con le loro ragioni, anche con
coloro di cui non si condividono le scelte. Per questo riteniamo
positivi i segnali politici lanciati in Libano e  in Palestina dal
Governo italiano e lo sollecitiamo a operare in questo senso anche in
Iraq. Anche nell’Iraq sprofondato nella guerra civile non c’è
alternativa al dialogo e alla conciliazione nazionale e l’Italia, dopo
il ritiro delle proprie truppe, potrebbe svolgere un ruolo positivo.

– La pace in Medio Oriente necessita che si ripristini la legalità
internazionale, con la fine di tutte le occupazioni militari, e il
riconoscimento dei diritti alla vita, alla libertà e al futuro di tutti
gli uomini e le donne che vi abitano a cominciare dagli uomini e le
donne palestinesi. Abbiamo a cuore il diritto alla sicurezza degli
uomini e delle donne che vivono in Israele al pari di ogni altro e ogni
altra, ma la sicurezza è la conseguenza della pace e della giustizia, e
non la sua premessa. Per questo sollecitiamo il Governo italiano a
sostenere la denuncia di Kofi Annan e del Governo libanese sull’uso di
armi illegali, anche favorendo una commissione di inchiesta dell’Onu
sulle violazioni occorse durante la guerra, a sollecitare il rilascio di
tutti i prigionieri illegalmente detenuti e a condannare ogni azione
rivolta ai civili.

– La pace in Medio Oriente necessita di una prospettiva di disarmo, a
cominciare dalle armi di distruzione di massa presenti in Medio Oriente
e non solo. Solo un processo complessivo di disarmo può impedire
ulteriori proliferazioni. Per questo sosteniamo la proposta di una
conferenza per un Medio Oriente libero da armi di distruzione di massa e
la richiesta di smantellamento dal territorio italiano delle armi nucleari.

– La pace in Medio Oriente necessita della convinzione da parte di tutti
che non sarà con le armi e con la guerra che si otterranno né la pace,
né i diritti, né la sicurezza. Per questo sosteniamo la proposta di una
conferenza internazionale per la pace in Medio Oriente con la
partecipazione di tutti i soggetti interessati.

– La pace in Medio Oriente, infine, necessita che la società civile
mediorientale che lotta, insieme, per la pace e la sovranità, per i
diritti, per la giustizia e per la democrazia possa crescere e
svilupparsi ed alimentare, nel dialogo con tutte le parti della società,
una prospettiva di sviluppo umano basato sui diritti di tutti e di tutte
che si imponga sugli autoritarismi e sui fondamentalismi. Per questo ci
siamo orientati a lavorare con le Organizzazioni Nongovernative locali
in tutti i paesi in cui siamo presenti sostenendo il loro operato e non
sostituendoci ad esse e invitiamo tutti a fare lo stesso.

 

La pace è lontana. Lontana dagli uomini e le donne che continuano a
morire in Iraq a decine senza che nemmeno più ce ne accorgiamo. Lontana
dagli uomini e le donne segregati a Gaza e nella West Bank . Lontana
dagli uomini e le donne che vivono in Israele, in Libano, in Iran, in
Europa, in Italia. Lontana dalle navi della disperazione che ogni giorno
approdano sulle nostre coste.

C’è molta strada ancora da fare. Speriamo che l’Italia, tutta, voglia
percorrerla. Un ponte per… con le poche forze di cui dispone ci sarà.

 

Il comitato nazionale di Un ponte per…

Sì alla missione di Zanotelli e Un Ponte Per. Leggi l'articolo »

Thuram e Veira: Quando il calcio è al razzismo

Per una volta guerrilla radio grida
Alè Blue!!!
Prima guerrilla-news dedicata alla camicia-rospo del post sotto.
 
 
 
CALCIO: THURAM INVITA 80 CLOCHARD IMMIGRATI A FRANCIA-ITALIA

Sugli spalti di Francia-Italia, mercoledì 6 settembre, a Parigi, ci saranno 80 spettatori che mai si sarebbero potuti permettere il biglietto di ingresso alla partita: sono immigrati senza fissa dimora invitati da Lilian Thuram, difensore dei blues. Il fuoriclasse francese, originario della Guadalupa, si è distinto già in diverse occasioni per le sue battaglie contro la povertà e in favore dell’integrazione.

L’anno scorso attaccò il ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy, che aveva definito «feccia» i giovani immigrati autori di una rivolta nelle banlieu, e lo accusò di avere adottato le posizioni xenofobe di Jean-Marie Le Pen.

L´attacco di Thuram alle politiche contro l´immigrazione di Sarko (così viene chiamato in Francia) è solo una delle tante voci che si levano contro il modello francese proposto dal ministro. Autore di un progetto di legge approvato il 30 giugno scorso dal Parlamento, Sarkozy, continua a portare avanti, con l´appoggio del suo partito l´Upm – i centristi che furono di De Gualle e ora di Chirac- un provvedimento (che porta il suo nome) che indurisce le condizioni di ingresso e di soggiorno per gli stranieri, privilegiando l’arrivo di migranti «qualificati».
 
leggitutto  thuram e viera,antirazzismo,comprano biglietti per,estracomunitari,extracomunitari.
 

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Quel Dottor Stranamore di Calderoli…

Sconfessata dalla vittoria della nazionale  francese sull’Italia
la teoria-troiata evoluzionist-nazista dell’ex ministro del centrodestra Roberto Calderoli,
l’eroe dei razzisti “padani” si fa dottor Stranamore,
invitando Bush ad una nuova Hiroshima in Beirut.
 
Come dire,
non c’è peggio al peggio in casa leghista,
(se questi sono i vagiti,
pardon i rutti dell’opposizione,
 cosa mai dovremo aspettarci i giorni dello smantellamento della Bossi-Fini???)
.
g.r.
 
 
 
 
 
Il vicepresidente del Senato: “Ahmadinejad unico possibile successore di Bin Laden”
E continua: “Manderò a Bush una t-shirt con le vignette satiriche sull’ Islam”
Calderoli a Bush: “Mandi un’atomica
per il compleanno di Ahmadinejad”


 
ROMA – Nuove gravissime dichiarazioni del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, che spinge Bush a lanciare “l’atomica su Teheran come regalo per il compleanno di Ahmadinejad” e definisce il presidente iraniano “unico possibile successore di Bin Laden”.

L’esponente leghista sceglie dunque l’ennesima provocazione per commentare le dichiarazioni di ieri del presidente statunitense, che definiva il capo di Teheran un “tiranno, che guida un paese più pericoloso di Al Qaeda”. “Condivido completamente le valutazioni del presidente Bush su Ahmadinejad – dice Calderoli – perchè è evidente che il successore, ammesso che l’interessato non sia già morto, di Osama Bin Laden non può che essere lui”.

E continua l’esponente della Lega: “Ma comunque, se fossi Bush, tenterei l’ultima azioni diplomatica: non so quando Ahmadinejad compie gli anni ma se è così appassionato del nucleare perchè gli Stati Uniti non gli mandano un’atomica per il suo compleanno? Magari innescata per posta aerea?”. Poi prosegue: “Allah sarà grande, avrà le fatwe a disposizione, ma l’atomica non ce l’ha, mentre Bush l’atomica ce l’ha e ne ha tante”

Conclude così Calderoli: “Ho inoltre deciso di mandare una delle mie magliette con le vignette (quelle satiriche contro l’Islam, ndr.) a Bush perchè è una delle poche persone serie che esistano al mondo, perchè ha capito il rischio che viene da chi, utilizzando la religione, vuole fare le crociate”. 
. calderoli razzista,lega leghisti,caderoli,b

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La missione non-di-pace italiana in Libano fa pulizia del dolore inferto.

Contaminati dal Congo non abbiamo distolto l’attenzione
dall’attrazione verso le dinamiche
che hanno portato alla sbarco dei nostri soldati in Libano sotto l’egida delle Nazioni Unite.
 
Chiarito l’ossimoro di una missione militare definita  di “pace”,
ma che in realtà prevede regole d’ingaggio per cui riteniamo inevitabile la battaglia,
guerrilla radio si dice soddisfatta per la pronta azione intrapresa dal nostro governo,
specialmente in un momento in cui l’Onu sembrava ancora imbarrazzatamente congelata nel suo stallo da veto.
 
La neutrale interposizione di soldati rappresentanti della comunità internazionale,
è la miglior premessa per la costruzione di un reale accordo di pace.
 
Proprio per questo,
è a meraviglia l’ha compreso perfino D’alema,
se la missione avrà successo i soldati dell’Onu dovranno essere mandati anche a Gaza,
e non solo, in tutta la Cisgiordania,
come da più di quarant’anni Arafat e i palestinesi richiedevano a gran voce,
soffocati dai continui veti statunitensi.
 
Proprio per questo,
temo che la missione non avrà successo,
in quanto Israele è contraria ad un accordo di pace giusto ed equo,
e vuole imporre con la forza la sua politica unilaterale di occupazione e confisca.
 
Prevediamo quindi purtroppo giorni incandescenti,
e forse conditi dai soliti attentati cui la matrice è oscura,
sebbene è noto chi è il primo mandante di attentati e “omicidi mirati” in medioriente…
 
Fra qualche giorno è l’undici settembre,
consoliamoci con il fatto che da questa missione l’Italia ricava soprattutto una ripulita della sua immagine a livello internazionale,
non più con le mani sporche di sangue iracheno,
ma con le maniche levate a lavorare affinché altro sangue non scorra per il martoriato popolo arabo,
da sempre nostro referente dall’altro lato del mediterraneo.
 
inshallah.
 
guerrilla radio

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