Febbraio 2006

IN ESCLUSIVA LA VIGNETTA ANTISLAMICA DI ORIANA FALLACI

“La signora Fallaci aveva detto di avere avuto dei problemi.
 L’ho aiutata seguendo il suo criterio interpretativo.
Infatti emerge, da questo disegno, tutta l’ignoranza che Oriana ha su questo tema.
Ci sono errori di italiano, forse è stata troppo negli Stati Uniti e con la  sua lingua di origine,
l’italiano, il toscano, ha evidentemente qualche problema.
 Il tratto indeciso, impreciso, è caratteristico dell’estrema impulsività di una persona
che è evidentemente satura di odio nei confronti di un mondo
che – è evidente – non conosce, o non conosce più, o forse non ha mai capito”. 
 
Vauro

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Vittoria! resuscitato lo Zombie, Diego Cugia torna in onda.

E’ stata proclamata Vittoria.
Le migliaia di mail di protesta,
e immagino le centinaia di telefonate inviperite a Radio 24,
oltre che alcune pressioni politiche dal centrosinistra,
hanno seppellito il direttore Santalmassi nella fossa della sua vergogna,
resuscitando il nostro zombie da un oltretomba di censura.

E la resuscita di Diega Cugia sospinta
da una grande mobilitazione di suoi sostenitori sul WEB
 è una prova in più di quale potenziale esplosivo
 racchiude  internet,
che  potrebbe essere la polveriera di possibili rivoluzioni in futuro, (ma non facciamolo sapere a Bill Gates)
laddove la verità è la prima vittima di un potere che vuole soffocare una democrazia.

Da lunedì 27 aprile torna libero di trasmettere il microfono di Cugia
torna libero il nostro pensiero,
sino a quando?
Si sa che la verità è scomoda,
in questi tempi di regime mass-mediatico
lo sa anche Cugia,
ma siamo certi non retrocederà di un passo
dinnanzi alle minacce di nuove censure,
anzi, sarà ben più motivato a contagiare la salubre menzogna,
sì perchè
perché come diceva Gianni Rodari
“Nel paese della bugia, la verità è una malattia”.
.
guerrilla radio

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A SORPRESA TORNA IN ONDA ZOMBIE DI DIEGO CUGIA

RADIO24: nessuno stop per zombie di diego cugia

Nessuno stop per Diego Cugia e il suo programma «Zombie», che lunedì 27 febbraio sarà trasmesso regolarmente su Radio 24: lo ha annunciato lui stesso.

«Radio 24 era e rimane libera: ho ricevuto sabato mattina – racconta Cugia in un messaggio diffuso anche sul suo sito – una davvero inattesa telefonata dal direttore di Radio 24, Giancarlo Santalmassi, che mi ha chiesto se ero disponibile a tornare al microfono, alle stesse condizioni contrattuali precedenti, continuando a produrre autonomamente il mio programma «Zombie» e a cedere i diritti di trasmissione a Radio 24».

In un primo tempo, Santalmassi aveva deciso la sospensione del programma fino al 10 aprile e aveva spiegato in una nota che preferiva togliere alibi a quanti, invece di parlare di problemi reali, preferivano perdersi in polemiche in una fase delicata come quella precedente le elezioni politiche. Tale scelta era dovuta in parte allo spazio dedicato sui giornali alle polemiche legate al programma di Cugia; l’autore però aveva rifiutato l’ipotesi di sospensione, perchè non offriva adeguate assicurazioni al ritorno del programma dopo il 10 aprile. Adesso c’è stato il chiarimento.

«Come già avevo pubblicamente assicurato – dice ancora Cugia – fino al giorno delle elezioni eviterò di approfondire argomenti strettamente politici e a partire dal 10 Aprile riprenderò la piena libertà di sempre, ossia quella che mi ero dato fino all’avvio della «par condicio»: parlare di tutto, a 360 gradi, evitando di diffamare chiunque, con dolo, e rispettando, come è mio costume, le opinioni di tutti. Ho quindi ringraziato Santalmassi, che condivide questa nota, e sono lieto di tornare a collaborare con Radio 24, una radio che, per quanto mi riguarda, si è dimostrata con questo ripensamento, libera da ingerenze, da qualunque parte esse provengano. Con l’occasione ringrazio gli oltre 10mila navigatori che nella giornata di ieri sono approdati nel mio sito www.diegocugia.com, e le oltre 25mila e-mail di solidarietà che ho ricevuto in questi tre giorni». Lunedì prossimo – conclude Cugia – «non avendo avuto il tempo di preparare i testi, ho ottenuto un lasciapassare dall’al di là per trasmettere in diretta dalla terra, con l’aiuto delle telefonate degli ascoltatori e delle canzoni eterne di tutti i tempi. Amen».
Grazie alla tempestiva segnalazione di Stefonta e le sue notizie nascoste.

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Diego Cugia censurato. Resuscitiamo il morto!

Adesso censurano anche i morti.
Certo, la voce di un vecchio zombie come Diego Cugia
può dar fastidio
 perchè sa farli resuscitarli, i morti,
sa risvegliare quelle coscienze defunte,
scandalizzare con l’arma più temibile:
l’audacia della verità.

La Par Condicio,
meglio 
Porco-indicio, se diventa una bestemmia così oltraggiosa
tanto da oscurare la luce di uno degli ultimi illuministi che hanno qualcosa da dire in Italia,
alla fine  è anch’essa uno strumento in mano al regime mass-mediatico,
nulla più.

Ma il direttore  Santalmassi di radio 24 nega che di problema di par condicio si tratta,
 e allora?

Forse la confindustria non può permettesi nella sua radio la presenza di un fuoriclasse della informazione?
di un poeta vestito da dj?
di un contraltare a tutta la mediocrità trash che ci propinano dal tubo catodico all’antenna della radio???

Michael Moore negli Stati Uniti trova sempre uno spazio dove potersi esprimere,
Pasolini aveva la prima pagine del Corriere,

Possibile che per Diego Cugia sia occlusa l’etere?

Tenetevi i vostri Fiorello,
i vostri Albertino dalle battute preconfezionate come i prodotti dei loro sponsor,
a queste uniformi di pagliacci  noi preferiamo un pierrot defunto,
ma che sa farci piangere o sorridere,
 incazzare o meditare,
con il solo accordo di una scrittura
che tocca le corde più armoniose del nostro cuore scordato.

Facciamo qualcosa,
mobilitiamoci,
organizziamo messe nere,
sette diaboliche,
affinche a questo zombie sia ancora permesso il contatto dall’aldilà.

Facciamo di più,
domani alle 1400, su radio24 dovrebbe essere messa in onda la sua ultima puntata,
sotterriamo di protesta l’indirizzo della redazione del direttore Giancarlo Santalmassi
affinchè torni sulle sue decisioni,
dissoterri i suoi buoni (iniziali) propositi
per non darla vinta almeno una volta alla  non-cultura-orwelliana del Grande Fratello
contro gli Scritti Corsari di un pasolini contemporaneo.

scrivi la tua  protesta alla redazione

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ASCOLTA L’ULTIMA PUNTATA DI ZOMBIE ANDATA IN ONDA

Puntata 35
zombie1 (DIEGO CUGIA DAL ZOMBORUM)

 

Per chi avesse piacere di rileggerla, vi ‘posto’ l’ultima puntata di Zombie andata in onda.

Diego Cugia

ZOMBIE

Puntata n.: 35 riveduta

Registrata il:Sabato 18 Febbraio e giovedì successivo

Data messa in onda: Venerdì 24 febbraio

Prima della sigla: Cari zomberos, piccoli e grandi ascoltatori di questa breve ma straordinaria avventura di Zombie che doveva durare dodici mesi. State per ascoltare il mio ultimo monologo introduttivo. A fine puntata, cercherò di illustrarvi brevemente qualcosa che per me è quasi inspiegabile. Un programma che viene sospeso anche se, a detta del direttore di questa Radio, non infrangeva la ‘par condicio’. E allora perché? Vi voglio bene, e non sapete quanto. Buona trentacinquesima e ultima puntata

 

ZOMBIE 35 riveduta

BLOCCO 1
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Su sottofondo:

ZOMBIE
Hola zomberos, qui Diego fu, morto non si sa più quante volte, isolato come una pannocchia di grano nel deserto, perché “fuoriposto” si nasce, è una curiosa condizione umana, come avere la pelle di un colore diverso da quello dominante. Devo farvi la domanda delle cento pistole: secondo voi, i compromessi servono a qualcosa o peggiorano la situazione? Vi dico la mia? I compromessi aiutano sommamente chi è già compromesso, per natura o per vocazione. Ma ai fuoriposto mai, anzi, peggiorano la loro già precaria condizione di rompiballe naturali. Mica parlo così per dire! Ma per vita vissuta. Nonostante io nasca come fuoriposto (così come c’è gente che nasce passacarte, o col corpo a forma d’impiegato, o con le Church lucidate sui piedini da neonato) nonostante questo -dicevo- ho sempre tentato, in situazioni di crisi, di arrivare a un compromesso. Sapete perché? Detesto i duri e puri, le vittime e gli eroi. Così evito come la peste i supermachos, quelli che si contendono entrambi i primati: della codardia e della spericolatezza inutile. Da ragazzi sì è un po’ tutti “duri e puri”, poi si cambia. In genere ci si compromette subito, al primo impiego. Altri resistono fino all’avanzamento di grado. C’è chi fa un enorme compromesso familiare (resto a vivere con mia mamma anche se ho 40 anni); oppure politico-ideologico: “non cambio partito, non mi conviene, anche se non condivido per nulla le sue alleanze e strategie”; i compromessi sono di tutti i colori, ed è inutile che io vi stia a tediare: li conoscete benissimo, ciascuno fa i suoi. Quello di cui voglio parlarvi è un’altra cosa: il branco. Metti, cioè, che io sia anche disponibile a fare un compromesso, pur di salvare il salvabile: impossibile, il branco ti perseguita ancora di più. Avete capito? Temo di no, non è facile. Per esempio: sono un cassiere e scopro inesattezze sui conti della mia azienda. Ammanchi, dico. Gravi. Potrei denunciarli alla Guardia di Finanza. Altrimenti qualcuno, un giorno, potrebbe denunciare me, che sono innocente. Scelgo un compromesso silenzioso. Ne parlo, con il dovuto garbo, al mio Presidente. Lui mi ringrazia, mi fa pot-pot sulla spalla, e mi chiede se ho intenzione di rivelarlo a qualcuno. “Ma no, altrimenti non ne avrei parlato con lei. Però bisogna ripianare quello strano buco!” Lui dice che non c’è nulla di strano, è un piccolo equivoco, voi pensate che è enorme, ma tacete. E il presidente, in serata, risolve: i conti, ora, sono a prova di verifica. Tornate nel vostro bugigattolo convinti di aver fatto la cosa giusta, il primo, piccolo compromesso della vostra vita. E il giorno dopo venite rimossi e destinati ad altro incarico. In capo a un paio di mesi, con una scusa, siete messi alla porta. Che vuol dire? Significa che il capobranco ha fiutato la pelle di un diverso, di un nato fuoriposto, e vi rispedisce subito da dove eravate venuti. Morale: i compromessi, per tutta una serie di esseri umani, invece di alleggerire appesantiscono il problema. Paradossalmente, lo denunciano. Tu che ne pensi, fratello? Un poeta satirico di La Spezia, dimenticato, Gino Patroni (uno che ha scritto la poesia “Sala operatoria” : Chi ha lasciato l’aorta aperta?) ha commentato così la tematica del compromesso: Se/stanco di vivere/ti manca il coraggio/di farla finita/ allora sdraiati/ su un binario morto. …Ecco, nel caso delle persone della razza mia, su quel binario morto, il treno arrivò in orario.
DISCO 1: L.Cohen: Waiting for the miracle

Su sottofondo:

ZOMBIE
Questa storia mi è tornata in mente quando Fini ha dichiarato che una volta ha fumato uno spinello. Una volta, una ventina d’anni fa, ho conosciuto uno spacciatore. Era italosvizzero, spacciava olio di hashish, dal nord del Marocco in America. Viveva in un Club Mediterranée, diceva che a nessuno sarebbe venuto in mente che un boss della droga si nascondesse in un Club Med. lo avevo vent’anni, ed ero andato in vacanza da solo. Mi misero nella sua stanza, e tanto feci, tanto dissi, che un giorno mi portò con sé, sulla sua Citroen-Maserati. Si faceva chiamare Karl, Karl con la kappa, come Marx. Imboccò a tutta velocità una mulattiera che non finiva più. Correvamo a strapiombo sul mare, incrociando, ogni tanto, qualche pastore marocchino. Karl diceva “Se per caso ne metti sotto uno devi fare marcia indietro e passargli sopra con le ruote, perché se lo ferisci e non 1’ammazzi quello spiffera la tua targa alla polizia e finisci in un carcere marocchino.” Pare che lui di queste “marce indietro assassine” ne avesse già fatte una mezza dozzina. lo lo guardavo stupefatto, mi sembrava una specie di Dylan Dog che sparava cazzate. Al tramonto ci fermammo tra mare e montagna. Mai creduto che fosse uno spacciatore vero. A dir la verità pensavo che fosse semplicemente pazzo. Invece, a un certo punto, vedo un piccolo yacht sulla riga dell’orizzonte, e una fila di gommoni neri come formiche che cominciano ad avvicinarsi alla costa. Contemporaneamente, alle mie spalle, dalla cima della montagna, mi raggiunge un suono di campanellini, tipo quelli delle renne di Babbo Natale. Alzo la testa, e nel silenzio assoluto di quel luogo incantato, vedo scendere una fila di marocchini sugli asinelli. Karl estrae una pistola e con gesti rapidi esorta i portantini a consegnare le bisacce di olio di hashish ai marinai che le ripongono sui gommoni. Io gli chiedo: “Che ti serve la pistola?” Lui risponde: “Spesso ci sono dei conflitti a fuoco durante la consegna”. Bene. Non è che c’è un autobus che mi riporta inditro vero? No, sulle montagne del Marocco autobus nisba. Il tutto, comunque, dura dieci minuti al massimo. Poi gli asinelli coi campanellini tornano a inerpicarsi sulla montagna, i gommoni riprendono il largo verso lo yatch, e Karl rimette in moto la Citroen Maserati. Il tutto senza più una sola parola. Al ritorno cantava e beveva a garganella da una bottiglia di Four-Roses. Vi giuro che ogni parola che vi ho detto è vera. Sullo sfondo c’era un paesino azzurro che sembrava deserto. “Quella è la stazione di polizia” m’indicò Karl. “Sono stati pagati per non affacciarsi alle finestre.” Scendemmo dai tornanti della montagna a tutta velocità. Una vecchia che camminava sul ciglio della mulattiera, con una cesta sulla testa, inciampò e cadde. Karl la evitò all’ultimo istante e io ringraziai Iddio per non aver dovuto assistere alla scena della marcia indietro. Quando tornammo al Club Med mi sembrò di essere uscito da un fumetto, invece era tutto vero. Karl era spiritoso e faceva ridere molte profumiere parigine e indossatrici di Tangeri che affollavano quel posto. Diceva di essere un rappresentante di scarpe da donna. lo solo conoscevo il suo segreto, ma l’avevo già rivelato al mio amico Jack Folla. Ormai lo sapete, non so tenermi un cecio in bocca…Comunque ho sempre avuto nei confronti della droga un odio istintivo, direi quasi intellettuale. Penso che certe allucinazioni o estasi
della mente si debbano raggiungere senza l’aiuto della canapa o degli acidi. Anzi, aggiungo che fu una mia scommessa da ragazzo. Con me stesso. Se scriverai almeno 5 libri, giuro che ti permetterò di provare la droga. Ne ho scritti nove, potrei farlo senza sentirmi in colpa coi miei ideali di ragazzo, ma se per esaltarmi già mi basta un piatto di tagliatelle, figurarsi che casini combinerei con quella robaccia in corpo.
Ero talmente estraneo ai segreti della roba che un giorno che Karl partì per le montagne dove trafficava hashish, tirai fuori da sotto il letto una scatola di latta dove sapevo che lui teneva quella per uso personale. Svuotai una Marlboro e la riempii interamente di erba, ignorando che andasse mescolata col tabacco. Accesi e la sigaretta s’infiammò. Tirai una, due volte, vidi la stanza girare come una trottola e collassai. Karl mi svegliò urlando dopo 48 ore, al suo ritorno. Mi cacciò dalla sua stanza e non mi rivolse più la parola. lo andai a mangiare da solo, avevo una fame da lupo. Oggi sono contento di essermi dimostrato un perfetto cretino sull’hashish e i suoi derivati. Anche se -trovandomi in questo limbazzo per atei morti- francamente non ho molto da ridere. Di Karl ricordo solo una cosa, il suo sorrisino perenne sotto i baffi neri e la sua disinvoltura. Non aveva famiglia e chissà che ne faceva di tutti quei soldi guadagnati così. Per quanto ne so potrebbe ancora gravitare su quel Club Med, e forse qualcuno di voi l’ha conosciuto, magari oggi ha la pancetta e qualche capello bianco. Mi sono sempre domandato come mai Karl si fidò di un ragazzo e lo fece assistere ai suoi traffici. L’unica risposta che mi viene è che anche i figli di puttana, certi giorni, si sentono soli.

DISCO 2: “Cocaine” Clapton

(sottofondo Vertigo)

ZOMBIE

“Mi chiamo Luca, un ragazzo di trent’anni, e sono un vero zombie. Ho avuto per due volte la leucemia, e mi sono sottoposto a trasfusioni di sangue infetto che oggi mi costringono a vivere come uno zombie, appunto. Sai avrei diritto al risarcimento previsto dalla Legge 210, ma non mi è stato dato: il premio andrà a mia madre, dopo che sarò morto. Oggi come oggi, io non sono più un uomo, ma un numero di pratica : rappresento solo un problema, anche per i medici di Pavia e di Taranto… perché, caro zombie, per morire bisogna andare anche in trasferta…Non ho più la forza per curarmi o per incazzarmi, ma lascio a te questa eredità. Per un breve periodo della mia vita mi credevo più fortunato degli altri perché avevo sconfitto la morte, oggi aspetto solo il giorno giusto per farla finita…”.
Stop. Bastano queste parole di Luca per capire che siamo di fronte all’ennesimo problema italiano irrisolto, sospeso, rimandato, dimenticato, rimosso.
E tu Luca, che non hai certo paura di me, ti becchi il mio abbraccio. Non sei uno zombie, ma una persona che sta ingiustamente soffrendo. Lì nell’al di voi, spesso, si soffre e si patiscono ingiustizie inaccettabili per chiunque abbia ancora un briciolo di cervello per rifletterci su.
Ho chiesto alla mia, diciamo così, redazione terrena, di comunicarvi cosa fosse la “Legge 210”. Ci fanno sapere che è una legge del 25 febbraio 1992, firmata Cossiga, Andreotti Presidente del Consiglio e il Guardasigilli Martelli. Prevede l’indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati; per HIV, e anche per danni irreversibili da epatiti post-trasfusionali.
In realtà, se lo sfortunato individuo che ha contratto la malattia muore prima, (è più che probabile), i 50 milioni di lire di allora previsti per “l’indennizzo”, vengono erogati al coniuge, al figlio minore, al figlio maggiorenne inabile al lavoro, ai genitori. Se il deceduto è minorenne ai suoi genitori.
All’inizio del ’96, le domande di indennizzo erano 28.000. Credo sia stato persino aumentato il personale dipendente per esaminare le pratiche. La competenza era poi passata alle Regioni, e, già a quel tempo, si parlava di legge “da migliorare”, si giudicava necessario intervenire a questo scopo sui Parlamentari. Secondo quella legge, per ottenere l’indennizzo, bisogna “provare il nesso causale” presso una Commissione medico-ospedaliera e si può fare la domanda dopo tre anni che si è contratta l’epatite, e dopo 10 anni per l’HIV. Nel 2001 per esempio, c’erano 6000 domande respinte, che “potevano, fare ricorso al Ministero della Sanità”. Oggi, un documento dell’Associazione Politrasfusi italiani ci informa che al 20 gennaio 2006, sono deceduti 2190 persone affette da epatiti e Aids. Con un comunicato la stessa associazione chiede al Parlamento interventi urgenti prima della chiusura delle Camere, di convertire in legge un decreto per un ulteriore indennizzo per gli emofilici ancora esclusi dalla “transazione”. E si indica nel 4 febbraio 2006 il termine in cui il D.L. avrebbe perso la sua efficacia, e la necessità dell’esenzione totale per i Politrasfusi dal ticket per la patologia e si domanda di informare di questo,con urgenza, le Regioni e le Asl.
Si chiede inoltre di aumentare in ogni caso l’indennizzo, ammettere tutte le istanze sinora respinte, affermare con chiarezza la natura reversibile dell’indennizzo in caso di premorienza di ogni soggetto, emanare i provvedimenti necessari, l’esenzione dal pagamento del ticket e…insomma, se qualcuno ne sa di più, ce lo scriva pure. Avrà risposto il Governo in atmosfera pre-elettorale, al grido di queste vittime del caso e della malasanità? Per informarvi meglio info@politrasfusi.it. Io sono sconcertato: Luca, grazie per avermi scritto, fatti forza, non mollare mai. Ti prego. In Italia tutti vivemmo a stento, ingoiando l’ultima denuncia, l’ultimo grido. Tirando calci al vento, tra invocazioni ed atti d’accusa. Ti vogliamo bene Luca. Davvero.

DISCO 3 :

Su sottofondo:
ZOMBIE
C’è una parola che viaggia spesso nelle conversazioni, una parola più abusata della cocaina e dei parcheggi riservati agli invalidi, dove ci posteggiano pure la cuccia del cane. La tremenda parola è Tutti. Lo fanno tutti. Lo dicono tutti. Sono tutti uguali. Ma chi lo conosce questo “tutti”? Il signor Tutti non esiste. L’onorevole Tutti è una balla. Tutti è la vostra resa, la vostra bandiera bianca. “Tutti”, già morti senza saperlo come dice Montale. Tutti, è un fucile carico in mano a un pazzo. Quello spara in aria e il passo successivo è dire che tutti i neri, tutti gli indios, tutti i greci e tutti i pechinesi sono di una razza tutta uguale di “tutti inferiori”. TUTTI è una condanna senza appello o un’ assoluzione in bianco. Ei, zombie in ascolto ma lo sai che forse non è vero che tutti i musulmani sono fanatici terroristi? che tutti quelli che vanno in discoteca si impasticcano? che tutti gli arbitri sono cornuti? E che tutti i romani sono ladri? Diciamolo a tutti che non è vero che “così fan tutti”. Con un pezzettino di musica, magari la pillola va giù. Così fan tutte. Parola di Mozart.
DISCO 4: Un frammento di “Così fan tutte”

STACCO a chiudere il primo blocco
Stacco:
ZOMBIE 35

BLOCCO 2
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Su sottofondo:
ATTENZIONE: PEZZO SALTATO PER LUNGHEZZA
ZOMBIE
Ben ritrovati all’inferno, fratelli autozombati. Da quando vi state mettendo in fila sul sito Internet per ricevere il cedolino numerato in progressione (anche se lo fa uno ogni cento che ascoltano) mi rendete immensamente felice. E mi fa felice ancora di più chi scrive una breve bio sotto a quel numero Zombie. Sono un’infermiera ventiquattrenne…Sono un operaio un po’ ignorante ma mi piace molto trovarmi qui con voi…sono Don Zombie, un prete di 34 anni…e io, da quaggiù o da quassù, insomma dalla dimensione zombie, che mi commuovo come mia nonna quando cantava Ann Miller, poi ve la metto…Peccato che molti non scrivano nulla. Descriversi in 5 righe è per alcuni riduttivo, io lo trovo esaltante. E poi c’è la conoscenza, fratelli. Se un sito non serve anche a conoscersi non serve affatto. Anche se Zombi 800 dice una cosa meravigliosa, poi non è che uno per forza vuol sapere che faccia ha, o quanti anni ha, se fuma o se beve…A proposito, credo che l’800 o giù di lì fosse uno, anzi, sia uno di superdestra. E mi sono scompisciato a leggere i post di replica ai suoi. A Ottocé falla finita. Ottocé! Che sembrava la battuta del povero marziano a Roma di Flaiano, che finita la novità di un marziano a Via Veneto, due ragazzetti in motoretta gli gridarono “A marzià!” Va bene, continuate a iscrivervi e a conoscervi, mi raccomando. Ora Ann Miller, dagli schermi di tanti anni fa…eccola che scende ai microfoni delle stelle…amen!
DISCO 5: Da “Cinema” –Ann Miller

Su sottofondo:
ATTENZIONE: PEZZO SALTATO PER LUNGHEZZA
ZOMBIE
Questa notizia non la troverete facilmente. Dentro non c’è puzza di Grande Fratello, non ci sono marchette occulte agli stilisti, non c’è nemmeno una spruzzatina di morbosità. La notizia, semplice semplice, proviene da un paese che si chiama Roccadaspide, in provincia di Caserta. Una signora di 46 anni che gira su una sedia a rotelle ha bisogno di incontrare il medico per farsi assegnare delle prescrizioni. Il medico però è andato in vacanza e la struttura sanitaria non ne ha dato comunicazione agli assistiti. Così per due volte di seguito la signora in sedia a rotelle va in ambulatorio e per due volte di seguito torna indietro senza ricetta. Allora, per non fare un terzo tentativo a vuoto, decide di telefonare. Stavolta il medico è tornato. Anzi, è all’altro capo del filo. Ma si vede che è nervoso. Comincia a gridare che non si deve più permettere di disturbarlo in ambulatorio. La signora rimane sconvolta. Si fa accompagnare alla visita da una cugina. Come il medico la vede, si scusa. “Avessi saputo che stavo parlando con una persona disabile non sarei stato così sgarbato”. Ma la cugina della signora trova la battuta infelice. E replica che quel trattamento non dovrebbe essere riservato né ai disabili né agli altri pazienti. Risultato: il medico prende d’aceto e la sbatte fuori dall’ambulatorio davanti a decine di persone in attesa. La notizia è tutta qua. Non ci sono morti, né feriti, né corna tra veline e calciatori. Solo un bell’esempio infiocchettato d’inciviltà. Per la cronaca, ripeto il nome del paese: Roccadaspide, provincia di Caserta. Tante volte uno si trovasse a passare da quelle parti e avesse necessità urgente di un medico… finchè la Asl di zona non lo sbatte a lui fuori dall’ambulatorio. Insciallah.

DISCO 6:

ZOMBIE
Per caso la mattina vi manca il gas per accendere il focherello sotto la moka? Tastate i termosifoni che vanno a singhiozzo con un grado di temperatura in meno? Avete già cominciato a odiare con tutte le vostre forze tovarisch Putin, gli ucraini, le matrioske e i colbacchi sintetici? Datevi una calmata perché siete i soliti privilegiati piantagrane. In Somalia, dove praticamente il gas non hanno mai saputo che cos’è, adesso manca pure l’acqua e, piuttosto che crepare disidratata, la gente ha cominciato a bere la propria pipì, come faceva la Brigliadori per bellezza, ma qui lo fanno per siccità e senza un gridolino. Secondo l’organizzazione non governativa Oxfam, ci sono migliaia di famiglie che sopravvivono con una tanica da 20 litri d’acqua per tre giorni. Che equivale a tre bicchieri d’acqua a persona per bere, cucinare e lavarsi. E invece di fare come voi che quando il gas scarseggia, il caffè ve lo andate a sparare al baretto sotto casa (dove vi pappate pure la brioche), in Somalia per trovare l’acqua si fanno anche 70 chilometri a piedi, con 40 gradi all’ombra. Siccome però ogni maschietto nella società somala conta due, la scarpinata se la fanno prevalentemente le donne (che contano zero) in mezzo a bande di ribelli armati, ladri e stupratori. Va avanti così dal 1991, da quando non esiste più un governo. Da quando i Signori della Guerra spazzarono via Siad Barre, che era un dittatore ma un grande amico dell’Italia. E al quale, in nome di questa straordinaria amicizia, abbiamo regalato una montagna di quattrini sotto forma di aiuti per la cooperazione, navi da pesca, pozzi, automobili, trattori, e pure cisterne per trasportare l’acqua. Naturalmente, tutto quello che Siad Barre non s’è cuccato o rivenduto mettendo i soldini al pizzo in quel paesello che sta di là dalle Alpi, se lo sono cuccato o rivenduto i Signori della Guerra. E adesso, quando viene la siccità, buona pipì a tutti. Tanto noi siamo sempre quelli del baretto sotto casa…i furbetti del fornellino.

DISCO 7:

 

ZOMBIE
Apro a caso un libro di Baudelaire…Tutte le opere nei Meridiani, nuovo-nuovo…Pronti? Via. Leggo il primo verso che mi salta agli occhi: questo:
…Scendete, scendete, vittime lamentevoli
scendete per la strada dell’inferno infinito
giù nel più fondo abisso tuffatevi: lì, insieme
flagellati da un vento che non viene dal cielo
ribollono i delitti come un sordo uragano!
Ecco, vi ho insegnato un metodo efficace per riconoscere un grande poeta da uno mediocre. Aprite a caso la sua opera completa. In quella del mediocre zoppicherete infinite volte, in quella di un Baudelaire, precipitate su due piedi all’inferno, immediatamente! Ci rivediamo tra le fiamme e i forconi fra un paio di minuti, zomberos abbrustoliti!
Stacco chiusura secondo blocco.
Stacco:

ZOMBIE 35

BLOCCO 3
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Su sottofondo:
ZOMBIE

C’é un uomo sempre presente nella mia vita, si chiama Bartleby. Persona riservata, un po’ sciatta nel vestire. Di mezza età, media statura, media estrazione, silenzioso, modesto. Una persona che poteva esserci o non esserci.
Inutile, quasi invisibile. E’ un americano e da giovane aveva lavorato in un ufficio postale, come addetto alle ‘dead letters’, le lettere smarrite. Quello che doveva fare era semplicemente prendere tutta questa corrispondenza mai arrivata a destinazione e bruciarla, cancellarla. Ma ogni lettera che bruciava, per lui, era una specie di delitto: ognuna un viaggio interrotto, un messaggio che poteva salvare una vita, cambiarne un’altra, forse il denaro di un riscatto, o un anello che doveva giungere ad una mano amata. Ogni lettera conteneva un destino spezzato. E quello che doveva fare lui era finire il lavoro: uccidere anche l’ultima speranza.
Bartleby, un giorno, si licenza, ma quelle lettere gli rimangono impigliate fra i pensieri per anni, anche quando lo assume un avvocato di New York che aveva l’ufficio proprio in Wall Street. (Sto parlando di un epoca in cui i documenti si copiavano ancora a mano) e all’inizio Bartleby macina una grande quantità di lavoro: copia pagine su pagine, non lascia una pratica incompiuta, scrive alacremente, giorno e notte. Una brava formichina della burocrazia. Della sua vita fuori dall’ufficio non si sa nulla. Solo lavoro a testa bassa.
Poi un giorno succede una cosa: l’avvocato lo chiama e lo invita a controllare una pratica assieme a lui. Ma Bartleby, ritto in piedi di fronte al capo gli risponde: -Preferirei di no.- L’avvocato rimane senza parole: -Come, preferirei di no?!,- ma lui nulla, irremovibile. Gli ripete un paio di volte che preferirebbe di no, poi gira i tacchi e se ne torna alla sua scrivania. Da quel momento in poi Bartleby sembra un disco incantato, un meccanismo inceppato, per sempre. I giorni che seguono la scena si ripete: -Può venire a rileggere queste copie? – Preferirei di no. -Può esaminare questa pagina con me? Preferirei di no. – Mi farebbe questa commissione? -Preferirei di no. -Puòvenire nell’altra stanza? -Preferirei di no.
Preferirei di no. Preferirei di no. Bartleby preferirebbe di no. L’unica cosa che continua a fare è copiare meccanicamente i documenti sul suo tavolo. Copiare,… forse era un lavoro meccanico che si era autoinflitto come punizione per tutte quelle lettere bruciate; solo ricopiare. Altre mansioni, no, grazie.
L’avvocato scopre che Bartleby non ha casa e che dorme nell’ufficio, rimanendo lì anche dopo il lavoro. Gli fa qualche domanda, lo vede solo e lo vorrebbe aiutare, ma lui ‘preferirebbe di no’. Così, lo lascia fare; non può far
altro, non capisce; quest’uomo gli ha tolto ogni risposta. Una mattina poi, Bartleby preferirebbe anche smettere di copiare. L’avvocato, a questo punto cede: lo licenzia. Ma lui ‘preferirebbe di no’, e se ne torna alla sua scrivania. Un ingranaggio bloccato, contro ogni logica, se ne sta lì seduto; e non lo puoi licenziare, non lo puoi insultare, non lo puoi capire, non lo puoi aiutare. L’attività si trasferisce in un’altro ufficio, ma nulla: Bartleby preferirebbe di no, non si sposta. I nuovi inquilini dell’ufficio alla fine, stremati lo fanno portare via dalla polizia.
Bartleby il pazzo finisce in un istituto psichiatrico, il lunatic asylum. Bartleby, l’angelo spezzato, pian piano preferisce smettere di parlare, poi di mangiare; infine preferisce lasciarsi morire in un angolo del cortile del manicomio, rannicchiato come un bambino.
Forse, mentre muore, gli tornano in mente tutte quelle lettere per cui lui è stato l’ultimo boia, quelle frasi che non hanno mai colpito il loro bersaglio, ma che l’hanno perseguitato lui, sempre. La sua morte in vita.
Che questa storia sia vera o no, non ha importanza. lo l’ho sempre amata, ho sempre amato Bartleby con grande stupore, Bartleby che era un angelo sbagliato come tanti, ma con una sua risposta che riusciva a incrinare il cielo.
L’ho amato per il suo modo di bloccare la logica, di rivoltare il mondo; per avermi fatto vacillare sempre, ogni volta che rileggevo le pagine in cui Melville racconta la sua storia; per avermi fatto venire i brividi con la forza disperata che serve per riuscire a dire… ‘preferirei di no’.

DISCO : Disco “C’è chi dice no’ Vasco Rossi

Cari amici, nemici, “zomberos” di tutte le età. Non è facile spiegare quel che neanch’io ho capito. Non so nemmeno se questo testo andrà in onda. Ho ricevuto da parte della direzione di Radio 24 la notizia che questo programma sarà sospeso a partire da lunedì prossimo, 27 febbraio, e che Giancarlo Santalmassi avrebbe annunciato lui stesso, al giornale radio del mattino del 27, di aver chiuso Zombie. Siamo già da tempo in par-condicio, e abbiamo avuto il benestare del direttore su tutti i copioni, compresi quelli che non andranno più in onda. Quindi, la par condicio non c’entra. Naturalmente, anche se già morto, ho lottato contro questa decisione francamente assurda con tutta l’energia vitale di uno zombie. Ho proposto che, fino al 10 Aprile, giorno delle elezioni, non solo avrei stralciato ogni e qualsiasi riferimento a parlamentari e partiti. Ma non avrei proprio parlato di politica. Nulla da fare. Così, martedì scorso, ho alzato le mani dal computer in segno di resa e ho smesso di scrivere. Ho naturalmente rifiutato la remotissima possibilità di riprendere Zombie su Radio 24 dopo il 10 Aprile. Perché…

…Perché… Caro Direttore, così come ti ho detto sì tutte le volte che mi hai chiesto qualcosa, (non sono un duro e puro e conosco il Paese in cui vivo), e dopo una delle più brutte notti della mia vita, ti rispondo con un fermo, sereno e ragionato “No.” Ricordi la campagna di noi autori e registi contro gli spot assillanti che “interrompevano l’emozione” delle opere? Mi stai chiedendo uno spot di puro silenzio lungo quattro settimane, 2000 minuti di nastro che fruscia, un oscuramento cupo e apparentemente inspiegabile. E anche se, come scrivi, le critiche a questa censura sui giornali non durerebbero più di una settimana (anche meno, aggiungo io, e forse neppure ci saranno) dimentichi di aver tradito te stesso e la tua autonomia, un tuo autore, e soprattutto un pubblico crescente di migliaia e migliaia di ascoltatori ai quali, dopo 40 giorni di deserto, non puoi dire “Oilà, eccoci tornati, abbiamo scherzato! Siamo indipendenti a corrente alternata!” E questo ammesso e non concesso che questo programma l’avresti fatto effettivamente tornare. Tu, l’editore, e l’editore dell’editore.
“Zombie” non era affatto un programma politico, ma un manifesto poetico in cui si riconosce (e trova sollievo dalla propria solitudine) un pubblico vasto e eterogeneo dai venti ai novant’anni, e di ogni ceto sociale. Quale credibilità avrei più nell’accettare non un piccolo compromesso, ma addirittura un oscuramento totale? Non infrangendo la ‘par condicio’ il problema è un altro. Ti aspetteresti adesso che io dica che Zombie non può vivere in una Radio 24 che ha alle spalle Confindustria. Invece io sono proprio convinto del contrario. E’ proprio la nostra piccola grande industria, i dirigenti, gli operai, gli impiegati, i manager, che in Italia hanno bisogno di una ventata di notizie senza guinzaglio, di poesia, di musica e di libertà. Hanno bisogno di alzare la testa, di guardare oltre i confini, e di ritrovare se stessi, e con la dignità, voglia di darci dentro e lavorare. Il Paese delle idee è fermo. E questo contagia il Paese della produttività. Il sogno collettivo è un ricordo degli Anni del Boom. I lavoratori italiani, tramontate tutte le utopie, subiscono dalla TV il meno che c’è. Un finto pieno, com’è finto il benessere, in realtà un vuoto reazionario, sì, un vuoto pericolosissimo, soprattutto per le piccole e grandi imprese. Zombie poteva e doveva vivere proprio qui, a Radio 24 il Sole 24 ore, senza essere mai interrotto da nessuno, perché era un piccolo spazio di libertà creativa, e perché non ha infranto la legge. Interrompendolo s’interrompe la fiducia. Fra te e me, direttore. Fra gli ascoltatori e Zombie. Ma tu, direttore, sei stato irremovibile, mi hai dato del sordo che non vuol sentire, e ci sospendi. Fallo a testa alta e guardandomi negli occhi. Io ti sto rispondendo a viso aperto con la testa un po’ reclinata (perché mi stai facendo molto male) ed entrambi sappiamo che tu solo, da domani, avrai un microfono per spiegarti. Ma io so che non te ne approfitterai. Perché non puoi fingere che è stato commesso un errore. Questo piccolo programma non è il malessere da strappare o da occultare. Questo programma ha importato il malessere che cova sotto le braci, e lo trasforma in qualcosa di più creativo, e non più di auto-distruttivo. Era una piccola sveglia. A volte, lo capisco, le sveglie irritano e fanno male, ma sono sempre salutari. Invece c’è chi preferisce puntare su questo lungo sonno. Sul letargo. Sul vuoto.
Ma va bene così, ho vissuto un solo mese, e “da morto”. E mi risolleverò da questa ennesima porcata: quella di chi gestisce, male, e con la benda sugli occhi, il sistema della comunicazione e dell’informazione in Italia. Al diavolo i presunti martiri. Così va’ il Paese, bellezza!
Ringrazio prima di tutto il mio 85 enne amico Franco Rispoli, giornalista professionista, tutto ringalluzzito perché non gli capitava più dal ventennio di essere censurato, e i giornalisti Andrea Purgatori che ha di nuovo rimbalzato contro il muro di gomma di questo tremolante e smarrito Paese, e Valeria Serra, giornalista free-lance dagli oceani e dal Sud del mondo, Stefano Micocci, primo collaboratore, che di musica è un enciclopedia vivente, Luciano Francisci che ha realizzato tecnicamente e musicato dolcemente le mie parole, il ventiquattrenne Gabriele Policardo che aveva appena iniziato a fare pratica d’autore. E naturalmente voi tutti, un pubblico vastissimo, dai 15 ai novantanni, trasversale, vagabondo, poetico e senza etichette, oltre ogni stupido vicolo cieco sinistra/destra, che mi aspettava da tre anni di censura della radio pubblica, e si è rifatto vivo con una tempestività struggente. Grazie, mi dispiace davvero che sia durata così poco. Avevo una montagna di cose da dirvi e da darvi ma non possiedo una radio nazionale (a proposito, c’è qualcuno che ci ospita? Non siamo barbudos, siamo professionisti intelligenti e per bene, e ci facciamo la doccia tutte le mattine e abbiamo i nostri bravi pantaloni grigi e i golfini blu) oppure magari, chissà, potrei attrezzarmi come uomo-sandwich, e battere pianure e città con una lampadina rotante in testa, un megafono e l’organetto. Al Gruppo Sole 24 ore-Confindustria e a Giancarlo Santalmassi, direttore di Radio 24, che avevo già ringraziato pubblicamente per avermi ridato la libertà di esprimermi, lascio un punto interrogativo alto come l’Everest. E a tutti voi la Guerra di Piero di Fabrizio De André, e un segno sulla fronte, un marchio azzurro per riconoscerci la prossima volta, una piccola zeta, che in greco antico vuol dire “è vivo”. A tutti, un appuntamento sul sito Internet, www.diegocugia.com per rimanere in contatto. Alla prossima, speriamo un po’ più lunga e meno tribolata trasmissione. Grazie a tutti!
d.c.

GUERRA DI PIERO
Su guerra di piero titoli di coda

FINE

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ADDIO ZOMBIE: CLAMOROSO, CHIUDONO IL PROGRAMMA DI CUGIA

LETTERA DI WALTER VELTRONI
zombie1 (diego cugia dal zomborum)

Credo di non violare la privacy, pubblicando un’inaspettata lettera di Walter Veltroni, sindaco di Roma, da sempre vicino ai temi della Comunicazione e della Cultura:

“Caro Diego,
mi dispiace davvero molto che Zombie abbia potuto parlare per così poco tempo. O forse, in realtà, addirittura si potrebbe dire il contrario e non sarebbe poi così paradossale, e cioè che il tempo per parlare veramente, in questi anni in cui si preferisce la parola che non dice, è stato molto.
Non è difficile immaginare come ci si sente quando si pensa di essere solo all’inizio di qualcosa che hai ritrovato -per esempio uno spazio radiofonico libero e il rapporto diretto con i tuoi ascoltatori, quelli di sempre e quelli che si sono aggiunti giorno dopo giorno- e ti dicono invece che per ora sei già alla fine. Però, Diego, anche se questa esperienza forzatamente si è conclusa “quella montagna di cose da dire e da dare” troveranno un altro luogo per essere dette ed essere date. Se Zombie è nato dalle ceneri di Alcatraz dalle sue ceneri nascerà quello che tu deciderai. E che tutto questo avvenga il prima possibile e senza interruzioni. E’ un augurio che faccio a te e a tutti noi che ti vogliamo stare a sentire ancora per tanto tempo.” Walter Veltroni

 

 Anche Radio 24 censura Diego Cugia, “padre” di Jack Folla

Intervista con l’autore
di Salamandra
Come mai hanno deciso a Radio 24  di chiudere la tua trasmissione Zombie?Dai fastidio a qualcuno?
“Dare fastidio a qualcuno è probabile. Se uno esprime libere opinioni è inevitabile andare a cozzare le libere opinioni di un altro. Ma da questo a diffamare , offendere, o scandalizzare ce ne corre. Il programma doveva durare un anno e il contratto prevedeva oltre 200 puntate. E’ stato interrotto alla 35esima, nonostante gli ascolti sempre in crescita e valanghe di telefonate ed e-mail. Buffo no?”

Ma anche in una radio privata si cerca di estendere un concetto del tutto particolare della par condicio?
“Ti stoppo subito! E’ lo stesso direttore della radio, Santalmassi, a dichiarare che io rispettavo la par condicio. A non essersi sentito rispettato è probabilmente qualche potere forte, che in questo bailamme elettorale ne approfitta per azzittire una voce libera.”

Ora cercherai di emigrare da qualche altra parte?
“Sono un laico, ma mi sento come un “clericus vagans”. Ho sempre la valigia  pronta e mi sono anche un po’ stufato.”.

Al padre di Jack Folla, che evadeva da Alcatraz, cosa resta da fare in questo regime mediatico berlusconiano?
“Continuare a resistere esprimendo tutto il proprio dissenso da un sistema dell’informazione scioccamente bendato. E’ chiaro che, se neanche una radio privata regge più il peso delle libere opinioni , resistere è sempre più difficile. Ma mai abbassare la testa.”

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ONOREVOLI MAFIOSI: MARCELLO DELL’UTRI

Dell’Utri, Marcello 

Senatore della Repubblica. Eletto nel 2001 nel collegio più chic di Milano. La legislatura precedente era deputato. Tra i collaboratori più vicini a Berlusconi fin dagli anni Settanta, è considerato l’´inventore, nel 1993, di Forza Italia.

• Accusato di bancarotta fraudolenta per il crac Bresciano (un’azienda del discusso finanziere siciliano Filippo Alberto Rapisarda).
• Arrestato nel 1995 dai magistrati di Torino per le false fatture di Publitalia (la società che raccoglie pubblicitò per le tv di Berlusconi). Indagato per i fondi neri di Publitalia anche a Milano (nel 1994 aveva evitato l’arresto solo grazie alla soffiata del Tg5 di Enrico Mentana, che dando la notizia aveva fatto cadere le esigenze di custodia cautelare). è stato condannato definitivamente a 2 anni per frode fiscale e false fatturazioni a Torino (false fatture Publitalia); ha patteggiato 6 mesi a Milano per altre vicende di false fatture Publitalia.
• A Milano è stato condannato per estorsione aggravata (per aver mandato il boss di Cosa nostra Vincenzo Virga a fare il “recupero crediti” nei confronti di Vincenzo Garraffa, titolare di una squadra di pallacanestro sponsorizzata da Publitalia).
• A Palermo è stato condannato a 9 anni in primo grado per concorso esterno nell’associazione mafiosa Cosa nostra e processato per calunnia aggravata nei confronti di alcuni collaboratori di giustizia (Dell’Utri aveva assoldato due falsi pentiti perchè raccontassero di essere stati convinti in carcere ad accusare Dell’Utri di mafia).
• A Madrid, in Spagna, è accusato di gravi irregolarità nella gestione di Telecinco.

Complessa la sua vicenda processuale, costellata di leggi su misura. A Torino, nel 1998, è condannato in appello a 3 anni e 2 mesi per false fatture e frode fiscale continuata della società Publitalia. Ma prima che la sentenza diventasse definitiva, il Parlamento (a maggioranza Ulivo) approvA in tutta fretta una legge che permetteva il patteggiamento anche in Cassazione: Dell’Utri la usa, rimediando uno sconto che ridusse la pena a 2 anni e 6 mesi, sotto la soglia dei 3 anni oltre i quali si deve entrare in carcere. Restava aperto il problema delle pene accessorie: 5 anni d’interdizione dai pubblici uffici. Perso, in forza di quella pena, il seggio in Parlamento, Dell’Utri sarebbe finito in cella, perchè nel frattempo i giudici di Palermo avevano chiesto il suo arresto per la vicenda dei falsi pentiti. Dell’Utri chiede allora che gli sia applicato l’indulto del 1989 (anche se gran parte dei reati contestati sono successivi). La Corte d’appello di Torino respinge la richiesta, ma poi la Cassazione l’accoglie: così niente pene accessorie, niente arresto. La pena definitiva scende ancora, in sede d’esecuzione, a 1 anno e 8 mesi (sotto la soglia dei 2 anni, quindi senza neppure l’obbligo dell’affidamento ai servizi sociali), perchè il governo Amato (centrosinistra) depenalizza alcuni reati fiscali e finanziari. Da Milano, intanto, arrivano altre piccole pene per false fatture e falso in bilancio, considerate ´in continuazione con la condanna di Torino. La pena complessiva, dunque, risale oltre i 2 anni. Ci pensa la nuova legge sul falso in bilancio (2001, governo Berlusconi), che risolve il problema. A Palermo i due processi d’argomento mafioso (quello per concorso esterno squaderna una imponente mole di prove della vicinanza tra Dell’Utri e Cosa nostra) arrivano alle fase finali, quando una apposita legge (quella cosiddetta ´d’attuazione dell’articolo 68 della Costituzione, che con il contributo del verde Marco Boato dilata a dismisura i privilegi e le immunità dei parlamentari) si rendono inutilizzabili, nei confronti di deputati e senatori, i tabulati telefonici. Proprio i tabulati erano la prova dei contatti tra Dell’Utri e i falsi pentiti assoldati per azzerare le accuse di mafia. L’accusa si oppone a gettare alle ortiche quelle prove, perchè raccolte comunque prima del provvidenziale arrivo della legge. Il processo è continuato.
Tutto questo non ha impedito a Silvio Berlusconi di candidarlo al Senato, nel collegio più centrale di Milano. Marcello lo aveva confessato in tv: “Mi candido per legittima difesa”. Tra un processo e l’altro, si atteggia a uomo di cultura: il 20 giugno 2003, per esempio, ha inaugurato la Biblioteca del palazzo del Senato, alla presenza del presidente del Senato Marcello Pera e del capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Ed è responsabile della scelta dei candidati di Forza Italia per le elezioni politiche del 2006.

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Mimun e Calderoli, quale democrazia può partorire queste menti?

aggiornamenti:

CALDEROLI INDAGATO A ROMA

L’ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli e’ stato iscritto sul registro degli indagati della Procura di Roma per i reati di “Offesa alla religione dello Stato mediante vilipendio di cose” (art. 404 cp) e di “Delitti contro i culti ammessi nello Stato” (art. 406 cp). L’iscrizione e’ successiva alla segnalazione, avvenuta sabato, di un articolo di stampa.
L’indagine e’ affidata al pm Roberto Cucchiari. Al vaglio dello stesso magistrato anche la denuncia presentata dall’avvocato Tommaso Mancini per il reato di “atti ostili verso uno Stato estero che espongono lo Stato italiano al pericolo di guerra”. (AGI)

Gheddafi junior all’Italia: «Fermate quel ministro razzista»

18.02.2006

11 morti e decine di fer

 

11 morti e decine di feriti,
questo il bilancio di sangue in seguito agli scontri
di ieri notte a Bengasi fra la polizia libica
e un migliaio dimostranti che cercavano di assaltare
il consolato italiano
inferociti dalle imbecilli provocazioni di Calderoli.

Chi fomenta l’odio religioso in una società che si definisce civile
viene messo in disparte, emarginato.

Noi invece li facciamo ministri.

E ora ne paghiamo le conseguenze,
perchè temo che gli episodi di ieri siano solo l’inizio,
l’immagine dell’Italia già duramente provata
dalla nostra sudditanza e criminale complicità
 agli Stati Uniti,
 in quelle guerre tramite cui pretendiamo di esportare
i nostri sublimi valori democratici,
(gli stessi da cui che poi partoriscono
illuminate menti come quella del ministro della lega)
sarà ulteriormente danneggiata da questa inopinata iniezione di intolleranza.

Non voglio pensare di trovarmi dinnanzi
durante i mie viaggi
qualche folle estremista religioso che mi sventaglia un coltello dinnanzi
domandandomi se la penso come il Calderoli…

Propongo di esportare Lui al posto della nostra democrazia,
potremmo spedirlo in Pakistan,
già li vedo,
lui e Bin Laden che si alternano sul cucuzzolo della montagna
a salmodiare odio razziale e religioso.

Spediamocelo presto,
senza timore che se lo mangino vivo,
si sa,
da quella parti la carne di maiale
non si sfiora neanche con un dito.

ps.
Via a calci nel sedere anche
Clemente Mimun,
questo ebreo di destra,
pardon
estrema destra filosionista,
vada a condurre nei salotti di casa sua
queste messe in scena di una violenza verbale e intolleranza inaudite.
Non in mondovisione nella nostra rete statale,
lui è responsabile quanto Calderoli.

guerrilla radio

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20 febbraio 2006. è morto Coscioni: Ciao Luca!

E’ morto oggi Luca Coscioni

 

Orvieto, 20 febbraio 2006
Si è spento oggi ad Orvieto Luca Coscioni. Lo ha annunciato Marco Pannella a Radio Radicale con queste parole: «Luca era un leader perché era in prima linea e guidava tutto e in qualche misura è naturale quello che è accaduto. Luca è caduto, era in prima linea e direi che è stato ammazzato anche dalla qualità di questo paese e dell’oligarchia che lo distrugge». funerali si terranno mercoledì ad Orvieto. Notizie sul luogo e l’orario verranno comunicate appena disponibili.


www.radioradicale.it

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sapete chi ha portato la bomba atomica alle olimpiadi di Torino?

“Il Movimento olimpico – si legge nella Carta Olimpica – s’impegna a promuovere iniziative volte a favorire la pace. Lo scopo del Movimento olimpico è quello di contribuire alla costruzione di un mondo migliore, senza guerre e tensioni”
 
.

dal sito ufficiale delle Olimpiadi:
torino2006.org alla voce sponsor ufficiali.Se si clicca su www.finmeccanica.it
scopri il reale spirito olimpico:
.

.
 
 
 
Tiziano Terzani diceva che viviamo  un epoca
in cui mancano i grandi maestri
da prendere come esempio,
beh mancano anche i piccoli maestri.
 
IO,
che tendo verso un laicismo esasperato,
che non sono solo un mangiapreti,
ma anche un divoravescovi,
di più uno scannapapi,
ho identificato per la mia vita
uno dei pochi maestri
viventi, del nostro Paese.
 
E’ paradossalmente quest’uomo è un prete.
E tutta la sua vita è un viatico prezioso per imparare,
un calvario necessario per arrivare alla liberazione.
 
Quando Alex Zanotelli leva la sua voce,
scuote le coscienze,
quando denuncia, eleva il basso senso di moralità
della società.
 
Quando Zanotelli dirigeva la sua rivista, Nigrizia,
l’Italia tutta degli imbrogli e dei loschi traffici tremava,
lo minacciava di morte,
il Vaticano lo scaricava in una discarica puzzolente in Africa,
da cui lui è risorgeva.
 
Quando Alex Zanotelli
ha cominciato a denunciare le olimpiadi di Torino 2006
come un evento cosparso di teschi e ossa,
sponsorizzato nientemeno che dalla messaggera della Morte,
Le mie antenne si sono drizzate.
 
E come me molto prima si erano mobilitati
decine di movimenti e associazioni,
l’intera rete lilluput,
le cooperative sociali,
il commercio equo e solidale
i sindacati,
Miracolo a milano
parlamentari di rifondazione comunista e dei verdi
mani tese
acli
wwf
legambiente
etcetc
insomma una larga serie di individui chiaramente
dediti all’EVERSIONE.
 
Infine si era mossa anche Amnesty International scrivendo al presidente del Toroc
per denunciare lo scandalo.
 
 
Successo qualcosa?
 
La fabbrica di armi Finmeccanica è lì presente ai giochi,
con la sa bella esposizione di giocattoli di morte,
a fare dell’incoerenza assoluta con il messaggio olimpico che si vorrebbe di pace.
 
Ricordiamolo brevemente,
Finmeccanica è l’ottava holding mondiale nel settore della difesa,
e dalla vendita di armamenti ricava il 65% dei suoi profitti.
Non certo un profitto secondario rispetto ad altri isuo investimenti.
 
E’ stata privatizzata nel giugno del 2000, anche se lo Stato Italiano conserva il 32,3% del capitale.
Il fatto che il ministero dell’economia sia il principale azionista,
è da considerarsi un aggravante, non certo una giustificazione.
 
Nel suo armadio a tanti di quegli scheletri
che pare difficile districarsi.
 
Beppe Grillo dal suo blog già denunciava
come Finmeccanica ha l’abitudine di vendere armi a paesi in conflitto,
cosa vietata dalla legge italiana 185/1990.
 
Ha sempre venduto elicotteri ai Turchi,
che sistematicamente li utilizzava per bombardare villaggi curdi.
 
Adesso si è messa a commerciare con Gheddafi
prima con la Siria,
ma come non erano stati canaglia???
 
No problem
Finmeccanica vendeva  a suo tempo armi a Saddam Hussein.
 
Ed ora la BOMBA ATOMICA portata a Torino.
come,
nessuno ne ha parlato ai tg???
 
Medaglia d’oro alla Norvegia,
per me sono loro i veri campioni di questi Olimpiadi,
quando,
qualche settimana fa hanno stracciato contratti e quote
per milioni di euro
avendo scoperto che Finmeccanica sta costruendo un missile nucleare
per la Francia…
 
Magari questa bombetta atomica
la faranno esplodere fra i fuochi artificiali alla cerimonia di chiusura
di questi giochi,
sarebbe una degna fine,
la fine di tutto.
.
guerrilla radio
.

 
Dossier Finmeccanica, approfondisci:
Sponsor “armato” alle Olimpiadi
Zanotelli contro la sponsorizzazione di Finmeccanica
Scivolando sulle armi
Molti alti militari in grado sono assunti nelle società di Finmeccanica: Una pericolosa commistione
Finmeccanica a gonfie vele
FINMECCANICA E LE ARMI NUCLEARI

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Olimpiadi armate: le lecite proteste degli EVERSIVI

  TORINO 2006: L’IMPORTANTE E’ GUERREGGIARE



Guerrilla radio sta con chi è stato definito Eversivo.

Le manifestazione di protesta contro le Olimpiadi
trovano ampia giustificazione nei riguardi di una rassegna sportiva
che nel corso degli anni si è vista completamente
snaturare da quegli ideali di fratellanza e di lealtà
cui si fece precursore il barone De Coubertin.

Si sente parlare da tempo di “tregua olimpica” in occasione dei giochi;
si dovrebbe chiedere allora,
A Laura Bush arrivata a Torino per l’inaugurazione,
se suo marito Bush rispetterà questa tregua evitando di lanciare bombe
e seminare morte per tutto il periodo delle olimpiadi nel martoriato Iraq.

C’è da riflettere inoltre su quali siano i reali benefici
e quali gli appurati sprechi
della messa in opera di quattromila milioni di euro di investimenti
(per lo più pubblici) per preparare Torino e le sue valli all’evento.

Esempio di spreco la pista di bob a Cesana,
 la più complessa e travagliata opera di Torino 2006, 
Un serpentone di cemento e ghiaccio lungo 1.435 metri, costruito ex novo su una superficie di 170 mila metri quadrati con sbancamenti e disboscamenti .
Costo 70 milioni di euro, gare olimpiche previste 8.
E dopo non si userà più, o quasi ( la pista è tecnica e difficile,
si raggiungono i 130 chilometri all’ora, tempo medio di una gara 53 secondi).

A Pragelato c’è l’altra infrastruttura più contestata di questi giochi:
(si poteva evitare, in quanto la Francia aveva offerto la medesima infrastruttura posta nel suo confine)
due trampolini olimpici (130 metri di dislivello), che, una volta finiti i giochi , non si sa bene come riutilizzare. Anche perchè sono solo una decina gli atleti in tutta Italia abilitati a utilizzarli.

3 villaggi per gli atleti e 7 per i media dislocati a Torino, dopo le Olimpiadi dovevano essere riconvertiti in case popolari,
ma ora i conti non tornano all’amministrazione comunale, e saranno immessi sul mercato immobiliare.

Le multe per chi espone il simbolo olimpico fino a centomila euro.
(vietatissimo l’esposizione dei simboli olimpici nei tipici antichi ristoranti Torinesi,
i 5 cerchi li trovi solo da mcdonald’s, fritti pure quelli)

Perfino il braciere olimpica, sa di beffa, (per non parlare dell’arco olimpico rubato al fascismo…)
in tempi di riduzione obbligata dei consumi
il bracere brucerà 8000 metri cubi di metano all’ora per un totale di quasi 3 milioni di metri cubi nei 15 giorni olimpici.
Vale a dire il gas che serve in un anno a un paese di 3500 abitanti…

Ma lo sdegno maggiore scaturisce dalla pagina web
nel sito ufficiale dei Giochi, alla voce sponsor ufficiali.
Se si clicca su www.finmeccanica.it
 ecco che si sprigiona sullo schermo il reale spirito olimpico di Torino 2006:

La constatazione che queste Olimpiadi sono ARMATE,
 come ha denunciato Alex Zanotelli
sollecita più numerose e motivate forme di protesta.
Anche perchè queste notizie sono abilmente occultate
dall’interesse dei media.

Non bastava ricevere finanziamenti dalla bibita che uccide in colombia,
ne da una multinazionale della ristorazione
che se ne fotte dei diritti dei lavoratori
e investe in prodotti OGM ai danni dei consumatori,
era proprio necessario
“accettare per sponsor una fabbrica d’armi? “

Alla fine però una cosa ci dispiace per finmeccanica,
sarà l’unico sponsor senza squadra.

Sì,
tutti i suoi “atleti” sono impegnati a vincere una medaglia
in Iraq o in Afghanistan.

Guerrilla radio

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Torino 2006 per i bimbi??? ALTAMENTE DISEDUCATIVO

RETROSCENA

Vietato portare i panini

STEFANO BERTONE
LUCA DEGIORGIS*
La disponibilità di biglietti a prezzi ridotti per le scuole delle vallate «olimpiche» è stata offerta in ritardo, forse in attesa di valutare l’andamento delle prevendite, poi in effetti rivelatesi clamorosamente inferiori al previsto (-50% rispetto al milione e mezzo di biglietti sperati a settembre 2005). Ora che sugli spalti, per certe gare, si prefigurano spazi vasti come praterie, si chiamano a raccolta le masse dei più piccoli. Dunque in fretta e furia, e con poco tempo per inserire la gita in un contesto di programmazione, si parte per lo stadio. Pur con qualche dubbio, superato dalla considerazione di quella che sembra un’opportunità irripetibile offerta ai figli, i genitori accettano. Pagheranno 3 o 5 euro il biglietto e 7 o 10 per il pullman. Ma insieme alla richiesta di autorizzazione ricevono il seguente foglio A4 fotocopiato: «OGGETTI PROIBITI ALL’INTERNO DELL’IMPIANTO: per motivi di sicurezza non è consentito introdurre nei siti Olimpici: Ombrelli rigidi, sono consentiti sono quelli richiudibili che dovranno essere esaminati tramite macchina X-Ray, zaini di qualsiasi genere anche quelli scolastici … bottiglie, lattine, accendini, contenitori idonei all’offesa della persona (un thermos?), aerosol, aste, bastoni, bombolette spray, fumogeni, artifici pirotecnici, utensili, monete, grosse fibbie di cinture e moschettoni, strumenti chimici o incendiari, sostanze stupefacenti, armi, coltelli o qualsiasi altro oggetto atto a turbare l’ordinato svolgimento della manifestazione […] Si rimanda all’attenzione degli Insegnanti che gli studenti non lancino oggetti verso il campo di gara o in altre direzioni». Segue poi il paragrafo «ABBIGLIAMENTO: non è consentito l’utilizzo di abbigliamento recante loghi e marchi di sponsor non Olimpici, come indicato nella guida dello spettatore che ogni Scuola riceverà insieme ai biglietti. E’ espressamente vietato introdurre e veicolare nelle sedi di gara materiali promozionali di qualunque tipo, messaggi commerciali, striscioni o bandiere non autorizzati». Viene precisato il «COMPORTAMENTO: nessun tipo di dimostrazione o propaganda politica, religiosa o razzista è permessa in alcun sito Olimpico». Si passa all’alimentazione: «CIBO: non è consentita l’introduzione di cibo e bottiglie di qualsiasi genere nelle sedi di gara. Saranno presenti snack point, dislocati in diverse zone dell’impianto». Tutto ciò non senza dimenticare il «RISPETTO DELLE REGOLE: il mancato rispetto delle regole comporta l’espulsione dal luogo di gara senza rimborso del biglietto». Drastico. Questo foglio, ci viene detto, lascia di stucco i genitori: dove sarebbe il famoso «spirito olimpico»? E poi il costo della gita aumenta, visto che non si possono portare i panini da casa e bisognerà comprare il cibo sul posto. McDonalds, lo sponsor? Così raccontano le cronache di Torino 2006. Ancora: molte scuole negli anni hanno attuato faticosi progetti di educazione alimentare, ma ora saranno vanificati in una giornata? E soprattutto, ci dice un papà: devo vestire mio figlio con i marchi degli sponsor? Ma se non so neanche quali sono! E poi se non li ho, se lo trovo diseducativo, violento e in contrasto con molti insegnamenti scolastici? Niente paura: gira voce che solerti volontari applicheranno pezzi di scotch sui marchi non graditi. In alternativa, il bimbo può stare a casa…

*Autori del Libro nero delle Olimpiadi 2006

DA iL MANIFESTO

segnalato dai POLLI D’ASSALTO

Torino 2006 per i bimbi??? ALTAMENTE DISEDUCATIVO Leggi l'articolo »

La Chiesa anglicana contro la Carterpillar

Gran Bretagna – 13.2.2006

Li chiamavano bulldozer

La Chiesa anglicana vuole liberarsi di 2.5 milioni di sterline in azioni Caterpillar

Ha suscitato insieme oltraggio ed esultanza la nuova, rivoluzionaria, deliberazione del Sinodo della Chiesa anglicana, che con una votazione tenutasi la scorsa settimana a Londra ha iniziato il processo per l’alienazione di 2,5 milioni di sterline in azioni Caterpillar, azienda statunitense che produce bulldozer. Oltraggio da parte dell’ala più conservatrice della Chiesa. Esultanza nei gruppi di attivisti umanitari che da anni operano in Palestina facendo pressione per il boicottaggio dell’azienda.

Non investire in attività che violano i diritti. Con la decisione del Sinodo, ispirata dall’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, lo stesso che aveva stimolato il dibattito sulle scuse ufficiali per il coinvolgimento anglicano nello schiavismo, la Chiesa intende mandare un chiaro messaggio: trarre profitto dalle violazioni di diritti umani non è compatibile con una pratica aziendale ‘socialmente responsabile’. Evitare di investire in compagnie che traggano proventi dall’occupazione illegale della Palestina rientra tra i vincoli cui sono sottoposti i fondi ecclesiali. Per questo, la Commissione etica per gli investimenti aveva precedentemente ricevuto incarico di verificare se il possesso delle azioni contrastasse con la politica etica della Chiesa, che proibisce investimenti in industrie belliche o in aziende che producano componenti utilizzati per navi da guerra, carri armati o altro.

La Caterpillar è stata accusata dalle Nazioni Unite di complicità nelle violazioni di diritti umani commesse nei Territori occupati. Migliaia di case palestinesi e di appezzamenti agricoli sono stati distrutti dall’esercito israeliano con i Caterpillar modificati ‘D9’. Gli stessi bulldozer stanno costruendo il muro della vergogna tra Cisgiordania e Israele e il 16 marzo 2003 la militante pacifista inglese Rachel Corrie morì sotto i cingoli di una ruspa Caterpillar. Lo scorso anno la madre di Rachel partecipò di persona alla campagna contro l’azienda Usa promossa da ‘War on want’, una delle organizzazioni umanitarie più attive nel boicottaggio contro la Caterpillar. Quest’ultima basa la sua difesa su due tesi: affermando che non vende direttamente i mezzi al governo israealiano, ma che questi gli vengono forniti dall’esercito Usa; sostenendo che non può decidere sull’uso dei prodotti Caterpillar, una volta che questi sono stati venduti.

“Mi vergogno di essere anglicano”. Nick Dearden, portavoce di ‘War on Want’ si è dichiarato ‘estremamente contento della decisione del Sinodo, in quanto conferma le preoccupazioni più volte espresse sull’uso dei bulldozer nelle violazioni dei diritti umani in Palestina”. L’ex arcivescovo di Canterbury, George Carey, ha dichiarato: “Una tale decisione mi fa vergognare di essere anglicano”. La mossa del Sinodo ha inoltre indignato sia il portavoce della Chiesa anglicana per il Medio Oriente, Simon Mcllwaine, che ha parlato di un passo indietro di 70 anni nei rapporti tra anglicani ed ebrei, sia i gruppi conservatori degli Stati Uniti, che dai loro siti accusano l’arcivescovo di Canterbury e la Chiesa anglicana di antisemitismo e sostegno ai terroristi, chiedendo le dimissioni di Rowan Willams. Per questi ultimi, forse può costituire una piccola soddisfazione il fatto che la mozione del Sinodo non è vincolante. Almeno fino a quando una decisione della stessa Commissione etica per gli investimenti non la renderà esecutiva.

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IL RE DEGLI EVERSIVI

 
“I no global sono un movimento eversivo”
Silvio berlusconi  10/02/200

Guerrilla radio questa volta gli crede.

Cavalier Silvio Berlusconi tessera della p2 numero 1812
che “finanziava l’eversione nera” (secondo le indagini dei giudici Turone e Colombo)
nel promuovere la “strategia della tensione”
oggi giorno di può definere il maggior esperto europeo
e il maggior praticante mondiale in materia di eversione,

allora come non credergli???
g.r.

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Piccolo fornaio pugliese si mangia tutto Mcdonald’s!

Una mia lontana premonizione sta prendendo piede.

Le nostre teste sono ormai lobotomizzate al conformismo delle mode,
e cosa c’è di più trendy di cercare di scimmiottare modelli USA???

Ebbene alla nostra celebrolesa mente si ribelleranno altri organi del nostro corpo, pensai.

E ora l’italico apparato digerente,
preceduto dal gusto, sono riuscite a dominare questa malandata mente,
palato ed esofago che obbligati ai panini di plastica dei mcdonalds
come ad una seduta di torture medioevali,
ci stanno riportando agli antichi sapori che dalla nostra terra
sono stati alla base della nostra cultura.

In pratica bastarebbe qualche fornaio in gamba che applicasse prezzi equi,
per disturbare le multinazionali del fast food più di mille campagne di boicottaggio.

Bruschetta di Altamura-Cessburger 10 a 0.

guerrilla radio

 

– MCDONALD’S. CHIUDE AD ALTAMURA BATTUTO DA UN PANETTIERE…
(Il Sole 24 ore Radiocor) – il gigante americano mcdonald’s costretto a chiudere i battenti per la concorrenza “leale” di un piccolo panettiere pugliese. Il fatto, ripreso e commentato in prima pagina dal quotidiano francese ‘Liberation’, e’ avvenuto ad Altamura, in Puglia, dove il gigante della ristorazione e’ sbarcato nel 2001 e dove ha abbandonato il campo di recente, smontando l’insegna della grande insegna “m” di notte.

L’apertura di McDonald’s era stata vista come un segnale di modernita’ dai 65mila abitanti di Altamura e i 550 metri quadrati era ben frequentati, finche’ nella stessa piazza non ha aperto bottega il giovane panettiere Luca Digesu’ senza alcuna intenzione bellicosa. Digesu’ ha subito allineato i prezzi dei suoi prodotti a quelli applicati dal gigante degli hamburger, moltiplicando la composizione delle focaccine e insistendo sulla qualita’ e la diversita’ del prodotto. nel giro di qualche settimana la ‘corrente’ dei clienti s’inverte a scapito di mcdonald’s che per tentare di recuperare le perdite moltiplica le sue promozioni, le feste per bambini, cambia direttore. nulla da fare. Anzi, alcuni clienti di Digesu’ acquistavano i prodotti dal fornaio e andavano a consumarli sui tavoli della catena americana, fino alla debacle totale di McDonald’s costretta ad andarsene da un piccolo paese della Puglia e soprattutto ai prodotti di qualita’ di un piccolo fornaio.

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Yahoo aiuta la Cina alla caccia agli oppositori regime

Nuove accuse al portale dall’organizzazione Reporter Senza Frontiere

Cina, «Yahoo! ha denunciato un dissidente»

Nel 2003 sarebbe stato il portale a passare alla polizia le informazioni per arrestare Li Zhi, condannato a 8 anni di carcere


PECHINO – Nuove accuse di violazione dei diritti umani per il portale Internet Yahoo!: per la seconda volta in meno di sei mesi «Reporter Senza Frontiere» afferma che l’azienda americana ha collaborato con la polizia cinese per reprimere il dissenso politico.
ARRESTO – Riprendendo un articolo scritto su Internet dallo scrittore Liu Xiaobo, l’organizzazione accusa Yahoo di aver fornito agli investigatori di Pechino le informazioni che hanno portato all’arresto del dissidente Li Zhi. Li è stato condannato a otto anni di prigione per «sovversione» dopo aver aderito al Partito Democratico Cinese. A sua volta, Liu cita come fonte gli avvocati del dissidente che, in base alla legge cinese, hanno accesso ai verbali del processo.
IL PRECEDENTE – Nel primo caso, denunciato in settembre, Yahoo era stato accusata di aver fornito alla polizia il nome e l’indirizzo di Shi Tao, un giornalista critico nei confronti del governo, condannato a dieci anni di carcere per aver denunciato la censura politica. Una portavoce di Yahoo! ha detto che il portale sta cercando di verificare l’ informazione. «Nella maggior parte dei paesi, i governi non sono tenuti a spiegare perché richiedono una certa informazione», ha detto.
REPLICHE E ACCUSE – L’ultima bufera sulle società occidentali del settore Internet in Cina arriva poche settimane dopo che Google è finito nel mirino degli attivisti per i diritti umani per aver detto che avrebbe bloccato sul suo motore di ricerca in mandarino i termini politicamente invisi al governo di Pechino. Reporter Senza Frontiere afferma che non è accettabile l’argomento con cui Yahoo replica alle accuse, ovvero che si limita a rispondere alle richieste delle autorità locali. «Yahoo! certamente sapeva che stava contribuendo all’arresto di dissidenti politici o di giornalisti, non di criminali comuni», ha detto in un comunicato.

www.corriere.it

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jacopo venier: Rutelli su Israele sbagli!

IL PDCI A RUTELLI: SU ISRAELE SBAGLI. PER LA PACE SERVE EQUIVICINANZA: ADERIAMO ALLA MANIFESTAZIONE DI SABATO PER LA PALESTINA 

Dichiarazione del Responsabile Esteri Pdci Iacopo Venier 

 

14 febbraio 2006 
 
Al contrario di Rutelli i Comunisti Italiani ritengono che il governo dell’Unione dovrà cambiare nel profondo la politica estera italiana nei confronti di Israele, riprendendo l’antica e saggia politica di equivicinanza con entrambi i partner essenziali per la Pace. Berlusconi su ordine di Bush ha schierato l’Italia a fianco della politica colonialista e razzista di Sharon.

 

 

L’Italia ha smesso  di pretendere l’applicazione delle risoluzioni dell’Onu che impongono la nascita di due stati per due popoli. Israele si è sentita così ancor più libera nel perpetuare l’illegale occupazione militare della Palestina, nel compiere impunemente omicidi mirati, di detenere prigionieri politici. La politica di Berlusconi ha contribuito al disgregarsi di ogni speranza di pace ed alla edificazione di nuovi muri fisici e mentali.  E’ la “specialità” di Israele, potenza nucleare che può impunemente violare il diritto internazionale, che mina la credibilità dell’ONU, alimenta i bacini dell’odio da cui attingono strumentalmente i terroristi ed i fanatici e crea le premesse di nuove guerre.
Tutto ciò deve finire. Se vogliamo la pace ed il contrasto della deriva islamista nella società palestinese bisogna che la parte laica e progressista di quel mondo senta l’Italia al suo fianco.
Anche per questo il Pdci ha aderito alla manifestazione per la Palestina che si terrà a Roma sabato prossimo. Uno stato esiste già ed ha diritto alla sua sicurezza ma l’altro, la Palestina, deve nascere immediatamente. E’ questo che ci aspettiamo dal prossimo Governo dell’Unione.

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Sulle vignette blasfeme

A Guerrilla radio piacciono le vignette,
sono una piccola forma d’arte,
in un breve tratto di pennarello,
possono tracciare multiformi significati,
hanno la capacità di far sorridere e insieme indignare.
In un millesimo di secondo,
per le vignette migliori, basta uno sguardo sfuggente.

Amo le vignette di Vauro,
porto marchiato nell’animo quelle di Naji Al-ALi,
fumettista palestinese assassinato dai servizi segreti israeliani,
perchè?
per il solo fatto che con la sua arte richiamava consensi alla causa del suo popolo,
risvegliava coscienze sopite.

In Italia abbiamo altri ottimi vignettisti:
Staino, Giannelli, Altan,
Forattini non fa più ridere nessuno, semmai l’avesse fatto prima.

Ma quelle che in questi giorni occupano le prime pagine dei giornali
sono le vignette orrende pubblicate in Danimarca,
orrende perchè stilisticamente brutte e banali,
 causa di violente polemiche e sommosse in vari stati di religione a maggioranza musulmana.

Guerrilla radio si pronuncia per l’assoluta libertà di espressione,
contro ogni forma di censura e intimidazione a questo fondamentali diritto.

Ma…
vorrei solo che si ponesse la questione sul fatto che le guerre
che esportiamo hanno come  vittime
per lo più islamici,
poi le abu ghraib
le guantanamo sparse per il mondo
e gli innumerevoli attacchi antislamici avvenuti in Europa e Stati Uniti,
tutto questo avrebbe potuto facilmente far prevedere come delle vignette ritenute oltraggiose per la religione
sarebbero state prese come pretesto  da qualche estremista per far rivoltare l’odio accumulato da un popolo,
quello musulmano,
mai così oppresso.

 

Altre semplici considerazioni:

-gli incidenti di rivolta sono stati provocati da una piccolissima minoranza estremista

– il giornale danese Jyllands-Posten, è un giornale indipendente di destra, con un passato di apologia del fascismo, con pubblicazione di vignette antisemite, non mi sento di elevarli a paladini delle libertà….

-Le destre che si sono lanciate a denunciare attacchi alle libertà di espressione
sono le stesse che il diritto di espressione in italia l’hanno sempre soffocato,
nel nostro Bel Paese quante censure hanno dovuto subire i nostri comici?

-bestemmiare in Italia per decenni significava rischiare il carcere

-Indymedia fu sottoposta a sequestro per aver pubblicato un semplice fotomontaggio in cui papa Raztinger vestiva una divisa nazista.


alcuni commenti di addetti al lavoro:

VAURO:
io ogni giorno che passa penso che quelle vignette siano una tragica rappresentazione del cattivo gusto: quel Maometto brutto, barbuto, con la satira non c’entra niente. La satira è gioco, allegria…». Provocazione… «Sì, certo.Mabisogna saperla fare. Quelle vignette mi ricordano invece solo certe altre caricature, di tanti anni fa, quando qualcuno disegnava gli ebrei con il naso adunco…». Quindi lei non le avrebbe pubblicate. «Esatto, non le avrei mai messe in pagina. Emi spiace tanto per Staino…».

GIULIANO:
protagonista della storica striscia dell’Unità: il quale, nonostante ritenga «quei disegni senza alcuna dose di ironia, e anzi osceni e infami», ammette che li avrebbe «comunque pubblicati». Perché, spiega Giuliano, firma di Repubblica e tra le menti perfide e geniali del Male (1978-1982, un giornale di sola satira e sberleffo, strepitoso, irripetibile) «il vignettista satirico di questo vive: di scomodità, di spiacevolezza, di cattiveria». Scusi, Giuliano: ma qui c’è una fatwa lanciata sui disegnatori, per gli integralisti è lecito ucciderli… «Lo so, ed è fantastico… ». Fantastico? Scherza? «Sono, per una volta, serissimo. Perché se ce l’avessi io, una bella fatwa addosso, potrei finalmente farmi pagare le vignette un bel po’ di soldi ».

 ElleKappa (Laura Pellegrini) tace e rimanda alla sua vignetta pubblicata ieri da Repubblica: «Uno dice: “Per l’Occidente tra Voltaire e Maometto non c’è partita”. E un altro risponde: “Vince il petrolio”». In realtà, riflette Giannelli del Corriere, «dovrebbe vincere il buon senso. E dovremmo ammettere che quelle vignette offendono il sentimento religioso dei musulmani».

Preoccupato Krancic, vignettista del Giornale e del Secolo d’Italia. «In questa storia, la penso esattamente come Vauro del manifesto. Sarà grave?».

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