Marzo 2008

Silvio Berlusconi soffre di elefantiasi ai testicoli (brogli e mafia , consigli elettorali #4 ) ( + video sulle suddette palle)

“Silvio Berlusconi ha un rapporto tutto suo con la verità. E’ un mentitore professionale: mente a tutti, sempre, anche a se stesso, al punto da credere alle sue stesse menzogne.”
 Indro Montanelli
silvio berlusconi nudo e con le palle al vento
 

silvio berlusconi young mafia
 
«Stiamo costituendo un esercito di 120mila persone per difendere le votazioni degli italiani»
 L’avversario – spiega – può modificare i verbali «mettendo ad esempio un uno davanti al risultato. Abbiamo un libro con tutte le tecniche da loro usate». 
«Loro hanno persone che conoscono tecniche per modificare i risultati, cambiando i numeri e quant’altro». 
 «I rappresentanti di lista dovranno evitare che si ripeta quanto accaduto alle ultime elezioni , quando un milione di voti sono stati sottratti al centrodestra».  Silvio Berlusconi – Taormina (MESSINA , 29 marzo 2008)
 
Solo il giorno prima,
non troppo distante da Messina:
 
Due arresti a Palermo per brogli in elezioni amministrative 2007
 
La Polizia di Palermo ha arrestato due persone Gaetano Giorgianni e Giovanni Maria Profeta, presidenti di seggio durante le elezioni amministrative del maggio del 2007, con l’accusa di aver falsificato centinaia di schede elettorali per favorire una lista che appoggiava il sindaco uscente Diego Cammarata, poi risultato il vincintore delle elezioni,
di Forza Italia.

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Bella Ciao scippata per pubblicizzare la Coca Cola. Aderisci alla protesta e boicotta! (+ Video Bella Ciao english version)

La coca cola ha depredato la melodia di Bella Ciao per uno spot televisivo incentrato su una delle sue brodaglie appiccicatticce.
Detto spot é attualmente trasmesso dai canali televisivi commerciali messicani ed argentini.

 
Ne da notizia e denuncia un Collettivo di docenti di lingua e cultura italiana in Messico.
Per aderire alla petizione invia una e-mail a alterita@gmail.com (io l’ho appena fatto)
 
Sulle origini del canto Bella Ciao,
universalmente riconosciuto come simbolo della Lotta di Resistenza di nostri partigiani,
vi sono opinioni discordanti.
C’è chi ritiene che il ritornello con l’allegro battito della mani provenga da un gioco di bambini da qualche parte fra il Veneto e l’Istria, mentre altri lo fanno risalire alla melodia di un canto ottocentesco delle mondine padane, certo è che come canto di incitazione alla lotta e alla libertà ha fatto il giro del mondo.
In sudamerica lo cantavano in spagnolo marciando in protesta contro i vari regimi, in inglese è stato prontamente tradotto,
e si hanno notizie di diverse versioni nelle più disparate lingue, turco incluso.
 
Bella Ciao io l’ho insegnata a decine di palestinesi,
e con loro l’ho cantata a pieni polmoni manifestando dinnanzi ai tank israeliani,
con gli ufficiali che ci guardavano esterrefatti da dietro i loro cannocchiali,
io e il mio hermano Gabriel col megafono in mano.
 
Anche in Libano, ne ho spacciato la melodia e il significato delle parole,
che si pone a inno di qualsiasi popolo oppresso in lotta per la libertà.
 
E’ paradossale che Bella Ciao possa essere ora scippata dalla Coca Cola,
che ne fa un jingle per la globalizzazione al consumismo conformista.
 
C’è un motivo perchè diversi anni fa,
a malincuore, rinuncia ai miei cubra libre, e vale la pena in questa occasione ricordarlo.
 
La Coca Cola non è bella ne fa ciao,
è una multinazionale che la libertà la nega,
che in India impoverisce e inquina le falde acquifere
che fa fuori i sindacalisti in Colombia,
sono già 11 gli ASSASSINATI DALL’INIZIO DEL 2008.
 
Per favore, bevete qualcos’altro da stasera,
e aderite alla protesta.
 
Solo così riusciremo a intonare ancora con orgoglio Bella Ciao,
senza pensare a quelle bollicine predone e assassine.
 
guerrilla radio.-
 
approfondimenti:
-alteritamessico
-latte assassine
-boicotta coca cola
-bella ciao Vs coca cola

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Daniela Santanchè nuda come mai l’avete vista (Paola Cortellesi sei un genio) -consigli elettorali #3

-«Avremo la piena pari opportunità solo quando la donna più cretina sarà in un posto importante». Parola di Daniela Santanché e i soliti maligni (maschi) l’hanno subito presa per un autocandidatura. In realtà la candidata premier dell’estrema destra è una donna intelligente. E molto, se è riuscita a rimanerlo nonostante le assidue frequentazioni con i buzzurri del Billionaire.

La sua affermazione paradossale ne è la conferma. Ha assolutamente ragione: per emergere una donna deve possedere tutte le qualità e anche alcuni difetti, comprese le conoscenze giuste (che sono un difetto grave, specie per chi non le ha).

Prendiamo le liste elettorali. Per entrarvi non basta più neppure la raccomandazione: bisogna essere fotogeniche, colte, preparate e sgobbone. Tutto, insomma, tranne che cretine.

Il parallelo con l’universo maschile è sconfortante, a cominciare dal partito della Santanché. Lei teorizza che l’evoluzione di una società si misura dal modo in cui tratta i somari, non i fenomeni.

In fondo è la tesi dell’ultimo libro di Pennac. Ed è una tesi tipica della sinistra radicale. Se ne deduce che la Santanchè non solo non è cretina, ma forse non è neppure di destra. Mi sa che, a ‘sto giro, un posto importante se lo scorda.-
 
(Massimo Gramellini)
 
Ps.
-si rigraziano per le segnalazioni
Fuorilemura e Cri
 
-visitate il sito originale di Daniela Santanchè… cliccare per credere: http://www.santanche.com/
 
-Si ringrazia Soyuz, che sul suo blog, ha postato tutti i nomi dei candidati della CIRCOSCRIZIONE LOMBARDIA 1, chiediamo a chi ha deciso di non andare a votare, come si fa ad astenersi quando un partito ha posto come capolista Rita Borsellino?
video daniela santanchè balla nuda
g.r.
santanchè in tanga
vedi tutti i video di guerrilla radio

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Dopo 5 anni di guerra, l’Iraq continua a bruciare

da peacereporter.net:
foto iraq soldati morti immagini
 
La ragione dispersa nel vento
 
Cinque anni di guerra in Iraq
bagdad bagdhad bagtat
 
Sono passati cinque anni. Cinque anni di massacri, di bombe calate dall’alto, di bombe portate strette alla pancia, di proiettili vaganti. Cinque anni di torture. Cinque anni di violazione di ogni convenzione possibile. Cinque anni di violazione di ogni logica e di ogni buonsenso.
Forse un milione e mezzo di morti, forse centomila. Non si sa. Segno che è proprio vero, dei morti civili non importa proprio a nessuno. Perché quel che è peggio, nessuno lo vuole sapere. Si conoscono i morti della prima guerra mondiale. Si stimano i morti delle guerre puniche. Quelli iracheni sono un mistero.
Un paese civile, ricco di storia, con una cultura tra le più importanti e vive al mondo è stato trasformato, in cinque anni, in una macelleria che nessuno è più ormai in grado di controllare. 
 
Per cosa? Perché Saddam Hussein era legato ad Al-Qaeda. Chiunque avesse anche solo un’infarinatura di cose mediorientali sapeva benissimo che questa era una scemenza. Saddam era un macellaio, più o meno come tanti altri che l’occidente ritiene essere fedeli alleati e paladini della democrazia (lo era anche lui, un fedele alleato, peraltro), ma era un laico. Di più, era un difensore del laicismo. Mai e poi mai sarebbe potuto andare d’accordo con chi professa il potere assoluto della religione e delle scritture (no, non stiamo parlando di Benedetto XVI). 
 
Per portare la democrazia? Anche questa, è evidente a tutti, è una bugia colossale. Cosa importa del fatto che ci sia democrazia o meno nei paesi del mondo? Parliamo di Cina? Parliamo di Arabia Saudita? Parliamo di Filippine? L’elenco delle tirannidi amiche e alleate è molto più lungo di quello delle democrazie compiute.
 
Se è stata una guerra per le risorse, cosa più probabile, è una guerra persa.
“Il petrolio, dopo l’invasione dell’Iraq, scenderà sotto i 40 dollari al barile”, dicevano le marionette che si fan passare per esperti economici. Oggi il petrolio costa 105.5 dollari al barile. E prima che il greggio iracheno possa tornare sotto il controllo occidentale, passeranno altri anni.
In compenso, nel nome di questa guerra, nel mondo adesso si può torturare, la violenza fisica e verbale, è diventata il linguaggio quotidiano con cui è lecito e a volte persino giusto esprimersi.
 
A farne una analisi attenta e obiettiva, questa guerra a qualche cosa è servita: ci ha fatto scoprire che il faro della democrazia, lo Stato a cui tutti dicevano di ispirarsi, il luogo delle promesse mantenute e delle speranze realizzate, gli Stati Uniti d’America, sono in realtà governati da una banda, che mano a mano che giungono le verità sui loro misfatti, appare sempre più come una accozzaglia di cinici affaristi che non si fa scrupolo nemmeno di commissionare torture ed omicidi pur di raggiungere il suo personale e particolare interesse.
In molti saran saltati sulla sedia, leggendo quella frase. Perché persino a me che scrivo fa impressione. Eppure così è. Tutti sapevano delle menzogne. Ma le hanno dette e ripetute fino a coprirsi di ridicolo. Tutti sapevano che ad Abu Grahib si torturavao i prigionieri. Tutti sapevano e sanno che ci sono decine, forse centinaia di carceri segrete in giro per il mondo dove la tortura è pratica comune.
 
Eppure, ancora oggi, mentre negli Usa si riflette sulle proprie colpe e sugli errori di una banda di delinquenti e di assassini che ha portato il mondo così vicino alla rovina, nella periferia più scalcinata dell’impero – cioé a casa nostra – c’è ancora chi dice di vedere nel governo statunitense un prezioso alleato. Di più, un amico. Di più, un modello da cui trarre ispirazione.
Io di mio, amici così non ne vorrei.
 
Maso Notarianni

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Daniele Luttazzi: l’Orco Giuliano Ferrara (da Il Manifesto)- consigli elettorali #2

Dalla premessa che l’embrione è vita umana, l’Orco inferisce che l’aborto è omicidio e quindi va sospeso in tutto il mondo. A nulla vale ricordargli che l’aborto è moralmente giustificato quando in gioco c’è la salute della madre o l’embrione è gravemente malato; e che comunque spetta alla madre decidere: l’Orco si dice d’accordo con la 194, ma insiste ( ci sono le elezioni ) con gli effetti truculenti di cui è maestro. ( Per persuadere il lettore che la guerra in Iraq era giusta non esitò a pubblicare sul suo Foglio quattro pagine a colori di foto di ostaggi decapitati dai terroristi di Al Qaeda, anche se Saddam e l’Iraq non c’entravano nulla con Al Qaeda, e i terroristi che tagliavano teste erano la conseguenza di quella guerra. )

Grand Guignol retorico:
dice che le donne non sono assassine ( e intanto lo implica );
accosta la pena di morte all’aborto ( un deja vu che ha una sua ironia tragica: all’Onu, questa strumentalizzazione fu usata da sei Stati per opporsi alla moratoria della pena di morte. Erano Egitto, Libia, Iran, Sudan, USA e Vaticano! );
si augura di avere la sindrome di Klinefelter ( e chiede a sua moglie di pregare affinchè gli esami clinici lo confermino, una richiesta che è tutta una poetica );
invoca che tale sindrome sia cancellata dalla lista delle malattie che giustificano l’aborto ( non c’è mai stata nessuna lista del genere );
vuole seppellire i feti abortiti ( che però non sono persone, e infatti la Chiesa non li battezza );
affigge in tutt’Italia manifesti con la scritta “ Abortisce per un reality “ ( notizia falsa );
si atteggia a convertito ( ma un convertito senza carità è solo un inquisitore che sorveglia e punisce );
fa una similitudine impropria fra libertà delle donne e demografia coatta in Cina ( in realtà questa è contro quella );
si supera col paragone osceno fra aborto e Shoah.

Insomma una provocazione continua, un incessante rinnovare dolori, un insistente marchiare con infamia. Poi si offende se lo contestano ai comizi, che sono il suo piccolo teatro dell’atroce. ( L’obbrobrio come anatomia politica: frugare nel corpo delle donne, disarticolarlo, ricomporlo, è al contempo un rituale di supplizio e una tecnica di potere. )

Infine trabocca: -Sulle porte delle cliniche abortiste dovrebbe esserci lo slogan “Abort macht frei” così come all’ingresso di Auschwitz c’era scritto “Arbeit macht frei” .-
E qui un lettore gli dà del fesso: aborto in tedesco si dice abtreibung. “ Abort macht frei “ significa “ La latrina rende liberi ”.

Lo ritrovo dove l’avevo lasciato

Daniele Luttazzi su Il Manifesto

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Free Tibet! (Video, la cantante Bjiork censurata a Shangai: “Tibet, Tibet, raise your flag!”)

Free Tibet, come ha cantato di recente Bjiork censurata a Shangai:

 

Una marcia pacifica per liberare il Tibet

L’hanno chiamata la “Marcia del ritorno in Tibet”. E’ partita Partirà da McLeod Ganj (Dharamsala), in India, il  10 marzo. E’l’evento più importante del Tibetan People’s Uprising Movement, un movimento lanciato da cinque organizzazioni tibetane in esilio: il Tibetan Youth Congress, la Tibetan Women’s Association, il Gu-Chu-Sum Movement of Tibet e gli Students for a Free Tibet.

Tre sono le richieste che queste organizzazioni fanno al governo della Repubblica popolare cinese: 1. Che vengano rimossi tutti gli ostacoli che impediscono un ritorno senza condizioni del Dalai Lama in Tibet. 2. Che il governo cinese inizi a smantellare quell’occupazione coloniale del Paese delle nevi che dura da quasi sessant’anni. 3. Che la Cina liberi tutti i prigionieri politici tibetani, primo fra tutti il giovane Panchen Lama, Gedhun Choeky Nyima.

 

Nell’annunciare il Tibetan People’s Uprising Movement 2008, gli organizzatori hanno fatto esplicito riferimento all’insurrezione di Lhasa del 10 marzo 1959. Quel giorno, trentamila abitanti della capitale del Tibet circondarono il Norbulingka, il Palazzo d’estate dove si trovava il Dalai Lama. I dimostranti volevano impedire al giovane Tenzin Gyatso di recarsi ad assistere a una rappresentazione teatrale organizzata in suo onore a Silungpo, la sede del comando militare cinese a Lhasa. Tra i tibetani si era infatti sparsa la voce che i cinesi volessero rapire il Dalai Lama e portarlo con la forza a Pechino. La protesta degli abitanti di Lhasa sfociò in un’aperta rivolta. La notte del 17 marzo 1959 il Dalai Lama, con indosso una divisa militare e un fucile a tracolla, uscì dal Norbulingka e iniziò la sua fuga verso l’esilio indiano. La repressione della rivolta da parte degli uomini della People’s Liberation Army fu spietata. Provocò 87.000 morti tra i tibetani che cercarono di resistere. Il dato lo si trova nello stesso “Rapporto politico” dell’Esercito di liberazione popolare cinese del 1960.
Anche la “Marcia del ritorno in Tibet” che iniziata il 10 marzo 2008 ha un preciso riferimento storico. “A ispirarci è stata la ‘Marcia del sale’ di Gandhi e dei suoi satyagrahi del 1930” dice Tenzin Tsundue, una delle figure di riferimento per tutti i giovani tibetani in esilio. Così come il Mahatma, con la sua marcia, sfidò l’impero britannico in India, altrettanto vogliono fare i tibetani nei confronti della Repubblica popolare cinese. Sperano di poter raggiungere il confine del Tibet alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino dell’agosto 2008. “Il nostro impegno a portare avanti una protesta non violenta è assoluto” dice Tsewang Rigzin, il presidente del Tibetan Youth Congress. Gli fa eco Tenzin Tsundue: “Dobbiamo capire una volta per tutte che la violenza, l’impugnare le armi, è un modo desueto per cercare di ottenere l’indipendenza. La nostra marcia costituirà una sorta di ‘sadhana’, un tributo spirituale a quella verità e a quella giustizia che ci ispirano nella nostra azione”.

Ma per i tibetani che si metteranno in marcia si prospettano giorni difficili. Nel dicembre 2007 le truppe indiane e quelle cinesi hanno effettuato un’esercitazione militare congiunta presso l’Accademia militare di Kunming, nella provincia cinese dello Yunnan. L’esercitazione è stata chiamata “Hand-in-Hand 2007” e ha avuto per obiettivo “il combattere il terrorismo e il garantire la pace, la stabilità e la creazione di un ‘mondo armonioso’”. Nel gennaio 2008 la stessa esercitazione congiunta è stata ripetuta a Chusul in Ladakh, in territorio indiano. Il confine tra India e Repubblica popolare cinese è dunque presidiato militarmente, palmo a palmo, sia a oriente che a occidente. I militanti tibetani non hanno fatto sapere da quale punto del confine intendono entrare nel Paese delle nevi. Tutti i partecipanti sono comunque coscienti dei rischi e dei pericoli a cui vanno incontro. Molti, alla vigilia della marcia, hanno donato tutti i loro averi, mettendo in conto la possibilità di non fare ritorno. Ed è per questo che chiedono di non essere lasciati soli. Dicono: “La nostra marcia offre a tutti la possibilità di partecipare a uno storico movimento non violento. Con esso vogliamo ottenere la libertà per un paese che, ancora oggi, è tenuto soggiogato. Unitevi a noi. Sosteneteci in qualsiasi modo possiate. Abbiamo bisogno di informare la gente della nostra marcia.

Cammineremo per sei mesi. Potete unirvi a noi come sostenitori, per un giorno o anche per una sola ora. Oppure per una settimana o per un mese intero. Abbiamo bisogno di volontari, di gente che lavori nei media, di scrittori, fotografi, bloggers. Abbiamo bisogno di infermieri, cuochi, tecnici. E abbiamo bisogno soprattutto delle vostre preghiere”.      (Carlo Buldrini)

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E noi in quanto blogger, e impegnati nella difesa dei diritti umani, raccogliamo l’appello e ci impegnamo a marciare, idealmente o fisicamente, a supporto di questi tibetani esuli, contro ogni censura e l’isolazionismo a loro imposto.

g.r.

aggiornamenti da Peacereporter:

Continuano le proteste in Tibet. Per i monaci, i morti negli scontri sarebbero centinaia

Dalai Lama: ‘In atto un genocidio culturale’

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PDL, il fascista Giuseppe Ciarrapico. (Consigli elettorali #1)

“Sono nato in camicia nera e morirò in camicia nera”
 
“Il fascismo mi ha dato sofferenze e gioie. Mai rinnegato, mai confuso, mai intorpidita la mente da pensieri sconclusionati e antistorici”.
 
“Ma questa destra smacchiata a Fiuggi chi la vole? La verità é che An é diventata ‘na monnezza, gliel’ho detto a Fini: “Alle prossime elezioni i nostri, che son rimasti fascisti nell’anima, non ti voteranno più, mejo Berlusconi”… Sono troppo fascista per assistere a questi bla bla… Creda a me. An potrà pure sedere a tavola ma non al tavolo che conta. A me la gente che cambia idea nun me piace. Nell”83 Fini faceva il saluto romano… E i nostri non lo voteranno più. Voteranno Berlusconi. Sul piano umano é meglio. E’ uno che non ha mai celebrato la Resistenza..”
 
 
“‘sta destra imbalsamata… Ma chi la vole? E’ ‘na monnezza… Del resto diciamocelo in faccia, la democrazia non é certo il migliore dei sistemi… Fini é un ometto impettito e deprecabile, un islamico-sionista, un furbetto… Guardi, io quell’uomo l’ho sempre detestato, An non esiste più, finita. La destra nn esiste più, e Fini non é il colpevole unico, il resto della truppa non é diversa da lui, Gasparri tiene famiglia, La Russa poi..”
 
(Giuseppe Ciarrapico)
ciarrapico saluto romano
 

ciarrapico saluto fascista
 
Al Ciarra noi che nasciamo e moriremo antifascisti,
dedichiamo degli strepitosi Elio e le Storie Tese d’annata che al fascista della Ciociaria cantano tutto il loro amore:
elio e le storie tese concerto primo maggio
 
 
min. 4:39
“…ti amo a Ciarrapico.
L’attuale presidente della Roma.

E non si capisce come abbia fatto,
lui vendeva il pesce,
c’ha una fedina penale lunga così.
Poi ha conosciuto Andreotti,
è diventato il re delle acque minerali,
ha avuto un prestito da Calvi di 39 miliardi
con cui ha comprato la Fiuggi.
E adesso è il personaggio del giorno
e ha fatto firmare la pace
tra Berlusconi e De Benedetti.
Allora gridiamogli ti amo.

Ti amo Ciarrapico.
Ti amo per quello che hai fatto,
ti amo per l’emissione di assegni a vuoto,
ti amo per la pubblicazione…
per le pubblicazioni oscene,
questo è amore,
e allora lui ha dato amore a noi
e noi gliene diamo a lui.
Urliamogli tutti ti amo Ciarrapico!
One, two, three, four!

Ti amo, ti amo Ciarrapico!
Ti amo Ciarrapico! Ma come no?
Dai in coro: ti amo, ti amo!
Ti amo, ti amo sì ti amo!”
ciarrapico e fini
 
Poi per raccontarci chi sia veramente Giuseppe Ciarrapico,
passiamo la palla a Marco Travaglio:
 
 
 
Camicia nera, fedina pure

Che sia fascista, lo dice pure lui. E sarebbe pure una cosa grave, se non fosse per la fedina penale, che è molto più nera della camicia nera. Giuseppe Ciarrapico in arte Ciarra, stando al casellario giudiziario, vanta una collezione di condanne, arresti, rinvii a giudizio, prescrizioni e processi in corso da non temere rivali. Le condanne definitive, confermate dalla Cassazione, sono quattro, per reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta alla ricettazione fallimentare, dallo sfruttamento del lavoro minorile alla truffa pluriaggravata, ma potrebbero presto aumentare: in primo grado, il camerata pregiudicato è stato di recente condannato per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni in una delle sue cliniche. Insomma il Cavaliere è stato di parola. Aveva promesso di non candidare “supposti autori di reati”: infatti candida quelli sicuri.

La carriera penale del futuro senatore del Popolo della Libertà Provvisoria inizia nel 1973,   quando la Corte di Appello di Roma conferma la sentenza del Tribunale di Cassino e lo condanna per truffa aggravata e continuata ai danni di Inps, Inail e Inam per non aver registrato sui libri paga gli stipendi dei dipendenti. La Cassazione conferma la truffa, ne dichiara prescritta una parte e incarica la Corte d’appello di rideterminare la pena per l’altra. Nel 1974 altra condanna: il pretore di Cassino gli infligge una multa di 623.500 lire per aver violato per quattro volte la legge che tutela “il lavoro dei fanciulli e degli adolescenti”, sentenza poi confermata in Cassazione. Poca roba, rispetto a quel che verrà con Tangentopoli e anche dopo. Nel marzo ’93 viene arrestato dal gip Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, per lo scandalo Italsanità dal quale verrà poi assolto (condannato però il figlio): la Cassazione stabilisce che la signora Vespa l’ha incarcerato su elementi insussistenti. Aprile ’93: Di Pietro lo fa di nuovo arrestare per una stecca di 250 milioni di lire versata al segretario del Psdi Antonio Cariglia su richiesta di Andreotti. “Era vero, li diedi per arruolare Domenico Modugno alle feste dei socialdemocratici”, dirà lui anni dopo. Passa un mese e torna dentro, stavolta per un presunto miliardo alla Dc andreottiana nello scandalo delle Poste. A giugno, condanna in primo grado a 6 mesi per diffamazione: aveva affisso a Fiuggi un manifesto in cui dava a un consigliere comunale del “mentitore diffamatore mestatore”. Nel 1997 la Procura di Roma lo fa rinviare a giudizio per peculato, abuso e falso nella sua attività di re delle acque minerali: secondo il pm Maria Cordova, mentre era custode giudiziario dell’Ente Fiuggi, Ciarrapico omise di versare 20 miliardi al Comune e si appropriò di somme di denaro per spese pubblicitarie, interessi passivi e acquisto di beni capitalizzati, rinnovando il contratto di vendita dell’acqua Fiuggi a una sua società che offriva prezzi inferiori rispetto a un’altra (danneggiando il Comune, che percepiva un tot a bottiglia). Nel 1995 viene condannato con rito abbreviato per falso in bilancio delle Terme Bognanco. Ma questi processi finiscono in nulla. Nel 1998, però, arriva la prima mazzata: condanna in Cassazione a 4 anni e 6 mesi per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano. La sua “Fideico”, nel 1982, aveva ottenuto dalla Banca di Roberto Calvi e della P2 un improvviso aumento della linea di credito da 4 a 39 miliardi, restituendo solo le briciole. Nel 1999, il kappaò: altra condanna definitiva a 3 anni per il crac da 70 miliardi della società che controllava la “Casina Valadier”, il palazzetto liberty romano trasformato in ristorante. Ma il Ciarra, pur dovendo scontare 7 anni e mezzo, non finisce in carcere: grazie all’età e agli acciacchi, ottiene l’affidamento ai servizi sociali.

Intanto i processi avanzano, con qualche botta di fortuna. Nel ’99, condannato in appello per emissione di assegni, il nostro eroe è assolto in Cassazione perchè il reato è stato appena depenalizzato. Nel 2000 cade in prescrizione la condanna in primo grado per violazione della legge sulle assunzioni obbligatorie di invalidi. Nel 2001, condanna in primo grado a Perugia per abuso d’ufficio insieme al giudice fallimentare di Frosinone che nel ’93 regalò l’amministrazione controllata alla sua capogruppo “Italfin 80” in crisi nera, evitandogli il crac: reato poi estinto per prescrizione. Intanto lui s’è dato alle cliniche private. E anche in quel ramo riesce a dare lavoro alla Giustizia. Nel 2002 il Tribunale di Roma lo condanna a 1 anno e 8 mesi per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni: insieme ad alcuni dirigenti della “Quisisana”, avrebbe imposto a una cinquantina di pazienti sottoposti a trasfusioni parcelle gonfiate per 3-400 mila lire l’una. E nel 2005 è rinviato a giudizio per ricettazione nella vecchia vicenda delle tangenti al ministero delle Poste.

Ma ci sono pure questioni recentissime, come quella che lo investe per la sua ultima vocazione: editore di giornali locali, undici “cocoperative” tra la Ciociaria e il Molise, finanziati dallo Stato. Del novembre 2007, il Ciarra è indagato a Roma per truffa ai danni di Palazzo Chigi: pare che tra il 2002 e il 2005 abbia incassato il doppio dei contributi dovuti, attestando falsamente che le società “Editoriale Ciociaria Oggi” e “Nuova Editoriale Oggi” hanno una gestione separata. In attesa di sapere come stanno le cose, il Gip gli ha sequestrato i 2,5 milioni che stavano arrivando dalla Presidenza del Consiglio. Ma ieri Berlusconi ha detto di averlo candidato per avere finalmente qualche giornale amico: tra qualche mese, se tutto va bene, Fedina Nera a Palazzo Chigi potrà entrare quando gli par

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Lacio Drom Libero83!

Non ho mai conosciuto Alessandro,
ma ricordo il suo avatar raffigurante Saviano girare per la blogosfera 
e allora è come se avessimo frequentato gli stessi locali,
le stesse persone,
a leggerlo sul suo blog sopratutto gli stessi nobili ideali,
per lui così elevati da volere anticipatamente spiccare il volo per andarli a raccoglierli.
Insieme a Falcone, a Borsellino,
a cui fino all’ultimo fremito di tue ali hai voluto ispirarti.
 
Ci si sente un pò più soli e vuoti quando uno come noi, uno di noi,
prematuramente lascia il gruppo per correre lontano,
specie se così prematuramente.
 
Ma sono sicuro che adesso tu sei davvero Libero,
Oltre la Munnezza c’è un tramonto incantevole.
 
Vittorio.
 
il blog di Alessandro aka Libero83

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Il macigno della Shoah scaricato sulle nostre spalle da Israele

Un Paese che si sente fuori dal diritto

(testo di Elettra Stamboulis – disegni Sergio Staino)

 

 

La dichiarazione di Olmert, che “Nessuno ha il diritto morale di fare la predica a Israele sul suo diritto all’autodifesa” esprime in maniera chiara e significativa quali danni può provocare, non solo nella vita individuale di ciascuno, ma anche nella politica, la mancata elaborazione del senso di colpa e la sindrome della vittima.

Il terribile, e sostanzialmente inspiegabile, destino di sei milioni di ebrei innocenti durante la Seconda Guerra Mondiale, nella sostanziale indifferenza del mondo intero, pesa sempre come un macigno nella politica israeliana e nella possibilità di dialogo e relazione con questo Paese. Non si possono muovere critiche al governo israeliano, non lo si può condannare quando usa l’esercito contro un popolo chiuso in una gabbia e ridotto allo stremo da un embargo che punisce tutta la popolazione per punire alcuni terroristi. Non si può condannare il governo israeliano, perché farlo significa non, come sarebbe ragionevole, mettere in discussione le scelte politiche di un governo, ma mettere in discussione “l’esistenza di Israele” (cosa che ormai non fa neppure l’ANP, e tanto meno gli Europei, che hanno creato Israele anche per lavarsi la coscienza). Criticare le azioni del governo israeliano (che non significa “il popolo israeliano”, una differenza che spesso si perde nella politica e nell’informazione) significa mettere in discussione “il suo diritto all’autodifesa”. Cosa che nessun diritto mette in discussione in nessun paese, o quasi…
Anche sul concetto di autodifesa c’è sempre un drammatico equivoco: anche in un reato privato, se l’autodifesa della presunta vittima eccede nella forza rispetto all’attacco essa da vittima passa a responsabile o corresponsabile. Così se si lanciano razzi Qassam da Gaza si risponde con i bombardamenti: l’azione e la reazione hanno misure e risultati diversi, anche nei numeri. E sì, è vero, ogni vita è unica ed ha un peso inestimabile: però nella valutazione degli operati delle singole entità (non posso dire stati, perché la Palestina è tuttora un essere che non ha la conformazione di uno Stato) i numeri e gli effetti dovrebbero avere un peso.
Se Israele ha diritto all’autodifesa, all’esistenza e al futuro, ci si chiede perché non debbano avere lo stesso diritto i palestinesi. La reazione da comprensivi maestri dei Paesi occidentali nei confronti del governo israeliano hanno portato il popolo palestinese ad una situazione tragica ed ingiusta. L’incapacità di elaborare, e quindi superare nella comprensione, il senso di colpa derivante dalla Shoah dei nostri governi, se non si risolverà porterà ad un ennesimo disastro, che non farà altro che rimpinguare la vasta cisterna inutile del senso di colpa dei coccodrilli.

Ravenna, 2 marzo 2008

Il macigno della Shoah scaricato sulle nostre spalle da Israele Leggi l'articolo »

Ala Abu Dhein, fotografia di un aspirante suicida-omicida. Strumento dell’odio in mano a ciniche ragioni di guerra

Michela Sechi inviata di Radiopopolare è stata a casa dell’attentatore palestinese,
Ala Abu Dhein, che ieri ha attaccato la scuola rabbinica  Mirkaz Ha’rav, simbolo del sionismo religioso e dell’estrema destra dei coloni,
che non riconosce la Palestina ed è contro qualsiasi negoziato.
 
 
“In un sobborgo della Gerusalemme Araba ho parlato coi  familiari di Ala Abu Dhein che negano qualsiasi contatto con gruppi della guerriglia palestinese.
Questo attacco segna una svolta perchè questo giovane non veniva dalla Cisgiordania,
non era un palestinese di un campo profughi senza lavoro e senza speranza ma era un ragazzo di Gerusalemme Est di famiglia benestante. 
Lavorava come autista e soprattutto abitava al di qua del muro che Israele ha costruito.
Un ragazzo con in mano la carta d’identità blu, quella che permette di muoversi senza limitazioni in tutta Israele. I palestinesi di Gerusalemme erano considerati da Israele gli “arabi buoni”,
non avevano mia partecipato all’intifada, Ala Abu Dhein era rimasto scosso dall’uccisione di 120 palestinesi a Gaza “ma non più di tutti” noi dice una cugina nella tenda del lutto.
Spiega che il ragazzo doveva sposarsi fra 3 mesi e che c’era già un appartamento pronto per lui.
Ma ha preferito imbracciare un fucile e andare a uccidere e farsi uccidere.”
 
Perchè?
Per questo motivo
 
Damiano ci segnala la notizia del mancata approvazione  al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di una risoluzione all’unanimità di condanna dell’attentato palestinese.
L’unanimità è mancata perché la Libia (anch’essa a favore di una dura condanna della strage) avrebbe voluto nella stessa risoluzione un riferimento alla situazione di Gaza, che secondo gli osservatori internazionali è colpita dalla più grave crisi umanitaria degli ultimi trent’anni.
Su questa richiesta, però, è scattato il veto degli Stati Uniti d’America.
 
Come dire che ci sono stragi di seria A  e stragi di serie  V,
V come Veto USA.
 
G.R.
 
 
Ps.
secondo Repubblica:
“Indagini. L’autore della strage di ieri si chiamava Ala Abu Dhein, aveva 20 anni (25 secondo alcune fonti) ed era un ex autista della scuola.  Il ragazzo sarebbe stato arrestato dalla polizia quattro mesi fa e rilasciato in gennaio. “
 
Se ciò fosse confermato qualche adito alla dietrologia sarebbe concesso come fa Susanne Scheidt, (thanx Arack)
che vede nell’attentato un attacco terroristico strumentale.
E’ appurato infatti che i servizi segreti israeliani “arruolano” i collaboratori palestinesi quando questi si trovano in prigione.

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Video: Soldati americani torturano e uccidono cani in Iraq. Per i bambini bastano le bombe dal cielo.

“Il livello morale di un popolo si può giudicare dal modo in cui tratta gli animali” (Gandhi)

giudicate voi:

Questi video, in particolare, l’ultimo, hanno scandalizzato il mondo.

Giustamente.
 
Altrettanto condivisibile è la riflessione-provocazione di Maso Notarianni, direttore di  Peace Reporter , agenzia nata da una costola di Emergency:
 
“Il mondo, e suprattutto i mass media, si stanno mobilitando indignati contro un marine che in Iraq ha avuto la pensata di lanciare un cucciolo di cane.
 
Il marine, dicono, rischierebbe la corte marziale.
 
E’ giusto indignarsi anche per un gesto del genere, che comunque ci parla dell’arroganza, e della stupidità, di un uomo.
 Ma la chiave di lettura sta proprio in quell’anche. Perché nessuno si indigna, invece, per le centinaia di bambini che muoiono a causa della guerra.”
 
Vedi il video di peacereporter (immagini vietate agli impressionabili)

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Inviati a quel paese: Claudio Pagliara

Oltre il profondo disgusto misto a ira per la mattanza israeliana che ha già prodotto più di cento morti palestinesi, molti bambini, pure la nausea per come viene rappresentata la realtà dei fatti dai media di massa.

Emblema di questa indecenza travestita da giornalismo è l’ idolo delle lobby sioniste: Claudio Pagliara (che fra l’altro censurò pure il sottoscritto quando mi ritrovai piazzato dinnanzi un microfono della Rai nell’aula di tribunale di Tel Aviv nella quale fui processato ingiustamente)

Come parla l’inviato della Rai in Medio Oriente?

Ogni volta che a Gaza c’è una carneficina, lui comodo comodo corrisponde da Gerusalemme, Gerusalemme israeliana s’intende, come se scoppiasse una bomba a Roma, e.. “ci colleghiamo  col nostro inviato a Ginevra”…..

L’altro ieri Claudio Pagliara ha raccontato dei 30 razzi delle milizie di hamas piovuti su Sderot e solo successivamente del bombardamento israeliano, come fosse una risposta agli attacchi palestinesi, e non vice-versa. Ha pure aggiunto: “Anche da parte palestinese ci sono state vittime”. Tutto qui. “Anche da parte palestinese” . Come se i morti ammazzati e le decine di feriti di Gaza non meritassero un’apertura di notizia, ma  una “concessione” a fine servizio.

Ma Claudio Pagliara non è nuovo ad ergersi ad arma di distrazione di massa in funzione filo-israeliana:

“In data 16 maggio 2005, durante il telegiornale di Rai Due delle ore 20.30, l’inviato della Rai da Gerusalemme, Claudio Pagliara, nel suo servizio riguardante la visita del calciatore Ronaldo ai Territori Palestinesi, ha definito Ramallah come “capitale palestinese”.
Questa errata terminologia sottende ad una posizione politica che, in violazione di numerose risoluzioni delle Nazioni Unite, vuole che Gerusalemme sia considerata come capitale “unica, eterna ed indivisibile” dello Stato d’Israele.

E’ necessario ricordare che, secondo le risoluzioni ONU, in particolar modo la risoluzione 252 del Consiglio di Sicurezza, secondo la comunità internazionale intera, non ultimi gli Stati firmatari delle Convenzioni di Ginevra del 1949, e secondo la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, Gerusalemme Est è considerata territorio occupato.”

Il suo massimo però lo raggiunse nell’edizione del Tg3 ore 19 del 28/6/05, quando riferendosi al “ritiro” unilaterale da Gaza ebbe il coraggio di affermare:

“è la prima volta che israele procede con lo smantellamento di colonie in territorio dimenticato dai palestinesi”

Lascio a voi ogni commento.

Benissimo fa Beppe Grillo a chiedere lo scioglimento dell’ordine professionale dei giornalisti  se individui del genere spacciano per deontologia professionale il leccaculismo ai potenti criminali, senza che l’ordine ci metta becco.  Per di più tutto ciò è retribuito con il nostro canone televisivo.

Guerrilla Radio

 

leggi anche:

-Regole per il sionista occidentale di “sinistra” che difende Israele…
-Non chiedetemi di festeggiare la nakba, la catastrofe palestinese
-Giusto il boicottaggio della fiera del libro di Torino
claudio pagliara pagliaccio abbonaggio
 
a fare da contraltare alla dinsiformazione dei vari Claudio Pagliara,
un esempio di gionalismo libero e professionale quello di Michela Sechi, inviata in questi giorni a Gaza da Radio popolare:

Inviati a quel paese: Claudio Pagliara Leggi l'articolo »

Israele nazista 2: viceministro israeliano invoca per i palestinesi “una shoah più grande.”

Israele Nazista.

Questo si dice fare coming out amici…

“Matan Vilnai,  più volte Ministro ed attualmente è il Vice Ministro (laburista) della Difesa, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz, ha dichiarato alla radio dell’esercito israeliano che il lancio di razzi contro le città israeliane varrà ai Palestinesi “una Shoah più grande, useremo tutti i mezzi a nostra disposizione per difenderci”. Ha detto proprio così, “una Shoah più grande” («Yamitu al azmam shoah gdolah yoter»). Un suo portavoce si è poi premurato di precisare che “il Vice ministro della Difesa ha usato il termine nel senso di catastrofe”, e che “egli non voleva fare alcuna allusione al genocidio”. Ma le parole hanno un senso, e certe parole sono inequivocabili, specie se pronunciate da chi sa benissimo di cosa sta parlando.
Dunque, un esponente del governo israeliano dichiara pubblicamente che i Palestinesi devono aspettarsi qualcosa di peggio di quello che i nazisti hanno commesso nei confronti degli Ebrei.”

Adolf Hitler è vivo e parla israeliano.

Questa è la sua mail: matanv@knesset.gov.il

Attendiamo di sapere se fra coloro che si sono scandalizzati alla richiesta di boicottaggio per la fiera del libro di Torino che quest’anno festeggerà Israele qualcuno gli scriverà per congratularsi e magari invitarlo a tenere un seminario sull’olocausto e la necessità di ripeterlo ai danni dei palestinesi.

guerrilla radio

Israele nazista 2: viceministro israeliano invoca per i palestinesi “una shoah più grande.” Leggi l'articolo »

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