Settembre 2008

Free Gaza Movement: lettera dei genitori di Vittorio Arrigoni al consolato italiano a Gerusalemme

Siamo i genitori di Vittorio Arrigoni, attualmente in Gaza, con gli
operatori del Free Gaza Movement e di ISM Rafah.
Vittorio non vi è sconosciuto, visto che ci ha parlato dei numerosi contatti che intrattenete benevolmentecon lui (grazie Console Francesco).
Saprete quindi di quanto gli è accaduto oggi, mentre era in mare
con un peschereccio.
Ferito, ma poteva morire se le schegge di vetro lo avessero colpito
alla gola o al cuore.
Siamo certi che avrete già elevato alta la vostra protesta verso il
sig. Olmert o verso chiunque sia il responsabile di questi attacchi che contravvengono al diritto internazionale e che si configurano come veri e propri crimini di guerra contro civili inermi, siano essi palestinesi o italiani o di chicchessia nazionalità.
Ci piacerebbe saperlo, per poter continuare ad essere fiduciosi cle nostre istituzioni, ovunque, sappiano far valere i principi fondamentali della nostra Costituzione.
Restiamo in fiduciosa attesa di un comunicato che ci auguriamo,
sia una forte presa di posizione rispetto agli eventi di oggi.
Con stima.           

 

Ettore ed Egidia Arrigoni

PS. Io, Egidia, la mamma, sono un Sindaco.
Quattro anni fa ho giurato di rispettare la Costituzione e di
applicarne i princìpi fondamentali. Sto facendo
del mio meglio soprattutto per chi, anche in questa nostra opulenta
Brianza lecchese, vive con sofferenza
la quotidiianità, senza distinguere chi, fra i bisognosi, sia
italiano o straniero.
Mi aspetto altrettanto da voi per un figlio che, come me, non
considera nessuno straniero se non per la carta
di identità, convinti, entrambi, che l’unica nazionalità sia
l’essere umani.
Datemi fiducia, fate in modo che io sia ancora  oggi orgogliosa
della fascia tricolore che mi metto addosso. Alzate la voce!
Dite forte che l’Italia ripudia la guerra e non solo entro i suoi
confini.

Altrimenti andrò dal Presidente della Repubblica e davanti a lui
rimetterò il mio mandato.

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Free Gaza Movement: Vittorio Arrigoni ferito da una nave da guerra israeliana

ISM Rafah: Italian activist injured by Israeli navy off Gaza coast

Vik driving vittorio arrigoni


 

September 16th, 2008

An Italian solidarity activist has been injured today by the Israeli Navy while he was accompanying fishermen in Gaza.

Vittorio Arrigoni was hit by flying glass as the Israeli navy used a high power water canon against the unarmed boats. The water canon smashed the glass surrounding the steering section of the boat, with shards lacerating Vittorio’s back. He was been taken to hospital immediately upon reaching shore, requiring ten stitches.

International activists were accompanying Gazan fishermen 8 miles out from shore, as they have been doing regularly since they arrived in Gaza with the ‘Free Gaza Movement’ boats.

The Israeli navy have imposed severe restrictions on fishing Gazan waters, regularly attacking any boats attempting to fish over 3 nautical miles. With international accompaniment, fishermen have been regularly attempting to fish outside the Israeli imposed limits where they can . Following Israel’s ‘disengagement’ from Gaza, Israeli restrictions on fishing were escalated so that Gazan fishermen could only fish safely within 3 nautical miles from the coast.

On the 1st of September, international activists managed to film the Israeli navy opening fire on fishing boats 8 miles from the Gaza coast.

 

40,000 people in Gaza make a living from the fishing industry, yet this community has been decimated by Israeli restrictions on fishing rights and the prevention of fuel from reaching the Gaza Strip.

According to the Fishing Syndicate in Gaza, fishermen need 40,000 litres of fuel and 40,000 litres of natural gas each day to operate throughout the high fishing season.

Starting in April each year, there is a migration of fish from the Nile Delta to Turkish waters which Palestinian fishermen have traditionally relied upon. Yet Israel limits fishing 6 miles from the Gaza shore and regularly attacks those who venture further than 3 miles – over 70 fishermen were arrested last year by the Israeli forces. The large schools that form the migration are usually found 10 miles from shore. The average catch of fish was over 3000 tons a year in the 1990’s, now it is around 500 tons directly due to the Israeli siege of Gaza.
Not only this, but the brutal effects of the siege, the water in which the fishermen of Gaza sail in is now receiving 50 million litres of sewage per day because the people of Gaza have no alternative.

 

www.palsolidarity.org

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Free Gaza Movement: terrorismo lungo le coste di Gaza

Che cos’è il terrorismo?

Per un cittadino russo,
terrorismo è un kamikaze ceceno che si fa saltare in aria in un teatro di Mosca.

Per un ceceno di Grozny,
terrorismo sono le forze armate russe che hanno raso al suolo la sua città.

Per un soldato americano di stanzia in Afghanistan,
terrorismo è il mujaheddin che si va a schiantare su di una autobomba dinnanzi ad una base militare usa.

Per gli afghani che vivono  al confine con il Pakistan,
terrorismo sono le bombe NATO che da diecimila metri di distanza piombono sopra i festeggiamenti per un matrimonio,
riducendo in brandelli decine di civili.

Per un turista europeo in vacanza a Sharm El-sheickh,
terrorismo è l’attentato ad un villaggio turistico.
Per un egiziano che abita in un villaggio polveroso nel deserto a poche chilometri da quel paradiso artificiale,
terrorismo è vedere un governo che foraggia il suo potere dittatoriale con le entrate di migliaia di euro dall’industria turistica,
mentre i suoi figli muoiono d’inedia.

Come si vede, dare una risposta chiara e inappuntabile su cosa sia in realtà il terrorismo è piuttosto complesso,
perchè controversa è la domanda,
la risposta dipende strettamente da che parte le stragi le si osserva,
e da che parte si contono le vittime fra gli amici, i familiari.

Pochi giorni fa,
si sono consumate le tristi commerazioni in ricordo delle vittime dell’11 settembre,
un giorno di lutto per l’umanità intera,
non solo per i cittadini di New York,
o per i cileni che ricordano le decine di migliaia di morti e i deparecidos,
del dopo golpe di Pinochet.

Io mi chiedo però quanti altri 11 settembre si consumano ogni giorno nel mondo,
e ogni giorno qui a Gaza,
dove un milione e mezzo di innocenti lentamente muoiono rinchiusi nella più grande prigione a cielo aperto che sia mai stata edificata.

Nel video, che prego di far circolare come il precedente,
un esempio tangibile di terrorismo che si manifesta quotidianamente al largo delle coste di Gaza.
Un terrorismo chiaro e inappuntabile,
che non permette repliche, incertezze nella sua definizione,
terrorismo made in Israel.

Glielanno fatta pagare,
a caro prezzo,
ai pescatori che spesso scortiamo in mare laddove le acque sono più generose di pesce.

Lunedì 10 settembre, alle ore 17 circa, a meno di 6 miglia dalle coste di Gaza, in acque palestinesi,
una nave da guerra israeliana si è volutamente lanciata ad alta velocità contro uno dei nostri pescherecci,
quel giorno a pesca senza internazionali a bordo.

L’impatto è stato devastante per il fragile peschereccio palestinese (come documentano i danni visibili nel filmato),
la nave militare israelina è andata a sbattare sul fianco del peschereccio,
letteralmente passandoci sopra e rimpiombando in mare dalla parte opposta.
Visibili sulla prua i segni scavati dal legno delle turbine del motore della nave israeliana.

Fortunatamente,
il peschereccio stava pescando e quindi era ben assestato in acqua, altrimenti si sarebbe ribaltato conducendo a morte certa tutto l’equipaggio.
Ancora più fortunatamente, tutti i membri dell’equipaggio si trovavano a poppa, intenti a cucinare per il pasto che interrompe il digiuno del Ramadan, qui alle 18 pm. circa.

Sfortunatamente,
il danno per il proprietario del peschereccio ammonta a più di 50 mila dollari,
e impossibili sono riparazioni in tempi brevi, dato che nella Gaza sotto assedio non si trovano i materiali necessari.

L’unico ferito per questo folle attacco terroristico,
secondo fonti militari a Tel Aviv, è proprio un soldato israeliano,
dato che la manovra suicida della nave da guerra ha seriamente rischiato la vita anche al suo di equipaggio.

Quotidianamente i pescatori palestinesi che escono in mare nell’intento di procurarsi di che sfamare i figli,
sono soggetti ad attacchi da parte israliana, che, contro ogni trattato internazionale,  e in palese fragranza di ogni diritto umano, impongono come punizione collettiva ai palestinesi una zona limite per la pesca di non oltre 6 miglia dalla costa.
Anche se spesso gli attacchi avvengono a sole 3 miglia al largo.

La nostra presenza, in quanto internazionali, e dotati di telecamere,
funge da deterrente a questi quotidiani crimini, terrorismo di matrice israeliana.

Un capitano mi ha riferito che contattato via radio da una nave da guerra israeliana,
in ebraico è stato minacciato: “quando gli internazionali lasceranno Gaza,
la nostra vendetta sarà atroce”.

Si pone quindi per noi l’essenziale necessità, per savaguardare la vita di questi civili innocenti,
di tenere sempre un gruppo di internazionali in pianta stabile qui a Gaza.

Il mio invito è quindi ai cittadini europei ed americani,
a venire quaggiù ed ad attivarsi per la difesa dei diritti umani, aggregandosi a noi attivisti dell’ISM,
contro ogni forma di crimine, terrorismo israeliano,
per restare umani.

 

Restiamo umani.

 

Vittorio Arrigoni.   blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/

website della missione: http://www.freegaza.org/

contatto: guerrillaingaza@gmail.com

 

……..

ps.

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Free Gaza Movement: un video per denunciare i crimini israeliani in alto mare.

Per domani abbiamo organizzato un’altra battuta di pesca in alto mare,
ci porteremo a bordo il primo canale televisivo tedesco,
e alcuni giornalisti arabi.

Il mondo deve sapere, aprire gli occhi e reagire dinnanzi a ciò che avviene a poche miglia dalle coste di Gaza.

Nel video, ripreso da alcuni miei compagni, il mio peschereccio viene bersagliato da raffiche di mitragliatrice da una nave da guerra israeliana.

Questi crimini contro l’umanità, di cui Israele si macchia, avvengono pressochè quotidianamente, omicidi e ferimenti di pescatori palestinesi che si allontano oltre le 3 miglia dalla costa, limite illegale imposto dalle Autorità israeliane, nonostante gli accordi di Oslo abbiano fissato a circa 20 miglia dalla linea costiera il limite massimo di allontanamento e le 12 miglia  sancite dall’Accordo Bertini, stipulato nell’Agosto 2002 tra le Nazioni Unite e Israele.

La nostra presenza, in quanto internazionali, qualche giorno fa ha scongiurato morti e feriti fra i palestinesi,
ci auguriamo che l’ulteriore presenza di telecamere funga da deterrente a qualisiasi azione criminale da parte israeliana.

Noi, pacifisti, accompagneremo al largo, non oltre dieci miglia dalla costa,
pacifichi pescherecci che con la loro attività rappresentano uno degli unici sostentamenti possibili all’interno di un economia schiacciata dall’assedio in cui è costretta Gaza.

Negli anni ’90, quando le barche dei pescatori potevano allontanarsi dalle coste di circa 12 miglia nautiche dalle coste della Striscia, i pescatori riuscivano a portare a riva, rivendere e anche esportare fino a 3.000 tonnellate di pesce ogni anno. Nel 2007  solo circa 500 tonnellate di pesce all’anno sono state pescate in tutto dagli oltre 3.500 pescatori professionisti lungo i 40 km costieri della Striscia a Gaza; di questi, solo 700 sono ancora impiegati in un settore che dava lavoro ad almeno 40.000 persone, tra meccanici, pescivendoli e migliaia di famiglie di pescatori locali.

I pesci nelle acque vicino alle coste della Striscia sono davvero pochi, inquinamento ed eccessivo sfruttamento hanno reso le acque sterili, per questo anche domani portero al largo i pescherecci e speriamo in un’altra pesca miracolosa, basterebbe allontanarsi fino a 20 miglia più a largo per incontrare, in primavera, i branchi di sardine che migrano dal delta del Nilo fino alle acque della Turchia, mentre già a meno di sei miglia della costa è difficile incontrare i grandi movimenti di pesci. Secondo il Palestinian Centre for Human Rights Israele in realtà non ha mai consentito ai pescatori di Gaza di spingersi fino alle 20 miglia sancite dagli Accordi. I pescatori di Gaza denunciano che non possono allontanarsi di oltre 2,5 km senza correre il rischio di essere bersaglio degli spari israeliani, di vedere distrutte le loro reti e le loro barche, mentre le pattuglie israeliane li costringono a rientrare a riva: una situazione che va avanti sin dal 2003 e che si è aggravata negli ultimi anni con addirittura razzi ed elicotteri israeliani impiegati contro i pescatori. Le navi militari israeliane secondo il Sindacato dei pescatori di Rafah, nel sud della Striscia, pattugliano il mare 24 ore al giorno, sette giorni su sette, con il pretesto della sicurezza e del contrasto al traffico di armi. Nel corso del 2007 oltre 70 pescatori di Gaza sono stati arrestati, le loro barche distrutte, insieme a reti ed equipaggiamenti da pesca. Per mesi migliaia di pescatori non hanno avuto il permesso di lasciare il porto.

“In un rapporto pubblicato dall’israeliana Bet’selem sono state raccolte le storie di alcuni pescatori. Isma’il Basleh il primo gennaio del 2007 era in mare con il fratello Samir e con l’amico Aymen al-Jabur. Stavano pescando quando in lontananza hanno visto avvicinarsi una nave da guerra israeliana che si è fermata a meno di trenta metri da loro e ha cominciato a sparare in aria. Il capitano della nave israeliana ha in seguito ordinato a Isma’il di seguirlo per 6 km e mezzo, quindi di spegnere i motori, togliersi i vestiti e nuotare nell’acqua gelida fino a loro. Ma la nave si allontanava e Isma’il rischiava di annegare. Il seguito della storia riportata da Bet’selem racconta di braccia e gambe legate, di minacce e intimidazioni, di privazione del sonno, di trattamenti degradanti e disumani. Anche Adnan al-Badwil ha descritto la sua disavventura: in mare, con il fratello alle cinque del mattino avevano appena tirato in barca le reti con il pesce quando hanno sentito nell’oscurità degli spari. La barca, colpita, ha cominciato a vacillare ed entrambi sono caduti in acqua. In tre dell’equipaggio sono stati feriti da frammenti di proiettile e ricoverati per tre giorni in ospedale.
Ma malgrado i rischi per la loro vita, i pescatori di Gaza vanno in mare e cercano di sconfinare dai 3 km, per poter vivere. Oggi però possono portare solo barche a remi, non c’è più combustibile a Gaza e non perché, come succede anche da noi il prezzo è salito alle stelle, ma perché Israele non permette l’entrata a Gaza del combustile continuando un embargo che è punizione collettiva di un intera popolazione.”

Dedicheremo la nostra giornata di pesca ai tre pescatori che qualche giorno fa sono stati arrestati, e contro i dettami del ramadan, costretti dai soldati israeliani a mangiare e bere interrompendo così il loro digiuno.

Soprattutto la dedicheremo ai due pescatori feriti di recente, Mohammad Ani Assultan,
19 anni, e Hussam Assultan di anni 32, colpito alla testa, che versa in condizioni critiche.
Questi crimini non possono restare ancora sotto silenzio.

Vi prego di far girare il video.
E di restare, a terra come in mare, restare umani.

Restiamo umani.

Vik

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Free Gaza Movement: la pace sotto tiro

Orfani della Free Gaza e della Liberty, ritornate a Cipro portandosi dietro alcuni palestinesi, finalmente liberi,
siamo tornati a pescare.
Siamo usciti in alto mare con sei pescherecci palestinesi, ed ad una distanza stimata dal capitano della mia barca di 7 miglia nautiche dalla costa, abbiamo gettato le reti e iniziato la nostra giornata di pesca dinnanzi ad una Gaza di nuovo liberata.

Due navi da guerra israeliane si sono affrettate a raggiungere la nostra posizione, e una di queste, per ben quattro volte durante tutto il periodo di pesca si è messa a fianco del mio peschereccio (forse perchè l’unico sprovvisto di telecamera a bordo) a da meno di duecento metri  ha aperto il fuoco.

Fuoco intimidatorio sparato in mare, anche se alcune raffiche di mitragliatrice hanno sfiorato lo scafo della nostra barca.
In una occasione i soldati israeliani hanno sparato alle nostre reti, e successivamente ci hanno navigato sopra con l’intento di danneggiarle. Un colpo di cannone è stato sparato a tre metri dalla nostra prua.

Mi sono attaccato alla radio spiegando chi eravamo e quali erano le nostre intenzioni, semmai fosse difficile intuire che eravamo lì solo per pescare. Tutto vano, non è stato possibile nessun contatto via radio. I soldati israeliani intimavano di evacuare l’area in ebraico dai megafoni delle loro navi da guerra, poi sparavano. Spesso sparavano, poi intimavano.

I pescatori palestinesi come me imbarcati mi hanno mostrato i danni al peschereccio dovuti ai recenti attacchi israeliani, la poppa è ridotto un colabrodo. Due di essi, si sono svestiti rivelandomi cicatrici di ferite da proiettili, altri mi hanno raccontato di amici o familiari, pescatori come loro, assassinati dai soldati israeliani mentre erano fuori in mare, mare palestinese, a cercare di portare a casa un quantitativo di pesce, pesce palestinese, appena il minimo per sopravvivere.

Malgrado le intimidazioni israeliane, vero e proprio atto di terrorismo,
la pesca è stata ricca e proficua,
una decina di volte superiore alla media, a detta del capitano della mia imbarcazione,
che di solito può spingersi di sole poche miglia dalla costa.

Da parte mia gli ho ribattutto che evidentemente i pesci terrorrizzati dai proiettili israeliani,
sono finiti nelle reti palestinesi.  Shukran Olmert! (Grazie Olmert!).

Ps.
Consegnatoci i passaporti, è diventata effettiva la cittadinanza palestinese onoraria che ci hanno conferito.
Che siamo palestinesi a tutti gli effetti è riprovato a Rafah, dove da qualche giorno 4 miei compagni cercano di oltrepassare il confine, chi per tornare dalla moglie gravida, chi dai propri bambini, chi alla propria professione di dottore.
Invano, come migliaia di altri palestinesi, siamo rispediti indietro.
Io attenderò che la navi tornino da Cipro, per ora sono più utile e a mio agio qui nella più grande prigione a cielo aperto mai edificata dall’odio che altrove nel mondo.
I reietti, gli ultimi, i miserabili, sono sempre stati i miei compagni di viaggio preferiti, i più umani,
e forse il viaggio è finito.

Restiamo umani.

Vik

 

Vittorio Arrigoni.   blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/

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