Maggio 2009

Striscia di Gaza: minacce e terrore dal cielo

Lunedì 25 maggio aerei da guerra israeliani hanno fatto cadere sopra Gaza migliaia di questi volanti:

Traduzione:

“Alla popolazione di Gaza,

le Forze di Difesa Isrealiane vi avvertono ancora che è proibito avvicinarsi a meno di trecento metri dal confine, e chiunque cercherà di avvicinarsi porrà se stesso in pericolo. L’esercito israeliano utilizzerà le procedure adatte per farlo allontanare compreso sparare se sarà nesessario.

 

Questa è una promessa,

chi è stato avvertito non trovi scuse!”

 

Una promessa per nuovi omicidi e annessione di territorio.

Premesso che il solo lancio di questi volantini è più criminale del lancio da parte palestinese dei famigerati razzetti artigianali “qassam” (infatti il contenitore dei messaggi  fatto cadere dall’aereonautica ha colpito in testa Nawra Dughmush, un bambino di dodici anni, ricoverato in coma all’ospedale al Shifa), i contadini palestinesi continueranno ad andare a coltivare i loro legittimi campi vicino al confine, come fanno da generazioni, essendo questa l’unica attività di sussistenza per permettere loro di sfamare le famiglie in una Gaza ridotta in miseria da 2 anni di assedio.

Sebbene i maggiori i media abbiano rivolto altrove l’occhio di bue della loro attenzione Gaza continua a essere quotidianamente teatro dei crimini israeliani.

Dal 18 gennaio 3 palestinesi sono stati uccisi vicino al confine,compreso un bambino, e altri 12 sono stati feriti, compresi 3 minori e due donne. Sebbene sia noi che i palestinesi siamo visibilmente tutti civili disarmati. Di norma i cecchini israeliani si appostano, li vediamo a volte ridere e scherzare, poi dopo qualche decina di minuti iniziano a spararci contro.

Sparano anche contro di noi attivisti internazionali, per loro è come se fosse un gioco, per noi e i palestinesi è la vita

E’ opinione comune  dei contadini che queste minacce sarebbero rivolte più verso di noi attivisti dell’ISM che verso di loro (i volantini infatti sono caduti non nei pressi dei villaggi al confine, ma su Gaza city, dove viviamo noi). Come già fu durante il massacro di gennaio, non ci lasicamo intimidire.  Abbiamo indetto 3 giorni fa una conferenza stampa nella quale abbiamo a nostra volta avvisato l’esercito israeliano delle nostre intenzioni: continuare ad accompagnare i contadini al confine e documentare i quotidiani crimini di cui si macchia Israele. Ce lo chiedono le vittime di oggi, come quelli di ieri. Ce lo chiedono in particolare:

Maher Abu-Rajileh, 24 anni,  del villaggio di  Huza’ah, a est Khan Younis,  ucciso dai soldati israeli il 18 gennaio mentre con i suoi genitori era intento al lavoro sui suoi campi a circa 400 metri dalla linea di confine.

 

Waleed Al-Astal (42 anni), del villagio di  Al-Qarara, vicino a Khan Younis, colpito ad una gamba da un proiettilie israeliano il 20 gennaio.

Nabeel Al-Najjar (40 anni), colpita ad una mano da un cecchino mentre lavorava nei suoi campi nel villaggio di  Khuza’a, est di Khan Yunis, il 23 gennaio.

Subhi Qudaih (55 anni), colpito alla schiena sempre a Khuza’a, il 25 gennaio

Anwar Al-Buraim (26 anni), ucciso dall’esercito israliano il 27 gennaio poco fuori di Al-Farahin, sempre a est di Khan Younis. Un soldato gli ha sparato alla testa mentre stava raccogliendo prezzemolo a circa 500 metri dalla linea di confine.

 Hammad Barrak Salem Silmiya,  pastore palestinese di soli 13 anni, ucciso il 14 febbraio  con un colpo alla testa mentre faceva pascolare i suoi animali a est di Jabalia.

 Mohammad Al- Buraim, cugino di Awar Al-Buraim, gambizzato il 18 febbraio da un cecchino israeliano nonostante la presenza come scudi umani di noi attivisti dell’ISM, a circa 500 metri dal confine. Vedi il nostro video.

Wafa al Najar, ragazzina colpita da un proiettile al ginocchio mentre sostava nei pressi della sua casa demolita a circa 800 metri dal confine. Wafa è costretta sulle stampelle e sulle stampelle ci rimarrà tutta la vita, Israele impedisce la fuoriscita dei feriti dalla Striscia che potrebbero essere operati e guarire negli ospedali occidentali più attrezzati.

Muhannad Sehi Abu Mandil, (24 anni) ferito ad un piede dall’esercito israeliano, il 10 marzo a est del campo profughi di al-Maghazi.

Nafith Abu T’eima, contadino di 35 anni ferito il 5 maggio da colpi esplosi da una jeep israeliana

-Randa Shaloufeh, 32 anni, ferita all’addome ed ad una mano mentre lavorava nei suoi campi il 7 maggio.

Oltre a chiedercelo una nostra personale amica,  Leila Abu Dagga, portatrice di handikap, che si è spezzata una gamba il 10 aprile mentre fuggiva disperata dalla sua casa presa di mira dall’artiglieria israeliana.

Oltre agli attacchi diretti ai civili , l’esercito israeliano sovente invade le terre palestinesi e danneggia i campi, incendiandoli, o distruggendo gli impianti di irrigazione.

Quanto vale la vita umana da queste parti? Per un contadino palestinese 4 euri al giorno, che è la misera paga per  lavorare sui campi dinnanzi ai soldati. Per i cecchini israeliani, la vita di un palestinese vale molto meno dei 50 centesimo del costo di un proiettile.

Restiamo Umani.

Ps. È iniziata la campagna di boicottaggio al festival del cinema di Pesaro.

Vittorio Arrigoni in Gaza

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Mandela contro il razzismo d’Israele e la denuncia di Mario Molinari e Music for the Peace

Fortemente consigliato, questa sera a Torino:

42 anni di occupazione e politiche discriminatorie a Gerusalemme Est

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Se qualcuno di vuoi ha a cuore i diritti umani violati in Palestina  e ha prenotato per le vacanze estive un viaggetto in Egitto,

la visione di questo video spero gli faccia cambiare idea.

 

Mario Molinari e gli amici di Music For Peace denunciano il sequestro da parte delle autorità egiziane di 15 mila tonnellate di aiuti umanitari destinati alla Striscia di Gaza:

Buone nuove sul fronte del boicottaggio a Israele genocida e razzista.

The Scottish Trades Union Congress (STUC), la più importante unione dei comercianti scozzesi, ha votato in maniera unanime per iniziare a boicottare tutti i prodotti Made in Israel.

 

Per i dubbiosi sulla necesità di boicottare Israele che si macchia di apartheid e crimini contro l’umanità a danno della popolazione civile araba e palestinese, riportiamo una illuminante lettera di Nelson Mandela, datata gennaio 2009:

 

 


Nelson Mandela, primo presidente del Sud Africa

 

 

Restiamo Umani.

 

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22 maggio: Rivalta di Torino, ore 21,  Rete Lilliput, Centro incontri “Il mulino”, via Balegno.
 
22 maggio – Roma – libreria Rinascita (Viale Agosta, 36) – ore 18 – “Gaza, restiamo umani” di Vittorio Arrigoni. Intervengono: Vittorio Arrigoni collegamento telefonico da Gaza (ore 19.30), Bassam Saleh del comitato “Palestina nel cuore”. Testimonianze e mostra fotografica di alcuni partecipanti alla carovana di “Sport sotto l’assedio” presente a Gaza nel mese di Aprile
 
24 maggio – Albano laziale – Libreria delle Baruffe – P.zza carducci 20 – con Alfredo Tradardi presentazione del libro “La pulizia etnica della Palestina” di I. Pappe e “Restiamo Umani” di Vittorio Arigoni
 
28 maggio: Torre di Abele – Torino – ore 18.00:


Incontri
Restiamo Umani
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Scritto da Acmos, Libera Piemonte   
Mercoledì 20 Maggio 2009 08:18
28 maggio ore 18.00

Libreria La Torre di Abele, via Pietro Micca 22, Torino

Con:
Davide Mattiello, Presidente di Acmos e Referente Regionale di Libera Piemonte
Paola Canarutto, Responsabile per l’Italia della Rete ECO (Ebrei Contro l’Occupazione)
Sami Hallac, Presidente del Comitato di Solidarietà col Popolo Palestinese di Torino
Vincenzo Lerro, editore del libro fotografico della mostra Occupation (ed. Lineadaria)
Maria Elena Delia, Coordinatrice per l’Italia del Free Gaza Movement
Da Gaza:
Collegamento telefonico con Vittorio Arrigoni
Mostra fotografica tratta dal volume “Occupation – sei fotografi israeliani”

 

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Nakba palestinese: una catastrofe che continua da 61 anni

“…Invito allora Israele a sganciarci addosso una delle sue tante bombe atomiche che tiene segretamente stivate contro tutti i trattati di non proliferazione nucleare. Ci tiri addosso la bomba risolutiva terminino l’inumana agonia di migliaia di corpi maciullati in agonia nelle corsie sovraffollate degli ospedali che ho visitato. Ho scattato alcune fotografie in bianco e nero ieri, alle carovane di carretti trascinati dai muli, carichi all’inverosimile di bambini sventolanti un drappo bianco rivolto verso il cielo, i volti pallidi, terrorizzati. Riguardano oggi quegli scatti di profughi in fuga, mi sono corsi i brividi lungo la schiena. Se potessero essere sovrapposte a quelle fotografie che testimoniano la Nakba del 1948, la catastrofe palestinese, coinciderebbero perfettamente. Nel vile immobilismo di Stati e governi che si definiscono democratici, c’è una nuova catastrofe in corso da queste parti, una nuova Nakba,  una nuova pulizia etnica che sta colpendo la popolazione palestinese.”

dal libro “Gaza Restiamo Umani”

Palestina,nakba 1948:

 

Gaza, nakba 2009:

 

 

 

 

 

 

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15 maggio

-TORINO:  -ore 20.30  presso sala dell’Antico Macello di Po,  Via Matteo Pescatore

 

19 maggio

-FIRENZE: 21 30,  Libreria La CitèBorgo San Frediano 20rosso
50124 Firenze tel: +39 055 210387

 

 

Vittorio Arrigoni in Gaza

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Ps.

Questo post è aggregato su PALNEWS.

Ps2, ricordate quando da queste pagine si inviatava a boicottare le olimpiadi di Torino sponsarizzate da Finmeccanica?Giusto per tenerci aggiornati, da peacereporter.

 

 

 

 

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Vittorio Arrigoni intervistato da Infopal

Una mia recente intervista rilasciata ad INFOPAL:

Vittorio Arrigoni, volontario dell’Ism – International solidarity movement, vive a Gaza da circa un anno, ed è stato testimone diretto e unica voce giornalistica italiana (e non solo) del genocidio perpetrato da Israele nei ventidue giorni (27 dicembre – 18 gennaio) di “Piombo Fuso”.

Vittorio ha pubblicato per il Manifestolibri, “Gaza, restiamo umani”, il diario delle settimane di bombardamenti contro la Striscia.
Gli abbiamo rivolto alcune domande.


L’esercito israeliano si è auto-assolto (L’esercito israeliano si auto-assolve. La condanna delle organizzazioni umanitarie.), dopo aver portato a termine cinque “indagini”. Queste sono le sue conclusioni: “Durante i combattimenti di Gaza, le forze di difesa israeliane hanno operato in accordo con le leggi internazionali”. Le uccisioni di civili inermi sono state definite “incidenti operativi”. Come commenta questi fatti?
  Li commento come ha recentemente fatto Amnesty International, stroncando queste conclusioni per mancanza di credibilità. Secondo Amnesty “è responsabilità di coloro che hanno effettuato bombardamenti, attacchi di artiglieria e di altro tipo, provare che queste aggressioni erano veramente rivolte a obiettivi militari legittimi; non è compito delle vittime provare che non erano coinvolte in attività di combattimento. Ad oggi le informazioni fornite dall’esercito non hanno dimostrato niente. L’indagine dell’esercito israeliano non sostituisce l’inchiesta completa, indipendente e imparziale di cui c’è bisogno”.
Prima di Amnesty International, era stato un rapporto pubblicato dall’ong Human Right Watch (Hrw), a porre l’accento sui crimini di guerra israeliani, per le armi usate e per la condotta adottata dal suo esercito nel corso dell’offensiva di gennaio a Gaza, in particolare sull’uso di ordigni al fosforo bianco.
Se non bastasse, durante il massacro ricordo fu la  Croce Rossa Internazionale a levare la sua voce per denunciare la violazione dei diritti umani di feriti e paremedici palestinesi. Alla fine li hanno ascoltati anche all’interno d’Israele: l’organizzazione umanitaria israeliana “Dottori per i diritti umani” (Phr) ha denunciato che nell’operazione Piombo fuso l’esercito israeliano “ha violato i codici etici…per aver attaccato personale medico; aver danneggiato strutture sanitarie e aver colpito indiscriminatamente civili non coinvolti nelle operazioni”. Tsahal (l’esercito israeliano), prosegue Phr, “non solo non ha consentito l’evacuazione delle famiglie palestinesi assediate e ferite, ma ha anche impedito alle squadre palestinesi di soccorso di raggiungere i feriti”. In particolare 16 membri del personale medico palestinese sono rimasti uccisi durante i combattimenti e altri 25 sono rimasti feriti mentre prestavano i soccorsi alla popolazione. Nonostante il ministro della Difesa Ehud Barak continui a definire l’esercito israeliano come “il più morale del mondo”, Israele ha rifiutato di cooperare con la missione di accertamento dei fatti disposta dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu, guidata dal giudice Richard Goldstone, il quale ha chiaramente espresso l’intenzione di indagare sulle violazioni al diritto internazionale commesse da tutte le parti in causa nel conflitto che ha avuto luogo a Gaza e nel sud di Israele. Non mi sorprendo. Una vera democrazia è in grado di processare il suo esercito per crimini di guerra. Israele chiaramente non è una democrazia compiuta.

L’Europa si è già dimenticata del genocidio nella Striscia di Gaza, lo hanno dimostrato le defezioni alla Conferenza contro il Razzismo, a Durban. Che opinione si è fatto di questi avvenimenti e del clamore suscitato?  
Per via che la bozza del testo finale della conferenza Onu sul razzismo, tenutasi poi a Ginevra, conteneva accuse durissime contro Israele, la conferenza è stata boicottata da Stati Uniti, Canada, Italia, Olanda, Polonia, e ultima ad annunciare la defezione, anche la Germania. A quanto pare c’è una parte di Occidente che ritiene giusto continuare a far pagare l’irrisarcibile prezzo dell’Olocausto ai non colpevoli palestinesi. Cosa conteneva di così scandaloso quella bozza? Accusava Israele “per la sua violazione dei diritti umani internazionali, i crimini contro l’umanita’ e una forma contemporanea di apartheid”. Esattamente ciò che ripetono  da anni inascoltati i premi Nobel Nelson Mandela, Desmond Tutu, Jimmy Carter, Wole Soyinka e José Saramago. Mica dei Frattini qualsiasi… Poco importa,  una conferenza più partecipata e una più forte presa di posizione contro Israele di quella finale poi edulcorata dalla Nazioni Unite, non avrebbe cambiato di una virgola la situazione. Dal 1948 sino oggi, Israele ha sempre ignorato radicalmente il diritto internazionale e ha esercitato la sua sovranità in modo assolutamente arbitrario, sostenuta dagli Stati Uniti, che in sede di Consiglio di Sicurezza, hanno sempre coperto i crimini israeliani con il loro diritto di veto. Contando anche su un’ampia complicità di di stati europei, Israele può tranquillamente ignorare il diritto internazionale perché è come gli Stati Uniti, legibus soluta, al di sopra della legge. Per cui un massacro di civili come quello subito a Gaza è puro esercizio della sua routine criminale.  
Il suo libro è una testimonianza forte, un’istantanea dei 22 giorni di massacri israeliani contro la Striscia. Come vive ora? Cosa prova e come sta la gente di Gaza?  
Il piombo non è più fuso ma continua ancora a piombarci addosso a intervalli regolari. L’altro giorno, due minatori palestinesi uccisi dai bombaramenti israeliani su Rafah, e i contadini sono quotidianamente presi di mira dai cecchini mentre lavorano al confine (vedi video). Ogni mattina presto mi svegliano, qui davanti al porto, i colpi di mitragliatrice della marina israeliana che impedisce ai pescherecci palestinesi di andare poche miglie oltre la loro costa. Qui a Gaza è morta la speranza, sembra di vivere nell’intervallo fra una tragedia e l’altra, non si sono ancora dissipati i fantasmi, i traumi dell’ultimo massacro, che nuovi lutti (oltre la sofferenza dell’assedio) si annunciano a breve. A quanto pare l’esercito israeliano si sta esercitando per una nuova carneficina, data per imminente.  
Qual è la sua impressione dei recenti dialoghi interpalestinesi al Cairo? Inoltre, come viene considerata attualmente Hamas tra la popolazione locale?  
I continui rimandi a un accordo fra le varie fazione certo non fanno bene al morale di una popolazione che vorrebbe unità nazionale, innanzitutto. Ma la domanda sorge spontanea, Israele è chiaro che continuerà a non riconoscere un governo palestinese presieduto anche solo in coalizione da Hamas, quale sarà allora la risposta della comunità internazionale? Mi auguro non si continui a boicottare il partito islamico, che ricordo è uscito vincitore da elezioni libere e democratiche.
Per quanto riguarda la popolarità dell’attuale governo, la settimana scorsa Hamas ha perso le elezioni svoltesi all’interno dell’unione dei lavoratori dell’Unrwa (diecimila dipendenti), dopo molti anni in cui usciva vincente. Ciò lascia intravedere un calo dei consensi nella popolazione di Gaza, a mio avviso fisiologico come per qualsiasi altro governo in carica.  
Quando ritornerà in Italia?  
Il mese prossimo proveranno ad attraccare al porto qui di fronte a dove vivo 8 imbarcazioni del Free Gaza Movement, cariche di aiuti umanitari, attivisti e  premi Nobel per la pace. Se la marina israeliana non si macchierà di pirateria come sua abitudine, potrebbero essere per me la possibilità di fuoriuscire da questa immensa prigione a cielo aperto.
Certo non mi è facile lasciare Gaza e i suoi civili in una situazione peggiore di come l’ho incontrata, specie alla vigilia di un possibile nuovo attacco israeliano, possibilmente questa volta senza scomodi testimoni internazionali.

 

Vittorio Arrigoni in Gaza

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Ps.

Il papa non poggerà le sue prada su Gaza e non accoglierà nemmeno i cristiani a Gerusalemme, speriamo NON DIMENTICHI! almeno:

una lettera da sottoscrivere di Don Nandino Capovilla

 

 

 

 

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queste le prossime date (cliccateci sopra per maggiori info):

 

11maggio

-Bologna: ore 19.30 al VAG61 via Paolo Fabbri 110

 

12 maggio

– VARESE: ore 18-20.30. presso MIV Multisala Impero Varese – Sala Urano

 

15 maggio

-TORINO:  -ore 20.30  presso sala dell’Antico Macello di Po,  Via Matteo Pescatore

 

19 maggio

-FIRENZE: 21 30,  Libreria La CitèBorgo San Frediano 20rosso
50124 Firenze tel: +39 055 210387


 

 

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Gaza: primi di maggio che sono tanti venticinque aprile

“Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista,
c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’Olocausto;
dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato,
c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta,
se non proprio giusta in senso assoluto, ché di queste non ce ne sono.”
Italo Calvino

 

Curioso a Gaza,

festeggiare il primo maggio marciando dal centro città verso un parlamento ridotto in macerie dai bombardamenti, entro la foresta mobile di bandiere rosse dei partiti politici di sinistra palestinesi,

festeggiare i lavoratori su di una terra dove il tasso di disoccupazione a causa dell’assedio israeliano raggiunge il 70% circa.

 

Un primo maggio vissuto con forti connotazioni da 25 aprile.

Vedere per credere:

Qui il lavoro non è infatti inteso solo come sopravvivenza,

ma vera e propria forma di Resistenza.  

Andare a coltivare i loro campi vicino al confine,

per i contadini palestinesi a est di Khan Younis (ultimo ferito dai cecchini israeliani giusto ieri) significa rivendicare la legittima terra, l’identità.Il diritto all’autodeterminazione. In poche parole Restistenza, un 25 aprile che per il popolo palestinese si consuma ogni dannato giorno.

 

Il 25 aprile l’abbiamo onorato così a Gaza, 

a dispetto di chi in Italia vorrebbe depennare questa data dal calendario,

o peggio, se penso al governo attualmente in carica,

farne una festa di tutti (il 25 aprile non è la festa di tutti, ma solo di quegli italiani che si riconoscono fedelmente nei valori della Resistenza e nel sacrificio dei partigiani caduti per la nostra libertà. Non certo la festa di quelli che fino all’altro ieri si facevano vanto di esser fascisti e sputavano sulle tombe dei nostri nonni resistenti morti, e oggi non vedono l’ora di smantellare la Costituzione).

 

Oltre la Restistenza armata malearmata,

ci sono altra varie forme di Resistenza in Palestina,

quelle dei contadini che vengono uccisi per un mazzo di prezzemolo,

dei pescatori continuamente attaccati dalla marina israeliana a poche miglia dalla costa,

dei paramedici colpiti dall’artiglieria sulle loro ambulanze,

dei giornalisti martiri nello svolgimento del loro dovere.

 

Forme di Resistenza civile e non violenta che abbracciamo e sosteniamo noi internazionali qui a Gaza,

io con un occhio in Italia e a quelle tombe di partigiani morti.

Lapidi che mi hanno insegnato a non inginocchiarmi dinnanzi alla tirannia,

fascista o sionista che sia.

 

Restiamo Umani

 

Vik

 

Vittorio Arrigoni in Gaza

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siti della missione: http://www.freegaza.org/ e www.palsolidarity.org

 

Ps.

Ci provano sempre.

Ogni qualvolta in Italia la destra arriva al governo torna alla carica cercando di far passare una legge che equipari i partigiani della Resistenza e miliziani della Repubblica di Salò. Ricordando quale era il giuramento delle SS repubblichine:

 

“Davanti a Dio presto questo giuramento: che nella lotta per la mia Patria italiana contro i suoi nemici, saro’ in maniera assoluta obbediente ad Adolf Hitler, comandante dell’Esercito Tedesco e quale valoroso soldato saro’ pronto in ogni momento a dare la vita per questo giuramento”

Inviatiamo a firmare la sottoscrizione di Art. 21:

http://www.articolo21.info/14/appello/no-allequiparazione-tra-partigiani-della.html

 

 

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queste le prossime date: 

 

7 maggio – Rimini – Libreria interno 4 info:

http://comunitasociale.ning.com/events/presentazione-del-libro

 

10 Maggio – Brindisi – Teatro Impero info : http://www.iltaccodibacco.it/puglia/eventi/19123.htmlt

 

 

-Clicca per ordinare online i libri-

 

Alcuni Link di amici impegnati e Resistenti incontrati qui a Gaza:

 

http://www.creatividellanottemusicforpeace.org/

(i fratelli creativi liguri che hanno resistito 50 giorni al confine per  portare dentro la Striscia di Gaza le 40 tonnellate di cibo raccolte in Italia. Denunciando lo scandalo di 15.000 tonnellate di aiuti fermi in territorio egiziano.)

 

http://www.usg2009.blogspot.com/

(Marcello Sordo, infermiere volontario all’ospedale AL AWDA di Jabalia)

 

www.epicentrosolidale.org

 (Epicentro Solidale, Manolo Luppichini, con noi sui campi insanguinati di prezzemolo)

 

http://certestorie.blogspot.com

(Anna, penna libera di raccontare l’inenarrato)

 

http://www.fabioproverbio.com/GAZA-AGRI-PESCA/

(Fabio Proverbio ha immortalato Gaza)

 

http://www.aldosoligno.com/

(…pure Aldo)

 

http://www.andresbergamini.it

(un amico monaco incontrato nella parrocchia di Gaza)

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