Luglio 2004

Quest’uomo è un pericoloso terrorista: ha 106 anni

Mohammed Hagi Fiz 106 anni,
è stato arrestato immediatamente dopo l’inizio della guerra in Afghanisan.
dopo mesi di detenzione  “ci trattavano come animali”
il centenario afghano è stato ritenuto non-terrorista e lasciato libero di tornare al suo paese.
mi chiedo come se ne siano capacitati, forse dal fatto  che oltre che il kalashiniow non riuscibbe più ad alzare neache il suo  bastone da passeggio???
comunque sia dei 590 oltre a ultraottantenii sono detenuti anche diversi ragazzini,
attendiamo presto che gli arguti servizi segreti statunitensi si accorgano presto che questi poveri contadini non c’entrano niente con l’11 settembre e new york (molti in effetti non l’hanno mai sentita neanche nominare)

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morte e ancora morte nei giardini dimenticati da dio

28/01/2004
morte e ancora morte nei giardini natii dimenticati da dio
heliogabale

e tom è morto
o meglio
clinicamente morto.
era ora.

Voglio dire che era assurdo tenere in vita un corpo quando il cervello era già andato.
e mi hanno detto dove è andato.
Sono arrivato circa un mese dopo il suo assassinio, ho avuto modo di parlare con una ragazza che era laggiù a Rafah, la stessa che qualche giorno dopo ha raccolto anche il povero corpo martoriato di Rachel
Una buona parte del cervello di Tom è schizzato sull’asfalto, inutile cercare di ricomporgli la testa, inutile……..
più o meno questa la macabra fine della storia.
Un rituale in onore di uno di noi, il suo spirito vive. Come viveva già in me e mi era di sprono e coraggio nel momento di agire in quelle dannate missioni.

Tom stava compiendo la più classica delle azioni che l’International Solidarity Movement (ci riprovo… ISM mette in atto in Palestina
quando in una città entrano le forze armate israeliane. In difesa dei civili palestinesi, si corre nella zona critica presidiata dai mortiferi mezzi israelians, e si pone il proprio corpo come scudo.
Quando il fottuto sniper in divisa militare l’ha inquadrato nel suo mirino di precisione, Tom stava cercando di far attraversare dei bambini una strada, porli in salvo via dal raggio di tiro dei cecchini israeliani.
La situazione era tesa, colpi di avvertimento erano già stati sparati in direzione dei pacifisti internazionali: quei bimbi palestinesi sarebbero stati lo svago del giorno alla noia dei militari e nel gioco del tiro al bersaglio per i soldati d’Israele nessuno doveva mettersi in mezzo.
Ma Tom vedendo oltra la strada quei cuccioli d’uomo tremare terrorizzati non si era fatto intimidire, aveva indossato la giacchetta recante le vistose croci rosse del pronto soccorso medico (da allora non le indossiamo più, puntano alle croci)
ed era partito per afferrare quelle mani tremanti. I primi bimbi erano già in salvo ed è stato quando Tom ha acciuffato le ultime manine che il sipario di morte è ridisceso sulla tetra terra teatro della tragedia palestinese.
Allora il tiratore scelto ha scelto di tingere il rosso delle strade di Palestina con un rosso ancor più vivo.
Morto, Tom è uno spirito che ci accampagna sempre, che sprona al coraggio d’azione contro ogni soppruso e ogni forma di ingiustizia in ogni parte del mondo.
Morto, ora clinicamente (dopo nove mesi di coma) quindi ufficilmente anche per il governo e l’autorità militare israeliana, Tom paradossalmente rappresenta una più forte speranza. Per la sua famiglia e chi con loro ha sete di giustizia contro anni di massacri, la sua morte può significare una svolta storica. Innanzitutto nel portare alla sbarra con l’accusa di omicidio volontario il soldato assassino, e chi con lui ha cercato di inquinare la realtà dei fatti, ma più in generale si potrebbe ora aprire uno storico processo nel tentativo di delegittimare le continue barbarie praticamente ancora inpunite compiute dall’esercito israeliano in Palestina contro civili indifesi.
Non la speranza che i soldati ci pensino due volte nel prendere di mira la mia testa prossimamente, (se vado laggiù sono disposto a giocarmela) ma la speranza che si ponga un freno, definitivo, condannando e arrestando, ai quotidiani efferati omicidi di civili innocenti. E’ per questo che Tom ha dato la vita.

Tom Hurndall
29/11/1981-13/1/2004
R.I.P.

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stop violence

Zapatero sta varando una serie di leggi e di misure contro la violenza domestica

Zapatero sta varando una serie di leggi e di misure contro la violenza domestica, in Spagna particolarmente diffusa e tragica.
Il 97% di denunce per violenza sulle donne vedono imputati mariti e fidanzati.
Il governo ha aumentato da 2 a 5 anni le pene per lesioni e maltrattamenti e ha reso punibile la minaccia.
C’e’ poi una serie di misure a sostegno delle vittime che vanno dal sussidio di disoccupazione alla scorta a difesa della denunciante. E’ prevista inoltre un’assistenza sociale di emergenza e recupero compreso un avvocato a spese dello Stato.
Le indagini su questi crimini ci raccontano che la maggior parte dei mariti finiti in carcere giurano di amare mogli e figli.
Contemporaneamente in America pare stiano aumentando vertiginosamente i tradimenti delle mogli. Un’inchiesta del Newsweek, realizzata da Loraine Ali e Lisa Miller, spiega che la grande responsabilita’ di questo fenomeno sarebbe da imputare all’ex Presidente Clinton, il quale, in diretta e davanti all’intera America, disse che il sesso orale non si poteva definire vero e proprio sesso e di conseguenza non si poteva parlare di tradimento.

(Fonte: Repubblica)

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Patch Adams

…Fin dall’inizio della sua storia, l’uomo ha celebrato il dolore e la sofferenza, ha amato il dolore e la sofferenza.
Gia’ la prima storiografia, come quella di Erodoto e altre, e’ stata impostata proprio sul potere del maschio, non descriveva la storia delle famiglie e della gente che si divertiva, ma parlava solo di chi aveva vinto quale guerra. Solamente nella parte finale dell’ultimo secolo gli storici hanno cominciato a scrivere qualcosa di diverso dalla caduta del potere.
Guardiamo alle nostre religioni e a quanto intendevano i loro fondatori: coloro che poi le hanno diffuse hanno detto che la vita e’ sofferenza; il Buddismo, il Cristianesimo lo ripetono da sempre: la vita e’ sofferenza e dovete fare qualcosa per cercare di uscirne.
I mass-media amano la sofferenza: ogni telegiornale, tutti i quotidiani celebrano l’infelicita’. Non c’e’ mai stato un quotidiano nella storia che abbia parlato delle buone notizie e non perche’ non ce ne siano: ci sono molte piu’ belle notizie che cattive notizie ogni giorno, solo che sembra che nessuno sia interessato alle notizie positive, forse perche’ ci piace compiangerci.
Se si guarda la cosa piu’ da vicino ancora, se guardiamo al campo della psichiatria – che dovrebbe interessare gli esperti di salute mentale – non c’e’ un libro di testo di psichiatria in tutto il mondo, che sia anche lungo mille pagine, che abbia una singola frase sulla salute mentale. Nei programmi di studi di psichiatria, che in genere durano quattro anni, non conosco un singolo corso che comprenda anche una sola ora di lezione sulla salute mentale: si parla sempre di problemi, di infelicita’.
Gli esperti di salute mentale non sono informati sulla salute mentale; penso che non la ritengano nemmeno possibile. Gli psichiatri con cui ho parlato dicono che la felicita’ e’ infelicita’ repressa: non li ho mai sentiti dire che l’infelicita’ e’ felicita’ repressa…

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w lula

Fame Zero

E’ certamente il programma di maggior successo del presidente brasiliano Lula. Non un programma assistenziale, ma un progetto di inclusione sociale, lo aveva definito lo stesso Lula il 30 gennaio 2003.
A un anno dal lancio di Fame Zero sono oltre un milione le famiglie, 5 milioni e mezzo le persone, che hanno ricevuto un sostegno economico.
Fame Zero funziona cosi’: ogni mese vengono consegnati 17 euro per l’acquisto di alimenti a famiglie che hanno un reddito inferiore a un dollaro al giorno.
Chi usufruisce del finanziamento dovra’ partecipare a iniziative pubbliche come le cucine popolari, gli orti comunitari, programmi di microcredito e dovra’ mandare a scuola i propri figli. L’obiettivo e’ fare in modo che le persone riescano ad avviare una piccola attivita’, garantendosi un reddito fisso.

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Agguato israeliano a Tulkarem

Uccisi sei militanti palestinesi

 

GERUSALEMME – Sei militanti palestinesi sono stati uccisi dai soldati israeliani in un’operazione vicino a Tulkarem nel nord della Cisgiordania. I militari hanno teso un agguato a un gruppo di uomini delle Brigate dei martiri di Al-Aqsa, c’è stato uno scontro a fuoco e sei palestinesi sono rimasti sul terreno. Tra le vittime ci sarebbe anche Hani Awiba, leader del gruppo semiclandestino.

L’operazione è stata condotta dai “mistarabim”, gli agenti speciali israeliani che operano in abiti arabi, che sono giunti a bordo di una decina di jeep nel centro della città. Poi i militari hanno accerchiato un’abitazione e hanno aperto il fuoco.

Secondo fonti militari i militanti palestinesi erano armati e stavano progettando degli attacchi contro gli israeliani. Con le sei vittime di oggi sale a 4.196 il numero di persone uccise dall’inizio della nuova Intifada fine settembre 2000, tra cui 3.199 palestinesi e 926 israeliani.

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Beppe Grillo – Riprendiamoci quelle parole

Articolo pubblicato su Repubblica del 20 Giugno 2004

Caro direttore, vorrei aderire alla Casa della Libertà, ma a quella vera, vorrei intitolare “forza Italia” il mio prossimo spettacolo, ma forza Italia davvero. L´Italia ha bisogno di più libertà e d´una riscossa! Altro che pulirsi il sedere con il tricolore, come gridò uno dei leader di questo governo. Altro che “chi non salta, italiano è!”, come strillò per strada un suo ministro, dopo aver mandato 3mila italiani a rischiare la pelle a Nassiriya. Cosa penseranno di questi ministri della vergogna quei soldati che con il tricolore rischiano sì di saltare, ma sulle bombe irachene?
Nel mio spettacolo chiedo: “Casa delle Libertà”? Ma vogliamo scherzare? Siamo all´appropriazione indebita, all´”economia della truffa”, come scrive l´economista statunitense J. K. Galbraith. Secondo un altro economista statunitense, J. Stiglitz, domina l´”asimmetria dell´informazione” (la teoria per cui prese il Nobel): è l´approfittamento – non il profitto – di chi sa a danno di chi non sa: per esempio quello dei top manager che sempre più spesso saccheggiano azionisti, consumatori e Stato. Secondo Stiglitz dai “ruggenti ´90” rubano di più molti top manager – per esempio con le famigerate stock option – di quanto mai possano sognar di rubare i peggiori politici (http://www-1.gsb.columbia.edu/faculty/jstiglitz/ ) E in Italia come reagiamo? Fuori i politici delle “convergenze parallele”, dentro i pubblicitari, i top manager e gli avvocati della “Milano da bere”! Dentro – purtroppo – non in adatti edifici sorvegliati; dentro nel parlamento, nel governo, nella Rai.
Attenzione, non parlo solo del furto dei soldi, ma di uno peggiore, il furto delle parole. Mettiamo, per ipotesi, che costoro non abbiano mai rubato, evaso le tasse, corrotto un finanziere o un giudice, maneggiato fondi neri, società offshore, P2, tangenti, condoni. Ma le parole? Come la mettiamo con il furto con destrezza delle parole? La lingua è il principale bene d´un popolo. Rubargliela è un delitto. Condoniamogli i delitti finanziari, ma non perdoniamogli l´appropriazione indebita delle parole!
La vera “Casa della libertà” (Freedom House) esiste da sessant´anni, non da tre. Fu fondata da Eleanor Roosevelt e da altre personalità statunitensi per promuovere la democrazia nel mondo. Il suo rapporto annuale sulla libertà di stampa classifica le nazioni in libere, semilibere, non libere. Nel 2004 l´Italia è passata da paese libero a semilibero, scendendo al 74? posto, dietro a Benin e Botswana (http://www.freedomhouse.org/research/pressurvey.htm). In Europa, Turchia e Italia sono le uniche pecore nere, i due Paesi semiliberi. Come può un Paese semilibero pretendere d´insegnare la libertà agli altri come vuol fare l´Italia in Iraq? Come casi di “Deterioramento globale della libertà di stampa” la “Casa della libertà” cita Bulgaria, Italia e Russia, degradate quest´anno di una categoria. Per illustrare il degrado della libertà, la direttrice del rapporto statunitense, signora K. D. Karlekar, cita per nome e cognome il premier italiano e il suo “enorme impero mediatico”. Chi sono allora i cialtroni della libertà, quelli della Casa statunitense o quelli della Casa italiana? Del resto la Casa italiana è nata sulle tradizioni e con gli uomini di due aberrazioni della libertà: il fascismo – insieme al comunismo reale tra le maggiori negazioni della libertà in questo secolo – e la propaganda commerciale invasiva e obbligatoria.

Per mascherare con la “Libertà” una compagnia di squali della pubblicità, piduisti, mussoline e mussoliniani, fascisti di tutti i tipi (post, ex, neo, ultra), xenofobi mangia bingo-bongo e pochi clericali, non basta la faccia di bronzo, ci vuole un lifting al titanio.
Denunciando le truffe della pubblicità dicevo nel 1993: “Attenti! Mastrolindo è più pericoloso di Craxi”. Oggi Mastrolindo e i suoi creativi si son presi il governo, il Parlamento, la Rai. I governanti di prima arraffavano soldi per fare il partito. I governanti di adesso fanno il partito per difendere i soldi arraffati. Cosa dirà Mastrolindo del rapporto 2004 della vera “Casa della libertà”? “Spazzatura!” dirà? Come disse dell´Economist che gli dedicò in due anni tre copertine – un record in 160 anni di pubblicazioni. Minaccerà querele anche agli eredi della signora Roosevelt come fece vanamente con l´Economist?
Se la sua fede a stelle e strisce fosse vera, il portatore sano di democrazia ribattezzerebbe la sua compagnia “Casa delle semilibertà” e cercherebbe di riportare l´Italia al rating statunitense di paese libero. Sapete che Cina, Russia, Italia, Cuba, Vietnam e Nord Corea sono tra i pochi paesi dove il governo o il suo capo pagano ogni mese lo stipendio a più di un migliaio di giornalisti? Ovviamente per garantire la loro libertà.
E poi, perché “Casa delle Libertà”? Perché la libertà da garantire non è una sola, quella di Mastrolindo. Sono molte! Quella di Previti, di Dell´Utri, di Borghezio e della cinquantina d´inquisiti o processati o patteggiati o prescritti o condannati che la CdL ha messo al sicuro in parlamento.
C´è un´altra “truffa innocente”: Forza Italia. Da più di un secolo era l´incitamento degli italiani per i nostri atleti nel mondo. Prima era di tutti, ora è stato sequestrato. Non possiamo più usarlo, a meno di fare propaganda gratuita al partito di Dell´Utri, Previti e Mastrolindo. “Forza Italia” non lo hanno semplicemente privatizzato, ce lo hanno proprio rubato. Nelle privatizzazioni di un bene pubblico, si paga un indennizzo. Dorian Gray invece s´è preso il malloppo e non ci ha pagato niente. Anzi, già che c´era, si è preso anche il nostro colore – l´azzurro – e visto che un colore non gli bastava, s´è acchiappato anche il tricolore. Lui sa bene che nomi, marchi e logo di successo – es. “Marlboro” o “Nike” – valgono decine di miliardi di euro. Lui invece “Forza Italia”, il nostro azzurro e il nostro tricolore se li è acchiappati gratis. Calcolando poco, diciamo mille euro a testa, Dorian Gray deve agli italiani almeno 57 miliardi di euro, dieci volte più del suo patrimonio. Ha fatto un colpo grosso, eh?

Dovremmo battezzare “forza Italia” pizze, gelati, cocktail, barche, navi, spiagge, sentieri alpini, gatti, cani, cavalli, circoli culturali, romanzi, bande, feste. Riprendiamoci il nostro “forza Italia”! Questo bisogno mi è venuto con il mio spettacolo Blackout, mentre spiegavo quanto l´Italia sia scesa in basso. Una ventina dei principali indicatori internazionali di sviluppo ci danno in media al 35? posto nel mondo. Altro che “nuovo miracolo italiano”! Siamo tra il 20? e il 25? posto per indice di sviluppo umano, reddito pro capite, indice di capacità tecnologica, aiuti allo sviluppo, libri venduti; tra il 30? e il 35? posto per mortalità infantile, indice di corruzione, computer e giornali pro capite; 40? per indice d´uguaglianza, 51? per indice di competitività, 74? per indice di libertà di stampa, 83? per indice di sostenibilità ambientale. Sintomatico è il nostro indice di competitività: 32?, 33? e 34? posto nel 2000, 2001, 2002, 41? nel 2003, 51? nel 2004. Il lento smottamento ora è frana. Altro che miracoli!
Le cause di questo crepuscolo hanno radici nei decenni passati. Una delle cause importanti però è il degrado intellettuale e morale provocato dalla tv commerciale, sia privata sia statale. Vent´anni di questa intossicazione finiscono per convincere che benessere e felicità non dipendono dall´ingegno, dal lavoro e dall´onestà, ma dalla seduzione, dall´imbonimento e dalla furbizia. Economia allora non vuol più dire studiare, ricercare, inventare, produrre, ma ridere, ingannare e vendere. Conducendo gli affari di Stato come quelli pubblicitari e televisivi, i nostri mastrolindi sono riusciti in pochi anni a indebolire l´Italia più di quanto avessero fatto in decenni i loro protettori socialisti e democristiani. Adeguando diversi ministri e parlamentari alla volgarità e al turpiloquio delle loro televisioni, hanno ribaltato il significato della parola “volgare”. Oggi sono le élite a involgarire il volgo. La volgarità non viene più dal basso, ma dall´alto, dagli uomini più ricchi e più potenti del paese, dalle tecnologie e dalle istituzioni che controllano. Non è grottesco che proprio chi per vent´anni ha corrotto la forza, l´intelligenza e la reputazione di questo Paese prenda ancora in giro gli italiani al grido di “Forza Italia”? Proprio loro, che da vent´anni sono i becchini dell´Italia, non possono ora far finta di volerla rianimare.

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SPECIALE MICHAEL MOORE: l’uomo che sfida la casa bianca

Dal canale satellitare Raisat Extra, l’intervista di David Letterman al regista Michael Moore.

Il nostro primo ospite è un cineasta vincitore di un Oscar il cui nuovo documentario intitolato ‘Fahrenheit 9/11’ esce il 25 giugno

 

Signore e signori, ecco Michael Moore

 

Voglio farti subito un paio di domande e poi passiamo a parlare del documentario

Va bene

 

L’Oscar… hai vinto l’Oscar per ‘Bowling a Columbine’. Quando hai vinto sarai rimasto sorpreso

Molto sorpreso

 

Sei saluto sul palco, hai ricevuto il premio e hai iniziato a prendertela col presidente. Lo avevi programmato?

No, volevo ringraziare il mio agente e la mia parrucchiera e andarmene subito. Ma mentre mi dirigevo sul palco, mi sentivo come Gollum del ‘Signore degli anelli’. Nella testa una voce mi diceva: ‘Manda un bacio a tutti e lascia il palco’. Un’altra voce diceva: ‘no, c’è una guerra in corso, devi dire qualcosa!’, e io ‘no, non voglio dire niente, è la mia serata agli Oscar”sii gentile e congedati’, ma ha vinto l’altra voce…

 

Già, il tuo discorso non è stato accolto molto bene, vero? sei stato più o meno contestato… 

Qualcuno mi ha acclamato, altri facevano ‘buu’ e poi ancora ‘buu’

 

Ti avrà fatto una strana sensazione, avevi appena ricevuto uno splendido premio e tutti ti acclamavano e si congratulavano e un attimo dopo ti hanno contestato. Rimpiangi di averlo fatto o no?

No, ormai non più perché.. io ho detto che ci portavano in guerra per motivi fittizi e in realtà non sapevo se fosse vero all’epoca. Eravamo in guerra solo da 5 giorni, sai…

 

Allora che ti è preso?

Mi sembrava giusto farlo…

 

Hai improvvisato…

Voglio riferirti una curiosità sulla serata degli Oscar: le prime parole che ti senti dire quando lasci il palco… ci sono due stagiste in quinta, in abito da sera e una ti dice ‘Champagne?’ e l’altra ‘Mentina?’ Queste sono le prime parole che senti da premio Oscar e nel frattempo sai che è in corso una rivolta in sala. ‘sì, ho bisogno di una mentina’…

 

Quindi appena ricevi l’Oscar ti insegnano i primi rudimenti su come si maschera una sbornia…

Esatto…

 

In seguito, di recente, sei stato premiato per ‘Fahrenheit 9/11’ al Festival di Cannes, dove è stato proiettato e ha ricevuto una grande accoglienza con tanto di standing ovation, vero?

Sì…

 

Anche lì hai avuto una grossa sorpresa vincendo addirittura la Palme d’Or, la palma d’oro, che tipo di esperienza è stata per te?

Ecco, è stato.. sono rimasto molto sorpreso perché mi pare sia capitato solo a due documentari a Cannes da 50 anni a questa parte e anche l’altro era mio, ‘Bowling a Columbine’, quindi sono rimasto sconcertato e poi, sai, non so.. quella è la Francia, Dave…

 

Anche con quel premio hai ottenuto una mentina?

No, niente mentine, niente profumi, niente. È una palma…

 

Il tuo primo film, aiutami a collocarli nel tempo, era ‘Roger and Me’ o non è quello il primo?

Sì…

 

Anche quello ebbe un’accoglienza straordinaria, vero?

Sì…

Quindi in tutto nei hai realizzati tre?

4, un altro s’intitola ‘The Big One’ e poi ho girato un film intitolato ‘Canadian Bacon’…

 

Quest’ultimo ‘Fahrenheit 9/11’, riprende il titolo di un libro di Ray Bradbury, ‘Fahrenheit 451’, è così?

Sì, è la temperatura a cui bruciano i libri. Era la storia ambientata in futuro in cui la censura e il controllo della polizia erano schiaccianti. Però il titolo del film, in realtà l’ho ripreso da una e-mail speditami da un ammiratore la sera dell’11 settembre, in cui scrisse solo ‘Fahrenheit 9/11’. Mi colpì questo interessante accostamento di quella parola e quel numero e qualche settimana dopo, iniziai a pensare di ricavarne qualcosa. Comunque, l’idea di realizzare questo film, mi venne leggendo un articolo del “New Yorker”. All’interno del servizio c’era un paragrafo su come la Casa Bianca avesse aiutato 24 membri della famiglia Bin Laden a volare sugli Stati Uniti a bordo di aerei privati in un momento in cui i voli privati erano ancora vietati. I Bin Laden e l’ambasciatore saudita chiamarono Bush alla Casa Bianca chiedendo aiuto e lui acconsentì subito. La Casa Bianca si mise a fare l’agenzia di viaggi per i Bin Laden mentre io ero bloccato a Los Angeles l’11 settembre mentre mia figlia era qui a New York e noi eravamo in preda al panico senza poter lasciare Los Angeles, gli aerei non partivano. Così abbiamo noleggiato un’auto e abbiamo percorso 3000 miglia e quando ho letto questa storia sulla rivista mi sono detto che se mi fossi chiamato Bin Laden avrei potuto volare gratis quel giorno. Trovai molto strana la vicenda e così iniziai a pensare a questo film.

 

Io l’ho visto e non posso negare che susciti grande interesse per questo e per gli altri argomenti trattati, eppure non riuscivi a farlo distribuire qui da noi. Ora la questione è risolta, vero?

È  stata risolta, sì. La Disney, che aveva dato i soldi alla Miramax per realizzarlo…

 

Ma perché la Disney o chi per loro, non voleva distribuirlo?

L’aveva visto…

 

Capisco. Dai filmati sui prigionieri iracheni, ho avuto l’impressione che subissero delle angherie più che degli abusi, è così o c’è dell’altro? Avevi dei filmati che non aveva nessun altro all’epoca, vero?

Sì, mettevano dei cappucci ai prigionieri e a turno i soldati passavano il braccio sulle loro spalle e si facevano fotografare. C’era anche un detenuto su una barella, era coperto con un lenzuolo e per qualche motivo stava avendo un’erezione. I soldati avevano iniziato a ridere e a turno glielo toccavano.. è una scena che s’intravede nel film. Sembra quasi qualcosa di normale amministrazione ed ero in possesso di questi filmati prima che la storia diventasse di dominio pubblico…

 

E tu eri combattuto riguardo alla diffusione dei filmati all’epoca? Hai atteso prima di inserirli nel film?

Ero combattuto e credo che i mezzi d’informazione di questo Paese ci hanno reso un notevole disservizio, non facendo domande scomode prima che si entrasse in guerra e non mettendo in seria difficoltà il governo. È questo il loro compito ma hanno preferito fare da fanfara, questo non ha aiutato nessuno di noi, meno che meno quei poveri ragazzi che ora si trovano laggiù a combattere questa guerra. Come sai, vengo da una famiglia di militari. Mio padre era nei Marines, era nel Sud Pacifico durante la seconda guerra mondiale, altri membri della mia famiglia sono militari e come dico nel film, costoro fanno un dono immenso a noi, al popolo americano quando scelgono di arruolarsi nelle forze armate perché sono disposti a dare la propria vita per proteggerci. Tutto ciò che vogliono in cambio, da noi, è di non essere mai esposti al pericolo, a meno che non sia assolutamente necessario, e noi abbiamo violato la loro fiducia, abbiamo infranto il patto con loro… 

 

 Ed è questo il presupposto per il film…

Sì…

 

Hai già spiegato perché non ti sei fatto avanti prima, diffondendo i filmati in tuo possesso?

Non mi fidavo dei mezzi d’informazione che andavano a braccetto con questo governo, temevo che non li avrebbero diffusi in modo corretto e che non avrebbero fatto il loro mestiere…

 

Temevi che CBS News, NBC News o altri stravolgessero la notizia o aspettassero a diffonderla?

Sì, perché non volevo… innanzitutto, non volevo che la gente se la prendesse coi militari. Quel che dico nel film mostrando questi filmati è che l’immoralità ne genera altra e che il pesce puzza dalla testa. Quando un presidente conduce la nazione in guerra sulla base di una menzogna, non bisogna stupirsi che alcuni individui inviati laggiù abbiano dei comportamenti immorali perché questo è l’ambiente in cui si sono trovati immersi…

 

Voglio chiederti una cosa sul film. Io l’ho visto e suscita un grande interesse per molti versi. Cosa possiamo dedurre da quanto ci hai detto? C’è qualcosa che, se io fossi più in gamba, potrei confutare? Posso credere che tutto ciò che mostri significa esattamente quel che appare? I fatti esposti sono agghiaccianti, ma non potrebbe uno più in gamba di me venirti a dire: ‘Questo è successo ma non vuol dire nulla’, ma che i vari pezzi messi insieme costituiscono un quadro di indiscutibile interesse?

Tanto per cominciare, non c’è nessuno più in gamba di te, Dave, per quelli come me, tu sei il maestro e noi gli allievi. Sei stato tu quello che ha portato la cesta di frutta al nuovo presidente della GE dopo l’acquisto della rete tv. Ce lo ricordiamo tutti…

 

Grazie, però, hai capito cosa intendo?

 

Insomma, il film ti lascia a bocca aperta perché ti chiedi ‘porca miseria, come facciamo a sistemare questa cosa?’

Non si può confutare ciò che viene detto nel film. È tutto lì, i fatti parlano da soli. I filmati ci sono, il dato fondamentale è questo: negli ultimi due o tre decenni, la famiglia reale saudita e i loro soci, la famiglia Bin Laden e soci, hanno dato alla famiglia Bush, ai loro amici e alle loro aziende 1,4 miliardi di dollari in investimenti nelle loro società. La domanda che pongo nel film è questa: ‘Dobbiamo sorprenderci che l’ambasciatore saudita telefoni alla Casa Bianca l’11 settembre chiedendo il favore di far uscire dal Paese 24 membri della famiglia Bin Laden e 140 membri della famiglia reale saudita che si trovano qui?’. Non dobbiamo essere ingiusti con Bush. Insomma, se io ti dessi 1,4 miliardi di dollari, accetteresti di parlarmi al telefono e mi procureresti qualche volo gratis che mi porti via da qui, no?

 

Questo ha complicato la caccia a Osama Bin Laden? In fondo non corre buon sangue tra i sauditi e Bin Laden…

Sì, Richard Clarke lo ha detto il giorno dopo l’11 settembre. Erano tutti decisi ad attaccare l’Iraq mentre i responsabili dell’antiterrorismo dicevano: ‘Ma è stata Al Qaeda la cui base è l’Afghanistan’ e loro: ‘non vogliamo parlare di questo, andiamo in Iraq’. Hanno lasciato tutti sconcertati e non conosco la risposta a questa domanda ma è una domanda a cui Bush dovrà rispondere quest’anno, prima delle elezioni: perché i reali sauditi e la famiglia Bin Laden hanno ottenuto un trattamento di favore?

 

Possiamo credere senz’altro alle tue fonti?

 Sì, sono il “New York Times”, il “Wall Street Journal”…

 

Ecco, sul Times…Dipende di che giorno… Il film esce il 25 giugno e mi chiedevo se potesse influire sulle elezioni, tu pensi che sposterà dei voti o che spinga a votare persone che non voterebbero?

È difficile dirlo da qui. So una cosa però, alle anteprime che abbiamo fatto nel Midwest abbiamo chiesto al pubblico da che parte stessero, se erano democratici, repubblicani o indecisi e chi diceva di essere neutrale su queste elezioni. All’uscita dal cinema nemmeno uno è rimasto neutrale. Si erano trovati col sedere per terra intorno al terzo rullo…

 

Ma ti rifaccio una domanda che mi assilla: possiamo crederti al 100% o è possibile che arrivi qualcuno a dirci, punto per punto: ‘sì, è vero, ma non è quel che sembra’?

Sono pronto al confronto con qualsiasi repubblicano, qualsiasi politico di destra su ciascun argomento del film, li sbaraglierò tutti…

 

È stato un piacere rivederti, Michael…

Grazie infinite, Dave…

 

Cerca di stare lontano dai guai, come dice il presidente…

Senz’altro…

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DEDICATO ALLA lega nord

RECORD

dopo oltre un decennio di crescita zero, si è registrato un   record di nascite in Italia nel corso del 2003: 544.063 neonati

MERITO DEGLI IMMIGRATI
Ma c’è un altro elemento su cui la ricerca l’Istat, che ha  presentato oggi i dati sull’andamento demografico in Italia, ci  invita a riflettere: e cioé come l’incremento demografico del   nostro Paese (+1 per cento) sia stato provocato non già dal saldo naturale, ma dal numero straordinariamente alto di regolarizzazioni di immigrati stranieri durante le sanatorie del   2002. La popolazione di residenti complessiva è perciò aumentata da 57.321.070 a 57.888.245 milioni, con un aumento di oltre 500 mila persone. I residenti in Italia di origine straniera, dati alla mano, hanno inoltre un tasso di procreazione più alto rispetto agli italiani tradizionali, e contribuiscono non  poco alle prospettive di ripresa demografica del nostro Paese

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ponti come cicatrene per antiche ferite

Balcani. Ricostruito il ponte di Mostar, distrutto dai  croati nel ’93

Grazie anche all’aiuto dell’Italia,
che dimostra come la sua storia spesso ha tramandato,
che in fatto di ricostruzione e solidarietà non ha avuto mai bisogno di esempi da nessuno.
E neanche di chiamate all’appello in coalizioni artefizie.
 
Lanciando questo ponte nel vuoto,
si è riuniti due popoli i che l’orrore della guerra aveva separato.
 
Ora mi domando dove ci siamo persi,
come sia possibile che ci siamo lasciati trascinare
sulla strada cosparsa e di morte  e miseria che conduce a Nasserya,
quando anche oggi abbiamo dimostrato di saper lavorare realmente per la pace e la pacifica convivenza.

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“Non potrei fare il presidente se non credessi
in un piano divino al di là di qualsiasi piano
umano”
(george w. bush)

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