Dicembre 2009

Roger Waters to THE GAZA FREEDOM MARCH

A message of solidarity with THE GAZA FREEDOM MARCH

27 December 2009

My name is Roger Waters. I am an English musician living in the USA. I am
writing to express my great admiration for and solidarity with the 1360 men
and women from 42 different countries around the World who are gathering
in Egypt, preparing for The Gaza Freedom March. We all watched, aghast,
the vicious attack made a year ago on the people of Gaza by Israeli armed
forces and the ongoing illegal siege. The suffering wrought on the
population of Gaza by both the invasion and the siege is unimaginable to us
outside the walls. The aim of The Freedom March is to focus world attention
on the plight of the Palestinian people in Gaza in the hope that the scales will
fall from the eyes of all, ordinary, decent people round the world, that they
may see the enormity of the crimes that have been committed, and demand
that their governments bring all possible pressure to bear on Israel to lift the
siege.

I use the word ‘crimes’ advisedly, as both the siege and the invasion have
been declared unlawful by United Nations bodies and leading human rights
organizations. If we do not all observe international law, if some
governments think themselves above it, it is but a few short, dark, steps to
barbarism and anarchy.

The Gaza Freedom March is a beacon to all those of us who believe that
under the skin, we are all brothers and sisters, who must stand shoulder to
shoulder, if we are to make a future where all have recourse to law and
universal human rights. Where life, liberty, and the pursuit of happiness is
not just the preserve of the few. All the oil in The Middle East is not worth
one child’s life. So to those of you who march, I tip my hat. It is a brave and
noble thing you do, and when you reach your goal please tell our Palestinian
brothers and sisters, that out here, beyond the Walls of their Prison, stand
hundreds of thousands of us in solidarity with them. Today, hundreds of
thousands, tomorrow, millions, soon, hundreds of millions. We Shall
Overcome.

Roger Waters

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Tzipi Livni criminale di guerra

Per l’ ex serial killer del Mossad, Tzipi Livni, figlia di un terrorista dell’Irgun, e ministro degli esteri del governo Olmert responsabile del massacro di Gaza, niente shopping londinese e strenne natalizia in Oxford road quest’anno.Inseguita da un mandato di arresto spiccato da una Corte Britannica per i suoi crimini di guerra, ha dovuto annullare la visita in UK.
 
Secondo una legge del 1988 le corti di Inghilterra e Galles hanno giurisdizione universale in materia di crimini di guerra, quindi la Livni avrebbe rischiato seriamente l’arresto. Ma all’ultimo minuto ha cancellato la visita e a quel punto il mandato di cattura è stato ritirato.
Non è la prima volta che un alto rappresentante del governo israeliano rischia grosso in Gran Bretagna. Il settembre scorso era stato chiesto l’arresto per il ministro della Difesa Ehud Barak, intervenuto alla conferenza laburista di Brighton e sfuggito al fermo sono perché era in visita ufficiale (quindi dotato di immunità, secondo la legge). Nel 2005 stava per finire nelle maglie della giustizia di Londra l’ex generale Doron Almog. Ma era stato avvertito in tempo ed era rimasto sul suo aereo a Heathrow per alcune ore, finché non aveva ottenuto il permesso di ripartire.
 
Ci auguriamo che questo sia l’esempio da seguire.
Se un giudice per ogni stato europeo spiccasse un mandato di cattura alla vigilia di ogni visita di stato, i leaders sionisti d’Israele cesserebbero in toto di viaggiare. Reclusi di fatto dentro casa, magari potrebbero vagamente percepire cosa significa sopravvivere in una prigione a cielo aperto come Gaza, certo con in più tutti i comfort del colonialista.
 
Restiamo Umani
 
Vik
 
 
Continua il Gaza Restiamo Umani Tour fra Torino e Ivrea:
 
Oggi mi faccio ubiquo, sarò infatti all’università Torino alle ore 14  in via Plana n 10 nell’ambito del corso
“Sociologia delle Relazioni Interetniche Corso di Laurea in Studi Internazionali, dello Sviluppo e della Cooperazione”
e la sera alle ore 21 a Ivrea, al Centro Culturale La Serra in corso Botta 30
 
 
 

 

 

 

 
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Restiamo Umani

Vik

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Il premio Nobel più coerente della storia dei Nobel

Così dovremmo tramandare ai posteri:
il giorno in cui Obama vinse il Premio Nobel per la Pace,
un centinaio afghani esplosero di gioia.
Ma proprio letteralmente esplosi, sotto i soliti bombardamenti statunitensi errati che stanno falcidiando la popolazione civile afghana da 9 anni a questa parte.
 
Rifletteteci, mai Premio Nobel è stato più coerente:
Alfred Nobel è stato infatti l’inventore della dinamite.
 
Segnalo un pezzo di Enrico Peyretti di Peacelink  che denuda la sconcezza del discorso di Obama a Oslo nel giustificare guerre presenti e guerre future targate imperialismo made in USA.
 
Restiamo Umani
Vik
 
Il discorso di Obama a Oslo è una sfida alta alla cultura nonviolenta, che vuole costruire pace giusta ripudiando il mezzo della guerra.
Obama ha detto che a volte la guerra è strumento per la pace; che esiste una guerra “giusta” come questa in Afghanistan; che un movimento nonviolento non avrebbe mai sconfitto Hitler; che c’è differenza tra una guerra scelta e una guerra imposta dalla necessità.
Sono arcinoti luoghi comuni del “realismo” non volgarmente guerrafondaio, ma neppure determinato a “salvare le future generazioni dal flagello della guerra” (prime parole del Preambolo dello Statuto dell’Onu), dopo il terribile Novecento.
In sintesi telegrafica, possiamo dire (cioè ripetere):
– La guerra può eliminare un potere violento, ma affida sempre la decisione alla forza delle armi, non alle ragioni del diritto. Armi e diritto possono coincidere per caso, non per loro natura. “La guerra è l’antitesi del diritto: non fa vincere chi ha ragione, ma dà ragione a chi vince” (Norberto Bobbio). “La guerra è un male perché fa più malvagi di quanti ne toglie di mezzo” (Immanuel Kant). La guerra consacra le ragioni stesse della violenza che vuole combattere, perché la imita e la riproduce.
– Chi arriva tardi perde il treno. La cultura politica democratica e nonviolenta avrebbe potuto evitare Hitler e poi sbalzarlo democraticamente dal potere se fosse stata difesa e diffusa molto per tempo nell’animo popolare e nelle istituzioni. E’ in anticipo che si deve combattere la tirannia. La guerra arriva sempre in ritardo. La vittoria in guerra è sempre pregna di nuova violenza. La vittoria su Hitler ci ha dato l’incombente universale morte atomica.
– Questa condanna storica vale anche per la risposta bellica degli Usa al clamoroso attacco dell’11 settembre, contraccolpo ingiustificabile di una secolare ingiustificabile violenza dell’occidente verso il mondo esterno, di cui la rinascita islamica sente l’offesa e in qualche sua componente reagisce con ingiustificabile violenza.
– Va riconosciuto, tuttavia, il caso estremo e tragico in cui si ha il “dovere di uccidere” (parole di Gandhi) chi sta sistematicamente uccidendo altri, se davvero non c’è nessun altro modo di fermarlo. Ma il tirannicidio per necessità estrema non è la guerra, che è violenza estesa, sistematica, indiscriminata, che sempre colpisce i popoli assai più dei tiranni, con immensa ingiustizia, anche ora in Afghanistan. Anche la corretta azione di polizia (statale o internazionale) non è guerra: la polizia tende a ridurre la violenza, la guerra tende ad accrescerla per imporsi sul più debole. Per vincere in guerra bisogna diventare più violenti del nemico (avverte Gandhi).
– La guerra è assai più utile ai criminali fabbricanti e trafficanti delle armi omicide, che non ai popoli che essa vorrebbe liberare e difendere. Inoltre, tutti i popoli potrebbero difendersi da soli con l’arma nonviolenta della estesa disobbedienza civile ai poteri violenti, perché ogni potere consiste in definitiva soltanto nell’essere obbedito (Etienne de la Boétie; Gene Sharp). Ciò sarebbe possibile se la cultura della pace e della giustizia avesse voci e mezzi per diffondere (più di quanto già faccia con pochissimi mezzi) la conoscenza di questo diritto e possibilità dei popoli. In generale, i governi impediscono la conoscenza di questi mezzi di difesa popolare nonviolenta, perché, anche se eletti democraticamente, non vogliono che i popoli abbiano reale possibilità di controllo sulla loro azione e potere.
– La democrazia, come reale potere popolare, non è affatto facile. E’ più facile obbedire a un capo. I popoli non sono fatti interamente di santi e onesti. I vizi dei potenti sono latenti nell’umanità comune. Se cala la vigilanza etico-civile, le democrazie degnerano in autoritarismi, come accade ora drammaticamente e orribilmente in Italia. Kant dice: non occorre che i cittadini siano angeli, basta che siano “diavoli intelligenti”; cioè, nonostante i vizi umani, la conoscenza e l’intelligenza possono portare a ridurre o eliminare le maggiori cause di sofferenza e ingiustizia, come è la guerra, presunta e falsa soluzione dei più gravi conflitti. L’umanità procede in civiltà se sa immaginare e istituire metodi più umani nelle relazioni difficili. Questo è il compito della cultura politica popolare, democratica. I governanti valgono e meritano riconoscimenti nella precisa misura in cui non impediscono, ma rispettano e promuovono questa umanizzazione.

Enrico Peyretti
 
Continua il Gaza Restiamo Umani Tour fra Aosta e Milano:
 
Lunedì 14 dicembre alle ore 21 allo Espace Populaire di Aosta, Via J-C Mochet 7
 
Mercoledì 16 dicembre alle ore 21 al Centro Sociale Vittoria, Via muratori ang. Friuli
 
 
 

 

 

 

 
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Vik

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Umano, Vivo o Morto fra Torino e Aosta

Il mio spasimante sionista preferito è tornato a farsi vivo nell’invocarmi morto:
 
http://www.israelnationalnews.com
 
 
 
La minaccia di morte è subdola, perché erode nell’inconscio.
Scava ogni giorno più in profondità la buca del terrore nella sindrome di essere bersagli bipedi a spasso su di un tiro a segno gratuito.
 
Si possono fare spallucce e convincere e convincersi che si tratta di millantatori in cerca di fama e affamati di visibilità,
(e circa questi terroristi non c’è da scherzare, vi assicuro, non agiscono solo a parole, abbiamo acquisito le nostre informazioni),
esteriormente disinteressarsi nel leggere il proprio nome di fianco ad una taglia come accadeva ai tempi del Far West,
ma dentro qualcosa si mobilita in nevrosi, insonnia, fame di sostanze stordenti.
 
Soprattutto, per uomini e donne che sono disposti a sacrificare la propria vita per un ideale elevato come libertà e giustizia,
l’ombra lugubre della minaccia di morte colpisce e affonda quando avvolge i familiari e e le persone amate, per i quali non si può scegliere ne chiedere tale sacrificio.
 
Sebbene questa sera sarò a Torino invito gli amici piemontesi a recarsi presso la Cascina Roccafranca alle h. 21, per una serata organizzata da Libera in seguito al progetto Salvagente dedicata ai testimoni di giustizia.  E dedicare per me un abbraccio come uno scudo umano a Pino Masciari.
 
Restiamo Umani
 
Vik
 
 
Continua il Gaza Restiamo Umani Tour fra Torino e Aosta:
 
Questa sera a Torino alle 21 al CSA ASKATASUNA corso Regina 47
 
Lunedì 14 dicembre alle ore 21 allo Espace Populaire di Aosta, Via J-C Mochet 7
 
 
 

 

 

 

 
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