Agosto 2004

due ora fa a hebron (lettera della palestina)

-stefania si trova in palestina per un progetto di volontariato
.
i soldati hanno circondato il palazzo nel quale mi trovo e chiuso completamente la via (tutta hebron e’ chiusa, nessuno puo’ entrare ne’ uscire), perche’ il centro e’ adiacente alla casa di uno dei martiri di oggi. siamo bloccati qui, luci spente, finestre chiuse a causa del gas. non sappiamo fino a quando durera’ tutto questo, potrebbe finire ora come potrebbe durare fino a domani o oltre.
i ragazzini tirano le pietre, i soldati sparano e si preparano a demolire la casa.

siamo completamente impotenti, completamente.
chiunque si affacci alla finestra finisce nel loro mirino, ma nessun colpo in nostra direzione finora.
tutto questo e’ assurdo!!

giungono notizie dalla radio che alcuni palestinesi sono stati arrestati poco dopo l’inizio degli scontri, temo per alcuni amici che erano giu’…non ho notizie, non riesco a rintracciarli.
mioddio vic, mioddio!! sento rimbalzare nella testa l’orrobile suono dei loro colpi, credimi, si confondono con quelli che continuano a sparare.

………
fai qualcosa
ti prego fai finire tutto questo!
proteggi O. e F. e H. … . ….
stefania

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emergency: via le truppe italiane dall’iraq

comunicato emergency:

07 settembre ’04 – Il sequestro di Simona Torretta e Simona Pari

Il sequestro di Simona Torretta e Simona Pari è innanzitutto un crimine e rappresenta un motivo di angoscia per la condizione nella quale si trovano queste due persone.

Presso consistenti strati di iracheni che in forme diverse – anche criminali – si oppongono all’occupazione militare del loro paese, la responsabilità dei governi coincide con la responsabilità di tutti i cittadini dei paesi occupanti.
È venuta meno la distinzione tra i milioni di italiani che hanno osteggiato la guerra e chi l’ha voluta e la conduce.

Questa incapacità e questo rifiuto a distinguere sono stati favoriti dalla totale, esibita indifferenza del governo di fronte alla volontà di pace e alla richiesta di rispetto della Costituzione.

Chiedendo che cessi immediatamente la partecipazione dell’Italia all’occupazione militare dell’Iraq, chiediamo semplicemente il ripristino della legalità internazionale.

Ribadirlo con forza in questa circostanza non è «cedere a un ricatto criminale», come stoltamente troppi dicono, ma è «cedere» alla Costituzione, al diritto internazionale, all’umanità.

Tra l’angoscia per la sorte di due nostre concittadine e il rifiuto di una politica distruttiva e violenta non c’è una relazione strumentale, ma una sostanziale, assoluta coincidenza.

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il mio funerale.

Il mio funerale

Disposizioni per un saluto

(di

Enzo Baldoni)

 

Il 24 maggio 2003, Enzo Baldoni mandava un email al suo newsgroup. Parlava di come avrebbe voluto essere salutato nel caso – improbabile, visto che si sentiva “sicuramente immortale” – di un “errore del Creatore”.

Stamattina sono stato a un funerale. La cerimonia è andata via liscia e incolore finché alla fine il prete ha detto: “Ora il figlio vuole dire qualche parola”.

Il figlio, in dieci minuti, ha tratteggiato un ritratto vivo, affettuoso e vivace del padre. Un ritratto senza sbavature né esagerazioni né cedimenti al sentimentalismo. Ma quei dieci minuti hanno avuto più calore, colore e spessore di tutto il resto della
cerimonia. Il papà era ancora lì tra noi, vivo, e questo sarà il ricordo che ne manterremo.

Ordunque, trascurando il fatto che io sono certamente immortale, se per qualche errore del Creatore prima o poi divesse succedere anche a me di morire – evento verso cui serbo la più tranquilla e sorridente delle disposizioni – ecco le mie istruzioni per l’uso.

La mia bara posata a terra, in un ambiente possibilmente laico, ma va bene anche una chiesa, chi se ne frega. Potrebbe anche essere la Casa
delle Balene, se ci sarà già o ci sarà ancora. L’ora? Tardo pomeriggio, verso l’ora dell’aperitivo.

Se non sarà stato possibile recuperare il cadavere perché magari sono sparito in mare (non è una cattiva morte, ci sono stato vicino: ti prende una gran serenità) in uno dei miei viaggi, andrà bene la sedia
dove lavoro col mio ritratto sopra.

Verrà data comunicazione, naturalmente per posta elettronica, alla lista EnzoB e a tutte le altre mailing list che avrò all’epoca. Si farà anche un annuncio sui miei blog e su qualsiasi altra diavoleria elettronica verrà inventata nei prossimi cent’anni.

Vorrei che tutti fossero vestiti con abiti allegri e colorati.

Vorrei che, per non più di trenta minuti complessivi, mia moglie, i miei figli, i miei fratelli e miei amici più stretti tracciassero un breve ritratto del caro estinto, coi mezzi che credono: lettera, ricordo, audiovisivo, canzone, poesia, satira, epigramma, haiku. Ci
saranno alcune parole tabù che *assolutamente* non dovranno essere pronunciate: dolore, perdita, vuoto incolmabile, padre affettuoso, sposo esemplare, valle di lacrime, non lo dimenticheremo mai, inconsolabile, il mondo è un po’ più freddo, sono sempre i migliori che se ne vanno e poi tutti gli eufemismi come si è spento, è scomparso, ci ha lasciati.

Il ritratto migliore sarà quello che strapperà più risate fra il pubblico. Quindi dateci dentro e non risparmiatemi. Tanto non avrete mai veramente idea di tutto quello che ho combinato.

Poi una tenda si scosterà e apparirà un buffet con vino, panini e paninetti, tartine, dolci, pasta al forno, risotti, birra, salsicce e tutto quel che volete. Vorrei l’orchestra degli UNZA, gli zingari di Milano, che cominci a suonare musiche allegre, violini e sax e
fisarmoniche. Non mi dispiacerebbe se la gente si mettesse a ballare. Voglio che ognuno versi una goccia di vino sulla bara, checcazzo, mica tutto a voi, in fondo sono io che pago, datene un po’ anche a me.

Voglio che si rida – avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte – . E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole. Non mi dispiacerebbe se
nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un’offesa alla morte, bensì un’offerta alla vita.

Verso le otto o le nove, senza tante cerimonie, la mia bara venga portata via in punta di piedi e avviata al crematorio, mentre la musica e la festa continueranno fino a notte inoltrata.

Le mie ceneri in mare, direi. Ma fate voi, cazzo mi frega.

e.

-thanX to STREGA

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Enzo Baldoni: alla ricerca di verità

L’inchiesta

 

Ali’, Mohammad, Salah, Safanaa. E non solo loro. Chi sono questi personaggi misteriosi? Che ruolo hanno avuto nella tragica missione della Croce rossa italiana Baghdad-Najaf del 19 e 20 agosto scorso? La procura di Roma, che indaga sul sequestro e l’uccisione di Enzo Baldoni, vuole saperlo. E, a questo scopo, sentira’ presto Beppe De Santis, il coordinatore della Cri che organizzo’ quel convoglio.Vogliono sapere tutto su chi erano i componenti della spedizione e sul ruolo che hanno avuto.Nel ritorno a Baghdad, secondo quanto si e’ appreso finora, del convoglio facevano parte una quindicina di persone. Tra queste la volontaria gallese Helen Williams, che ha raccontato: ”C’erano dieci o dodici volontari italiani, quattro iracheni e poi noi due, io e il mio interprete”. Quanto a Baldoni e al suo autista-interprete Ghareeb (ucciso nell’agguato, ma il suo corpo non sarebbe stato ancora recuperato) la volontaria ha detto che la loro auto apriva la colonna, la stessa versione fornita dai responsabili della Cri.
Del convoglio, ma solo nel viaggio di andata, faceva parte anche una troupe della Rai, che pero’ ha lasciato Kufa il pomeriggio del 19 agosto: ”Io e l’operatore abbiamo preso un’auto suggerita da Ghareeb e siamo tornati a Baghdad”, racconta l’inviato Pino Scaccia.
Su Ghareeb, un giordano-palestinese di cui non si conosce nemmeno il nome completo, molte riserve sono state avanzate in queste ore dal commissario della Croce rossa, secondo cui era quantomeno un millantatore. Ma nello stesso convoglio c’erano anche altri personaggi dal ruolo e dall’identita’ incerta.
Uno e’ Ali’, che pero’ – secondo alcuni – potrebbe essere lo stesso Ghareeb. A parlarne e’ la stessa Williams: ”Ali’, l’autista dell’auto bianca ci sorpassa, ferito al volto e ci urla di andare avanti”, scrive su Internet. L’auto bianca dovrebbe essere la Nissan su cui viaggiava Baldoni, ma nella sua intervista, quando si riferisce all’autista-interprete del giornalista ucciso, la Williams lo chiama sempre Ghareeb. Di questo Ali’, comunque, si perdono le tracce.
Poi c’e’ Mohammed che, come ha dichiarato Scelli, era sulla macchina che la sera prima dell’agguato ha riportato a Baghdad i giornalisti della Rai. Questo Mohammed, o Mohamad, sarebbe un uomo dell’ufficio di al Sadr, accreditato dallo stesso Ghareeb presso la Croce Rossa. Ma al pari dell’autista di Baldoni, anch’egli si sarebbe poi dimostrato inaffidabile.
Altro personaggio tutto da tratteggiare e’ Salah. Ne parla lo stesso Baldoni, il 18 agosto, alla vigilia della missione, in uno degli ultimi ‘post’ sul suo ‘Bloghdad’: ”In macchina con noi c’e’ anche Salah, il braccio destro di Beppe (De Santis – ndr), un iracheno dal volto mefistofelico che e’ stato maggiore nell’Aeronautica e che rimpiange Saddam. Mi chiedo se e’ con noi per aiutarci o per controllarci. Chi lo sa. Ma cosi’ e’ l’Iraq: e’ difficile sapere chi e’ davvero chi hai di fianco”. Che Salah sia invece Sajaf al Jidi, meglio noto come Abu Karrar, l’uomo attivato dalla Cri per la liberazione dell’ostaggio? Non si sa.Ma Baldoni prosegue: ”In uno dei due camion c’e’ un alto esponente dell’Esercito del Mahdi (gli uomini di Moqtada As Sadr) che e’ la nostra assicurazione sulla vita”. Parla forse di Mohammed-Mohamad?
Infine, Safanaa. Elegante, di famiglia benestante, collaboratrice di organizzazioni umanitarie irachene e straniere, e’ stata una delle ultime a sentire il giornalista italiano prima del sequestro. Si dice sia stata lei a portare il corpo di Ghareeb in ospedale, ma rintracciata dal Corriere della sera all’indomani del rapimento, e dopo che il suo nome era circolato su internet, si e’ molto arrabbiata: ”Qui si muore e non si scherza cosi’, con la vita degli altri”. Una donna misteriosa, Safanaa, ”comparsa e sparita come testimone in poche ore”, scrive Scaccia sul blog. (Ansa).

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michael moore in testa alle proteste

Una città blindata il grande raduno pacifista

 

Il regista Michael Moore: “Siamo la maggioranza”
New York, americani in piazza
“Adesso basta con la guerra”

NEW YORK – A decine di migliaia sono arrivati a New York. E alla fine erano trecentomila. Pacifici. In piazza nel cuore della Grande Mela per dire basta alla guerra e alle politiche di George W. Bush. In una Manhattan blindata è stato il giorno del grande corteo che ha sfilato a due passi dalla sede della Convention repubblicana al Madison Square Garden, che si apre domani. In testa al corteo, uno striscione: “Diciamo no ai programmi di Bush”.

La gente in strada oggi a New York “è la maggioranza di questo paese, è una maggioranza contro la guerra che vuole riprendersi il Paese”, ha detto il regista Michael Moore, l’autore di Fahrenheit 911. “I repubblicani sono depressi – ha aggiunto Moore – perchè sanno che la fine è vicina, mancano solo un paio di mesi”. Il regista, divenuto una delle icone degli oppositori di George W. Bush, ha sostenuto che l’America deve “delle scuse enormi all’Iraq e al popolo iracheno per la distruzione che ha provocato”.

“Vogliamo la fine immediata dell’occupazione dell’Iraq”, dice Leslie Cagan, la coordinatrice della coalizione United for Peace and Justice, che ha lavorato un anno e mezzo per portare in strada oggi centinaia di migliaia di persone. “Da domani – aggiunge la ‘pasionaria’ del movimento anti-Bush – i repubblicani lanceranno il loro messaggio di guerra e le loro bugie. Noi siamo arrivati da tutta l’America per dire, con una sola voce, il nostro ‘basta’”.

Del resto, per veder confermate le parole l’ordine, bastava dare uno sguardo agli striscioni e ai cartelli: “Il mondo dice no all’agenda di Bush”; “Dite no all’economia della guerra”; “Bush se ne deve andare”; “Bush si riposava, in migliaia sono morti”.


 

Qualche tensione lungo il percorso, quando una cinquantina di persone sono state arrestate dalla polizia. Ma si trattava in gran parte di esponenti di un gruppo di manifestanti in bicicletta che, secondo le forze dell’ordine, avrebbero violato le regole imposte dalla polizia nell’area del Madison Square Garden, dove domani si apre la Convention repubblicana. E, arresti a parte, il corteo anti-Bush si è svolto in maniera ordinata e pacifica.

Dal West Village al Madison Square Garden – il fortino blindato degli uomini di Bush – e poi in mezzo alla New York dei film (Macy’s, l’Empire State Building, la Quinta avenue, il cuneo del Flatiron Building, Broadway e Union Square), il serpentone della protesta si è disteso per 20 isolati della città, controllato da uno spiegamento di forze con pochi precedenti.


(29 agosto 2004)

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successo meritato di un documentario scomodo

Moore sbeffeggia lo «Stupid White Man»
e la corte marziale USA sbeffeggia gli obiettori-Marcello Pamio-

 

Quando ho sentito la notizia alla radio non volevo crederci!E’ per questo che prima accennavo ad un cambiamento epocale: la premiazione, per il suo valore simbolico, è un segnale politico-sociale fortissimo di presa di coscienza. Un messaggio chiaro a tutti per tentare di uscire quanto prima dal tunnel oscuro dell’ipocrisia che pervade la guerra e le violenze in genere.

 

A proposito di violenze, vi ricordate la pena di un anno inflitta al giovane militare statunitense per le torture nel carcere di Abu Ghraib? Bene, la stessa identica pena è stata data ad un altro giovane della Guardia Nazionale, ma non per aver fotografato felicemente le ignobili sevizie, ma perché si è rifiutato di metterle in pratica. Ahimé non è uno scherzo. La corte marziale ha condannato il sergente Camino Majia che aveva rifiutato di tornare in Iraq, per diserzione e «disonorable conduct» («condotta disonorevole»). Avete capito? «Non ho trovato una buona ragione per continuare a uccidere in Iraq» ha detto alla giuria, e la corte lo ha trattato al pari, se non peggio, di un aguzzino! Questa è la giustizia militare statunitense, che invece di spedire per direttissima davanti al tribunale per crimini di guerra Bush e Rumsfeld, il primo perché è a capo dell’esercito e il secondo perché è l’ideatore del piano per «ammorbidire» i prigionieri, ha condannato un giovane per aver compreso l’assurdità «di questa guerra illegale» di occupazione.Su un campione rappresentativo dell’intera società irachena, comprendente sciiti, sunniti e curdi, l’88 per cento degli intervistati considera le truppe della coalizione come «occupanti», di cui liberarsi al più presto. Le domande, per dovizia di particolari, non sono state preparate da bolscevichi talebani ma erano state discusse e suggerite dalla Cpa (Coalition Provisional Authority), l’autorità provvisoria.

 

Concludo l’articolo con un paio di notizie interessanti e poco pubblicizzate dai media.
Vi ricordate quando l’attuale presidente degli Stati Uniti ha rischiato di morire soffocato da una nocciolina andata di traverso? Bene, ieri lo sfortunatissimo George è caduto da solo dalla bicicletta ferendosi lievemente il volto. Nulla di grave, non vi preoccupate; ma questo fa capire come il destino alle volte sia ingrato…
Non sono in grado di affermare se questo incidente sarà usato dal presidente come scusa per non partecipare alla laurea della figlia presso l’Università di Yale; ma voci molto vicine a Washington dicono invece che non avrebbe presenziato all’importante manifestazione per paura di possibili contestazioni studentesche! Comportamento questo che ricorda molto da vicino quello di qualche politico nostrano…
L’ultima notizia, anzi denuncia, è apparsa sul «Washington Post» e riguarda la speculazione sulle ricostruzioni delle Torri Gemelle. Il lupo perde il pelo ma non il vizio…

Gli 8 miliardi di dollari stanziati dal Congresso statunitense per la ricostruzione di «Ground Zero» sapete dove sono finiti? Nelle grinfie dei costruttori di palazzi e degli immancabili banchieri! Ecco qualche nome: Bank of America (650 milioni di dollari), Bank of New York (113 milioni), American Express (25 milioni), Bank of Nova Scotia (3 milioni), ecc.

 

 

 


Una occupazione militare che gli stessi iracheni vogliono che finisca al più presto. Lo dice un recentissimo sondaggio (il cui risultato è stato anticipato dal «Financial Times») condotto dal «Center for Reserch and Strategy Studies» di Baghdad, che da un anno opera su commissione degli stessi occupanti.

 

 

Quindi quasi il novanta per cento della popolazione vuole che gli «invasori» se ne vadano!

 


Detto ciò risulta chiaro che le truppe angloamericane, comprese quelle italiane in «missione di pace», non sono proprio ben viste dagli abitanti.

 

 


Già l’anno scorso alla premiazione degli Oscar, quando il regista Michael Moore ha portato a casa la statuetta d’oro per il miglior documentario con «Bowling for Colombine», pensavo ad una «svista» madornale della giuria. Com’è possibile premiare un documentario spietato che denuncia senza mezzi termini l’abnorme numero di armi negli Stati Uniti e l’uso criminoso dei media nell’istigare la violenza collettiva, in un mondo dove appunto i media sono controllati? O si è trattato di un «errore» oppure è il segnale di un cambiamento…

 


Ieri a Cannes l’ennesima «svista» e/o «errore» ha assunto invece i connotati di un vero e proprio messaggio al mondo: Michael Moore – l’anti-Bush per eccellenza – ha vinto la Palma d’oro della 57ma edizione del Festival di Cannes per «Fahrenheit 9/11». Sempre un documentario; sempre una denuncia, ma questa volta non sulle armi da fuoco, ma sull’incredibile stupidità e incompetenza del presidente più potente del mondo (fin qui nulla di nuovo), sui rapporti di collaborazione tra la famiglia del guerrafondaio texano Bush padre e quella dei bin Laden fino a due mesi dopo l’attacco alle Torri Gemelle. Per non parlare poi degli interessi che legano l’impero Bush con le compagnie petrolifere e il terrore provocato ad arte per giustificare le due guerre: Afghanistan e Iraq. La prima per ottenere una via di passaggio per gli oleodotti e la seconda per conquistare militarmente il maggior produttore di greggio al mondo dopo l’Arabia Saudita.


Un video così scomodo, che la casa cinematografica Walt Disney, che controlla direttamente la Miramax, per non mettere a rischio gli ottimi rapporti con Washington e il Pentagono, si è affrettata a dichiarare di non aver alcuna intenzione di distribuirlo in America. Molto strano…

 


Ma nonostante tutto, la premiazione a Cannes segna un’altra vittoria importante della verità sulla menzogna, della libertà sulla prigionia e dell’amore sull’odio.

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Deaglio accusa Scelli

Sequestro Baldoni: Enrico Deaglio: «Colpevole silenzio della Croce rossa»


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La redazione di «Diario» difende a spada tratta il giornalista. E il direttore: «Manca ancora la versione ufficiale della Croce rossa»
Emanuele Giordana (lettera 22)Fonte: Il Manifesto
26 agosto 2004

 

Un bravo free lance o un guascone innamorato del pericolo, una mina vagante disposta a correre rischi sulla sua pelle e su quella degli altri? Pittoresco dilettante in cerca di scoop o semplicemente uno dei tanti collaboratori di un settimanale che ha costruito la sua fortuna sulla buona scrittura e l’approfondimento, utilizzando appunto anche le tante penne non vidimate all’Ordine dei giornalisti? In via Melzo 9 a Milano, nel cuore del centrale quartiere «Venezia», dove ha sede la redazione del «Diario della settimana», di dubbi non ne hanno. E sono anzi indispettiti dalla faciloneria con cui, specie i primi giorni, è stata disegnata la figura di Enzo Baldoni: ” Fastidio” dice il giornalista Giacomo Papi ” per come buona parte dei nostri quotidiani ha dipinto Baldoni. Una sorta di kamikaze che non prendeva precauzioni, in opposizione alla pacata saggezza del professionista”. ” Il suo primo pezzo ” aggiunge Alessandro Marzo Magno, responsabile della sezione esteri e il primo a entrare in contatto con Baldoni ” ci arrivò dalla Colombia e la storia del comandante Antonio, un capo banda di cui si servono le Farc per il lavoro sporco, resta uno dei migliori reportage che abbiamo pubblicato. Tante volte in riunione ci siamo detti Ci vorrebbero più Baldoni! Saper raccontare insomma, con un bello stile ma anche con precisione e rigore».
Non è l’unico fastidio: ” Mi scandalizza ” aggiunge Papi ” il silenzio della Croce rossa italiana che a tutt’oggi non ha ancora fornito una versione definitiva del tragitto compiuto dal suo convoglio. Ogni giorno aggiunge un particolare ma alla fine resta reticente. Inquietante per un’istituzione». E si perché Papi, nel ricostruire il percorso di Baldoni, si è accorto che i conti non tornavano. Nella sua inchiesta, che uscirà sul «Diario» domani, la reticenza della Croce rossa salta tutta fuori. «E sulla stampa italiana è passata la versione ufficiale». Che grosso modo dice che il convoglio della Croce rossa, con cui viaggiavano anche Baldoni e il suo compagno iracheno poi assassinato, fece retrofront dopo lo scoppio di una mina e ben prima di arrivare a Najaf. ” Invece le cose ” dice Deaglio ” sono andate in tutt’altro modo».


Come sono andate?

La ricostruzione che Papi ha fatto documenta come quella versione sia del tutto falsa. C’è stata si l’esplosione di una mina lungo la strada che da Bagdad porta verso Najaf ( a Malmudyia ndr) ma il convoglio, in cui c’erano sia Baldoni che la Croce rossa italiana e una troupe televisiva, ha proseguito: è arrivato sino alla città assediata, come documentato dalle immagini del giornalista della Rai Pino Scaccia, e poi si è diretto a Kufa, nella moschea, dove i medici della Cri hanno prestato assistenza e soccorso a dei feriti locali. Hanno dormito lì e la mattina dopo, venerdi, sono partiti per Bagdad. Ma a questo punto noi non sappiamo se Croce rossa e Baldoni siano partiti assieme o meno o a che distanza l’uno dall’altro. Scaccia (che conferma questa versione sul suo blog ndr) intanto era già tornato nella capitale giovedi perché doveva montare i servizi per la Rai. Non sappiamo dunque quando e con chi Baldoni ha lasciato Kufa.


Non lo sapete perché la Croce rossa non ve lo dice?

E’ così, queste sono le informazioni che ci mancano. Da tre giorni sto cercando di parlare con il commissario della Croce rossa Maurizio Scelli o con De Santis (l’uomo della Cri che guidò la missione a Najaf ndr) ma non c’è modo di comunicare con loro. Né di avere una versione definitiva di quel percorso e delle ore che precedettero l’imboscata a Baldoni e Ghareeb.


Dalla Farnesina avete novità?

Nessuna.


Al Jazeera ha mostrato il video con Baldoni e voi l’avete contattata

Si lo abbiamo fatto perché è un’emittente che è molto importante nei paesi arabi e abbiamo fornito loro elementi su Baldoni, la sua indipendenza come giornalista, l’indipendenza del giornale su cui scrive, l’indipendenza rispetto al governo italiano. E soprattutto abbiamo spiegato quello che stava facendo in Iraq. Che aveva organizzato due convogli di assistenza a Najaf e che quello che intendeva fare, prima di essere rapito, era trasportare via dalla capitale un cittadino iracheno colpito da un carro armato americano…


E’ l’iracheno mutilato raffigurato nella copertina del settimanale?

Si chiama Mohammed e Baldoni aveva già un accordo con l’ospedale di Emergency a Suleymania in Kurdistan per farlo curare.

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lettere mai pervenute (addio enzo)

ho cercato un suo contatto,
ieri sera,
quel qualcosa in me che difficilmente riesco  ogni volta a decifrare.
Un’impulso magnetico da una parte dello spirito di cui conosco ben poco.
Oggi tutto sembrava tranquillo,
le notizie a lui riferite parlavano di cauto ottimismo.
tutti troppo esageratamente tranquilli, parsimoniosi,
per il destino di un uomo che rimaneva nelle mani di guerriglieri disposti a tutto.
allora ho iniziato anche oggi a provare un crepitio in quella parte dello spirito…
 
Quasi certo che l’avrebbe letta al suo ritorno, ieri ho inviato una lettera a Enzo Baldoni.
 Pensando che  magari mi avrebbe anche risposto.

 

Ero convinto che fosse fra uomini, ma mi sono enormemente sbagliato, si trovava in un covo di  bestie.

 

Non bisogna mai confondere le bestie cogli uomini,
e come in iraq la maggior parte (ne sono certo) che combatte, che muore
cercando provviste per strada,
che sfila senz’armi incontro ai check point, che corre a difendere una
moschea o semplicemente la propria casa,
sono uomini di valore,
fra di essi si cela come in tutte le società,
e all’ennesima potenza nelle società distrutte dalla guerra,
la bestia sanguinaria.
Il marciume della violenza genera mostri, e dà potere a quei mostri che in
epoca di pace o sarebbe reclusa o sarebbe disoccupata.
Bisogna sempre distinguere i mostri dagli uomini vigorosi che cobattono  in
nome di ideali valorosi.
Valori come la pace, la libertà,
la compassione.

 

Non guardiamo ora alle gente d’iraq in maniera differente, con crescente
disprezzo, o foga di vendetta,
dobbiam esser certi,
che per primi loro si sentono in lutto.
Perchè chi l’ha conosciuto laggiù sa quali ideali muovevano il suo spirito,
e  l’iraq tutto sa di aver perso uno dei suoi primi alleati in questi dannati
giorni.
 


nonostante se ne sia andato,
c’è una parte di me che continuerà ad aspettare una sua risposta.

stralci dalla mia lettera per enzo-
 
 
“giovedì 26 agosto, ore 2255
-empatia sotto la kefia-
 
Enzo!
ti sento!
 
so che stai sorseggiando te alla menta,
mentre armi intorno a te e uomini scuri dalla barba incolta.
sembra che litighino con quella lingua di cui tu conosci solo qualche vocabolo.
ma è il loro modo di fare.
sciuccran,
sadik.
usa sharmuta!
 
Girano intorno a te…
…….
ti scrutano, e vogliono sapere tutto di te, di cosa pensi di questa dannata guerra, degli americani
e addirritura il perchè dei tuoi usi e costumi non ammessi nell’Islam.
 
Non cedere alla tentazione della paura,
quella magari di soddisfarli con tue risposte preordinate, non sincere.
 
……..
Riappropiati di tutto il tuo orgoglio, dei reali motivi perchè ti sei sentito di affrontare questo viaggio.
Io credo che tu sei laggiù perchè qui ti sentivi divorato dai crampi dell’ingiustizia.
Di quella specie che crea giornalisti manovali dal potere,
che producono manovrati notizie cinicamente artefatte,
qui nel nostro paese per creare favore nell’opinione pubblica  all’intervento armato in Iraq.
 
Ritrova l’inossidabile forza dei tuoi ideali,
sii uomo  di valore,
e nessuno fra questi che ti circondano ti potrà torcere un capello,
………..
 
Ti dico questo,
dopo aver trascorso infinite notti
coi mujaheddin palestinesi, che io rispetto
e che  alla fine  mi hanno concesso il loro rispetto.
 
ti scrivo questo anche se so che non potrai leggermi,
non per il momento almeno.
 
ma il mio pensiero empatico supera ogni confine e ogni prigionia,
mi ritroverai in uno specchio,
sarò nel tuo sguardo in me riflesso.
 
take care.
 
un amico invisibile per te soffre.
la tua irrequietudine.
 
your vik”
—————————
 
——————————————————–
 
 
domani compriamo DIARIO

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agghiacciante

IRAQ: UCCISO IL GIORNALISTA BALDONI


La tv qatariota al Jazira ha detto che i rapitori del giornalista Enzo Baldoni hanno dichiarato di averlo ucciso. Lo scrive la Reuters. L’emittente satellitare ha detto anche di avere un video nel quale viene mostrato il corpo del giornalista.

Secondo quanto si e’ appreso, un funzionario italiano e’ partito per il Qatar per visionare un video di possesso della tv Al Jazira con le immagini di Baldoni, forse l’esecuzione.
”Ci sono immagini agghiaccianti”, ha detto una fonte italiana che ha visionato il video pervenuto ad Al Jazira sull’esecuzione di Baldoni.
26/08/2004 23:45

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orrore

Iraq: Al Jazira, Enzo Baldoni e’ stato ucciso
26/08/2004 – 23:46


Tv ha video con immagini giornalista, forse esecuzione
(ANSA) – BAGHDAD, 26 AGO – Il giornalista Enzo Baldoni rapito in Iraq e’ stato ucciso. Lo ha detto la tv qatariota al Jazira. L’emittente ha precisato che sono stati gli stessi rapitori a dichiararlo. Un funzionario italiano e’ partito per il Qatar per visionare un video in possesso di Al Jazira con le immagini di Baldoni, forse l’esecuzione.

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civiltà occidentali: esempi

.06.04 – LA VITA E’ TUTTA UNA LOTTERIA

“È un’iniziativa annunciata dall’amministrazione Bush, che sceglierà per sorteggio decine di migliaia di persone per offrire loro in anteprima i benefici previsti da una nuova legge che entrerà pienamente in vigore nel 2006. Tra le 500 e le 600 mila persone che partecipano al programma Medicare – una sorta di mutua federale – e non hanno una copertura per le spese farmaceutiche, sono ritenute i destinatari di un programma varato dal Congresso che sarà in vigore tra un anno e mezzo. La legge offre però la possibilità di anticipare i benefici per 50 mila di loro e il ministro della Sanità, Tommy Thompson, ha reso noto di aver deciso di avviare «una lotteria per scegliere i fortunati». Tra i partecipanti al sorteggio, che si svolgerà in estate, saranno scelte in modo casuale 25.000 persone che necessitano di farmaci per il cancro e altre 25 mila che hanno bisogno di cure per altre gravi malattie che vanno dalla sclerosi multipla all’artrite reumatoide. La copertura delle spese prevista dalla legge non sarà totale, ma quasi. >>>

Gia’ parlammo della lotteria per vincere la carta verde, cioe’ la cittadinanza degli Stati Uniti. Ma qui siamo alla follia, alla totale degenerazione. Sei malato di cancro? Beh, affidati alla fortuna: se ti dice bene sarai curato, basta essere sorteggiato. Cosi’ potrai dire: “Pero’, che culo!” Mi battero’ sempre, scusate, contro un mondo senza anima.

Per arrivare in Parlamento ci vuole un volto telegenico, una chiacchierata spigliata e la capacità di convincere, almeno a parole. Può darsi. Di certo una tv australiana sembra crederci a tal punto che 6 dei prossimi senatori che andranno a sedere sugli scranni del Parlamento, verranno scelti dal pubblico della tivù, in quello che è l’ultima follia dei reality show. Un concorso a eliminazione, una sorta di Grande Fratello della politica che per gli ideatori ha un solo scopo: coinvolgere il grande pubblico, sempre più refrattario alle urne, a occuparsi degli affari della nazione. Non si tratta di votare il volto più simpatico o la soubrette con il sorriso più malizioso. Di politica si tratta e di programmi elettorali si parlerà a “Vote for me”, in onda da ottobre su Channel Seven in attesa delle elezioni di novembre. >>>

E questa. Che credete, che per mettersi in politica bisogna saperne di politica, avere idee, progetti? No, basta essere telegenici, furbi, belli. E’ chiaro ormai perche’ siamo finiti cosi’. Tutto un “reality show”, tutto finto, senza pensare che la realta’ non e’ mai spettacolo. “

 

dal blog di www.pinoscaccia.com 

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alex zanotelli

LEGGE BOSSI-FINI: ZANOTELLI E IL VERDETTO DELLA CONSULTA

 

La legge Bossi-Fini è parzialmente incostituzionale. La Corte Costituzionale ha pronunciato l’attesissimo verdetto il 15 luglio, giudicando contrarie alla Costituzione due norme della legge sull’immigrazione 189 del 2002. «Mi meraviglia che la Conferenza episcopale non si sia ancora espressa» commenta padre Alex Zanotelli.

La Consulta ha pronunciato l’attesissimo verdetto il 15 luglio, giudicando contrarie alla Costituzione due norme della legge sull’immigrazione 189 del 2002: l’espulsione immediata per il clandestino trovato in territorio italiano e l’arresto obbligatorio per chi non abbia rispettato l’ordine di allontanamento dall’Italia.

L’espulsione immediata è giudicata in violazione degli articoli 3 e 13 della Carta Costituzionale, che sanciscono, rispettivamente, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e l’adozione, da parte dell’autorità amministrativa, di provvedimenti per limitare la libertà personale solo in casi eccezionali.

L’arresto obbligatorio per lo straniero destinatario di provvedimento di espulsione è invece “una misura fine a se stessa”, sostiene la Corte, in quanto la legge impedisce che si possa disporre la custodia cautelare in carcere per violazione di una contravvenzione, come quella prevista dalla Bossi-Fini.

Fin dalla sua entrata in vigore, la nuova legge italiana sull’immigrazione, è stata duramente contestata anche dagli “addetti ai lavori” (magistrati e forze dell’ordine), proprio per l’impossibilità di applicazione di determinate norme e per il conseguente aumento della mole di lavoro e di procedimenti burocratici, spesso inutili, comunque costosi.

«Sono contento che la Corte Costituzionale si sia espressa così» commenta padre Alex Zanotelli, tra i più accesi contestatori della Bossi-Fini. «Non solo è una legge incostituzionale ma è anche una legge immorale, perché non riconosce gli immigrati in Italia come soggetti di diritto, ma li accetta sul territorio solo finché servono ad incrementare il capitale, sfruttandoli come manodopera a basso costo. Questo è gravissimo. Mi meraviglio – prosegue Zanotelli – che la Conferenza episcopale non si sia ancora espressa chiaramente in merito a questa legge. L’intervento della Cei sarebbe auspicabile ed estremamente importante».

Il padre comboniano sottolinea poi un altro aspetto della legge, che riguarda in modo più specifico le recenti vicende dei naufraghi africani salvati dall’imbarcazione umanitaria tedesca Cap Anamur. «Ora la situazione dei profughi è ancora più pesante. Sono addolorato che un paese di emigranti, com’è stata l’Italia fino a pochi decenni fa, non riesca ad accogliere chi emigra, lasciando, com’è successo a noi, la famiglia, gli affetti, le proprie terre, per cercare fortuna in un paese sconosciuto. Il rifiuto di queste persone è un gesto che denota assoluta mancanza di civiltà, di umanità e di compassione. Anche per questo è importante una presa di posizione dell’intero mondo cattolico e dei vescovi italiani».

Zanotelli individua poi un’altra grave violazione della Costituzione: il fatto che l’Italia, unico paese in Europa, attenda da oltre 50 anni una legge sul diritto d’asilo e sulla tutela dei rifugiati; una legge prevista dalla nostra Carta «scritta – sottolinea padre Alex – nel 1947, proprio da esiliati politici durante il fascismo».

Per il missionario la vicenda dei 37 africani «è solo una spia del disastro che abbiamo davanti. Nel Mediterraneo la gente muore perché in Africa e in Medio Oriente esistono situazioni di profonda ingiustizia con le quali dobbiamo rapportarci. Finché dureranno queste drammatiche situazioni ci sarà sempre, e sempre di più, gente che fugge, ed è gravissimo che questa gente muoia proprio di fronte all’Unione europea. Non posso accettare un’Europa che non accetta 37 poveri diavoli disperati».

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un’amore ucciso dalla burocrazia

Clandestino per amore, muore nella traversata dalla Tunisia all’Italia


Amor Knis, tunisino, animatore di villaggi turistici amava Daniela V., 32 anni. Hanno tentato di aggirare la burocrazia e, sul traghetto che avrebbe dovuto portarli in Italia, si è nascosto nell’auto di lei. E’ morto soffocato


GENOVA – La storia di un sogno finita in tragedia. E’ quella di Daniela V., 32 anni, giovane e disinibita mamma lombarda, e Amor Knis, 35 anni, tunisino, aitante animatore di villaggi turistici a Djerba, famosa località turistica del nord Africa, morto nel bagagliaio di un’auto sul traghetto per Genova. Il sogno di costruirsi una vita insieme in Italia, di amarsi senza dovere fare i conti con una burocrazia che per anni li costringe a lunghe lontananze.
Per questo decidono di tentare la fortuna e di ricorrere ai metodi tante volte adottate da centinaia di disperati: il bagagliaio dell’auto, il viaggio in nave da Tunisi a Genova, la libertà. Ma stavolta il sogno si è infranto: Amor, soffocato dal caldo, è morto in quel suo piccolo guscio di metallo e Daniela ora deve rispondere della terribile accusa di omicidio colposo.
Daniela vive in un piccolo centro del Bresciano, lavora presso l’azienda del padre-imprenditore, è madre di due bimbi di 7 e 5 anni nati da un precedente legame. Da quasi tre anni è sentimentalmente legata ad un tunisino conosciuto durante una vacanza. Amor abita a Zarzis, nei pressi di Djerba, ed appartiene ad una famiglia tutto sommato agiata. E’ animatore in un villaggio turistico, è istruttore di diverse discipline nautiche, appassionato di windsurf e kajak, ha una patente nautica e conosce sei lingue.
La loro storia d’amore, alimentata da brevi viaggi di Daniela in Tunisia in occasione delle feste e delle vacanze estive, sembra aver raggiunto ormai una solidità tale da indurre i due a pensare al matrimonio. Entrambi preparano i documenti, ma il problema principale è e rimane quello dell’espatrio: bisogna aspettare che lui ottenga un lavoro in Italia, magari come istruttore di discipline nautiche sul lago di Garda.
L’attesa, però, sembra diventare insopportabile e così i due decidono di tentare l’azzardo e forzare il destino. Daniela racconterà poi di essere stata convinta da Amor a nasconderlo nel portabagagli della sua auto, una Golf, per eludere i vigili controlli delle autorità tunisine, seguendo così la strada percorsa da alcuni conoscenti che erano riusciti ad entrare clandestinamente in Italia.
Amor si sistema sul pianale e Daniela lo ricopre con alcuni teli da mare e vari bagagli. Sui sedili prendono posto i due bambini della donna ed il loro cagnolino.
L’imbarco sulla “Victory”, traghetto di lusso della compania italiana Grandi Navi Veloci, avviene martedì intorno alle 12, l’ ora più calda. Nel porto di Tunisi la temperatura raggiunge i 30 gradi all’ombra, con un alto tasso di umidità. La nave lascia gli ormeggi alle 18 circa e comincia una traversata che durerà oltre 24 ore.
E’ in questo lasso di tempo che si consuma la tragedia. Mentre Daniela con i suoi bambini attende nervosamente l’arrivo a Genova, Amor, nonostante una riserva di bottiglie d’acqua, non regge il grande caldo dell’auto chiusa nel ventre della nave. Un collasso da calore lo uccide.
Nello scalo ligure la “Victory” attracca nel pomeriggio ieri e Daniela corre a riprendere l’auto, ma si accorge quasi subito di quanto accaduto. Dalla vettura proviene un odore nauseabondo: il cadavere di Amor, a causa dell’alta temperatura, presenta già segni di decomposizione. La donna, spaventata, sceglie di non avviarsi verso l’autostrada per Brescia, ma imbocca una strada nascosta in un quartiere del levante genovese. Qui inscena il ritrovamento casuale del corpo, ma la sua versione non convince la polizia. Nella notte, infine, la confessione.
Ora la donna, che è tornata nella sua casa insieme ai genitori con una denuncia a piede libero, deve rispondere alla legge italiana di omicidio colposo e favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina; al padre e alla madre di Amor di un sogno “bruciato”.

 

26/8/2004

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rock against the war

Pearl jam

-bushleaguer

 

How does he do it? How do they do it? Uncanny and immutable
This is such a happening tailpipe of a party.
Like sugar, the guests are so refined, (look like melting mice)

A confidence man, but why so beleagued?
He’s not a leader, he’s a Texas leaguer
Swinging for the fence, got lucky with a strike
Drilling for fear, makes the job simple
Born on third, thinks he got a triple

Blackout weaves its way through the cities
Blackout weaves its way through the cities
Blackout weaves its way,…

I remember when you sang
That song about today
Now it’s tomorrow and
Everything has changed

A think tank of aloof multiplication
A nicotine wish and a colossus decanter
Retrenchment and foolishness
“What’s the buckos?”
The raves have not a clue
The immenseness of suffering
And the odd negotiation, a rarity
With onionskin plausibility of life,
And a keyboard reaffirmation

Blackout weaves its way through the cities
Blackout weaves its way through the cities
Blackout weaves its way,…

I remember when you sang
That song about today
Now it’s tomorrow and
Everything has changed

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lavoratori come rifiuti

Lo crede morto e lo scarica in campagna


13.32: Il datore di lavoro lo crede morto e anzichè chiamare i soccorsi ne scarica il corpo in aperta campagna. E’ accaduto ad Assisi. Vittima un marocchino 34enne, che lavorava in nero a Foligno e che era rimasto coinvolto in un infortunio sul lavoro; i carabinieri l’hanno trovato ferito, che vagava in stato confusionale nei campi. Denunciato l’imprenditore e un altro operaio per omesso soccorso.

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legge bossi-fine omicida

migranti

due storie di nuda cronaca,
la prima, a semi-lieto fine,
la seconda tragica.

Entrambe che dimostrano come una legge razzista può condizionare culturamente un popolo,
nel primo caso a compiere atti oltre il limite del disumano,
nel secondo, mettono in luce come è necessario oggi in italia nell’anno 2004,
rischiare la vita per coronare un sogno d’amore interazziale.

e l’integrazione culturale pare sempre più impossibile,
lontana da ogni ottimistica previsione
e nuove morti, tragedie, violenze, atti di intollerenza,
si rigerenano catalizzate da una legge che è un vero e proprio insulto all’umanità.vvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvv

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para justicia que espera

SANTIAGO DEL CILE – La Corte suprema cilena ha confermato oggi la revoca dell’immunità ad Augusto Pinochet nell’ambito del processo per l’Operazione Condor. La conferma, decisa dalla Corte d’appello il 5 giugno scorso, è stata approvata dai giudici del massimo tribunale cileno con nove voti a favore e otto contrari. Nello stesso tempo la Corte ha chiesto che “siano ordinati esami psichiatrici per l’imputato”. La sentenza ha generato scene di giubilo fra i familiari dei desaparecidos che erano presenti nell’aula del tribunale.

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