Giugno 2008

Luisa Morgantini: DIVIETO DI PESCA NELLA STRISCIA DI GAZA

L’assedio di Gaza raccontato da una piccola bambina di Gaza:
 
Luisa Morgantini per il Manifesto
Ho atteso un pò per un nuovo post,
ho voluto lasciar sedimentare nelle coscienze il ricordo di Aya Al-Najjar,
l’onore delle vigorose stupende parole di BassamAramin.
 
Mentre una fragile tregua appare come una mossa strategica prima di una violenta invasione già preventivata dei soldati di Tel Aviv ,
Luisa Morgantini ci descrive il mare di Gaza come un immenso carcere liquido israeliano:
 
DIVIETO DI PESCA NELLA STRISCIA DI GAZA
IL MARE È UN IMMENSO POSTO DI BLOCCO ISRAELIANO
Tutti i pescatori palestinesi, per dire basta agli impedimenti e alle aggressioni da parte delle Autorità israeliane, il 16 giugno hanno protestato con le loro barche per il diritto di vivere contro l’assedio
Luisa Morgantini

È blu il mare a Gaza, ma anche verde di inquinamento, perché in alcuni punti le acque delle fognature scorrono liberamente sulla costa, dopo aver percorso e a cielo aperto le strade di Gaza city e delle altre città della Striscia, per finire in mare senza nessun trattamento di depurazione, distrutti dai raid israeliani o perch? i pezzi di ricambio e i filtri per l’acqua non riescono a penetrare l’embargo deciso dalle Autorità israeliane, con gravi conseguenze sull’ambiente e sull’economia locale.
Il mare, però, a Gaza è sempre stata una grande risorsa naturale e avrebbe potuto diventare anche fonte di risorse per il turismo. Dopo gli accordi di Oslo, i Palestinesi avevano sperato che le spiagge di Gaza potessero essere affollate, sono stati costruiti molti alberghi, aperti ristoranti e caffè. Ma è durato poco, gli alberghi sono ormai quasi abbandonati e i turisti non possono certo andare a Gaza, neppure i palestinesi cittadini d’Israele sui quali puntava il turismo palestinese, anche a loro è vietato entrare a Gaza visto che il confine è solo nelle mani del governo israeliano ed ogni cittadino israeliano ha il divieto di recarsi a Gaza o nella Cisgiordania.
GLI ULTIMI 5 ANNI, I PEGGIORI
Negli anni ’90, quando le barche dei pescatori potevano allontanarsi dalle coste di circa 12 miglia nautiche dalle coste della Striscia, i pescatori riuscivano a portare a riva, rivendere e anche esportare fino a 3.000 tonnellate di pesce ogni anno. Proprio in quegli anni la crescita del settore ittico a Gaza ha attinto alle migliaia di palestinesi che non potendo più recarsi a lavorare in Israele a causa dei valichi chiusi, hanno rivolto lo sguardo al mare per poter sopravvivere aggiungendosi alle molte famiglie di pescatori, molte originarie della città di Jaffa, a sud di Tel Aviv, da dove in migliaia dopo la guerra del 1948 sono partite alla volta di Gaza. Durante la prima Intifada a Gaza si arrivava facilmente, portavo sempre le delegazioni a mangiare un ottimo pesce fresco in un ristorante che si chiamava Salam, Pace. Quel ristorante c’è ancora ma di pesce ne appare poco, neppure le sardine si riescono a trovare.
La pesca infatti a Gaza è decimata. Sopratutto a partire dagli ultimi cinque anni, sia le restrizioni militari imposte dalle Autorità israeliane sia l’impedimento vero e proprio ad uscire in mare vietano ai pescatori di Gaza di allontanarsi di più di 3 miglia dalle coste, nonostante gli accordi di Oslo abbiano fissato a circa 20 miglia dalla linea costiera il limite massimo di allontanamento e le 12 miglia di distanza sancite dall’Accordo Bertini, stipulato nell’Agosto 2002 tra le Nazioni Unite e Israele.
Nel 2007 circa 500 tonnellate di pesce all’anno sono state pescate in tutto dagli oltre 3.500 pescatori professionisti lungo i 40 km costieri della Striscia a Gaza; di questi, solo 700 sono ancora impiegati in un settore che dava lavoro ad almeno 40.000 persone, tra meccanici, pescivendoli e migliaia di famiglie di pescatori locali, che riescono ora a stento a ricavarne di che vivere in un’economia schiacciata dall’assedio.
Le barchette partono nel buio della notte per rientrare in porto alle sei del mattino, dove i camion aspettano il carico da trasportare ai mercati: 70 cassette di plastica riempite di pesce e sardine può valere circa 3.500 shekel, di cui 2.000 servono per ricoprire le spese per carburante e gas per le lampade, i cui costi si sono impennati in seguito al taglio dei rifornimenti di combustibili deciso recentemente dalle Autorità israeliane. Spesso, per supplire alla mancanza dei 40.000 litri di gasolio e gas naturale necessari nella stagione alta della pesca, i pescatori ricorrono all’olio da cucina e le acque del Mediterraneo che bagna Gaza si ricoprono di maleodoranti chiazze oleose. I pochi ricavi rimanenti si dividono tra tutto l’equipaggio, che varia a seconda delle barche a disposizione, in media comunque circa 75 shekel a lavoratore, una quindicina di euro per il lavoro di una notte.
Oggi però i pesci nelle acque vicino alle coste della Striscia sono davvero pochi, inquinamento ed eccessivo sfruttamento hanno reso le acque sterili: basterebbe allontanarsi fino a 20 miglia più a largo per incontrare, in primavera, i branchi di sardine che migrano dal delta del Nilo fino alle acque della Turchia, mentre già a meno di sei miglia della costa è difficile incontrare i grandi movimenti di pesci. Secondo il Palestinian Centre for Human Rights Israele in realtà non ha mai consentito ai pescatori di Gaza di spingersi fino alle 20 miglia sancite dagli Accordi. I pescatori di Gaza denunciano che non possono allontanarsi di oltre 2,5 km senza correre il rischio di essere bersaglio degli spari israeliani, di vedere distrutte le loro reti e le loro barche, mentre le pattuglie israeliane li costringono a rientrare a riva: una situazione che va avanti sin dal 2003 e che si è aggravata negli ultimi anni con addirittura razzi ed elicotteri israeliani impiegati contro i pescatori. Le navi militari israeliane secondo il Sindacato dei pescatori di Rafah, nel sud della Striscia, pattugliano il mare 24 ore al giorno, sette giorni su sette, con il pretesto della sicurezza e del contrasto al traffico di armi. Nel corso del 2007 oltre 70 pescatori di Gaza sono stati arrestati, le loro barche distrutte, insieme a reti ed equipaggiamenti da pesca. Per mesi migliaia di pescatori non hanno avuto il permesso di lasciare il porto.
BET’SELEM, STORIE DI SOPRUSI
In un rapporto pubblicato dall’israeliana Bet’selem sono state raccolte le storie di alcuni pescatori. Isma’il Basleh il primo gennaio del 2007 era in mare con il fratello Samir e con l’amico Aymen al-Jabur. Stavano pescando quando in lontananza hanno visto avvicinarsi una nave da guerra israeliana che si è fermata a meno di trenta metri da loro e ha cominciato a sparare in aria. Il capitano della nave israeliana ha in seguito ordinato a Isma’il di seguirlo per 6 km e mezzo, quindi di spegnere i motori, togliersi i vestiti e nuotare nell’acqua gelida fino a loro. Ma la nave si allontanava e Isma’il rischiava di annegare. Il seguito della storia riportata da Bet’selem racconta di braccia e gambe legate, di minacce e intimidazioni, di privazione del sonno, di trattamenti degradanti e disumani. Anche Adnan al-Badwil ha descritto la sua disavventura: in mare, con il fratello alle cinque del mattino avevano appena tirato in barca le reti con il pesce quando hanno sentito nell’oscurità degli spari. La barca, colpita, ha cominciato a vacillare ed entrambi sono caduti in acqua. In tre dell’equipaggio sono stati feriti da frammenti di proiettile e ricoverati per tre giorni in ospedale.
Ma malgrado i rischi per la loro vita, i pescatori di Gaza vanno in mare e cercano di sconfinare dai 3 km, per poter vivere. Oggi però possono portare solo barche a remi, non c’è più combustibile a Gaza e non perché, come succede anche da noi il prezzo è salito alle stelle, ma perché Israele non permette l’entrata a Gaza del combustile continuando un embargo che è punizione collettiva di un intera popolazione.
LA SITUAZIONE È INSOSTENIBILE
Lunedì 16 Giugno i pescatori di Gaza sono entrati in mare con la bandiera palestinese e hanno chiesto mare aperto e diritto di pescare, diritto di vivere, diritto alla libertà.
La Campagna per la fine dell’assedio composta da donne e uomini, medici, professori, intellettuali, attivisti dei diritti umani palestinesi, che ha organizzato la manifestazione aveva lanciato un appello anche al mondo perché lo stesso giorno vi fossero nei mari o sulle rive iniziative di solidarietà con i pescatori di Gaza. Quell’appello è stato raccolto anche da alcuni pescatori italiani, in questi giorni in lotta contro il caro prezzo della benzina, in particolare solidarietà ai pescatori di Gaza è stata espressa da Lega Pesca, Associazione nazionale di cooperative di pesca di Legacoop che ha aderito alla giornata di mobilitazione internazionale e alcuni pescatori di Pozzuoli hanno inviato alla Campagna End the Siege in Gaza le loro fotografie con i cartelli che dicevano: «Basta assedio a Gaza. Diritto di vivere, diritto di pescare».

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Bassam Aramin combattente per la Pace e Israele che fa macelleria dei bimbi palestinesi

Il diritto alla legittima difesa applicato da Israele?
Italia Francia in diretta web streaming sul sito partita online
In questa borsa di plastica
 

 
ciò che resta di Aya Al-Najjar, bimba palestinese di 8 anni
 

 
fatta a pezzi “per errore”, da un bombardamento aereo israeliano mentre stava giocando fuori casa sua nel villaggio di Khuza’a nel sud della striscia di Gaza, il 5 di questo mese.
 
Mercoledì era toccato ad un’altra bambina palestinese, Hadeel Smari, sei anni,
decapitata da un colpo di carroarmato israeliano, sempre a Gaza.
 
Un orrore senza fine, per il quale nessun soldato, nessun ufficiale dell’esercito israeliano, nessun governo israeliano è mai stato messo dinnanzi alle sue responsabilità di criminale di guerra.
 
Entro breve, ripartirò per cercare di contribuire in qualche modo, a lenire queste immense sofferenze del popolo palestinese umilmente con le mie modeste forze.
 
Posto qui una struggente lettera di Bassam Aramin, uomo di pace,membro e fondatore dei Combatants for Peace, a Ehud Barak, attuale ministro della difesa israeliano, leggetela fino in fondo.
 
 
Con Bassam  ebbi un breve scambio di mail il giorno dopo l’efferato omicidio di un’ altro angelo innocente palestinese, Abeer Aramin,  sua figlia.
E’ l’esistenza di combattenti come Bassam a spronarmi ad andare avanti nel momento del più totale sconforto.
 
Vik alias guerrillaradio

 
 
“Onorevole Generale Ehud Barak, Lei non mi conosce personalmente. Sono un cercatore di pace, e combatto con tutte le mie forze e le mie capacità per la realizzazione di una pace giusta che porti serenità e prosperità ai Palestinesi e agli Israeliani insieme.

Ho sofferto in prima persona la vostra occupazione criminale e ho pagato un prezzo altissimo. In primo luogo, sono finito in carcere quando avevo diciassette anni, e ho sprecato sette anni della mia vita nelle vostre barbare prigioni.

In secondo luogo – Lei per caso ha letto o sentito quello che è accaduto a una ragazzina di nome Abir Aramin? Era una ragazzina di dieci anni, che i Suoi soldati hanno ucciso con un proiettile di gomma sparato da una distanza di quattro metri e mezzo, il 16 gennaio 2007, davanti a sua sorella Areen, di undici anni. Nonostante questo io, il padre di Abir, possa riposare in pace, credo nel diritto di ogni israeliano, e di tutto il popolo israeliano, a esistere e vivere in pace e sicurezza. Perché allora Lei, signore, non crede nel nostro diritto a godere di queste stesse cose?

Dove era il carattere democratico del Suo Stato quando i suoi eroici soldati hanno ucciso mia figlia davanti agli occhi dei suoi amici, all’ingresso della scuola di Anata? Dove erano i Suoi ideali democratici quando ha chiuso il fascicolo dell’indagine sull’assassinio di Abir per mancanza di prove, nonostante il crimine fosse chiaro e avvenuto davanti a più di dieci testimoni? Davvero Abir era una minaccia per i Suoi soldati, signore?

Ho con me le armi con cui Abir ha minacciato quei soldati. Ho tra le mie mani il suo zaino, rinforzato e blindato, ovvio, la sua matita portamine, caricata con pericolose cartucce di grafite, e il suo libro di matematica, di cui aveva un compito quel giorno, e che naturalmente includeva istruzioni dettagliate su come preparare armi chimiche. E in aggiunta a tutto questo, aveva un righello tagliente, che certo avrebbe potuto essere usato per accoltellare qualcuno. Infine, ho trovato tra le sue cose due pezzi di cioccolato che probabilmente contenevano uranio arricchito, e che avrebbero senza dubbio portato devastazione al Suo Stato se Abir non fosse stata tentata di assaggiarli, pochi secondi prima di essere colpita.

Devo qui riconoscere ai Suoi soldati una sorprendente abilità nell’incapacitare e uccidere con estrema e letale precisione. Il proiettile ha colpito Abir a un centimetro esatto dall’ipotalamo cosa che le ha consentito di entrare immediatamente in coma e di morire poco dopo e di vivere davanti a Dio, risparmiandole sofferenza e dolore.

Abir Aramin può così essere aggiunta all’elenco dei grandi risultati e successi dello Stato di Israele in tema di sicurezza. Ma io chiedo, Ministro e Generale, in quanto io sono il padre di questa bambina, io chiedo se non altro una ammissione di responsabilità per questo omicidio, o la sua causa. È Suo dovere trascinare in tribunale il soldato che ha ucciso Abir, perché possa essere processato e giudicato come assassino e criminale.

Sono convinto che non esista una soluzione militare a questa guerra, e quando quei codardi hanno ucciso mia figlia ho detto che non volevo vendetta, volevo giustizia, anche se la vendetta è molto più semplice. Il vero combattente è uno che in nome della pace sceglie la più difficile strada di entrambi, la vendetta è la strada del vigliacco.

Signore, il popolo palestinese non può pagare in eterno il prezzo della paura e del sospetto del popolo israeliano. Liberi il mio popolo da questa occupazione orribile, perché il Suo popolo possa vivere libero dalla paura.

Sono sessant’anni che il popolo palestinese paga il prezzo dell’occupazione militare israeliana. Un’occupazione che, a celebrazione della fondazione dello Stato d’Israele, compie atti di aperto antagonismo che versano indiscriminatamente il sangue di combattenti, donne, bambini, anziani palestinesi. È  il popolo palestinese in generale a costituire l’obiettivo della Sua macchina da guerra, che non protegge il più debole dal più forte. Il nostro popolo fronteggia sempre lo stesso assassino – e continua questa serie che non finisce mai.

Non le ricorderò i massacri che il Suo governo ha commesso contro il mio popolo. Lei li conosce molto meglio di me. Io ne ho letto, ne ho sentito parlare, ma Lei vi ha preso parte.

La domanda che ho per Lei è invece questa. Alla luce della Sua lunga esperienza militare e in quanto uomo che ha visto  anche egli passare sessant’anni di guerra, Lei crede che Israele avrà la forza per chiudere il conflitto con mezzi militari e ottenere una vittoria totale sul popolo palestinese? Lei è ancora convinto che quello che non può essere raggiunto con la forza possa essere raggiunto con maggiore forza? L’occupazione nasconde forse nella sua scatola degli attrezzi ulteriori metodi di assassinio che il popolo palestinese non ha ancora avuto la sfortuna di conoscere?

Se è così, probabilmente è una buona idea per il governo israeliano provare, e usare questi metodi. Forse saranno capaci di realizzare quell’allettante vittoria totale… in altri sessant’anni.

Signore, ma quando capirete che la guerra tra noi non può essere conclusa con un esercito? Perché nonostante tutti gli sforzi e le presunzioni, l’occupazione non impedirà alle pietre dei nostri bambini di colpire i Suoi soldati. Come potrà fermare la sollevazione palestinese? Questo è un sogno che non si avvererà mai, neppure in altri mille anni. Perché non racconta la verità agli abitanti di Ashkelon e Sderot, perché non dice loro che non esiste alcuna soluzione per bloccare i razzi Qassam che arrivano da una Gaza devastata e assediata, tranne che porre fine all’occupazione?

Questa è la verità da cui fuggite da tanto tempo.

Mi creda, signore, non otterrà niente continuando a imprigionare gente. Più di 750mila palestinesi sono stati in carcere dal 1967. Che risultato è stato raggiunto, se non una nostra maggiore determinazione allo scontro e alla resistenza?

La politica dell’occupazione crea semplicemente sempre più persone che si ribellano per combatterla e che si rifiutano di accettare il suo fardello. I detenuti che sono nelle Sue carceri sono tra i palestinesi più istruiti e colti, tra i più sensibili e umanisti.

Si sono formati nella tradizione della libertà e della democrazia – e per questa ragione non accetteranno mai l’occupazione e la sottomissione. Sono questi gli uomini e le donne che combatteranno per la pace, e se vuole la pace, Lei non ha altra scelta che lasciare prima di tutto liberi i soldati della pace.

Quanto avete davvero beneficiato dalla vostra strategia di demolizione di case, sradicamento di alberi, confisca di terre per motivi discutibili e infine fondazione su queste stesse terre di insediamenti illegali? Quanto vi ha aiutato istituire sciagurati checkpoint in ogni angolo e strada della West Bank e di Gaza, a ogni incrocio, per il solo fine di umiliare gli abitanti di queste zone, tra cui lavoratori, studenti, leader politici? Quale è stata, signore, l’utilità di tutto questo?

Quando gli assetati proiettili dei Suoi soldati saranno sazi del sangue dei nostri bambini? Quando sarete soddisfatti del nostro sangue, che ci avete già ampiamente tolto? Quando lascerete la nostra acqua? Ma Lei non vede gli elmetti su cui i Suoi soldati scrivono ‘sono nato per uccidere’? Non vede i Suoi uomini coraggiosi assassinare ogni giorno bambini? Come può decidere di impedire agli abitanti di Gaza di rifornirsi di gas per cucinare, e allo stesso tempo di dare loro gas lacrimogeni, e carro-armati e aerei da bombardamento?

Solo adesso comprendo la  volontà di una donna israeliana in Italia – la mia collega Eidan, incontrata quando abbiamo partecipato insieme alla marcia di pace Perugia -Assisi in rappresentanza di Combatants for Peace. Le ho chiesto se pensava di tornare in Israele, e mi ha risposto: Ho giurato che se Ehud Barak avesse vinto le elezioni, avrei lasciato Israele per sempre. Continua a vivere in Italia perché Lei agisce come se non esistesse alcun partner palestinese con cui discutere di pace.

In questa breve lettera non posso neppure cominciare a descrivere l’enormità dei fallimenti etici che hanno danneggiato la società israeliana. Secondo il quotidiano ‘Yediot Ahronot’, il 40 per cento delle nuove reclute dell’esercito israeliano ha precedenti penali, e questo spiega molto del lungo elenco di azioni contro civili palestinesi da loro compiute durante il servizio militare. Questo dovrebbe essere il migliore esercito del mondo, no? L’esercito ‘morale’. È per questo che scopriamo che il 25 per cento dei soldati dell’esercito di occupazione hanno partecipato a casi di tortura e punizione di civili innocenti, o sono stati testimoni di simili atti?

Signore, voglio qui dirLe che ho letto il vergognoso report per cui ogni uomo di coscienza dovrebbe provare orrore, il report che parla della tortura dei bambini di Hebron. E questo – lo strangolamento di bambini palestinesi da parte di soldati che volevano testare quanto tempo potessero resistere senza respirare, ‘incidenti’ commessi da capitani del Suo esercito, l’esercito più morale del mondo – questo è la corona di disonore sulla fronte dell’occupazione.

Signore, come giustifica l’uso di bambini di dieci anni da parte dei Suoi soldati come scudi umani, legati alla testa delle loro pattuglie mentre cercano i wanted, o disperdono una manifestazione? Dove il diritto internazionale consente tutto questo? Tento di capire se l’uso di bambini come scudi umani sia in un certo modo correlato alla scienza della guerra moderna, perché l’accusa che sento in ogni caso di uccisione di bambini in particolare, e di civili in generale, è che sono i combattenti palestinesi per primi a usare come scudi umani normali cittadini. Come può esserci una giustificazione e distinzione giuridica nella terminologia israeliana, ma non in quella internazionale, tra Israeliani e Palestinesi?

Come può Lei giustificare la morte di quegli innocenti che cercano semplicemente di passare attraverso i checkpoint allestiti dai Suoi soldati a ogni ingresso di città, villaggio, campo, e che impediscono alle donne di camminare fino ad un ospedale per dare alla luce i propri figli? Acconsentirebbe mai a che questo accadesse a Sua moglie? Cosa farebbe?

Esistono però soldati israeliani che hanno combattuto il popolo palestinese, e che al momento della verità hanno capito di non essere che pedine ostaggio dell’occupazione. Hanno avuto il coraggio e il valore di annunciare tutti insieme che rifiutavano di essere degli occupanti. Hanno rivelato le falsità dei loro leader, che sostengono che Israele tende la mano per la pace, ma non ha un partner dalla parte palestinese.

Hanno scoperto che nessuno di loro ha mai incontrato un vero combattente palestinese in uno scontro diretto, e che il loro lavoro quotidiano è stato invece dare la caccia agli scolari, attuare chiusure, distruggere case, e costruire checkpoint e blocchi stradali per fermare ragazzini di neppure tredici anni. Hanno adottato una posizione morale e coraggiosa, e senza alcuna difficoltà hanno trovato un partner dal cuore stesso del movimento palestinese, uomini e donne che hanno sprecato la primavera della giovinezza nelle carceri della vostra occupazione.

E insieme a loro hanno fondato Combatants for Peace. Già il nome snuda le false promesse, e la politica secondo cui non esiste un partner per la pace. Questa organizzazione, unita nel coraggio e nella moralità, è costituita da persone di entrambe le parti che capiscono che è un solo, condiviso nemico a nascondere la strada verso la pace e la vita insieme come due nazioni. Questo nemico è l’occupazione israeliana, illegale e immorale. Sono un membro di questa organizzazione, e chiedo a tutto quelli che cercano una pace autentica di unirsi a noi.

Diciamo al nostro popolo la verità, solo la verità. Siamo impegnati in una resistenza non violenta all’occupazione, e mi rivolgo qui, in questa lettera, al popolo della nostra nazione palestinese, narrato nelle pagine della storia come simbolo della capacità di resistenza e recupero, un popolo che ha avuto l’umanità di fronteggiare decenni di abusi e occupazione con la più pura fermezza. E mi rivolgo anche agli israeliani, perché accettino la responsabilità etica e storica di creare due stati insieme, e avviare una intifada nazionale, umanistica, pacifica, una rivolta contro questa occupazione ingiusta che ha trasformato i vostri figli in criminali di guerra e vili assassini.

Israeliani, finitela di inviare i vostri soldati, i vostri figli, a uccidere i nostri figli, perché il sangue dei nostri figli e di tutti gli innocenti palestinesi inseguirà i vostri soldati e i generali del vostro esercito fino ai tribunali internazionali, come tutti gli altri criminali di guerra del mondo. Imparate la lezione. L’Onorevole Generale è certo consapevole che la maggioranza dei capitani e generali dell’esercito israeliano non può entrare negli stati europei, perché sarebbero dei ricercati, lì, da arrestare e trascinare in tribunale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Solo un’ultima parola. Fino a quando il suo assassino non sarà consegnato alla giustizia, e non passerà il resto dei suoi giorni in carcere, tra i criminali, il sangue di Abir rimarrà come una corona nera sulla fronte di ogni israeliano e di ogni ebreo del mondo

Bassam Aramin.

 

(traduzione in italiano di Francesca Borri)

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Italia Romania in diretta web streaming sul sito del klu klux clan

Europei di calcio:
Come si sta preparando l’Italia all’incontro decisivo di venerdì con la Romania?
 
affossando il morale dell’avversario:
 
Romeno ucciso dai datori di lavoro
per incassare l’assicurazione
L’uomo sedato, poi ammazzato e bruciato
La tattica  pare funzionare,
visto che i rumeni qui in Italia per paura rinunciano a vedere la partita in piazza.
 
Calderoli e Maroni potrebbero suggerire a Donadoni la loro formazione ideale per la vittoria:
 
 
modulo Klux Klux Klan.
 
Tiriamo il fiato dalla cronaca nera con un paio di sorrisi by Daniele Luttazzi,
che ha iniziato a collaborare con il nuovo Il Manifesto:
 
 
 
 
-Petrolieri in sciopero contro il rincaro dei barili di legno
-Incidente nucleare a Krsko, gli sloveni d’accordo: «Spostare le centrali atomiche in Italia»
-Nuova provocazione  di Ahmadinejad: «L’Olocausto? Sono morte più persone in formula 1!»
-Le ceneri di Kurt Cobain ritrovate nel naso di Keith Richards
-Sacconi: «Lo schiavismo è una risorsa per il Paese»
-Nuova discarica di Chiaiano, sarà vietato gettarci femori.
-Alfano: «Gran parte del paese intercettata al telefono con Saccà».
-Usa, approvata la «pillola del giorno dopo» per l’uomo
 (Daniele Luttazzi)

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Il giudice Giulio Toscano ferito dall’esercito israeliano durante una manifestazione pacifica

Venerdì 6 giugno nel corso di una manifestazione non violenta contro l`espansione del muro dell`apartheid, nei pressi del Villaggio di Bil`in, e` stato ferito alla testa con un lacrimogeno il magistrato dell`associazione Giuristi democratici Giulio Toscano.
 
La giornata di mobilitazione nei pressi del muro e` stata la parte conclusiva della Terza Conferenza internazionale sulla lotta popolare nonviolenta contro l`occupazione. La manifestazione, alla quale hanno partecipato centinatia di attivisti palestinesi, italiani, danesi, israeliani, spagnoli e statunitensi, e` stata aggredita dall`esercito israeliano con lanci di bombe sonore, lacrimogeni sparati ad altezza d`uomo e proiettili di gomma. Il ferimento del magistrato e` avvenuto mentre i manifestanti si trovavano con le mani alzate in prossimita` del muro.
 
Essendo stato colpito Toscano all`altezza della tempia, i dottori hanno ritenuto necessario tenerlo sotto osservazione, per applicare le cure appropriate. Con lui in ospedale Luisa Morgantini, Vice Presidente del Parlamento Europeo e membri dell`Autorita` Palestinese. 
 
Giulio Toscano e` parte di una delegazione di giuristi democratici che si e` recata in Palestina per realizzare uno studio sulla condizione dei minori palestinesi reclusi nelle carceri israeliane.
Dal 2000 ad oggi sono stati arrestati dall’esercito israeliano circa 6000 minori palestinesi, di cui 700 solo nel 2007; solo un terzo sta scontando una pena regolarmente.
Una ventina sono trattenuti in detenzione amministrativa (dunque senza alcuna accusa specifica, senza processo, senza possibilità di difendersi), per un tempo di 6 mesi che possono essere prorogati a discrezione delle autorità militari.
Non esistono procedure differenziate per il trattamento dei minori, durante la cattura, engli interrogatori, nella detenzione.
 
Per farvi un’idea di quanto poco rispettosi dei ditti umani sono questi processi ai bambini palestinesi, leggetevi la lettera dell’ Avv. Dario Rossi.
segretario sezione genovese associazione Giuristi Democratici.


L’iniziativa a cui ha partecipato Toscano, ha ricevuto, tra gli altri, l`appoggio dell`ex Presidente degli USA Jimmy Carter, del premio nobel per la pace Maread Corrigan McGuire, dell`ex Direttore Generale dell`Unesco Federico Mayor Zaragoza, cosi` come di una gran parte dei partiti politici palestinesi. Come ricorda la Morgantini, e noi con Lei, questa azione fascista del esercito, “fa parte della strategia delle autorita` israeliane tesa a mettere a tacere, con tutti i mezzi, i membri della societa` civile internazionale che arrivano in Palestina per sostenere la fine dell`occupazione e una pace giusta.”
 
Una chiara volontà intimidatoria dei militari israeliani, sulla quale i giuristi democratici chiedono un’immediata presa di posizione del governo italiano e dell’Unione europea.
obama secondo israele
Ps.
Obama che correrà per la Casa Bianca per i democratici,
mercoledì ha tenuto un un discorso alla sede dell’Aipac, potente lobby isrealiana di estrema destra, così dichiarando:
 
”Se saro’ eletto presidente non scendero’ mai a compromessi se si tratta della sicurezza di Israele”,
 
“Gerusalemme resterà la capitale di Israele, e deve rimanere unita”.
obama e le lobby israeliane
 
Questo nonostante le risoluzioni Onu e il mondo intero che sa come Gerusalemme (Est) è stata occupata nel 1967 e che i palestinesi non accetteranno mai uno Stato senza avere Gerusalemme (Est) come capitale.
 
Obama for Change?
Scusate ma a me pare che non cambi proprio una mazza..

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Quando Umberto Bossi era comunista e dava del mafioso a Silvio Berlusconi (razzisti padani della Lega Nord #2)

Quando Umberto Bossi e la Lega Nord erano i nostri eroi…
comunisti, antifascisti  e anti-berlusconiani.
 
Poi anche gli incorruttibili in camicia verde hanno esposto il loro prezzo:
70 miliardi.
umberto bossi viagra cocaina luisa corna
 
 
Parte n.1:
 

 

Parte n.2:

http://www.youtube.com/watch?v=YKu53pBhLc8

 

“Incontrare di nuovo Berlusconi ad Arcore? Lo escludo, niente piu’ accordi col Polo. Con questa gente niente accordi politici: è un partito in cui milita Dell’Utri, inquisito per mafia.

Silvio Berlusconi era il portaborse di Bettino Craxi. E’ una costola del vecchio regime. E’ un povero pirla, un traditore del Nord. Il suo Polo e’ morto e sepolto, la Lega non va con i morti.

Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori. E’ un Kaiser in doppiopetto. Un piccolo tiranno, anzi e’ il capocomico del teatrino della politica. Un Peròn della mutua. E’ molto peggio di Pinochet. Berlusconi e’ l’uomo della mafia. E’ un palermitano che parla meneghino, un palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord.

La Fininvest e’ nata da Cosa Nostra. Ci risponda: da dove vengono i suoi soldi? Dalle finanziarie della mafia? A me personalmente Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla Banca Rasini. In quella stessa banca lavorava anche il padre di Silvio e c’erano i conti di numerosi esponenti di Cosa Nostra.

Bisognerebbe conoscere le sue radici, la sua storia. Gelli fece il progetto in Italia e c’era il buon Berlusconi nella P2. Poi nacquero le holding. In Forza Italia ci sono oblique collusioni fra politica e omertà criminale e fenomeni di riciclaggio. L’uomo di Cosa Nostra, con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui 16 occulte. Io con Berlusconi sarò il guardiano del baro. Siamo in una situazione pericolosa per la democrazia: se quello va a Palazzo Chigi, vince un partito che non esiste, vince un uomo solo, il Tecnocrate, l’Autocrate. Io dico quel che penso, lui fa quel che incassa. Tratta lo Stato come una società per azioni.

Ma vi pare possibile che uno che possiede 140 aziende possa fare gli interessi dei cittadini? Berlusconi, come presidente del Consiglio e’ stato un dramma. Quando e’ in ballo la democrazia, a qualcuno potrebbe anche venire in mente di fargli saltare i tralicci dei ripetitori. Perché lui con le televisioni fa il lavaggio del cervello alla gente, col solito imbroglio del venditore di fustini del detersivo. Le sue televisioni sono contro la Costituzione. Bisogna portargliele via. Ci troviamo in una situazione di incostituzionalità gravissima, da Sud America. Un uomo ha ottenuto dallo Stato la concessione delle frequenze tv per condizionare la gente e orientarla al voto”.

Umberto Bossi, prima dell’incontro col cassiere di Berlusconi, molto prima d’incontrare Luisa Corna. (provate a cercare su google “la verità sul malore di Bossi” )

Quando Umberto Bossi era comunista e dava del mafioso a Silvio Berlusconi (razzisti padani della Lega Nord #2) Leggi l'articolo »

Giancarlo Gentilini pedigree bastardo, e piccoli bastardi dai quali prendere esempio (razzisti della Lega Nord)

Ma vi rendete conto da chi siamo governati?

Così il leghista Giancarlo Gentilini, vicesindaco di Treviso:
 
Stop ai cani stranieri!
«Non vogliamo razze straniere – ha detto il vicesindaco- oggi chiedo un salto di qualità: avere come amico dell’uomo i cani e le razze che avevano i nostri progenitori. Vogliamo quegli amici dell’uomo che accompagnavano i nostri agricoltori e rispettavano l’economia floreale».

Gelo dai veterinari.
 
Intanto la cultira xenofoba seminata dal governo Berlusconi raccoglie i primi riconoscimenti internazionali: l’Onu ha duramente criticato l’introduzione in Italia del reato di immigrazione clandestina.
 
Questa sera avremmo voluto riferire almeno di una notizia buona,
da Venezia. Quella del sindaco Cacciari che ha investito alcuni milioni di euro nella costruzione di un campo per i Sinti, “zingari” cittadini veneziani a tutti gli effetti, di seconda e anche di terza generazione. Coi bambini che vanno a scuola a Venezia, e gli adulti che lavorano regolarmente a Venezia, molti di loro nella raccolta del ferro per Veritas, gente che paga le tasse a Venezia, che votano a Venezia.
 
Ma i soliti nazisti in camicia verde si sono messi in contrapposizione a questo impegno di integrazione,
assaltando il campo in costruzione regolarmente autorizzato.
 
Verso quale baratro ci stiamo facendo spingere?
Temo che difficilmente si possa tornare indietro,
mi vedo fra cinque anni girare per le strade di questo Paese e vedo anarchia, pogrom, spedizioni fasciste e xenofobe dietro ogni angolo.
Una via di mezzo fra il Sudafrica dell’apartheid e la Germania pre-nazista.
 
Tira una gran brutta aria.
“Sporca Negra, che cazzo vuoi?”
Leggitevi la drammatica quotidianità di questa donna e dei suoi figlioli, marchiati dal timbro dell’odio razziale per via del pigmento della loro pelle, sebbene siano italiani come chi vi scrive.
 
 
Due cose mi hanno sempre sorpreso: l’intelligenza degli animali e la bestialità degli uomini,
come diceva il commediografo Tristan Bernard.
Allora della bestialità ingnorante degli uomini abbiamo illustrato,
eccovi l’umanità intelligente delle bestie,
che ci sia da esempio:
 
 
Norma: il cane che ha adottato tre scoiattoli:

 
Nimra, la mama gatta giordana che ha adottato sette pulcini:

 
 
Huani, la cagna cinese che ha adottato tre tigri:

 
Ps.
Il cane di guerrilla radio non potrà più recarsi a Treviso,
in quanto sprovvisto di pedigree padano.
Poco importa, si è già da solo autoaddestrato a pisciare sulle gambe dei leghisti di passaggio. Non li riconosce dal verdone nell’abbigliamento, ma dall’olezzo.
 
Ps.2
Per chi se l’è persa,
la notizia della rom che che rapiva la bambina a Ponticelli? Una bufala. E non era neanche una rom. Grazie a Giulia per la dritta.
 
G.r.

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Desmond Tutu e Jimmy Carter, premi Nobel per la Pace, contro Israele stato di apartheid

Il premio Nobel per la Pace Desmond Tutu,
eroe per la sua lotta non violenta contro il regime dell’apartheid in Sudafrica,  
ha pianto davanti a Gaza in rovina.
Ha pianto nel constatare di persona i patimenti inflitti a una popolazione allo stremo.
 
Recentemente, un altro premio Nobel per la pace,
l’ex presidente americano Jimmy Carter così ha definito l’assedio israeliano imposto alla Striscia di Gaza:
“uno dei più gravi crimini attuali contro i diritti dell’uomo”
 
Leggi l’articolo di Jimmy Carter
 
Oltre a questo, Carter ha ricordato al mondo che Israele zitta zitta possiede un arsenale di 150 testate nucleari.
Altro che le pistole ad acqua di Ahmadinejad.
 
Alla fine del video sopraesposto Tutu saggiamente dichiara che «i conflitti si risolvono trattando con i nemici, non con gli amici», quindi invita Israele a negoziare con Hamas.

Una intervista che Tutu ha rilasciato all’Unità:
 
Un viaggio a Gaza. Quali emozioni ha provato?
«È stata una esperienza umana sconvolgente. In questi giorni abbiamo avuto modo di renderci conto di persona di una situazione disastrosa. A Gaza è in atto una tragedia umanitaria di fronte alla quale il mondo non può chiudere gli occhi. Perché se la verità fa male, il silenzio uccide».

Le più importanti agenzie umanitarie internazionali hanno ripetutamente denunciato gli effetti provocati sulla popolazione di Gaza dal blocco imposto da Israele. Qual è in proposito la sua opinione?
«Quello in atto da mesi e mesi a Gaza è un assedio illegale; il blocco costituisce una violazione flagrante dei diritti umani ed è contrario agli insegnamenti delle sacre scritture, cristiane ed ebraiche e della tradizione ebraica di adoperarsi per i più deboli. Faccio davvero fatica a trovare le parole adatte per descrivere ciò che abbiamo visto e inteso. Di certo, tutto ciò è inaccettabile. La cosa più inconcepibile e mai giustificabile, è quello che si sta facendo ad un popolo per garantire la propria sicurezza (di Israele). Ciò che ho visto mi ricorda molto quello che accadeva a noi neri in Sudafrica, durante l’apartheid. Non mi riferisco solo a Gaza. Ricordo ancora un mio precedente viaggio in Terra Santa. Ricordo come se fosse oggi l’umiliazione dei palestinesi ai check points e ai blocchi stradali, soffrivano come noi quando i giovani poliziotti bianchi ci impedivano di circolare».

Qual è il messaggio che si sente di lanciare alla comunità internazionale?
«Il messaggio è che il nostro silenzio e la nostra complicità per ciò che sta accadendo a Gaza, fa disonore a tutti noi. Gaza ha bisogno di aiuti e di attenzione da parte del mondo, in particolare da quanti credono e si battono per la pace».

Lei ha avuto modo di incontrare a Gaza il premier di Hamas, Ismail Haniyeh.
«Ho chiesto ad Haniyeh di operare affinché Hamas interrompa il lancio di razzi Qassam verso Israele. Queste azioni finiscono solo per aggiungere dolore a dolore, sofferenza a sofferenza: la mia solidarietà va anche alla popolazione israeliana di Sderot, costretta a soffrire per il lancio dei razzi Qassam. Non è in questo modo che i palestinesi vedranno realizzati i propri diritti. Dal più profondo del cuore, mi sento di lanciare di nuovo un appello a entrambe le parti perché si ponga fine ad ogni atto di violenza, ed in particolare agli attacchi ai civili. Questi attacchi, comunque motivati, sono sempre una violazione dei diritti dell’uomo. L’unico modo per porre fine alle violenze e alle ingiustizie è che israeliani e palestinesi si ritrovino insieme intorno ad un tavolo per discutere: questo è l’unico modo per instaurare la vera pace».

E a Israele quale appello si sente di lanciare?
«Vorrei dire che Israele ha diritto a vivere in pace nella sicurezza ma che questo diritto non può fondarsi né realizzarsi compiutamente se proseguirà l’oppressione esercitata contro un altro popolo. Il popolo palestinese. Una vera pace può essere costruita solo su basi di giustizia. E giustizia vuole che oggi si porti conforto alla popolazione di Gaza».

Lei ha parlato di una realtà, quella della Striscia di Gaza, scioccante, disperata…
«E non mi riferivo solo alle condizioni materiali di vita. La disperazione è anche altro. È l’assenza di speranza, è la percezione diffusa che la realtà è destinata ancora a peggiorare. La disperazione è nei tanti ragazzi e ragazze che ho incontrato e che mi hanno confessato di non saper immaginare un futuro. La disperazione è nei bambini che hanno respirato solo violenza, paura…Questa è Gaza oggi. Lo ripeto: è una condizione inaccettabile, inumana. Alla quale non dobbiamo rassegnarci».

 
ps.
Solidarietà al dott. Norman Filkelstein, 
che qualche giorno fa atterrato all’aeroporto di Ben Gurion di Tel Aviv,
ha subito il mio medesimo destino, arrestato e deportato.
 
Filkelstein, autore fra gli altri de “l’industria dell’Olocausto”
è ebreo e figlio di sopravvissuti all’olocausto, ha scritto libri critici sulle politiche d’Israele nei Territori Occupati e su quello che lui chiama “ sfruttamento” della tragedia degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.
 
Speriamo almeno lui non lo abbiano torturato.
 
Vik alias guerrilla radio

Desmond Tutu e Jimmy Carter, premi Nobel per la Pace, contro Israele stato di apartheid Leggi l'articolo »

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