Agosto 2008

Free Gaza Movement: La storia siamo noi

“La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare….
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo….”
(F.D.G.)

 

La storia siamo noi,
la storia non la fanno i governati codardi con le loro ignobili sudditanze ai governi militarmente più forti.

La storia la fanno le persone semplici,
gente comune, con famiglia a casa e un lavoro ordinario,
che si impegnano per un ideale straordinario come la pace,
per i diritti umani, per restare umani.

La storia siamo noi,
che a mettendo a repentaglio le nostre vite,
abbiamo concretizzato l’utopia,
regalando un sogno, una speranza a centinaia di migliaia di persone.
Che hanno pianto con noi,
approdando al porto di Gaza,
come i tre anziani palestinesi vittime della diaspora imbarcati con noi,
che non hanno mai potuto piangere sulle tombe dei familiari,
hanno pianto,
ma sono state lacrime di gioia.

Il nostro messaggio di pace,
è un invito alla mobilitazione per tutte le persone comuni,
a non delegare la vita al burattinaio di turno,
a prendersi di petto la responsabilità di una rivoluzione,
rivoluzione interiore innanzi tutto, verso l’amore, l’empatia,
che di riflesso cambierà il mondo.

Abbiamo dimostrato che la pace è possibile in medioriente.
Perchè se un ebreo israeliano come Jeff Helper è accolto come un eroe,
addirittura un liberatore,
da decina di migliaia di persone festanti in estasi,
da quelli che la politica e i media si impegnano a dipingere come filoterrorismi,
la pace non è un’utopia,
e se lo è abbiamo dimostrato che a volte le utopia si concretizzano.

Basta crederci,
fermamente impegnarsi,
contro ogni intimidazione, timore, sconforto,
semplicemente restando umani.

restiamo umani


Vittorio Arrigoni.   blog:

 

 

http://guerrillaradio.iobloggo.com/

 

website della missione:

 

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contatto: guerrillaingaza@gmail.com


ps.
da oggi una piazza centrale di Gaza è stata ribatezzata Free Gaza e Liberty,
e presto un monumento con inciso tutti i nostri nomi verrà posto a futura memoria della nostra folle, umana impresa.
Personalmente più di questa pietra, il miglior premio è l’indescrivibile gioia, la sincera riconoscenza, che non si placa,
dei Gazauri nei nostri confronti,
abbiamo lenito il dolore, ridonato speranza, e questo e solo l-inizio.

Vik

 


approfondimenti

-da Il Time
-Pictures
-Video

 
 

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Free Gaza Movement: contro ogni sabotaggio e mare avverso.

Guerrilla Captain? vedi altre foto.

Condurre una barca su docili onde come su di un mare molesto,
è un pò come fare l’amore con una bella donna (l’utopia?).
Almeno,
per me così è stato.


A gambe larghe, il busto leggermente flesso in avanti ,
le piante dei piedi nudi piantate sulla superficie consunta di legno della cabina di pilotaggio,
a sensibilizzare l’intero corpo su ogni minima oscillazione delle onde,
e di reazione compensare con il timone.
Armonizzare, essere una cosa sola, tu al timone, la barca ai tuoi piedi, l’immensa distesa d’acqua circostante che ti vorrebbe inghiottire.


Ascoltare il sussulto della carne liquida del mare,
il suo gemito quando battendo contro lo scafo ne inclina le assi.
Essere dominatori del mare, dominare,
e nel contempo saper ricompensare.


Non ho mai condotto alcuna imbarcazione in vita mia,
eppure resosi indisposto il nostro capitano libanese,
ed esausti Dereck e David, navigati marinai del nostro gruppo,
sono io che qualche giorno fa ho portato in porto a Creta la Free Gaza senza far danni. Ricevendo i complimenti  verso quello che viene identificato come un vero talento naturale.


Fra sabotaggi, (ebbene si’, vi sono riusciti)  avarie e condizioni marittimi avverse, ci troviamo ancora a meta’ strada dalla Grecia a Cipro.
 
Sfidando le impetuosita’ del mare, la Liberty ha provato ha salpare oggi,
io sono ribalzato momentaneamente sulla Free Gaza, essendo un barcone meno agile abbiamo preferito attendere un mare piu’ clemente.  Visto i continui contrattempi non sto qui a pronosticare il giorno dell’esatta partenza da Cipro per
Gaza, quello sarà il mio ultimo post, il prossimo.


Ad alcuni di noi capita che trilli il telefono.
Numero occultato, e sono minacce di morte.  
“Ciao O., hai deciso come vuoi morire oggi?”
 
Non vi sto a dire a chi ma non e’ successo solo ai palestinesi imbarcati con noi.
 
Non ci intimidiscono, andiamo avanti.


Da una telefonata di Michele Giorgio,
de Il Manifesto,
abbiamo mestamente appreso della dipartita di Mahoumd Darwish.
Avevo incontrato Maohmud qualche anno orsono al festival della letteratura di Mantova,
gli avevo stretto la mano, ringranziandolo per la sua intifida letterararia.
Per aver utilizzato la penna come un piccollo scalpello,
scavato fra le macerie di un campo profughie e saputo riesumare il fiore fossile della bellezza di un popolo antico e fiero, che anche senza passaporti nella sua poesia era visto, lasciapassare per qualsiasi biblioteca sparsa nei più remoti angoli del mondo.


Non ho perso tempo,
ho tirato su martello e chiodi,
e dal mio zaino ho estratto due suoi libri, Murales e Memoria contro l’oblio.
Li ho piantati a prua delle Free Gaza e della Liberty,
saranno la prima cosa che si troveranno di fronte i militari israeliani,
se cercheranno di arrestare la nostra missione umanitaria.
Saranno i versi di Darwish la nostra polena
e nessuna impresa sarà mai troppo epica con la sua poetica come esorcismo al terrore della morte violenta.


Versi e prose per rimanere umani quando la guerra riduce l’essere umano una poltiglia di
contaminante odio.


Restiamo umani

Vittorio Arrigoni.   blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/

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ps.
ringrazio Rossana,
per il suo contributo monetario,
le casse continuano ad essere parecchio disidratate.
E di nuovo Lisa, per il suo Helder Camara, tonaca mai abbastanza compianta:

 “quando si sogna da soli, a occhi chiusi, è solo un sogno. Ma quando si sogna, tutti insieme, a occhi aperti, ecco che il sogno diventa realtà.” (Don Helder Camara)

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Free Gaza Movement: a vele spiegate

Liberty, il nostro vascello più piccolo,
sta viaggiando a vele spiegate verso Creta, sabato ci sarà un’attesa conferenza stampa,
inviteremo a bordo la stampa internazionale.

Free Gaza, l’imbarcazione più grande, è fuori in alto mare a compiere gli ultimi test di navigazione.
Mai mi sarei immaginato che armonizzare tutti gli strumenti di rotta fosse così complicato, come accordare un’orchestra sinfonica.
Per fortuna con noi c’è Paul Larudee, coofondatore del Free Gaza Movement, di professione accorda pianoforti.

Mi comunicano che sono molte le testimonianze giunte di affetto e vicinanza,
ringrazio vivamente tutti coloro che si stanno spendendo affinchè questa nostra missione non scada nell’anonimato.

Numerosi i palestinesi da ogni parte del mondo ci hanno chiesto un passaggio,
uomini e donne esuli di Gaza non rivedono la famiglia anche da più di dieci anni. A questi fratelli prometto che una volta riusciti a rompere l’assedio, tornati a Cipro, organizzaremo subito un altro convoglio, e ci sarà posto per tutti (ti ho dato la mia parola, Khalil).

Una terza barca seguirà la nostra impresa,
l’equipaggio è composto dai molti giornalisti ci hanno chiesto di poter essere accreditati, fra gli altri, Alan Johnston, il reporter della BBC rapito l’anno scorso proprio a Gaza da un gruppo di estremistri islamisti e rilasciato soprattutto grazie alle pressioni esercitate da Hamas.

Penso che sia ormai noto ai più che  Luaren Booth, cognata di Tony Blair fa parte della nostra ciurma.

Grazie a Valentina ci è arrivato fino a qui l’incoraggiamento di Wafa,
suo carissimo amico palestinese che vive presso il campo profughi di Al Shatee.
Wafa sarà fra le decine di migliaia di palestinesi pronti a riceverci al porto di Gaza.
Queste le sue letterali parole:

“Al di là delle provviste che porterete, nei nostri occhi vedrete la vittoria di avere una risposta alla nostra
soffocata richiesta di vita, una forma di rispetto al nostro stato di sopravvivenza e un gesto , un
je accuse verso i veri assassini delle libertà,
certo che ce la farete..”


Sappiamo che sono parecchi i palestinesi di Gaza a pensarla come Wafa, nel mio peregrinare in Palestina mi sono sempre accorto che le sofferenze provocate dalla efferata occupazione israeliana, sono ulteriormente aggravate da questo sentimento di abbondono, lo sconforto nell’apprendere giorno per giorno che il mondo si è quasi completamente disinteressato alla tragedia palestinese.

Io ho la speranza che ce la faremo, non la certezza.
Ma sono sicuro che qualsiasiasi cosa succeda al largo di Gaza,
stiamo facendo la cosa giusta, legalmente e umanamente.

A volte le utopie si concretizzano.
E se non si concretizzano, anche in quel caso servono.

“L’utopia è come una bella donna all’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e la bella donna si sposta di dieci passi. Per quanto cammini, mai la raggiungerò. A cosa serve l’utopia? Serve a questo: a camminare, ad andare avanti”.

Andremo avanti noi, ci verranno incontro le speranze spezzate dei palestinesi, nella certezza che c’è ancora un angolo di mondo che è interessato ad ascoltare il loro pianto, che desidera ardentemente lenire il dolore,
e per far questo è disposto ad assumersi ogni rischio.

Quello di rischia di più fra noi è Jeff Helper, di cui vi presento il comunicato.
Dei 4 cittadini israeliani coinvolti nella nostra missione, è l’unico che effettivamente sarà imbarcato (gli altri resteranno a Cipro a coordinare i media). Jeff, attivista pacifista del comitato israeliano contro la demolizione delle case palestinesi, rischia fino a 20 anni di reclusione se viene arrestato.

Ma Jeff, come me, come tutti noi, ritiene che la causa dei diritti umani è un valore per cui è giusto impegnare la vita, qualsiasi rischio ciò possa comportare. Per restare umani.

Restiamo umani,

Vittorio Arrigoni.   blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/

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i nostri volti su

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Un Ebreo israeliano a Gaza: comunicato di Jeff Halper 

Il 5 Agosto 2008 salperò con una delle 2 barche del Free Gaza Movement da Cipro verso Gaza.

La missione è spezzare l’assedio israeliano- un assedio assolutamente illegale che ha costretto un milione e mezzo di palestinesi in condizioni sciagurate: prigionieri nelle loro stesse case, esposti ad ogni violenza militare, privati delle necessità basilari per vivere, spogliati di ogni fondamentale diritto umano e della dignità. 

La nostra iniziativa vuole smascherare la falsità delle dichiarazioni israeliane, che affermano che non c’è alcuna Occupazione in atto, o che l’Occupazione si è conclusa con il “disimpegno delle forze armate” o che l’assedio non ha nulla a che vedere con la questione “Sicurezza”. 

Così come l’Occupazione del West Bank (Cisgiordania)  e di Gerusalemme est, dove Israele ha posto sotto assedio città, villaggi ed intere regioni, l’assedio di Gaza è politico! Ha l’intento di isolare il Governo Palestinese democraticamente eletto e spezzare la sua capacità di resistere ai tentativi israeliani di imporre un regime di apartheied nell’intero paese. 

La nostra missione non parte solo dall’obiettivo di  portare aiuti umanitari, sebbene siano previsti aiuti ai bambini.

Rifiutiamo il concetto che la popolazione di Gaza sia sofferente a causa “di una crisi umanitaria”.

In realtà le loro sofferenze derivano da una precisa e deliberata politica di repressione a loro imposta dal mio Governo, il Governo di Israele.  

Questa è il perché io, un ebreo israeliano, mi sono sentito obbligato ad unirmi a questa importante tentativo.

Come persona che cerca una giusta pace anche con coloro che mi sono sempre stati rappresentati come i miei nemici,  data la mia preoccupazione per i diritti all’autodeterminazione dei palestinesi e per il fatto che l’Occupazione sta distruggendo il tessuto morale del mio paese, io non posso permettermi di stare passivamente da parte.

Un atteggiamento del genere significherebbe essere complici di comportamenti israeliani che si pongono all’opposto della vera essenza della religione, della cultura e della morale ebraica. 

Israele ha, ovviamente, delle legittime preoccupazioni circa la propria sicurezza, e gli attacchi palestinesi contro civili in Sderot ed altre comunità poste al confine con Gaza non posso essere ammessi.  

Secondo la IV° Convenzione di Ginevra, Israele come “Forza Occupante ” ha il diritto di monitorare i movimenti dell’esercito a Gaza, come questione “Urgente necessità militare”. 

Come persona che cerca di far terminare questo infinito conflitto attraverso mezzi non violenti, non ho obiezioni che la Marina israeliana abbordi le nostre imbarcazioni in cerca di armi- anche se so che questa non è il parere di tutti i partecipanti a Free Gaza. Ma questo è il limite invalicabile. 

Il diritto internazionale non dà ad Israele alcun diritto di imporre un assedio più ampio, in cui la popolazione civile viene danneggiata.

Non ha alcun diritto di ostacolarci, di impedire a  persone, che navigano in acque internazionali e palestinesi, di raggiungere Gaza- soprattutto dal momento che Israele  ha dichiarato che non c’è più occupazione in Gaza.  

Una volta che la Marina israeliana si è convinta che noi non rappresentiamo un pericolo per la sicurezza, noi ci aspettiamo ragionevolmente di poter continuare il nostro pacifico e legale viaggio verso il porto di Gaza. 

Gente comune ha giocato ruoli chiave nella storia.

Noi, e non solo i politici, abbiamo una responsabilità politica e morale verso il nostro prossimo.

Se, come Ebreo Israeliano,  posso essere accolto dai Palestinesi di Gaza come persona di pace, se essi mi hanno garantito il diritto morale e politico di parlare, è necessario, allora, cambiare la politica che ostruisce la pace, la giustizia ed i diritti umani. 

Voglio anche richiedere, a gran voce, il rilascio di tutti i prigionieri politici detenuti da Israele, inclusi i Ministri del governo Hamas ed i parlamentari, ed il ritorno a casa del soldato israeliano Gilad Shalit.

Questa missione potrebbe drammaticamente trasformare il panorama politico, aprendo le porte a veri negoziati che non possono avviarsi senza una manifestazione di buona volontà che può essere rappresentata proprio dal rilascio dei rispettivi prigionieri. 

Il mio viaggio a Gaza è una dichiarazione di solidarietà con il popolo palestinese e le loro sofferenze, ed una accettazione di responsabilità in nome del mio popolo, Israele.

Solo noi, essendo la parte più forte nel conflitto e rappresentando la Forza di Occupazione, possiamo porre fine ad esso.

La mia presenza a Gaza è anche una riaffermazione che ogni risoluzione del conflitto deve includere tutti i popoli della regione, palestinesi come israeliani.

Più di ogni altra cosa, la mia presenza nell’azione di Free gaza afferma una mentalità pacifica che israeliani e palestinesi hanno dimenticato in anni di cruenti conflitti:

Noi ci rifiutiamo di essere nemici!

Mi unisco ai miei compagni, provenienti da 17 paesi, all’appello alle genti ed ai governi di tutto il mondo perché ci aiutino a porre fine all’assedio di Gaza, anzi all’Occupazione proprio!

Aiutateci a costruire un pace giusta e duratura in questa torturata Terra Santa. Aiutateci a rimuovere una delle principali fonti di instabilità politica e conflitto. 

Jeff Halper, capo del Comitato israeliano contro la demolizione delle case. E’ stato nominato per il Premio Nobel per la Pace 2006.

(trad. by guerrilla Audrey)

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Free Gaza Movement: l’attesa

Dopo anni, qui, in una sperduta isoletta greca ho ribbracciato O.,
fratello palestinese con cui ho convissuto giornate di sangue e terrore a Tulkarem.
Ci sono esperienze che legano indissolubilmente, nessuna come l’aver guardato insieme in faccia lo spettro della morte.
L’abbraccio è stato talmente intenso che a momenti ribaltavamo la barca.

Ci siamo quasi.
Stiamo ridipingendo le barche, sistemando l’impianto elettrico, imparando a usare i sofisticati aggeggi satellitari per dare visione del mondo intero della nostra missione.

Fra un paio di giorni salperemo verso Cipro,
eppoi finalmente Gaza.

Avvistando le sue coste,
sarà come un lento approssimarsi dinnazi alla più grande prigione che sia mai stata edificata,
  nella quale il milione e mezzo di palestinesi incarcerati non ha bisogno di intraprendere scioperi della fame per rivendicare i loro diritti,
i secondini, l’esercito israeliano che ne presidia i confini,
impongono la fame come punizione collettiva ai civili,
commettendo crimine contro l’umanità.

Il problema è che l’umanità si sta alienando dall’essere umano.
Ci stiamo strappando il cuore a vicenda per gettarlo in pasto ai cani,
di modo da non sentire più il dolore reciproco. Una cieca empatia.

Il nostro sarà un primo tentativo di aprire una breccia nel muro dell’indifferenza globalizzata.
Una navigazione interiore oltre che sulle onde, una rotta purtroppo sempre meno battuta dai vascelli, un navigazione lenta ma inesorabile in direzione della terra degli ultimi, i dannati all’ostracismo, i condannati all’oblio.

Abbiamo notizia che se dovessimo riuscire ad attraccare a Gaza,
ci saranno minimo 200 000 palestinesi pronti a festeggiare l’approdo delle prime barche internazionali dal 1967.

Per fugare ogni dubbio, abbiamo chiesto alle autorità portuali cipriote di ispezionare minuziosamente le nostre barche, per scongiurare possibili sabotaggi, e dimostrare che non trasportiamo armi o merce di contrabbando.

Israele cercherà lo stesso di fermarci?
Aprirà il fuoco su civili disarmati imbarcati con un carico umanitario?
La mia speranza è che restino umani.

 

 

Restiamo umani,

 

 
 

Vittorio Arrigoni.
 

 
 

 
 

blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/
website della missione: http://www.freegaza.org/
 
 

contatto: guerrillaingaza@gmail.com
 


ps.
Ti ringrazio Lisa per il commento e la  vicinanza.

ps2 abbiamo il nostro inno, date uno sguardo qui:

http://de.youtube.com/watch?v=ATLNx8k8FU0

ps 3:

Cosa pensano in Israele della nostra missione?
leggetevi l’articolo qui sotto.
Se l’83% degli israeliani ritiene controproducente l’assedio di Gaza,
significa che quello che ci apprestiamo a fare non è una azione unilaterale in favore dei palestinesi,
ma per la pace fre i due popoli.

Aprire Gaza per ridonare libertà ai palestinesi e contemporaneamente destinare più sicurezza a Israele.

A bordo delle nostre barche ci saranno cittadini israeliani,
veramente stoici. Saranno con noi sebbene Israele ha minacciatto condanne fino a 20 anni di reclusione per i suoi cittadini coinvolti in questa missione. 

 

 
 

l’80% degli Israeliani: la chiusura di Gaza non è efficace – Hamas sta diventando più forte
 

 

Una larga maggioranza di israeliani è convinta che la chiusura di Gaza stia danneggiando principalmente i civili e li stia portando all’estremismo. Il blocco sta compromettendo anche la posizione di Israele nel mondo – e non porterà coloro che vivono a Gaza a cambiare il regime di Hamas

 

Mercoledì 18 giugno 2008
Un nuovo sondaggio reso noto oggi ci informa che l’opinione pubblica israeliana non crede che la politica di Israele a Gaza stia raggiungendo i suoi obiettivi e che, addirittura, la maggior parte delle persone è convinta che tale politica stia danneggiando gli interessi israeliani.

L’indagine è stata condotta ad un anno di distanza dal blocco imposto da Israele a Gaza dopo la vittoria di Hamas nel giugno del 2007. Questa ricerca è stata scritta ed analizzata dall’

esperta di sondaggi indipendente Dahlia Scheindlin e commissionata dai gruppi per la salvaguardia dei diritti umani Gisha – Legal Center for Freedom of Movement, andPhysicians for Human Rights-Israel; le ricerche sul campo sono state svolte tra l’1 e l’11 giugno daMa’agar Mohot. Il campione di riferimento era costituito da 600 israeliani ebrei di lingua ebraica (margine di errore +/- 4.5%).

Il sondaggio dimostra che l’83% degli israeliani crede che Hamas si stia rafforzando da quando il blocco è stato imposto a Gaza nel giugno del 2007 e che il 68% sostenga che il livello di sicurezza di Israele sia drasticamente diminuito da quel momento. Il 62% sostiene che Hamas è diventato MOLTO più forte nell’ultimo anno.

Il 53% degli intervistati sono convinti che i veri obiettivi della chiusura di Gaza siano di stampo politico e non basati su ragioni di sicurezza. Solo un terzo del campione (32%) crede che l’obiettivo del blocco sia quello di impedire il flusso di persone e beni che potrebbero minacciare la sicurezza di Israele. Il 10% sostiene che il fine del blocco sia quello di punire gli abitanti di Gaza per il missile Qassam. Il 26% pensa che l’obiettivo sia quello di portare gli abitanti di Gaza a cambiare il governo di Hamas e il 27% che invece sia quello di influenzare direttamente Hamas e portarli a cambiare le loro politiche (gli ultimi due ‘obiettivi politici’ complessivamente rispecchiano il 53% degli intervistati).

Una larga maggioranza di ebrei israeliani sostiene che gli obiettivi politici del blocco non saranno raggiunti: il 78% pensa che ci siano poche, se non addirittura nessuna, possibilità che la politica israeliana a Gaza possa condurre la popolazione palestinese a destituire Hamas. In aggiunta:

Il 79% degli intervistati crede che il blocco colpisca principalmente la popolazione civile di Gaza causando enormi disagi nella vita quotidiana degli abitanti.
La sicurezza di Israele si è deteriorata dal momento in cui il blocco è stato imposto:

una stragrande maggioranza di oltre i due terzi (68%) è convinta che il livello di sicurezza in Israele sia drasticamente diminuito durante l’ultimo anno; meno della metà sono invece quelli che credono che la sicurezza sia migliorata (28%). Una larga maggioranza dell’85% pensa che la situazione di Sderot e delle città del sud in termini di sicurezza sia peggiorata. Solo il 7% pensa che sia migliorata nel sud di Israele.

Il blocco sta spingendo gli abitanti di Gaza verso posizioni estremistiche:

il 60% degli intervistati pensa che il blocco stia rendendo la vita a Gaza così difficile da rendere molto probabile che, per reazione, gli abitanti si sentano sempre più spinti verso posizioni estremistiche. Il 37% non è invece d’accordo.

Il blocco danneggia la posizione di Israele nel mondo:

i due terzi degli intervistati (67%) pensano che il blocco imposto a Gaza stia peggiorando il posizionamento di Israele nel mondo; un terzo (24%) sostiene addirittura che il blocco stia NOTEVOLMENTE peggiorando l’immagine di Israele.

Supporto per i diritti umani dei Palestinesi

: gli Israeliani credono che i Palestinesi meritino che vengano rispettati i loro diritti umani e la maggioranza è convinta che supportare i diritti umani palestinesi NON sia anti-israeliano.

Il 76% pensa che gli abitanti di Gaza meritino che i loro diritti umani siano rispettati.

Il 57% non concorda con l’assunzione per la quale chi si batte per i diritti umani dei Palestinesi sia anti-israeliano; il 39% pensa invece il contrario.

Il 44% degli intervistati si è descritto come appartenente ad una ideologia politica di destra o di destra moderata, il 20% ad una di centro e il 21% ad una di sinistra o sinistra moderata.

“L’indagine mostra chiaramente che gli Israeliani non credono che la politica di pressione a cui sottopongono gli abitanti di Gaza sia efficace” spiega

l’esperta sondaggi indipendente Dahlia Scheindlin. “C’è un impressionante accordo tra le linee politiche e ideologiche che porta a considerare che sia molto probabile che il blocco di Gaza porti la popolazione verso posizioni estremistiche e c’è un forte consenso rispetto al fatto che il blocco danneggi prevalentemente i civili e sia totalmente inutile rispetto all’obiettivo di portarli a cambiare il regime di Hamas.”  

“Emerge chiaramente che l’opinione pubblica israeliana è più realistica dei politici che agiscono nel suo nome, che cercano di giustificare una volgare violazione dei diritti dei Palestinesi servendosi di una giustificazione basata su ‘ragioni di sicurezza’ che la maggior parte degli Israeliani considera totalmente infondata” dice il direttore di Gisha, Sari Bashi “I politici e la classe dirigente israeliani dovrebbero ascoltare bene le persone che li stanno mettendo in guardia rispetto al fatto che la politica israeliana a Gaza sta principalmente danneggiando i civili palestinesi – a discapito degli interessi della stessa Israele.” Hadas Ziv, direttore dei Medici per i Diritti Umani – Israele, sostiene che “l’indagine prova che la leadership israeliana è tormentata dal populismo nonostante il fatto che gli Israeliani siano perfettamente consapevoli che mettere sotto pressione la popolazione civile e creare danni a persone innocenti non può portare alcun beneficio alla sicurezza di Israele. Sembra proprio che gli Israeliani siano più umani di coloro che li governano, che continuano a sostenere la violazione dei diritti umani palestinesi anche impedendo di fornire adeguate cure mediche a pazienti che stanno lottando per la sopravvivenza.”


(traduzione di guerrilla-Nenna)

link

http://www.gisha.org/index.php?intLanguage=2&intSiteSN=113&intItemId=1317

Free Gaza Movement: l’attesa Leggi l'articolo »

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