Maggio 2008

Via Giorgio Almirante fascista e fucilatore di partigiani (antifascismo militante)

Almirante padre della repubblica democratica, secondo Fini,

Alemanno vuole intitolargli una via,

Io sarei curioso di sapere quale sarà la dicitura sotto il nome:

 

Giorgio Almirante

antisemita e fucilatore di partigiani?    

 

« tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuorilegge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena.
I gruppi di sbandati qualunque ne sia il numero dovranno inviare presso i comandi militari di Polizia Italiani e Tedeschi un proprio incaricato per prendere accordi per la presentazione dell’intero gruppo e per la consegna delle armi. »

 

Il documento sopra (clicca per ingrandire) è la fotocopia di uno dei bandi criminali che sotto l’occupazione tedesca servivano a rastrellare giovani per arruolarli nell’esercito nazista.

La fucilazione alla schiena era la pena per i renitenti.

Quello che non tutti sanno è questi bandi non erano firmati solo da Kesselring, da Kappler e dagli altri criminali nazisti,

ma anche dai loro servi fascisti tra cui Giorgio Almirante, allora capo di gabinetto di Fernando Mezzasoma, ministro della Cultura Popolare che curava la Propaganda della Repubblica Sociale.

Non vi basta? Eccone ancora:
 Almirante nel 1938 fu firmatario del Manifesto della razza, anticamera dell’olocausto degli ebrei, e dal 1938 al 1942 collaborò alla rivista La difesa della razza come segretario di redazione. Su questa rivista si occupò di far penetrare in Italia le tesi razziste provenienti dalla Germania nazista, ma con tutto l’orgoglio di essere  razzisti italiani:
 

 
« il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l’Italia abbia mai tentato. Chi teme ancor oggi che si tratti di un’imitazione straniera non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza […] possa servire ad un asservimento ad una potenza straniera »
 
(Giorgio Almirante, 1938)
 
« Noi vogliamo essere, e ci vantiamo di essere, cattolici e buoni cattolici. Ma la nostra intransigenza non tollera confusioni di sorta […] Nel nostro operare di italiani, di cittadini, di combattenti – nel nostro credere, obbedire, combattere – noi siamo esclusivamente e gelosamente fascisti. Esclusivamente e gelosamente fascisti noi siamo nella teoria e nella pratica del razzismo »
 
(Giorgio Almirante, 1942)
 

“Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza – scriveva Giorgio Almirante -. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti – dice Giorgio Almirante -, finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue”.

 

Fiamma Nirenstein se ci sei batti un colpo.

 

A questo punto io mi aspetto che questo governo dedichi una piazza a Priebke, santo subito.

 

Di sicuro prossimamente verrà abrogata la legge Scelba,

quella che sancisce come reato l’apologia o la riorganizzazione del fascismo, di fatto già disattesa.

E non solo da quei fottuti nazi di Forza Nuova,

ma pure dalla terza carica dello stato.

 

Una ulteriore prova?

guardate questo video e ditemi voi se questa è una scena da parlamento italiano o da repubblica di Salò: 

 

 

ps.

Anche per Luciano Violante Almirante è stato una sorta di “pacificatore”.

Vorrei avere la forza per dare una bella spinta a Violante e farlo cascare dentro questa fotografia in bianco e nero (Università di Roma, 1968):

 

eppoi vedere come le mazze degli sgherri fascisti del fascista Almirante lo pacificano.

 

Il PD suona ogni giorno di più come una imprecazione.

 

ps.2

Emergency dovrà attendere che io trovi uno dei loro banchetti, quest’anno col mio 5 per mille infatti li tradisco,

dato il clima di spaventoso neofascismo  instaurato nel nostro paese mi pare necessario sostenere l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

 

guerrilla radio alias antifascismo militante

 

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Blog antifascista e antirazzista

“Sporchi stranieri” e “Bastardi”.
Nuovo raid fascista,  contro gli extracomunitari del quartiere Pigneto a Roma, con i volti coperti da foulard con la svastica, hanno assaltato negozi e bastonato un  extracomunitario del Bangladesh.
 
Alemanno, minimizza, secondo lui non vi è matrice politica.
Secondo noi ennesimo episodio di violenza figlio della politica delle ronde. (oltre che di una destra che si saluta ancora col braccio teso)
 
“Così la smettete di fare le cose per i froci”
Sempre ieri, sempre Roma,
Cristian Floris, 24enne conduttore del portale DeeGay.it, e’ stato aggredito, risultato: trauma cranico, distorsione al collo e spostamento della mandibola
 
Alemanno, minimizza, secondo lui non vi è matrice politica.
Probabilmente per la Carfagna, non vi è matrice omofobica.
 
Gli “zingari”, gli stranieri più in generale, pare si siano tramutati nei capri espiatori di ogni male del nostro paese,
l’impoverimento generale, la percezione d’insicurezza.
I rigurgiti di fascismo? non esistono, il fascismo non esiste più da un pezzo, come commentano diversi visitatori di questo blog.
 
Non è così secondo ANTIFA.ORG che nell’arco di tre anni, ha collezionato e monitorato 262 aggressioni fasciste, insieme a 98 atti vandalici «inneggianti al nazifascismo». Tutto diviso e classificato per categorie: «88 attacchi a sedi di centri sociali/ sedi militanti/ sedi di partiti/sindacati/Anpi; 98 aggressioni a compagni, militanti, antifascisti, frequentatori di centri sociali; 76 altre aggressioni (immigrati, omosessuali, testimoni di geova, giornalisti, ragazzi); 98 atti vandalici nazifascisti/ danneggiamenti/ scritte e minacce personali». E, poi, i tre morti negli ultimi cinque anni: nel 2003 a Milano, «Dax», Davide Cesare, aggredito ed ucciso da un gruppo di neofascisti. Il 27 agosto 2006, Renato Biagetti accoltellato da due giovani simpatizzanti di estrema destra sul lungomare di Focene, poco lontano da Roma. E questo mese Nicola Tommasoli a Verona. 
Ai super esperti che dicono che in Italia ci sono soprattutto episodi di «bullismo con la testa rasata», secondo i quali la matrice politica è estranea, che insomma minimizzano alla Alemanno, Antifa ‘ribatte: «Non è del tutto vero che chi compie questi gesti non abbia idea di quel che fa. Si può dire che odiano comunisti ed ebrei già a quindici anni senza conoscerne neppure uno  ma non bisogna sottovalutare il fatto che molti di questi militanti hanno in tasca la tessera di uno dei partiti che hanno partecipato alle scorse elezioni, magari apparentandosi con il Popolo delle libertà. Da questo punto di vista, Silvio Berlusconi ha aperto a quest’area ben più di quanto avesse fatto l’Alleanza nazionale di Gianfranco Fini».
Tolti i movimenti neri più o meno antichi e più o meno radicati e tolte le «occupazioni non conformi», in Italia esistono almeno cinque veri e propri partiti di stampo neofascista: Forza nuova, il Fronte sociale nazionale di Adriano Tilgher, Fiamma tricolore, quel che resta dell’Alternativa sociale di Alessandra Mussolini e infine il movimento Fascismo e libertà con il fascio littorio per simbolo e sulla home page del sito le trentatrè sentenze di assoluzione da altrettante inchieste sulla «ricostruzione del partito fascista». Stando all’archivio di Antifà, Forza Nuova è la forza fascista più pericolosa: negli ultimi anni almeno 28 delle 350 azioni monitorate portavano al movimento di Roberto Fiore. Che l’onda nera rischi di diventare marea, gli autori di Antifà lo pensano da tempo. Perché i neofascisti hanno creato una cultura «antisistema» di destra, ma anche perché, la sinistra istituzionale, il partito democratico, preferisce guardare da un’altra parte: «E dire che tra le vittime delle aggressioni fasciste ci sono membri dei due partiti che hanno creato il Pd, insieme alle loro sedi. La Margherita ha subito almeno due attacchi e i Ds tredici».
 
Contenti loro, lassisti loro, noi certo contrapporremo la nostra dura opposizione antifascista sempre, per le strade, nelle università, presso i luoghi di lavoro,
senza retrocedere di un passo dalle conquiste dei nostri nonni.
 
guerrilla radio
Antifascimo Genetico

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Video: Paolo Borsellino ricorda il fratello estinto Giovanni Falcone, e noi con lui

“Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni.
Questa è la base di tutta la moralità umana.”

.
(J. F. Kennedy; citazione che ripeteva spesso Giovanni Falcone)
scarica video giovanni falcone insieme a borsellino
 
 
vedi il video:

http://www.youtube.com/watch?v=a2_n6AUty28

 

Il  23 maggio 1992 alle ore 17.58 sull’autostrada nei pressi di Capaci, moriva Giovanni Falcone, moriva insieme alla sua scorta.
Falcone è morto,
Falcone è vivo.
 
Falcone è morto,
quando un presidente del consiglio dichiara che un boss mafioso pluriomicida
è un eroe.
 
Falcone è vivo,
e cresce insieme all’albero piantato davanti alla casa del giudice,
se ti va lascia un messaggio sopra le sue radici. 
Falcone è morto,
quando viene nominato come presidente del senato Renato Schifani,
uno che con la mafia ci faceva affari, e tutti i media condannano gli unici giornalisti liberi che ne hanno dato notizia.
 
Falcone è vivo,
insieme alle decina di volontari di Addio Pizzo,
alle centinaia di commercianti che hanno smesso di pagarlo,  il pizzo.
 
Falcone è morto,
mentre i mafiosi Cuffaro e Dell’Utri sono ancora vivi e liberi di andare a legiferare al senato.
 
Falcone è vivo,
e combatte insieme a Don Ciotti e gli attivisti di Libera,
a loro si deve la paternità della legge 109 sulla confisca dei beni mafiosi.
 
Falcone è morto,
quando Letizia Moratti non concede questi beni  appena confiscati all’associazione Libera,
come per disconoscere uno dei principali nemici della mafia.
 
Falcone è vivo,
quando le sue idee camminano fra le pagine di Saviano, o uccidi o sei servo,
e sono capaci di obbligare a gridare migliaia di voci poco prima omertose.
 
Falcone è morto,
i suoi assassini marciscono in prigione,
i mandanti del suo assassinio, tutt’ora occulti.
Ah,
oggi a Cannes è stata proiettata la prima de IL Divo, film biografico su Giulio Andreotti.
Ogni riferimento è puramente voluto.
 
 
Falcone è vivo, insieme a Borsellino,
quando rivedendo i loro vecchi filmati,
o una loro foto assieme, sorridenti,
mi capita di commuovermi ancora, oggi come allora.
Loro a me così distanti,
eppure così vicini.
 
Per tanti è così vero?
 
Vik alias guerrilla radio

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Mara Carfagna nuda come mai l’avete vista (veline ministre omofobe + video della carfagna “sobria”)

Mara Carfagna ministra senza portafoglio. Nel tanga non ci stava.

 

 

LA  CARFREGNA  AL  MUSEO

 

 

 

 


da wikia:

 No, io non mi spoglio. Sono timida, credo in certi valori[1]Intervista con galleria di foto inclusa come prova
~ Mara Carfagna posando in topless
 Signorina, se non fossi già sposato mi sposerei con lei! 
~ Silvio Berlusconi su Mara Carfagna
 Ministra cara,
dalla bocca amara
hai una goccia chiara
sullo zigomo lì.
Senti…
ma te li sei lavati i denti? 
~ Sandro Bondi, poesia dedicata a Mara Carfagna
 Osteria delle ministre
paraponzi ponzi po
le ministre son maestre
paraponzi ponzi po
e se al letto son portento, figuriamoci in Parlamento… 
~ Canto popolare
 Non è cosa sinistra sifonarsi la Ministra 
~ Antico proverbio di Arcore
Elettore del PdL :   La carfagna non è solo gnocca! Ha due lauree! 

Elettore dell’IdV :   Sì, una in pompe e l’altra in prenderlo nel culo! 


Mara Carfagna (nome completo: Pompimara Carfregna) è il ministro delle pari opportunità… Non ridete, cazzo, è vero! Lo prende ugualmente davanti e di dietro. Anche le onorevolonze hanno diritto ai loro diritti!

La sua carriera politica è basata sulla sua grande ambizione: è infatti aspirante Presidente del Consiglio.

Dopo aver lasciato il nano di piazza Grande si è dedicata anima e corpo a quello di Arcore, anche lei abboccando alla famosa leggenda della Legge della L. Pare che il motivo della sua scelta sia dovuto alla sua peculiare abilità oratoria e alla sua innata capacità nel generare depressioni molto vicine al vuoto spinto. Dopo una breve verifica scritta e un colloquio orale, anche il capo è rimasto pienamente convinto del valore politico del personaggio.

I risultati non si sono fatti attendere. Con la Marona Carfagnona Ministro per la prima volta si assiste ad un avanzamento di carriera veramente meritocratico, senza più spintarelle, ma solo con bottarelle. Lei sì che sa fare ciò di cui abbiamo bisogno[citazione necessaria].

Il giorno della proclamazione della sua proclamazione a ministro senza portafoglio (ma con calendario) Mara Carfagna è stata salutata dal mercato con l’erezione in borsa di 56 punti dei titoli dei vibratori giapponesi Komegodo.
La ditta che aveva sponsorizzato fortemente la campagna elettorale è con questo evento riuscita a penetrare il mercato e gli italiani. La Carfagna ne è ovviamente testimonial e collaudatrice. Una curiosità: nelle prime settimane in Parlamento le veniva chiesto in continuazione dai parlamentari maschi di accucciarsi per raccogliere le penne che cadevano sotto i banchi. Lei da buona allieva ha sempre ubbidito, ma la cosa si ripeteva con una frequenza talmente elevata (54 volte al giorno) che perfino il suo cervello sotto spirito ha iniziato a insospettirsi. Ha più volte dichiarato che vorrebbe e potrebbe fare di più per il paese, ma che la sua bocca è limitata.

Nel 1984 un noto lettore di interiora calabrese vaticinò la sua elezione in Parlamento, ma venne preso per il culo anche dal suo gatto.
 Uno degli slogan della sua campagna elettorale è stato: “se vuoi chiavarmi, devi votarmi”, ed è stato subito un trionfo.
L’altra ministra (o minestra) del governo Berlusconi in ottica di carne giovane è la nazionalsocialista Giorgia Meloni, eletta Ministro delle Politiche Giovanili[2]Si è come pensate. Sono stati ripristinati i Balilla.. Un team di insigni studiosi, è al lavoro per capire di che razza di ministero si tratti. Entrambe hanno aderito, ma Mara si è anche denudata per pubblicizzarla, alla campagna ambientalista “Salva un albero, uccidi un castoro”.

Dopo le ultime rivelazioni da parte di Sabina Guzzanti, Monica Lewinsky ha deciso di querelare il ministro Carfagna per violazione del diritto d’autore. Di riflesso anche l’ex-presidente USA Buba Clinton ha querelato Berlusconi per lo stesso presunto reato. Da qui la necessità del cosiddetto lodo Alfano.

Dopo le parole della Guzzanti il Ministro Carfagna ha dichiarato ad Enrico Mentana che la Guzzanti è “psicologicamente fragile”; l’affermazione è stata poi confermata dall’amico immaginario della ministra, un formichiere rosa di nome Billy.

 

[modifica] Le proposte della Ministra[3]tutte le proposte della Ministra sono trattabili ed eseguibili esclusivamente a palazzo Chigi
Un altro successo della nostra amata ministra/topa è rappresentato da proposte di leggi palesemente “ad personam” create per eliminare la concorrenza e/o per risolvere i suoi problemi personali come insegna il capo.

Obiettivo del neo Ministro è far approvare dal Parlamento nei primi 100 giorni di governo una legge sulla sicurezza delle lavoratrici che comprende stanziamenti per l’acquisto di dispositivi di protezione personale, quali ginocchiere, caschetto anti scrivania, bavaglino antimacchia, e che porterà oltre al suo nome quello del collega di Alleanza Nazionale; la legge passerà così alla storia della Repubblica col nome Carfagna-Bocchino.

“Discuteremo di questa legge anche con l’opposizione. Sono un ministro liberale, disposta ad ampie aperture” – ha dichiarato alla stampa. Guardando il suo calendario è difficile darle torto.

La Carfagna ha inoltre presentato una proposta di legge contro la prostituzione nelle strade. Niente paura: Mara Carfagna continuerà a ricevere clienti a domicilio dal lunedì al venerdì e nei week-end sotto la scrivania di Berlusconi.Lei stessa si è assunta la responsabilità di dare il buon esempio, esercitando solo in appartamento o nella villa di Arcore.

Per evitare inoltre di essere bersagliata a ogni ora del giorno da telefonate di clienti, fan, creditori, magnaccia, agenti della buoncostume, serial killers, rappresentanti di profilattici, ha proposto la legge anti stalking contro le molestie telefoniche.

Con questa favolosa proclamazione di ministro delle pari opportunità e delle dispari attività sessuali l’Italia è stata presa per il culo (letteralmente) anche dalla Terra di Mezzo, riuscendo così a raggiungere nell’immaginario popolare una dignità pari a quella del Paese dei Puffi. Ma più triste.

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-L’omosessualità  non e’ piu’ un problema…
gli omossessuali non sono discriminati, me lo hanno raccontato alcuni amici gay-
 
(Mara Carfagna al Corriere, 19 maggio 2008)
 
“non sono discriminati”:
 
Infatti, solo una settimana fa a Pesaro, una madre sferra una coltellata all’addome della figlia sedicenne perché non accetta la sua omosessualità. E a Roma un mese fa inneggiando al Duce e ai campi di sterminio un gruppo di neofascisti irrompe e devasta il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. In Sicilia, nel dicembre scorso, un ragazzino sedicenne transessuale si suicida, e un mese prima a Monza un padre uccide con 12 colpi di pistola suo figlio, solo perché gay.Liberato dopo soli due giorni.
L’elenco di omicidi, aggressioni, violenze, atti vandalici e di bullismo contro persone omosessuali e transgender stilato dall’Arcigay è davvero lungo. Tanto per farsi un’idea, si parla di 12 morti negli ultimi due anni.
 
Ma la ministra Carfagna legge qualche giornale oltre Vanity Fair?
Un piccolo promemoria, eccolo il Dossier Omofobia Italia 2006-2008 stilato dall’Arcigay:
OMOCIDI IN ITALIA

(maggio 2006 -novembre 2007)

15/06/ 2006 ROMA. Sergio Tosio Aru, Gay di 39 anni, appartenente a una famiglia sarda, attore, è stato trovato ucciso strangolato da un filo elettrico. 30/05/200 ROMA – OSTIA. Ucciso un anziano gay di 72 anni nella sua stanza d’albergo. 01/08/2006 TRENTO. Una transessuale venezuelana uccisa con cinque pugnalate nella sua abitazione 24/10/2006 MILANO. Una transessuale uccisa a coltellate in faccia. Il corpo ritrovato per strada. 28/11/2006 NOVARA. Transessuale trentenne sgozzata nel suo appartamento 07/03/2007 ROMA. Un uomo assassinato nell’appartamento dove viveva da 25 anni col compagno. Si tratta di Roberto Chiesa che viene ucciso da un rumeno. Grazie al sostegno di Arcigay Roma e del suo avvocato Daniele Stoppello, il compagno Mario Chinazzo viene riconosciuto per la prima volta nella storia italiana, parte civile al processo per l’assassinio del suo compagno. Purtroppo Mario muore anche lui l’11 novembre per il forte dolore. 05/04/2007 Torino. Suicidio di Matteo. A scuola lo tormentavano da un anno e mezzo dicendogli che era gay, insultandolo e prendendolo in giro, e lui, uno studente di 16 anni di un istituto tecnico di Torino, racconta oggi il Corriere della Sera, non ce l’ha fatta più e si è ammazzato piantandosi un coltello nel petto e buttandosi dal quarto piano di casa. 21/04/2007 PESCARA. Un transessuale di 37 anni è stato ucciso l’altra notte a Pescara, nella sua abitazione, presumibilmente con dei colpi alla testa. La vittima è Emanuela Di Cesare, Marco prima del cambio di nome. 06/06/2007 MILANO. Muore Maurizio Oldani il commercialista milanese dirigente locale della Margherita. Il suo corpo viene trovato riverso sulla strada dopo una serata passata in un circolo Arcigay. 01/08/2007 ROMA. Muore Stefania la transessuale di Orbetello aggredita nella sua casa romana dei Parioli nella notte di Lunedì. 29/11/2007 MONZA. Padre uccide il figlio gay. Flavio Vescovini ha ucciso il figlio Gabriele con 12 colpi pistola e ha confessato il crimine. L’omicidio sarebbe maturato a causa del fatto che Gabriele era omosessuale. 26/10/2007 COSENZA. A Dipingano viene ucciso Antonio Saracino, un ingegnere di 33 di Crotone, viene ucciso da due tossicodipendenti in modo brutale in un parcheggio per incontri. 27/10/2007 SONDRIO. L’anziano maestro di sci Riccardo Belotti viene assassinato nella sua casa di Sacco a Cosio Valtellino. Il suo coropo viene trovato dopo qualche giorno legato e imbavagliato. Si cerca gli assassini nell’ambito della prostituzione straniera.11/12/07 Palma di Montechiaro (Ag) Suicidio di Loredana, giovane transessuale sedicenne.

VIOLENZE e AGGRESSIONI

(Aprile 2006 – maggio 2008) 09/04/2006 ROMA. Un gruppo di 8 persone (presumibilmente di estrema destra) ha aggredito, con catene e spranghe, gay e lesbiche all’ingresso della serata Muccassassina, festa del Circolo “Mario Mieli”. Colpiti anche 2 attivisti della’associazione. 29/05/2006 ROMA. Due militanti gay della Rosa nel Pugno attaccati e picchiati mentre facevano attività politica. 20/06/2006 Torre del Lago (Lucca). Aggressione, poco dopo le tre di domenica notte, nel locale gay Mamamia di Torre del Lago … tre ragazzini hanno aggredito il cuoco del locale, poi ricoverato all’ospedale. Prima di passare al pestaggio, i tre avevano anche insultato pesantemente sia il cuoco sia altri dipendenti….

-continua a leggere il dossier Omofobia Italia 2006-2008

Mara Carfagna non è nuova a uscite omofobe, ricordiamo cosa aveva dichiarato il 15 febbraio 2007:

«non c’è nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che costituzionalmente sono sterili» e che «per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare». Riuscendo allora a fare incazzare pure le coppie eterosessuali sterili.

Sempre lunedì la Carfagna ha richiesto a gran voce ai gay:

” la sobrietà delle manifestazioni della comunità omosessuale che non dovrebbe mai scendere nell’esibizionismo e nel folklore”.
“la sobrietà….”:
 
mara carfagna nuda e in bikini culo
“Mara Carfagna litiga con i gay: «Più sobrietà». Signorina non è che quando una impara una parola nuova la ripete continuamente”
(Sotis Lina)
 
“La Carfagna ministra alle pari opportunità è un ossimoro in carne e silicone, ha fatto carriera grazie all’opportunità di darla all’opportunista giusto.”
mara carfagna naked
 
“la Carfagna non ha futuro, esistono già prototipi di robot giapponesi che parlano con la topa…”
 
(guerrilla radio)
 

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15 May 2008: Remembering the Nakba, 60 years later يوم النكبة

Il 15 maggio sui cieli della Palestina occupata
si sono levati 21945mila palloncini neri,
ogni palloncino ha simboleggiato un giorno dei 60 anni di Nakba,
la catastrofe palestinese.
 
Contemporaneamente nasceva lo stato d’Israele,
e nasceva sulla base della violenza
sistematica e feroce, dell’espulsione della popolazione indigena,
della pulizia etnica: 750.000 Palestinesi venivano cacciati dalle
loro case e circa 400 villaggi venivano distrutti.
Una vera e propria pulizia etnica,
e questo lo dice Ilan Pappe, famoso storico israeliano.
 
Giovedì nel campo profughi di Aydah, Betlemme Occupata,
è stata issata la chiave del Al Alwada,
del ritorno.
A ricordare che più di 5 milioni e mezzo di profughi palestinesi nel mondo attendono di ritornare nella loro terra,
ritorno che gli è riconosciuto per diritto dalla risoluzione numero 194 dell’ONU.
 
Non potrà mai esserci pace fra Israele e Palestina se non verrà esaudito questo sacrosanto diritto.
Una parte dei profughi dovrà poter tornare in Palestina,
e a tutti gli altri Israele e la comunità internazionale dovranno garantire un equo risarcimento,
una terra, una casa e soprattutto quei diritti umani e civili che per 60 anni gli sono stati negati.
 
Nel settembre scorso nel campo profughi di Beddawi,
ho incontrato vecchi che tenevano fra le rugose mani,
ancora dopo sessant’anni,
quelle chiavi che aprivano case che ora non ci sono più.
 
Israele laggiù ha edificato e continua ad ampliare il suo impero di sopraffazione.
 
Non lasciamo che questa profonda ingiustizia si protragga ancora nel tempo.
 
Vik alias guerrilla radio
vittorio arrigoni in palestina
 
leggi anche:
-non chiedetemi di festeggiare la Nakba

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E’ arrivato il gioco dell’estate: il nazismo. (+mente locale mp3 e vignetta di Vauro sui ROM)

Alza le casse. Le voci urlanti sono autentiche:

 

 

Vauro l’ha anticipato, il gioco della prossima estate: Nazismo.

Non sorprendiamoci se da domani le stelle nere da appuntare al petto dei Rom,
verranno vendute come simpatici gadget insieme ai numeri de Il Giornale e della Padania.
Feltri magari ci proporrà in più una raccolta punti per aggiudicarsi una miniatura di Auschwiz,
o un forno a gas modello Mauthausen.
 
Rispondo ai vari commenti sui generis:
Chi se ne fotte se sostenendo la causa di Rom Rumeni o chi meno aggrada la pubblica opinione
non torneremo mai in parlamento,
esiliati dal governo vita natural durante,
preferisco la condizione di eterno panda a rischio di estinzione
che rischiare di svegliarmi una mattina e recatomi a specchiarmi in bagno, stropicciati gli occhi scoprire che nel mio letto ha dormito Adolf Hitler.
 
Vik  alias guerrilla radio.
 
leggi anche:
-Razzismo italiano.

E’ arrivato il gioco dell’estate: il nazismo. (+mente locale mp3 e vignetta di Vauro sui ROM) Leggi l'articolo »

RAZZISMO ITALIANO: l’ignoranza che circonda i campi Rom come filo spinato

Il risultato delle ronde? Napoli, Bombe al campo Rom.
Gli “zingari” pare si siano tramutati nei capri espiatori di ogni male del nostro paese,
l’impoverimento generale, la percezione d’insicurezza.
Il clima di criminalizzazione e disumanizzazione verso Rom, Rumeni e stranieri in generale, messo in atto a scopo elettorale da parte di politici e media asserviti a quest’ultimi, ha dato come frutto il via libera a questi atti di folle imbarbarimento.
Scene da Pogrom nel mio paese, molotov che incendiano baracche con dentro bimbi, per poco non morivano arsi vivi.
 
Ma a Napoli non hanno altri contro i quali prendersela?
Contro la camorra che ha fatto centinaia di morti no?
Nel Paese della Mafia, della Camorra e della ’Ndrangheta, il primo nemico delle sicurezza non è il crimine organizzato, bensì la gente che prova a fuggire dalla povertà.

Attenzione, il clima di nazismo non riguarda però solo la città partenopea,
ma anche Novara, Genova  qualche ora fa a Milano.
 
Dall’antifascismo alle pulizie etniche,
Italia dove vai?
Ti guida un governo orribilmente fascista che fomenta,
in scia Veltroni e il suo vomitevole governo di ombrosa vergogna benedice.
 
Riposto a beneficio di chi ignora chi sono veramente gli “zingari”nel nostro Paese:

Negli anni ’80 era marocchino, negli anni ’90 albanese,
adesso è romeno,
l’uomo nero, il cattivo da issare sulla gogna mediatica che ha sostituito la gogna nella pubblica piazza.
 
Non è la cittadinanza che crea il delinquente,
ma l’humus di miseria e degrado violento che avvolge una baraccopoli.
Altrimenti con lo stesso metro io potrei affermare che a Erba i paesani la notte amano andare a sgozzare donne e bambini.
 
C’è molta ignoranza attorno ai Rom e al mondo romanò.
Innanzitutto i romeni non sono Rom, (che sono una minoranza etnico-linguistica con e usi e costumi a sè stanti)
anche se è vero che molti Rom in Italia hanno cittadinanza romena, altri sono macedoni, kosovari, serbi, in fuga dalla guerra in ex-Jugoslavia.
Ma la maggioranza dei gitani è nostra concittadina,
proprio così, il 70% dei Rom presenti nel nostro paese sono italiani.
 
Falso parlare di invasione di zingari,
la loro presenza si attesta intorno allo 0.2% della popolazione totale,
mentre in Europa sono ben il 2% (dodici milioni).
 
Le origini dei popoli rom e sinti sono antichissime, è dimostrato che provengano dal Nord dell’India,
e in Italia arrivarono all’inizio del 1400.
Con l’arrivo dei primi Rom in Italia vi sono le prime testimonianze di espulsione e di persecuzione, come decreti che concedevano l’impunità a chi “uccidesse gli Zingari” (un caso relativo a Massimiliano I nel 1500). La discriminazione ha oppresso i Rom in Italia per tutta la loro storia.
Questa continua persecuzione è stata la causa scatenante della loro indipendenza e l’essere inclini all’autoesclusione.
 
Per i nazisti i rom erano “ariani decaduti” meritevoli di uno sterminio totale. In questo scenario venne perpetrato il Porajmos: l’olocausto dei rom che costò la vita a circa cinquecentomila zingari sterminati dal fanatismo e dalla folle sete di conoscenza di numerosi pseudo-scienziati del terzo reich.
Proporzionatamente, l’olocausto Rom fu ben peggiore di quello ebreo,
in quanto la metà della loro popolazione di allora fu sterminata.
 
L’Europa però all’indomani della fine della seconda guerra mondiale pensò di “risarcire” ebrei e Rom in maniera differente,
agli ebrei fu concesso uno stato e armato un esercito,
ai Rom la croce rossa avrà donato qualche pannolino e carne in scatola.
 
I Rom  non hanno mai fatto la guerra ad altri popoli, non hanno mai avuto un esercito, Moni Ovada conferirebbe loro il premio nobel per la pace.
Andrebbero aiutati, i loro delinquenti come i nostri arrestati e incarcerati.
Le espulsioni sono inutili, mera propaganda politica,
le frontiere sono aperte, il romeno-rom espulso oggi domani può tornare
tranquillamente guidando da Bucarest a Milano senza mai togliere il passaporto dalla tasca.
 
Che cosa chiedono i Rom?
Lo status di minoranza etnico-linguistica. Con l’inserimento delle minoranze rom e sinte nell’articolo 1 della legge del 1999, anche queste minoranze avrebbero pari diritti e dignità. La loro lingua verrebbe tutelata e si potrebbe effettuare un effettivo monitoraggio di come i Rom e Sinti vengono presentati nei mezzi di comunicazione di massa.
Ci si adeguerebbe finalmente alla normativa europea che prevede questo riconoscimento e si potrebbe prevenire e contrastare in maniera più efficace la discriminazione e il razzismo.
 
Un loro sacrosanto diritto come sancito dall’articolo 6 della costituzione.
 
In definitiva lo Stato dovrebbe stanziare fondi,
investire soldi per l’integrazione (non assimilazione) e tutelare queste popolazioni.
Solo sconfitto l’humus, quel degrado violento in cui sono costretti a vivere,
i Rom sconfiggerebbero la violenza al loro interno.
 
Ma i governi di destra e di sinistra che si avvicendano negli anni preferiscono affrontare la questione
con la politica del caterpillar,
vale a dire la draga populista che rade al suolo i campi  e acchiappa i voti.
 
E in futuro cambierà poco,
per come la pensa sui Rom Walter Veltroni gli consigliamo di aggiungere al suo personalissimo Pantheon pure Adolf Hitler.
 
 il gagè Vik  
statistiche rom percentuali crimini zingari stupri
Ps.
il sito più gitano del web:
http://sucardrom.blogspot.com/

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Marco Travaglio contro Schifani e i mafiosi che vogliono assassinare Lirio Abbate

Secondo Lucariello degli Almamegretta,
così uccideranno Roberto Saviano:

“Saviano devi morire”   hanno minacciato delle scritte sui muri di Casal di Principe, unanime lo sdegno.

Coloro che scorrono questo blog sanno quale militanza antimafia scorre nelle nostre vene. E quanto della Gomorra di Saviano ci siamo nutriti per capire e forgiare le armi del nostra rabbia contro la criminalità organizzata.
 
Però ora vorrei sapere,
perchè Roberto Saviano erano tutti pronti a candidarlo,
dal Pd a An,
mentre Lirio Abbate nessuno se lo fila,
sebbene in comune a Saviano ha le minacce di morte,
e una vita blindata.
 
Forse perchè Abbate ha sempre mirato parecchio in alto,
non accontentandosi dei nomi dei mafiosi,
ma pure degli amici dei mafiosi e i loro protettori.  Abbate  scrive che non ha “bisogno di attendere una sentenza o la parola della Cassazione o un’inchiesta giudiziaria perché penso che, prima della responsabilità penale, sempre eventuale, ci sia una responsabilità sociale e politica accertabile. Se il deputato, il consigliere regionale, l’assessore, il primario, il professore universitario se ne vanno in giro con il mafioso è un fatto. Si conoscono, passeggiano sottobraccio, si baciano quando s’incontrano. È soltanto accuratezza non rinviare ai tempi di una sentenza quel racconto. È il mio lavoro dirlo ora, subito. Non sono una testa calda, non sono un estremista, sono un cronista e credo che il mio impegno sia stretto in poche parole: raccontare quel che posso documentare”.
 
L’altro giorno Marco Travaglio questo ha compiuto,
ha portato dinnanzi all’opinione pubblica il fatto che il pres. del senato Schifani ha avuto rapporti con persone poi condannate per mafia. Che Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.  (vedi il video)
Penso sia importante conoscere questi fatti, proprio perchè come dice Abbate, “prima della responsabilità penale, sempre eventuale, sussiste una responsabilità sociale e politica accertabile.”
 
Proprio dal libro di Lirio Abbate e Peter Gomez, i Complici ,
Travaglio, oggi querelato da Schifani,
aveva estrapolato il racconto di quei fatti.
 
Ora,
è chiaro che accusare Travaglio è come accusare Abbate,
e a mio parere,
schierarsi a fianco di quei mafiosi che lo vogliono uccidere.
 
Mi sorprende che questi non abbiano dato a Totò Riina almeno un sottosegretariato.schifani mafioso
g.r.
 
ps. Scusate se stanotte ho un pò di nausea.
 
Vomito su Fazio, l’ignavo che si scusa, un servo più che un giornalista.
Fortuna che Enzo Biagi è altrove, non ha potuto assistere al suo indegno mea culpa,
si sarebbe sentito tradito.
 Vomito su Luciano Violante, che chiama “pettegolezzo” ciò che ha scritto un giornalista che la mafia vuole uccidere, ovvero Lirio Abbate, il cui frammento di libro è stato citato da Travaglio.
 Vomito sulla Finocchiaro, e pensare che una volta quasi mi piaceva,
fanno il governo ombra perchè si vergognano a mostrare alla luce del sole che in questo paese non esiste una opposizione.
 
Dopo aver vomitato, riprendo fiato e mi congratulo vivamente con L’Associazione nazionale dei familiari delle vittime della mafia, che si è così espressa: “La più sincera solidarietà a Marco Travaglio incoraggiandolo ad andare avanti nella propria attivita’ d’informazione”.   “Travaglio incarna l’espressione piu’ nobile del giornalismo libero da ogni servilismo nei confronti del potere politico. Inoltre, essendo membri della nostra associazione alcuni familiari di giornalisti uccisi dalla mafia e morti in nome della liberta’ di stampa, non possiamo tacere di fronte alle annunciate sanzioni, che corrispondono ad una vera e propria censura, da parte della televisione di Stato nei confronti di chi ha svolto in maniera impeccabile e corretta il proprio dovere di giornalista”.
 
Peppino avrebbe fatto lo stesso dalla sua radio AUT.

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In ricorrenza del 60° anniversario della Nakba, la catastrofe palestinese, e in concomitanza con la mobilitazione per il boicottaggio della fiera del libro di Torino: Free Palestine, Palestina Libera

“Tracce d’Esproprio Collettivo”: 

Circa la nostra adesione al boicottaggio della fiera del libro di Torino,
abbia già palesato in due post le ragioni delle nostre motiviazioni :
 
– Non chiedetemi di festeggiare la Nakba, la catastrofe palestinese.
e
-Giusto il boicottaggio della fiera.
 
Dopo che la terza carica dello stato ci ha definiti peggio degli assassini neofascisti di Verona,
mi attendo che la manifestazione di sabato sarà molto partecipata, colorata e rumorosa.
Spero inoltre di non assistere a roghi di bandiere,col vento che tira nel nostro paese quel fuoco ti si rivolta sempre indietro.
Ad uso e consumo di stampa e tv in visibilio pro-Israele.
 
La sera prima, ovvero venerdì 9,in ricorrenza del  60° anniversario della Nakba,
la “catastrofe” palestinese,
e in concomitanza con la mobilitazione per il boicottaggio della fiera del libro di Torino, sarò a Magenta per introdurre la presentazione dei cortometraggi degli amici di A-films, impegnati in una breve tournee in Italia:
 
Venerdì 9 Maggio ore 21. 00

c/o Puntorosso IDEAL MAGENTA

Viale Piemonte n. 10

Magenta

“Attivisti del collettivo anarchico a-films presentano  i loro cortometraggi sulla situazione del campo profughi palestinese di Naher Al-Bared (Nord del Libano), recentemente raso al suolo dall’esercito libanese”
 
Guerrilla Radio e A-Films ringraziano il brother Sub  e gli Insonni della ragione per aver organizzato l’evento.
 
Vittorio alias g.r

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Gianfranco Fini Fascista: gli assassini neonazisti di Verona? Peggio quelli che bruciano le bandiere d’Israele (c’ho un rigurgito antifascista, video)

Per quelli che…
il fascismo è morto e sepolto da decenni,
andate a vedere che succede nei boschi di Bolzano,
ditelo ai gay di Roma,
ai  parenti delle vittime della Fosse Ardetine,
ma soprattutto andate a dirlo agli amici e ai familiari del povero Nicola Tommasoli, R.I.P.
 
Il fascismo è vivo e vegeto,
e semina violenza e intolleranza dai municipi governati dalla Lega e An sin sù dagli scranni più alti del nostro parlamento.
 
Avete sentito cosa ha osato dire la terza carica dello Stato Gianfranco Fini?
 
– gli assassini neonazisti di Verona?
Sono «molto più gravi» le contestazioni della sinistra radicale contro la Fiera del libro di Torino.-
(dal corriere.it)
 
Dichiarazione gravissima,
fascistissima,
contestare è peggio che uccidere brutalmente per Fini.
 
Queste sono prove generali di un regime purissimo.
Con la sinistra fuori dal parlamento,
si criminalizzano le piazze in movimento,
anticamera di una repressione che si annuncia dura, durissima,
oggi con le parole, domani coi fatti.
 
Ci si indigna per due stupidi che bruciano una bandiera,
e si soprassiede su chi infame ammazza come un cane un ragazzo.
 
Fini,
Io, fiero contestatore della fiera di Torino,
sarei peggio di quelle merde di skinheads che probabilmente ti hanno pure votato?
 
A te, Gianfranco Fini, fascista appena uscito dalla lavatrice,
dedichiamo il pezzo in sottofondo.
 
ps.
L’ho notato solo io come Fini e in generale la destra parlino sempre e solo di naziskin e neonazisti?, non citando mai la parola fascismo o neofascisti?
Idem Alemanno oggi, visitando la Sinagoga, all’Altare della Patria e le Fosse Ardeatine ha così dichiarato:
”Nella destra italiana non c’è nessuno spazio per la difesa del totalitarismo”.
“Vogliamo che i giovani di Roma abbiano sempre memoria di quello che è accaduto in questa città quando era occupata dal totalitarismo.”
 
Totalitarismo? Se ti sente un partigiano ti domanda che caxxo stai dicendo,
In Italia si chiama Fascismo, costa così tanta fatica chiamare le cose per cosa sono?
 
Ps2,
Per quei veneti che si domandano come è potuto accadere,
ricordiamo chi  si è portato in comune il sindaco Tosi:
Andrea Miglioranzi, ex skinhead ora Fiamma Tricolore.
Quello che diceva: “Fascista? Per me è un termine molto caro”.
Proprio a lui, Tosi nel 2006 osò affidare la direzione dell’istituto veronese per la Storia della Resistenza,.
Scoppiato lo scandalo, non solo cittadino, Miglioranzi si fece da parte.
Giusto per citare un altro dettaglio, Miglioranzi, capogruppo in Comune della lista Tosi, è il primo in Italia ad essersi fatto tre mesi per istigazione all’odio razziale.
Gianfranco Fini saluto romano
guerrilla radio antifascista.

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Non chiedetemi di festeggiare la nakba, la catastrofe palestinese (risposta a Diego Ianiro e a Nazione Indiana)

Giorni addietro Diego Ianiro mi ha chiesto
un parere sulla sua lettera-appello pubblicata su Nazione Indiana.
Questa la mia risposta.
 
Vik
giusto boicottaggio fiera del libro di torino
 

 
1948 2008 nakba naqba image
Caro Diego,
chi ti scrive in Palestina ci ha lasciato una parte del cuore,
e pure un bel pezzo di fegato.
Perchè ci vuole coraggio, una sorta di cosciente incoscienza,
per schierarsi dinnanzi immobile, al terzo esercito più potente del mondo. Armati e animati solo dalla passione per quei quattro sconci ideali che sono l’unica bandiera in cui vorrei venire avvolto da morto, la mia unica patria.
 
Per il nostro attivismo nel campo dei diritti umani,
pacifista e non violento, io insieme agli amici di quell’angelo Rachel Corrie siamo stato omaggiati dai soldati israeliani di manganellate e gas lacrimogeni cancerogeni, proiettili rivestiti di gomma e proiettili investiti di missione omicida.
Qualcuno di noi non è tornato a casa, e mi riferisco a Tom, oltre che a Rachel.
Diversi altri a casa sono tornati parecchio conciati, come Brian, grazie ai gentili omaggi dei soldati israeliani.
Voglio dire che di sangue ne è stato versato, e mescolato insieme a quello palestinese nell’odierna carneficina denominata occupazione militare.
 
Durante i miei mesi di convivenza con le donne e con gli uomini della Palestina ho appreso più di una lezione su  cosa significa dignità umana, fratellanza, eroismo umile;  lezioni che da noi solo gli ultimi partigiani sopravvissuti potrebbero ancora tramandare, se ancora qualcuno avesse voglia di starli a sentire.
Ho continuato a tornare in Palestina finché Israele non ha deciso che ero divenuto un personaggio scomodo,
che con tutti i gravi crimini contro l’umanità di cui ero stato  testimone vigile
sarei  teoricamente “pericoloso” per il suo progetto sionista di occupazione, ed è per questo che  sono stato arrestato, torturato,
e ingiustamente processato a Tel Aviv.
Le cicatrici di quei drammatici avvenimenti sono ben più visibili nel mio animo,
di quelli che mi sono rimasti impressi sulla carne viva.
Ma sono NULLA rispetto alla quotidianità di dolore e disumana sofferenza che subiscono le donne e gli uomini della Palestina,
Nulla rispetto al dolore della madre di Tamer Abu Shaira, bambino di dieci anni ucciso martedì con un colpo alla testa.
Nulla rispetto al pena della madre di Said al-Aidi, di 2 anni morto lo stesso giorno per mancanza di farmaci in quella prigione a cielo aperto che è Gaza. 
Nulla rispetto al sofferenza delle madri dei 5 morti  e dei bambini seriamente feriti durante l’ultimo bombardamento a Rafah,
Niente rispetto al dolore delle madre di Tasbih al-Khayyat, studentessa rapita lunedì insieme ad altri 15 palestinesi,
e questo solo per rimare agli ultimi giorni.
 
Nulla rispetto al futuro dolore di quella madre quando scoprirà che proprio oggi un suo figlio si è offerto per il martirio,
il desiderio folle di divenire una bomba a due gambe, non avendo più alcuna speranza su cui camminare.
 
Vengo alla disamina dell’appello contenuto nella tua lettera Diego,
che ti dico già non posso decisamente accettare.
 
tu dici:
1- Accettando Israele come paese ospite
 
Credo che a questo punto sia chiaro a tutti che l’ospitata di Israele alla fiera del libro di Torino sia una celebrazione del sessantesimo anniversario della sua nascita.
E io ti rispondo che non ho potuto, non posso, non potrò mai festeggiare la nakba.
 
Non chiedetemi di festeggiare la catastrofe palestinese.
 
Ho ancora ben impresso, nella mente, quella notte di qualche anno fa a Tulkarem, era metà maggio.
Allarmati da colpi sordi, di esplosioni, ci siamo issati sul tetto dell’ospedale della mezza luna rossa che faceva allora da nostra base operativa. Con nostra vivida sorpresa di non si trattava di una battaglia in corso,
ma di fuochi artificiali.
Nella colonia israeliana di Sal’it, a pochi chilometri in linea d’aria, stavano festeggiando l’anniversario della nascita d’Israele.
Poco dopo, nella città palestinese si manifestò una incursione di mezzi militari israeliani, tank e jeep blindate, facendo calare il panico nella popolazione locale.
Sentimmo i primi spari, e poi distintamente, l’invito che i soldati facevano dai microfoni ai palestinesi, in arabo e in inglese:
 
“People of Tulkarem,  say happy birthday to Israel,
curfew! curfew! curfew!
 
(tr: gente di Tulkarem, augurate buon compleanno a Israele,
coprifuoco! coprifuoco! coprifuoco!)
 
Quasi immediatamente gli uomini di Tulkarem uscirono dalle loro case e temerari si riversarono nelle strade al grido di:
“Allah akbar! Allah akbar! Allah akbar!”
 
E noi dietro loro.
 
L’indomani, mestamente, amici arabi mi accompagnarono all’obitorio della città,
per vedere i corpi maciullati che i soldati si erano lasciati dietro i loro festeggiamenti.
Mi mostravano i cadaveri freschi di giornata con l’esortazione a prendere nota eppoi riferire, una volta tornato in Italia,
cosa che ho assunto come missione e sto svolgendo anche in questo preciso istante.
 
Non chiedetemi di festeggiare tutto questo.
 
Diego,
successivamente tu scrivi:
 
2- Motivando e proponendo “nel nome della letteratura”, come da appello, l’inclusione di tutte le voci e le penne nate, cresciute o residenti in Israele…
 
e poi ipotizzi un titolo provvisorio per il nuovo evento:
“Israele sessant’anni dopo: affinità/divergenze tra lo Stato Ebraico e noi [ebrei]”)
 
Come è possibile che tu ti sia scordato del milione di arabi-israeliani e quindi non ebrei che vivono a tutti gli effetti sebbene discriminati nello stato d’Israele?
Le loro vite nello stato d’Israele non hanno voce in capitolo?
 
Riguardo al titolo ti dico di più Diego,
io mi ritrovo nelle parole del Patriarca Latino di Gerusalemme, Michael Sabbah, quando invita Israele a rinunciare al suo carattere di Stato Ebraico, proprio perchè il 25% della sua popolazione non è ebreo.
 
Ma il punto più controverso del tuo appello, a mio modestissimo parere,
sta in quell’invito a “esclusivamente-  tutte le voci e le penne nate, cresciute o residenti in Israele.”
per un “dibattito/confronto sul tema della democrazia israeliana “.
 
Ciò significa escludere quei soggetti che di fatto sono le prime vittime dell’assenza di democrazia in Israele,
vale a dire gli arabi-israeliani e i palestinesi sotto occupazione.
 
Come se nel Sudafrica dell’apartheid venisse organizzato un dibattito sul razzismo senza invitare nessun rappresentante della comunità nera.
 
Discutere della democrazia di uno Stato che in questo preciso momento sta occupando e costantemente colonizzando  un altro popolo senza invitare una pari delegazione del popolo occupato non mi pare abbia molto senso.
 
Ti posso dimostrare con un semplice quesito che è indispensabile l’apporto dei palestinesi anche solo per riuscire a identificare Israele fisicamente, giuridicamente, e quindi democraticamente.
 
Cosa significa Israele?
Cosa è Israele?
Quali sono i suoi confini, e quali i suoi cittadini sopra cui esercitare la sua sovranità?
 
Per ogni estenuo promotore di pace,
che non può esistere senza giustizia e legalità,
Israele si configura in quello stato a partire dal  suo riconoscimento nelle leggi internazionali,
dalla comunità internazionale che lo inserisce entro i confini prima del  ’67.
Tutto il resto è Legalmente Giustizialmente e Pacificamente territorio palestinese.
E se qualcosa dovrà essere tolto, qualcos’altro dovrà essere aggiunto.
 
E chi sono gli israeliani?
e quali israeliani tu vorresti invitare?
 
Mal, mia cara amica che che sta ultimando il suo primo libro,
è puroperfettamente palestinese, ogni cellula del suo minuscolo e grazioso corpo e ogni molecole del suo spirito appartengono alla Palestina,
ma, essendo nata e cresciuta a Gerusalemme Est, secondo le autorità israeliane è cittadina d’Israele ( sebbene cittadina di serie z).
Tant’è che per viaggiare, quando glielo permettono, ha con sè un passaporto israeliano.
Lei rientra fra gli scrittori da invitare?
 
Come si denota,
invitare solo cittadini israeliani ebrei è troppo controverso,
e tendenzialmente favorevole alla politica attuale del governo israeliano,
che fa della unilateralità il suo piglio tirannico.
 
.
Come ho già scritto sul mio blog nei confronti della fiera del libro di Torino la mia scelta l’ho già fatta.
Quale formula più limpidamente pacifista e non violenta di dissenso,
per costringere Israele a mollare la sua morsa mortale che soffoca la Palestina,
se non il boicottaggio?
Nella mia esperienza di vita ho sempre cercato di sostenere la causa palestinese,questione morale del nostro tempo, nei modi e nei canoni consentiti dal mio pacifismo.
E per sapere ogni volta quale azione fosse la più giusta da intraprendere ho adottato un sistema semplicissimo.
Semplicemente, ho sempre chiesto a quei palestinesi che condividevano i miei ideali cosa fosse meglio fare per sostenere la loro lotta di resistenza.
E difatti il mio appoggio al boicottaggio della fiera di Torino è condizionato oltre che dall’Unione Generale degli Scrittori Palestinesi dalle parole del Primo Poeta palestinese Makhumd Darwish,
che un paio di anni fa ebbi la fortuna d’incontrare:
«Se mi invitassero a Torino rifiuterei». «L’edizione di quest’anno è ipocrita e mi dispiace, amo l’Italia. La nascita d’Israele per noi è la Nabka, la catastrofe. Non ho niente da dire ai suoi cantori».
 
In Palestina mi trovai a fare da scudo umano per proteggere i civili palestinesi,
perchè era questo quello che i palestinesi mi avevo chiesto di fare per aiutarli.
Non mi sono mai permesso di imporre ai palestinesi la mia soluzione per la loro sopravvivenza,
il mio è sempre stato un agire di supporto, di rispetto.
 
Da allora a oggi per me nulla è cambiato.

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Giusto il boicottaggio della fiera del libro di Torino (con un invito alla segnalazione)

“In Palestina sta avvenendo la nuova apartheid del nostro secolo”
(Nelson Mandela)
boycott israel boicottaggio israle
 

 
 
Mandela pronunciò anche quest’altra di frase:
“la Palestina è la questione morale del nostro tempo”.
 
In virtù del nostro passionale e compassionevole coinvolgimento a questa tragica questione,
comunichiamo tramite questo post il nostro pieno appoggio a chi sostiene il boicottaggio della fiera del libro di Torino.
 
Fiera che quest’anno avrebbe dovuto avere come ospite l’Egitto,
ma pressioni dell’ambasciata israeliana hanno convinto gli enti locali di Torino e del Piemonte a modificare il programma,
e a decidere di ospitare Israele per onorare il 60° anniversario della sua nascita.
Peccato che la festa d’Israele coincide con la nakba, la tragedia palestinese, quando quell’anno migliaia di palestinesi furono espulsi dai loro villaggi,  diversi uccisi, le loro donne stuprate dai coloni.
 
Da queste pagine e nelle mie esperienze di vita ho sempre cercato di sostenere la causa palestinese,
(questione morale del nostro tempo appunto)
e per sapere ogni volta quale azione fosse la più giusta da intraprendere ho adottato un sistema semplicissimo.
Semplicemente, ho sempre chiesto ai palestinesi cosa era meglio fare per sostenere la loro lotta di resistenza.
E difatti il mio appoggio al boicottaggio della fiera di Torino è condizionato oltre che dall’Unione Generale degli Scrittori Palestinesi dalle parole del  Poeta, massimo esponente della lirica palestinese Makhumd Darwish: «Se mi invitassero a Torino rifiuterei». «L’edizione di quest’anno è ipocrita e mi dispiace, amo l’Italia. La nascita d’Israele per noi è la Nabka, la catastrofe. Non ho niente da dire ai suoi cantori».
 
Molti le voci italiane di dissenso a questo boicottaggio,
alcune davvero fuoriluogo, come chi ciancia di antisemitismo ignorando che essere antisemiti e contemporaneamente stare dalla parte dei palestinesi è impossibile.(Le parole sono importanti).
A quelli invece che asseriscono che antisemitismo e  antisionismo sono sinonimi, rimando alla bella : “Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana” di Mauro Manno
 
Eccomi qui allora ancora a difendere le ragioni di un boicottaggio, dopo poco tempo dall’ultima volta, quando mi scontrai con un caro amico circa una mostra di arte moderna israeliana sempre a Torino (da quelle parti sono recidivi).
La storia insegna ma non ha alunni.
E Mandela e il Mahatma Gandhi sono al momento impossibilitati a concedere ripetizioni.
Ma c’è la storia specifica del SudAfrica a indicarci la strada per costringere Israele razzista e colonialista e giungere ad un compromesso.
Non boicottare allora quel regime di apartheid fu considerato un pò come esserne complici,
cosa cambia oggi?
 
Gli oppositori del boicottaggio argomentano che gli scrittori non sono responsabili delle politiche dei loro governi,
e in particolare Abraham Yehoshua, Amos Oz e David Grossman si sono spesso schierati contro  Tel Aviv.
A queste opposizioni vorrei ribattere ricordando che i “pacifisti” Yehoshua Oz e Grossman, erano a favore dell’ultima guerra in Libano, della “pulizia etnica contro i palestinesi del ’48” (come l’ha definita storico israeliano Ilan Pappe) e soprattutto sono da sempre contrari al ritorno dei profughi palestinesi, diritto sancito dalla comunità internazionale.
 
Come suggerisce il grande poeta israeliano  Aharon Shabtai (lui veramente dissidente dalle politiche del suo governo),
queste manifestazioni culturali sono solo “occasioni di propaganda, in cui Israele si mette in mostra come uno Stato con una cultura, dei poeti, ma nascondendo che in questo momento sta compiendo dei terribili crimini contro l’umanità”.
 
A riprova di questo in un articolo apparso nell’agosto scorso sul quotidiano israeliano Ha’aretz Dan Orian, un ex funzionario del ministero degli esteri israeliano, ha descritto la cooperazione tra governo e scrittori come basata su un mutuo interesse: questi ultimi «cercano la massima esposizione all’estero per il loro lavoro e il ministero vuole usarli, per mostrare la faccia attraente, sana d’Israele». 

 
Mi preme inoltre ricordare ,
che complici di quel boicottaggio internazionale e totale contro il Sudafrica segregazionista che portò attraverso negoziati alla democrazia a-razziale e alla sconfitta dell’apartheid  furono proprio i suoi più grandi scrittori (bianchi)  come Nadine Gordimer, Breyten Breytenbach, John Coetzee, André Brink che pagarono questa loro forte presa di posizione con l’esilio e con il carcere, oltre a vedere i loro libri banditi nel loro paese d’origine.
“Non che andassero in giro per le fiere letterarie all’estero su iniziativa del ministero della cultura di Pretoria per presentare la faccia buona – e perfino critica – del regime di apartheid. “
come ha scritto recentemente Maurizio Matteuzzi in un lodevole intervento su Il Manifesto.
 
Come stragrande maggioranza dei palestinesi, non credo che la miglior risposta all’occupazione israeliana siano gli attentati, i “kamikaze” e missili su Sderot.
Il boicottaggio è pacifista, non violento, la migliore risposta umanamente accettabile,
all’imbarbarimento di un conflitto che rende disumano ogni gesto.
 
Il boicottaggio può essere l’ultima speranza, e noi speriamo.
italian boycott israel
Riprendendo ancora le parole del poeta israeliano Aharon Shabtai:
“Io spero nell’aiuto degli europei, che i discendenti di Voltaire e Rousseau aiutino Israele, perché Israele non finirà l’occupazione fin quando l’Europa non gli dirà “basta”. Solo una pressione da parte dei paesi civili e democratici può cambiare la situazione e riportarci la felicità. La situazione attuale – in cui a dettar legge è l’esercito – non può essere cambiata dall’interno. Per i valori di cui è portatrice, l’Europa non può continuare a collaborare con Israele.”
 
Vittorio Arrigoni alias guerrilla radio
 
Qui di seguito, riporterò mano a mano la lista dei bloggers che sostengono il boicottaggio alla fiera del libro di Torino,
(ogni segnalazione è ben accetta)
blogger contro l’apartheid d’israele
 
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1 maggio 2008: le morti bianche sono omicidi bianchi (+ 12 dicembre di Pier Paolo Pasolini e il collettivo di Lotta Continua)

Le immagini in bianco e nero alla fine di questo video sono tratte da “12 Dicembre”,  documentario nato dalla collaborazione di Pier Paolo Pasolini e il collettivo di Lotta continua.
Correva il 1972 e l’affresco della realtà operaia di quegli anni mostra Carrara, dove si muore “inavvertitamente” schiacciati dai massi di marmo bianco sino alla Montecatini Edison, la Pirelli e la Fiat di Torino. Le facce degli operai in assemblea mostrano preoccupazione ma anche una lucida consapevolezza: non si muore solo di fumi nocivi ma anche di alienazione dopo otto ore passate a ripetere lo stesso movimento.
concerto primo maggio in diretta da roma rai tre
Cosa è cambiato dal ’72?
Poco o nulla a giudicare dalla strage in corso:
Dall’inizio dell’anno a oggi, 1 maggio 2008,
per lavoro, ci sono stati:
349 morti
349502 infortuni
8737 invalidi.
 
Una cosa in realtà si è modificata dagli anni 70 a oggi,
allora, quando si moriva sul lavoro, si parlava di “omicidi bianchi”,
e non di morti bianche, espressione odierna profondamente ideologica, e pertanto da demolire. 
Essendo le morti bianche, tradizionalmente, le morti in culla di neonati, per le quali nessuno era responsabile, tragiche fatalità. Laddove invece la responsabilità, nel caso delle morti da lavoro, c’è sempre, ed è individuabile.
(Ragion per cui da oggi chiamiamo queste morti col loro vero nome, omicidi bianchi.)
Di Queste responsabilità, dei motivi di queste morti dobbiamo tutti divenire consapevoli, come ci sollecita Marco Rovelli nel suo ultimo libro “Lavorare Uccide”:
 
“…consapevoli del fatto che le morti sul lavoro sono sempre “sovradeterminate” da cause interne al modello di sviluppo del nostro paese: la frammentazione del processo produttivo e dell’organizzazione del lavoro, la catena infinita di appalti e subappalti, la condizione precaria dei lavoratori e la loro conseguente ricattabilità, l’abbassamento del costo del lavoro, la preminenza abnorme della cosiddetta “microimpresa” nel tessuto produttivo italiano. “
 
” Bisogna non stancarsi di parlare di morti sul lavoro, e non come vuota ritualità, come enumerazione di tragiche fatalità: questo, quanto ai mass media, significa mantenere alta l’attenzione sulla vicenda, impegnarsi a dar conto come vanno avanti i procedimenti giudiziari. Non dimenticarsi delle morti il giorno dopo, lasciando nel vago ogni responsabilità. Fare di ogni morte sul lavoro quel che, per una serie forse casuale di eventi, il sistema mediatico ha fatto (e in alcuni casi ha dovuto fare) per la ThyssenKrupp.”
 
C’è una cosa fortemente di sinistra
che ci ha lasciato in eredità lo sventurato governo Prodi,
e dobbiamo rendergliene onore,
il testo unico sulla sicurezza nei posti di Lavoro, che entra in vigore oggi, primo maggio 2008.
Un nuovo Decreto che pone la legislazione italiana all’avanguardia in Europa e contribuirà alla riduzione degli infortuni obbligando le aziende a quella responsabilizzazione che oggi evadono.
 
Bene,ora, io vorrei che tutti gli operai che hanno votato centrodestra,
sapessero che così com’è questo testo una volta applicato salverà delle vite umane,
a meno che non venga modificato, come ha dichiarato di voler fare, il senatore Maurizio Sacconi  del governo dell’Imprenditore e Industriale Silvio Berlusconi.
Questi qua non hanno problemi a sporcarsi le mani del rosso sangue degli omicidi bianchi, l’hanno sempre fatto.
 
Buon primo maggio combattivo.
 
guerrilla radio
concerto 1 maggio online
vedi un frammento di “12 dicembre”

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