Il 15 maggio sui cieli della Palestina occupata
si sono levati 21945mila palloncini neri,
ogni palloncino ha simboleggiato un giorno dei 60 anni di Nakba,
la catastrofe palestinese.
Contemporaneamente nasceva lo stato d’Israele,
e nasceva sulla base della violenza
sistematica e feroce, dell’espulsione della popolazione indigena,
della pulizia etnica: 750.000 Palestinesi venivano cacciati dalle
loro case e circa 400 villaggi venivano distrutti.
Una vera e propria pulizia etnica,
e questo lo dice Ilan Pappe, famoso storico israeliano.
Giovedì nel campo profughi di Aydah, Betlemme Occupata,
è stata issata la chiave del Al Alwada,
del ritorno.
A ricordare che più di 5 milioni e mezzo di profughi palestinesi nel mondo attendono di ritornare nella loro terra,
ritorno che gli è riconosciuto per diritto dalla risoluzione numero 194 dell’ONU.
Non potrà mai esserci pace fra Israele e Palestina se non verrà esaudito questo sacrosanto diritto.
Una parte dei profughi dovrà poter tornare in Palestina,
e a tutti gli altri Israele e la comunità internazionale dovranno garantire un equo risarcimento,
una terra, una casa e soprattutto quei diritti umani e civili che per 60 anni gli sono stati negati.
Nel settembre scorso nel campo profughi di Beddawi,
ho incontrato vecchi che tenevano fra le rugose mani,
ancora dopo sessant’anni,
quelle chiavi che aprivano case che ora non ci sono più.
Israele laggiù ha edificato e continua ad ampliare il suo impero di sopraffazione.
Non lasciamo che questa profonda ingiustizia si protragga ancora nel tempo.
Vik alias guerrilla radio
vittorio arrigoni in palestina
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