Novembre 2007
Il vertice-farsa di Annapolis (firma l’appello per GAZA VIVRA’)
La rappresentazione teatrale in scena ad Annapolis calerà il sipario domani.
L’esito è scontato, nulla di fatto, a parte il rituale di foto e strette di mano che non lasciano presagire nulla di nuovo, o di buono in medioriente.
Esito scontato perchè le premesse erano corrotte all’origine,
ogni singolo rappresentante di stato si è infatti seduto al tavolo delle trattative per promuovere un proprio tornaconto personale,
non certo perchè veramente impegnato per i destini della Palestina.
annapolis omert abu mazen hand
Olmert come Bush, ai minimi storici di popolarità nei loro paesi, cercano un riscatto d’immagine prima di passare la mano.
Abu Mazen, marionetta assai gradita alla comunità internazionale,
non rappresenta che una esigua minoranza dei palestinesi,
e i suoi oppositori non sono solo i supporters di hamas, ma la gran parte della società civile.
La Siria si fa notare intorno ad un tavolo diplomatico per scongiurare quell’isolazionismo imposto che è l’anticamera di un attacco armato.
La presenza dell’Arabia Saudita è da leggersi invece per incentivare un altro isolazionismo imposto,
quello dell’Iran convitato di pietra ( a questo punto se abitassi a Teheran inizierei a scavare un bunker sotto casa).
La pace può risultare solo dal dialogo di leader forti.
La pace fra Israele e la Palestina era forse alla portata,
quando Rabin e Arafat si strinsero la mano a Washington.
Poi quel fatidico 4 novembre 1995 a piazza dei Re di Tel Aviv un colono ebreo estremista uccise il leader israeliano, (Yigal Amir, per molti ora è un eroe nazionale)
gettando la politica di Tel Aviv nelle mani dei sionisti un fascista dopo l’altro.
Arafat, il premio nobel per la pace, era sempre lì, in attesa di un interlocutore valevole come Rabin per un accordo giusto, (ovvio, non Camp David).
Ma nè vertici militari ne sionisti un accordo bilanciato coi palestinesi l’hanno mai voluto, e coi carriarmati made in USA Arafat è stato dapprima segregato fra le rovine della moqata,
poi assassinato.
Insomma, quando c’era il leader, l’interlocutore vero rappresentante di tutta la Palestina,
Usa e Israele hanno rifiutato qualunque accordo equo.
Ora che c’è n’è uno di cartapesta come Abu Mazen si monta tutta questa messa in scena.
Mentre i Palestinesi continuano a morire,
e a Gaza si consuma nel silenzio dei media la più grande ingiustizia di questi tempi.
Cosa si potrebbe fare?
Innanzi tutto rompere l’assedio a Gaza,
costringere la comunità europea (cioè noi) a interrompere l’embargo che sta causando una vera catastrofe umanitaria
e poi trattare con Hamas.
Perchè come diceva proprio Rabin “non ci si concilia col proprio amico, ma col proprio nemico”.
Noi intanto andiamo in massa a firmare l’appello per Gaza Vivrà.
(per sottoscrivere l’appello scrivere a info@gazavive.com.
Oltre a nome e cognome è importante comunicare la città e la qualifica di ogni firmatario)
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Soldati italiani in Afghanistan, il costo di una morte inutile
Bandiere a mezz’asta per la morte dell’ennesimo soldato italiano caduto in guerra,
in guerra i soldati muoiono, che vi crediate, non basta dichiararsi dalla parte dei buoni,
per ottenere l’immunità dai nemici.
Ci risiamo, riparte la giostra della retorica, e tutti i maggiori media si concentrano sulla figura del maresciallo capo Daniele Paladini (pace all’anima sua)
per dipingerne una effige da Eroe, salvatore di uomini, se non addirittura, pacifista.
Tramite gli schermi televisivi ora consociamo il suo volto, la sua biografia,
dei bambini rimasti uccisi nell’attentato chi se ne frega,
non sapremo mai le loro storie ne quelle delle loro famiglie,
Addirittura ancora oggi il Giornale di Berlusconi non sa dire se sono 3 o 4 le povere vittime innocenti:
“comprese tre o quattro bambini”
Su questo blog ci stringiamo nel cordoglio del ricordo di questi anonimi angeli morti.
Se uno decide di andare a fare la guerra deve mettere in conto la possibilità di tornare in un sacco di plastica,
per tutti quei civili uccisi in Afghanistan dopo l’11 settembre,
la guerra non è stata una scelta.
Se i soldati italiani fossero rimasti a casa quei bambini uccisi ieri starebbero ancora giocando per strada.
Se nel 2002 George Bush e la Nato (thanx to Berlusconi and Prodi) non avessero attaccato l’Afghanistan,
15 000 civili afgani uscirebbero ora dalle tombe laddove le nostre bombe li hanno sepolti.
promemoria:
Perchè siamo andati in Afghanistan?
Certo, “per catturare i terroristi responsabili dell’attentato del 11 settembre”…
che sono 19, 15 dall’Arabia Saudita, 4 provengono rispettivamente dagli Emirati Arabi Uniti (2), dal Libano (1) e dall’Egitto (1).
Logicamente i responsabili andrebbero quindi ricercati in Arabia Saudita,
invece noi attacchiamo l’Afghanistan (zero terroristi coinvolti).
Qualcuno potrebbe eccepire che in Afghanistan c’erano della basi di addestramento per il terrorismo,
ma è noto che Al-Qaeda è stata creata dagli stessi americani in funzione antisovietica,
e terrorismi e basi ci sono dovunque in Occidente.
Allora perchè siamo andati in Afghanistan?
le vere ragioni andati
“Non siamo andati in Afghanistan per catturare Osama ma perché i talebani rinviavano all’infinito la costruzione di un oleodotto che avrebbe trasportato il petrolio del Caspio.”
“E la gente dei Paesi che ricevono le nostre bombe si arrabbia. Gli afgani non avevano niente a che fare con quanto è successo al nostro Paese l’11 settembre. L’Arabia Saudita invece sì. Quando siamo andati in Afghanistan, al nostro capo delle operazioni militari è stato chiesto quanto tempo ci sarebbe voluto per trovare Osama bin Laden. E il generale, piuttosto sorpreso, ha risposto che non era quello il motivo per cui eravamo lì”.
“Ah no? E qual è la storia allora? Ci hanno così spiegato che i talebani sono gente molto molto cattiva, che tratta molto male le donne. A loro non interessano sicuramente i diritti delle donne, mentre noi in fatto di diritti delle donne siamo molto forti; e dobbiamo essere con Bush su questa cosa perché sta togliendo quei sacchi di patate dalla testa delle donne”.
“Beh, no, la storia non è proprio così. La storia vera è che questa è una stretta imperiale sulle risorse energetiche. Fino a oggi la nostra principale fonte di petrolio importato è stato il Golfo Persico. Siamo andati là, in Afghanistan, non per prendere Osama e infliggergli la nostra vendetta. Ci siamo andati in parte perché i talebani stavano diventando troppo inaffidabili. E poi perché la Unocal, la compagnia californiana, aveva stipulato un accordo con loro per un oleodotto che trasportasse il petrolio del Caspio, la riserva petrolifera più ricca al mondo. Con l’oleodotto volevano fare arrivare il petrolio in Pakistan, a Karachi, passando dall’Afghanistan, e da lì mandarlo via mare in Cina”.
(Gore Vidal)
Sull’impegno degli italiani in Afghanistan si rasenta il ridicolo, a noi hanno affidato la riforma della giustizia, costo 50 milioni di euro.
“un fallimento – dice il senatore afgano Mohamad Awranq – di cui l’Italia si dovrebbe vergognare: cinque anni di lavoro e non abbiamo nemmeno il codice penale”.
Ritiriamo i nostri soldati e i nostri giuristi e al massimo spediamo Mastella.
Ritiriamoci subito, in futuro gli attentati non caleranno certo, semplicemente perchè la guerra è persa,
i talebani hanno maggiore consensi fra la popolazione locale rispetto agli alleati che bombardano i loro villaggi da 10 mila metri di quota.
La morte di un soldato è triste ma è nel corso delle cose
quelle 15 mila tombe di vittime civili sono il peso che dovrebbe schiacciare al suolo la nostra coscienza.
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Porte tavoli e scale accusate di lesioni (firma l’appello della manifestazione contro la violenza sulle donne)
Ogni giorno molte scale vengono accusate di violenze domestiche contro le donne,
molte porte di lesioni, traumi,
un’alta percentuali di tavoli sono sospettati di pestaggi..
forse non stanno così le cose:
firma l’appello contro la violenza sulle donne
e rileggiti i dati istat sulle violenze:
Io sono un violentatore, e se non sono io, allora sei tu che mi stai leggendo. (dati istat)
Uomo italiano che saluti la tua donna sull’uscio di casa,
non preoccuparti per la sua vita congedandoti,
se la tua donna ha un’età compresa fra i 16 e 44 anni,
non morirà in un incidente stradale e nemmeno per un cancro,
ma statisticamente è più probabile che sarai tu ad ucciderla al tuo ritorno.
“La paura abita dentro casa e convive con le donne. Ogni giorno in Italia 3.150 mogli, figlie, madri o conviventi subiscono una violenza, 131 ogni ora del giorno e della notte. Quando va bene, si fa per dire, la violenza consiste in un braccio piegato, uno schiaffone o un calcio. Quando va male si tratta invece di uno stupro o, peggio, di un omicidio. E gli autori di questi atti nella maggior parte dei casi sono proprio le persone più vicine, i partner, gli uomini con i quali si pensa di voler dividere una vita e con i quali ci si ritrova invece a dover subire l’inferno.”
La maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come il 69,7% degli stupri) e la grandissima maggioranza (oltre il 90%) non è mai stata denunciata. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto, mentre si abbassa l’età media delle vittime: ben un milione e 400mila (il 6,6%del totale) ha subito uno stupro prima dei 16 anni.
Sono più di 10 milioni le donne che hanno subito molestie o ricatti sessuali nel corso della vita
1 su tre, uomo italiano,
guardati attorno, se non è la tua donna e tua sorella,
è tua madre.
Meglio,
se non sei tu il molestatore, è il tuo migliore amico o tuo padre.
Uomo italiano, dalla donna ricomincia la vita,
nonostante il tuo impegno nel cercare di sopprimerla.
Donna Italiana,
sei così forte da soffrire in silenzio,
smettila però di accusare scale, angoli di mobili, pavimenti scivolosi,
che sono tutti innocenti,
e trova il coraggio di denunciare il tuo violentatore.
1522
numero verde
Continuiamo a scommettere su di te.
I monologhi della vagina di Michela Brambilla (la futura voce del PPl)
“Oggi nasce ufficialmente un nuovo grande partito del popolo delle libertà: il partito del popolo italiano… Per ridare voce al popolo”
-Silvio Berlusconi
“Dare la voce al cittadino, perchè se non lo facciamo noi , mi sembra che lo facciano in pochi”
-Michela Brambilla
michela brambilla nuda
pregasi di vedere il seguente video:
“Il Cavaliere lancia la Brambilla, che sa niente di politica e di economia ma è brava a trovare i pullman per le adunanze azzurre e bravissima ad aprire circoli in cui si parla a vanvera di quella cosa sconosciuta che è la Libertà e si istituiscono claque per i comizi del padrone. Da quel che si è visto a Ballarò la M.V.Brambilla ha tutte le doti per far politica alla maniera di Berlusconi: parla con grande sicurezza dicendo cose che non sa, se prende la parola non la molla più, mescola toni suadenti e aggressivi, sfodera un paio di gambe che fatica a contenere nella poltroncina a metà fra disinvoltura e la sguaiatezza, passa da stupori ocheschi a sicurezze indiscutibili, non sai se è bella o qualsiasi; insomma fa parte del bestiario che Berlusconi raccoglie al suo passaggio come il Nazareno e i suoi apostoli. Si alzano e lo seguono. Per dove non si sa.”
Giorgio Bocca
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Aggiornamento: controllano le nostre opinioni, NON ESISTE una emergenza sicurezza, i dati sulla criminalità in Italia (firma la petizione).
Contro il razzismo dilagante in particolare contro romeni e rom,
hanno risposto un gruppo di scrittori e intellettuali di rispetto
(fra gli altri Saviano) lanciando una petizione online che invitiamo ad andare a firmare.
Con piacere nel testo della petizione abbiamo ritrovato il sunto di questo nostro post che riproponiamo,
vale a dire che dati e indagini mostrano che la vera emergenza in Italia non riguarda le violenze commesse da stranieri ma quelle perpetrate all’interno della famiglia, spesso ai danni delle donne.
-vai alla petizione
blog contro il razzismo
statistiche criminali stranieri immigrati furti
Che i Rom rubano, sono violenti e puzzano,
qualcuno potrebbe considerarla una opinione,
mentre per me e’ razzismo puro.
Non opinabili sono invece i dati, che andiamo a snocciolare,
dal rapporto sulla criminalità a cura del ministero degli interni.
Da questi dati si evince che l’allarmismo creato ad arte da
politici e media mainstream su una ipotetica emergenza-crimine da parte degli immigrati in Italia è tutta una grande truffa.
Controllate i dati, che comparano in particolare la situazione attuale con 14 anni fa,
noterete che non esiste la escalation di violenza criminale che sarebbe in corso oggi,
ma bensì le cose migliorano di anno in anno:
OMICIDI
nel 2006 gli omicidi sono stati 621
nel 1993 erano quasi il dubbio, ben 1065
Numero di omicidi. Anni 1992-2006:
1992 1.441
1993 1.065
1994 958
1995 1.004
1996 945
1997 864
1998 879
1999 810
2000 749
2001 707
2002 719
2004 711
2005 601
2006 621
FURTI IN APPARTAMENTO
nel corso del 2006 i furti in appartamento sono stati 445 (ogni 100
mila abitanti) nel 1993 erano 634, il 42% in più.
SCIPPI
Nel 1993 gli scippi in Italia sono stati 200 (ogni 100 mila abitanti).
Nel 2006 le nostre donne erano più sicure in giro per strada,
gli scippi sono stati solo 80.
VIOLENZA SESSUALE
Nel 2006 nel 69,7% dei casi gli stupri sono commessi dai partner,
solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto.
Da rilevare un dato interessante, mentre gli omicidi in generale calano nel nostro paese,
salgono quelli avvenuti all’interno delle quattro mura domestiche,
che nel 93 erano 102, nel 2006 gli omicidi in famiglia sono stati quasi il doppio, 192,
che ne pensano quelli del family day?
Se ai politici tifosi dei decreti d’emergenza fosse resa obbligatoria
la lettura dei dati competenti la materia sopra cui devono legiferare,
avremmo uno stato che si occupa più del reale,
piuttosto che degli umori di una piazza abilmente orchestrata dalle destre.
Il raid fascista anti-romeno che ha ferito gravemente tre immigrati non mi sorprende. Giacchè se il centrosinistra mette i piedi nelle staffe degli argomenti peculiari alla destra (sicurezza e xenofobia), alla destra per smarcarsi non resta che ricorrere alle spranghe e ai coltelli.
E non illudiamoci che ora i fasci-padani stiano con le mani in mano
mentre i romani di forzanuova scippano loro le prime pagine dei giornali.
Ps.
Da queste pagine umilmente vorrei proporre una mia idea per
contrastare queste ondate incontrollate di flussi migratori dall’est
Europa.
Un sistema civile e nonviolento.
In Romania gli imprenditori italiani hanno installato più di ventimila
aziende,gli stipendi propinati ai lavoratori romeni sono da fame.
Obblighiamo per legge queste imprese a pagare lo stesso stipendio
che darebbero ai loro lavoratori qui in Italia.
Improvvisamente ci apparirebbe sotto gli occhi un esodo all’incontrario.
Vik guerrillaradio.
tutti i dati del vimininale sulla criminalità in Italia in .pdf
Apologia di un blog
Stoppata di petto la palla lanciatami dalle latitudini di un Writer, mi cimento nel palleggio come posso, senza veroniche, giochi di finte.
Rispondo quindi ai quesiti proposti attorno a questo sito.
-Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog?
Preso pari pari da who is guerrillaradio,
“Il perchè del Blog guerrillaradio
si fomenta nella mia cella d’isolamento a Tel Aviv,
nella quale fui recluso prima di subire un ingiusto processo
la mia unica colpa essere attivista incoruttibile nel campo dei diritti umani.”
e da una missiva di risposta recentemente inviata ad una studentessa che mi ha intervistato per la sua tesi di laurea,
“Per la gratificazione nel constatare che condividendo la mia esperienza e le mie opinioni posso umilmente contribuire a far comprendere a più persone quelle problematiche per cui mi impegno ogni giorno”
Il tuo primo post?
Il primo di Guerrilla radio è stato un post privo di dialettica, scarno di parole,
una sola immagine, inequivocabile,
un pasto nudo iracheno,
l’attimo congelato in cui ognuno vede cosa c’è sulla punta della forchetta:
il pasto nudo iracheno
il blog blogger censura
Il post di cui ti vergogni di più?
“Più si invecchia, più si ama l’indecenza”
Recitava Virginia Woolf.
In effetti un post giovanile provocava un certo imbarazzo, non certo a me ma a ogni buon religioso israeliano.
Narrava la storia (con vergognosa foto accanto) di alcune donnine di Tel Aviv che si offrivano come donne delle pulizie e con un sovrappiù nel compenso concentravano il loro grandaffare prettamente nelle camere da letto. I clienti preferiti erano per lo più ebrei ortodossi.
Il post di cui sei più fiero?
Ogni post sincero, passionale, compassionevole.
Con fierezza ricordo questo, scritto di mio pugno all’indomani della strage di Nassirya:
Surrealismo jihadista
Tocca a me il rilancio, ed avendo Tisbe, Bats e Cris già dato, miro il tiro verso blog non omologhi a questa guerrillaradio, ma di blogger dal comune sentire, come Marte, Soyuz, Arack, e verso i blog complici come il sonno della ragione, emaetizi, capelli ettore e a chiunque voglia palleggiare con questo post.
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Emergenza sicurezza: quando la polizia fa più vittime dei criminali
In una società in cui la Sicurezza viene prima di tutto,
si può anche morire all’aeroporto uccisi a taserate perchè è il primo volo,
e si è un pò troppo agitati.
Succede all’aereoporto di Vancouver,
domani a Malpensa o Fiumicino?
effetti della sindrome-veltroni
I Video di GuerrillaRadio
video uomo ucciso pistola taser
Canada, è agitato, la polizia lo uccide con il taser
Era troppo agitato, così gli agenti di polizia di stanza all’aeroporto di Vancouver hanno pensato bene di calmarlo con due scariche elettriche. È quello che è successo a un cittadino polacco che ha avuto la sventura di incappare nelle manie di sicurezza di alcuni agenti troppo zelanti. Le immagini che testimoniano la tragica fine di Robert Dziekanski, 40 anni, sono state mandate in onda giovedì dalle tv americane.
Tutto risale a un mese fa: era il 14 ottobre quando Dziekanski arriva al check-in dell’aeroporto. È trafelato, parlotta tra sé e sé, suda. Tutto qui. Ma per gli agenti della polizia è troppo: prima gli chiedono se va tutto bene e poi azionano il taser, la pistola che hanno in dotazione e che provoca un a scarica elettrica piuttosto potente. Abbastanza per uccidere. Dziekanski urla, cade a terra tremando, fino alla fine. Secondo l’avvocato della famiglia della vittima, Dziekanski era agitato perché «cercava aiuto e non riusciva ad averlo, non era un violento». Era partito il giorno prima dalla Germania, quello era il suo primo volo. Si era dato appuntamento con la madre al ritiro dei bagagli ma i due non erano riusciti a trovarsi.
La vicenda, chiaramente, rischia di incrinare i rapporti tra Canada e Polonia: il governo di Varsavia ha chiesto chiarimenti, mentre le autorità canadesi hanno aperto un’inchiesta. Il taser dovrebbe servire a immobilizzare gli irrequieti: l’episodio più recente riguarda uno studente che è stato colpito da una pistole elettriche nel corso di un incontro col senatore John Kerry, all’Università della Florida. Al giovane, tutto sommato è andata bene, ma Amnesty International denuncia che dal 2001 ad oggi sono morte ammazzate da questo arnese infernale 142 persone.
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L’ira di Don Gallo
«I veri responsabili del G8 di Genova sono stati promossi ai vertici dello Stato». Lo ha detto Don Andrea Gallo, prete genovese e anima del corteo no global di oggi, leggendo alcuni stralci di un messaggio del frate comboniano Alex Zanotelli. Don Gallo, salito su una camionetta in testa al corteo, ha rivolto il suo appello «a tutti i compagni e le compagne, i fratelli e le sorelle» e citando Zanotelli ha parlato di una «palude politica», chiamando in causa sia la destra che la sinistra, e dei 25 «capri espiatori su cui è stata fatta ricadere la responsabilità dei fatti di Genova». Evidente riferimento ai 25 no global attualmente sotto processo penale a Genova.
Don Gallo ha invitato la folla, che lo acclamava urlando “Genova Libera”, a «non lasciarsi provocare dai figli di puttana: se non ci aiutiamo da noi, qui mi sa che non ci aiuta un cazzo di nessuno. Questa non è democrazia.”
Don Gallo risponde a Gagliardo (forza italia) sulla manifestazione di oggi a Genova
Perchè le nostre strade cessino di essere teatri di sangue
in cui lo Stato mette in scena le sue oscene morti accidentali. ( da Pinelli a Bianzino passando per Aldrovandi e Giuliani).
Caro Alberto, non comprendo come ci si possa preoccupare di una manifestazione democratica che chiede verità e giustizia. Perché, dopo sei anni, la ferita di Genova è ancora aperta. E’ inutile negarlo. “La magistratura ha individuato i colpevoli”. E’ sorprendente: hanno partecipato in quella settimana oltre 300mila persone ed è ingenuo affermare che la magistratura ha scoperto i colpevoli: 25 persone. E’ semplicemente ridicolo.
Le giornate e le nottate di Genova sono il frutto di una mentalità reazionaria. Sono giornate e nottate “tambroniane” dal principio alla fine, dalla militarizzazione della città a quel purissimo episodio di squadrismo di stato rappresentato dall’irruzione notturna nel dormitorio del Forum, un episodio “cileno che illumina tutto il quadro di inconfondibile luce.
Forse Berlusconi e il suo governo non hanno voluto mostrare un volto brutale in quella circostanza. Semplicemente ce l’hanno, e lo si è visto senza trucco, neppure velato dai manierismi parlamentari che il ministro Scajola aveva del resto abolito.
Come si fa a non vedere che a Genova l’apparato di polizia, molti suoi dirigenti e i responsabili politici si sono – per così dire – criminalizzati da soli. Sminuirlo e attribuirne la responsabilità a qualche sprovveduto o alle circostanze è il peggior servizio che si possa rendere alle Istituzioni in quanto tali.
Tra le novità di Genova 2001 c’è anche questa, che il miscuglio di violenza e inefficienza statali ha valicato i confini della penisola, interessando la stampa e le cancellerie di mezzo mondo.
Non è l’opinione pubblica di sinistra o comunque democratica la più colpita dagli “eccessi” di Genova. Ci si è abituati, anche se un episodio come quello della scuola Diaz ha una qualità superiore e inedita rispetto alla tradizione repressiva nazionale.
E’ l’opinione pubblica benpensante che si aspettava da un governo di destra ordine ed efficienza, e ha visto invece quello che ha visto. Bisognerebbe capir bene perché Berlusconi e il suo governo hanno voluto mostrare un volto così brutale due mesi dopo il trionfo del 13 maggio, e nel primo mese di esercizio del potere.
Perché la situazione gli è sfuggita di mano? Per colpa delle tute nere? Per timore di un corteo giovanile? Perché la polizia è scriteriata? Non regge, non c’è proporzione. E se le cose stessero così sarebbe stato un povero governo di dilettanti.
Oppure Berlusconi e il suo governo sono stati costretti a fronteggiare, come si afferma, una “strategia eversiva”?
Fosse vero, che il malessere sociale e la contestazione del pensiero unico e sovrano hanno questa dimensione nel mondo globalizzato e in un Paese come il nostro, dove la destra e la sinistra sono deboli come mai in passato. C’è una mentalità totalitaria che attribuisce le proprie difficoltà semplicemente alla democrazia, che implica dissenso; e non li lascia lavorare.
Le giornate e nottate di Genova sono un frutto di questa mentalità.
Militarizzazione e umiliazione della città. Porto chiuso, aeroporto presidiato. Stazioni ferroviarie bloccate, caselli autostradali controllati, negozi barricati. E soprattutto è saltata la legalità con numerosi e inaspettati episodi di “squadrismo di stato”, culminati nella tortura degli arrestati. Molti cittadini in divisa hanno sperimentato il potere puro, l’arbitrio assoluto. Hanno potuto far passare e non far passare, perquisire, sfottere, insultare, minacciare, infiltrare, provocare, picchiare, torturare, uccidere (Carlo ucciso ed archiviato). Lo hanno fatto mentre il mondo li stava filmando e fotografando, e non hanno avuto paura.
Si è provato l’ebbrezza della libertà armata. Oggi nessuno vuol fermare la Magistratura. Siano evidenziati i reati personali senza voler nascondere e prescrivere la “catena di comando” che ha voluto e creato uno scenario allucinante. Governo Amato, governo Berlusconi, il capo della polizia De Gennaro e i suoi accoliti promossi, la latitanza di Cgil, Cisl Uil (primi imputati e responsabili).
Caro Alberto, non sarò certamente in testa alla manifestazione. Non mi compete. Sarò presente con obbligo morale di prete per rispondere alle nuove e vecchie generazioni. Mi confonderò col popolo di Genova: il Vangelo vuol dare la voce a chi è stata tolta. Libertà è partecipazione. Ancora una volta, ne sono certo, gli assenti avranno torto marcio.
Con distinguo del tutto inopportuni si sta formando un partito unico del conformismo dominante, dalla cosiddetta sinistra alla destra, dai sindaci ai governatori, dai deputati ai senatori, alla chiusura incomprensibile di molti sindacati.
I giovani attendono, sperano, lottano, soffrono troppo delle ingiustizie. Vogliono un mondo migliore. Non accettano più l’assenza di futuro. Chi vorrà deluderli?
Don Andrea Gallo,
L’ira di Don Gallo Leggi l'articolo »
Silvio Berlusconi: il fascista che amava gli ebrei (ma non andate a dirglielo a Storace)
“Non malediremo mai il fascismo, nessuna coalizione ci potrà mai chiedere di andare in un’agenzia di viaggi e fare un biglietto per Gerusalemme” (Francesco Storace, 11 novembre 2007)
“Il mio cuore vibra con voi, sarò felice quando sarete a pieno titolo nel centrodestra” (Silvio Berlusconi a Francesco Storace, 11 novembre 2007)
“Non consento a nessuno, proprio a nessuno, di dubitare del mio sostegno totale e incondizionato al popolo ebraico e allo Stato di Israele, testimoniato da cinque anni di governo e da tutta la mia attività” politica internazionale ” (Silvio Berlusconi, 12 novembre 2007)
“Coerenza è comportarsi come si è e non come si è deciso di essere”
(Sandro Pertini)
Campi profughi palestinesi in Libano: Il saccheggio e il Rogo di Nahr al-Bared
I miei amici di https://a-films.blogspot.com/ hanno appena sfornato un nuovo documentario, che mostra ulteriori crimine dei soldati libanesi contro i civili palestinesi:
Nel Maggio del 2007 il campo profughi di Nahr al-Bared, casa di 30.000
profughi palestinesi, diventa per 4 mesi teatro di battaglia tra
l’Esercito Libanese e il gruppo estremista di Fatah al-Islam. Durante
questo periodo oltre 40 civili, 167 soldati e più di 200 membri di Fatah
al-Islam sono stati uccisi. 30.000 profughi sono sfollati.
Dalla fine ufficiale della battaglia, all’inizio di Settembre, fino al 10
di Ottobre il campo è stato sotto il controllo esclusivo dell’Esercito
Libanese.
Quando alcune parti del campo nuovo furono riaperte e le prime migliaia di
famiglie hanno fatto ritorno a Nahr al-Bared, sono tornati a case che
erano state bruciate, saccheggiate e vandalizzate. Testimoni hanno provato
che appare sistematico il disegno di bruciare e saccheggiare.
Graffiti razzisti scritti su molte case del campo sono firmati da vari
gruppi di Commando dell’Esercito Libanese.
Nessuna indagine militare o indipendente è stata svolta, anche se Amnesty
International ha scritto al governo libanese, chiedendo l’inizio di un
indagine e la cattura dei responsabili.
Ai giornalisti e alle organizzazioni dei diritti umani è stato vietato
l’ingresso al campo.
Questo è il breve documentario sui saccheggi e i roghi del campo di Nahr
al-Bared. Tutte le riprese sono state effettuate segretamente.
Il documentario è disponibile qui: http://www.youtube.com/watch?v=WxSzDmiqaDU
Una versione del documentario di buona qualità è disponibile qui:
http://www.archive.org/details/saccheggio_bared_mov
il diario di guerrillaradio in Libano:diario 1: i profughi dei profughi
diario 2: lividi di dolore e indifferenza
diario 3: bocche che tracimano la diga del terrorismo
diario 4: Ahmed faccia d’angelo
diario 5: Sabra e Shatila 25 anni di lacrime
Di ritorno, dal mondo dei profughi senzienti…
Campi profughi palestinesi in Libano: Il saccheggio e il Rogo di Nahr al-Bared Leggi l'articolo »
Marco Travaglio scrive a Enzo Biagi.
Avvoltoi, coccodrilli e paraculi.
Questa la fauna umana che si è vista aggirarsi attorno al feretro di Enzo Biagi,
desiderosa di cibarsi anche del suo cadavere.
Mentre Silvio Berlusconi nega il suo editto bulgaro e si fa il capostipite di un nuovo surrealismo,
il ballista a oltranza.
“Perché chi oggi santifica Biagi non si batté allora contro la sua epurazione?”
E’ più rivoltante Riotta o Mimun? Vi ha fatto più vomitare il coccodrillo per Biagi trasmesso sul tg1 o sul tg5?
(io voto per il primo stavolta).
Ereditari di quella stessa malattia alla spina dorsale,
di cui era malato Enzo Biagi,
Marco Travaglio e Alessandro Robecchi sono fra i pochi giornalisti che ancora non si piegano.
Io ho come la sensazione che se cade il governo
i reduci testimoni della scuola Biagi torneranno a eclissarsi.
“Caro Enzo,
non vorrei disturbare il tuo secondo giorno di Paradiso, anche perché ti immagino lì affacciato sulla nuvoletta in compagnia delle tue adorate Lucia e Anna e dei tuoi amici Montanelli e Afeltra.
Ma, se vuoi farti qualche sana risata, dai un’occhiata a quel che sta accadendo in Italia intorno alla tua bara, perché ne vale la pena. Berlusconi è fuori concorso: ieri ha ringraziato l’Unità per aver riportato il testo dell’editto bulgaro in cui ti dava del «criminoso» e ordinava ai suoi servi furbi di cacciarti dalla Rai. «L’Unità - ha detto – finalmente mi ha reso giustizia».
Dal che puoi dedurre quale sia il suo concetto di giustizia.
Poi ha rivelato che l’editto bulgaro non c’è mai stato.
Ma, a parte il Cavaliere che ormai appartiene all’astrattismo, o al futurismo, ci sono tanti colleghi che, appena saputo della tua morte, han ritrovato la favella sul tuo conto, dopo un lungo silenzio durato sei anni, e han cominciato a parlare a tuo nome.
Marcello Sorgi - chi non muore si rivede - ha scritto sulla Stampa che «il maggior dolore di Biagi, nel 2002, all’epoca dell’editto» bulgaro, non fu l’editto bulgaro medesimo, ma «il ritrovarsi nel calderone berlusconiano dei reietti insieme con Santoro, Freccero, comici come Luttazzi e la Guzzanti e così via». Gentaglia, insomma.
Non ricorda, il pover’uomo, che tu eri orgoglioso di quella compagnia, come hai ripetuto mille volte nei tuoi ultimi libri e nelle tue dchiarazioni, al punto di farti intervistare per due ore da Sabina per il film «Viva Zapatero» e di intervistare Luttazzi all’inizio della tua ultima avventura televisiva.
Poi ci sono Feltri e Cervi, che approfittano della tua dipartita per dire che in fondo, tra te e il Cavaliere, è finita pari e patta. «Biagi l’ha fatta pagare ai suoi detrattori e loro l’hanno fatta pagare a lui», anzi «Biagi e Berlusconi si somigliano». Cervi, sul Giornale che ti ha insultato per sei anni di fila raccontando che te n’eri andato volontariamente dalla Rai per intascare una congrua liquidazione, riconosce spericolatamente che «Berlusconi ha sbagliato», ma pure «Biagi aveva acceduto»: uno a uno, palla al centro. Anche il nostro amico Michele Brambilla, purtroppo, scambia le cause con gli effetti, non distingue il lupo dall’agnello e domanda a chi osa rammentare chi e come ti ha rovinato gli ultimi sei anni di vita: «Ma perché tutto questo rancore?». Parla addirittura di «uso politico della morte», come se non fosse proprio chi ti ha voluto e fatto tanto male a usare la tua morte per minimizzare l’accaduto o addirittura negarlo o comunque raccontarlo a modo suo, profittando del fatto che non puoi più smentire certe frottole. Brambilla cita una frase di Paolo Mieli: «Non credo che Enzo avrebbe voluto essere ricordato per quell’episodio». Strano: ci avevi dedicato gli ultimi tre libri (l’ultimo, scritto con Loris Mazzetti, s’intitola «Quello che non si doveva dire») e ne parlavi sempre come della peggiore violenza che tu avessi mai subìto nella tua vita, peggio di quella della Dc che ti silurò dal tg Rai nei primi anni 60 e di quella di «Artiglio» Monti che ti cacciò dal Resto del Carlino.
Così il diktat bulgaro viene ridotto a incidente di percorso, a sfogo momentaneo, peraltro giustificato dalle tue «esagerazioni» (avevi financo intervistato Montanelli e Benigni). E nessuno ricorda che ancora un anno fa l’amico Silvio, quello che ti stimava tanto, non contento di averti fatto licenziare dalla Rai, chiese di farti fuori anche dal Corriere: «È una vergogna che un giornale come il Corriere della Sera ospiti i rancori di un vecchio rancoroso che ce l’ha con me» (Ansa, 21 maggio 2006).
Per fortuna è rimasto in vita qualche tuo vecchio amico di buona memoria, come Sergio Zavoli, che ha ricordato come la tua «prova più ardua e iniqua» sia stata proprio l’editto bulgaro. Ma è uno dei pochi. Era già accaduto al vecchio Indro, anche lui come te troppo generoso per aggiungere al testamento la lista delle persone che non avrebbe voluto alle sue esequie (lui però, forse presagendo l’affollamento di coccodrilli e paraculi attorno al feretro, diede disposizione di non celebrare alcun funerale).
Prima di salutarti, caro Enzo, ti segnalo un’ultima delizia: Johnny Raiotta, quello del Kansas City, ha chiuso lo speciale Tg1 a te dedicato con queste parole: «Biagi fu cacciato dal tg dopo pochi mesi, io al Tg1 sono durato già il doppio. In qualche modo, l’Italia migliora…». Che vuoi farci, è l’evoluzione della specie.”
(Marco Travaglio
da L’Unità dell’8 novembre 2007)
“Commemorare un italiano con la schiena dritta come Enzo Biagi è difficile per tutti. Il coccodrillo, si sa, non è una cosa semplice, mai. Tra le parole più o meno retoriche e più o meno sincere sentite e pubblicate in questi giorni, spicca però un eufemismo un po’ ridicolo, contenuto nel ritratto che al grande Biagi ha dedicato il Tg5 (edizione delle 20 del 6 novembre 2007). Il servizio era firmato da Desideria Cavina, e lanciato da studio dal direttore Clemente Mimum.
Ecco come ha descritto il Tg5 la censura subita da Biagi e il famoso editto bulgaro:
“Seguono gli anni più difficili: la perdita della moglie e di una figlia adorata, lo stop alla collaborazione con la Rai per le note polemiche con il governo di centro-destra, il cuore molto malato”.
Le note polemiche, lo stop alla collaborazione. Quando si dice l’eufemismo.”
(Alessandro Robecchi, l’altro ieri)
Marco Travaglio scrive a Enzo Biagi. Leggi l'articolo »
Arrivederci a Enzo Biagi, IL giornalista italiano, perseguitato per la sua incorruttibilità da un piccolo duce da Arcore.
“Mi sento come le foglie su un albero in autunno…ma tira un forte vento” (così Biagi due giorni fa alle figlie)
Il vento alla fine se l’è portato in cielo
e Guerrilla radio tutta piange il vuoto che ha lasciato Enzo Biagi,
“IL” giornalista italiano.
Partigiano per tutta la vita, uno per cui la Resistenza non è mai finita,
è sempre stato l’uomo sbagliato al posto sbagliato: non sapeva tenere gli equilibri politici, anzi proprio non gli interessavano e non amava stare al telefono con onorevoli e sottosegretari.
“Biagi parlava all’uomo comune. La sua dote migliore era essere all’unisono con la gente”. Ha detto oggi di lui un altro grande vecchio,
Giorgio Bocca, ci associamo.
Nella sua irripetibile carriera ha intervistato tutti i grandi protagonisti della storia della politica, della letteratura, dell’attualità e dello spettacolo, fra i quali:
Woody Allen, Margareth Thatcher, Federico Fellini, Primo Levi, Pertini, Pier Paolo Pasolini, Yasser Arafat, il Dalai Lama, Edward e Robert Kennedy.
Ma una ultima intervista a cui teneva molto gli è sempre stata negata,
questa:
enzo biagi intervista impossibile silvio berlusconi
Da lì a poco l’editto bulgaro del nuovo duce venuto da Arcore travestito da liberale che amputò un pezzo dell’anima di Enzo Biagi,
quel contatto col suo pubblico che rispettava come fosse la sua famiglia, le sue origini umili.
video benigni enzo biagi
Una vetta di intelligenza Biagi,
da far apparire tutti i “capi” politici dei nani al suo cospetto,
il più nano di tutti inane.
Ciao Enzo, ci mancherai
la tua ironia e la tua leale, assoluta e costante ricerca di verità sono stampi ormai fuori regime.
Vik.
“Sto dall’altra parte, quella che simpaticamente il premier ha definito «coglioni». Credo che tutti i giovani, figli di ricchi o di poveri, debbano avere gli stessi diritti allo studio e uguali possibilità nell’affrontare la vita; credo nella magistratura, nella sua indipendenza, e che tutti possano difendersi qualunque sia il conto in banca, quindi non credo alle trame; credo nella libertà di espressione, cioè giornali e televisioni liberi di criticare il potere; credo che non debbano esserci prevaricazioni né leggi ad personam, per sé, familiari o amici; credo che la pace debba sempre vincere sulla guerra; infine credo che non si debbano imbarcare fascisti e neonazisti per un pugno di voti. Non mi fido di chi ha avuto cinque anni e li ha spesi male. E non ho mai sopportato quelli che fanno promesse e non le mantengono.” (Enzo Biagi dal Corriere della Sera, 9 aprile 2006)
ultima intervista enzo biagi