Febbraio 2008

Israele nazista: il terrorismo israeliano avrebbe fatto scuola anche ai tempi di Adolf Hitler.

Dhib Bardana, 11 anni;
Omar Hussein Bardana, 14 anni;
Ali Munire Druna, 8 anni;
Mohammad Naim Hammuda, 7 anni. Al momento dei funerali, i soldati israeliani hanno ucciso Hafeth as-Sakani, 12 anni.
Nella foto il neonato, Muhammed Al-Bura’i, 6 mesi.
israel is nazi
 
Il terrorismo israeliano colpisce ancora Gaza:  28 morti nelle ultime 36 ore. 65 i feriti.
Uccisi 4 bambini che giocavano a calcio sulla spiaggia.
Il più giovane assassinato dai raid israeliani è un infante di appena sei mesi. (vedi il video)
 
Coloro che si illudevano che Annapolis non fosse una farsa come la pensano dopo questa giornata di sangue?
 
Quando da queste pagine paragoniamo Israele al nazismo è ovvio che non ci riferiamo alla totalità degli israeliani,
che difatti ultimamente si sono opposti al governo Olmert in un recente sondaggio proposto dal quotidiano Haaretz. Il 64% degli israeliani interpellati, infatti, ritiene che Israele dovrebbe negoziare con Hamas.
 
Ma Olmert degno di erede di quel criminale sanguinario di Sharon conosce una sola parola: genocidio.
 
Ed io a questa faccia che mostra Israele col suo governo, col suo esercito e coi suoi coloni riconosco solo un paragone possibile: Nazismo.
 
E se mi prendete per pazzo estremista vi invito a ricordare quello che fu l”eccidio delle Fosse Ardeatine.
Allora i nazisti tedeschi massacrarono per rappresaglia 335 civili italiani.
Dieci ogni nazista precedentemente ucciso da un attacco eseguito dai partigiani.
 
Oggi Israele dice di attaccare Gaza per rappresaglia contro che è successo ieri a Sderot:
1 civile israeliano ucciso.
Ad ora il rapporto è 1 a 28, ma il bilancio è fatalmente destinato a impennarsi ulteriormente ai danni dei palestinesi.
 
I nazisti in confronto erano dei pivelli.
 

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Il governo USA sul Kosovo e il resto del mondo (con video di risposta di Manu Chao)

Alla vigilia delle elezioni presidenziali USA (prossimo novembre)
riflettiamo se non sia davvero il caso di allargare l’elettorato statunitense,
permettendo il voto ad ogni abitante del mondo intero.
 
Se un presidente americano ritiene di governare in ogni angolo del pianeta
non vedo perchè allora debba sceglierlo un contadinotto del Nebraska o un mormone dello Utah.
 
Gli eventi di questi ultimi giorni sono significativi.
 
La dichiarazione unilaterale di indipendendenza del Kosovo che rischia di scoperchiare un nuovo vaso di pandora in un territorio ancora intriso del sangue delle ultime guerre,
è stata promossa e incentivata dalla casa bianca.
Nonostante la regione balcanica sia in tutto e per tutto questione europea, oggi come 10 anni fa, sono gli Usa a decidere le sorti di quell’area che un tempo fu la Repubblica federale socialista Jugoslava. Lo schema è quello classico: Wasghinton decide, Bruxelles si adegua, pur con toni più accomodanti.
 
Per coloro che si chiedano come mai il Kosovo visto che laggiù non c’è petrolio da estrarre (e da espropriare)
è bene ricordare che gli USA proprio in Kosovo hanno costruito la più grande base Usa dai tempi del Vietnam: Camp Bondsteel,
piattaforma logistica per il medio oriente e disposta in un area chiave per i progetti di oleodotti che transiteranno nell’area.
 
Putin ovviamente non l’ha presa molto bene,
e prevede che l’indipendenza del Kosovo metterà a rischio la stabilità internazionale.
Bush invece è convinto che «L’indipendenza porterà la pace».
Ora ricordando le previsioni di rapida pacificazione e pronta democrazia seguite all’invasione dell’Afghanistan e dell’iraq formulate da questo presidente americano,
ritengo sia utile afferrare all’unisono le proprie gonadi.
 
Terminati gli scongiuri osserviamo cosa è successo oggi in Pakistan,
un dittatore sanguinario, Perwez Musharraf, subentrato alla presidenza del paese grazie ad un colpo di stato nel 1999, e divenuto grande alleato degli USA che lo hanno appoggiato economicamente e militarmente,
a quanto pare ha perso le elezioni e dovrà restituire il potere.
Casualmente tutto ciò accade proprio in seguito alla decisione degli Stati Uniti di abbandonare Musharraf per puntare sulla compianta Benazir Bhutto. La quale aveva dichiarato di essere pronta  ad aprire i confini e autorizzare gli Stati Uniti a intervenire direttamente in Pakistan.
Altra dolente considerazione,
bizzarri questi USA “gendarmi del mondo”, da una parte impiccano i Saddam Hussein,
dall’altra sostengono per anni i Perwez Musharraf  e tutti i satrapi delle ex-repubbliche sovietiche centro asiatiche.
 
Uscirà dalla scena Musharraf così docilmente come ha affermato?
I nostri dubbi son leciti.
 
 
Da dittatore che va, a dittatore che si dimette ( e allora di dittatura si tratta?),
Fidel Castro restituisce il suo mandato dopo 49 anni,
e i soliti USA ci devono mettere subito lo zampino dichiarando che nonostante questo non toglieranno l’embargo.
 
Come ogni regime anche quello cubano non ha mai inspirato la nostra simpatia,
sebbene l’antagonismo alla più grande potenza imperialista ha reso l’isola come uno degli ultimi avamposti contro il decadentismo capitalista.
 
Che i futuri governati e il popolo stesso cubano sappiano affrancarsi ad una vera democrazia senza lasciarsi soggiogare dal bramoso squallore del dio dollaro Zio Sam.
 
Intanto, a loro dedichiamo questo Manu Chao:

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Hanno la faccia come il c….: Silvio Berlusconi disonora il ricordo di Enzo BIagi

Così Silvio Berlusconi ricordando il grande giornalista Enzo Biagi recentemente scomparso:

“Mi sono battuto perche’ Biagi restasse in tv, ma alla fine prevalse il suo desiderio di poter essere liquidato con un compenso molto alto”.

No Comment, Bice e Paola Biagi, le figlie del giornalista, si dicono “letteralmente indignate”, ma non avranno giustizia. In piena campagna elettorale quale “giornalista” avrà il coraggio di interrompere i monologhi visionari dello psiconano affermando qualcosa come “ma la smetta di dire caxxate!”

In passato, solo una betulla travestita da reporter aveva osato tanto,
subito rimessa a posto da un Marco Travaglio altrettanto indignato:

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Elezioni americane: una democrazia in vendita.

Mia madre è primo cittadino di un paese immerso nell’operosa brianza e mi ha sempre

insegnato a non accettare favori dagli industriali e dai costruttori edili,
dal mondo imprenditoriale in generale,
che da favore accettato segue poi favore da concedere.
Nella microeconomia di un piccolo paese ciò può significare la richiesta di una variazione del piano regolatore,
una non stretta osservanza delle norme in materia di salvaguardia ambientale.
Immaginate ora nella macroeconomia di una nazione come gli Stati Uniti d’America quali “favori” da concedere può ritrovarsi sulla scrivania del suo ufficio un presidente in carica.
 
Andiamo quindi a snocciolare le cifre dei “favori” espressi in dollaroni gentilmente serviti ai candidati alla casa bianca,
dalle multinazionali americane.
 
Hillary Clinton è la candidata più sponsorizzata con circa 89 milioni di dollari (i dati pubblicati arrivano solo fino al 30 settembre 2007). Al secondo posto c’è Barack Obama con 79,4. 
Dalla parte repubblicana  Mitt Romney con 61,6 milioni è il candidato più ricco. John McCain  ha raccolto solo la metà dei suoi finanziamenti e addirittura Mike Huckabee con 2,3 milioni, è solo al 14esimo posto nella classifica dei candidati più sponsorizzati.
 
In totale i democratici sono stati i più finanziati con 241,1 milioni di dollari. I candidati del partito del presidente Bush ne hanno raccolti invece 175,1.
Nel dettaglio, L’industria musicale, cinematografica e televisiva  ha finanziato Obama con 2 milioni e 200mila dollari, la Clinton con circa  60 mila dollari in meno.
Internet e tecnologia: con 940 mila dollari Obama è in testa, seguito ancora dalla Clinton a quota 883 mila.
Obama inoltre è stato il più foraggiato da scuole e università degli Stati Uniti. Dagli atenei sono arrivati 2 milioni e 100mila dollari.

Le Cifre più consistenti però arrivano dai grossi studi legali, che in America operano al pari di aziende multinazionali e muovono ingenti capitali. Nell’ultima campagna elettorale i soldi sono andati soprattutto ai democratici. Hillary Clinton ha ricevuto la bellezza di 9 milioni e 500 mila dollari. Non è andata male neanche a John Edwards che ne ha intascati poco più di 8, seguito a breve distanza, si fa per dire, da Obama, con 7 milioni 940mila dollari.
 
Il settore immobiliare, nonostante la crisi dei mutui subprime, si è dato molto da fare nella campagna elettorale. Anche in questo campo è stata Hillary Clinton a farla da padrone con circa 3 milioni e 900mila dollari. Il secondo più finanziato è stato Mitt Romney che ne ha raccolti 3 milioni e 271 mila. Rudolph Giuliani è in terza posizione con 2 milioni e 921 mila dollari. L’ex sindaco di New York ha racimolato molto anche dal settore Securities & Investment. Con 4 milioni e 500 mila dollari è appena dietro la solita Hillary Clinton che è ancora una volta la più finanziata: ne ha ottenuti 4 milioni 735 mila dollari . (i dati qui raccolti sono disponibili sul sito opensecrets.org)
 
Cosa vogliamo dimostrare con questo post?
In primis che  “Chi ha più soldi vince”. E che i milioni di dollari versati nella casse dei candidati sono un buon investimento per le lobby del potere economico,
perchè ovviamente il futuro presidente che hanno finanziato non agirà mai contro i loro interessi.
Nella “più grande democrazia del mondo” come viene eletto un presidente?
Semplice, se lo comprano le lobby.
 
guerrilla radio

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I soldati italiani in Afghanistan fanno i nazisti

Dopo i fascisti di Nassiriya,
che nella caserma esponevano con orgoglio un tricolore con fascio littorio,
ecco i nazisti di Kabul:
 

 
-La jeep italiana colpita da una mina. Sulla portiera
si riconosce la palma simbolo dell’AfriKa Korps-
 
Lo ha rivelato l’Espresso.
 
Il simbolo dell’Afrika Korps, i famigerati reparti della “volpe del deserto” Erwin Rommel che portarono la bandiera hitleriana alle porte del Cairo, è comparso su una jeep delle forze speciali italiane in Afghanistan.
 
Immediate le proteste di una parte politica (indovinate quale…) il ministro della Difesa Parisi “ha immediatamente impartito disposizioni affinchè vengano effettuati gli oportuni accertamenti sul caso”.
 
Entro poche settimane si tratterà di discutere il rifinanziamento per le missioni militari all’estero,
non so voi ma io per questi soldati che vanno in “missione di pace” non col simbolo della pace ma con l’effige nazista,
sarei disposto a pagare ma per rimandarli immediatamente indietro,
prima che facciano altri danni.
E una volta in Italia e rimossi da ogni incarico militari, li farei rispedire all’astero, ma per altre funzioni,
ad Auschwitz per esempio cercano dei giardinieri…
 
Altro recente scandalo in Afghanistan,
è la condanna alla pena di morte inflitta allo studente universitario Sayed Parwez Kaambakhsh,
reato?
HA scaricato da internet e diffuso un articolo che analizza il Corano e i diritti delle donne. (FIRMA LA PETIZIONE DE l’ INDIPENDENT).
 
Devo dire che la rotta verso la democratizzazione dell’Afghanistan procede a passo spedito…se poi pensiamo che il governo italiano ha speso ben 50 milioni di euri per la riforma della giustizia…
soldi e soldati davvero spesi bene.
 
Vik alias guerrilla radio
il blog di vittorio arrigoni
————————-
 leggi l’articolo de l’Espresso:
 
Battaglione Rommel
di Gianluca Di Feo
Le immagini di un mezzo corazzato dell’esercito italiano colpito da una mina nel deserto dell’Afghanistan svelano un particolare inquietante: i nostri soldati vanno in missione con la palma dell’Afrika Korps hitleriano dipinta sulle jeep 
In Afghanistan sognando El Alamein. Perché sembra proprio che i commandos delle forze speciali italiane vadano in missione con la palma dell’Afrika Korps dipinta sulle jeep. Sì, il simbolo inconfondibile dei reparti di Rommel che portarono la bandiera hitleriana alle porte del Cairo. E poi si ritirarono mollando proprio i parà italiani a coprirgli le spalle. Ora alcune foto di un attentato talebano contro le forze Nato hanno fatto nascere il giallo. Le immagini riguardano una jeep corazzata italiana e un blindato spagnolo colpiti da mine nel deserto afghano verso il confine iraniano. Sono foto sfuggite alla censura del nostro Stato maggiore, finendo sui siti web di Madrid e da lì nel forum di “Pagine di Difesa”, la più attenta rivista telematica del settore. La buona notizia è che il veicolo blindato dell’Esercito, una delle nuove jeep speciali Iveco Vtlm, ha funzionato, salvando la vita dell’equipaggio. Il mezzo, progettato proprio per  sopravvivere agli agguanti con ordigni nascosti nel terreno, sta venendo adottato da molte nazioni.
La cattiva notizia è quella palma dipinta sulla fiancata, che riproduce esattamente il simbolo dell’Afrika Korps: è stata omessa solo la svastica. Un’iniziativa di pessimo gusto: estanea alla tradizione militare italiana, ma soprattutto lontana da quei principi democratici che dovrebbero ispirare le missioni all’estero. Gli scatti non permettono di identificare a quale reparto appartenga il veicolo coinvolto nell’attentato: nella zona operano squadre di parà del Col Moschin e di incursori di marina del Comsubin. Nell’autunno 2006 i soldati tedeschi in servizio in Afghanistan vennero fotografati con un simbolo praticamente identico dipinto sulle loro jeep. Le immagini pubblicate sul settimale Stern spinse il ministero della Difesa ad aprire un’inchiesta e sospendere dal servizio sei militari.
 

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La Mafia è Bianca (la censura è nera come forza italia)

Stasera è andato in onda su rai 2, ad Anno Zero, il documentario “la mafia è bianca”.  Godiamoci questo momento di rai intesa come servizio pubblico, prima che i “liberali”, il popolo o il partito della” libertà” come diavolo si fanno chiamare, tornino a esercitare il loro passatempo preferito: la censura oltranzista (se non proprio fascista).

Censura che alla vigilia delle elezioni ha già mietuto la prima vittima,
Alessadro Sortino, inviato delle IENE,
ha rassegnato le dimissioni da mediaset dopo che l’azienda di Berlusconi ha censurato un suo servizio su Mastella.
Eh già perchè quando il rais di Ceppaloni era nel centrosinistra si poteva attaccare bellamente senza ritegno,
ora che ha cambiato coalizione Mastella è diventato un intoccabile dalle televisioni.
 
Così la ex iena Sortino spiega la dinamica della sua censura:
 
 
E il padre di ogni censura come se passa in questi giorni?
Berlusconi, oltre al solito sputtanamento di smentite che si smentiscono da sole:
 

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