everbody must get stoned, by Joe Carr
Joe Carr è un antico amico di Guerrilla radio.
Un giovane alleato contro l’ingiustizia, il genocidio perpetrato
dallo stato d’Israele nei confronti dei civili della Palestina.
Joe è rimasto seriamente ferito durante la sua missione
di interposizione civile nel proteggere bambini palestinesi dal fuoco degli israeliani,
in occasione di una manifestazione contro il muro dell’apartheid in Palestina.
Ho tradotto la sua storia,
certo di rivederlo presto guarito e forte
ancora a mettere i bastoni fra le ruote
della macchina della morte israeliana
.
Ferito durante una dimostrazione anti.muro a Bil’in.
15 Ottobre 2005
Continuo ad avere problemi di respirazione, ma mi dicono che l’emoraggia interna si è arrestata.
Scrivo da un ospedale palestinese a Ramallah, sono stato ferito mentre stavo proteggendo un bambino palestinese dai proiettili israeliani venerdì durante una dimostrazione anti-muro a Bil’in.
A differenza della maggior parte delle proteste negli stati uniti, gli abitanti del villaggio di Bil’in sono incredibilmente creativi e ci hanno dato di questo un’ottima dimostrazione.
L’ultima settimana,
i dimostranti hanno vestito i colori della bandiera palestinese con scritte sopra come “Speranza”, “Pace, “Libertà” in Arabo, Inglese a Ebraico, e marciato con dei serpenti di plastica avvolti al collo per dimostrare quanto il muro di Israele serpenteggia attorno alla Palestina e strangola ogni possibilità per un cambiamento positivo. Io ho sempre fatto molti pupazzi e partecipato a diverse situazioni di teatro di strada negli USA, ma questa è stata la mia prima volta in Palestina, e devo confessare,
ho imparato molti trucchi artistici.
Appena dopo le preghiere pomeridiane, un folto gruppo di palestinesi di Bil’in in costume, accompagnati da pacifisti israeliani e internazionali dell’ international solidarity movement, si sono avvicinati nella zona in cui il muro è in costruzione cantando in coro.
Come sempre, i soldati israeliano aspettavano sul luogo del muro formando una linea per bloccarci mentre marciavamo pacificamente. In una situazione di stallo, eventualmente un piccolo gruppo avrebbe potuto provare a sorpassare la linea degli scavi.
I soldati si sono mossi rapidamente per spingere bruscamente i dimostranti non violenti indietro sulla strada.
I soldati picchiavano, calciavano e ferivano le persone spingendole addosso a cactus coperti di acunei.
Io sono stato continuamente spinto contro le rocce, ed ho ricevuto una brutta contusione quando un soldato mi ha colpito con la canna della sua pistola. Speravo fosse la mia sola ferita del giorno.
Subito dopo, i soldati hanno iniziato a spingere indietro la gente ammassata verso il villaggio di Bil’in. I ragazzi palestinesi mettevano grosse pietre al centro della strada per cercare di fermare le jepps israeliane, e incominciavano a tirare pietre con le fionde per difendere il proprio villaggio dall’avanzata delle mezzi militari.
I soldati sparavano lacrimogeni , proiettili ricoperti di gomma, e un nuovo proiettile sperimentale che contiene agenti chimici ed esplode all’impatto, causa una grossa contusione ed emorragie interne. Parecchi ragazzi sono stati feriti da queste e altre armi.
Improvvisamente, abbiamo avuto notizie che i soldati avevano portato via 4 uomini apparentemente palestinesi su delle jeep. Alcuni di noi attivisti è allora sceso sotto la collina per accertarsi che i soldati non li maltrattassero. Abbiamo scoperto che non erano palestinesi… ma erano agenti speciali che venivano evacuati.
Agenti israeliani delle forze speciali che pianificavano provocazioni allo scopo di provocare i ragazzi a tirare pietre.
Scesi dalla collina, io e un altro pacifista allora ci interponevamo fra i soldati che sparavano e i ragazzi. Urlavamo ai soldati per fermarli e fisicamente ostruivamo il tiro delle loro pistole (una foto a proposito è apparsa sul quotidiano di Gerusalemme Al QUds)
I soldati hanno iniziato a spngerci fuori dall’area. Mentre un soldato israeliano tenendomi da dietro e mi spingeva avanti bruscamente, una grossa pietra partita da una fionda dei ragazzi mi colpiva sotto le costole. Io effettivamente ero diventavo uno scudo umano per il soldato che avrebbe a malapena sentito la pietra attraverso il suo giubbotto antiproiettile.
Il soldato mi ha spinto rapidamente via e io sono corso lontano dalla zona per non esser colpito da altre pietre.
I ragazzi palestinesi sono arrivati subito da me per scusarsi e aiutarmi a risalire la collina, ma io ho insistito che restassero e continuassero a difendere il loro villaggio. Ho trovato subito i paramedici che mi hanno curato la ferita fresca, e più tardi mi hanno portato all’ospedale di Ramallah.
I raggi x hanno determinato che le mie costole non erano rotte così mi hanno prescritto un antinfiammatorio e sono tornato all’appartemento dell’ism per riposare.
Avvertivo un insopportabile dolore, a malapena riuscivo a respirare, e non potevo sedermi, ero anche troppo debole per restare in piedi.
Dopo circa sei ore di angoscia, sono tornato in ospedale e ho domandato loro di ricoverarmi e sedarmi. Dopato di tramadole, ho dormito come un bambino. Il mattino seguente, gli ultrasuoni hanno localizzato una rottura nella mia milza e una emorragia interna. I medici pensavano che potesse guarire da sè, ma dopo un giorno di continua emorragia mi hanno operato e salvato da una certa morte.
I chirurghi palestinesi sono stati abili nel riparare la mia milza anziché rimuoverla, e emorragia si è fermata.
Sperano che io sia fuori per sabato prossimo, così ora sono seduto con alcuni films, il mio computer, e diverse visite fra palestinesi e internazionali.
La cura medica è stata eccellente, le infermiere sono amabili e molto presenti,
Il dottore è stato ottimo e sempre franco con me, ha anche contattato i miei genitori.
Il sistema ospedaliero palestinese è principalmente pubblico e questo ospedale è conosciuto specialmente per fornire una cura gratuita ai feriti con lesioni relative a scontri coi soldati israeliani. È denominato l’ospedale dei martyrs di Al-Aqsa e si specializza nei traumi.
Io affermo che i palestinesi hanno completamente il diritto di resistere all’occupazione coloniale israeliana.
I Palestinesi hanno il diritto fare molto più del lanciare sassi ai soldati che commettono il genocidio coloniale e devono farlo se vogliono sopravvivere.
I ragazzi con i sassi sono appena un fiammifero per i militari israeliani equipaggiati con le armi americane più micidiali, così è mia responsabilità contribuire nel proteggere i ragazzi mentre simbolicamente resistono a questo modo. Il mio unico rammarico, è che ora non è quel soldato coloniale che si trova in questo letto di’ospedale.
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