Aprile 2005

guerrilla radio con l’anpi in difesa della costituzione

L’ANPI in difesa della Costituzione 

Mercoledì 23 marzo la maggioranza di centrodestra che regge il governo Berlusconi ha definitivamente approvato in Senato la riforma che distrugge in un sol colpo tutti gli equilibri democratici della nostra Costituzione: quelli che nell’organizzazione dello stato conducono e reggono i rapporti tra maggioranza e minoranza; quelli che disciplinano e controllano i rapporti tra poteri e contro-poteri del governo; quelli che garantiscono il mantenimento di condizioni di armonia e di solidarietà tra unità e pluralismo territoriale.
Con una procedura convulsa, che ha fortemente limitato i diritti dell’opposizione, la maggioranza di governo in Senato ha costruito un nuovo regime politico, nel quale un Primo ministro elettivo avrà il potere di gestire, senza necessità di investiture istituzionali o di fiducia, una sua maggioranza in Parlamento, che, in caso di dissenso, può congedare quando vuole.
La Costituzione del 1948 ci ricorda che la libertà non ha senso e non si materializza davvero se non ha la base in un patto condiviso, a partire dal quale vi sono l’orgoglio dell’appartenenza a un grande paese, il senso civico che impronta le relazioni tra i cittadini, una tavola di valori cui ancorare le scelte politiche concrete, una “realistica utopia” che presiede alle relazioni con il resto del mondo.
Per andare avanti su questa strada devono essere cancellate le norme con le quali in prima lettura, alla Camera e al Senato, sono state manomesse le regole democratiche fissate dalla nostra Costituzione per l’agire democratico e partecipativo delle nostre istituzioni.
L’ANPI dovrà essere in prima linea per opporsi, con lo strumento referendario, alla riforma della nostra Costituzione, al fine di conservare al nostro Paese e alla nostra comunità nazionale tutto il patrimonio etico e politico sorto dalla Resistenza, per una Patria autenticamente democratica nella quale riconoscersi con orgoglio, che sia di esempio nel contesto internazionale.
Le celebrazioni del 60° anniversario della Liberazione saranno il primo appuntamento per rinnovare unitariamente, senza nessuna distinzione, l’impegno dei cittadini italiani a difesa di quella bandiera di libertà, di uguaglianza e di giustizia che si chiama Costituzione.

Il Comitato Nazionale dell’ANPI

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from hitler youth to papa NAZI

Dalla gioventù hitleriana… a papa Ratzi

 

Morto un papa, se ne fa un altro.

Evidentemente non possiamo proprio farne a meno .

Branco di pecore, necessitiamo continuamente di un pastore.

 

Purtroppo lo spirito santo si assopisce sempre in conclave,

e l’unico buono stampo era il ventitreesimo,

e dopo non ne sono più venuti fuori bene.

 

Ma Ratzinger, siamo sicuri, sarà un buon papa,

   se non siete gay

   non vivete in una coppia di fatto

   odiate una chiesa dogmatica e conservatrice

   non desiderate usufruire della ricerca scientifica per mettere al mondo un figlio

o per guarire da una grave malattia

   usate quegli strumenti del demonio che sono i profilattici

   abitate in qualche sperduto villaggio africano o sulle ande

 dimenticati da dio e quindi dal papato

   siete cristiani e credete ad una chiesa più aperta e vicino ai problemi del mondo

    siete laici e dichiarate libero stato e libera chiesa

è rimasto contento qualcuno?

guerrilla radio

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RATZINGER: UN PAPA NAZISTA???

IL PASTO NUDO

PAPA BENEDETTO XVI IN TENUTA NAZISTA.

RATZINGER: L’OMBRA DEL NAZISMO CHE PESA SU DI LUI
I media britannici ricordano il suo passato nella Gioventu’ Hitleriana e il suo servizio nell’esercito del Terzo Reich

Roma ha un nuovo papa, il cardinale Ratzinger, che ha scelto il nome di Benedetto XVI. Se ancora si dovra’ capire come si comportera’ il nuovo pontefice, i media internazionali, soprattutto quelli britannici, ne fanno pero’ gia’ un ritratto impietoso. La televisione olandese Nederland 1 parla di lui come di un conservatore e rigorista. Senza affetto lo descrive certamente anche l’autorevole Times. Cosi’ come il The Guardian o la BBC. Di Ratzinger vengono sottolineati soprattutto la durezza dogmatica, la chiusura mentale, l’intransigenza che lo hanno sempre caratterizzato, e che gli hanno guadagnato diversi nomignoli come ‘the enforcer’ – l’impositore – il cardinale panzer, dal nome dei famosi carriarmati tedeschi, o il Rottweiler di dio. Inoltre su Benedetto XVI si stendono le ombre della sua adesione al nazismo. Ratzinger entro’ nella Gioventu’ Hitleriana nel 1941, quando aveva 14 anni. Nel 1943 fu’ arruolato nella contraerea a Monaco per difendere gli stabilimenti della BMW. Un anno dopo si ritrova al confine austro-ungarico a costruire barriere anticarro. Il buon Ratzinger, con la Germania sconfitta, invasa e duramente bombardata, decise allora, nel maggio del 1945, di disertare dall’esercito del Terzo Reich e ritornare alla sua casa di Traunstein, dove, quando vi arrivo’, fu’ prontamente arrestato dagli americani come prigioniero di guerra. Si riporta anche la dolorosa testimonianza della signora Elizabeth Lohner, 84 anni, di Traunstein, il cui cognato e’ stato spedito al campo di Dachau in quanto obiettore “Era possibile resistere, e queste persone sono state di esempio per gli altri (…), ma i fratelli Ratzinger hanno fatto una scelta diversa”. E questo fa’ concludere al Times che “benche’ non ci sia nulla che suggerisca che Ratzinger abbia preso parte ad atrocita’, la sua adesione (al nazismo) potra’ essere messa in contrasto dagli oppositori con l’attitudine di Giovanni Paolo II, che prese parte ad una recita teatrale antinazista nella nativa Polonia e che nel 1986 fu’ il primo papa a visitare la sinagoga di Roma”. Di certo quello di Benedetto XVI non sara’ un pontificato facile.

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L’ARCIVESCOVO SUDAFRICANO TUTU DESMOND DELUSO DAL NUOVO PAPA

Sud Africa, Tutu deluso dalla scelta del nuovo Papa


JOHANNESBURG (Reuters) – L’arcivescovo anglicano del Sud Africa Desmond Tutu ha manifestato oggi delusione per la scelta di Joseph Ratzinger come nuovo Papa, definendolo un “rigido conservatore” fuori passo coi tempi.

Tutu, che sperava in un pontefice africano, ha detto alla radio sudafricana SABC che il fatto che Ratzinger sia europeo è meno importante delle sue opinioni conservatrici.

“Avremmo sperato in qualcuno più aperto ai più recenti sviluppi nel mondo, alla questione del ministero delle donne e a una posizione più ragionevole rispetto ai preservativi e all’Hiv/Aids”, ha detto Tutu.

Nel più povero continente del Globo, i cattolici avevano sperato nell’elezione del 72enne cardinale nigeriano Francis Arinze.

Tutu, premio Nobel per la pace, che ha contributo ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sul regime dell’apartheid in Sud Africa, aveva detto la scorsa settimana a Reuters che un Papa africano o latino-americano avrebbe riflesso la crescita del cattolicesimo nei paesi in via di sviluppo.

Tutu ha anche detto di sperare che Papa Benedetto XVI tolga il divieto sull’uso dei preservativi, considerato da molti governi africani ed esperti uno dei migliori mezzi per fermare la diffusione dell’epidemia di Hiv/Aids nel continente.

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IL PANZERCARDINALE RATZINGER (OPUS DEI, I LEGIONARI DI CRISTO)

L’ultra destrorso Joseph Ratzinger sarà il nuovo papa
L’ex membro della Gioventù Hitleriana governerà la Chiesa Cattolica con il nome
di Benedetto XVI

Fonte: El Mundo/BBC/Rebelión
20 aprile 2005
 
La elezione del nuovo pontefice è venuta alla quarta votazione, durante la
seconda giornata della conclave. La fumata bianca è fuoriuscita dalla Cappella
Sistina alle 17.50. Pochi minuti dopo, le campane hanno cominciato a suonare in
Piazza San Pietro confermando la attesa notizia.

Non si sono avute sorprese, Govanni Paolo II ha lasciato la sua successione ben
chiusa, molto ben chiusa, visto che la conclave ha eletto colui che era stato
il suo braccio destro durante il suo mandato, il cardinale Joseph Ratzinger,
ideologo della reazione ecclesiastica dopo il Concilio Vaticano II.


Ratzinger è nato nel 1927 in seno ad una famiglia bavarese tradizionale. Suo
padre era un poliziotto ed era una persona molto religiosa.


Ratzinger dovette interrompere i suoi studi allo scoppio della Seconda Guerra
Mondiale, durante la quale venne assegnato ad una unità antiaerea a Monaco di
Baviera essendo lui membro della gioventù hitleriana, anche se – secondo lui –
a tutto questo venne obbligato.


I suoi simpatizzanti dicono che la sua esperienza sotto il regime nazista lo
convinse che il Vaticano dovesse adottare una forte posizione nei confronti
della verità e della libertà.


Dopo essere stato ordinato sacerdote, Ratzinger appoggiò il Concilio Vaticano II
negli anni 60 e il suo spirito di convertire la chiesa in una istituzione più
aperta.


Più tardi, rivestendo la carica di professore nella città tedesca di Tubinga,
Ratzinger visse a stretto contatto con le proteste studentesche e alcuni dicono
che fu in quel periodo che si andarono definendo la maggior parte delle sue
posizioni successive.


Per esempio, durante una delle sue dissertazioni si verificò un incidente che
finì per segnarlo, questo secondo un testimone: gli studenti si alzarono e
presero il microfono in violazione delle norme universitarie, cosa che irritò
Ratzinger.


Il Panzercardinale, come lo chiamano a Roma, fu uno dei collaboratori più
stretti del Papa e, spesso, considerato come l’autentico numero due della
Chiesa, al di sopra anche del Segretario di Stato, il cardinale Angelo Sodano.
Profondamente associato al pontificato del Papa polacco, la figura di Ratzinger
passerà alla Storia come quella del teologo che lo aiutò a mettere ordine alla
Chiesa e prima a decapitare e poi ad addomesticare la Teologia della
Liberazione.


Nel 1984, le condanne formali della Teologia della Liberazione introdotte per il
cancerbero della fede permisero alla destra cattolica di lasciar fuori dal gioco
tutta una corrente innovatrice in campo pastorale, teologico, catechistico e
sociale, distruggendo quasi interamente l’idea di una Chiesa più popolare e
maggiormente fedele al Vangelo dei poveri.


Ratzinger impose una totale rigidità dottrinale a tutta la vita intellettuale
della Chiesa e una dinamica del controllo a oltranza sui teologi. E la paura
andò instaurandosi nelle sue fila. Ammoniti, perseguitati, controllati, in una
istituzione intellettualmente inabitabile, i pensatori della Chiesa optarono
per andarsene (Leonardo Boff), chiudere la bocca (Gustavo Gutiérrez) o spezzare
la catena (Hans Küng).


Il culmine della repressione teologica venne raggiunta con la pubblicazione del
“Catechismo della Chiesa Cattolica” e soprattutto, con la “Dominus Iesus”, un
documento di Ratzinger,nel quale si attribuisce in esclusiva alla Chiesa
Cattolica il possesso della verità e della salvezza. Il ritorno dell’assioma
tridentino che “fuori dalla Chiesa non c’è salvezza”. Un documento tanto
infelice che contro di esso si levarono le proteste di numerosi cardinali.


Oltre a questo, Ratzinger ridusse al silenzio con metodi autoritari tutte le
questioni teologiche dibattute: il celibato dei preti, lo statuto del teologo,
il foglio dei laici, la prassi della penitenza, la comunione per i divorziati,
il preservativo per difendersi dall’AIDS e la fecondazione artificiale.


Impose la tesi del romanocentrismo, tolse sostanza alla collegialità e al potere
delle Conferenze Episcopali, riducendole a mere succursali della Curia, e definì
quasi come dogmatico l’eventuale accesso della donna al sacerdozio. In
definitiva, Ratzinger disattivò il Concilio.


E questo lui che all’epoca del Vaticano II (1962-65) era parte dell’ala
progressista della Chiesa, anche se molto velocemente era poi passato nelle
fila della fazione conservatrice. Nella conclave ha diretto il partito della
Restaurazione, del tradizionalismo legalista, alleato ad una serie di movimenti
neoconservatori (Opus Dei, Comunione e Liberazione, i Legionari di Cristo.). Il
wojitilismo senza Wojitila.


A 78 anni il Panzercardinale conserva l’incanto di essere una grande
personalità. Altri, tuttavia, lo descrivono come un Jano bifronte. A Ratzinger
non piace l’ottimismo e neppure la fede nella bontà umana del Vaticano II. La
sua ossessione è per il peccato, e come il suo compatriota Lutero, è
“ipnotizzato dal male”.


 

Note:

citazione del pensiero di Radzinger sul pacifismo
Negli ultimi decenni abbiamo visto ampiamente nelle nostre
strade e sulle nostre piazze come il pacifismo possa deviare verso un
anarchismo distruttivo e verso il terrorismo.

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papa karol wojtyla subito santo??? (4)

Sotto il balcone di questo palazzo,
in cui questo papa da santificare sul sangue degli innocenti
incontrava uno dei mostri del nostro secolo,
in uno dei tanti garage olimpo sparsi per tutto il cile,
tutti sapevano
che cosa facevano:
“Collegavano fili elettrici ai genitali, mettevano topi nelle vagine delle donne, addestravano i cani a stuprare le donne. E poi sapemmo della carovana della morte, del generale che andava di città in città ordinando esecuzioni a caso, 30.000 persone furono assassinate, 30.000”
non credo che nessun Dio, seppur magnanimo all’inverosimile
possa mai perdonare un tale orrore,
e la complicità di questo santo padre,
è un ulteriore oltraggio all’umanità intera,
quel crocifisso d’oro che pendava dal suo collo
quei giorni di cortese visita al dittatore,
fu la bestemmia più blasfema che sia mai stata pronunciata.
 
guerrilla radio

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papa karol wojtyla subito santo??? (3)

C’è chi lo ha soprannominato Il Grande, chi già gli attribuisce miracoli, ma c’è anche chi prega il Signore di non perdonare Giovanni Paolo II.

Sono le Madri di Plaza de Mayo. 
Nel febbraio del 1999, la madri di Plaza de Mayo scrivono una lettera al pontefice, dura, durissima, in risposta alle prese di posizione del papa a difesa di Pinochet.
Nel 1999, Pinochet viene infatti arrestato in Inghilterra su mandato internazionale del giudice spagnolo Baltasàr Garzon. L’imputazione è di tortura ed omicidio di cittadini spagnoli.
Il papa fa sapere alla Camera dei Lord la propria preferenza perché l’estradizione dell’ex dittatore in Spagna non venga concessa e, sempre nel 1999, fa una richiesta di perdono per i crimini commessi dal generale cileno.

C’è chi lo ha soprannominato Il Grande, chi già gli attribuisce miracoli, ma c’è anche chi prega il Signore di non perdonare Giovanni Paolo II.

Sono le Madri di Plaza de Mayo. 
Nel febbraio del 1999, la madri di Plaza de Mayo scrivono una lettera al pontefice, dura, durissima, in risposta alle prese di posizione del papa a difesa di Pinochet.
Nel 1999, Pinochet viene infatti arrestato in Inghilterra su mandato internazionale del giudice spagnolo Baltasàr Garzon. L’imputazione è di tortura ed omicidio di cittadini spagnoli.
Il papa fa sapere alla Camera dei Lord la propria preferenza perché l’estradizione dell’ex dittatore in Spagna non venga concessa e, sempre nel 1999, fa una richiesta di perdono per i crimini commessi dal generale cileno.

Buenos Aires 23 febbraio 1999

Sig Giovanni Paolo II

Ci è costato diversi giorni assimilare la richiesta di perdono che Lei, Sig. Giovanni Paolo II, ha inoltrato in favore del responsabile di genocidio Pinochet.
Ci rivolgiamo a Lei come cittadino comune, perchè ci sembra aberrante che dalla sua poltrona di Papa in Vaticano, senza conoscere, senza avere sofferto sulla sua pelle la tortura con scariche elettriche, le mutilazioni e le violenze sessuali, abbia il coraggio di chiedere, in nome di Gesù Cristo, clemenza per l’assassino Pinochet.
Gesù è stato crocifisso e la sua carne è stata lacerata dai Giuda come Lei che oggi difende gli assassini.
Sig. Giovanni Paolo II, nessuna madre del Terzo Mondo che ha dato alla luce, allattato e curato con amore un figlio che è stato mutilato dalle dittature di Pinochet, Videla, Banzer, Stroessner, accetterà con rassegnazione la sua richiesta di clemenza.
Noi Madri ci siamo incontrate con Lei in tre occasioni, ma Lei non ha impedito i massacri, non ha alzato la voce in difesa delle nostre migliaia di figli durante quegli anni di terrore.
Adesso non abbiamo più dubbi su da quale parte sta Lei, ma sappia che malgrado il suo potere immenso, non potrà arrivare nè a Dio nè a Gesù
Molti dei nostri figli si sono ispirati a Gesù nel loro impegno per il popolo.
Noi Membri dell’Associazione delle Madri di Plaza de Mayo, attraverso una preghiera immensa che arriverà al mondo, chiediamo a Dio che non perdoni Lei, Sig. Giovanni Paolo II, perchè Lei denigra la Chiesa del popolo che soffre. Lo facciamo in nome dei milioni di esseri umani che morirono e continuano a morire ad opera degli assassini che Lei difende e sostiene.

DICIAMO: SIGNORE NON PERDONARE GIOVANNI PAOLO II

Associazione Madri di Plaza de Mayo
Hebe Bonafini

presidentessa

(seguono firme)

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papa karol wojtyla subito santo??? (2)

Quando Giovanni paolo ii si recava in visita di cortesia dall’amico Pinochet…

 

per le nozze d’oro del dittatore chileno il papa scriveva:

«Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d’oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine», scrive senza imbarazzo il Sommo Pontefice, «con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. Giovanni Paolo II.»

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papa karol wojtyla subito santo? (quando il papa santificava i f

Nessun ritegno, nessun pudore.
Il Papa beatifica 233 fra sacerdoti e cristiani morti durante la Guerra di Spagna, caso strano, lottando contro la Repubblica ed a fianco di Francisco Franco.

Non ha più nessun ritegno, il vescovo di Roma. Lui e chi lo manovra sono riusciti, in tempi di revisionismo storico dilagante, anche nel beatificare di botto i 233 religiosi morti durante la guerra civile spagnola. “Sacerdoti, suore e laici che morirono nel 1936 in Spagna, tutti in odio alla fede, senza essere implicati in lotte politiche o ideologiche” ha detto il Papa, in disprezzo alla storia ed alla decenza.

Solo di fronte ad un popolo di ignoranti, si può affermare che il clero spagnolo non sia stato complice, nel 1936, del ‘pronunciamento’ dei colonnelli fedeli a Franco, insorti contro la Repubblica ed il suo governo democraticamente eletto. 

Solo chi è in malafede, oppure si fa consigliare da Navarro, può, tra le altre cose, legare le violenze dell’ETA alle tragiche vicende della Guerra di Spagna.

Chi conosce la Storia sa come si sono svolti i fatti, e nessuno nega che l’esercito repubblicano si sia lasciato andare a gravi atti nei confronti del clero. Ma clero, è giusto ricordarlo, che stava attivamente a fianco dei fascisti e dei falangisti spagnoli nella lotta contro la Repubblica, clero che ha benedetto le orde di nazisti e fascisti europei accorsi a combattere contro la libertà, clero che ha sostenuto senza nessuna remora il franchismo e che lo ha aiutato a dominare la Spagna fino al non lontano 1975. 

Dunque, un clero militante, antipopolare, nelle forme e nei modi che solo chi conosce la storia spagnola del ‘900 può sapere. Ma quello di pretendere che in Vaticano si racconti la storia seguendo un criterio di verità, specie quando si toccano pagine ingloriose per esso come la guerra di Spagna, è un pio desiderio. Quello che più preoccupa è che erano in 30 mila imbecilli a sentirsi dire che, come l’ETA, l’Esercito Repubblicano era composto solo una masnada di terroristi senza dio.

La vergogna, alle volte, è un sentimento troppo nobile per gente simile.

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