Giugno 2007

Io sono un violentatore, e se non sono io, allora sei tu che mi stai leggendo. (dati istat)

Uomo italiano che saluti la tua donna sull’uscio di casa,
non preoccuparti per la sua vita congedandoti,
se la tua donna ha un’età compresa  fra i 16 e 44 anni,
non morirà in un incidente stradale e nemmeno per un cancro,
ma statisticamente è più probabile che sarai tu ad ucciderla al tuo ritorno.
 
“La paura abita dentro casa e convive con le donne. Ogni giorno in Italia 3.150 mogli, figlie, madri o conviventi subiscono una violenza, 131 ogni ora del giorno e della notte. Quando va bene, si fa per dire, la violenza consiste in un braccio piegato, uno schiaffone o un calcio. Quando va male si tratta invece di uno stupro o, peggio, di un omicidio. E gli autori di questi atti nella maggior parte dei casi sono proprio le persone più vicine, i partner, gli uomini con i quali si pensa di voler dividere una vita e con i quali ci si ritrova invece a dover subire l’inferno.”
 
La maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come il 69,7% degli stupri) e la grandissima maggioranza (oltre il 90%) non è mai stata denunciata. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto, mentre si abbassa l’età media delle vittime: ben un milione e 400mila (il 6,6%del totale) ha subito uno stupro prima dei 16 anni.
 
Sono più di 10 milioni le donne che hanno subito molestie o ricatti sessuali nel corso della vita
1 su tre, uomo italiano,
guardati attorno, se non è la tua donna e tua sorella,
è tua madre.
Meglio,
se non sei tu il molestatore, è il tuo migliore amico o tuo padre.
 
Uomo italiano, dalla donna ricomincia la vita,
nonostante il tuo impegno nel cercare di  sopprimerla.

Donna Italiana,
sei così forte da soffrire in silenzio,
smettila però di accusare scale, angoli di mobili, pavimenti scivolosi,
che sono tutti innocenti,
e trova il coraggio di denunciare il tuo violentatore.
 
1522
numero verde
 
Continuiamo a scommettere su di te.
 
guerrilla radio

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VELTRONI TI VOGLIO BENE ovvero il Partito Democratico se lo merita ‘o pernacchio???

Una splendida svolta,
Valter Veltroni, il sindaco di tutti,
esce allo scoperto e la sua nomina a segretario del nascituro partito democratico
rivoluzionerà per sempre il modo di fare politica,
proclamando un vero e proprio nuovo risorgimento dello stato italiano.
 
In un paese in profonda crisi economica e culturale,
che ha voltato le spalle ad una politica che è una casta
Veltroni rappresenta la novità di un leader forte, vero e credibile,
pragmatico nelle sue scelte contro la apatica retorica dei politici di oggi.
 
Un futuro premier scevro dal facile populismo,
dalle idee invece innovative e giovani
che unirà sotto la sua guida tutti quei milioni di elettori che come noi si sentivano persi come un gregge senza il suo pastore.
 
Mercoledì prossimo la data della svolta,
pare che centinaia di donne gravide vorranno partorire proprio quel giorno,e i figli nati saranno naturalmente tutti battezzati Valter,
in onore del nuovo paladino.
 
Torino il luogo della proclamazione,
e città migliore non sarebbe potuta esser scelta,
giacché il capoluogo piemontese racchiude in sè tutti i mali dei nostri tempi,
la disoccupazione, il precariato, la problematica integrazione, la difficoltà di arrivare alla fine del mese,
Veltroni arriverà come un Salvatore,
e decine di migliaia di cittadini giungeranno da tutta Italia per accoglierlo come il Messia che mancava da un duemila anni.
 
Persino da Napoli, come dimostra questo video,
si stanno organizzando per questo evento storico,
l’apparizione del “Duca Alfonso Maria di Sant’Agata de Fornari” in arte VALTER VELTRONI:

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Un colpo di stato in risposta a un altro, dove lo stato non esiste (by Ali Rashid)

Mentre il quotidiano israeliano Haaretz e un ministro di Olmert
chiedono allo stesso governo il rilascio di Marwun Barghuti,
l’unico degno erede di Arafat in grado forse di ricondurre
la popolazione alla sua storica unità identitaria,
Gaza è in grave crisi umanitaria,
grazie a Israele che ha stretto ancora di più
il filo spinato della più grande prigione a cielo aperto della storia.
 
E l’esercito di Tel Aviv prosegue nei suoi attacchi terroristici dal cielo,
dall’altronde, deve pensare l’arguta mente di Olmert,
se lo fa la NATO in Afghanistan chi me lo impedisce a me di uccidere quei cani di civili palestinesi rinchiusi a Gaza?
 
Ali Rashid ieri su il Manifesto ci ricorda come la fine dell’occupazione resta la questione fondamentale,
ora di nuovo messa da parte, e ci invita comuque a sperare:
 
“…E’ già iniziato dentro Al Fatah un dibattito politico incentrato sulla rinascita del movimento, stroncato in passato dagli stessi settori corrotti dell’Anp e mai ripreso, sulla democrazia interna al movimento e alla società, e infine sulla resistenza all’occupazione israeliana, che rimane la questione fondamentale. Anche in Cisgiordania ci sono stati episodi di uccisioni di responsabili di Hamas da parte dei gruppi armati di Al Fatah, di saccheggi e incendi di case, uffici e sedi di associazioni che assistono i più bisognosi. Questi fatti dimostrano che Al Fatah non esiste più come movimento politico e progressista, è stata sostituita da gruppi paramilitari. Il governo di emergenza istituito da Abu Mazen è una forzatura che può anche comportare qualche utilità politica nell’immediato, ma sul piano giuridico non trova nessuna legittimazione. Potrebbe sembrare un colpo di stato in risposta a un altro, dove lo stato non esiste. Tutti sembrano una brutta caricatura di se stessi e di ciò che vorrebbero essere. 
 
La comunità internazionale, Stati Uniti ed Europa in testa, insieme a un pezzo del mondo arabo, ha dichiarato il proprio sostegno ad Abu Mazen contro Hamas, ma non per porre fine all’occupazione israeliana. Il premier israeliano ha manifestato il suo appoggio al nuovo governo di emergenza e ha promesso di facilitarne l’iniziativa, a condizione di strangolare Gaza, ha detto di essere disposto a riprendere le trattative, ma non ha detto nulla sulla fine dell’occupazione né ha citato le nuove colonie ebraiche in costruzione, il muro e la repressione, le uccisioni quotidiane e la distruzione sistematica.
Oggi, la comunità internazionale si è resa conto dei pericoli che la degenerazione del conflitto israelo-palestinese può comportare per tutta la regione e si sta muovendo, accennando una propria iniziativa. È una novità positiva, il resto spetta ai palestinesi, che devono riportare Hamas alla ragione e già hanno lanciato i primi segnali condannando la sua scellerata iniziativa di carattere esclusivamente militare. Sono arrivati segnali dall’interno della stessa Hamas, segnali ancora più importanti stanno arrivando da molti settori di Al Fatah, sia a Gaza che in Cisgiordania, e da molti quadri della sinistra palestinese usciti dal dimenticatoio in cui sono stati relegati dalla stessa Anp. Sono certo – e questo è un sentito invito – che questo risveglio non avverrà in solitudine, che il manifesto potrà essere il luogo dove sarà scritta, conosciuta e partecipata questa rinascita della Palestina, che le forze di sinistra, oltre allo sforzo per la loro unità, trovino anche l’energia per sostenere la nostra. E molti segnali positivi sono già arrivati. La Palestina è come l’araba fenice che si rigenera dalle sue ceneri. La morte sta alle spalle, all’orizzonte ci sono la vita e la libertà, nessun’altra direzione ci ammalia.”
 
g.r.

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Spezzare in due la Palestina per non averla mai liberata.

Arafat e Yassin,
quando ancora Fatah e Hamas riuscivano a dialogare con rispetto.
 
Arafat e Yassin, da veri leader,
nell’interesse supremo di una Palestina libera,
appianavano le divergenze quando era necessario ribadire la forte identità palestinese,
che solo unita può resistere al nemico occupante.
 
Ecco perchè Yassin e Arafat non sono morti di morte naturale.
 
Ora abbiamo Abu Mazen e Haniyeh,
il  primo a “capo” di fatah, sempre più marionetta nelle mani degli americani,
è noto per la sua impopolarità fra  palestinesi.
Ci fossero nuove elezioni e ancora lui come portavoce nel partito del compianto Rais Arafat,
hamas farebbe di nuovo incetta di voti.
In sintesi la nomina di Abu Mazen a presidente è l’espressione dell’ingerenza degli USA e degli europei,
ma soprattutto di Israele che riconosce in lui l’unico possibile partner per un eventuale accordo di pace (ciò la dice lunga sul personaggio).
Gli viene internazionalmente riconosciuto di essersi sempre dedicato alla totale svendita dei diritti dei Palestinesi.
 
Hanyeh, dall’altra parte, attuale leader di hamas,
che avrebbe pur tutto il diritto di governare avendo vinto le elezioni in maniera democratica e trasparente,
mostra su di sè tutta la dicotomia del partito islamico,
l’hamas politica che non riesce a tenere al guinzaglio il suo braccio armato,
e “la sanguinosa presa” di Gaza ne sono tristemente la testimonianza.
 
Per l’esultanza di Israele,
cha ha visto la sua creatura maturare i frutti tanto attesi,
ovvero cercare di spazzare via proprio quell’ antica identità palestinese
da tutto il mondo onorata.
 
Perchè giova qui ricordare,
che proprio Israele ha finanziato costantemente Hamas in passato
tanto da farla diventare quello che è adesso,
per contrapporla al consenso mondiale che aveva un OLP forte e laica.
 
Ebbene il risultato pare essere conseguito.
 
Rivoltando le carte ora Israele e Usa appoggiano Abu Mazen,
ma il gioco è lo stesso,
spaccando dall’interno l’agognata idea di uno stato palestinese,
questo lecito diritto viene annullato.
 
Vik alias
guerrilla radio

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Freedom: Rhamatullah Hanefi libero.

Hanefi  “quasi” libero,
ogni tanto la giustizia vince,
stringe l’occhio ad una pace ridotta ad un lumicino.
 
Ci mancava pure che Karzai non lo rilasciava,
dopo aver liberato questo BOIA.
 
Hanefi molto malridotto,
in un ospedale dei servizi di sicurezza,
sembra chiaro che non possa più restare in Afghanistan.
 
Speriamo di riaverlo in Italia,
di rivederlo soprattutto sorridere come in questa foto
che ha tenuto in ansia tanti sostenitori di emergency,
suoi nuovi amici.
 
g.r.

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Il sostegno USA a Israele è guerra civile in Palestina

Come si è arrivati a un passo dalla guerra civile in queste ore a Gaza?
 
Capirlo non è difficile,
basta infatti andarsi a leggere il rapporto di fine missione di Alvaro de Soto,
inviato speciale dell’ONU in Medio Oriente dal maggio 2005,
rapporto che doveva rimanere confidenziale, ma che The Guardian è riuscito a divulgare.
 
Il rapporto indica la diplomazia internazionale,
ed in particolare gli USA i principali responsabili dell’attuale crisi sfociata nel sangue degli scontri interpalestinesi.
Come?
Eccone i punti fondamentali:
 
1) il boicottaggio internazionale dei palestinesi, deciso dopo la vittoria elettorale di Hamas,
eletti democraticamente e in modo pulito contro la corruzione di Fatah, nel gennaio 2006, è stata
“nella migliore delle ipotesi di corta veduta” e ha avuto “effetti devastanti” per il popolo palestinese.
Una posizione, quella del boicottaggio, che “di fatto ha trasformato il Quartetto (USA, Unione Europee, Russia, ONU)  da un gruppo di quattro che doveva promuovere il negoziato sulla base di un documento condiviso (la Road Map) in un organismo che ha solo imposto sanzioni contro il governo liberamente eletto di un popolo sotto occupazione e imposto al dialogo precondizioni irraggiungibili”
 
2) Israele si è chiuso in “una posizione di sostanziale rigetto” nella trattativa coi palestinesi “insistendo su precondizioni che, lo dovevano sapere, non erano ottenibili”
 
3) Il Quartetto da organismo negoziatore, è diventato “un evento secondario”, nel quale De Soto condanna l’influenza sovrastante esercitata dagli Stati Uniti e “la conseguente tendenza dell’Auto-censura” all’interno dell’ONU quando si tratta di criticare Israele.
 
“il Quartetto, è di fatto, più un gruppo di amici degli USA che altro”
 
Esempio: quando gli USA appoggiarono la decisione di Israele di trattenere gli introiti doganali dei palestinesi, ” al Quartetto fu impedito di prendere posizione”,
“in ogni situazione di cui l’ONU deve pronunciarsi, si chiede prima come Israele e USA reagiranno piuttosto che ragionare su quale posizione sia più giusto prendere”
 
Patetici ed ipocriti ora i portavoce dei vari governi che si susseguono esprimendo preoccupazione sulla battaglia che infuria a Gaza in questi giorni,
la responsabilità è fra le loro mani così come la soluzione.
 
La devono finire di fare gli interessi solo di Israele per mobilitarsi per una giusta pace.
 
guerrillaradio

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Il Vaticano scomunica i diritti umani

e capirete perchè è facile confondersi)
contro Amnesty International,
a causa della sua posizione abortista.
 
Il Vaticano smetterà di finanziare Amnesty,
ma non solo, tramite il pedrigree del suo cardinale invita tutti i fedeli a fare lo stesso.
 
Così replica Amnesty International Italia:
 
«Non abbiamo mai ricevuto finanziamenti dal Vaticano o da organizzazioni che dipendono dalla Chiesa Cattolica»,
e  ricorda che l’articolo uno del suo Statuto internazionale prevede che Amnesty sia «indipendente da governi, partiti politici, chiese, confessioni religiose, organizzazioni, enti e gruppi di qualsiasi genere e svolge la propria attività prescindendo da ogni tendenza a loro propria».
 
«nell’aprile 2007 Amnesty ha adottato una propria policy su alcuni specifici aspetti riguardanti l’aborto. Questa policy ha avuto origine nel contesto della campagna ‘Mai più violenza sulle donne’, che ha messo in luce la drammatica realtà di donne e bambine vittime di violenza sessuale e che subiscono ancora oggi le conseguenze della violazione dei loro diritti sessuali e riproduttivi».
 
Coi papi amici dei più grandi dittatori del mondo,
che coprono preti pedofili,
non c’erano dubbi sul fatto che il Vaticano covasse astio verso chi difende i diritti umani.
 
L’otto per mille purtroppo è d’obbligo darlo alla chiesa, (noi da anni lo destiniamo ai Valdesi)
il cinque per mille no,
dopo questa scomunica vale pure la pena devolverli ad Amnesty.
 

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L’unico rene di Rhamatullah Hanefi vale più di mille lune rosse.

“Rahmatullah sta molto male. L’unico rene che ha e’ gravemente compromesso, e se non si sottopone subito ad un trapianto rischia di morire”
 
Teresa Strada grida lo stato di emergency.
 
Ancora:
 
“Ho scritto lettere a Prodi, D’Alema e Karzai per spiegare che Rahmatullah ha gravi problemi renali, ma non ho avuto risposte.
 Durante il rapimento dell’inviato di ‘Repubblica’ i contatti tra Gino Strada e il premier italiano e il nostro ministro degli esteri erano stati quotidiani. Ma da dopo la liberazione di Mastrogiacomo, mio marito ha chiamato piu’ volte al telefono, ma Prodi e D’Alema non hanno mai risposto”.
 
“L’Italia ha speso 50 milioni di euro per creare un sistema giudiziario in Afghanistan, ma il caso di Rahmatullah, sequestrato illegalmente dai servizi segreti, dimostra che cosa sia veramente la giustizia in quel paese. A lui sono negati i diritti di difesa e un processo giusto”.
“L’avvocato che abbiamo ingaggiato per la difesa non ha avuto la possibilita’ di accedere al fascicolo per sapere cosa sia successo”.
 
In Italia ci si dimentica troppo in fretta delle campagne che sino a ieri erano in primo piano.
E i politici ben consci di questa corta memoria dell’elettorato, fanno altrettanto.
 
La campagna per la liberazione di Rhamatullah Hanefi non può finire nel dimenticatoio proprio ora che l’operatore umanitario afghano è a rischio della vita.
 
D’Alema lo abbiamo visto sorridente
sulla Luna Rossa di Tronchetti Provera,
parevano il Titanic della politica e dell’industria del nostro Paese,
peccato non sia apparso l’iceberg risolutore.
 
Ora il baffetto ministro degli esteri è tutto impegnato
a rattoppare lo scandalo intercettazioni Unipol,
è lecito per noi semplici cittadini a cui stanno a cuore i diritti umani
chiedergli di tornare a fare il suo dovere?
 
L’unico rene di Rhamatullah Hanefi vale molto più di mille lune rosse.

“Torneremo in Afghanistan solo quando Rahmat sara’ liberato e se il capo dei servizi segreti di Kabul ritirera’ le gravi accuse lanciate contro di noi di complicita’ con i terroristi”.
speriamo presto Teresa,
inshallah
 
guerrilla radio

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Bush in Italia col fantasma di una nuova guerra fredda

George W. Bush è arrivato in Europa col preciso intento di sponsorizzare il suo scudo stellare,
che rischia di riportarci alla vigilia della terza guerra mondiale,
quando l’allora URSS aveva tentato di installare rampe di missile a Cuba,
e John Kennedy aveva minacciato il ricorso all’arma atomica.
 
Forse Bush ha deciso che non avendo lasciando un solco abbastanza profondo nel mondo durante il suo mandato (guerra permanente al “terrorismo”, licenza di sequestro e tortura globalizzata, attacchi preventivi)
vuole proprio che il mondo finisca con lui.
 
L’Italia intanto senza chiedere alcunchè al parlamento,
di nascosto anche dall’opinione pubblica,
con quel genio di Parisi ha deciso di firmare l’accordo per il piano militare avvallando questa politica che  ci riporta dritti dritti in piena guerra fredda.
 
Sabato arriva mr president a Roma,
prepariamogli una degna accoglienza…
 
Guerrilla radio
 
Noam Chomsky ci spiega cosa significa questa scudo stellare in Europa:
 
L’installazione di un sistema di difesa missilistica in Europa orientale è praticamente una dichiarazione di guerra.Provate a immaginare come reagirebbero gli Stati Uniti se la Russia, la Cina, l’Iran o qualunque potenza straniera osasse anche solo pensare di collocare un sistema di difesa missilistica sui confini degli Stati Uniti o nelle loro vicinanze, o addirittura portasse avanti questo piano. In tali inimmaginabili circostanze, una violenta reazione americana sarebbe non solo quasi certa, ma anche comprensibile, per ragioni semplici e chiare.


E’ universalmente noto che la difesa missilistica è un’arma di primo colpo. Autorevoli analisti militari americani la descrivono così: “Non solo uno scudo, ma un’abilitazione all’azione.” Essa “faciliterà un’applicazione più efficace della potenza militare degli Stati Uniti all’estero.” “Isolando il paese dalle rappresaglie, la difesa missilistica garantirà la capacità e la disponibilità degli Stati Uniti a “modellare” l’ambiente in altre parti del mondo.” “La difesa missilistica non serve a proteggere l’America. E’ uno strumento per il dominio globale.” “La difesa missilistica serve a conservare la capacità americana di esercitare il potere all’estero. Non riguarda la difesa; è un’arma di offesa ed è per questo che ne abbiamo bisogno.” Tutte queste citazioni vengono da autorevoli fonti liberali appartenenti alla tendenza dominante, che vorrebbero sviluppare il sistema e collocarlo agli estremi limiti del dominio globale degli Stati Uniti.

La logica è semplice e facile da capire: un sistema di difesa missilistica funzionante informa i potenziali obiettivi che “vi attaccheremo se ci va e voi non sarete in grado di rispondere, quindi non potrete impedircelo.” Stanno vendendo il sistema agli europei come una difesa contro i missili iraniani. Se anche l’Iran avesse armi nucleari e missili a lunga gittata, le probabilità che le usi per attaccare l’Europa sono inferiori a quelle che l’Europa venga colpita da un asteroide. Se dunque si trattasse davvero di difesa, la Repubblica Ceca dovrebbe installare un sistema per difendersi dagli asteroidi. Se l’Iran desse anche il minimo segno di voler fare una simile mossa, il paese verrebbe vaporizzato. Il sistema è davvero puntato contro l’Iran, ma come arma di primo colpo. Fa parte delle crescenti minacce americane di attaccare l’Iran, minacce che costituiscono di per sé una grave violazione della Carta delle Nazioni Unite, sebbene questo tema non emerga.

Quando Gorbaciov permise alla Germania unita di far parte di un’alleanza militare ostile, accettò una grave minaccia alla sicurezza della Russia, per ragioni troppo note per rivederle ora. In cambio il governo degli Stati Uniti si impegnò a non allargare la Nato a est. Questo impegno è stato violato qualche anno più tardi, suscitando pochi commenti in Occidente, ma aumentando il pericolo di uno scontro militare. La cosiddetta difesa missilistica aumenta il rischio che scoppi una guerra. La “difesa” consiste nell’aumentare le minacce di aggressione in Medio Oriente, con conseguenze incalcolabili, e il pericolo di una guerra nucleare definitiva.

Oltre mezzo secolo fa, Bertrand Russell e Albert Einstein lanciarono un appello ai popoli del mondo perché affrontassero il fatto che ci troviamo di fronte a una scelta “netta, terribile ed inevitabile. Dobbiamo porre fine alla razza umana, o l’umanità è disposta a rinunciare alla guerra?” Accettare il cosiddetto “sistema di difesa missilistica” colloca la scelta a favore della fine della razza umana in un futuro non troppo distante.

Da una lettera inviata a Jan Tamáš
24.05.2007
Noam Chomsky

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