Mentre il quotidiano israeliano Haaretz e un ministro di Olmert
chiedono allo stesso governo il rilascio di Marwun Barghuti,
l’unico degno erede di Arafat in grado forse di ricondurre
la popolazione alla sua storica unità identitaria,
Gaza è in grave crisi umanitaria,
grazie a Israele che ha stretto ancora di più
il filo spinato della più grande prigione a cielo aperto della storia.
E l’esercito di Tel Aviv prosegue nei suoi attacchi terroristici dal cielo,
dall’altronde, deve pensare l’arguta mente di Olmert,
se lo fa la NATO in Afghanistan chi me lo impedisce a me di uccidere quei cani di civili palestinesi rinchiusi a Gaza?
Ali Rashid ieri su il Manifesto ci ricorda come la fine dell’occupazione resta la questione fondamentale,
ora di nuovo messa da parte, e ci invita comuque a sperare:
“…E’ già iniziato dentro Al Fatah un dibattito politico incentrato sulla rinascita del movimento, stroncato in passato dagli stessi settori corrotti dell’Anp e mai ripreso, sulla democrazia interna al movimento e alla società, e infine sulla resistenza all’occupazione israeliana, che rimane la questione fondamentale. Anche in Cisgiordania ci sono stati episodi di uccisioni di responsabili di Hamas da parte dei gruppi armati di Al Fatah, di saccheggi e incendi di case, uffici e sedi di associazioni che assistono i più bisognosi. Questi fatti dimostrano che Al Fatah non esiste più come movimento politico e progressista, è stata sostituita da gruppi paramilitari. Il governo di emergenza istituito da Abu Mazen è una forzatura che può anche comportare qualche utilità politica nell’immediato, ma sul piano giuridico non trova nessuna legittimazione. Potrebbe sembrare un colpo di stato in risposta a un altro, dove lo stato non esiste. Tutti sembrano una brutta caricatura di se stessi e di ciò che vorrebbero essere.
La comunità internazionale, Stati Uniti ed Europa in testa, insieme a un pezzo del mondo arabo, ha dichiarato il proprio sostegno ad Abu Mazen contro Hamas, ma non per porre fine all’occupazione israeliana. Il premier israeliano ha manifestato il suo appoggio al nuovo governo di emergenza e ha promesso di facilitarne l’iniziativa, a condizione di strangolare Gaza, ha detto di essere disposto a riprendere le trattative, ma non ha detto nulla sulla fine dell’occupazione né ha citato le nuove colonie ebraiche in costruzione, il muro e la repressione, le uccisioni quotidiane e la distruzione sistematica.
Oggi, la comunità internazionale si è resa conto dei pericoli che la degenerazione del conflitto israelo-palestinese può comportare per tutta la regione e si sta muovendo, accennando una propria iniziativa. È una novità positiva, il resto spetta ai palestinesi, che devono riportare Hamas alla ragione e già hanno lanciato i primi segnali condannando la sua scellerata iniziativa di carattere esclusivamente militare. Sono arrivati segnali dall’interno della stessa Hamas, segnali ancora più importanti stanno arrivando da molti settori di Al Fatah, sia a Gaza che in Cisgiordania, e da molti quadri della sinistra palestinese usciti dal dimenticatoio in cui sono stati relegati dalla stessa Anp. Sono certo – e questo è un sentito invito – che questo risveglio non avverrà in solitudine, che il manifesto potrà essere il luogo dove sarà scritta, conosciuta e partecipata questa rinascita della Palestina, che le forze di sinistra, oltre allo sforzo per la loro unità, trovino anche l’energia per sostenere la nostra. E molti segnali positivi sono già arrivati. La Palestina è come l’araba fenice che si rigenera dalle sue ceneri. La morte sta alle spalle, all’orizzonte ci sono la vita e la libertà, nessun’altra direzione ci ammalia.”
g.r.