Agosto 2009

Don Albino Bizzotto digiuna per noi

Lontano per miglia e sentore da località di villeggiatura dove si pratica il cannibalismo accalcati dinnanzi a copiosi buffet, mi ritrovo immerso in un’umanità che umilmente digiuna, chi per scelta, chi per necessità, chi per obbligo.

Digiunano per scelta un miliardo e mezzo di musulmani nel mondo per onorare il Ramadan,

il sacro mese che svuota di grassi e zuccheri il corpo, per far lievitare gli spiriti.

 

Digiunano per necessità i miserabili del mondo,

stringono la cinghia per contrastare una fame imposta dai loro oppressi,

qui nei campi profughi di Gaza come negli slum di Nairobi,

nei villaggi polverizzati dalla guerra nel nord del Kivu.

 

Digiuna per un ottemperare ad un obbligo imposto da quello in cui più crede,

la pace ancora prima che la fede,

un piccolo grande uomo,

a Vicenza.

 

Don Albino Bizzotto è ormai giunto all’undicesimo giorno di sciopero della fame:

 

http://www.beati.org/

 

 

La sua roulotte è parcheggiata sulla rotatoria dell’incrocio tra Viale Dal Verme e Viale Ferrarin. Andate a porgergli una rosa, o un goccio di acqua fresca, il vostro cuore come ventaglio per allievare le sofferenze del digiuno.

 

Forza Albino,

siamo con te perchè tu sei con noi.

 

Restiamo Umani

 

Vik da Gaza city

 

 

ps.

Il terrorismo israeliano ha mietuto

un’altra innocente vittima:Mohammad Nadi Al-‘Attar pescatore palestinese fatto a pezzi dalla marina israeliana.  

Dopo questo ennesimo omicidio abbiamo deciso di tornare in mare a scortare come scudi umani i pescatori dinnazi alle navi da guerra israeliane.

 

Non stancatevi di tifare per i diritti umani.

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Ramadan 2009 in Palestina

Il sole che ambra la pelle e arroventa le notti è lo stesso, ma l’ingiustizia di due estati a confronto è palpabile anche per una mente superficiale.

Restiamo Umani.

L’ESTATE ISRAELIANA:

L’ingiustizia dell’occupazione non costa nulla agli Israeliani

Francamente, non è superfluo tutto ciò? Che il presidente degli Stati Uniti consacri buona parte del suo tempo prezioso e della sua buona volontà per tentar di convincere della necessità di por fine al conflitto arabo-israeliano. Che gli europei si tengano pronti ad entrare in azione e che metà del pianeta sia in attesa. Ma siamo sinceri: perché tutta questa agitazione attorno a noi? I coloni potrebbero lanciare grida e bloccare le strade. Le Forze di Difesa Israeliane potrebbero perdere d’importanza e le informazioni potrebbero anche diventare noiose. Il vigneto nelle alture del Golan potrebbe chiudere, come la boutique dei vini nella colonia di Ofra.
Il fatto è che la vita in Israele è gradevole.

Perciò chi potrebbe davvero aver voglia di riflettere sulla pace, sui negoziati, sui ritiri, sul “prezzo” da pagare e su tutto questo inutile scompiglio? I caffè sono pieni e i ristoranti sono gremiti. La gente è in vacanza. I mercati sono in rialzo. La televisione ci anestetizza, le autostrade sono imbottigliate e i festival segnalano il tutto esaurito.

La Scala ha dato uno spettacolo nel parco e ora si attende Madonna, la spiagge sono nere di turisti, stranieri e locali. L’estate 2009 è meravigliosa. Perciò, perché voler cambiare qualcosa?
L’ingiustizia dell’occupazione non costa nulla agli Israeliani. Qui la vita è incomparabilmente migliore che nella maggior parte dei paesi.
Israele è stato meno colpito degli altri dalla crisi finanziaria globale. Ci sono dei poveri, ma non come nel terzo mondo e i ricchi e le
classi medie sono stati relativamente risparmiati.
Anche la sicurezza è buona. Niente attacchi terroristici. Niente Arabi. E quando il terrorismo è in declino, come è il nostro caso da qualche anno, chi si ricorda ancora del “problema palestinese”? L’esercito e il Primo Ministro Benjamin Netanyahu possono ancora farci paura con la minaccia di attacchi terroristici ma intanto, non ce ne sono. Allo stesso modo della minaccia nucleare iraniana, che non è ancora altro che una vaga eventualità. Attualmente, ci si sente in sicurezza, in Israele.
E’ vero che si assiste talvolta ad esplosioni di violenza, ma queste si verificano in generale alle frontiere del paese e non interessano gli
abitanti del centro. Lanci di razzi Qassam su Sderot o di Katyusha su Kiryat Shmona? E allora? Sono seguiti sempre da un periodo di calma, come in questo momento. Il muro di divisione, i media, il sistema educativo e la propaganda politica fanno un buon lavoro per creare un’illusione e far dimenticare ciò che deve essere dimenticato e nascondere ciò che conviene nascondere.

Loro, sono laggiù e noi, noi siamo qui e la vita qui è stupenda, anche se non è il paradiso. Come la Svizzera? No, ancor meglio.
Abbiamo sempre saputo dare una certa importanza al piacere di vivere.
Pratichiamo il culto della sicurezza, nostra vera religione, e commemoriamo l’Olocausto. Qui, voi potete allo stesso tempo divertirvi e
giocare il ruolo di vittime, far festa e lamentarvi. Conoscete forse un altro posto al mondo come questo?
Siccome l’ingiustizia dell’occupazione non costa nulla agli Israeliani,  l’occupazione non finisce mai. Non cesserà finché gli Israeliani non stabiliranno un legame tra l’occupazione e un costo che verrà loro imposto. Non vi metteranno mai fine di propria iniziativa, e perché dovrebbero farlo?
Nemmeno l’attacco terroristico più crudele che abbia colpito il paese ha fatto germogliare tra gli Israeliani l’idea che potrebbe esserci una relazione di causa ed effetto tra occupazione e terrorismo. Grazie ai media e ai politici – i due agenti più efficaci per anestetizzare ed
accecare la società israeliana – ci viene spiegato che gli Arabi son nati per uccidere, che il mondo intero è contro di noi, che il
trattamento che ci viene riservato è l’antisemitismo, e che non c’è alcun legame tra i nostri atti e il prezzo da pagare.
Per nostra maggior fortuna, non è previsto all’orizzonte alcun blocco internazionale o bagno di sangue.

Allora, perché preoccuparsi? Certo, il mondo intero comincia ad aggrottare le sopracciglia. E allora? Gli Israeliani sono convinti che, in ogni modo, il mondo intero ci detesta.
Finché non saremo privati dei piaceri della vita, non abbiamo alcuna ragione di preoccuparci. Chiedete agli Israeliani le ragioni di questo ostracismo e sentirete subito delle rimostranze verso la terra intera piuttosto che la minima autocritica, che Dio ce ne guardi. Gli
Israeliani non si accontentano di darsi alla bella vita. Hanno anche un alto concetto di sé, della propria moralità, quella del loro esercito e del loro paese.
Tutto ciò sarebbe veramente stupendo se non fosse per il nostro pericoloso accecamento e la prevedibile fine, veramente non felice, di
tutta questa storia.
E’ ancora un’estate magnifica a Tel Aviv – come a Gaza e a Jenin – ma una parte del mondo sta per esplodere contro di noi.

In quel momento reciteremo la parte della povera vittima stupita, un ruolo al quale siamo particolarmente affezionati.

Gideon Levy

(la traduzione italiana è stata curata da Maria Chiara Tropea)

L’ESTATE PALESTINESE:

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Angeli chiusi in gabbia e neonazismi travestiti da siti di informazione

Da settimana scorsa i cuccioli d’uomo di Gaza city sono primatisti mondiali nel Guinness Dei Primati,
e quindi assurti agli onori dell’attenzione mediatica,

 

non perché durante 3 giorni di bombardamenti 430 di loro sono stati uccisi e 1.855 sono rimasti feriti.

Non per la più alta densità di bambini intrappolati in una minuscola Striscia di terra.

Non per gli elevatissimi tassi di malnutrizione (a Gaza, un bambino su 10 è affetto da deperimento)
di anemia,  (uno su 2 è affetto da anemia,1 su 3 da ritardi della crescita e il 75% dei bambini sotto i 5 anni soffre di carenze di vitamina A).

Primatisti a Gaza non perchè la maggioranza dei bambini muore nel primo mese di vita poiché nati prematuramente o con peso insufficiente alla nascita, a causa della mancanza di medicinali, attrezzature e assistenza appropriata (TUTTI DATI UNICEF),

come risultato della criminale poltiche di assedio e occupazione israeliane.

 

Ma primatisti per essere riusciti a far volare contemporaneamente tremila aquiloni oltre il filo spinato e le torri dei cecchini al confine che li osservavano.

 

Un palliativo alla libertà negata.

 

Angeli in gabbia,
come imparare a volare via dall’assedio di Gaza:

Sempre sulla carne innocente dei bambini palestinesi,
c’è che si diletta a marchiare la menzogna della propaganda sionista.

Cosa vedete in questa foto?

 

 

altre foto:
http://almoltaqa.ps/english/showthread.php?p=50007

A due occhi lucidi e coerenti,
appaiono dei giovani sposi accompagnati per mano dalle damigelle sulla via dell’altare.

Spacciando per notizia quella che è in realtà è un’invenzione, una bufala,
alcuni siti e forum hanno denunciato quelle foto come la dimostrazione di atti di pedofilia legalizzata in Palestina.

Che quelle damigelle non sono in realtà damigelle ma le incoscienti spose date in pasto a centinaia di pedofili.

 

Io che stavo a 200 metri da dove si è celebrato il matrimonio collettivo,
sorseggiando un milkshake,
confermo l’autenticità della scena da me sopradescritta.

 

Non sono le spose quelle bambine,
sono solo le damigelle.
Capito miei piccoli  tg4 ambulanti???

 

Invito chi a cuore verità e giustizia a a mobilitarsi ed andare a esprimere un opinione di diniego e disgusto su questi siti spacciatori di immondizia come  fossero notizia :

 

http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/post/2311687.html

 

http://hurricane_53.ilcannocchiale.it/

 

http://www.nntp.it/cultura-storia/2021970-pedofili-organici-di-hamas.html

 

http://forum.gamesvillage.it/showthread.php?t=754317

 

Attorno a questa clamorosa bufola addirittura si riunisco sdegnati gruppi su facebook:

 

http://apps.facebook.com/causes/329391

 

Quelle più fastidiose, fra tutte queste pagine online,
sono quelle che si elevano a difesa dei diritti delle donne,
esclusivamente quando le donne sono discriminate da “islamisti”,
non un fiato di denuncia contro gli stupri dei nostri concittadini da Palermo a Milano a danno di extracomunitarie:

 

http://milleeunadonna.blogspot.com/2009/08/foto.html

 

Nelle stile razzista e ipocrita di milleeunadonna,
come le trattano gli “ebrei” le donne nei paesi musulmani?
Leggiamo un passo da un passato rapporto di Amnesty:

 

“Le restrizioni imposte dalle autorità israeliane hanno determinato tassi record di povertà, disoccupazione e problemi sanitari per l’intera popolazione dei Territori Occupati. Le limitazioni di movimento, il rifiuto o il divieto di passaggio ai checkpoint, i blocchi e i coprifuoco causano complicazioni a catena alle donne che hanno bisogno di cure mediche, con esiti in diversi casi mortali.

 

Decine di donne sono state costrette a partorire ai posti di blocco o in strada, perdendo in diversi casi i loro neonati a causa del divieto di passaggio imposto dai militari israeliani. La paura di non essere in grado di raggiungere un ospedale in tempo per partorire è diventata una delle principali ragioni di ansia per le donne palestinesi.

 

Come potenza occupante, ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra, Israele ha l’obbligo di garantire adeguate cure mediche alla popolazione palestinese di Gaza e della Cisgiordania, specialmente alle donne in gravidanza. Tuttavia, Israele ignora sistematicamente quest’obbligo e spesso l’esercito impedisce l’accesso ai servizi sanitari alle donne, ai bambini e agli uomini”

 

E come le trattano i “cristiani” le donne musulmane?
Estrapolo da un gran pezzo giornalistico di Fulvio Grimaldi:


“Oggi l’Iraq è un paese con due milioni di vedove di guerra, 5 milioni di orfani, 2 milioni di sfollati e 4 milioni di rifugiati all’estero che sopravvivono nell’indigenza più assoluta, in minima parte tenuti dall’UNHCR con la bocca sopra la linea di galleggiamento. Un altro milione e mezzo è stato spazzato via da 13 anni di sanzioni. In totale tra morti ammazzati e espulsi dal circuito della cittadinanza, dal futuro, quasi vent’anni di guerra imperialista all’Iraq hanno sottratto dieci milioni di persone su 25: il 40% di una nazione. Forse soltanto Re Leopoldo del Belgio, con i suoi 20 milioni di congolesi trucidati, era riuscito a far meglio. L’80% degli iracheni, secondo la riduttiva statistica ONU, ha subito ferimenti, sequestri, morte. Non c’è famiglia irachena che non abbia vissuto la scomparsa, l’incarceramento, o la soppressione dopo tortura di uno dei suoi membri. Jewad, il cui pallone finì in un fosso su un cadavere, quando aveva nove anni, non riesce più a guardare un pallone. L’incombenza dei rastrellamenti e degli arresti arbitrari da parte di milizie o guardie, dopo quelli dei 60mila incarcerati senza processo e senza avvocati dagli Usa, è costante per qualsiasi cittadino che si muova oltre le muraglie “israeliane” erette dai pulitori confessionali attorno al suo quartiere o villaggio. Tra i profughi all’estero, tenuti al margine di società, lavoro, scuola, sanità, si è inevitabilmente sviluppato la “prostituzione di sopravvivenza”. Le irachene vengono chiamate tout court “profughe puttane”. Il loro mestiere è agevolato dal fatto che nel loro paese “liberato”, in carcere o per strada, avevano già subito stupri. C’è qualche ginocrate del femminismo anti-velo che si inalberi? “

 

Successe così ai tempi del nazismo.
In sordina, gli ebrei venivano dipinti come dei mostri,
tanto valeva metterli nei forni.

 

Succede oggi in tempi di islamofobia,
se i palestinesi sono tutti pedofili vale la pena tiragli addosso una bomba atomica,
oltre il fosforo bianco che ancora respiriamo da gennaio.

approfondimenti:

 

http://blogs.news.sky.com/foreignmatters/Post:dcc9d723-8046-4857-b618-5c1135ba6417

 

 

Restiamo Umani
 

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