Maggio 2007

Rosaria Schifani e i tentacoli della mafia fra presente e futuro.

Così, durante i funerali del 25 maggio 1992,
Rosaria Schifani vedova di Vito agente della scorta morto nella strage di Capaci:

Rosaria è tornata a Palermo,
con suo figlio 15 anni dopo: –
anniversario morte falcone e borsellino
 
“La gente mi evita, teme la mafia”
 
“Lo Stato si è fermato. I magistrati hanno ripreso a litigare fra loro. Divisi fra amici di Grasso e amici di Caselli. Ancora? Basta. Come ai tempi di Falcone. Senza mai riconoscere i meriti di chi lavora davvero. Sono contenta per tante inchieste che hanno fatto scoprire dei traditori pure all’interno dell’apparato investigativo. Ma non basta. Lo Stato s’è fermato troppe volte. Perché lo Stato ha paura di guardarsi dentro”.

”Sciolsero il Gruppo Stragi quando ancora stavano lavorando sui mandanti occulti di Capaci e via D’Amelio. E’ come se lo Stato avesse voluto interrompere quel lavoro. Quanti libri sono usciti su quelle ed altre inchieste. I magistrati diventano scrittori. Ma non ci dicono fino in fondo in quali misteri si sono impantanati. A cominciare dalla cassaforte vuota di Riina, dal databank di Falcone con la memoria cancellata, dalla borsa fatta sparire dalla macchina di Borsellino con l’agenda dentro”. –
intervista a schifani-
 
 
 
”A Palermo con mio figlio 15 anni dopo. La gente mi evita, teme la mafia”
 di Felice Cavallaro (Corriere della Sera, 22 maggio 2007)

Quindici anni dopo la strage di Capaci, è tornata a Palermo Rosaria. Con il suo Manù che aveva appena quattro mesi quando restò orfano. La giovane vedova, sempre ricordata per quell’acuto dolente rivolto ai mafiosi, ”Vi perdono, ma inginocchiatevi”, ha scrutato per cinque giorni la città dove il marito Vito Schifani morì dilaniato con altri due colleghi per proteggere Giovanni Falcone. Eccola con Manù in centro, in vacanza come una turista, fra Politeama e Teatro Massimo dove nessuno la riconosce. A passeggio nella borgata dove nacque, a Vergine Maria, con il ragazzo che lei ha fatto crescere in Toscana.

E Manù ha scoperto solo adesso con inquietudine i vicoli, le casette basse fra lungomare e cimitero dei Rotoli, gli angoli abbelliti, ma anche il disastro della vicina Arenella, la spazzatura agli angoli, le costruzioni abusive. Con gli occhi di un ragazzo stupito, disorientato davanti alla città ritrovata: ”Mamma perché Palermo è così bella e così brutta?”. Rosaria ha ricostruito la sua vita lontano da Vergine Maria e dall’Uditore, il quartiere dei genitori. Ma ha voluto accompagnare Manù nella città da dove l’aveva portato via. Ha ripercorso le strade dell’infanzia, ha rivisto parenti, incrociato conoscenti.

Un viaggio, un calvario. La prima posta è la casa natia, due ulivi, il mare di fronte. Una donna s’avvicina, incerta. ”Sei la figlia di Lina?”. ”Ho colto affetto. Ma è scattato subito un rifiuto”, spiega Rosaria turbata su queste viuzze a due passi dal cimitero. Le case dei vivi a ridosso delle tombe. Le case sulla costa dominate da croci e gentilizie che scivolano sul pendio. Morte e vita impastate. ”Gli uomini non si avvicinano. Contorti come i vicoli. Hanno paura, incontrandomi, fermandosi e parlando, di dare l’impressione di pensarla come me. E allora tanti fingono di non vedermi: meglio non averci a che fare. E gli sguardi mi attraversano come fossi trasparente. Ma non dovrebbe essere il contrario? Dovrei essere io a non volere avere a che fare con loro”. Manù osserva e chiede: ”Si vergognano di te, mamma?”.

Ha trovato la casa delle vacanze su Internet, a due passi da Villa Igiea. ”Bellissima”, gioisce dal balconcino sul mare e sui pizzi della Tonnara Florio. Ma si rabbuia subito, mentre due ragazzotti schizzano in moto senza caschi: ”La spiaggia, una distesa sterrata. Il mare bagna polvere e immondizia. Dov’è il Comune? Hanno fatto le elezioni e hanno un sindaco. Ma c’è un netturbino? Un vigile urbano che si occupi delle norme da rispettare? La facciata di Palermo finalmente appare vivibile nel centro della città. Qualcosa è stata fatta, si vede. Ma un sindaco non deve lavorare sul bello, deve occuparsi del brutto. Chiedo scusa, ma non mi sembra che Palermo sia andata avanti”.

Tornerebbe Rosaria a vivere qui? ”Manco morta. A Palermo sento odore di mafia, l’arroganza del quartiere, della politica ridotta ad affare, del parcheggiatore abusivo, dei commercianti meravigliati quando chiedo lo scontrino. Da sola ci starei. Per sfidare quei maledetti che condizionano pure il respiro dei nostri parenti. Qui prevale il doppio. La costa sembra bella ed è brutta per le costruzioni che la assediano. Le case sembrano brutte, ma dentro sono belle. Per nascondere, per confondere, per scansare invidie. Prevale il contrasto. Guardo e mi rattristo. Qui non cambia niente”.
E’ l’amara sensazione che l’accompagna attraversando la città, indicando a Manù l’Albero Falcone, arenandosi nel traffico intorno al Palazzo di Giustizia.

Da lontano ha pensato che potesse cambiare qualcosa? ”Poteva cambiare tutto. Ma lo Stato si è fermato. I magistrati hanno ripreso a litigare fra loro. Divisi fra amici di Grasso e amici di Caselli. Ancora? Basta. Come ai tempi di Falcone. Senza mai riconoscere i meriti di chi lavora davvero. Sono contenta per tante inchieste che hanno fatto scoprire dei traditori pure all’interno dell’apparato investigativo. Ma non basta. Lo Stato s’è fermato troppe volte. Perché lo Stato ha paura di guardarsi dentro”.
E’ un atto d’accusa con il quale evoca una stagione investigativa: ”Sciolsero il Gruppo Stragi quando ancora stavano lavorando sui mandanti occulti di Capaci e via D’Amelio. E’ come se lo Stato avesse voluto interrompere quel lavoro. Quanti libri sono usciti su quelle ed altre inchieste. I magistrati diventano scrittori. Ma non ci dicono fino in fondo in quali misteri si sono impantanati. A cominciare dalla cassaforte vuota di Riina, dal databank di Falcone con la memoria cancellata, dalla borsa fatta sparire dalla macchina di Borsellino con l’agenda dentro”.
Un consiglio? ”Per Provenzano e compagnia non parlate di cicoria, vizi e vezzi. Non create e non amplificate il mito. Abbiamo di fronte solo assassini”.

Chi è Provenzano? ”Un signore che, col suo misticismo, prende in giro anche Dio”.

Se potesse parlargli? ”Una domanda ce l’ho. Perché furono fatte le stragi? Questo voglio sapere, visto che la giustizia arriva e si ferma solo a voi boss. Ma la mafia è mafia quando si associa a qualcosa che si muove in altri ambienti. No, forse è meglio un altro tono: se può fare quest’atto di carità, signor Provenzano, parli per favore. So che forse è utopia. Capisco che potrebbe temere di essere avvelenato in carcere, com’è successo altre volte in Italia, ma faccia la carità a questo popolo senza verità. Si liberi signor Provenzano e muoia almeno senza questo peso. Ti scade l’affitto, Bernardo Provenzano. Sei anche tu di passaggio. Liberati dal male, liberaci con la verità”.

L’inquietudine maggiore? ”Il mistero delle stragi a Palermo. Perché non a Roma, dove Falcone era un bersaglio facile? A che cosa doveva servire il segnale di Palermo? Bisogna scoprire le complicità alte, visto che tutto accadde mentre si stava eleggendo il Presidente della Repubblica”.

Chi potrebbe convincere Provenzano a parlare? ”I suoi figli. Ho notato una differenza con quelli di Riina. Una diversità segnata forse dal ruolo della donna. ‘I miei ragazzi non devono delinquere’, avrà detto la madre. Mentre la moglie di Riina, sorella di Bagarella, non mi pare che abbia fatto lo stesso. Ecco perché oggi mi interessa di più la famiglia Provenzano. Ai suoi figli parlerei: aiutate vostro padre a confessare. Tu, figlio di Provenzano che insegni a scuola, insegna a tuo padre a cambiare”.

Rosaria insiste quindi su pentimento e perdono? Si può ancora ripetere quel «perdono, ma inginocchiatevi»? ”Intanto, chi lo vuole deve chiederlo. E agire. Inginocchiarsi significa parlare, raccontare, pentirsi davvero, non solo fare un patto con lo Stato. Perché con quei patti sono emerse solo mezze verità. Non basta. Serve solo la verità, anche se cruda. Non controfigure della verità nascosta occultando il contenuto di una cassaforte, cancellando e facendo sparire agende”.

Prevale il pessimismo? ”Ricordo l’incontro con la vedova di Pio La Torre, guardinga. Mi spiegò che eravamo vittime non di ‘segreti di Stato’, ma di ‘delitti di Stato”’.

Che immagine porta via Manù di questa Sicilia? ”Gli ho spiegato che, oltre ai boss con la coppola, in questo Paese troppi conviviamo con i mafiosi diventando ciechi. Io no, non posso farlo. Per Manù, cresciuto accanto a un uomo straordinario che chiama papà. Un uomo dello Stato, come lo era il mio Vito. Lo racconto perché perfino un vicino qui mi ha redarguito, agghiacciante: ‘Te lo sei portato appresso lo sbirro? La prossima volta, da sola’. Specchio di una mentalità che se ne infischia della società civile, pietrificata, immutabile, nonostante ogni tragedia, ogni anniversario”.
E Rosaria riparte. 

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La Mafia a Destra, l’Omertà a Sinistra

Con il 54,34% dei voti e una buona sporta di brogli Diego Cammarata è il nuovo sindaco di Palermo,
i palermitani hanno premiato il cavallo di troia di quest’uomo:

Se Totò Cuffaro indagato per concorso in associazione mafiosa, può continuare a esultare per l’ennesima vittoria elettorale conseguita,
Marcello del’Utri, altro palermitano doc, braccio destro di Berlusconi e già condannato in primo grado per mafia,
ieri ha smesso improvvisamente di sorridere,
per lui ennesima condanna, sebbene nessun telegiornale ne ha parlato:
 
“La Corte d’Appello di Milano ieri mattina ha confermato la condanna a 2 anni di reclusione per Marcello Dell’Utri e per il boss trapanese Vincenzo Virga, riconosciuti colpevoli di tentata estorsione aggravata ai danni del presidente della Pallacanestro Trapani, Vincenzo Garraffa.” …continua
 
 
 
Casa delle libertà vigilate sarebbe un nomignolo più consono, e non da oggi.
 
Sarebbe dovuto accadere un terremoto politico, in un paese civile qualsiasi,
invece da noi le televisioni tacciono,
il centrosinistra non commenta.
E via così…

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Casa delle Libertà? la cultura dell’assenteismo e della truffa aggravata

Report di ieri ha mostrato e dimostrato l’ennesimo scandalo nostrano,
la pietosa situazione della pubblica amministrazione tra nullafacenti liberi d’esserlo perché nessuno li licenzierà mai.
In apertura di puntata,
un’intervista a Vittorio Sgarbi che possiamo considerare il principe di questo malcostume delinquenziale:
vittorio sgarbi VIDEO condannato
 
 
 
Piero Ricca in questo video,
come in molti altri,
si guadagna la nostra stima andando a chiedere conto a Sgarbi della sua condanna.
L’attuale assessore alla cultura del comune di Milano è stato infatti condannato nel 1996 a 6 mesi e 10 giorni definitivi con sentenza della Prefettura di Venezia per il reato di falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, per produzione di documenti falsi e assenteismo mentre era dipendente del Ministero dei Beni culturali.
Vittorio Sgarbi giustificava le sue ripetute assenze presentando certificati medici in cui risultava affetto da “crisi allergico-matrimoniali” (preferiamo non commentare…).
 
La casa delle libertà e Letizia Moratti l’hanno messo alla cultura,
come a rimarcare la caratteristica culturale tutta italiana
di veder legiferare a Roma delinquenti condannati come Previti, Dell’Utri o Berlusconi.
 
guerrilla radio

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In attesa di un pedofily day

Questa vignetta di Vauro ha creato un putiferio:

 
 
Noi riteniamo che se il Vaticano vuole far cessare le continue allusioni
al fatto di essere pedofilo,
dovrebbe semplicemente cessare di proteggere e coprire la chiesa-pedofilia.
 
E di questa chiesa pedofila ci eravamo già occupati in questo post:
 
 
Ora riportiamo anche noi questo documentario della bbc che sta facendo discutere su internet. 
Video che ci ricorda come papa Benedetto xvi  è stato iscritto  nel registro degli indagati in un processo per pedofilia.
Come sono andati i fatti?
“Questo è un caso in sede civile in cui è stato denunciato Ratzinger per una lettera del 2001 nella quale ribadiva il contenuto della Instructio de modo procedendi in causis sollicitationis del 1962, documento inviato a tutti i vescovi e decretato di recente, in cui il Vaticano ordinava che un minore qualora avesse dichiarato al suo vescovo di un abuso sessuale da parte di un sacerdote avrebbe dovuto giurare il segreto perpetuo, sotto eventuale pena di scomunica. Ed eventuali documenti comprovanti scandali di questo genere commessi da sacerdoti avrebbero dovuto essere tenuto in un archivio segreto.”
 
 
Un papa pedofilo, insomma,
alla faccia della famiglia,
l’anno prossimo ci aspettiamo in piazza S. Giovanni un
Pedofily Day.
 
ps.
Santoro ha annunciato ieri che sta comprando i diritti per trasmettere il documentario su raidue,
vogliamo scommettere che  glie sarà impedito con ogni mezzo
minacciando di chiudere definitivamente il programma?
 
Scherza coi fanti ma lascia stare i santi,
oddio,
il giorno che faranno santo papa Ratzinger
mi aspetto di vedere il cielo pieno di nazi volanti.
 
 

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Il family day ad Arcore significa orgia

Chiudiamo per il momento l’argomento movimento Anti-Dico
andando a vedere chi si sono scelti gli hezbollah vaticani scesi in piazza S. Giovanni
come figura di mentore e guida dopo ovviamente il loro papa maledetto:
 
“C’è un attacco dell’Unione alla Chiesa e alla famiglia. I cattolici di sinistra vivono una contraddizione insuperabile: non si può essere al tempo stesso cattolici – e quindi riguardosi della dottrina della Chiesa – e allearsi con chi è frontalmente dall’altra parte. Noi diciamo no a caricature dei matrimoni”.
(Silvio Berlusconi al Family Day, 12 maggio 2007).
silvio berlusconi e veronica lario foto
 

 
Silvio Berlusconi sta alla famiglia ruiniamente intesa come una prostituta alla catechesi.
 
Infatti oltre averne di famiglie  seminate in giro parecchie,
con esiti che tutti abbiamo letto sulle prime pagine de La Repubblica,
per dare ancor più lustro alla sua reputazione  di cattolico buon padre di famiglia
riportiamo qui la trascrizione di una sua passata intercettazione telefonica:
 
Berlusconi. Marcello, iniziamo male l’anno!
Dell’Utri. Perché male?
Berlusconi. Perché dovevano venire due [ragazze, nda] di “Drive In” che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!
Dell’Utri. Ah! Ma che te ne frega di “Drive In”?
Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l’anno, non si scopa più!
Dell’Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!
Berlusconi. Senti, dice Fedele [Confalonieri, nda] che devi sacrificarti (…). Devi venire qui!
Dell’Utri. No, figurati!
Berlusconi. Purché le tette siano tette! Truccate soprattutto bene le tette! (…) Grazie, ciao Marcellino!
Dell’Utri. Un abbraccio, anche a Veronica. Ciao!
Berlusconi. Anche a te e tua moglie, ciao.
intercettazioni berlusconi dell’utri
(telefonata intercettata dalla Guardia di Finanza sul telefono della villa di Arcore – dove Berlusconi festeggia il Capodanno con Fedele Confalonieri e l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi – in un procedimento per bancarotta a carico di Marcello Dell’Utri. Milano, ore 20.52 del 31 dicembre 1986)

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Papa Benedetto XVI trovato in Internet fa mea culpa

Per stemperare l’atmosfera tesa creata ad arte
da quei sepolcri imbiancati della CEI per influenzare il voto in parlamento sui DICO,
guerrilla radio invita tutti i suoi visitatori e amici laici ad abbassare il capo,
e rivedersi il momento epocale del giorno dell’insediamento del papa che più volte abbiamo Benedetto da queste pagine:
Bagnasco, Ruini, Padre Livio Fanzaga
 

 
 
ps.
Ora premesso che da queste parti consideriamo la bestemmia come un torto verso chi è credente,
è necessario vedere quest’altro video per capire l’origine del doppiaggio (non da noi montato).
Germano Mosconi nei suoi famosi fuorionda,
ci ricorda ancora una volta di più la coerenza di questo Vaticano.
Infatti, sebbene rimarrà alla storia come il più grande bestemmiatore di tutti i tempi,
attualmente lavora per l’emittente padovana Telenuovo,
televisione, ironicamente, di proprietà dell’episcopato del Triveneto
(fonte: wikipedia)

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Family Day o meglio Multifamily Day???

Come lei sa, Eminenza reverendissima cardinale Camillo Ruini,
hanno aderito all’iniziativa del Family Day moltissimi politici così affezionati alla famiglia da averne due o tre a testa. Come Berlusconi, che ha avuto due mogli, senza contare le giovani e avvenenti attiviste di Forza Italia con cui prepara il Family Day nel parco di villa Certosa. Le cito qualche altro esempio da un bell’articolo di Barbara Romano su Libero. Vediamo la Lega, che fa fuoco e fiamme per la sacra famiglia. Bossi 2 mogli. Calderoli 2 mogli (la seconda sposata con rito celtico) e una compagna. Castelli, una moglie in chiesa e l’altra davanti al druido. Poi c’è l’Udc, l’Unione democratico cristiana, dunque piena di separati e divorziati. Divorziato Casini, che ha avuto due figlie dalla prima moglie e ora vive con Azzurra. Divorziati l’ex segretario Follini e il vicecapogruppo Giuseppe Drago, mentre la vicesegretaria Erminia Mazzoni sta con un divorziato. D’Onofrio ha avuto l’annullamento dalla Sacra Rota. Anche An è ferocissima contro i Dico. Fini ha sposato una divorziata. L’on. Enzo Raisi ha detto:”Io vivo un pacs”. Altro “pacs” inconfessato è quello tra Alessio Butti e la sua compagna Giovanna. Poi i due capigruppo: alla Camera, Ignazio La Russa, avvocato divorzista e divorziato, convive; al Senato, Altero Matteoli, è divorziato e risposato con l’ex assistente. Adolfo Urso è separato. L’unico big in regola è Alemanno:si era separato dalla moglie Isabella Rauti, ma poi son tornati insieme. Divorziati gli ex ministri Baldassarri (risposato) e Martinat (convivente). La Santanchè ha avuto le prime nozze annullate dalla Sacra Rota, poi ha convissuto a lungo. E Forza Italia? A parte il focoso Cavaliere, sono divorziati il capogruppo alla Camera Elio Vito e il vicecapogruppo Antonio Leone. L’altro vice, Paolo Romani, è già al secondo matrimonio: «e non è finita qui», minaccia. Gaetano Pecorella ha alle spalle una moglie e “diverse convivenze”. Divorziati anche Previti, Adornato, Vegas, Boniver. Libero cita tra gli irregolari persino Elisabetta Gardini, grande amica di Luxuria, che ha un figlio e (dice Libero) convive con un regista. Frattini, separato e convivente, è in pieno Pacs. Risposàti pure Malan, D’Alì e Gabriella Carlucci, mentre la Prestigiacomo ha sposato un divorziato. E al Family day ci sarà pure la Moratti col marito Gianmarco, pure lui divorziato.
Ecco, Eminenza, personalmente sono convinto che ciascuno a casa sua sia libero di fare ciò che vuole. Ma è difficile accettare l’idea che questi signori, solo perché siedono in Parlamento, abbiano dal ‘93 l’assistenza sanitaria per i conviventi more uxorio e vogliano negarla a chi sta fuori. E che lei Eminenza non abbia mai tuonato contro i Pacs parlamentari. Ora però non
vorrei che qualche Onorevole Pacs disertasse il Family Day per paura di beccarsi una scomunica. Perciò mi appello a lei: se volesse concedere una speciale dispensa almeno per sabato, ne toglierebbe d’ imbarazzo parecchi. Potrebbe pure autorizzarli a sfilare ciascuno con tutte le sue famiglie, magari entro e non oltre il numero di 3. Per far numero. Ne guadagnerebbe la partecipazione. Si potrebbe ribattezzare l’iniziativa Multifamily Day.

Marco Travaglio

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Torture made in Israel

Due note organizzazioni umanitarie israeliane
Betselem e Ha-Moked (vedi link)
denunciano le sistematiche torture a cui sono sottoposti i detenuti palestinesi,
detenuti illegalmente.
 
Ricordando la mia di detenzione,
in cui fui sottoposto a percosse,
privazione di cibo e del riscaldamento nella mia cella,
oltre che l’impossibilità di contattare ambasciata o avvocato,
non posso che ribadire quanto questo è stato niente,
in confronto a ciò che subiscono abitualmente i palestinesi nelle carceri israeliane.
 
Da ciò che emerge dalle ONG in questione, queste fra le tecniche di tortura più utilizzate dallo Shin bet, i servizi interni israeliani: la privazione del sonno per oltre 24 ore,
percosse “invisibili” per non lasciare tracce e la costrizione in posizione dolorose, quali  la “Shabah position” che più volte mi è stato raccontato provocare sofferenza insopportabile.
 
D’altronde, già in passato ci eravamo chiesti
quante “abuGhraib” esistono in Israele,
con la differenza che da lì non fanno uscire foto.
 
Le due organizzazione umanitarie richiedono a gran voce giustizia,
e alla Knesset, il parlamento israeliano,
di approvare presto una legge che vieti torture e sevizie.
 
Ma in uno stato che fa della tortura di stato
una delle sue principali bandiere per la sua personalissima “lotta al terrorismo”,
ogni piaga aperta sul corpo di un palestinese conta come per una pastore bastonare il suo animale.
 
Vittorio alias
guerrillaradio

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Contro il Vaticano Talebano questo blog si battezza terrorista come Andrea Rivera

aggiornamento

Dal primo maggio con Rivera

e da sempre contro questo Vaticano, Talebano,
questo blog attende anch’esso la benedizione a terrorista dall’Osservatore Romano.
 
ps. ai vari Bagnasco, Ruini, Padre Livio Fanzaga e Papa Nazi, fautori primi di un terrorismo strisciante nei confronti degli omosessuali,
 dal mio sconcio aspersorio laico io vi DICO:
“che siate maledetti!”
 
ps2. Da ieri Andrea Rivera non potrà più prendere l’ostia in chiesa,
poco male, andrà ad Ostia a prendere il sole.
Vigiliamo però, affinché sia possibile ancora scorgerlo in televisione.
 
guerrilla radio
vittorio arrigoni sito anticlericale
——————————————————–
 
 
Ringraziando Andrea Rivera che si è personalmente palesato commentando questo nostro umile post a suo supporto,
ricalchiamo pari pari
e sottoscriviamo inviandola,
questa epistola che l’hermano di guerrillaradio Subcomandante1928  ha confezionato e già fatto pervenire come testimone delle nostre rimostranze
nei riguardi del Guardone Romano.
 
Qui l’indirizzo mail esatto:
ornet@ossrom.va
 
Qui la lettera da copiaincollare e inviare dopo aver posto la propria firma in calce:
—————–
Caro direttore,
con leggero ritardo le scrivo circa le polemiche che hanno coinvolto il suo giornale e il conduttore del concerto del Primo Maggio, Andrea Rivera. A quanto leggo, così è stato scritto sul suo giornale: “E’ terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. E’ terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell’amore, l’amore per la vita e l’amore per l’uomo.” 
E ancora: “E’ vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. Ed usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire pur facendo tutt’altro mestiere”.
Caro direttore, vorrei ricordarLe quanto scritto nell’art.21 della Costituzione Italiana: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” Le esprimo, dunque, la mia profonda amarezza e costernazine per quanto è stato scritto sulle pagine del suo giornale: terrorismo non sono le parole di Rivera, ma quello che è stato scritto sulle pagine sel Suo giornale. Terrorismo è, a mio parere, impedire al prossimo di esprimere liberamente la sua opinione, e questo non solo mediante mezzi più “storicamente” coercitivi, ma anche con intimidazioni psicologiche e pretestuose, quale è stata quella del suo giornale. Tanto più che Rivera ha detto cose Vere: che al gen. Pinochet siano stati accordati i funerali è un dato di fatto. Come lo è la posizione della Chiesa Cattolica sulla teoria dell’evoluzionismo. Non si rifugi, dunque, nel solito meandro della “confusione intellettuale”, o in ricostruzioni artificiose dell’accaduto.
Riconosca candidamente che il suo giornale ha compiuto un atto coercitivo nei confronti di Andrea Rivera.
Mi permetta di citare ancora dal suo Giornale: ” I sindacati ed altri partecipanti alla manifestazione si sono dissociati dalle parole del ‘conduttore’. Eppure  resta il fatto che questo personaggio, al quale purtroppo si e’ costretti a concedere ora un’immeritata notorieta’, da qualcuno e’ stato scelto. E chi l’ha scelto non ha tenuto conto del momento che stiamo vivendo.” Caro direttore, intende forse chiedere la punizione corporale dei sindacati e di Rivera? Come ha detto Daniele Luttazzi, la satira non è violenza, non è sfottò contro i più deboli, non è terrorismo. E’ solo irriverenza.
Non voglio costringerla a condividere questa posizione, dal mio punto di vista lei è liberissimo di pensarla come vuole. Molto più umilmente mi piacerebbe che non si arrivasse a veti e intimidazioni psicologiche che, di fatto, impediscono una corretta e libera espressione delle proprie idee.
Scusandomi per il disturbo,
Cordiali Saluti

Nome e Cognome
——————–
è buona cosa passarparola.
 
 
ps.
Andrea dopo questa niente più ostia anche per noi,
tienici un posto sotto l’ombrellone dalle parti di Ostia beach.
 
guerrillaradio

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Il mantra dei primo maggio contro i colori dello sfruttamento.

Angelo Politi, 57 anni, morto schiacciato da una lastra di cemento.
Adriano Paolini, 58 anni, morto cadendo dall’alto in un cantiere edile
Luigi Careddu, 29 anni, morto folgorato dall’alta tensione
Nexhat Brika, 48 anni,  morto in un cantiere cadendo da un ponteggio alto tre metri.
Mario Zanier 49 anni, morto mentre stava eseguendo dei lavori con uno escavatore.
Luigi Cuomo, 40 anni, morto e schiacciato dal camion che guidava
Stefan Dumea, clandestino rumeno, morto folgorato.
Giovanni e Pasquale Colucci, morti a causa dell’esplosione di una bombola
Rosario Rinaldi, 22 anni morto precipitando dall’alto di un cantiere edile
Donato Vaccaro, 59 anni morto colpito alla testa dalla pompa del cemento di una betoniera.
E.M., 40 anni, morto  investito da un rullo di feltro che lo ha schiacciato.
Michele Grauso 55 anni, morto cadendo da un’impalcatura. 
Claudio Camaiani 43 anni, morto schiacciato da una lastra di cemento che si èsganciata da una gru.
Victor Rotari di 48 anni, morto travolto da un treno mentre era impegnato in lavori di sistemazione della linea ferroviaria…
 

 
A ora, , sono 346 i morti sul lavoro dall’inizio dell’anno
e 344526 gli infortuni, 8663 invalidi.
 
I Nomi dei lavoratori defunti sono il mantra del nostro primo maggio,
a salmodiare requiem sui caduti di questa guerra anonima.
Sono le morte bianche, spesso figlie del lavoro nero,
il colori dello sfruttamento.
 
A differenza dei soldati italiani caduti in disonore alla nostra costituzione,
precisamente in contrasto all’art 11 (l’Italia ripudia la guerra)
i lavoratori precari in precarie condizioni onorano sino alla fine l’articolo primo del testo dei nostri padri fondatori:
Art. 1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
 
Ma a differenza dei nostri soldati elevati al rango di eroi
per i caduti lavoratori non ci saranno minuti di silenzio (salvo oggi?)
ne corone di fiori inviati alle famiglie dalle più alte cariche istituzionali,
forse neanche il patetico trafiletto su di un giornale locale.
 
3-4 morti quotidianamente uccisi da un serial killer chiamato lavoro,
e la polizia non interviene per la cattura di questo mostro.
Non mi sorprende per niente allora se le vittime predestinate si organizzano,
e alcuni di loro da sindacalisti scelgono la via delle brigate rosse.
Per quanto anacronistico, impopolare, e certamente deprecabile,
la percezione in alcuni casi  dei brigatisti pare quella della legittima difesa.
 
Al Montezuma di Confindustria che non perde occasione per spronare a gran voce
governo e imprenditori a tagliare i costi del lavoro, che ovviamente non sono quelli della concorrenza ma quelli sulla sicurezza,
si dovrebbe rispondere speditamente istituendo una patente a punti che accrediti o penalizzi le aziende che rispettano o meno le norme sulla sicurezza.
 
Solo così  la vita di un operaio assumerebbe un poco più d’importanza
del ciclo funzionale di un macchinario prima o poi da dismettere.
 
Già proposta tempo fa dai sindacati, la patente a punti per le imprese è ancora lettera morta, per la gioia di ogni becchino mai disoccupato.
 
Consentiteci di riprendere il nostro mantra,
nella speranza che per il prossimo di primo maggio
ci sia una tregua all’odierna carneficina
dei lavoratori asseragliati nei pericolosi fortini delle nostre fabbriche
come nelle trincee esplosive dei cantieri edili.
il blog di vittorio arrigoni
 
Vik alias guerrillaradio
 
 
Giuseppe Vitaliano, 63 anni, morto in un cantiere edile cadendo da un trabattello,
Massimo Raffaele Pisacane, 22 anni,morto a seguito del crollo di un balcone di cemento,
Mario Mattedi, 55 anni,  morto schiacciato da una ruspa
Salim Bedoui, 19 anni, schiacciato da un nastro trasportatore
Igor Versanti, 31 anni, morto sotto un’escavatrice
Patrizio Bibbiani, 47 anni, camionista, morto in incidente stradale
Francesco Pillitteri, 29 anni, morto folgorato da una scarica elettrica
Mircea Spiridon, 32 anni, morto sotto le macerie di un palazzo in costruzione
Enrico Songia, 51 anni, morto cadendo da un trabello.
continua il mantra…

Il mantra dei primo maggio contro i colori dello sfruttamento. Leggi l'articolo »

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