Marzo 2010

a Bloody Land Day in Gaza

Gaza – Infopal. Le forze d’occupazione israeliane di stanza ai confini della Striscia di Gaza hanno aperto il fuoco su un corteo popolare pacifico tenutosi in occasione della “Giornata della Terra”, che da trentaquattro anni si celebra ogni 30 marzo in Palestina.

Il nostro corrispondente riferisce che “gli occupanti israeliani hanno sparato contro i manifestanti pacifici che si trovavano nella zona di confine, ferendone alcuni”.

Alcuni testimoni hanno raccontato che le truppe israeliane hanno aperto il fuoco direttamente contro i manifestanti a est di Khan Younis e nel campo profughi di Al-Maghazi, nel sud di Gaza.

In un collegamento telefonico con Vittorio Arrigoni, attivista dell’International Solidarity Movement, attualmente a Gaza, abbiamo appreso che i feriti sono tre – colpiti chi alla testa chi alle gambe dalle forze di occupazione, mentre marciavano in corteo a qualche centinaio di metri dai confini.

Ogni settimana, ci ha spiegato Arrigoni, il Comitato popolare contro la “Zona cuscinetto” (in pratica, aree a Rafah e Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza, a Beit Hanoun e Beit Lahiya, nel nord, proibite ai palestinesi perché ritenute di “sicurezza” da Israele) organizza pacifiche manifestazione contro l’occupazione delle terre. Si tratta, tra l’altro, di terreni agricoli particolarmente fertili.

“Mi trovavo con un gruppo di manifestanti a est di Khan Younis – ci ha spiegato Vittorio – quando i soldati israeliani hanno preso a spararci contro. Ora stiamo andando all’ospedale Europeo di Rafah per accertarci delle condizioni in cui si trovano i feriti. In questi giorni, è in corso un’escalation israeliana contro la Striscia di Gaza: evidentemente vogliono distogliere l’attenzione mondiale dall’ebraicizzazione e dalla pulizia etnica in corso a Gerusalemme. Qui nella Striscia sono aumentati gli attacchi israeliani contro i cittadini e i contadini, e gli scontri contro i resistenti che giustamente si difendono”.

Mahmud Az-Zaq, coordinatore del Comitato popolare contro le zone cuscinetto ha riferito che sei cortei pacifici sono stati intrapresi contemporaneamente in tutti i quartieri di Gaza, con direzione Israele.

“Siamo a 200 metri dal confine, con gruppi di giovani a capo dei cortei, e sventoliamo bandiere palestinesi”, ha detto.

Walid al-Awad, membro dell’Ufficio politico del Partito del Popolo della Palestina, ha affermato che centinaia di palestinesi hanno partecipato alla marcia per confermare come il popolo palestinese sia sempre unito contro l’occupazione israeliana.

da INFOPAL.IT

Foto by Eva Bartlett

a Bloody Land Day in Gaza Leggi l'articolo »

Silvio Berlusconi e il cancro

Dopo il presidente imprenditore (coi soldi della mafia) 
il presidente cristiano buon padre di famiglia (divorziato due volte e assiduo frequentatore di mignotte)
il presidente operaio (che dichiara redditi per 23 milioni 57mila e 981 euri, dieci milioni in più rispetto all’anno scorso a dispetto della crisi economica, e che ha distrutto con una legge un secolo di conquiste sindacali)
ora abbiamo addirittura il presidente oncologo (mentre taglia i fondi alla ricerca)

Una uscita del genere sa far rivoltare le budella pure a Vanna Marchi col fido mago do Nascimento:

 

Come a dire che chi non vota per lui è a favore del tumore.

Basterebbe questa sola dichiarazione per vincere ogni richiamo all’astensionismo e domani calamitarmi a votare contro.

Vik da Gaza

Silvio Berlusconi e il cancro Leggi l'articolo »

Aggiornamenti da Kahn Younis, sud della Striscia di Gaza sotto attacco

sabato 28 marzo, 11:35 locali.

Bianca e Eva,  compagne ISM, giunte sul posto, riferiscono di 2 dunam (2000 m²) rasi al suolo dai bulldozers israeliani.

I residenti di Abasan Al-Jadida, Est di Kahn Younis, raccontano di 5 bulldozer al lavoro nella notte appoggiati da dieci tanks, ed elecotteri apache, caccia f 16 e droni in costante volo, dalle 22 pm alle 0300 am.

Distrutti molti terreni coltivati e alcune piantagioni. Una casa è stata demolita, oltre ai pozzi per l’irrigazione.

Intanto un terzo guerrigliero palestinese è deceduto in seguito alle ferite riportate negli scontri di ieri.

La tensione lievita non solo a Sud ma lungo tutta la Striscia. Un timore palpabile, scene come quelle di ieri notte ai testimoni oculari ricordano il terribile massacro dell’anno scorso.

Stando alle minacce ventilate dal ministro israeliano Barak, questo è solo l’inizio.

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni da Gaza city

 

sabato 28 marzo, 00:05 locali.

5 bulldozer appoggiati da 10 carri armati e da elicotteri apache stanno radendo al suolo, case comprese, la fascia di terra all’interno di 500 metri il confine palestinese ad Abasan, Est di Khan Younis

 

venerdì 27 marzo, 23:40 locali

Jaber ci ha informato un’ora fa che carri armati e bulldozers si trovano ancora nella zona.

Vittorio Arrigoni da Gaza city

 

“Morti due soldati israeliani” titola RAINEWS 24.

I fatti: questo pomeriggio Jaber, contadino residente ad al Faraheen, Est di Kahn Younis,
ci chiama per informarci di una invasione di mezzi militari israeliani.
I soldati dell’esercito di occupazione valicano di circa 500 metri il confine  e inaspettatamente,
questa volta trovano pane per i loro denti: la malearmata resistenza palestinese tira fuori le unghie e cerca di difendersi dall’incursione nemica.

Risultato: sul fronte degli invasori 2 soldati israeliani uccisi, e 2 lievemente feriti.
Su quello palestinese invaso, 2 guerriglieri ammazzati e almeno 6 civili feriti di cui 2 gravi e un bambino di dieci anni.

Sarebbe troppo chiedere ai titolisti di RAINEWS di tenere conto anche del conto delle vittime e non solo dei carnefici?Vittorio Arrigoni da Gaza city

Aggiornamenti da Kahn Younis, sud della Striscia di Gaza sotto attacco Leggi l'articolo »

Pescatori palestinesi sotto attacco

Morire per un piatto di sardine o poco più è il rischio a cui vanno incontro coscienti i pescatori di Gaza quando mollano gli ormeggi per allontanarsi dalla riva.

Questa mattina Hazem Gora’ani, 26 anni, pescatore di Deir Al Balah,  sud della Striscia, è stato portato all’ospedale Shifa Hospital con gravi ferite alla testa.

“E’ stata necessaria un’operazione urgente per fermare l’emorragia” ci ha spiegato il dottor Samir Kahlout del reparto terapia intensiva, “le condizioni di Hazem sono critiche e instabili”.
Nafiz, il fratello del pescatore ferito ci ha raccontato l’accaduto: stavano pescando in acque palestinesi a meno di tre miglia dalla costa su di due hassaka, (piccole imbarcazione di 4-7 metri di lunghezza) quando sono stati intercettati da una nave da guerra israeliana che ha tentato di rapirli.

In preda al panico i pescatori hanno cercato di navigare indietro verso la costa.
A quel punto i soldati israeliani hanno aperto il fuoco  ferendo gravemente Hazem.
Un giornalista palestinese presente in ospedale, ci ha mostrato le foto dell’imbarcazione ridotta un colabrodo dai proiettili israeliani.

I pescatori di Gaza sono attaccati pressoche’ ogni giorno dalla marina di Tel Aviv, ma solo quando ci scappa il morto o un ferito grave il loro dramma ottiene l’onore della cronaca: solo due settimane fa due hassakas sono state rubate e i pescatori rapiti condotti ad Ahskelon, il porto israeliano più vicino.
Come drammatica routine, i pescatori sono stati rilasciati dopo un fallito tentativo di conversione in spie, mentre le loro imbarcazioni sono state distrutte.

Ban Ki-moon qualche giorno fa è venuto a farci visita, per due ore soltanto.
“Visite con l’elastico”, come le definisco io: colazione  e  pranzo  in Israele, in mezzo una sgambata sulle macerie di Gaza a respirare l’aria malsana satura di metalli e uranio impoverito, prima di rimbalzare indietro da dove si è giunti.
Il segretario delle Nazioni Unite è corso a patrocinare un progetto dell’Unrwa a Khan Younis riguardante 150 unità abitative, nulla in confronto alle 2.200 unità abitative in attesa di essere costruite e tutt’oggi ferme per via del blocco israeliano dei materiali edili.
Come nulla Ban Ki-moon ha denunciato delle disastrose conseguenze di più di tre anni di assedio, e non mi riferisco solo alle migliaia di edifici in attesa di essere ricostruiti e conseguentemente ai profughi che vivono ancora sotto le tende.
Non un cenno è stato fatto ai pescatori quotidianamente attaccati, ai contadini che hanno perso buona parte dei campi coltivati durante il massacro e a quelli ogni giorno sono bersagliati dai cecchini lavorando la terra al confine.
Nulla dei feriti permanentemente, dei mutilati. Della disoccuppazione che qui ormai sorpassa ampiamente il 70% della forza lavoro e della patologica mancanza di elettricità, di carburante, di medicine, di cure adeguate per i malati, (fra quest’ultimi, già oltre 500 deceduti perchè non curabili negli ospedali della Striscia).

Ultima nota colorita del viaggio mediorientale del segretario dell’ONU è stata recarsi in visita ai genitori dell’unico prigioniero israeliano in mano ai palestinesi: Gilad Shalit.
Quando si dice due pesi e due misure, Ban Ki-moon non si è degnato di stringere la mano nemmeno ad uno solo dei parenti dei 11 000 prigionieri politici palestinesi sepolti vivi nelle prigioni israeliane.

Restiamo Umani 

Vittorio Arrigoni da Gaza city

Pescatori palestinesi sotto attacco Leggi l'articolo »

Palestina: primavera di sangue

In Palestina l’inizio della primavera è un autunno implacabile: ragazzi cadono come foglie secche.

Gli ultimi martiri:

Mohammad Qadus, 16 anni: colpito a morte nell’area di Nablus il 20 marzo

Osayed Qadus, 19anni: colpito a morte nell’area di Nablus il 20 marzo

Salah Qawariq, 19 anni: colpito a morte nell’area di Nablus il 21 marzo

Mohammad Qawariq, 19 anni – colpito a morte nell’area di Nablus il 21 marzo

 

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni da Gaza city.

Palestina: primavera di sangue Leggi l'articolo »

L’ amore ai tempi del fascismo

Quanto amore dimora in un litro di olio di ricino o in un numero tatuato sul braccio?

Vik da Gaza

“L’amore vince sempre sull’odio e sull’invidia” è una bellissima frase, di quelle che potresti leggere sul retro dei Tir, in autostrada. Cose come “Padre Pio tieni saldo questo volante”, o “Spero che diventi ricco e li spendi tutti in medicine”. Naturalmente l’amore ha tutte le carte in regola per vincere sull’odio, specie se l’arbitro è Moggi, oppure quel tale Innocenzi che si faceva “mandare a fare in culo ogni tre ore” (parole sue) dal capo del partito dell’amore, amoroso stimolo a truccare una partita in corso contro la libera informazione. Un buon caso di amore che vince sull’odio sono le bustine di sapone che la Lega Nord distribuisce con l’avvertenza di usarle dopo essere entrati in contatto con stranieri extracomunitari. Per inciso, è il partito del ministro degli Interni, quello che aveva solennemente promesso agli immigrati di Rosarno che non li avrebbe deportati, e poi li deportò: amore cristallino, ai tempi del colera. E’ amore anche quello di Letizia Moratti, sindaca di Milano, che chiede al ministro (lo stesso) di poter effettuare perquisizioni senza mandato in cerca di clandestini, si tratta più o meno dello stesso amore che si dimostrò ad Anna Frank. E l’amore, si sa, è anche riconoscenza. Come scrive ai dirigenti abruzzesi l’onorevole Verdini, indagato per corruzione, a proposito dei terremotati riottosi all’adunata oceanica: “Gli abbiamo dato le case, non posso credere che gli abruzzesi beneficiati non vengano in piazza a San Giovanni”. Beneficiati, che amoruccio. Scherzi dell’amore, come l’amorosa Polverini in mezzo ai saluti romani degli ultras laziali, o il ministro La Russa che malmena chi fa una domanda in conferenza stampa. Un amore così mi ricorda qualcosa, l’ho letto da qualche parte, l’Italia l’ha già visto. E’ un amore che merita certo una di essere ricambiato, servirebbe uno scenario romantico, tipo il lago, tipo Dongo, per dire. E davanti a tanto amore, chissà perché, mi sembra sano tenersi da parte un po’ di odio: non si sa mai che prove d’amore può chiederti il tuo paese.

L’ amore ai tempi del fascismo Leggi l'articolo »

Laura Paleari for president

Consigli elettorali sotto la Lanterna: per la regione Liguria, Precari Umani.

Laura Paleari.

Vik da Gaza.

Consigli elettorali sotto la Lanterna: per la regione Liguria, Precari Umani.

Laura Paleari.

Vik da Gaza.

Sono nata 37 anni fa a Sestri Ponente e da 14 anni lavoro come Ricercatrice precaria presso l’Istituto Tumori di Genova (IST). Sono membro dell’AIR (Associazione Italiana per la Ricerca) e della SIC young (Società Italiana di Cancerologia). E da nove anni mi impegno per i diritti dei lavoratori che diritti non hanno, in lotta dal 2001 con il Coordinamento dei Precari della Ricerca e dal 2008 assieme al Coordinamento Nazionale Precari IRCCS.

Il mio impegno si è rivolto finora principalmente al problema della precarietà, non soltanto intesa nella sfera del lavoro ma nel senso più ampio dei diritti che definiscono i rapporti, le interazioni e i ruoli tra le persone.

Precarietà profonda che le persone vivono stando all’interno di una società sempre più spaccata in due, tra chi gode di benefici acquisiti e chi sopravvive privato dai diritti, precarietà strisciante in un sistema dove l’impegno e il merito non hanno valore, dove si parla di futuro negando anche il presente.

Attraverso le mie esperienze ho compreso l’importanza di una politica che reagisca a questo stato di cose nascendo e sviluppandosi dal basso, e l’efficacia di una democrazia del lavoro in cui i lavoratori abbiano facoltà di autorappresentarsi e di fare le proprie rivendicazioni direttamente alle controparti.

Ora mi presento come candidata alle elezioni regionali LIGURIA 2010 nella lista di Sinistra Ecologia e Libertà – con Vendola: ho deciso di prestarmi alla politica dentro questo nuovo Partito perché propone un rinnovamento sociale ridando voce ai Movimenti, uno spiraglio di luce in un sistema politico ed economico in progressivo degrado e via via sempre più isolato dalla società civile.

E mi lancio in questa nuova esperienza pur riconoscendone i limiti e i rischi, ma determinata nel mantenere saldi i miei valori, attenta e partecipe alle istanze che nascono dal lavoro e dal territorio.. E insieme a quanti condividono con me questa bella avventura cercherò di fare del mio meglio per conquistare maggiore equità sociale, contro ogni privilegio, nell’interesse di tutti.

Laura Paleari for president Leggi l'articolo »

Ellen Stark shot, Huwaida Arraf arrested

Venerdì la manifestazione nel villaggio palestinese di An Nabi Saleh ha visto un incremento della violenza e della punizione collettiva da parte dei militari israeliani, con venticinque manifestanti rimasti feriti, finestre di auto e case intenzionalmente ridotte in frantumi, e tre attivisti  arrestati.
La volontaria dell’ISM Ellen Stark è stato colpita a bruciapelo da distanza ravvicinata (4 metri) con una pallottola di gomma mentre sostava insieme ad alcuni medici.
La co-fondatrice dell’ISM Huwaida Arraf è stato arrestata, mentre negoziava con i soldati israeliani per consentire a Ellen di oltrepassare la linea militare e raggiungere l’ospedale.
Secondo Ellen, «eravamo su terra palestinese, a sostegno di un villaggio che visto questa sua terra confiscata, ma non avevamo nemmeno ancora iniziato la manifestazione. Eravamo in piedi a fianco dei medici che sono stati anche colpiti con gas lacrimogeni “.

Ellen ha dovuto subire un intervento chirurgico per rimuovere il proiettile,  il suo polso è rotto a causa dell’impatto con il proiettile.
A partire da 12:00 Sabato, ora palestinese, Huwaida  è ancora imprigionata in un carcere israeliano.

Più di un’ora prima dell’inizio della manifestazione, i soldati hanno preso posizione su una collina vicino alla casa di un membro Comitato Popolare di An Nabi Saleh , facendo intendere agli attivisti che la marcia pacifica sarebbe stata interrotta, come così è stato, con lo sparo di gas lacrimogeni e granate assordanti. La dimostrazione è stata in grado di prendere il suo percorso abituale, quando sono stati bloccati dai soldati dell’esercito israeliano che li hanno circondati. A soli dieci minuti dall’inizio della manifestazione, l’esercito ha cominciato ha sparare gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro un piccolo gruppo di attivisti internazionali, israeliani, palestinesi e , ferendo attivista ISM Ellen Stark.
Omar Saleh Tamimi, Amjad Abed Alkhafeez Tamimi e  la co-fondatrice Huwaida Arraf sono stati arrestati.

Le forze israeliane sono poi entrate nel centro del paese, dove hanno continuato a  sparare gas lacrimogeni, granate assordanti e proiettili di gomma per diverse ore.
 Più di venticinque civili sono stati feriti, tra cui una donna di 84 anni per le  inalazione di gas lacrimogeni dopo un candelotto è stato sparato all’interno della sua casa, e altri tre  colpiti da proiettili di gomma, tra cui un attivista israeliano. Quattro feriti sono tuttora ricoverati.

In seguito alla manifestazione, i soldati hanno cominciato a sparare pallottole di gomma attraverso le finestre delle case i residenti , i  negozi e le automobili, danneggiando i pochi mezzi di sussistenza di questi palestinesi come punizione collettiva per tentare di reprimere queste manifestazioni settimanali.

Il governo israeliano sta progressivamente intensificando la repressione  alla resistenza popolare civile e non violenta  contro l’occupazione della West Bank, la confisca delle terre da insediamenti illegali come Halamish, e la costruzione del muro dell’apartheid.
Due settimane fa in An Nabi Saleh, un proiettile rivestito di gomma aveva fratturato il cranio di un ragazzo di 14 anni, Ehab Fadel Beir Ghouthi, lasciandolo in coma per diversi giorni.

Oggi, come ogni Venerdì a partire da gennaio, circa 100 manifestanti non violenti hanno lasciato il centro del paese, nel tentativo di raggiungere il reticolato di filo spinato che rinchiude la loro terra confiscata dai coloni israeliani. Nonostante legalmente questa terra appartenga ai palestinesi, a quasi un chilometro prima di raggiungere il reticolato, la manifestazione è regolarmente violentamente interrotta dall’attacco di decine di soldati armati con fucili d’assalto M16, gas lacrimogeni, proiettili di gomma e granate stordenti.

Da quando è stata fondata nel 1977, la colonia di Halamish ha confiscato quasi la metà del frutteto di  An Nabi Saleh e parecchi terreni agricoli.
Secondo gli abitanti del villaggio l’insediamento confisca più terra ogni anno, senza il consenso o l’indennizzo dei proprietari terrieri palestinesi.

dal sito dell’ISM

Ellen Stark shot, Huwaida Arraf arrested Leggi l'articolo »

“l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”. Manifestazione del PDL a Roma il 20 marzo 2010.

Qualche giorno durante una conferenza stampa del presidente Berlusconi un giornalista freelance ha posto una domanda non gradita. Risultato: immediatamente fisicamente aggredito. Non da un bullo di periferia ma peggio, un ex picchiatore fascista ora ministro della Repubblica Italiana. In questi tre scatti in cui La Russa assale Rocco Carlomagno  la sintesi del significato di amore per Berlusconi e i suoi bravi.
 Oggi va in scena a Roma l’unico governo della storia che manifesta quando è ancora al potere. Lo slogan è come sempre melenso: “l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”.

Se fosse ancora necessario ribadire cos’e’ l’amore by Berlusconi:

Il bon ton con gli avversari

“Veltroni è un coglione” (Berlusconi, 3/9/95).
“Veltroni è un miserabile” (Berlusconi, 4/4/2000).
“Giuliano Amato, l’utile idiota che siede a Palazzo Chigi” (Berlusconi, 21/4/2000).
“Prodi? Un leader d’accatto (Berlusconi, 22/2/95).
“Prodi è un gran bugiardo pericoloso per tutti noi” (Berlusconi, 21/10/2006).
“Prima delle elezioni ho potuto incontrare due sole volte in tv il mio avversario, e con soli due minuti e mezzo per rispondere alle domande del giornalista e alle stronzate che diceva Prodi”. (Berlusconi alla scuola di formazione politica di Forza Italia, 2 luglio 2007).
“Con Prodi a Palazzo Chigi è giusto dire: piove governo ladro” (Berlusconi, 10/4/2008).
“Il centrosinistra? Mentecatti, miserabili alla canna del gas” (Berlusconi, 4/4/2000).
“Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò” (inaugurando la presidenza italiana dell’Unione europea e rispondendo a una domanda del capogruppo socialdemocratico, il tedesco Martin Schulz, sul conflitto d’interessi, 2 luglio 2003).
“Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male. Se la sinistra andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo (Berlusconi, 17/1/2005).

Il rispetto per gli elettori

“Lei ha una bella faccia da stronza!” (alla signora riminese Anna Galli, che lo contestava, 24/7/ 2003).
“Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse” (discorso di Berlusconi davanti alla Confcommercio il 4/4/2006).
“Le nostre tre “I”: inglese, Internet, imprese. Quelle dell’Ulivo: insulto, insulto e insulto” (27/5/2004).

L’armonia con gli alleati

Berlusconi: “Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l’hai voluta abolire”. Follini: “Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo”. Berlusconi: “Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset”. Follini: “Sulle reti Mediaset ho avuto 42 secondi in un mese”. Berlusconi: “Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai”. Follini: “Ci mancherebbe pure che mi attacchino”. Berlusconi: “Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv”. Follini: “Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato” (Discussione con l’Udc Marco Follini, secondo i quotidiani dell’11 luglio 2004).

La sacralità delle toghe

“I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana… Se fai quel mestiere, devi essere affetto da turbe psichiche” (Berlusconi, The Spectator, 10/9 2003).
“In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca” (Berlusconi, dopo l’arresto del giudice Renato Squillante, 14/5/96. Ma il riferimento è per quelli che l’hanno arrestato). 
“I giudici di Mani Pulite vanno arrestati, sono un’associazione a delinquere con licenza di uccidere che mira al sovvertimento dell’ordine democratico” (Vittorio Sgarbi, “Sgarbi quotidiani”, Canale5, 16/9/94).
“Gian Carlo Caselli è una vergogna della magistratura italiana, siamo ormai in pieno fascismo: si comporta come un colonnello greco, in modo dittatoriale, arbitrario, intollerante. I suoi atti giudiziari hanno portato alla morte” (Vittorio Sgarbi, 8/12/94).
“Nelle mie televisioni private non ci sono mai state trasmissioni con attacchi, perchè noi siamo liberali” (Berlusconi, 21/ 5/2006).
“Silvio Berlusconi, durante l’ufficio di presidenza del Pdl ancora in corso, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, ha parlato di una vera e propria persecuzione giudiziaria nei suoi confronti , che porta il paese sull’orlo della guerra civile” (Ansa, 29/11/09)

Il galateo istituzionale

“Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista” (Berlusconi, La Stampa, 16/1/95).
“Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. E di noi due chi ha maneggiato fondi neri non sono certo io. D’altra parte, Scalfaro da magistrato ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. Bè, l’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia” (Berlusconi 18/1/95).
“Io non sono in contrasto con il capo dello Stato, non ne ho nessun motivo, anzi sono un suo sostenitore convinto. Ho con lui un rapporto molto cordiale” (Berlusconi, 28/2/95).
“Ma vaffanculo!” (Berlusconi, accompagnando l’insulto con un gesto della mano, mentre il presidente emerito Scalfaro denuncia in Senato il «servilismo» della politica estera del suo governo nei confronti degli Usa sull’Iraq, 27/9/2002).
“Italia vaffanculo” (Tre eurodeputati leghisti, commentando in aula a Strasburgo l’intevento del presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5/7/05).
“Questi signori, che hanno vinto delle elezioni taroccate, hanno arrogantemente messo le mani sulle istituzioni: il presidente della Repubblica è uno di loro” (Berlusconi, riferendosi al presidente, Giorgio Napolitano, 21/10/06).

“Io non ho mai insultato nessuno” (Silvio Berlusconi, 10 settembre 2005).

“Genova. Un giovane ha urlato contro l’auto blu su cui viaggiava Berlusconi: ‘Evviva Vittorio Mangano!’, l’ex stalliere del premier legato a Cosa nostra. Berlusconi, sceso dall’auto, si è avvicinato con foga al giovane, gli ha puntato l’indice contro e gli ha detto: ‘Tu non ti puoi permettere, tu sei un coglione!'” (Repubblica. it, 22 marzo 2006).

“l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”. Manifestazione del PDL a Roma il 20 marzo 2010. Leggi l'articolo »

Justice for Rachel Corrie?

CHIAMATA ALL’AZIONE: PROCESSO CORRIE IN ISRAELE
10-24 MARZO 2010

Cari amici,

come molti di voi sapranno, il 10 marzo 2010 inizierà il processo per la causa civile che coinvolge il caso di nostra figlia Rachel Corrie nel Tribunale Distrettuale di Haifa.. Rachel, attivista e osservatrice per i diritti umani, 23 anni, era impegnata a proteggere una famiglia palestinese la cui abitazione era a rischio di demolizione da parte dell’esercito israelano. Il 16 marzo 2003 a Rafah, Gaza, Rachel fu schiacciata da un bulldozer Caterpillar D9R delle forze di difesa israeliane (IDF) e uccisa.

Questa causa è uno dei tentativi con cui da sette anni la nostra famiglia sta cercando di ottenere giustizia per nostra figlia e sorella. Speriamo che questo processo riesca a mettere in luce il bisogno di assegnare le responsabilità per le migliaia di vite perse, o irrimediabilmente danneggiate, a causa dell’occupazione israeliana in una Gaza assediata e tormentata così come dovunque nel resto dei Territori Palestinesi; che riesca a portare all’attenzione dell’opinione pubblica le continue aggressioni perpetrate su attivisti non violenti che si battono per la tutela dei diritti dell’uomo (di tutti gli uomini, palestinesi, israeliani ed internationali); e che riesca anche a mettere in evidenza che tante famiglie palestinesi, danneggiate profondamente quanto la nostra famiglia, non hanno invece la possbilità di accedere alle corti israeliane.

Per fare in modo che questi obiettivi vengano raggiunti, vorremmo che questo processo e tutti gli eventi che lo circonderanno fossero sostenuti da una grandissima partecipazione.

Speriamo, perciò, che potrete unirvi a noi nel partecipare a tutti, o anche solo ad alcuni, degli eventi elencati di seguito e ci vorrete aiutare a diffondere questo appello a quante più persone possibili.

MERCOLEDI 10 MARZO

9:00-16:00—Apertura del processo nel Tribunale Distrettuale di Haifa (12 Palyam St. Haifa)

Una forte presenza di osservatori per i diritti umani e di osservatori legali alla giornata di apertura del processo sarà importantissima per riuscire mandare a tutti il messaggio chiaro che questo caso è stato attentamente seguito e monitorato e che per tutti noi la verità, la responsabilità e la giustizia sono importanti.

Le altre date del processo saranno: 14, 15, 17, 21, 22 e 24 Marzo.

La vostra presenza e il vostro supporto a tutte queste date saranno non solo graditissimi ma anche fondamentali.

VENERDI 12 MARZO

13:00-15:00—Proiezione alla Cinematheque di Tel Aviv(2 Shprinzak St. Tel Aviv)

La proiezione del documentario “RACHEL” sarà seguita dal dibattito con il regista Simone Bitton e con la famiglia Corrie. “RACHEL” è un’inchiesta cinematografica che cerca di gettare luce sull’uccisione di Rachel Corrie. Mette in evidenza tutti i dubbi e le domande che dovrebbero essere portate in aula.

MARTEDI 16 MARZO

20:00-22:00—Memorial; Location TBA

Il 16 Marzo è il settimo anniversario della morte di Rachel Corrie. Vorremmo che questo giorno fosse un “Giorno della Coscienza” capace di rispondere tutti alla chiamata per la verità, la responsabilità e la giustizia, per quanto riguarda il caso di Rache ma anche oltre a questo caso.

Ci saranno anche molti eventi a Gaza (al Rachel Corrie Children and Youth Cultural Center a Rafah), forse in West Bank (TBA) e ovunque nel mondo.

Se non potrete essere fisicamente con noi in Palestina/Israele, vi preghiamo comunque di pensare a delle modalità con cui voi e la vostra comunità possiate farvi vedere e sentire il 16 Marzo.

Sappiamo bene che quelli che ci aspttano saranno tempi molto duri, ma conosciamo altrettanto bene l’amicizia e il supporto che durante questi anni molti di voi ci hnno dimostrato e che ci aiuteranno ad attraversare le prossime settimane.

Anche se l’andamento e il risultato del processo sono imprevedibili, vogliamo comunque accogliere questa opportunità per sollevare all’attenzione di tutti e mettere in risalto molti dei temi critici ai quail è legata la vicenda di Rachel.

Vi ringraziamo immensamente per il vostro supporto mai venuto meno.

Solidali e grati,

Cindy & Craig Corrie

Justice for Rachel Corrie? Leggi l'articolo »

Gaza: mille candele accese contro l’assedio

1000 candele a illuminare le tenebre di 1000 giorni di assedio,
e in mezzo un massacro che ha mietuto più di 1000 vittime civili,
più di 300 erano bambini.

Mentre la lista dei malati deceduti per mancanza di cure adeguate tocca quota 500,
la disoccupazione coinvolge ormai l’80% della forza lavoro e la miseria nei campi profughi è un vampiro che risucchia ogni speranza per un vita più decente,
una buona parte dei palestinesi di Gaza non si da per vinta e continua la sua lotta di giustizia, di fame di diritti umani.

Fra due ore qui ci s’incammina verso Erez,
jalla,
e voi che fate non vi muovete?

Ce parecchio da fare anche in Italia, in Europa,
nel Mondo, e la marcia verso la libertà per i palestinesi si chiama BDS:

IL 30 MARZO, GIORNATA DELLA TERRA, GLOBAL BDS DAY OF ACTION

DICHIARAZIONE DEL COMITATO NAZIONALE PALESTINESE DEL BDS
Il Comitato nazionale del Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni vi invita a partecipare con le vostre forze e competenze per una Giornata attivista globale del BDS il 30 marzo 2010, in solidarietà con il popolo palestinese, per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni ai danni d’Israele.

Il CNB invita coloro i quali hanno una coscienza e le loro organizzazioni in tutto il pianeta a mobilizzarsi in azioni BDS creative, concrete e visibili, per trasformare questa giornata in un passo storico per il movimentro contro l’apartheid, il colonialismo e l’occupazione in Israele, per la responsabilizzazione dell’oppressore e per il rispetto dei diritti e della dignità del popolo palestinese.

Il prossimo 30 marzo, il CNB chiede d’indirizzare la propria azione politica:

1. al boicottaggio e al disinvestimento ai danni delle corporazioni israeliane e di quelle internazionali che sostengono l’apartheid, il colonialismo e l’occupazione in Israele;

2. a un’azione legale che ponga fine all’impunità israeliana, indaghi e giudichi gli israeliani sospettati di crimini di guerra davanti a corti nazionali e a tribunali internazionali;

3. a fare e promuovere pressioni per un embargo degli armamenti contro Israele e per un blocco o una cessazione del libero commercio e di altri accordi preferenziali con questo stato: un passo cruciale e urgente in direzione di sanzioni vere e proprie;

4. al lancio di un boicottaggio accademico, culturale e sportivo ai danni d’Israele e delle istituzioni sue complici;

Il primo Global BDS Day of Action è stato annunciato dalla società civile palestinese con grande sostegno al World Social Forum del 2009. La giornata del 30 marzo coincide con la Giornata della Terra in Palestina, che commemora l’anniversario dell’uccisione di sei giovani palestinesi – cittadini d’Israele – da parte delle forze di sicurezza israeliane nel 1976. Questi coraggiosi ragazzi erano sei tra le migliaia di persone intente a protestare contro l’espropriazione di terre palestinesi, utilizzate per costruire nuove colonie ebraiche ed espandere le esistenti città israeliane. Oggi, la Giornata della Terra simbolizza la resistenza palestinese contro l’espropriazione, la colonizzazione, l’occupazione e l’apartheid tuttora in corso in Israele.

L’annuncio del primo Global BDS Day of Action giunse all’inizio dei 23 giorni di offensiva israeliana, l’operazione “Piombo fuso”, durante la quale morirono più di 1.400 palestinesi e più di 5.000 rimasero feriti nella Striscia di Gaza occupata e assediata. Un anno dopo, Israele prosegue con il suo blocco soffocante sull’intera Striscia di Gaza, in quello che è stato descritto dagli esperti di diritti umani come un atto di “lento genocidio”. Questa è solo la continuazione della brutale oppressione israeliana del popolo palestinese, che vede tra i suoi precedenti l’espulsione dalle case durante la Nakba del 1948, il governo militare, l’occupazione e colonizzazione delle terre, l’apartheid e l’accanita negazione dei diritti dei rifugiati palestinesi a ritornare nelle loro terre e nelle loro abitazioni.

Nel BDS Day of Action del 2009, moltissimi tra sindacati, organizzazioni non-governative e studentesche, partiti politici e gruppi sociali in oltre 40 città in tutto il mondo hanno risposto all’invito – lanciato durante il World Social Forum del 2009 – a intraprendere un’azione coordinata di BDS a livello globale. Le attività dell’anno scorso bersagliarono, tra le altre, compagnie come Connex, una sussidiaria della multinazionale Veolia, complice nella costruzione del sistema israeliano di ferrovie leggere che collega le colonie israeliane nella Cisgiordania occupata a Gerusalemme; la catena di librerie Chapters Indigo, i cui profitti sono versati nei conti dei soldati israeliani “soli”; il gigante dei supermercati Tesco, che vende un assortimento di beni illegalmente prodotti nelle colonie; e Motorola, fornitore delle telecomunicazioni e dei sistemi elettronici delle forze di occupazione israeliane.

Da allora, la campagna globale del BDS è cresciuta. Studenti, aziende del settore privato, sindacati e altri attori della società civile di tutto il mondo hanno compreso che l’oppressione d’Israele ai danni del popolo palestinese non può più essere tollerata, e hanno concordemente adottato diverse forme di BDS contro Israele, fino a che non abbandonerà le sue politiche ostili e osserverà la legge internazionale. Nel solo 2009, sindacati, organizzazioni spirituali, gruppi studenteschi e molti altri movimenti hanno lanciato delle campagne BDS per rendere Israele responsabile delle proprie violazioni della legge internazionale e dei diritti fondamentali palestinesi.

Restiamo Umani,

Vik da Gaza City

Gaza: mille candele accese contro l’assedio Leggi l'articolo »

Gaza buffer zone

Attualmente Israele impedisce a chiunque di avvicinarsi a 300 metri dal confine,
anche se questa distanza è variabile a discrezione dei cecchini di turno.

E’ la cosìddetta “buffer zone”, anche se sarebbe il caso di ribattezzarla come “death zone”, la zona cuscinetto che delimita il diritto alla sopravvivenza dei palestinesi, con la tirannia omicida dell’IOC, l’Israeli Occupation Force.

Questo limita illegale e unilaterale imposto da Israele impedisce di fatto ai contadini di Gaza di accedere al 20% dei loro fondi coltivabili.
A oltre mille giorni dall’inizio dell’assedio, marciamo compatti coi civili palestinesi per rivendicare il loro diritto a riavere indietro questo tratto di terra confiscata e stuprata:

Restiamo Umani
Vik da Gaza city.

Gaza buffer zone Leggi l'articolo »

Gaza: mille giorni di assedio

1000 giorni
500 malati deceduti in attesa di cure
24 000 ore
1 500 000 i detenuti
1 440 000 minuti di assedio
e 1 mondo a voltare le spalle al lento genocidio.

Il millesimo giorno di assedio sono è stato celebrato marciando verso la parete nord della prigione,
Erez, e siamo arrivati così vicino alle torrette dei cecchini come mai prima di oggi,
quasi da permettermi di chiedere un fiammifero per il mio sigaro ai soldatini di stagno israeliani.

Domani ci s’incammina per il giorno 1001 più a Sud,
sui terreni che una volta erano floridi di ulivi e frutteti e ora sono costretti incolti, per rivendicare il diritto dei palestinesi di camminare sulla loro terra e ricordare a chi vorrebbe Gaza piegata su se stessa che la resistenza qui è alla massima potenza.

A 5 mesi di distanza nulla mia evasione dalla Striscia, a coloro che mi chiedono cosa trovo di mutato,
rispondo che identici sono i confini della prigione ed eguale efferata è l’oppressione cinica dei secondini.

Di nuovo e beneaugurante è semmai questo vento che non spira dal mare.
Lo zefiro di libertà che infuria in West Bank nei villaggi di Bil’in, Ni’lin e Budrusè arrivato a spazzare anche in quest’altra parte della Palestina,
moltiplicando la partecipazione di chi seppellisce il kalashnikov per abbracciare la più temibile arma della non violenza.

Oggi i soldati israeliani non hanno sparato,
mentre l’assedio non ne vuole sapere di calare il sipario e uccide col silenziatore da ormai mille e uno giorni.

Restiamo Umani
Vik da Gaza city

Gaza: mille giorni di assedio Leggi l'articolo »

Eduardo Galeano al fianco dei palestinesi di Gaza

Ricalarsi dell’arena dopo un limbo egiziano di due mesi gettati al macero della memoria non è agevole.

L’Egitto del tirannico Mubarak amico di Obama e Barak mi ha depredato di salute fisica, mentale, e soprattutto finanze.

Nella Striscia di Gaza ho rivestito il mio vestito a striscie da carcerato ma insieme a un milione e mezzo di prigionieri non marcio composto come nei desideri dei nostri carcerieri.

Ho piedi di porco, lime al posto delle mani e sguardi a infrarossi oltre i reticolati spinati.

Non allontanate gli occhi dai muri che ci condannano alla segregazione:

“Un uomo che guarda un muro è solo un uomo che guarda un muro; ma se due uomini guardano lo stesso muro è il principio di una evasione”

 

Restiamo Umani,

Vik da Gaza city.   

PIOMBO IMPUNITO

15-01-2009

Per giustificarsi, il terrorismo di stato fabbrica terroristi: semina odio e raccoglie pretesti. Tutto indica che questa macelleria di Gaza, che secondo gli autori vuole sconfiggere i terroristi, riuscirà a moltiplicarli.

Dal 1948 i palestinesi vivono una condanna all’umiliazione perpetua. Senza permesso non possono nemmeno respirare. Hanno perso la loro patria, la loro terra, l’acqua, la libertà, tutto. Non hanno nemmeno il diritto di eleggere i propri governanti. Quando votano chi non devono, vengono castigati. Gaza viene castigata. Si è trasformata in una trappola per topi senza uscita da quando Hamas vinse limpidamente le elezioni dell’anno 2006. Qualcosa di simile era accaduto nel 1932, quando il Partito Comunista aveva trionfato nelle elezioni in Salvador. Inzuppati nel sangue, i salvadoregni espiarono la loro cattiva condotta e da allora vivono sottomessi a dittature militari. La democrazia è un lusso che non tutti meritano.

 Sono figli dell’impotenza i razzi caserecci che i militanti di Hamas, rinchiusi a Gaza, sparano con mira pasticciona sopra le terre che erano state palestinesi e che l’occupazione israeliana ha usurpato. E la disperazione, al limite della pazzia suicida, è la madre delle spacconate che negano il diritto all’esistenza di Israele, urla senza alcuna efficacia, mentre una molto efficace guerra di sterminio sta negando da anni il diritto all’esistenza della Palestina.

Già non ne resta molta di Palestina. Passo dopo passo Israele la sta cancellando dalla mappa. I coloni invadono e dietro di loro i soldati modificano la frontiera. I proiettili sacralizzano il furto, in legittima difesa.

Non c’è guerra aggressiva che non dica d’essere guerra difensiva. Hitler invase la Polonia per evitare che la Polonia invadesse la Germania. Bush invase l’Iraq per evitare che l’Iraq invadesse il mondo. In ognuna delle sue guerre difensive Israele ha inghiottito un altro pezzo di Palestina, e il pasto continua. Il divorare si giustifica con i titoli di proprietà che la Bibbia ha assegnato, per i duemila anni di persecuzioni che il popolo ebreo ha sofferto, e per il panico causato dai palestinesi che hanno davanti.

Israele è il paese che non adempie mai alle raccomandazioni e nemmeno alle risoluzioni delle Nazioni unite, che non si adegua mai alle sentenze dei tribunali internazionali, che si fa beffe delle leggi internazionali, ed è anche il solo paese che ha legalizzato la tortura dei prigionieri.

Chi gli ha regalato il diritto di negare tutti i diritti? Da dove viene l’impunità con cui Israele sta eseguendo la mattanza di Gaza? Il governo spagnolo non avrebbe potuto bombardare impunemente il Paese Basco per sconfiggere l’Eta, né il governo britannico avrebbe potuto radere al suolo l’Irlanda per liquidare l’ira. Forse la tragedia dell’Olocausto comprende una polizza di impunità eterna? O quella luce verde proviene dalla potenza più potente, che ha in Israele il più incondizionato dei suoi vassalli?

L’esercito israeliano, il più moderno e sofisticato del mondo, sa chi uccide. Non uccide per errore. Uccide per orrore. Le vittime civili si chiamano danni collaterali, secondo il dizionario di altre guerre imperiali. A Gaza, su ogni dieci danni collaterali tre sono bambini. E sono migliaia i mutilati, vittime della tecnologia dello squartamento umano che l’industria militare sta saggiando con successo in questa operazione di pulizia etnica.

E come sempre, è sempre lo stesso: a Gaza, cento a uno. Per ogni centro palestinesi morti, un israeliano.

Gente pericolosa, avverte l’altro bombardamento, quello a carico dei mezzi di manipolazione di massa, che ci invitano a credere che una vita israeliana vale quanto cento vite palestinesi. Questi media ci invitano a credere che sono umanitarie anche le duecento bombe atomiche di Israele, e che una potenza nucleare chiamata Iran è stata quella che ha annichilito Hiroshima e Nagasaki.

È la cosiddetta comunità internazionale, ma esiste?

È qualcosa di più di un club di mercanti, banchieri e guerrieri? È qualcosa di più di un nome d’arte che gli Stati uniti si mettono quando fanno teatro?

Davanti alla tragedia di Gaza l’ipocrisia mondiale brilla una volta di più. Come sempre l’indifferenza, i discorsi inutili, le dichiarazioni vuote, le declamazioni altisonanti, i comportamenti ambigui rendono omaggio alla sacra impunità.

Davanti alla tragedia di Gaza i paesi arabi si lavano le mani. Come sempre. E come sempre i paesi europei se ne fregano.

La vecchia Europa, tanto capace di bellezza e perversione, sparge una lacrima o due mentre segretamente celebra questo colpo maestro. Perché la caccia agli ebrei è sempre stata un’abitudine europea, ma da mezzo secolo questo debito storico viene fatto pagare ai palestinesi, che pure sono semiti e non sono mai stati, e non sono, antisemiti. Essi stanno pagando in sangue contante e sonante, un conto altrui.

Questo articolo è dedicato ai miei amici ebrei assassinati dalle dittature latinoamericane sostenute da Israele.

Eduardo Galeano

ps. muchas gracias Marianna

Eduardo Galeano al fianco dei palestinesi di Gaza Leggi l'articolo »

Le ali della libertà di Gaza

Perseverare è Resistere,
succhiare tutto il midollo della vita,
per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, di non avere vissuto.

Sono di nuovo a Gaza,
in rappresentanza di tutti quanti a Gaza fisicamente non ci sono,
ma che trasudano la stessa empatia per la sua tragica sorte.
Questo lo dedico alla mia famiglia atavica:

 

Restiamo Umani
Vik da Gaza city

Le ali della libertà di Gaza Leggi l'articolo »

Torna in alto