Febbraio 2009

L’assedio di Gaza continua: L’ultima volta che mi hanno ucciso

Un cuore,
due mani,
un cuore pulsante e una mente ancora funzionante.
 
Due occhi abbastanza profondi per mettere a fuoco l’ingiustizia a portata di mira dei cecchini.
Due mani ancora funzionali per accarezzare cuccioli d’uomo figli spersi di un allah minore,
e un cuore aritmico che pompa sangue per una mente poco incline all’indifferenza dinnanzi alla tragedia.
 
Sono vivo, ma questo potrebbe essere tranquillamente il video della mia uccisione:

Quando un proitettile (anche di rimbalzo) vi sfiora una tempia,
vi assicuro è come riceve una sberla a mano aperta da un peso massimo,
qualcosa in grado di mettervi al tappeto.
 
Così due giorni fa, a Khozaa, accompagnando agricoltori palestinesi (noi e loro visibilmente tutti civili disarmati) a lavorare nelle loro legittime terre,
ad una distanza di circa 600 metri dal confine snipers israeliani hanno cercato di ammazzarmi.
I proiettili hanno colpito a meno di mezzo metro da dove mi trovavo. Uno di questi a meno di centimetri dal mio viso.
 
Qualche giorno prima, nonostante la presenza di internazionali,
gli stessi snipers avevano ferito Mohammad al-Buraim, un contadino sordomuto:

Vi prego di prendere visione di questi video e di diffonderli sulla rete.

Parlano chiaro di cosa sia l’assedio israeliano agli occhi di chi non a orecchie per sentire le grida di dolore di questi innocenti quotidianamente macellati
“dall’unica democrazia del medioriente”.
A chi non a naso per non sentire il tanfo di fascismo dietro le maschere di vittime di chi a Tel Aviv muove questi killer vestiti da soldati verso il massacro di gente indifesa,
via terra:
http://www.youtube.com/watch?v=9nkcYaqhpng
 
come via mare:
 
http://www.youtube.com/watch?v=tu8lGTPaMzk
 
http://www.youtube.com/watch?v=87NrkNV_owM
 

 http://www.youtube.com/watch?v=yTUYivihoTE

 
Torneremo presto di nuovo ad accompagnare i contadini palestinesi sui loro campi,
coscienti che morire se per alcuni è questione di sopravvivenza,
per altri un tiro a segno come per puro svago.
 
restiamo umani.
Vik
 
ps.
ringrazio tutti coloro,
i molti che hanno versato anche un poco per contrubuire al nostro attivismo in difesa dei diritti umani violati sopra queste lande mortificate.
Le testimonianze di sostegno e vicinanza sono il nostro stimolo ad andare avanti, nonostante i timori e le minacce di chi ci vorrebbe eliminare.

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Israele arruola brigate di trolls all’assalto dei blog-verita’

Se è vero che la verità è la prima vittima di ogni guerra,
per Israele è priorità assoluta assassinarla. Prima durante e dopo ogni conflitto.
Sotterrarla insieme alle nefandezze dei suoi crimini contro l’umanità.
 
Se giornalisti di caratura internazionale vengono “embedded”
(che suona meglio di “prezzolati”)
sui blog come questo che si sostituiscono alla cronaca ufficiosamente defunta,
vengono inviate le truppe di trolls a infarciti di commenti utili al confronto tipo
“I support Isreal!” o dediti all’insulto più gratuito.
 
 
Segnalo un interessante articolo di Itamar Eichner per il sito israeliano YnetNews.com.
 
Restiamo umani.
 
Vittorio Arrigoni in Gaza
Blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/
Contatto e donazioni: guerrillaingaza@gmail.com
telefono: 00972(0)59 8378945
siti della missione: http://www.freegaza.org/ e www.palsolidarity.org
 
I Bloggers si arruolano per la guerra mediatica
Sono all’incirca un migliaio gli ebrei, sia residenti in Israele sia residenti all’estero e di lingua straniera, che hanno aderito come volontari alla chiamata dell’Esercito dei Bloggers creato dal Ministero per l’Integrazione e dal Ministero degli Esteri israeliani con l’obiettivo di inondare la rete di blogs che diffondano opinioni filo-Israele.
Arye Sharuz-Shalicar, trentunenne i cui genitori emigrarono dall’Iran in Germania, è un vero e proprio genio delle pubbliche relazioni. Parla il persiano, il tedesco, il francese e lo spagnolo e se la cava piuttosto bene anche con il russo, il turco, l’arabo e l’italiano.
Sharuz-Shalicar è uno dei soldati in prima linea nel nuovo esercito di bloggers che il Ministero per l’Integrazione, in collaborazione con il Dipartimento di Pubbliche Relazioni del Ministero degli Esteri, ha deciso di istituire subito dopo la conclusione dell’Operazione Piombo Fuso nella Striscia di Gaza.
Il Ministero per l’Integrazione sta reclutando volontari sia tra gli ebrei recentemente immigrati in Israele sia tra quelli che vivono all’estero, che abbiano la possibilità di accedere ad un computer e che parlino almeno una lingua straniera; a questi volontari viene richiesto di dare un contributo per migliorare le relazioni pubbliche di Israele su Internet. Questa campagna è stata ufficialmente lanciata la scorsa settimana.
Nel mirino di questo particolare esercito ci saranno i blogs considerati problematici, commenti e repliche, social networks e sondaggi d’opinione online, i video su Youtube e molto altro.
Il ministro si è detto davvero meravigliato di fronte all’enorme adesione suscitata da questa iniziativa. Più di mille candidati hanno inviato una richiesta di partecipazione, 350 di loro parlano russo, 250 inglese, 150 spagnolo, 100 francese e 50 tedesco. Ma non sono solo queste le lingue padroneggiate dai volontari, che conoscono anche: portoghese, svedese, olandese, italiano, rumeno, ungherese, polacco, greco, bulgaro e danese. Ed hanno offerto il loro aiuto anche ebrei con padronanza del persiano, del turco e dell’arabo. Il ministro ha perfino ricevuto una candidatura da un volontario con conoscenze di cinese.
Il 60% dei candidati è rappresentato da ebrei residenti in Israele, alcuni da molto tempo, altri trasferitisi solo di recente. Nel restante 40% troviamo ebrei che vivono nella Diaspora, israeliani che vivono all’estero e perfino non ebrei che sostengono Israele e che desiderano darsi da fare.
Il Ministero per l’Integrazione ha condiviso tutti i dettagli delle candidature con il Ministero degli Esteri, che ha inviato loro via mail tutte le istruzioni necessarie, compresi alcuni video che potrebbero essere d’aiuto per questa attività.
Il Ministero per l’Integrazione avrà, perciò, la responsabilità del reclutamento, mentre il Ministero degli Esteri quella della gestione dei volontari online. Ogni volta che il Ministero identificherà segnali di tendenze anti-israeliane in un blog in lingua straniera, in un sito di informazione o in qualunque altro tipo di sito web, lo segnalerà immediatamente ai volontari in modo che possano inondarlo di opinioni filo israeliane.
Il Direttore Generale del Ministero per l’Integrazione Erez Halfon ha commentato, “Questa è una straordinaria opportunità per i nuovi ebrei immigrati in Israele, che hanno sempre rappresentato un nucleo sionista molto forte, per sentirsi davvero parte attiva nel dare un contributo al miglioramento dell’immagine di Israele nel mondo. Gli ebrei immigrati di lingua straniera rappresentano una vera e propria risorsa ed è importante che la si utilizzi al meglio. Dal nostro punto di vista è stato come se un’emergenza avesse fatto sentire il suo richiamo e devo dire che sono davvero eccitato di fronte ad una risposta di simili proporzioni”.
Noam Katz, direttore del Dipartimento di Pubbliche Relazioni del Ministero degli Esteri, ha detto, “Stiamo ora riflettendo su come poter utilizzare questi volontari, non solo durante situazioni di conflitto, ma anche in periodi di tregua e regolarità.”
 
DA: YnetNews.com
——–
 
Gaza liberaaa:
 

 
Il Gaza Hacker Team ha colpito gli assassini Livni e Olmert,
andata a dare un occhio al sito del loro partito,
KADIMA, fresco vincitore delle elezioni israeliane:
 
http://www.kadima.co.il:80/
 
 
Restiamo umani,
(e anche un pò Hacker a fin di bene)
Vik

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Il risultato delle elezioni in Israele: un significativo passo verso il fascimo

Mi chiedono dall’Italia con ansia cosa pensano i palestinesi del risultato elettorale in Israele.

A loro poco importa, mutano i governi ma continua la tragedia di un popolo costretto a più di sessant’anni di efferata occupazione.

 

A me, italiano, antifascista e di sinistra,

certo fa specie constatare che i primi tre partiti israeliani che governano il paese appartengono all’estrema destra,

fanatica e fascista. Mi auguro faccia specie anche a voi.

 

Restiamo umani.

 

Vik

-Omar Barghouti scrive:

Da Haaretz, di seguito troverete un’analisi dettagliata dei risultati elettorali di tutti i partiti, raccolti in gruppi in base alle loro posizioni nei confronti delle leggi internazionali e del rispetto dei più basilari diritti umani. Perché crediamo che solamente questi criteri universali dovrebbero essere utilizzati, in Israele come nel resto del mondo, per stabilire chi si possa definire di ‘destra’, di ‘sinistra’, di ‘estrema destra’ ecc. Le modalità usate comunemente in Israele per definire la “sinistra”, la “destra” e il “centro” e il loro utilizzo per descrivere rispettivamente Labor, Likud e Kadima, sono totalmente inesatte e volutamente fuorvianti dal momento che non si basano su alcun criterio oggettivo per definire cosa si intenda per “destra” e per “sinistra”. Purtroppo, però, queste etichette tipicamente israeliane senza alcun vero significato vengono ancora scimmiottiate, parola per parola, dai cronisti, compresi quelli più progressisti, senza che venga mai fatta alcuna riflessione sulla loro esattezza o pertinenza.

 

Su qualunque parametro oggettivo si scelga di basarsi, i risultati elettorali israeliani non possono che portare a mostrare le seguenti categorie:

 

Estrema Destra: (partiti che adottano apertamente piattaforme politiche razziste o fasciste basate sull’espulsione forzata o sulla pulizia etnica dei cittadini palestinesi in Israele, in base alle più svariate condizioni che dipendono dal partito specifico in questione; che giustificano e/o commettono crimini di guerra e gravi violazioni delle leggi internazionali; che non riconoscono le risoluzioni ONU e le leggi internazionali come LE basi per il raggiungimento di una giusta pace; che non riconoscono i tre principali diritti sanciti per i Palestinesi dalle leggi internazionali: (1) diritto alla fine dell’occupazione e al ritiro degli israeliani ai confini stabiliti nel 1967, come da UNSC Res. 242, ivi compreso il ritiro da Gerusalemme Est occupata; (2) diritto riconosciuto ai profughi dall’ONU ad un risarcimento e a poter ritornare alle proprie abitazioni originarie; (3) diritto di completa eguaglianza all’interno di Israele e fine del razzismo istituzionale esercitato nei confronti di tutti i cittadini “non ebrei”):

 

  Yisrael Beitenu: 15 seggi della Knesset (Parlamento)

  National Union: 4

  Shas: 11

  Jewish Home: 3

  Likud: 27

  Kadima: 28

———— ——— ——

  TOTALE (Estrema Destra): 88 seggi   (73% del numero totale dei seggi della Knesset oppure 80% del numero dei seggi ebraici della Knesset)

 

Destra: (partiti totalmente in linea con i principi su cui si basa l’Estrema Destra con l’unica differenza di non rifarsi apertamente alla pulizia etnica come piattaforma politica. Ci sono delle eccezioni, naturalmente, in base a cui parecchi importanti leader dei Labor hanno a volte fatto riferimento alla pulizia etnica, ma mai come vera e propria parte del proprio programma politico, a differenza dei partiti dell’estrema destra):

  

  Labor: 13

  United Torah Judaism: 5

  Meretz: 3

  ———— ——— ——-

  TOTALE (Destra): 21 seggi    (16% del totale oppure 19% dei seggi ebraici)

 

Centro: (partiti che sostengono il completo ritiro dai territori occupati nel 1967, ma si oppongono al diritto di uguaglianza per tutti i cittadini dello stato e al diritto al ritorno. Può sembrare generoso definirli di “centro”, ma…):

 

NESSUN SEGGIO

 

Sinistra: (partiti che sostengono il completo ritiro dai territori occupati nel 1967, il diritto di uguaglianza per tutti i cittadini dello stato e il diritto al ritorno. Si impegnano per una soluzione basata sulla creazione di due stati in pace tra loro, in accordo con le leggi internazionali e i principi dei diritti universali dell’uomo):

 

  United Arab List: 4  (partito completamente palestinese – politicamente di sinistra, ma con politiche sociali di destra)

  Hadash (comunisti) : 4  (da notare che meno dell’1% degli ebrei israeliani ha votato per loro e può essere, perciò, statisticamente considerato come un partito palestinese)

  Balad (democratici nazionali): 3 (partito completamente palestinese)

  ———— ——— ——–

  TOTALE (Sinistra): 11 seggi   (9% del totale)

 

E’ molto importante notare che, in base alle prime informazioni fornite dai media, metà della popolazione palestinese in Israele sembra abbia boicottato le elezioni e che si sia trattato del più grande boicottaggio della storia. Se questo fosse vero, significherebbe che i partiti palestinesi sopra citati rappresenterebbero meno della metà dei palestinesi aventi diritto al voto in Israele!

 

Conclusioni principali:

 

 

(1) La stragrande maggioranza della popolazione ebraica israeliana ha votato per l’estrema destra (considerando anche un notevole aumento del sostegno alla destra fascista)

 

(2) La sinistra israeliana (sionista) non esiste, come prevedibile, come forza politica in Israele

 

(3) Gli UNICI partiti di sinistra in Israele sono partiti completamente palestinesi

 

(4) In Israele c’è un forte consenso ebraico (le uniche eccezioni sono rappresentate da alcuni singoli coraggiosi e moralmente integri e da minuscoli gruppi anti-sionisti) che si muove CONTRO ogni basilare requisito necessario per il raggiungimento di una pace giusta, così come esposto nelle risoluzioni dell’ONU e sostenuto dalla maggior parte dei governi del mondo.

 

 (5) Per la prima volta nella storia delle elezioni parlamentari in Israele, gli elettori palestinesi hanno rifiutato di votare per i partiti sionisti come mai era successo in passato, scegliendo invece di votare per i partiti palestinesi.

 

Cosa si può fare?

E’ fondamentale, in questo momento più che mai, abbandonare la soluzione del doppio stato, morta, immorale e ormai impossibile, per abbracciare quella di un unico stato. Solo col rifiuto di ogni forma di razzismo, di apartheid, di etnocentrismo, di fondamentalismo religioso e di colonialismo e accettando pienamente l’uguaglianza totale e la democrazia, compreso il diritto al ritorno dei profughi, potremo dare vita ad una pace giusta e sostenibile.

La richiesta di una soluzione basata sul doppio stato è diventata ormai una vera cortina di fumo usata per coprire e legittimare la continua occupazione e l’apartheid sionista.

 

Omar

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Il prezzo del prezzemolo

No Arabi No Terrorismo”
“Non c’è pace di fianco agli Arabi”
“La Nazione si fa con il trasferimento (di 1 milione di arabi fuori da Israele)”
“Hebron sempre e per sempre”
“Sradicare le colonie divide la nazione”
 
Questi alcuni slogan che giravano prima delle elezioni “nell’unica democrazia del medioriente”…
Con questi slogan, per lo più razzisti e fascisti, il gruppo israeliano the Hadag Nahash ci ha fatto una canzone:

Il mio pezzo per “Rinascita” di questa settimana:

I palestinesi di Gaza vivono subendo la loro autobiografia senza mai farsi addomesticare. La penna intinta di sangue che traccia i destini delle loro vite è impugnata un nemico acerrimo e distante, che decide la tempistica della nostra agonia in base all’oscillazione di share di un elettorato assetato di sangue. Martedì 10 febbraio ci saranno le elezioni in Israele, e ciò fa qui presagire nuove operazione militari poco prima che si aprano le urne. L’ultimo massacro, qui lo sanno anche i bambini, è stata una carneficina promossa in funzione elettorale dall’attuale governo di Tel Aviv. Più di 1300 morti, il 90% dei quali civili, hanno fatto impennare verso l’alto i consensi di Olmert e Livni, forse non abbastanza per permettere loro di spuntarla su Benjamin Netanyahu, un uomo con la testa a forma di cannone e che al posto dei piedi ha dei cingoli di carro armato. Il programma elettorale di Netanyahu è chiaro e dichiarato: estensione delle colonie in Cisgiordania, guerra aperta e infinita contro Hamas. Avigdor Lieberman, leader di Yisrael Beiteinu (“Israele è la nostra patria)” nel caso in cui diventasse effettivamente la terza forza politica alla Knesset, il parlamento israeliano, ha progetti ancora più drastici, ovvero sia lanciare una bomba atomica su Gaza: “Dobbiamo proseguire la guerra fino alla sua distruzione. Dobbiamo fare esattamente ciò che fecero gli Stati Uniti d’America con il Giappone durante la Seconda guerra mondiale, così non ci sarà bisogno di occupare Gaza”. Insomma, siamo messi bene. Olmert, Livni, Barak, Netanyahu, Lieberman, con questi personaggi tranquillamente incriminabili in qualsiasi tribunale per i diritti umani i governali occidentali  imbastiscono cordiali relazioni diplomatiche, mentre con Hamas invece non solo non si parla, ma lo si embarga, e insieme all’unico governo liberamente eletto in Palestina si puniscono collettivamente un milione e mezzo di palestinesi. In questi giorni con i miei compagni dell’International Solidariety Movement abbiamo ripreso le nostre azioni  di interposizione civile non violenta, in sostegno ad una popolazione civile strangolata da un assedio criminale. Israele racconta al mondo di una tregua che non esiste. I contadini non sono autorizzati a coltivare i loro campi, (due gli assassinati dall’esercito israeliano negli ultimi dieci giorni), i pescatori non riescono a pescare nel loro spazio di mare legittimo (diversi i feriti dalla marina di Tel Aviv, l’ultimo quest’oggi, venerdì 6). Martedì ci siamo recati ad Al Faraheen, a est di Kahn Yunis, perchè chiamati da alcuni contadini locali. Ci hanno chiamato perchè non riescono a lavorare nei loro campi: sono costantemente presi di mira dai soldati israeliani. A bombardamenti finiti Israele ha dichiarato 1 chilometro dai suoi confini dentro il territorio palestinese zona militare inaccessibile. Un limite arbitrario e assolutamente illegale, immaginatevi cosa vuol dire a chi dentro quel chilometro ci vive, o ci coltiva la terra per vivere.

Ci siamo recati sul posto con alcuni giornalisti di Peacereporter e una troupe di Rai Tre. Come prassi consolidata dell’ISM, il giorno prima avevamo avvisato i media e l’esercito israeliano sulle nostre intenzioni, e una volta sopraggiunti nell’aera, ci siamo premuniti di vestirci con corpetti catarifrangenti. Nonostante questo, dopo solo un paio di ore di lavoro, soldati israeliani a bordo di quatto jeep si sono posizionati appena oltre il confine e hanno iniziato a bersagliarci di colpi.

Un impressionante numero di proiettile a pochi centimetri dalle nostre teste, civili disarmati chiaramente riconoscibili: attivisti, contadini, e giornalisti. Inutile cercare un contatto via megafono, abbiamo dovuto evacuare l’aera con il fuoco dei cecchini che si faceva più intenso via via che ci allontanavamo.

Martedì eravamo riusciti a caricare solo due carretti di prezzemolo raccolto, ieri, tornati nella zona, è andata meglio, un camion stracolmo, ma ancora una volta abbiamo dovuto lasciare i campi perché presi di mira dai soldati. Per puro caso non ci sono stati feriti, o peggio, nella mia lunga esperienza di attivista per i diritti umani non mi è mai capito di avvertire i proiettili sfrecciare così vicini alle mie orecchie come in questi due giorni. Il vice-console Francesco Santilli, informato dall’Ansa, ci ha contattati poco dopo l’attacco, e ha promesso una protesta ufficiale presso le autorità israeliane, staremo a vedere. Manolo e gli altri amici giornalisti hanno fatto un ottimo servizio, seguite le prossime puntate di “Presa diretta” su Rai Tre per prendere coscienza di quello che si rischia da queste parti nel tentativo di sopravvivere. Che prezzo ha il prezzemolo? Qui a Gaza ha prezzi elevatissimi, non in termini economici, ma di vite umane. Questi lavoratori mettono a repentaglio le loro vite per raggranellare la misera somma di 20 shekels ( 5 dollari) al giorno. Come Anwar Il Ibrim,  27 anni, padre di due figli che dieci giorni fa proprio ad Al Faraheen è stato ucciso, colpito alla testa mentre era impegnato nella raccolta sui campi di prezzemolo. Dopo questo omicidio la maggior parte dei contadini non provano più ad andare a coltivare nei pressi del confine senza la presenza di internazionali come scudi umani a proteggerli. Altri lo fanno ancora, esattamente come quei pescatori che si disinteressano dei pericoli e si arrischiano a pescare in mare sulle loro fragili barchette, più sofferenti nel vedere i ventri smagriti dalla fame dei loro figli che dalle ferite provocate dai proiettili.

Impedire la coltivazione, la pesca, trivellare di colpi i pescherecci, distruggere i sistemi di irrigazione dei campi, sradicare piante e distruggere decine  e decine di ettari ci colture, cecchinare e uccidere pescatori e agricoltori,  fa parte della sistematica oppressione israeliana ai danni dei palestinesi. Una oppressione costante che ha strangolato l’economia, impoverendo la popolazione sino a costringerla a vivere di aiuti umanitari. A volte qualche giovane si stanca di venire ammazzato mentre pacificamente lavora per il mantenimento suo e della sua famiglia. Magari i soldati israeliani gli ammazzano dinnanzi nei campi o in un mare il padre, o un fratello, allora lui si arruola in qualche brigata, spara qualche razzo artigianale verso Israele giusto per dimostrare quanto è vivo e combattivo il popolo, forse più a stesso che al nemico. Per l’assedio genocida a cui costretta Gaza nessun governo occidentale muove protesta, ma per questi “razzi” sparati a caso senza danno dall’Europa all’America si è pronti a legittimare di fatto un massacro come l’ultimo appena subito a Gaza. Sappiamo benissimo, come lo sanno anche a Tel Aviv, che se a contadini e pescatori palestinesi fosse consentito di vivere e lavorare esattamente come i loro colleghi israeliani, non ci sarebbero praticamente nessuno disposto a sparare qassam contro Sderot e Ashkelon. Ma i biografi in divisa militare sotto la stella di David hanno deciso che il prezzo del prezzemolo di Gaza dovrà restare elevatissimo: vite umane e assedio a Gaza, insicurezza dentro i confini israeliani.

Restiamo Umani.

Vik

Solidarietà e un abbraccio di conforto alla sorellina Theresa, rapita dalla marina israeliana mentre in acque palestinesi cercava di trarre in porto la sua missione umanitaria.

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Peacereporter e Presa Diretta con noi a Gaza

Amici reporters di Peacereporter e “Presa Diretta”,
giornalisti che restano umani,
ci hanno accompagnato in una delle nostre azioni di interposizione non violenta a difesa della popolazione civile di Gaza, e si sono presi i proiettili israeliani con noi:
 

Campo di battaglia

Contadini, giornalisti e pacifisti internazionali bersagliati dal fuoco dei cecchini israeliani. La gente di Gaza non ha il diritto neanche di raccogliere il prezzemolo

dal nostro inviato

Oggi i soldati israealiani hanno sparato contro giornalisti italiani, membri del gruppo pacifista International Solidarity Movement (Ism) e contadini palestinesi. La sparatoria e’ avvenuta nella zona agricola a ridosso del villaggio di El Farai’n, a nord di Khan Younis, nel mezzo della Striscia di Gaza, a duecento metri dal confine israeliano.

Il perché i cecchini di Tsahal abbiano preso di mira un gruppo di civili disarmati si potrebbe spiegare pensando a un’azione intimidatoria. Ma non e’ cosi’. Da sempre gli agricoltori e gli allevatori palestinesi che lavorano nei campi al confine sono oggetto del fuoco dei soldati israeliani. Nei giorni scorsi, nella zona dove ci trovavamo, un contadino e’ stato ucciso. Per questo, le colture giacciono incolte nei campi e la popolazione e’ di fatto privata della loro principale fonte di sostentamento. Questa mattina abbiamo accompagnato i membri dell’Ism, un movimento composto da cittadini di numerose nazionalità, tra cui anche l’italiano Vittorio Arrigoni, nei campi di prezzemolo di El Farai’n. La giornata prevedeva un’azione cosiddetta ‘di interposizione non violenta’, una pratica consueta per i movimenti pacifisti che operano nei Territori Occupati: ci si frappone tra l’esercito e i civili palestinesi per consentire alla popolazione di svolgere le loro attivita’, altrimenti limitate dal tiro al bersaglio, alle volte fatale, da parte dei soldati israeliani.

I contadini hanno lavorato indisturbati per circa due ore, mentre una dozzina di pacifisti dell’Ism, alcuni muniti di megafono e casacche catarifrangenti, osservavano eventuali presenze di soldati al di là del reticolato che segna il confine. Intorno a mezzogiorno, due jeep e un veicolo blindato si sono avvicinati alla rete. Alcuni soldati sono scesi e hanno preso posizione nelle postazioni di tiro. Uno, o più probabilmente due di loro, sono saliti sul tetto di uno dei mezzi e hanno cominciato a fare fuoco. I proiettili hanno colpito terra ad alcuni metri da noi, mentre i contadini, che senza la presenza di ‘internazionali’ avrebbero sicuramente corso rischi enormi per la loro vita, si buttavano a terra. Paradossalmente, il luogo piu’ sicuro dove rifugiarsi erano proprio i profondi solchi sul terreno lasciati dai tank e dai bulldozer israeliani, che tutto intorno hanno tagliato i campi e devastato decine di abitazioni. La zona è stata infatti il punto di penetrazione dei mezzi israeliani che hanno diviso in due la Striscia durante l’operazione ‘Piombo Fuso’. Tutto intorno agli appezzamenti le abitazioni contadini portano i segni dell’offensiva. Case frantumate, o perforate da missili, o crivellate dall’artiglieria.

La gragnuola di colpi é durata a lungo. I cecchini continuavano a sparare nella nostra direzione, mentre dal megafono gli attivisti li esortavano, senza successo, a cessare il fuoco: “Nessuno e’ armato. Siamo tutti civili. Non sparate”. A intervalli di qualche minuto, raffiche di decine di proiettili hanno sibilato accanto a noi. Dalle zolle del terreno si levavano nuvole di polvere a meno di due-tre metri. La presenza di pacifisti e giornalisti, tra i quali anche due documentaristi di Rai Tre, Manolo Luppichini e Jacopo Mariani, e’ servita da deterrente per evitare che i contadini venissero feriti o uccisi. Tuttavia, durante una di queste iniziative, negli anni scorsi un attivista britannico e’ morto dopo essere rimasto in coma per sei mesi a seguito del tiro di un cecchino mentre stava accompagnando dei bambini a Rafah. Rachel Corrie, un’altra pacifista britannica é rimasta schiacciata nel 2003 da un bulldozer israeliano. Il vice-console Francesco Santilli, informato dall’Ansa, ci ha contattati poco dopo l’incidente. Gli abbiamo riferito nei dettagli la dinamica dei fatti, sollecitando un intervento, sotto forma di protesta ufficiale, presso le autorità israeliane.

Luca Galassi
Restiamo umani, Vik

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Gaza: massacro o nani e pummarole? Una risposta a Lorenzo Cremonesi

Riceviamo e pubblichiamo da Massimo, (grazie):

Il gia’ grave reportage del Corriere della Sera a firma di Lorenzo Cremonesi,

diffamatorio nei confronti dei Palestinesi

e adulatorio nei confronti di Israele e della sua politica,

 

al momento di essere messo negli ARCHIVI online,

ha subito un INCREDIBILE manomissione,

mutilandolo di quell’unico sprazzo informativo che lo pervadeva :

 

PRIMA DELLA CENSURA :

http://www.corriere.it/esteri/09_gennaio_21/denuncia_hamas_cremonesi_ac41c6f4-e802-11dd-833f-00144f02aabc.shtml

 

 

DOPO LA CENSURA :

http://archiviostorico.corriere.it/2009/gennaio/22/Noi_usati_come_scudi__co_8_090122002.shtml

 

 

I PRINCIPALI RIMANEGGIAMENTI SONO :

 

– il titolo da “…i ragazzini di Hamas…” 

diventa un ben piu’ minaccioso “…i guerriglieri di Hamas…” 

 

– è sparita la frase “…Se Israele o l’Egitto avessero permesso ai giornalisti stranieri di entrare subito sarebbe stato più facile.…”

 

– e infine LA COSA PIU’ GRAVE, è completamente sparita questa testimonianza:

“… spiega Masoda Al Samoun di 24 anni. E aggiunge un dettaglio interessante: «A confondere le acque ci si erano messe anche le squadre speciali israeliane. I loro uomini erano travestiti da guerriglieri di Hamas, con tanto di bandana verde legata in fronte con la scritta consueta: non c’è altro Dio oltre Allah e Maometto è il suo Profeta. Si intrufolavano nei vicoli per creare caos. A noi è capitato di gridare loro di andarsene, temevamo le rappresaglie. Più tardi abbiamo capito che erano israeliani».”

 

 

ciao

Massimo Contini

 

Il mio articolo (integrale) pubblicato ieri da Il Manifesto:

“Il sangue che imbrattava il pavimento del pronto soccorso, in realtà non era sangue. Ma pummarola. A’ pummarola napuletana”, ci dice un pizzicagnolo travestito da medico dell’ospedale Shifah che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita.
“Le vittime negli obitori? non sono corpi umani, sono manichini. Andate a controllare nei negozi del centro. Hamas li ha saccheggiati di manichini e ci ha riempito i cimiteri”  Ci dice commosso un commesso che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita. 
“i corpi dei bambini morti? Non erano bambini. Erano dei nani. Degli aguerrittissimi nani da combattimento reclutati dalle brigate Al Qassam” ci dice un beccamorto che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita.
“Le donne trovate cadaveri sotto le macerie non erano donne, ma mujeaddin di Hamas che avendo saputo preventivamente dell’attacco erano corsi dal barbiere eppoi a farsi un’operazione a Casablanca”  ci dice un visagista che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita.
“Il fosforo bianco in realtà non era fosforo, odorava di eucalipto e veniva buono per farci delle inalazioni. A me ha curato il raffreddore”  ci dice un farmarcista che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita. 
 
Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera, ha molto da insegnare alle nuove leve del giornalismo,col suo articolo pubblicato il 21 gennaio, pure troppo.
Io che non ho mandanti se non una morbosa ricerca della verità, io che non sono un giornalista prefessionista, non scriverò mai per il corrierone, poco male, mi evito di intrattenere relazioni con redazioni che mi imboccano il pezzo, specie quando il boccone è così indigesto.
Per la casacca che indossato durante tutto il massacro, con ricamata non la scritta PRESS ma
bensì l’emblema della mezza luna rossa, dico a Cremonesi che le bugie hanno le gambe corte, in questo caso peggio, ce le hanno amputate.
Anche io posso benissimo trovare persone disposte a dirmi che è stato hamas e non l’esercito israeliano ha sterminare più di mille palestinesi, e vi assicuro che ve ne sono, specie fra coloro che mangiavano nel piatto ricco  dai corrotti di Fatah e ora sono a dieta. Sta ad un serio ricercatore distinguere una fonte attendibile da un attentato all’informazione.
Nessuna ambulanza durante questi 3 settimane di tragedia è stata utilizzata da ai miliziani di Hamas e ai loro alleati della Jihad islamica. Ne sono assolutamente certo, perchè sulle ambulanze c’eravamo io e i miei compagni dell’ISM.
Su quella ambulanze abbiamo rischiato la pelle, e un nostro amico paramedico, Arafa, ci è rimasto. 14 paramedici sono stati uccisi. I soldati israeliani sparavano alle ambulanze certi di quello che facevano, ovvero uccidere civili. Non abbiamo mai concesso ad un solo membro dell’almukawama, la resistenza palestinese, di salire a bordo di uno dei nostri mezzi. Quelli che ci provavano, venivavano spintonati giù, anche quando (ed è accaduto ) il guerrigliero era il marito di una donna che portavamo di corsa in una clinica a partorire.  All’ospedale Al Quds sono tutti di Fatah. lo sanno pure i muri (le pareti infatti sono tapezzate di Arafat. Neanche una icona di Ahmed Yassin), così come allo Shifa. Al Awada di Jabilia invece parteggiano quasi tutti per il Fronte Popolare. E’ una impresa trovare personale medico pro-hamas  lungo tutta la Striscia, prova è che quando Fatah chiamò allo sciopero generale, incrociarono le braccia l’80% dei dottori. Se la resistenza avesse utilizzato gli ospedali come postazioni per combattere i medici li avrebbero fatti evaucare subito, rifiutandosi immediatamente di curare i feriti. Un atteggiamento come quello descritto da Cremonesi nel suo pezzo equivarrebbe ad un suicidio politico per Hamas, e Hamas non vuole suicidarsi, non ha fretta di andare in paradiso, è un movimento ben radicato sulla terra, che desidera ampliare i suoi consensi, quantomeno non disperderli. Scudi umani? A Tal el Hawa durante il massacro io c’ero, e nella zona abita il mio migliore amico, Abu Nader. Suo padre e i suoi amici in effetti sono stati usati come scudi umani, ma non da hamas, bensì dai soldati israeliani che giravano casa per casa a caccia di combattenti (lo hanno già fatto in passato, è una prassi: http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=1524 ).
Il conto delle vittime è possibe dimunisca di qualche decina di unità, come è possibile che invece aumenti. Nel raccogliere i dati che puoi riportavo nelle mie corrispondenze da questo inferno non aspettavo certo l’imboccata di hamas, come non accetterai mai l’imboccata di un giornale quando impone che si scriva contro il movimento radicale islamista per porre in secondo piano l’aberrante massacro appena accaduto. Le mie fonti erano le stesse utilizzate dai giornalisti palestinesi e dagli attivisti per i diritti umani locali: fonti ospedaliere indipendenti. Se poi i morti saranno anche cento in meno, non mi metterò a stappare bottiglie di champagne ne derubricherò questo massacro come meno efferato. Al momento ci pensa l’esercito israeliano a smentire Lorenzo Cremonesi: un suo portavoce ha infatti dichiarato al Jerusalem Post che le vittime palestinesi dell’offensiva “Piombo Fuso” su Gaza sono circa 1.300.
 
5 giornalisti palestinesi sono stati uccisi durante i bombardamenti, diversi i feriti.
Distrutta la sede della televisione Al Aqsa, il palazzo al centro di Gaza City che ospita Reuters CNN e Al Jazeera più volte attaccato.
 
Si dice che la verità è la prima a morire durante una guerra.
C’è qualcuno in via Solferino che si cimenta nella profanazione del suo cadavere.
Restiamo umani.
 
Vik

Gaza: massacro o nani e pummarole? Una risposta a Lorenzo Cremonesi Leggi l'articolo »

Corrispondenze umane: a Giulietto Chiesa

Una corrispondenza fra me e Giulietto Chiesa.

Caro Giulietto,

ti sono grato per l’ inquietudine, equivalenza di un empatia rara in questi tempi, per essere rimasto umano.

Dici bene, la guerra non è terminata. Solo i morti ne hanno visto la fine, per i vivi non c’è tregua che tenga alla battaglia quotidiana per la sopravvivenza.

Le reiterate e costanti minacce di morte rivolte a me e ai miei compagni dell’International Solidarity Movement se non destassero reale preoccupazione, le avremmo considerate trofei. Evidentemente a chi olia gli ingranaggi della macchina della morte israeliana  dà estremamente fastidio chi da questa parte si impegna così estenuamente per la pace e i diritti umani. Il nostro non sarà un sacrificio invano se consentirà uno stato di allerta verso questo di lembo di terra martoriata e il suo milione e mezzo di abitanti. Una popolazione palestinese che non chiede altro se non di poter godere degli stessi diritti degli israeliani, dei diritti di qualsiasi altro popolo del pianeta. Mi auguro che Frattini, da te sollecitato, distolga un attimo lo sguardo da Sderot e rivolgendolo verso di me si accorga dell’ammasso informe di macerie a cui è ridotta Gaza, e delle lunghe file di minuscole bare bianche contenenti le spoglia di centinaia di bimbi uccisi. Al ministro chiedo che venga concentrata maggiore attenzione e stima verso le migliaia di operatori umanitari distribuiti nei luoghi più caldi del pianeta, magari la stessa cura e ammirazione espressa dal governo ai soldati italiani ipotetici esportatori di democrazia in Afghanistan oggi come in Iraq ieri. Non esigiamo una medaglia, chiediamo solo più protezione. Sulla mia schiena bruciano ancora i dieci punti di sutura necessari a ricucire una ferita riportata a settembre, in seguito ad un assalto dei marins israeliani (link: http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=1738&y=2008&m=09). Ero semplicemente al largo del porto di Gaza con degli amici pescatori. A Novembre, sempre in acque palestinese, soldati israeliani mi hanno sparato, rapito, quindi rinchiuso in una pidocchiosa prigione a venti chilometri da Tel Aviv. Dietro le sbarre, il consolato mi fece avere un paio di vestiti di ricambio. Ho ancora la ricevuta, un mese di tempo per ripagarli. Sul mio ferimento e successivo rapimento, nulla, non un fiato dal suo governo, Ministro Frattini. Alla Farnesina non si è mossa un foglia. Ora vogliono uccidermi, le assicuro che prestando i soccorsi sulle ambulanze in questo ultimo mese mi sono reso conto quanto siano essi puntigliosi e puntuali nel sopprimere vite umane. Con il consenso del suo presidente Berlusconi che non ha mancato più volte di tifare per le bombe. Lei lo sa che spesso fra macerie trovavamo i corpi ridotti in poltiglia? i frammenti di ossa più grandi potevano stare in un cucchiaino, lo riferisca al suo presidente. Pensateci, magari la prossima volta che rigirate lo zucchero sorseggiando un caffè assieme. Vogliono ucciderci, ministro Frattini, veda un pò lei se è il caso di trovare cinque minuti di tempo per me sulla sua agenda fitta di incontri diplomatici.

Giulietto, un abbraccio.

Restiamo umani.

Vik

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