Dicembre 2007

L’Anno Vecchio uscente, l’Anno Nuovo entra come un ladro nella casa del ladro

1043 1042 1041…
Contando all’indietro e partendo circa dal numero mille,
cantando i nomi del migliaio di lavoratori morti ammazzati per il benessere di pochi benestanti,
l’Anno Vecchio si congeda fra mille maledizioni.
 
L’Anno Nuovo, armato di piede di porco e vestito come diabolik,
fra qualche ora farà irruzione nelle case dei maiali ingioiellati,
che saranno altrove a fare i loro porci comodi.
Dove?
Nelle feste a cui noi non saremo mai ammessi,
i dirigenti della Thyssenkrupp di Torino coi padroni delle tante altre thyssenkrupp sparse in Italia, coi politici che ne fanno le veci,
e i vescovi che ne sposano le graziose rampolle, coi principi che rivendicano un regno da cui sono fuggiti,
stappano spumanti vendemmiati dalle lacrime delle vedove dei loro operai,
e si rimpinzano di tartine fatte cogli anulari, gli indici, e i medi, i cotechini delle mani e gli stinchi dei piedi persi da migliaia di infortunati sul lavoro.
 
L’Anno Nuovo come un ladro entrerà nelle case dei ladri,
che sono i padroni quando si fanno predoni di esistenze e ricchezze,
mi spiego meglio:
 
+90%
i profitti delle grandi imprese industriali in dieci anni

+5%
I redditi di un dipendente in dieci anni
 
93%
dei condannati (per infortuni sul lavoro) in primo grado non va in carcere
Mario Almerighi, magistrato

150 mila
I processi (per infortuni sul lavoro) che ogni anno vanno in prescrizione
Ministero Giustizia
 
Chi è il delinquente fra un Rom con due salsicce nascoste sotto il cappotto beccato appena fuori un supermercato,
e il SUV da 100mila sacchi che si lancia ubriaco contro una proletaria fiat punto facendo una strage?
 
Il mio augurio:
Che il Nuovo Anno si faccia ladro ed entri nella casa del ladro,
e depredi il padrone predone di quelle ricchezze che sono il potere usurpato col sangue.
Se non proprio che si faccia assassino…
 
Che depredi il potere a chi si sente legittimata da un cilicio benedetto dal vaticano, a discriminare i gay al pari del nazismo.
 
Che scippi il potere a quello che, pur essendo stato eletto per un attuare un programma di sinistra, consideri il precariato poi così non tanto male.
 
Che saccheggi il potere da chi si è arrogato il possesso di parole come Libertà,
e ha più condannati nel suo partito di una casa circondariale,
e Popolo, mentre considera i suoi elettori dei telespettatori, e i telespettatori ha sempre detto dei bambini di 5 anni.
 
Ma l’Anno Vecchio, sentendo tutto questo
andandosene ammette:
“tutto sommato, sino a quando ci saranno più operai in fila ai gazebo di Berlusconi che al funerale delle vittime di Torino, non c’è da nulla stupirsi se un principe dei sottaceti richieda indietro il regno ad un popolo che non ha mai smesso le sue vesti di suddito.”
 
Ma il mio augurio lo rinnovo lo stesso,
che il Nuovo Anno vestito da ladro entri nella casa del ladro:

ps.
questo post e questa canzone sono dedicati,
con dolcezza, a Nunzia ,
che mi aveva scritto da quest’altra parte.
 
Vik alias guerrila radio.

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Favola di Natale 2: la vittima italiana incatenata alla tortura dalla “guerra al terrorismo”

In questi giorni di indigestioni da cappone e panettoni,
da auguri allo zucchero a velo, da brindisi alcooolici per gli ubriachi dilettanti,
come li definiva Bukowski,
qui ricordiamo chi da 42 giorni si nutre di sola aria,
e si disseta da una lurida ciotola d’acqua,
sbattuto per terra come una bestia in attesa del macello.
 
Lui si chiama Abou Elkassim Britel, ed è un nostro concittadino,
vale la pena ricordare la sua storia:
 —————————————————————-
Abou Elkassim Britel è un cittadino italiano che sta scontando in Marocco una sentenza a nove anni di prigione, basata su una condanna infondata, ottenuta tramite la deportazione illegale (extraordinary rendition) e la tortura.

Il sig. Britel è emigrato in Italia nel 1989, ha sposato una donna italiana e nel 1999 ha ottenuto la cittadinanza italiana. Nel 2002, si recò in Pakistan per lavorare alla traduzione di libri sull’Islam.
Secondo quanto riferito dalla Fédération International des ligues des Droits de l’Homme (no.379/2 July 2004) e da Statewatch, Kassim è stato arrestato il 10 Marzo 2002 durante un controllo dei documenti a Lahore.
Il suo passaporto fu erroneamente ritenuto un falso, e di conseguenza fu immediatamente legato, incatenato e torturato; gli fu poi negato l’accesso all’Ambasciata Italiana per verificare l’autenticità del suo passaporto. Dieci giorni dopo, è stato condotto al Crime Investigation Department per cinque giorni di interrogatori, che comprendevano maltrattamenti, violenze e privazione forzata del sonno. E’ stato poi riconsegnato alla polizia, ed in seguito affidato ai Servizi Segreti pakistani; fu torturato nuovamente in due occasioni, durante una delle quali rilasciò false ammissioni sotto costrizione.


continua a leggere la storia di Kassim
———————————————-kassim libero
Per Kassim si deve e si può fare qualcosa.
La viceministra degli esteri Patrizia Sentinelli ha assicurato il proprio impegno personale per arrivare nel più breve tempo possibile a una soluzione positiva del caso.
Io posso rassicurare la moglie di Kassim e chi le sta vicino che la Sentinelli (Prc) è una persona seria, onesta e motivata, avendola incontrata sull’aereo governativo che mi conduceva volontario in Congo, avendo visto come per noi si è adoperata.
Ma un uomo non può digiunare a oltranza,  arriva il momento in cui la tempestività di un governo nell’agire in difesa dei diritti umani è una questione di vita o di morte.
 
Dall’amica An-nisa apprendiamo che presto ci sarà da firmare una petizione online per Kassim, ne daremo sicuramente voce, sperando che la mobilitazione sia di massa. Verso un italiano che ha trascorso un 25 dicembre nell’inferno della tortura voluta da chi ha inventato e sostenuto quell’immane barbaria denominata  guerra al terrorismo.
 
Approfindimenti:
 
il blog per Kassim libero
il sito
Khadija, la coraggiosa moglie di Kassim

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Favola di Natale: Ramzi, bambino cresciuto dell’intifada che usa la sua viola come un kalashnikov

C’era una volta un bimbo palestinese,
proprio il riccioluto immortalato in questa foto:
 
 
Simbolo della prima intifada,
anno di  sangue 1987 in Ramallah, Palestina occupata.
 
C’era una volta questo piccolo riccioluto, di nome Ramzi ,
che come tutti i bambini palestinesi,
passava il tempo del gioco a cercare di vendicare
le uccisioni di fratelli e amici tirando pietre ai carriarmati israeliani.
 
Ma quelle minuscole dita erano destinate ad altra arte che quella puttanesca della guerra,
e il suo udito già allora stendeva su spartiti di morte
i diesis dei cingolati quando stritolano un corpo umano
e i bemolle dei sibili dei proiettili quando ti sfiorano il viso come ad avvertirti che la tua ora è giunta.
 
Molti dei bimbi di quella prima intifada, quelli sopravissuti,
sostituirono la pietra con il kalashnikov,
non potendo utilizzare ne l’aratro ne il computer,
soffocati dalla occupazione israeliana.
Altri fecero saltare per aria la loro disperazione,
e portandosi all’inferno qualche ebreo giovane come loro si illusero di condurre il proprio popolo alla vittoria
(Solo i morti conoscono la fine della guerra).
 
Ramzi lasciò la pietra e incontrò la viola,
e fece della viola il suo kalashnikov.
 

 
Oggi Ramzi Abuderwan  è un musicista di fama internazionale,
suona nelle più grandi orchestre europee, compresa la Mozart Orchestra di Claudio Abbado.
Ma è rimasto quel bambino riccioluto dell’intifada,
e la sua lotta continua con la musica nel nome della Palestina.
Nel 2002 fonda la fondazione “Al Kamandjati”, che in arabo significa il violinista,  un’organizzazione no-profit franco-palestinese, che si occupa della creazione e della gestione di scuole di musica per bambini palestinesi che vivono nei campi profughi.
Scuole libere, gratuite e aperte a tutti, in cui la musica tradizionale palestinese si fa mezzo di espressione dell’identità di un popolo e una forma di resistenza culturale.
 
“A convincermi della necessità di fondare scuole di musica a Ramallah – ha dichiarato Ramzi Aburedwan – è stato il fatto di accorgermi che, dopo alcune mie esecuzioni nei campi profughi, i bambini hanno iniziato a disegnare strumenti musicali e non più carri armati. Ho capito quanto fosse facile modificare in positivo l’immaginario dei bambini.”
 
Favola che pare a lieto fine, come si conviene.
Ma il mondo delle favole ha un limite invalicabile, oltre il quale non è permesso sognare,
come avviene per tutti quei bimbi separati dalla vergogna del mondo dal vergognoso muro dell’apartheid israeliano.
 
In questi giorni Ramzi sarebbe dovuto essere a Gaza,
a sostituire nell’immaginario dei bimbi della Striscia il rumore dei cingoli con le note suadenti della sua viola.
Invece è stato fermato dai soldati israeliani che presidiano il valico di Erez e trattenuto in una caserma di Sderot.
 
Israele è un assassino di speranza, prima ancora di civili innocenti.
E la speranza che scorre subliminale,sotto il messaggio universale della musica,
è una strada che deve essere preclusa per ogni  palestinese.
A chi muove i fili d’Israele va benissimo così, questi figli senza speranza della Palestina da grande finiranno bersaglio in movimento di un raid o si faranno saltare su un bus,
in tutti i casi saranno morti funzionali alla causa genocida dell’ occupazione.
 
(-Daniel Barenboim, il direttore d’orchestra israeliano con cui Ramzi collabora spesso, si è infuriato: insieme ad un concerto, dice, è stato impedito «un intervento umanitario importante per la gente di Gaza». Che ha bisogno di tutto, quindi anche della musica barocca.)
 
Quei bimbi che moriranno domani stringendo una pietra
canteranno in coro un requiem di Natale per le nostre anime impietose e sorde.
 
Vik
alias
guerrilla radio.

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Lettera aperta ai Re Magi (segregati dal muro dell’apartheid israeliano)

Cari Re Magi, se ce la fate a scavalcare il muro sarete sorpresi di non trovare né erba, né pecore, né pastori, né contadini: tutti costoro sono ormai separati dalle loro terre da questo muro dichiarato illegale dal tribunale dell’Aja, ma ancora in piedi. Vi sorprenderà il paesaggio cambiato: insediamenti illegali ricoprono quelle che un tempo erano colline verdeggianti di olivi secolari.
Se nel viaggio di ritorno da Betlemme, passerete per Gaza, portatevi borracce d’acqua potabile e torce elettriche perchè il governo israeliano l’ha provata dei beni fondamentali. Vi raccomandimao di non ammalarvi perchè l’ospedale di Gaza è privo di energia elettrica e di rifornimeni di base e fornitevi di lasciapassare o resterete imprigionati lì come i palestinesi. Buona fortuna e Buon Natale!
 
ps.
Secondo l’ONU Betlemme è circondanta da 78 ostacoli fisici, fra cui 10 checkpoint militari e 55 blocchi stradali.
 
Donne in Nero, Roma.

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“La libertà non è star sopra un albero, non è neanche un gesto o un’invenzione, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione” (Giorgio Gaber)

Ad una manifestazione ci si conta,
ma conta più esserci per incontrarsi.
 
Da latitudini precarie, da vite refrattarie a subire destini imposti,
da precariato o da altri mestieri che imprigionano comunque le anime,
da passati di maledizione e sguardi dritti a futuri incerti, da paesi e idiomi diversi,
si parla una sola lingua manifestando ed è la lingua dei bipedi in marcia,
nel durante di un percorso comune verso un traguardo identico,
e sabato a Vicenza questo traguardo era dire basta alla cultura di morte,
concime di ogni nuova base militare.
 
Nel post precedente un commentatore (Luca) ci ha definiti “contestatori di professione”, per giunta guidati dai “soliti capi”, come fossimo tutti non vedenti attaccati ai guinzagli di pastori tedeschi
(papa-nazi è innocente stavolta).
 
Al corteo per gridare forte no al Dal Molin! c’erano delegazioni dalla Repubblica Ceca , dalla Germania, dal Belgio, dalla Spagna, dagli Stati Uniti e dalla Polonia,
quei movimenti e quelle associazioni che da una vita fanno della negazione alla guerra una ragione per esistere.
Non ho visto alcun capopopolo,
ma una lunga fiumana di persone che formavano un corpo unico e compatto,
imperforabile ne dalle spine del pungente freddo ne tantomeno dagli insulti di un Presidente della Repubblica che a Washington si guardava allo specchio.
 
Lungo la manifestazione ho rincontrato i miei compagni di passate spedizioni umanitarie nei vari inferni che ho frequentato,
più di nuovi, come Arack, con cui si complottano future congiure al torpore che attanaglia la coscienza civile italica (l’assenza degli insonni della ragione era giustificata) .
Compagni beat come il fratellone Biga, con me in Congo prima di Vicenza (come l’altro beat Nick ora sottocopertura in Rwanda…),
abbiamo atteso l’alba riempiendoci i bicchieri e confidandoci le aspettative di salvezza poco speranzose per un popolo che si è quasi dichiarato vinto di fronte all’ipocrisia dell’individualismo occidentale.
 
Biga mi ci ha condotto, e io consiglio a chiunque passi per Vicenza di fare un salto al presidio permanente del No dal Molin,
oltre che per il buon cibo ed un onesto rosso,
può capitare di fare piacevoli incontri, come a noi che ci siamo trovati a mangiare del gulash di fianco ad un ammiraglio della Nato in congedo.
In congedo per protesta perchè secondo lui la Nato non aveva più ragione d’esserci dopo la caduta del muro di Berlino, come dargli torto?
Ci ha confidato i suoi dissapori verso questo governo e in particolare verso D’alema, colpevole di aver dato potere illimitato ai generali nel momento del passaggio fra la cessazione della leva obbligatoria e l’esercito che abbiamo oggi di professionisti: “non sorprendetevi di quanto aumentano le spese militari,
se a decidere sono i generali”.
Oltre ad una straordinaria lezione di geopolitica, l’ammiraglio si è soffermato anche su una storia personale che però ci ha illustrato per brevi cenni,
di foto in un suo possesso perchè da lui scattate, di un gravità inimmaginabile.
Da quel che lasciava intendere si trattava delle armi atomiche (90 per la precisione) presenti sul suolo italiano,
di come vengono stoccate e trasportate, non c’è da star tranquilli la conclusione.
 
Poco più in là, su di un altro tavolo, ho notato ristorarsi un volto che avevo già visto,
l’altra faccia dell’America, così di dolcezza femminile ma nel contempo dallo sguardo fermo e intransigente a difesa dei diritti umani,
mi sono mosso per  salutare e levarmi il cappello dinnanzi a questa signora:
il blog di vittorio arrigoni
 

 
e le ho sentitamente dichiarato come le sue mani erano le nostre mani,
quel giorno dinnanzi a Condoleeza Rice.
 
Io, Biga, i beati costruttori di pace, Arack, l’ammiraglio pacifista, Desirée Anita Ali-Fairooz, tutti quelli che a Vicenza c’erano e quelli assenti ma presenti spiritualmente, se questi, NOI,
facciamo della contestazione una professione,
beh forse per una volta stiamo  lavorando per un datore di lavoro rispettabile:
un mondo migliore.
 
ps.
per quelli che… “Si ha bisogno di proposte che arrivino prima dei no”
da tempo i beati costruttori di pace si stanno dando da fare:
campagna contro il nucleare
 
——Un futuro senza atomiche: per far dichiarare l’Italia “Zona Libera da Armi Nucleari”

È iniziata il 30 settembre la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che dichiari l’Italia “Zona Libera da Armi Nucleari”. Sul sito www.unfuturosenzatomiche.org, tutte le informazioni su come partecipare alla campagna. Attivati anche tu: abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per il successo dell’iniziativa ——————–

Ps2. Di ritorno da Vicenza stamattina in autostrada mi sono trovato a zigzagare fra decine di pullman coperti di vessilli della lega. “Autonomia” andava per la maggiore,  AUTONOMIA….leghisti, scusate, ma dove caxxo eravate sabato?

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Countdown Vicenza, vieni anche tu a gettare le basi contro ogni nuova guerra. NO! DAL MOLIN

Per quelli che… tanto andare a manifestare è inutile non cambia niente,
«la decisione è stata presa» dice  la first lady di Bush, Napolitano,
vorrei ricordare che l’ultima volta abbiamo fatto cadere cadere Prodi e il suo governo zeppo di ameri-cani scodinzolanti e col guinzaglio corto 
dietro una bandiera a stelle strisce imbrattata di sangue
iracheno,
afghano,
palestinese,
sudanese,
panamense,
iraniano,
nicaraguense,
salvadoreno
vietnamita
giapponese
eccetera eccetera
come in insegna la MERAVIGLIOSA VITA degli USA.
 
Tanto più che è necessario mostrare a chi pensa di  governarci quali sono gli ideali che in realtà ci governano,
e il nostro disappunto verso una Finanziaria che come ci ricorda Alex Zanotelli: “per la Difesa per il 2008 avrà a disposizione 23, 5 miliardi di euro: un aumento di risorse dell’11% rispetto alla finanziaria del 2007, che già aveva aumentato il bilancio militare del 13 %. Il governo Prodi in due anni ha già aumentato le spese militari del 24%!! Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti. Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 (i cosiddetti Joint Strike Fighter) sono i nuovi aerei da combattimento (costano circa 110 milioni di Euro cadauno). Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto, a Washington, lo scorso febbraio, il protocollo di intesa.”
 
 
tutti le info e i comunicati del presidio permanente No! Dal Molin:
http://www.nodalmolin.it/index.html
 
guerrilla radio
 
 
L’appello di Alex Zanotelli contro l’aumento delle spese militari.Rimango esterrefatto che la Sinistra Radicale (la cosiddetta Cosa Rossa) abbia votato, il 12 novembre con il Pd e tutta la destra, per finanziare i CPT, le missioni militari e il riarmo del nostro paese. Questo nel silenzio generale di tutta la stampa e i media. Ma anche nel quasi totale silenzio del “mondo della pace“.
Ero venuto a conoscenza di tutto questo poche ore prima del voto. Ho lanciato subito un appello in internet: era già troppo tardi.
 La “frittata“ era già fatta. Ne sono rimasto talmente male, da non avere neanche voglia di riprendere la penna. Oggi sento che devo esternare la mia delusione, la mia rabbia.
Delusione profonda verso la Sinistra Radicale che in piazza chiede la chiusura dei “lager per gli immigrati “, parla contro le guerre e l’imperialismo e poi vota con la destra per rifinanziarli. E sono fior di quattrini! Non ne troviamo per la scuola, per i servizi sociali, ma per le armi SI’! E tanti!! Infatti la Difesa per il 2008 avrà a disposizione 23, 5 miliardi di euro: un aumento di risorse dell’11% rispetto alla finanziaria del 2007, che già aveva aumentato il bilancio militare del 13 %. Il governo Prodi in due anni ha già aumentato le spese militari del 24%!! Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti. Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 (i cosiddetti Joint Strike Fighter) sono i nuovi aerei da combattimento (costano circa 110 milioni di Euro cadauno). Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto, a Washington, lo scorso febbraio, il protocollo di intesa.

In Senato, alcuni (solo 33) hanno votato a favore dell’emendamento Turigliatto contro il finanziamento degli Eurofighters, ma subito dopo hanno tutti votato a favore dell’articolo 31 che prevede anche il finanziamento ai satelliti spia militari e le fregate da combattimento FREMM.
Per gli Eurofighters sono stati stanziati 318 milioni di Euro per il 2008, 468 per il 2009, 918 milioni per il 2010, 1.100 milioni per ciascuno degli anni 2011 e 2012! Altrettanto è avvenuto per le fregate FREMM e per i satelliti spia.
E’ grave che la Sinistra, anche la Radicale, abbia votato massicciamente per tutto questo, con la sola eccezione di Turigliatto e Rossi, e altri due astenuti o favorevoli.
Purtroppo il voto non è stato registrato nominativamente! Noi vogliamo sapere come ogni senatore vota!
Tutto questo è di una gravità estrema ! Il nostro paese entra così nella grande corsa al riarmo che ci porterà dritti all’attacco all’ Iran e alla guerra atomica. Trovo gravissimo il silenzio della stampa su tutto questo: una stampa sempre più appiattita!
Ma ancora più grave è il nostro silenzio: il mondo della pace che dorme sonni tranquilli. E’ questo silenzio assordante che mi fa male. Dobbiamo reagire, protestare, urlare!

Il nostro silenzio, il silenzio del movimento per la pace significa la morte di milioni di persone e dello stesso pianeta. La nostra è follia collettiva, pazzia eretta a Sistema. È il trionfo di ”O’ Sistema”.
Dobbiamo riunire i nostri fili per legare il Gigante, l’ Impero del denaro. Come cittadini attivi non violenti dobbiamo formare la nuova rete per dire No a questo Sistema di Morte e un Sì perché vinca la Vita.

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I pugni chiusi delle giuste rivendicazioni e quelli sventolanti delle prevaricazioni

Stamani sulla strada per il lavoro mi sono trovato fermo dinnanzi ad un blocco stradale di operai in sciopero.
 
LORO erano metalmeccanici di una fabbrica di Figino Faenza,
mi hanno fermato l’auto per una mezz’ora
consegnandomi un volantino e spiegandomi le loro sacrosante rivendicazioni,
la ragioni di chi guadagna uno stipendio da fame, come molti dipendenti a dire il vero,
ma con l’aggravante di cambi turni e straordinari fuori busta paga, e soprattutto,
in un ambiente di lavoro che è causa di più di 1200 morti bianche l’anno.
Il volantino consegnatomi terminava con un sentito messaggio di solidarietà alle vittime dell’acciaieria serial killer ThyssenKrupp di Torino.
 
I pugni chiusi levati al cielo di quei malinconici metalmeccanici era facile immedesimarli come i miei,
LORO eravamo NOI.
 
Invece i pugni chiusi  sventolati minacciosamente sotto il mio mento,
ieri che mi trovavo a Genova,
da dei tirannici autotrasportatori,
mi ricordavano invece più il Cile di Allende
quando l’avvento del colpo di stato fu anticipato da uno sciopero di camionisti che paralizzò il paese.
 
Vi pare che esagero?
Sicuramente,
però vorrei sapere come non pensare a strumentalizzazioni politiche contro il governo,
quando il principale organizzatore delle barricate di tir si chiama Paolo Uggè, presidente di Fai Conftrasporto e deputato di Forza Italia,
che è stato sottosegretario dei Trasporti nel secondo e nel terzo governo Berlusconi.
 
Ps.
Stasera sono ripassato dinnanzi al presidio dei metalmeccanici portando in dono un paio di bottiglie di lambrusco,
che scaldi un pò loro il morale.
 
Ieri sera invece mi sono dovuto recare dal gommista a far levare un chiodo da un pneumatico,
gentile cadeaux degli autotrasportatori liguri.

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Se è più oscena e volgare la scatologia satirica di Deniele Luttazzi o la merda quotidiana che ci propinano le principali emittenti televisive nazionali

Per questa battuta, ma chiaramente è un pretesto,
Luttazzi è stato di nuovo censurato:
censura+daniele luttazzi
 
 
Lascio a ogni lettore decidere cosa è più scandalosamente poco dignitoso,
se una battuta satirica di Daniele Luttazzi detta a mezzanotte o questo osceno scempio in prima serata sulla prima rete nazionale:
 
“La Rai ha affidato il sabato sera alla fatina bionda, la conduttrice Antonella Clerici: tette bene in vista, abiti da bambolona, grandi sorrisi e copiose lacrime per sottolineare i drammatici casi che deve affrontare. Il programma si chiama Il treno dei desideri, è lo show abbinato alla lotteria Italia, un fritto misto di altri programmi (un po’ Carramba, un po’ Bisturi, un po’ Sposami adesso), di cui si preoccupa di raccogliere la penosa eredità.
Lo spettacolo offre una carrellata di vicende molto tristi. Appena la
conduttrice si avvicina, i protagonisti, che hanno scritto per vedere
esauditi i loro desideri, si sciolgono in pianti irrefrenabili, la regia si
incolla ai loro volti e fa ping-pong con gli occhi della Clerici pregni di
commozione.
Tocca al matrimonio di Alessia, orfana di madre, che vorrebbe tanto
riallacciare i rapporti con il padre per averlo al suo fianco quando salirà
sull’altare. Cosa che avviene immediatamente: il padre è convocato, il
matrimonio è allestito nella sera stessa con abbondanza di parenti, fiori e
l’abito da sposa offerto da mamma Rai.
Nel successivo siparietto, invece, la protagonista è morta, una giovane
ragazza malata di cancro. I genitori con i fratelli sono in studio, hanno
scritto al programma perché volevano far conoscere la loro tragedia e
chiedere alla Rai di poter intitolare una stella alla figlia: detto e fatto,
Raiuno ha battezzato la stella con il nome della ragazza.
Al quarto posto una ragazza che amava i cavalli e ora non li può più montare perché nel frattempo il padre è morto e i soldi non bastano. In studio entra un meraviglioso cavallo, guidato da un attore di fiction che prende su la ragazza annunciandole l’abbonamento di un anno presso un centro ippico.
Il clou della serata arriva con una giovane donna, afflitta da un grave problema: dopo tre figli il suo seno è piuttosto malandato. L’handicap è sottolineato da alcune foto che, impietosamente, la ritraggono di profilo.
In studio a guardare quel seno sfiorito ci sono il marito e i figli piccoli invitati ad assistere al prodigio. La famigliola e il pubblico attendono il miracolo: la Rai, colpita dal disagio della donna, le ha regalato un
intervento di chirurgia estetica. Le telecamere seguono l’evento, e quando la signora, finalmente rifatta, sta per entrare in studio, la conduttrice grida:
«E adesso bambini vi facciamo vedere la mamma com’era prima
dell’intervento, e, guardate bene, come è adesso».
Dalle scale illuminate, la mamma scende con il suo seno gonfio, tra applausi e baci. Senza pietà per quei bambini, senza scandalo per nessuno.” (Norma Rangeri dal manifesto)
 
I Video di GuerrillaRadio

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Perchè è da cacciare un magistrato come Clementina Forleo? (Marco Travaglio)

Alla fine il Csm ha deciso di cacciare Clementina Forleo,
 votando all’unanimità l’avvio delle procedure di trasferimento del Gip di Milano.
 
Perchè?
“Incompatibilità ambientale e funzionale” si riferisce.
Palle. La Forleo è da cacciare perchè non è una donna di mondo.
Ce lo spiega Marco Travaglio:
la storia infinita di marco travaglio
 
“Clementina Forleo non è una donna di mondo. Nonostante gli avvertimenti, non ha ancora capito come vanno le cose in Italia. Se,come già i suoi colleghi del pool Mani pulite, trascorre le giornate tra la Procura di Brescia (interrogata dai pm Tarquini e Salamone: gli stessi che imbastirono decine di inchieste su Di Pietro, Navigo, Colombo e Boccassini, senza cavarne un ragno dal buco) e il Csm, fra un procedimento disciplinare e una procedura di trasferimento per incompatibilità ambientale, è perché non si è fatta furba.

Eppure le sarebbe bastato poco per vivere tranquilla. Rispondere di no alla Procura che nel 2005 le chiedeva di intercettare il governatore Fazio e i furbetti i quali, ben coperti a destra e a sinistra, stavano scalando due banche e il primo giornale d’Italia. Rispondere di no ai pm che chiedevano di sequestrare azioni e plusvalenze della banda del buco, bloccando le scorribande su Antonveneta, Bnl e Rcs e facendo recuperare allo Stato 93 milioni. Rispondere di no al pool che chiedeva di inviare alla Camera le telefonate tra i furbetti e 6 parlamentari, 3 forzisti e 3 Ds, per avere il permesso di usarle contro i furbetti e contro 2 parlamentari (D’Alema e Latorre). Anzi, meglio: mangiarsi i nastri con quelle imbarazzanti conversazioni, anziché farli trascrivere, onde evitare che la gente si facesse un’idea dei propri rappresentanti.

O ingannare le Camere, raccontando una bugia, e cioè che le telefonate – una volta autorizzate – sarebbero state usate solo contro i furbetti, non contro i politici. Quando poi un alto magistrato, uomo di mondo, le consigliò – lei racconta – di stare attenta a depositare le telefonate Unipol, Clementina avrebbe dovuto dare ascolto a lui anziché alla legge e alla coscienza, anziché segnalare la “pressione” ad alcuni colleghi e poi al Csm.

Quando poi vide, in piazza Duomo, alcuni poliziotti che pestavano un magrebino, avrebbe fatto meglio a voltarsi dall’altra parte e girare l’angolo, anziché intervenire a fermarli. E quando notò che colleghi e carabinieri di Brindisi dormivano, anziché indagare a fondo sulle minacce subite dai suoi genitori poco prima della loro morte in un incidente, avrebbe dovuto ringraziarli, non protestare. E quando il pm De Magistris venne spogliato delle indagini e trascinato dinnanzi al Csm, avrebbe dovuto fare come quasi tutti i colleghi: fingere di non vedere e lasciarlo solo, anziché solidarizzare con lui in tv.

Quando Parlando di Paolo Borsellino e dei genitori morti tragicamente le vennero le lacrime agli occhi, avrebbe fatto meglio a inventarsi una congiuntivite: un magistrato, tanto più se donna, non deve piangere mai. Altrimenti è pazzo (soprattutto se ha appena fatto recuperare allo Stato 93 milioni di euro).

Ecco: se avesse imparato a stare al mondo, oggi la Forleo non farebbe la spola tra Brescia e il Csm. Non sarebbe accusata dal Pg della Cassazione di “negligenza grave e inescusabile”, di aver “violato gli obblighi di correttezza, equilibrio e imparzialità” e financo di aver “leso la reputazione, il prestigio e l’immagine di uomini politici”. Perché, com’è noto, la colpa è sempre di chi le cose le scopre e le racconta, non di chi le fa. La Forleo non l’ha capito, o non l’ha voluto capire. Non s’è nemmeno iscritta a una corrente Anm, non si meraviglie se l’Anm non ha speso una parola in sua difesa.

Dalla desolante lettura del capo d’incolpazione firmato dal Pg della Cassazione, che ricalca le memorie difensive dei politici coinvolti nel caso, si scopre che il gip non avrebbe dovuto chiedere al Parlamento il permesso di usare le telefonate dei politici perché la Procura non li aveva ancora indagati. Forse il Pg ignora che il pm Francesco Greco aveva dichiarato che, in base alla legge Boato, non si posso indagare parlamentari per telefonate non autorizzate. Fu proprio per avere l’autorizzazione che il gip avvertì le Camere che nelle bobine emergevano, da parte di politici, “complicità nel disegno criminoso”, cioè nell’aggiottaggio dei furbetti.

Fu – scrisse Franco Corsero – un segno di “troppa lealtà”: è per troppa lealtà al Parlamento che il gip deve pagare? Per aver applicato la legge Boato, poi fatta a pezzi dalla Corte Costituzionale? Si sperava che questi orrori sarebbero finiti col governo Berlusconi. Invece, da lunedì, compariranno al Csm l’unico pm che indagava sul premier e sul Guardasigilli e l’unico gip che si sta occupando del ministro degli Esteri. Due magistrati a caso.”
(marco travaglio)

Perchè è da cacciare un magistrato come Clementina Forleo? (Marco Travaglio) Leggi l'articolo »

Nella ideale prova di Democrazia Putin è sconfitto e Chavez esce vincitore

“Diventato presidente, Putin non ha saputo estirpare il colonello del kgb che vive in lui, e pertanto insiste nel voler raddrizzare i propri connazionali amanti della libertà.”

(Anna Politkovskaya)
 

putin cartoons
 
Vladimir Putin ha stravinto le legislative, con il 64,1% dei voti.
Ora potrà tranquillamente smontare a suo piacimento la costituzione per ottenere un terzo mandato.
 
 
Le elezioni per la Duma russa «non si sono svolte in modo corretto e non hanno rispettato molti degli impegni presi a livello di Osce e di Consiglio d’Europa né gli standard democratici»,  dichiarano nella loro dichiarazione finale gli osservatori internazionali dell’Ocse.
“Un funerale per la democrazia”, “le elezioni le più sporche della storia della Russia moderna”,
secondo Garry Kasparov, il principale oppositore di Putin.
 
Emittenti televisive occupate, censura, omicidi di giornalisti non allineati, diritti civili vincolati, il genocidio ceceno,
ed ora una elezione falsata dove i media erano tutti concentrati attorno al partito di Putin, e agli oppositori non restava che la piazza, dove le manifestazioni sono state regolarmente violentemente sciolte dalla polizia. E gli oppositori politici intimiditi o arrestati.
In una Cecenia distrutta dall’esercito russo il 99% avrebbe votato,  e il 99% del  99% avrebbe votato per Putin.
 
Mentre Sarkosy già si congratula,
il resto d’Europa balbetta chiedendo chiarimenti sul voto.
 
Chiudere gli occhi per terrore che ci chiudano il gas.
 
Consoliamoci con le buone notizie che giungono dal Venezuela, Chavez ha perso il  suo referendum e accetta la sconfitta.
Messaggio rivolto a quei media (molti italiani)  che avrebbero giurato che in caso di sconfitta il  bolivariano avrebbe fatto scendere i carri armati nelle strade:
Udite udite, in Venezuela c’è una democrazia se non ve n’eravate accorti.
 

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