Ad una manifestazione ci si conta,
ma conta più esserci per incontrarsi.
Da latitudini precarie, da vite refrattarie a subire destini imposti,
da precariato o da altri mestieri che imprigionano comunque le anime,
da passati di maledizione e sguardi dritti a futuri incerti, da paesi e idiomi diversi,
si parla una sola lingua manifestando ed è la lingua dei bipedi in marcia,
nel durante di un percorso comune verso un traguardo identico,
e sabato a Vicenza questo traguardo era dire basta alla cultura di morte,
concime di ogni nuova base militare.
Nel post precedente un commentatore (Luca) ci ha definiti “contestatori di professione”, per giunta guidati dai “soliti capi”, come fossimo tutti non vedenti attaccati ai guinzagli di pastori tedeschi
(papa-nazi è innocente stavolta).
Al corteo per gridare forte no al Dal Molin! c’erano delegazioni dalla Repubblica Ceca , dalla Germania, dal Belgio, dalla Spagna, dagli Stati Uniti e dalla Polonia,
quei movimenti e quelle associazioni che da una vita fanno della negazione alla guerra una ragione per esistere.
Non ho visto alcun capopopolo,
ma una lunga fiumana di persone che formavano un corpo unico e compatto,
imperforabile ne dalle spine del pungente freddo ne tantomeno dagli insulti di un Presidente della Repubblica che a Washington si guardava allo specchio.
Lungo la manifestazione ho rincontrato i miei compagni di passate spedizioni umanitarie nei vari inferni che ho frequentato,
più di nuovi, come Arack, con cui si complottano future congiure al torpore che attanaglia la coscienza civile italica (l’assenza degli insonni della ragione era giustificata) .
Compagni beat come il fratellone Biga, con me in Congo prima di Vicenza (come l’altro beat Nick ora sottocopertura in Rwanda…),
abbiamo atteso l’alba riempiendoci i bicchieri e confidandoci le aspettative di salvezza poco speranzose per un popolo che si è quasi dichiarato vinto di fronte all’ipocrisia dell’individualismo occidentale.
Biga mi ci ha condotto, e io consiglio a chiunque passi per Vicenza di fare un salto al presidio permanente del No dal Molin,
oltre che per il buon cibo ed un onesto rosso,
può capitare di fare piacevoli incontri, come a noi che ci siamo trovati a mangiare del gulash di fianco ad un ammiraglio della Nato in congedo.
In congedo per protesta perchè secondo lui la Nato non aveva più ragione d’esserci dopo la caduta del muro di Berlino, come dargli torto?
Ci ha confidato i suoi dissapori verso questo governo e in particolare verso D’alema, colpevole di aver dato potere illimitato ai generali nel momento del passaggio fra la cessazione della leva obbligatoria e l’esercito che abbiamo oggi di professionisti: “non sorprendetevi di quanto aumentano le spese militari,
se a decidere sono i generali”.
Oltre ad una straordinaria lezione di geopolitica, l’ammiraglio si è soffermato anche su una storia personale che però ci ha illustrato per brevi cenni,
di foto in un suo possesso perchè da lui scattate, di un gravità inimmaginabile.
Da quel che lasciava intendere si trattava delle armi atomiche (90 per la precisione) presenti sul suolo italiano,
di come vengono stoccate e trasportate, non c’è da star tranquilli la conclusione.
Poco più in là, su di un altro tavolo, ho notato ristorarsi un volto che avevo già visto,
l’altra faccia dell’America, così di dolcezza femminile ma nel contempo dallo sguardo fermo e intransigente a difesa dei diritti umani,
mi sono mosso per salutare e levarmi il cappello dinnanzi a questa signora:
il blog di vittorio arrigoni
e le ho sentitamente dichiarato come le sue mani erano le nostre mani,
quel giorno dinnanzi a Condoleeza Rice.
Io, Biga, i beati costruttori di pace, Arack, l’ammiraglio pacifista, Desirée Anita Ali-Fairooz, tutti quelli che a Vicenza c’erano e quelli assenti ma presenti spiritualmente, se questi, NOI,
facciamo della contestazione una professione,
beh forse per una volta stiamo lavorando per un datore di lavoro rispettabile:
un mondo migliore.
ps.
per quelli che… “Si ha bisogno di proposte che arrivino prima dei no”
da tempo i beati costruttori di pace si stanno dando da fare:
campagna contro il nucleare
——Un futuro senza atomiche: per far dichiarare l’Italia “Zona Libera da Armi Nucleari”
È iniziata il 30 settembre la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che dichiari l’Italia “Zona Libera da Armi Nucleari”. Sul sito www.unfuturosenzatomiche.org, tutte le informazioni su come partecipare alla campagna. Attivati anche tu: abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per il successo dell’iniziativa ——————–
Ps2. Di ritorno da Vicenza stamattina in autostrada mi sono trovato a zigzagare fra decine di pullman coperti di vessilli della lega. “Autonomia” andava per la maggiore, AUTONOMIA….leghisti, scusate, ma dove caxxo eravate sabato?