Marzo 2005

dai buchi filtra la luce

somewhere in Palestine, maggio 2003

 

 Dai buchi filtra luce

 

Dai buchi filtra luce,

la mattina i raggi del sole
perlustrano la stanza, ci ispezionano

Temiamo il buio.
e’ di notte che di solito arrivano,
Ma anche del sole non ci si puo’ fidare
perche’ anche di giorno vige il coprifuoco.

Allora  imboccare la strada che dalla casa conduce alla moschea o alla fattoria
puo’ voler dire muovere gli ultimi passi incontro ad un tank o una jeep supercorazzata.
dritti incontro alla morte.

Siamo a Seida, a due passi da Turkalerem,   tremila anime di un paesino immerso in una splendida campagna fitta di uliveti e viti
Capace di sfornare diversi martiri consacrati alla jihad islamica.

E il nostro compito quaggiu’ e’ di vegliare nelle case dei ricercati la notte,
Quando i mezzi militari iniziano a girarci in tondo
Su e giu’ le colline di questo paese.

Durante il giorno stiamo a fianco di chi conta a livello di resistenza.

“O ci consegni tuo figlio entro 48 ore o torniamo e ti demoliamo la casa”
..questa la versione israeliana di attacco preventivo.

E inizia a raccontarci la sua storia questo vecchio baba  rugoso,
Dopo vent’anni trascorsi a sgobbare come muratore alle dipendenze entro i confini di Israele,
“mi hanno ammazzato il figlio dinnanzi agli occhi,
ora vogliono l’altro, che dovrei fare io???
Che male abbiamo fatto tutti noi???
Vogliamo soltanto vivere in pace,
Perche’ non ci lasciano in pace???”

Per lo piu’ questi martiri-guerrieri sono ragazzini di 20anni con la faccia troppo dura per esser vera
ritratti nelle foto ai lati delle strade coi kalashinikov in braccio.
Gia’ diversi di questi giovani partigiani sono stati uccisi a sangue freddo durante le retate dei soldati israeliani.

Io ho legato con la famiglia di Joseph,
intimamente, fraternamente, tristemente.


      “Sono arrivati a novembre in pieno ramadam….
verso le 22 mentre stavano cenando tutti assieme.
Qualcuno, qui i muri hanno mille occhi e mille orecchi,   ha avvertito i soldati che A. era tornato a trovare la famiglia.
..”hanno iniziato a sparare tutt’intorno come dei dannati…

il ragazzo ricercato allora riesce a saltare dalla finestra e cerca la fuga fra i campi
ma dopo meno di venti passi lo colpiscono in pieno,
lui cade ferito
ma vivo.
Un’altro soldato gli si avvicina
Lui a terra, disarmato e ferito
Il soldato gli punta il fucile alla testa,
E lo finisce sfigurandolo.

Poi questo killer in divisa chiama Joseph,
Che si avvicina,   e l’ebreo, in arabo stentato gli dice:
“Guarda, questo e’ tuo fratello, l’ho ucciso io.”

A pochi metri di distanza,
tutta la famiglia e’ ora schierata contro un freddo muro,
sottoshock
Ci sono 15 persone
la meta’ sono bambini.

Arrivano i bulldozer, che si portano via  meta’ della casa.

E’ la fine di novembre e fa molto freddo a Seida,    dalle 22 alle 4 di mattina la famiglia e’ costretta a rimanere in piedi immobile,
Coi fucili puntati sui volti,    anche delle donne e dei bambini.   (che rimarrano per sempre traumatizzati, la madre e’ folle e ripete continuamente la storia di quella sciagura, i bimbi avrebbero bisogno di anni e anni di  psicoterapia intensiva per ricucire quel che quella notte ha infierito per sempre nelle loro coscienze…tremano come foglie  e piangono continuamente anche quando inocontrano noi, temono che siamo soldati israeliani)

Neanche due stracci per coprirsi nella notte gelida,   i soldati hanno concesso loro di poter raccogliere, prima di obbligarli ad assistere alla distruzione di tutti i loro averi.
Anche l’automobile, parcheggiata li’ a fianco, non viene risparmiata dall’ira meccanica dei bulldozer, che la schiacciano triturandola, la sollevano e la sbattono sul tetto dell’unica ala della casa ancora in piedi..

Alla fine sembran essere stanchi  ed appaghati della loro carneficina, fanno per andar via ma prima,
Ordinano ad un altro fratello di Joseph di rientrare nelle rovine delle casa
“why?”
“GO INSIDE YOUR HOUSE!!!!”
lui si gira fa per rientrare
un soldato gli spara ad una gamba.

Storie di ordinaria tirannia,
fra loro tutte simili eppure che da ogni ascolto creano sempre tremendi spasmi di angoscia e convulsioni di rabbia.

Joseph ha un occhio celeste e l’altro piu’ scuro,
non glielo mai domandato, ma sono convinto che e’ da quella notte che qualcosa si e’ spento per sempre in lui,   e se non pass ail confine di filo spinato e si fa saltare per aria in qualche discoteca o centro commerciale di  tel aviv,   e’ solo perche’ ha una moglie e 5 splendidi bimbi a cui pensare.

Ci sentiamo onorati di poter in qualche modo assistere questo straordinario popolo,
cosi’ generoso e amichevole verso di noi, cosi’ pieno di dignita’ e di onore e di eroismo.
Anche ora che la nostra immunita’ da internazionali viene a mancare, dopo 3 omicidi di membri dell’organizazzione, dopo che il nostro coordinatore e’ gia’ stato arrestato 2 volte (l’ultima insieme ad un italiano) nel periodo di nostra permanenza qui a tulkarem,
dopo che Osama e’ stato ferito ad un occhio nell’ultima incursione nel campo profughi.
E l’altro giorno ad un check point i soldati hanno sparato SICURI di non esser sicuri di non ferirci.

Siamo palestinesi anche noi ora,
e l’immagine straripante di emozioni che preservero’ indissolubilmente sempre dentro di me
e’ stato il veder comparire tra gli ulivi e le viti di Seida la figura del ragazzo ricercato (R., il fratello di A. barbaramente ucciso)
che tornava a casa dopo tanto tempo,   fra i gridolii di gioia dei bambini festanti,
la madre che alzava le braccia al cielo ringraziando Dio,
e il babbo con gli occhi lucidi con cui l’ho visto poi appartarsi per pregare assieme,
in un innumerevole susseguirsi di inchini riverenti ad Allah. E ho sgranato gli occhi sul continuo ciondolare sulla cinta del ragazzo di una rivoltella e una bomba a mano,
a svelare l’assurdita’ del mondo e di questa vita.
Allah akbar
Allah akbar
Allah akbar

E allora sono tornato indietro in Italia di una sessantina d’anni,
I partigiani nascosti sulle montagne , pronti a morire in battaglia contro l’occupazione nemica,
Le famiglie disperate piu’ a valle, alla ricerca di informazioni o di un contatto col parente disperso.

Non e’ per religione ne’ per ideale politico che questi ragazzi di campagna si sono convertiti in guerriglieri,
Non si sognavano neppure di invadere israele per compiere attentati,
Ma la disperazione di chi si trascina dietro una serie infinta di lutti e disperazioni crea soldati pronti al martirio,    
E una occupazione estenuante e terribile come quella israeliana ha reso temibili combattenti dei  semplici contadini ineruditi.


Gia’ tre volte R. e’ tornaio a far visita ai familiari durante la settimana in cui siamo stati a proteggere casa sua, ma e’ tutto il paese a sentirsi piu’ sicuro.

A. e’ una ragazzone dale spalle larghe e la barba lunga,
arriva sempre coi vestiti pesanti e le scarpe lerce di chi ha passato la notte alla macchia,
l’ultima volta sedutici fianco a fianco , e’ entrata nella stanza la madre e indicandoci ci ha spiegato quanto ci assomigliassimo.
Non so quanto questo corrisponda a verita’ in termini fisioniomici,
Certo e’
che se fossi nato quaggiu’ e avessi visto morire la mia gente e martoriata la mia terra,
durante tutta la mai breve esistenza,  non avrei esitato un istante neanch’io a imbracciare un Kalashnikov e a giurare battaglia in difesa della mia gente.

E da un dio qualsiasi avrei fatto benedire la mai anima.

 


5 mesi sono rascorsi da quella notte di sangue e acciaio bruciato,
10 giorni fa i soldati sono tornati a fare il tiro a segno verso le finestre della casa di Joseph,
che nel frattempo e’ stata ricostruita quasi per intero,
solo la stanza in cui dormiamo e ancora ridotta un gruviera,
da quando lanciarono in un armadio al suo interno una granata.
Fori sul soffito, alle pareti ovunque.

All’alba penetra la luce
E ferisce
perche’ risveglia all’incubo di questa vita.

 

peaceloveemapty

Vik “Nasser”

-la mia stagione all’inferno

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bateau ivre

L’odissea oscura si svela
dinnanzi ai prossimi giorni,
ho un battello ebbro come taxi per il non ritorno,
nessun testamento se non il mio ricordo sepolto
nelle coscienze di coloro che ho amato.
 
i miei ideali sconvolti si fanno brace
e brucia onnipresente il richiamo al dovere
il volere primo della mia anima errante,
Lasciarsi alle spalle ogni scrupolo di conforto
 
per la passione della compassione
della connivenza con la tragedia,
della ricerca di un medicamento
contro ogni orrore del mondo.
 
Sarò in Palestina,
entro poco
se le stelle mi saranno compiacenti
e brillerò anche per coloro che non hanno osato,
perchè non è una resa schivare i domini della morte,
ma è per la mia anima offesa un richiamo alla non abdicazione.
 
Quella strada che il fato mi fece svoltare
che è presto mutata nella mia causa utopica 
e mi perdoni la mia musa,
la mia famiglia certificata
e quella atavica che cercai ricomporre
tutti e tutte coloro che son stati sfiorati dai miei  tentacoli d’emozione
chiedo perdono
per non aver osato guardare uno specchio
e scoprirmi reso alla ricerca dell’assurdo.

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cielo spinato

CIELO SPINATO

La terra era di Dio e Dio la rese agli uomini.
Mohammed Gesu’ e Moshe predicavano il cielo calpestando lo stesso suolo.
Gli spazi allora erano infiniti e privi di barriera alcuna,
e infiniti erano pure gli sguardi che si perdevano all’orizzonte ricongiungendosi con Dio.

Ora,
le montagne son ridotte a fortini
le colline zone di caccia per i cecchini,
I fiumi condotti ad una foce fantasma da una mano straniera.

Il mare a Gaza era un fresco manto cristallino.
Ogni giorno riversava generoso
i suoi frutti sugli abitanti che ne affolano le  rive.

2 miglia dalla costa,
e’ ora il limite inviolabile imposto da israele,
entro cui i malconci pescherecci palestinesi possono svolgere la lorto attivita’ di pesca.
Si accalcano uno sull’altro arando un lembo di mare oramai carente di vita.

Ogni tanto uno sprazzo di vento spinge un po’ piu’ in largo una di queste bagnarole come tutte fatte di legno d’ulivo,
Allora interviene una delle tante navi da guerra battenti bandiera israeliana che pattugliano la costa,
e l’affondano a suon di cannonate.
E’ successo che questi pescherecci venissero affondati anche mentre navigavano nell’esile lembo di mare a loro concesso, cosi’ solo perche’ ritenuti “sospetti”.

2 miglia a Gaza segnano un confine invisibile fra la vita e la morte

10 chilometri invece a tel aviv
consigliano piu’ che delimitano
il limite oltre il quale non e’ piu’ favorevole praticare il windsurf per gli israeliani…….

Gaza e tel aviv distano fra loro meno di cinquanta chilometri.
ma quanto immensa e la distanza morale fra chi subisce la tirannia di uno stato arrogante e chi la perpetra con freddezza omicida???

Ancora, c’era un tempo in cui un abitante di Gerusalemme per andare a trovare un parente a Gaza impiegava si’ e no qualche ora di macchina, ora ci vogliono minimo 2  giorni,
si corre a tel aviv, si prende un aereo per il cairo, e dall’Egitto ci si sposta alla frontiera con cercando un sistema per entrare.
Senza check points da Tulkarem a Qulquilia  sono 25 minuti se ti va male
abbiamo salutato Khaled alle 1330  alle 0100 am ci ha chiamato per rassicurarci di esser arrivato a destinazione sano e salvo.
Un continuo ebreferico zigzagare fra campi e strade improvvisate  tutto per evitare i posti di blocco che in caso di coprifuoco non permettono ne a persone ne a materie ed alimenti di varcare le barriere.

Mi sono mosso un paio di giorni fa verso Nablous, giunto innanzi alle porte della citta’,
ho vedtuo una fila di 200 persone sotto un sole cocente che soffrivano e soffocavano per il caldo impietoso nel tentativo di tornare a casa.
Io ultimo della fila, mi preoccupavo del rischio disidratazione che le ore di attesa sotto trentacinque gradi e nessuna possibilita’ di irifocillazione li attorno mi avrebbe potuto ben presto riguardare,
quando qualcuno mi ha messo a braccetto il piu’ anziano e malato di tutti.
“tu puoi passare, tu puoi passare, tu puoi far passare quest’uomo”
Allora ho baciato la mano tremante di questo vecchio arabo,
e sussurandogli le poche parole che conosco della sua lingua tanto per tranquillizzarlo,
ci siamo incamminati verso il filo spinato e il cannone del carroarmato sembrava riprenderci come in un film.
Ho percorso 150 metri fra bambini piangenti, carozzelle con infanti e carretti cosparsi di alimenti che si sfaldevano al sole, e verdura e frutta che veniva depradata da sciami di insetti.
donne disperate pregavano sotto vesti soffocanti,
uomini tristi e solitari stavano accovacciati in attesa del loro turno.
Di fronte al gabbiotto dove il mio passporto veniva sfogliato con dovizia di domande
ho recitato per benino la parte del turista capitato li per caso ( per caso a Nablous sotto coprifuoco???) e mi sono stupito ancora una volta nella poca arguzia di questi ragazzini vestiti da soldati.
Sono scivolato via senza problemi con il baba sottobraccio che mormorava incessatemente parole di benedizione in mio favore.

“I check point sono una misura di restriozione della vita palestinese necessaria per prevenire gli attacchi suicidi a Israele” (parole di un soldato di tel aviv  originario belga incontrato l’altro giorno).
Eppure io che sono giovane e forte a costo di camminare anche quattro ore senza sosta o di viaggiare tutta la giornata a bordo di un pulmino sfasciato, sono sempre riuscito a tagliare tutti i loro posti di controllo, e ogni cinque sei giorni apro il giornale e leggo dell’ennesimo attacco su territorio israeliano da parte di hamas o jihad islamica.

Spesso i check points lasciano passare solo le donne, o gli uomini aldisopra i 40anni
uno dei nostri compiti era quello di cercare di far passare  quante piu’ persone possibili dialogando coi soldati.

Oppure sostiamo li’ vicino come osservatori, senza internazonali attorno, gli israeliani non esitano a commettere crimini  contro i piu’ elementari diritti umani, come arrivare a far spogliare completamente di fronte alla folla, i vecchi uomini di modo da umiliare pubblicamente tutta la famiglia, o legare mani e piedi giovani sospetti, farli attendere sdraiati sotto il sole anche dieci ore senza cibo ne acqua.
A volte il check point chiude improvvisamente, allora intere famiglie sono costrette a dormire per strada in attesa che i pigri ufficiali israeliani di servizio decidano di riaprire le imposte la mattina seguente.
Un dottore di Ramallah mi ha mostrato tebelle e dati che  segnano le morti durante le lunghe attese in fila ai punti di controllo, un centinaio di persone sotto cura di dialisi decedute nei primi due anni di intifada, senza aver mai potuto raggiungere l’ospedale e le cure che consentivano loro di restare in vita.
E quante madri con un bimbo in grembo in attesa di un cesareo urgente sono morte al dila’ del filo spinato???
Diversi parti si registrano l’anno, nella lunga fila di miserabili che conduce verso un check point.
Queste madri coraggio mettono tristemente al mondo creauture le quali assorbono come prima luce nei loro occhi, nient’altro oltre il verde militare delle jeep e dei tank che li circondano.

Quali prospettive di vita attendono bimbi che fin dal primo istante della loro nascita avvertono sofferenza e urla di disgrazia?

Non  succede solo di rado  che queste donne in preda ai lancinanti dolori preparto si lanciano oltre le barriere senza controllo,

tristemente la cronaca racconta come ai soldati non è parso vero poter utilizzare un proiettile per mettere fine a due vite.

Anziani muoiono d’infarto sotto il sole o il vento invernale.

 

Di notte mi è capitato di scortare l’ambulanza nei giri di pronto soccorso , spesso i militari ci hanno fermato,

e fatto attendere infiniti minuti per il controllo dei documenti, anche quando la nostra vettura  risuonava piena dei lamenti di un ferito grave a bordo.

A Tulkarem l’anno scorso, un autista di un’ambulanze è morto, e l’ infermiera che gli stava accanto è rimasta seriamente ferita,

colpiti entrambi da una scarica di mitragliatore partita da un carroarmato che si era messo di traverso  in modo da bloccargli la strada.

 

Il suolo è solido e puo’ esser fortificato, il mare è liquido e viene delimitato da costanti pattugiamenti navali, ma il cielo è ancora qualcosa che neanche israele riesce a pienamente a governare. Sebbene non esista nessun aeroplano in tutta la Palestina , e gli ultimi elicotteri di Arafat furono distrutti circa un anno fa,  l’estate scorsa a Nablous mi sono reso conto puntando gli occhi in aria di quale potenza di suggestione sia la fantasia dei bambini..

 

Costretta al coprifuoco quindi chiusa da mesi e mesi, la città si presenta sfiancata nel morale e nelle forze, le strade semideserte e le  le piazze ridotte a cumoli di macerie dalle continue incursioni dei cingolati israeliani. In aria allora  si scorgeva la sfida affrontata dai bambini contro ogni check point e i mesi di occupazione violenta ed estenuante.

Gurdata verso l’alto,

Nablous appariva allora come un città in festa,

Centinai e centinai di aquiloni  ne colorovan il suo cielo in vortici di volo, come a dichiarare al mondo un segno di libertà a cui tutti questi uomini in miniatura da sempre agognano.

” i  soldati sparano spesso contro gli aquiloni, sono il primo bersaglio dopo i lampioni per strada di notte.

Ma ad ogni aquilone distrutto, il giorno dopo se ne presentano di nuovi più belli e colorati.

possono rinchiuderci, toglierci il cibo l’acqua e anche la luce, ma non potranno mai privarci dell’aria, del cielo e della nostra voglia di sognare.”   mi mormorò un bambino impegnato a sciogliere la matassa dei suoi sogni impigliati  su un insegna arruginita.

 

Il cielo è di Dio e Dio chiama i bambini come suoi ospiti.

ogni giorno, occupati e reclusi, questi bimbi rapiti e resi prigionieri nella prorpia terra,

vanno a trovarlo attraverso un filo di esile speranza e sogni di pace e di libertà rinchiusi in fragile triangolo di carta.

che nessun filo spinato potrà mai rinchiudere dentro.

 

 

 

peaceloveempaty

Vittorio “Nasser” est.

 

-la mia stagione all’inferno-

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rachel corrie corre in noi

Rachel Corrie
corre in noi
e noi correremo presto incontro all’inferno
quello stesso  inferno
che anche a noi non potrà impedire
(inshallah)
di tramutarci in altrettanti scudi
di carne che si vuole lasciata in pace
contro le violenze distruttive
e le semenze della morte
cosparsi da un esercito crudele
tutto intorno a un destino tragico
di anime innocenti palestinesi.
 
g.r
——————

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Il 16 marzo del 2003, Gaza, Rachel Corrie veniva uccisa

mercoledì 16 marzo 2005 (02h47) :
Accade due anni fa – Rachel Corrie

Il 16 marzo del 2003, nella striscia di Gaza, l’esercito israeliano uccise a freddo una pacifista americana di 23 anni. Si chiamava Rachel Corrie, veniva dallo stato di Washington, voleva impedire la distruzione delle case dei palestinesi. Si era seduta davanti ad una di queste case per fermare il buldozer israeliano. Il buldozer non si fermò, la coprì di sabbia, la schiacciò, la uccise. Fu un omicidio volontario.
La lettera della cugina, scritta l’anno scorso…

Un anno di silenzio sulla morte di Rachel Corrie

di Elizabeth Corrie

Solo un anno fa il mese di marzo, per me come per molte altre persone, veniva associato a concetti positivi: la fine dell’inverno, l’avvento della primavera e poi dell’estate. Da quest’anno e per il resto della mia vita, l’inizio di marzo mi porterà alla mente qualcosa di completamente diverso: l’anniversario della brutale morte di mia cugina, Rachel Corrie.

Il 16 marzo 2003 un soldato israeliano e il suo comandante investivano Rachel Corrie con un Caterpillar da nove tonnellate mentre la ragazza – disarmata e chiaramente visibile grazie ad un giubbino fosforescente – proteggeva un’abitazione palestinese per impedire la sua demolizione da parte dell’esercito israeliano. La morte di Rachel Corrie, e le reazioni che sono – o non sono – seguite a questo evento rivelano verità sconcertanti, per la loro immoralità e ingiustizia.

Primo, Rachel è morta cercando di impedire la demolizione di una casa, una pratica comune in Israele e impiegata dall’esercito come punizione collettiva, che ha trasformato più di dodicimila palestinesi in senzatetto a partire dall’inizio della seconda intifada nel settembre 2000. Questa pratica viola la legge internazionale, inclusa la Quarta Convenzione di Ginevra.

Secondo, Rachel è stata travolta da un buldozer della Caterpillar, fabbricato negli Usa e inviato in Israele come parte del regolare pacchetto di aiuti statunitensi, che ammonta tra i 3 e i 4 miliardi di dollari, tutti pagati dai contribuenti americani. L’utilizzo di buldozer Caterpillar per distruggere abitazioni civili, per non parlare poi del fatto di investire attivisti per i diritti umani disarmati, viola le leggi statunitensi, tra le quali il Us Arms Export Control Act (legge sul controllo dell’esportazione delle armi) che proibisce l’uso di aiuti militari contro la popolazione civile.

Terzo, l’auto-assoluzione da parte dell’esercito israeliano per la morte di Rachel e l’opposizione condotta dallo stato di Israele ad un’indagine indipendente su questo caso rivelano sia il desiderio di Sharon di non assumersi le proprie responsabilità per la morte di una cittadina americana sia la vigliaccheria dell’amministrazione Bush nel permettere che una nazione possa impunemente attaccare suoi concittadini.

Quarto, la morte di Rachel ha costituito in realtà solo il primo di numerosi attacchi israeliani contro cittadini stranieri nella West Bank e a Gaza. Brian Avery, originario del New Mexico, è stato colpito al volto il 5 aprile; Tom Hurndall, un cittadino britannico, è stato centrato alla testa l’11 aprile ed è morto il 13 gennaio, e Hames Miller, un altro britannico, è stato colpito ed ucciso in aprile. Finora, solo nel caso di Hurndall il soldato israeliano responsabile dell’attacco verrà giudicato in tribunale, e questo perché il governo della Gran Bretagna, dopo alcuni mesi, finalmente ha riconosciuto l’evidente fondatezza delle prove presentate dalla famiglia di Hurndall.

Poiché ci avviciniamo all’anniversario della morte di Rachel, i cittadini e i residenti degli Stati Uniti dovrebbero chiedersi per quale motivo un cittadino statunitense disarmato possa essere ucciso impunemente da un soldato di una nazione alleata che riceve massicci aiuti dagli Usa, utilizzando per di più un prodotto fabbricato negli Usa da un’impresa statunitense e pagato con i soldi dei contribuenti americani. Quando tre americani furono uccisi in un’esplosione il 15 ottobre 2003, presumibilmente da palestinesi, mentre si muovevano all’interno di Gaza, l’Fbi è giunto in meno di 24 ore per investigare sulle morti. Dopo un anno, né l’Fbi né altra istituzione statunitense ha condotto alcuna indagine sulla morte di una donna americana uccisa da un israeliano.

Perché due pesi e due misure? Forse questa è la verità più sconcertante di tutte.

Elizabeth Corrie è dirigente e insegnante presso una scuola di Atlanta.

Pubblicato dall’International Herald Tribune. Traduzione di Igor Giussani

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Immigrati: Amnesty International accusa l’Italia, diritto inter.

Ci impegnamo ogni giorno a scrutare coi nostri sofisticati satelliti spia
angoli del mondo dove si violano i fondamentali diritti umani,
e inalberati muoviamo il nostro dito accusatorio,
forti dall’alto della nostra ferrea democrazia.
Ma c’è ruggine in Italia,
e se la Costituzione
 che ha costituito il sorgere della nostra Repubblica viene mandata al macero ,
anche i diritti internazionali sono calpestati al pari di un Gheddafi dittatore di turno.
Rigiriamoci i satelliti spia verso le nostre budella,
c’è del marcio dentro i nostri vestiti abbienti.
guerrilla radio
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Immigrati: Amnesty International accusa l’Italia

Quello che sta avvenendo in queste ore a Lampedusa, si chiama respingimento collettivo di stranieri o deportazione, ed è vietato dal Diritto internazionale”.
La responsabile delle relazioni esterne di Amnesty International, Daniela Carboni, ha commentato così le operazioni che il Governo di Berlusconi ha ordinato a Lampedusa. Almeno novanta persone, secondo la sezione italiana dell’organizzazione, sono state “deportate da Lampedusa verso la Libia con un aereo commerciale della compagnia Blue Panorama”.

Il responsabile del coordinamento rifugiati e migranti di Amnesty International Italia, Francesco Messineo, è “estremamente preoccupato”.
“Ancora una volta l’Italia ignora le Convenzioni internazionali in tema di diritti dei rifugiati e delle persone migranti – si legge in un comunicato – ancora una volta c’è il rischio che molte di queste persone subiscano gravissime violazioni dei diritti umani al loro arrivo in Libia”.
Daniela Carboni ha poi aggiunto che “il Governo italiano non può continuare a gestire come ha fatto fino adesso il tema dell’immigrazione e del diritto d’asilo”.
“Non lo può gestire come un affare privato – ha concluso – e non lo può trattare nel deserto della Libia o in una stanza chiusa del Viminale”.

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James Miller: nessun colpevole, Nicola Calipari, colpevoli??????

Nel democratico stato di israele, gli assassini rimangono impuniti,

per la morte di quest’uomo, 

James Miller, la sua famiglia non otterrà giustizia.

Viene allora da pensare se anche l’indagine aperta per l’omicidio di Nicola Calipari

si concluderà con nessun reale colpevole.

Considerando il forte parallelismo fra la struttura “democratica” statunitense

e quella israeliana in questo ambito,

guerrilla radio  scommette

per

“nessun colpevole.”

g.r.

 


 

Medioriente: uccise regista inglese, soldato israeliano non sara’ incriminato

TEL AVIV – Non sara’ incriminato il soldato israeliano che nel 2003 uccise un regista britannico nella Striscia di Gaza. Lo ha annunciato il procuratore generale, Avihai Mandelblitt. Secondo l’esito delle indagini della polizia militare, “il soldato avrebbe aperto il fuoco in violazione delle regole d’ingaggio dell’esercito israeliano, ma non e’ possibile stabilire un collegamento fra questi spari e la ferita patita da Miller”. James Miller venne ucciso a colpi d’arma da fuoco mentre effettuava delle riprese per un documentario sull’impatto della violenza sui bambini nei Territori.

www.corriere.it

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Quando tutti i testimoni saranno stati ammazzati o cacciati via

“Quando tutti i testimoni saranno stati ammazzati o cacciati via, cosa succederà nei Territori Occupati?

Come si farà a sapere se le cose sono passate da meri posti di blocco, demolizioni di case, massacri, distruzione di raccolti, furti di terra, assassini, negazioni di cibo, acqua e medicine a qualcosa di peggiore?

Come si farà a sapere se si verifica un aumento nelle uccisioni, nella fame, nelle espulsioni di massa, o nelle negazioni consistenti di cure mediche?

Cosa succederà allora ai palestinesi?”

(Justin Poder, Znet)

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sforzi compiuti

“Io voglio che gli americani tutti e tutto il mondo sappiano che le forze della coalizione compiranno ogni sforzo possibile per risparmiare la vita dei civili innocenti. “

g.w.bush  (19 Mar 2003)

 

…ogni sforzo…

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kofi annan isn’t ray charles, ciechi alla meta, apartheid wall

mO: Kofi Annan (Onu) e’ giunto a Ramallah

Kofi Annan non è Ray Charles.
Che senso ha allora arrivare in Palestina
e non constatare coi propri occhi l’immane  tragedia.
Quella che il muro illegale innalzato da Israele in territorio palestinese sta provocando giorno dopo giorno.
Pocket-Koffi Annan non è cieco eppure sembra che la vista gli venga a mancare
nel momento che le verità da denunciare in medioriente punterebbe il dito contro gli interessi di Israele e Stati uniti.
La crisi dell’Onu va arrestata inanzitutto pretendendo ai suoi vertici gente competente e imparziale,
soprattutto che non provi nessuna sindrome di sudditanza,
specie nei riguardi  di coloro che sono gli ultimi a finanziare il palazzo di vetro
(quando non sono proprio insolventi)

guerrilla radio

(ANSA) – RAMALLAH, 14 MAR – Kofi Annan e’ giunto a Ramallah dove oggi avra’ colloqui politici con il presidente palestinese Abu Mazen e con il premier Abu Ala. Ieri il segretario generale dell’Onu ha avuto un lungo incontro a Gerusalemme con il premier israeliano Sharon. In corso a Ramallah una manifestazione da parte di attivisti secondo i quali Annan avrebbe dovuto cogliere l’occasione della visita per vedere di persona il Muro di separazione costruito da Israele in Cisgiordania e recarsi in un campo profughi.

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apologia del fascismo: un reato previsto dalla legge 20 giugno 1

Legge n. 645 del 1952 (legge Scelba):

Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione.

Pubblicata nella Gazz. Uff. 23 giugno 1952, n. 143.

 


1. Riorganizzazione del disciolto partito fascista.

-Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.

2. Sanzioni penali.

– Chiunque promuove, organizza o dirige le associazioni, i movimenti o i gruppi indicati nell’articolo 1, è punito con la reclusione da cinque a dodici anni e con la multa da 2.000.000 a 20.000.000 di lire (3/a) (4). Chiunque partecipa a tali associazioni, movimenti o gruppi è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 1.000.000 a 10.000.000 di lire (1) (2). Se l’associazione, il movimento o il gruppo assume in tutto o in parte il carattere di organizzazione armata o paramilitare, ovvero fa uso della violenza, le pene indicate nei commi precedenti sono raddoppiate (2). L’organizzazione si considera armata se i promotori e i partecipanti hanno comunque la disponibilità di armi o esplosivi ovunque custoditi (2). Fermo il disposto dell’art.29, comma primo, del codice penale, la condanna dei promotori, degli organizzatori o dei dirigenti importa in ogni caso la privazione dei diritti e degli uffici indicati nell’art.28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale per un periodo di cinque anni. La condanna dei partecipanti importa per lo stesso periodo di cinque anni la privazione dei diritti previsti dall’art.28, comma secondo, n. 1, del codice penale. (1) La misura della multa è stata così elevata dall’art.113, quarto comma, L. 24 novembre 1981, n. 689, la sanzione è esclusa dalla depenalizzazione in virtù dell’art.32, secondo comma, della legge sopracitata. (2) Gli attuali commi dal primo al quarto così sostituiscono gli originari primi tre commi per effetto dell’art.8, L. 22 maggio 1975, n. 152.

3. Scioglimento e confisca dei beni.

– Qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il Ministro per l’interno, sentito il Consiglio dei Ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell’associazione, del movimento o del gruppo (3). Nei casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo, sempre che ricorra taluna delle ipotesi previste nell’art.1, adotta il provvedimento di scioglimento e di confisca dei beni mediante decreto-legge ai sensi del secondo comma dell’art.77 della Costituzione. (3) Comma così sostituito dall’art.9, L. 22 maggio 1975, n. 152.

4. Apologia del fascismo.

– Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate nell’articolo 1 è punto con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire 400.000 a lire 1.000.000 (1). Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni (4). La pena è della reclusione da due a cinque anni e della multa da 1.000.000 a 4.000.000 di lire se alcuno dei fatti previsti nei commi precedenti è commesso con il mezzo della stampa (1). La condanna comporta la privazione dei diritti previsti nell’articolo 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del c.p., per un periodo di cinque anni (5). (1) La misura della multa è stata così elevata dall’art.113, quarto comma, L. 24 novembre 1981, n. 689. La sanzione è esclusa dalla depenalizzazione in virtù dell’art.32, secondo comma, della legge sopracitata. (4) Comma così sostituito dall’art.4, D.L. 26 aprile 1993, n. 122. (5) Così sostituito dall’art.10, L. 22 maggio 1975, n. 152.

5. Manifestazioni fasciste.

– Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste è punito con la pena della reclusione sino a tre anni e con la multa da 400.000 a 1.000.000 di lire (1). Il giudice, nel pronunciare la condanna, può disporre la privazione dei diritti previsti nell’articolo 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale per un periodo di cinque anni (6). (1) La misura della multa è stata così elevata dall’art.113, quarto comma, L. 24 novembre 1981, n. 689. La sanzione è esclusa dalla depenalizzazione in virtù dell’art.32, secondo comma, della legge sopracitata. (6) Così sostituito dall’art.11, L. 22 maggio 1975, n. 152. 5-bis. – Per i reati previsti dall’articolo 2 della presente legge è obbligatoria l’emissione del mandato di cattura (7). (7) Articolo aggiunto dall’art.12, L. 22 maggio 1975, n. 152.

6. Aggravamento di pene.

– Le pene sono aumentate quando i colpevoli abbiano ricoperto una delle cariche indicate dall’art.1 della legge 23 dicembre 1947, n. 1453 (8), o risultino condannati per collaborazionismo ancorché amnistiati. Le pene sono altresì aumentate per coloro che abbiano comunque finanziato, per i fatti preveduti come reati negli articoli precedenti, l’associazione, il movimento, il gruppo o la stampa (9). (8) Recante norme sulla limitazione temporanea del diritto di voto ai capi responsabili del regime fascista. (9) Comma così sostituito dall’art.13, L. 22 maggio 1975, n. 152.

7. Competenza e procedimenti.

– La cognizione dei delitti preveduti dalla presente legge appartiene al tribunale. Per i delitti stessi si procede sempre con istruzione sommaria, salvo che ricorrano le condizioni per procedere a giudizio direttissimo ai sensi dell’art.502 del codice di procedura penale. In questo caso il termine di cinque giorni indicato nello stesso articolo è elevato a quindici giorni.

8. Provvedimenti cautelari in materia di stampa.

– Anche prima dell’inizio dell’azione penale, l’autorità giudiziaria può disporre il sequestro dei giornali, delle pubblicazioni o degli stampati nella ipotesi del delitto preveduto dall’art.4 della presente legge. Nel caso previsto dal precedente comma, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro dei giornali e delle altre pubblicazioni periodiche può essere eseguito dagli ufficiali di polizia giudiziaria, che debbono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, farne denuncia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro si intende revocato e privo di ogni effetto. Nella sentenza di condanna il giudice dispone la cessazione dell’efficacia della registrazione, stabilita dall’art.5, L. 8 febbraio 1948, n. 47, per un periodo da tre mesi a un anno e, in caso di recidiva, da sei mesi a tre anni.

9. Pubblicazioni sull’attività antidemocratica del fascismo.

– La Presidenza del Consiglio bandisce concorsi per la compilazione di cronache dell’azione fascista, sui temi e secondo le norme stabilite da una Commissione di dieci membri, nominati dai Presidenti delle due Camere, presieduta dal Ministro per la pubblica istruzione, allo scopo di far conoscere in forma obiettiva ai cittadini e particolarmente ai giovani delle scuole, per i quali dovranno compilarsi apposite pubblicazioni da adottare per l’insegnamento, l’attività antidemocratica del fascismo. La spesa per i premi dei concorsi, per la stampa e la diffusione è a carico dei capitoli degli stati di previsione della spesa per acquisto e stampa di pubblicazioni della Presidenza del Consiglio e del Ministero della Pubblica istruzione.

10. Norme di coordinamento e finali.

– Le disposizioni della presente legge si applicano senza pregiudizio delle maggiori pene previste dal codice penale. Sono abrogate le disposizioni della L. 3 dicembre 1947, n. 1546, concernenti la repressione dell’attività fascista, in quanto incompatibili con la presente legge. La presente legge e le norme della L. 3 dicembre 1947, n. 1546, non abrogate, cesseranno di aver vigore appena che saranno state rivedute le disposizioni relative alla stessa materia del Codice penale.

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Da che pulpito viene la predica! perchè via la siria dal libano

Lezioni di cosmo-politica

Condoleeza Rice ci insegna perchè la Siria deve ritirarsi dal Libano…

1. Occupare militarmente un paese con il pretesto di salvarlo…

2. …rimanerci malgrado la forte opposizione presente all’interno…

3. …nominare una leadership locale sotto il proprio controllo, svolgere elezioni non rappresentative…

4. …tutto ciò rende inaccettabile la presenza siriana in Libano!

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Stranieri condannati a morte negli Usa, no a diritti inter.

Stranieri condannati a morte negli Usa, gli States contro il diritto internazionale

 di red.

 Gli Usa non vogliono interferenze sulla pena di morte. E lo dimostrano ancora una volta trovando un escamotage per poter giustiziare indisturbati anche gli stranieri che commettono reati nel loro Paese. Gli oppositori della pena di morte in America avranno uno strumento in meno per contrastarla. In una lettera datata 7 marzo – scrive giovedì il Washington Post – il segretario di Stato Condoleeza Rice ha informato il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, del ritiro americano dal Protocollo Facoltativo allegato alla Convenzione di Vienna sui Diritti e sulle Prerogative Consolari. Il Protocollo impegna i paesi firmatari ad interpellare la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja e lasciare che questa abbia l’ultima parola, qualora vi siano contestazioni da parte di cittadini che affermino di essersi visti negare il diritto di incontrare un diplomatico del proprio paese durante il periodo di detenzione all’estero.

 

Paradossalmente, allo scopo di tutelare i propri connazionali, erano stati proprio gli Usa a proporre nel ’63 il Protocollo, che fu poi ratificato sei anni più tardi insieme alla Convenzione vera e propria; e non a caso furono proprio loro anche i primi a servirsene in concreto contro l’Iran, nel ’79, in occasione della crisi degli ostaggi nell’ambasciata americana a Teheran, in piena rivoluzione khomeinista.

La mossa dell’esecutivo di George W. Bush sembra dettata dall’intento di porre fine a una prassi valutata d’intralcio dagli Stati Uniti: specie negli ultimi tempi, il Protocollo viennese era sempre più spesso invocato da governi di altri Paesi, da movimenti per i diritti civili e da singoli individui, spesso anche cittadini statunitensi, onde rivolgersi ai giudici dell’Aja e cercare di ostacolare le esecuzioni di stranieri condannati a morte dalla magistratura Usa. In pratica Bush e Rice hanno inteso porre fine a quelle che consideravano mere e indebite interferenze esterne nell’amministrazione nazionale della giustizia. Salvo il caso inverso, naturalmente. Cioè quando si tratta di cittadini americani, soprattutto militari coinvolti in fatti criminali o di abusi sessuali all’estero, che non debbono in alcun caso essere giudicati da Paesi stranieri. Allora, il ricorso al tribunale dell’Aja è sollecitato da parte americana.

Lo si vede dalla decisione dell’amministrazione americana di ritirarsi dal solo protocollo che riguarda la possibilità di ricorrere alla Corte, pur rispettando il resto della Convenzione di Vienna che impegna i 166 stati firmatari a informare i cittadini stranieri del loro diritto di incontrare un diplomatico del proprio paese quando rinchiusi all’estero.

Ma di fatto gli Usa sono stati accusati di continuo di non aver comunicato ai cittadini stranieri il loro diritto di appellarsi al loro consolato. Il 9 gennaio 2003 il Messico ha avviato un ricorso contro gli Usa dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, relativo al mancato adempimento alle disposizioni della Convenzione (Cvrc) nei confronti di 54 cittadini messicani detenuti nei bracci della morte americani.

In un rapporto del febbraio 2003, Amensty International sosteneva che almeno 49 di essi non sarebbero stati informati successivamente all’arresto o durante la detenzione, del proprio diritto a contattare il consolato messicano per chiedere assistenza; pertanto, sono stati processati e condannati a morte senza il beneficio dell’assistenza consolare che avevano diritto di chiedere.

Dal 1993 al 2003 ben 19 cittadini stranieri sono stati messi a morte negli Usa, di cui 10 messicani. Nei bracci della morte americani nel 2003 si trovavano almeno 114 stranieri (di cui 10 europei) provenienti da 34 paesi, con una netta prevalenza di messicani (appunto 54).

Quella messicana non era la prima iniziativa contro gli Usa: già nel 2001, in seguito a un ricorso presentato dalla Germania, i giudici dell’Aja avevano condannato gli Usa in relazione al caso di due fratelli tedeschi giustiziati in Arizona nel 1999. Secondo la Corte, gli Usa non avevano consentito le relazioni consolari previste dalla Cvrc, violando così i diritti individuali dei due fratelli e quello della Germania a difendere i suoi cittadini. La Corte ha inoltre stabilito l’obbligo degli Usa ad effettuare una revisione dei casi e a porre rimedio in caso di violazione.

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