Sono partiti questo pomeriggio alle 5.00 spaccate.
“La SS Dignity con il suo carico 27 civili disarmati, e una tonnellata di medicinali urgenti, sta veleggiando verso Gaza. Stiamo navigando su acque territoriali Cipriote, verso acque internazionali, diretti verso le acque territoriali di Gaza. Non rappresentiamo nessuna minaccia alla sicurezza di Israele, non andremo in nessun modo vicino ad acque Israeliane, e oltretuttto, Israele non ha alcun diritto legale di interrompere violentemente la nostra missione” (Huwaida Arraf).
L’altra volta, la prima, storica,
invitammo Tsipi Livni ad accompagnarci, ora abbiamo invitato il ministro degli Esteri israeliano Aharon Abramovitz e quello della Difesa, Ehud Barak.
Per educarli sui devastanti effetti della politica genocida di punizione colettiva che Israele sta imponendo alle famiglie di Gaza. Per far comprendere loro di prima mano cosa ha comportato in termini di dramma la violenza israeliana alla popolazione civile di Gaza.
Ci sono a bordo della Dignity medici, attivisti, e Mairead Maguire, premio nobel per la Pace del 1976, che ha dichiarato: “La popolazione di Gaza fa parte della nostra famiglia di essere umani. Il governo israeliano non può tagliare fuori Gaza per sempre. Noi torneremo ancora ancora fino a quando non ricomporremo al nostra famiglia. Stiamo andando a visitare la nostra famiglia, e Israele non ha il diritto di fermarci.”
Arriveranno alle 8 circa di domattina.
Io cercherò di essere sul primo peschereccio che darà loro il benvenuto,
come a me lo diedero migliaia e migliaia di palestinesi esultanti quello storico 23 agosto.
La pelata del mio capitano Dereck, la maturità di David, il sorriso di Theresa, la simpatia di Coweida, (che non vedo dall’anno scorso nel campo profughi palestinese di Beddawi in Libano), gli occhi di Huwaida. Il vocione del fratello tenore Joe Fallisi, con cui andrò a cantarle forte e chiaro dinnanzi alle barriere dell’odio israeliano che segrega un milione e mezzo di esseri umani.
Salterò a bordo della Dignity e il mio abbraccio sarà quello ancora una volta di una popolazione allo spasimo,
a cui la speranza ridona vita.
Vittorio Arrigoni
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