Gennaio 2007

QUANDO ERAVAMO RE: il nostro eroe Alì (محمد على).

«Float like a butterfly and sting like a bee»

“vola come una farfalla e colpisci come un’ape”

 
Poco tempo fa ,
valanghe di critiche sollevò un mio invito
affinchè lo sport potesse essere anche veicolo di ideali
e di formazione di valori,
oltre che svago.
 
Guerrilla radio non ha molti eroi,
molti uomini la cui vita è stata un esempio di ideali,
un modello a cui aspirare.
 
Uno di questi è certamente Muhammad Ali-Haj
Esattamente quell’esempio fulgido di quando lo sport diviene veicolo di valori umani.
 
Il 17 gennaio scorso il nostro eroe ha compiuto 65 anni,
oggi qui lo celebriamo come uomo del mese.

«Clay non è il mio nome: è il nome di uno schiavo»
 
dice quando decide di diventare “il campione della gente”:
il difensore di chi è più debole, la voce di chi non può parlare. 
Da campione del mondo, Cassius Clay entra a far parte della “Nazione dell’Islam”,
il sacerdote della quale, Elija Mohammed, lo ribattezza col nome di Muhammad Ali.
 
«Io non ho nessun problema con i Vietcong: nessun Vietcong mi ha mai chiamato “negro”»
 
Così esclama da popolarissimo, un vero e proprio eroe fra gli afro-americani, quando l’esercito lo precetta per il Vietnam.
(Ali, ovviamente, non verrebbe mai mandato in trincea:
gli viene offerto l’arruolamento nella Riserva: comodità di ogni genere, e la garanzia di non subire interferenze nella sua attività sportiva. )
Il governo USA lo vuole comprare come tredici anni prima ha comprato  Elvis Presley, il Re del rock&roll: istituzionalizzarlo, renderlo complice dell’ipocrisia dell’intero “sistema”.
Ma Ali non è Elvis.
Rifiuta l’arruolamento, viene denunciato, arrestato, privato della licenza di combattere e del passaporto (perché non combatta all’estero). E viene arbitrariamente privato del titolo.
 
Spenderà tutti i suoi soldi nella difesa in tribunale. 
Ma non si piega. La sua religione, l’Islam, gli proibisce la guerra, e lui non vuole partecipare alla guerra di quei bianchi che da quattrocento anni segregano, umiliano e massacrano gli americani neri come lui.

«Non sono i Vietcong il mio nemico. Voi siete il mio nemico quando chiedo giustizia; voi il mio nemico quando chiedo libertà. Volete che vada a combattere per voi in Vietnam, mentre voi non vi schierate dalla mia parte nemmeno qui, a casa mia».
 
Il Campione terrà duro per tre anni e mezzo, finché la Corte Suprema lo assolve con voto unanime.
Ora Alì, malato di Parkinson,
combatte l’incontro più duro,
ma lo fa con la stessa eleganza del suo volo di farfalla,
e continua a colpire come un ape,
il conformismo razzista di una società indifferente.
 
Continuando a ispirare i giovani con la sua intera vitaall’integrazione
alla lotta contro le ingiustizie nel mondo.
 
Non credo fosse così fuori luogo
sperare e pregare che un dì di mohammed alì
possano apparire anche in qualche nostro becero stadio.
 
guerrilla radio
 

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Berlusconi messo in minoranza in famiglia

Non sanno neanche gestire la loro di famiglia,
pretendono di governare la tua e le altre 23 milioni e 600mila famiglie in Italia.

“Veronica è una donna speciale….
 È stata ed è una madre meravigliosa. Non mi ha mai fatto fare una brutta figura, mai. Mentre certe altre mogli di politici…E poi è anche indulgente…”
 
-Silvio Berlusconi
(31 gennaio 2007)
 
 
qualche ora dopo…
 
“…Scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: “…se non fossi già sposato la sposerei subito”, “con te andrei dovunque”. Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l’età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare  della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni”.
“Questa linea di condotta  incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l’esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un’importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l’esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati.”
” A mio marito ed all´uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba considerarmi “La metà di niente”

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Mauro Manno: “Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana”

In merito alle recenti dichiarazioni di Napolitano,
che fa del negazionismo sulla  Nakba (la catastrofe palestinese)
e decenni di virulenta occupazione,
catalizzata dal mito criminale del sionismo,
riteniamo che il nostro presidente sia passibile di arresto e relativa incriminazione
grazie all’ultima arguzia partorita dalla vulcanica mente del ministro Mastella.

Abbiamo tentato un contatto per congraturarci  con Mauro Manno,
autore di una lettera in risposta a quando detto dal nostro primo cittadino
ultimamente scaduto nella solita retorica che dipinge Israele come inattaccabile
da critiche legittime.

Una risposta intrisa di parole e concetti così dignitosi, che abbiamo deciso di rispedire al quirinale controfirmata.
 guerrilla radio

 Signor Presidente,

Da quanto leggo su televideo lei avrebbe dichiarato:

“No all’antisemitismo anche quando esso si travesta da antisionismo”.

“Antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello stato ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza oggi, al di là dei governi che si alternano nella guida di Israele”.

Se questo è realmente il suo pensiero, e naturalmente mi auguro che non lo sia, mi lasci dire che queste sono affermazioni errate e gravi e mi auguro che suscitino, da parte di numerosi italiani, una reazione calma e ragionata ma ferma.

Signor Presidente,

mi consenta di dissentire dalla prima frase da lei pronunciata. Lei sostiene che l’opposizione al sionismo è antisemitismo mascherato. Né si può pensare che Lei abbia voluto dire che solo alcuni antisemiti nascondono il loro antisemitismo reale dietro un preteso o falso antisionismo. Lei ha formulato il suo pensiero in modo inequivocabile: per Lei chi è antisionista è antisemita sic et simpliciter. Io sono d’accordo con lei che l’antisionismo è la “negazione della fonte ispiratrice dello stato ebraico e delle ragioni della sua nascita” ma sostengo con decisione che la negazione delle ragioni della nascita dello Stato ebraico e la sua sostituzione con uno Stato democratico unico di ebrei e palestinesi su tutta la Palestina non potrà che arrecare bene agli ebrei, ai palestinesi, ai popoli mediorientali e del mondo intero. Ritengo, e non sono l’unico visto che molti ebrei antisionisti sono dello stesso avviso, che lo Stato sionista per soli ebrei è uno Stato razzista, coloniale e espansionista, non diversamente da quello che era lo Stato razzista per soli bianchi del Sud Africa. La natura sionista di Israele è una minaccia per la pace mondiale e per gli stessi ebrei.

Signor Presidente,

non sono un negazionista dell’Olocausto e non nutro sentimenti anti-ebraici. Desidero solo che gli ebrei in Palestina non neghino ai palestinesi un diritto che rivendicano per sé. I palestinesi, profughi e residenti in Israele o nei territori occupati, hanno diritto a vivere in Palestina in pace e in armonia, godendo delle libertà democratiche che tutti i popoli del mondo meritano. Questo principio che noi non neghiamo agli ebrei di Palestina, Israele lo nega ai palestinesi.

Lei forse è favorevole agli stati etnici?

Mi sembrava di aver capito che Lei e il partito da cui proviene eravate favorevoli agli Stati democratici in cui tutti i cittadini sono uguali indipendentemente dalla religione, dall’etnia, dalla cultura o altro, a cui appartengono. Forse mi sono sbagliato. Non capisco perché l’Italia e l’UE si sono impegnati per l’uguaglianza dei diritti tra bianchi e neri in Sud Africa, o si impegnano oggi per l’uguaglianza e la convivenza tra serbi e cossovari in Kossovo, tra macedoni e albanesi in Macedonia, tra musulmani, ortodossi e cristiani in Bosnia, tra sciiti, sunniti e cristiani in Libano e poi sostengano il carattere esclusivamente ebraico di Israele?

Forse Olmert ha chiesto anche a Lei, come ha fatto con il Signor Prodi, di difendere Israele in quanto Stato esclusivamente ebraico e sionista?

Se questo è il suo pensiero, voglio chiederLe:

– se Israele decidesse di deportare i cittadini israeliani non ebrei, come chiede da tempo il ministro razzista Avigdor Lieberman, Lei appoggerebbe questa politica in nome della difesa del carattere ebraico dello Stato israeliano?

– ignora Lei forse che i cittadini non ebrei d’Israele non hanno gli stessi diritti degli ebrei? Non sa forse che è proibito per legge ad un cittadino israeliano non ebreo di acquistare proprietà terriere da un ebreo? Ignora forse che esistono strade che collegano Israele alle colonie nei territori occupati su cui non possono circolare (non i palestinesi dei territori occupati, questo tutti lo sanno) ma i cittadini arabi di Israele? Le ricordo, inter alia, anche che è negato il ricongiungimento al coniuge ad un cittadino arabo d’Israele se questo coniuge proviene dai territori occupati. Spero che Lei sia informato sulla proposta di legge nella Knesset che prevede di togliere la nazionalità israeliana ad un cittadino arabo d’Israele se costui non dichiara fedeltà al sionismo. Si renderà conto che questo corrisponde a volere l’accettazione dell’ingiustizia storica che il sionismo ha fatto ai palestinesi da parte delle stesse vittime dell’ingiustizia.

– Non ritiene che portare quegli ebrei (per fortuna non sono tutti gli ebrei) che sostengono Israele a liberarsi di una forma statale che discrimina i cittadini non ebrei, che impianta colonie su territori fuori dai suoi confini, che conduce una guerra contro una popolazione occupata e indifesa, che possiede armi nucleari e non aderisce al trattato di non proliferazione nucleare e all’AIEA, che è stata condannata mille volte nell’ambito dell’ONU, non equivalga ad un bene per loro e per i palestinesi?

– e infine l’ultima domanda: se l’Italia (che lo ha già fatto nel passato) dovesse attuare una politica discriminatoria verso i suoi cittadini ebrei come Israele discrimina i suoi cittadini non ebrei e dovesse riprendere, malauguratamente, una politica coloniale, Lei non riprenderebbe la lotta contro il regime o il governo che così si comportasse?

Allora perché non si può combattere un regime, quello sionista, che è discriminatorio, razzista e colonialista? Nessuno sta proponendo un nuovo olocausto ebraico, gli antisionisti vogliono solo uno Stato non confessionale, non etnico, non razzista in Palestina, per gli ebrei e per i palestinesi. Non diversamente da quello che sono tutti gli stati autenticamente democratici nel mondo.

Signor Presidente,

si dà il caso che sono uno studioso del sionismo. É quindi sulla base dei miei studi di questa ideologia politica che Le scrivo. Le ricordo alcuni fatti:

Primo tra tutti la collaborazione dei sionisti (di destra e di sinistra) con gli antisemiti, con il fascismo e il nazismo. Si è trattato di una collaborazione lunga ed estremamente dannosa per gli ebrei non sionisti (che allora erano la stragrande maggioranza). Per quanto ciò possa apparire incredibile, la collaborazione dei sionisti con i fascisti, i nazisti e gli antisemiti, storicamente documentata, si fondava su una logica di scambio criminale a danno degli ebrei. I sionisti hanno appoggiato i regimi fascisti e antisemiti prima e durante la seconda guerra mondiale, chiedendo in cambio di permettere loro di portare gli ebrei in Palestina per realizzare il loro progetto coloniale. Gli ebrei che non accettavano di emigrare in Palestina sono stati abbandonati al loro destino. Gli antisemiti erano ben contenti di liberarsi degli ebrei in questo modo. Non è vero che gli antisemiti sono antisionisti come lei sostiene ma è vero proprio il contrario. Non metterà in dubbio, spero, le parole dello scrittore israeliano Yehoshua che qualche anno fa ha dichiarato:

“I gentili hanno sempre incoraggiato il sionismo, sperando che li avrebbe aiutati a liberarsi degli ebrei che vivevano tra di loro. Anche oggi, in una maniera perversa, un vero antisemita deve essere un sionista”. [1]

Lo scrittore israeliano dimentica però di dire che anche i sionisti, in maniera perversa, hanno incoraggiato gli antisemiti affinché allontanassero gli ebrei dai loro paesi e li consegnassero agli attivisti sionisti pronti a portarli nelle colonie in Palestina. Un vero sionista è un amico degli antisemiti.

 Questo aspetto vergognoso della storia del sionismo inizia con il suo stesso fondatore, Theodor Herzl. Nell’agosto del 1903, Herzl si recò nella Russia zarista per una serie di incontri con il Conte von Plehve, ministro antisemita dello Zar Nicola II e Witte, ministro delle finanze. Gli incontri avvennero meno di 4 mesi dopo l’orrendo pogrom di Kishinev, di cui era direttamente responsabile von Plehve. Herzl propose un’alleanza, basata sul comune desiderio di far uscire la maggior parte degli ebrei russi dalla Russia e, a più breve termine, allontanare gli ebrei russi dal movimento socialista e comunista. All’inizio del primo incontro (8 agosto) von Plehve dichiarò che egli si considerava “un ardente sostenitore del sionismo”. Quando Herzl cominciò a descrivere lo scopo del sionismo, il Conte lo interruppe affermando: “Predicate a un convertito”.

In un successivo incontro con Witte, il fondatore del sionismo si sentì dichiarare apertamente: “Avevo l’abitudine di dire al povero imperatore Alessandro III: se fosse possibile annegare nel mar Nero sei o sette milioni di ebrei, io ne sarei perfettamente soddisfatto; ma non è possibile; allora dobbiamo lasciarli vivere”. E quando Herzl disse di sperare in qualche incoraggiamento dal governo russo, Witte rispose: “Ma noi diamo agli ebrei degli incoraggiamenti ad emigrare, per esempio dei calci nel sedere”.[2]

Il risultato degli incontri fu la promessa di von Plehve e del governo russo di

“un appoggio morale e materiale al sionismo nel giorno in cui alcune delle sue azioni pratiche sarebbero servite a diminuire la popolazione ebraica in Russia”. [3]

“Se noi [sionisti] – diceva Jacob Klatzkin – non ammettiamo che gli altri abbiano il diritto di essere anti-semiti, allora noi neghiamo a noi stessi il diritto di essere nazionalisti. Se il nostro popolo merita e desidera vivere la propria vita nazionale, è naturale che si senta un corpo alieno costretto a stare nelle nazioni tra le quali vive, un corpo alieno che insiste ad avere una propria distinta identità e che perciò è costretto a ridurre la sfera della propria esistenza. É giusto, quindi, che essi [gli anti-semiti] lottino contro di noi per la loro integrità nazionale. Invece di costruire organizzazioni per difendere gli ebrei dagli anti-semiti, i quali vogliono ridurre i nostri diritti, noi dobbiamo costruire organizzazioni per difendere gli ebrei dai nostri amici che desiderano difendere i nostri diritti”.[4]

Queste parole, e l’atteggiamento conseguente dei sionisti, hanno certo dato argomenti preziosi ai nazisti che sostenevano appunto che gli ebrei erano una nazione estranea nella loro nazione.

“Per i sionisti, affermava senza vergogna Harry Sacher, un sionista inglese – il nemico è il liberalismo; esso è anche il nemico per il nazismo; ergo, il sionismo dovrebbe avere molta simpatia e comprensione per il nazismo, di cui l’anti-semitismo è probabilmente un aspetto passeggero”.[5]

Non è solo cecità politica, è collaborazione criminale col nemico degli ebrei. E Lei, Presidente, vuole chiudere gli occhi su questo aspetto della storia del sionismo? Le ricordo poi che i nazisti rispondevano molto positivamente alle offerte dei sionisti come dimostra questo brano di una loro circolare:

“I membri delle organizzazioni sioniste non devono essere, date le loro attività dirette verso l’emigrazione in Palestina, trattati con lo stesso rigore che invece è necessario nei confronti dei membri delle organizzazioni ebraico-tedesche (cioè gli assimilazionisti)”.[6]

E Reinhardt Heyndrich, capo dei Servizi Segreti delle SS dichiarava:

“Il momento non può più essere lontano ormai in cui la Palestina sarà in grado di nuovo di accogliere i suoi figli che aveva perduto da oltre mille anni. I nostri buoni auguri e la nostra benevolenza ufficiale li accompagnino”.[7]

La colonizzazione della Palestina era ben vista dai nazisti. Tra colonialisti ci si intende. Questo per ricordarLe che i nazisti, con l’aiuto consapevole dei sionisti, hanno colpito solo quegli ebrei che intendevano vivere nei paesi in cui erano nati e non volevano rendersi responsabili dell’occupazione della Palestina e della conseguente e inevitabile cacciata dei palestinesi. Queste vittime ebraiche non erano sioniste, erano semmai assimilazionisti o antisionisti. Dopo l’Olocausto, l’Occidente non ha fatto altro che premiare i sionisti consegnando loro la terra dei palestinesi e facendo pagare a chi non aveva nessuna colpa, il caro prezzo dello sterminio degli ebrei avvenuto per diretta responsabilità di alcuni paesi europei e per l’ignavia di altri nonché per il folle piano sionista. La collaborazione tra sionisti e nazisti é stata possibile anche, al di là dell’aspetto pratico della comune volontà di portare gli ebrei in Palestina, perché l’ideologia sionista e quella nazista avevano un punto in comune, come riconosce l’ebreo sionista Prinz:

“Uno Stato costruito sul principio della purezza della nazione e della razza (cioè la Germania nazista) può solo avere rispetto per quegli ebrei che vedono se stessi allo stesso modo”.[8]

Lo stesso personaggio si rendeva conto della situazione paradossale che si veniva a creare, e ammetteva:

“Per i sionisti era molto disagevole operare. Era moralmente imbarazzante sembrare essere considerati i figli prediletti del governo nazista, in particolare proprio nel momento in cui esso scioglieva i gruppi giovanili (ebraici) antisionisti, e sembrava preferire per altre vie i sionisti. I nazisti chiedevano un «comportamento più coerentemente sionista»”.[9]

E tuttavia la collaborazione andò avanti. Fu una collaborazione multiforme che ricostruisco nel mio saggio “La natura del sionismo”10] . Le voglio ricordare, per finire, l’invito di Dov Joseph, caporione dell’Agenzia Ebraica, che sul finire del 1944, quando gli ebrei morivano a centinaia di migliaia nei lager, parlando a giornalisti sionisti in Palestina preoccupati delle notizie dei massacri, li mise in guardia contro:

“la pubblicazione di dati che esagerano il numero delle vittime ebraiche, perché se noi annunciamo che milioni di ebrei sono stati massacrati dai nazisti, poi ci chiederanno, a ragione, dove sono i milioni di ebrei per i quali noi rivendichiamo una patria quando la guerra sarà finita”. [11]

Questo può bastare, ma ho l’ardire signor Presidente di consigliarLe di approfondire l’argomento.

La storia del sionismo è una storia criminale, non è sorprendente quindi che i sionisti e lo Stato sionista continuino a trattare così barbaramente i palestinesi. Ma la mia preoccupazione va al di là della tristissima situazione del popolo palestinese che tutti sembrano dimenticare.

Sinceramente, signor Presidente, vogliamo fare la fine degli Stati Uniti in Iraq? Oggi personaggi importanti negli USA, come l’ex presidente Jimmy Carter, o gli studiosi universitari Mersheimer e Walt si sforzano di aprire gli occhi ai loro compatrioti sulle conseguenze della cieca politica estera elaborata a Tel Aviv e nei circoli dei neoconservatori sionisti di Washington che gli Stati Uniti stanno conducendo in Medio Oriente. Crede che la guerra in Iraq sia stata fatta per le armi di distruzione di massa di Saddam? Per la minaccia che l’Iraq rappresentava per l’Occidente? Per l’esportazione della democrazia? Per gli interessi petroliferi americani? Molti sostengono quest’ultima ipotesi (le altre sono miseramente crollate). Ma il petrolio non si compra sul mercato? E poi quanto verrebbe a costare se dobbiamo fare una guerra ad ogni paese produttore? Signor Presidente, la guerra è stata fatta per eliminare un possibile rivale di Israele e per consolidare il dominio sionista in Medio Oriente. Adesso Tel Aviv invita l’Occidente a distruggere l’Iran, e ricatta tutti facendo capire che se non lo facciamo noi, sarà proprio Israele a farlo. Come? Invadendo l’Iran? No Presidente, sappiamo tutti che Israele ricorrerebbe alle sue armi nucleari.

Gli americani si stanno accorgendo, a proprie spese, di cosa voglia dire essersi fatti invischiare in una guerra assurda in Iraq per gli interessi di Israele. E noi non ce ne vogliamo rendere conto. Vogliamo veramente farci coinvolgere nella guerra nucleare contro l’Iran? Nella guerra mondiale contro l’Islam?

Prenda esempio dall’ex-presidente Carter e denunci l’Apartheid di Israele. Se non lo vuole fare Lei, lasci che qualcun altro, per il bene dell’umanità, degli ebrei e dei palestinesi, continui a denunciare il sionismo e si batta per uno Stato unico, democratico, pacifico in Palestina per tutti i suoi abitanti, nessuno escluso.

Signor Presidente,

Lei non si ricorderà di me, eppure noi ci siamo conosciuti e ci siamo parlati. Fu in una triste occasione. Qualche anno fa, all’aeroporto di Fiumicino, Lei in rappresentanza del suo partito venne a portare solidarietà a mia sorella, Marisa, che, dopo aver partecipato ad una manifestazione pacifista a Gerusalemme, solo perché guardava da dietro la vetrata dell’albergo i poliziotti israeliani che massacravano un ragazzino palestinese per strada, perse un occhio quando da un idrante con la stella di Davide spararono uno spruzzo talmente violento da infrangere il vetro e conficcarle una scheggia nell’occhio. Allora veniva a porgere un saluto a mia sorella che aveva pagato per difendere i diritti e la dignità dei palestinesi. Oggi con la sua dichiarazione inaccettabile accusa gli antisionisti, e molti sono ebrei, che si battono per uno Stato democratico in Palestina mettendoli nello stesso immondezzaio degli antisemiti.

Credo, signor Presidente, che i sionisti sono riusciti a fare con Lei, ancora peggio che con mia sorella.

A lei sono riusciti ad accecare non uno, ma tutti e due gli occhi!

Distinti saluti

Manno Mauro

NOTE:

[1] Jewish Chronicle, 22 gennaio 1982.

[2] Maxime Rodinson, Peuple juif ou problème juif? Parigi, Petite collection Maspero, 1981, pp. 174-75.

[3] Maxime Rodinson, Peuple juif ou problème juif? cit. p. 174.

[4] Jacob Klatzkin, (1925), citato in Jacob Agus, The Meaning of Jewish History, in Encyclopedia Judaica, vol II, p. 425.

[5] Harry Sacher, Jewish Review, settembre 1932, p. 104, Londra.

[6] Circolare della Gestapo bavarese indirizzata al corpo di polizia bavarese, 23 gennaio, 1935, pubblicata in Kurt Grossman, Zionists and Non-Zionists under Nazi Rule in the 1930’s, Herzl Yearbook, vol VI, p. 340.

[7] Reinhardt Heyndrich, capo dei Servizi Segreti delle SS, The Visible Enemy, articolo pubblicato in Das Schwarze Korps, organo ufficiale delle SS, maggio 1935.

[8] Joachim Prinz, (1936), citato in Benyamin Matuvo, The Zionist Wish and the Nazi Deed, Issues, (1966/67), p. 12.

[9] Joachim Prinz, Zionism under the Nazi Government, in Young Zionist, Londra, novembre 1937, p. 18.

[10] La natura del sionismo, supplemento al numero 56, novembre 2006, di Aginform.

[11] Yoav Gelber, Zionist Policy and the Fate of European Jewry, p. 195

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Giornata dell’Amnesia: lettera al fantasma di Primo Levi.

“Forse, quanto è avvenuto non si può comprendere, anzi, non si deve comprendere, perché comprendere è quasi giustificare.”

(Primo Levi)

-immagini olocausto,immagini dalla giornata della memoria,olocausto palestinese,olocausto ebrimmagini tratte da DesertPeace, blogger israeliano di Gerusalemme

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Primo Levi,
ascoltami, io non riesco a comprendere,
quindi non giustifico.

Non riesco a comprendere come Israele tuteli la sua sicurezza
uccidendo (l’altro ieri) Mahran Zakariyya Abu Al Maseer, diciassettenne,
mentre era alla ricerca di un lavoro.

Come pretende di difendere i suoi civili
impedendo ad un padre di famiglia palestinese malato di cancro
di raggiungere l’ospedale per le cure necessarie invece di morire dinnanzi ad un checkpoint  (giovedì scorso)
oppure sparando in testa ad un fedele in preghiera in una moschea (venerdì scorso)
o gambizzando un contadino che coltiva la sua terra (sempre venerdì scorso)
o ferendo due ragazzini e bloccando le ambulanze in soccorso (sabato scorso)
o ancora lasciando morire i prigionieri politici palestinesi infermi nelle sue illegali prigioni. (mercoledì scorso)

Non riesco a comprendere come Israele fa valere
il diritto alla sua esistenza
sparando sulla nuca  una bambina che sta andando a comprare dei dolci.

Ma più di tutto,
Levi,
non capisco come Israele impugni la tragedia del suo Olocausto
come strategia ritorsiva contro chi critica e denuncia
il razzismo, la confisca delle terra, la negazione dei diritti umani
e ogni crimine di guerra compiuto contro la popolazione palestinese.

MAI PIU’:
Il senso della Shoah.

Non 
MAI PIU’ a me…

MAI PIU’ a nessuno.

Primo Levi credimi il giorno della memoria ha figliato
più amnetici che memori.

Mai più campi di concentramento,
che siano essi a Guantanamo o ad Abu Ghraib,
Mai più comignoli che fumano cadaveri bruciati
come i cadaveri carbonizzati del migliaio di libanesi morti sotto le bombe a grappolo israeliane.
Mai più al ghetto di Varsavia
e accidenti, il muro dell’apartheid più il furto delle entrate fiscali riduce la Palestina proprio a quella condizione.

Quantitativamente, l’Olocausto degli ebrei non è paragonabile alla lenta ma progressiva eliminazione dei palestinesi.

Ma la qualità di talune efferatezze,
assume raccapriccianti convergenze con i metodi di sterminio nazisti.

La stella gialla  appare sempre più simile ad una mezzaluna rossa.

guerrilla radio

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Hollowcaust Holaballoo di Gabriel Ash (tradotto da Cloroalclero)

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Hrant Dink, ultima vittima del genocidio armeno

L’articolo 391 del codice penale turco prevede per chi ricorda in pubblico il genocidio armeno,
il reato di  «insulto all’identità turca».
Per questo Hrant Dink  fu arrestato e processato.

E per questo Hrant Dink
è stato ucciso venerdì scorso da un nazionalista turco.
video of armenian genocide

“Chi non ricorda la storia è destinato a riviverla”

 Bisognerebbe appiccicarlo 
 sotto ogni ritratto dell’eroico Ataturk

   guerrilla radio

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Abeer Aramin, altro angelo abbattuto dall’odio israeliano

“Israele dovrebbe spiegare al mondo come provvede  alla sua sicurezza interna
sparando alla testa di una bambina che sta andando a comprare dei dolci”

La bambina si chiamava Abeer Aramin,
aveva 10 anni ed è morta dopo due giorni di agonia in ospedale.
Colpita appena uscita dall’ Anata School for Girls,
scuola nei pressi di Gerusalemme tristemente nota perchè a due passi dal Muro dell’Apartheid in costruzione,
e perchè costante meta delle continue incursioni dei militari israealiani,
che lasciano dietro di sè bimbi feriti, o come Abeer ferocemente assassinati.

Bassam Aramin è suo padre,
non chiede vendetta, ma solo che:
“Israele rinunci alla sua  politica di sistematica oppressione e ponga fine all’occupazione dicendo sì alla pace”
e ancora:
“Le vittime palestinesi non sono meno importanti di quelle israeliane. Siamo tutti esseri umani.
Chiedo alle madri israeliane di smettere di essere strumenti dell’occupazione,
spedendo i propri figli in una battaglia senza ragione”

Bassam è un uomo di pace,
 membro e fondatore dei Combatants for Peace,
un gruppo pacifista israelo-palestinese  che raccoglie  ex soldati israeliani e ex militanti palestinesi (molti dei quali reclusi e torturati nelle illegali prigioni israeliane).

Guerrilla radio gli ha inviato un messaggio di cordoglio e di forte sostegno.

Una ultimativa riflessione,
se le colombe sono sempre più bersagli degli omicidi volontari israeliani
non lamentiamoci se anche in Palestina si levano in cielo i corvi.
Israel stop to kill children!

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Dai rubinetti di Vicenza sgocciola sangue

Secondo l’Onu,
nel 2006 sono stati uccisi 34.452 civili iracheni, mentre altri 36mila sono rimasti feriti.
6.376 civili sono stati uccisi solo negli ultimi due mesi. Dei 4.731 morti registrati a Baghdad tra novembre e dicembre, la maggior parte sono deceduti a causa di colpi da arma da fuoco, per opera degli squadroni della morte e non in seguito ad attentati.
Oltre 470mila iracheni hanno abbandonato le proprie abitazioni per sfuggire agli attacchi delle milizie.
 
Il primo responsabile di questa mattanza,
George Bush decide di inviare altri ventimila soldati,
per strangolare ancora di più la popolazione civile,
stretta fra i nemici occupanti e le milizie sempre più ferocemente agguerrite.
 
E per nulla paghi di questo sterminio di massa d’innocenti,
gli Stati Uniti a caccia del fantasma di al Qaida,
massacrano pure i poveri pastori della Somalia.
 
 
La necessità di cambiare governo in Italia,
era anche fortemente sentita come la necessità di voltare pagina
nelle politiche internazionali.
Il comune sentimento di ripulsa verso un’alleanza
che era più una sudditanza senza dignità
correlata dalle strette di mano fra Silvio e il suo amicone George.
Strette di mano intrise di sangue, sia chiaro.
 
La decisione presa dal governo Prodi  di concedere la trasformazione dell’aeroporto di Vicenza in una base di guerra USA 
fa della continuità con quella sudditanza di Berlusconi che era nostra gogna e vergogna.
 
Tanto più che questa ampliamento della base non sarà sotto l’egida NATO,
ma funzionale alle mire imperialistiche di Bush & Co.,
in contraddizione con quanto essere promosso e promesso fino a oggi
il mutare della nuova politica estera italiana.
 
Personalmente considero deturpare i valori della Pace sanciti nella nostra Costituzione,
molti più grave e offensivo di una tassa in più o in meno nella finanziaria.
Quindi non posso che iniziare a vomitare da queste pagine
il mio disgusto per la scelta di questo “mio” governo “amico”.
 
Si parla di continuo di un antiamericanismo diffuso nel nostro paese;
io ci terrei a evidenziare qualcos’altro.
Un filoamericanismo a priori,
da anni,
che tutto ciò che incontra e non vi trova sostegno indica essere antiamericanismo.
 
Ebbene il mio antiamericanismo si chiama dignità nazionale,
desiderio di piena sovranità nel mio paese,
e amore infinito per la pace.
 
Ci eravamo illusi di poterci lavare quelle mani sporche di sangue,
(iracheno, afgano, libanese, palestinese, somalo, domani iraniano? siriano?…)
ma dai nostri rubinetti scende solo sangue.
 
Vittorio alias guerrillaradio

Dai rubinetti di Vicenza sgocciola sangue Leggi l'articolo »

Uomini di Fede e Coraggio: Don Albino Bizzotto

un prete celebra il matrimonio civile di una divorziata

Un matrimonio civile celebrato da un sacerdote che, con il suo gesto, vuole invitare la Chiesa a mettere da parte l’“accanimento giuridico” per “ritrovare il Vangelo”. Il fatto è accaduto a Padova, lo scorso 13 gennaio, quando don Albino Bizzotto (presidente e fondatore dei Beati i costruttori di pace, associazione cattolica da più di vent’anni impegnata sui temi della pace e del disarmo), nella sala Paladin di Palazzo Moroni (sede del municipio), ha celebrato il matrimonio civile di Emma e Luigino.

I due coniugi si sarebbero volentieri sposati in chiesa, con rito religioso, ma la disciplina ecclesiastica non lo permetteva perché Emma è divorziata. E così don Bizzotto, d’accordo con la coppia che conosce e segue da tempo, ha chiesto la delega del sindaco per poter celebrare lui il matrimonio civile, visto che non poteva benedire le nozze secondo il rito cattolico. E nelle poche parole dette durante il matrimonio, che è durato un quarto d’ora, don Bizzotto ha implicitamente invitato la Chiesa ha rivedere le sue posizioni: “Carissimi Emma e Luigino – ha detto agli sposi – sono contento di essere vostro testimone qualificato. Lo sarei stato volentieri in chiesa con una eucaristia. Ancora non è possibile secondo la legge della chiesa; visto che ciò mi è consentito dalla legge civile, lo faccio volentieri. Per affermare che le persone vengono prima di ogni legge; non sono le persone per la legge, ma la legge per le persone”. Di seguito una nostra intervista a don Albino Bizzotto.

D: Don Albino, come le è venuto in mente di celebrare un matrimonio civile?

R: La situazione è nata quasi per caso. Sono venuti all’eucaristia in comunità sabato 6 gennaio e ci hanno annunciato che il sabato successivo, il 13, si sarebbero sposati in Comune, dal momento che non potevano sposarsi in chiesa visto che lei era divorziata. Poi, chiacchierando durante la cena, lui mi ha spiegato che qualsiasi cittadino può fare da pubblico ufficiale, e quindi celebrare il matrimonio civile, se ha la delega del sindaco. Io non sapevo che ci fosse questa possibilità, credevo che fosse permesso solo ai membri dell’amministrazione. Allora mi hanno proposto di officiare il rito – anche perché siamo amici, ci conosciamo e li seguo da tanto tempo – e io ho accettato, visto che non mi era possibile celebrare l’eucaristia, come invece avrei desiderato e come spero di poter fare presto.

D: Durante la celebrazione del matrimonio lei ha detto, riferendosi alla legge ecclesiastica che vieta alle persone divorziate di risposarsi in Chiesa, che “le persone vengono prima di ogni legge” e che “non sono le persone per la legge ma la legge per le persone”…

R: Sì, perché il sacramento consiste nell’amore che si vogliono le persone: dovunque ci sono due persone che si amano, il Dio di Gesù Cristo fa corpo con questa realtà. E noi sacerdoti non siamo quelli che possiedono il sacramento ma coloro che annunciano il Vangelo all’interno del sacramento. La Chiesa, per mantenere salde e assolutizzare tutte le sue leggi, rischia poi di perdere le persone, a vari livelli. Io avverto forte la necessità che la Chiesa ritrovi il Vangelo, mentre invece sta cadendo in una sorta di ‘accanimento giuridico’ che riduce le persone a categorie inquadrate e squadrate secondo i termini di legge.

D: Nelle sue parole e nel suo gesto non c’è intento polemico, ma sicuramente si tratta di una provocazione positiva…

R:Certamente. E proprio per questo ho scelto prima di farlo e poi di dirlo.

D: Si augura che qualche cosa cambi nella Chiesa?

R:Spero vivamente che anche nella Chiesa si cominci a fare una riflessione sulla scelta di tenere salde le leggi senza interrogarsi e confrontarsi sulle persone. Il Vangelo non può essere utilizzato come una ‘mazza’ contro le persone, ma va annunciato come la grande novità per cui le persone sono provocate ad essergli fedeli.

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Tempo di “Chiudere Guantánamo, ora!”

5 ANNI DI GUANTÁNAMO,
5 ANNI D’INGIUSTIZIA.

Partecipa alla campagna di
Amnesty International per  

“CHIUDERE GUANTÁNAMO,ORA!”

Dall’11 gennaio 2002, nel centro di detenzione gestito dagli Usa a Guantánamo Bay sono stati trasferiti 775 prigionieri provenienti da oltre 35 paesi. Circa 400 di essi sono tuttora detenuti senza accusa né processo. Guantánamo Bay è l’esempio più evidente delle violazioni dei diritti umani commesse nel contesto della “guerra al terrore” lanciata dagli Usa all”indomani degli attacchi dell’11 settembre 2001. Nell’ambito della campagna mondiale “Più diritti più sicurezza”  Amnesty International lancia un’azione per “Chiudere Guantánamo, ora!” [continua]
11.01.2002 – 11.01.2007: “Chiudere Guantánamo, ora!” Le iniziative in Italia

Firma l’appello per Sami Al-Hajj  e per Fawzi al-Odah

Firma l’appello all’Ambasciata degli Usa in Italia 

Unisciti a noi nel viaggio per la chiusura di Guantánamo

THE ROAD TO GUANTANAMO, UNA FEDELE RICOSTRUZIONE CINEMATOGRAFICA DI QUESTA REALTA’:

“Lesioni da scariche elettriche sulle piante dei piedi e sui genitali; il fatto che fosse stato evidentemente colpito a ripetizione sulla nuca da un corpo contundente; i segni delle frustate presenti su tutto il corpo”.

“Le luci accese tutta la notte, musica ad altissimo volume, insulti alla loro religione, alla loro cultura, alle loro credenze”.

“Il cappuccio serve al disorientamento sensoriale e le braccia sono stirate per provocare dolore autoinflitto. Si tratta di due semplici tecniche-base”.

“Ci defecano addosso, ci aizzano contro i cani, usano le scosse elettriche e ci fanno morire di fame”.

“Mi hanno rasato i capelli a strisce, come un indiano. Mi hanno tagliato i baffi, mi hanno messo in mano un piatto e mi hanno fatto andare dagli altri prigionieri a elemosinare, come fossi un barbone”.

“Mi spruzzarono del gas negli occhi, fui picchiato e gettato a terra. Uno di loro mi afferrò la testa e cominciò a sbatterla contro il pavimento di cemento. Un altro mi diede un calcio in faccia, causandomi un taglio da cui presto cominciò a uscire molto sangue. Tutto questo accadde mentre ero steso a terra, ammanettato e incatenato. Mi tagliarono capelli, baffi e barba e mi buttarono in una gabbia singola, ricoperto di sangue. Dopo un’ora un soldato venne a chiedermi se mi servivano le cure di un medico. Rifiutai l’offerta e mi raccomandai a Dio, mostrandogli l’ingiustizia dei miei carcerieri. A un certo punto mi accorsi che stavo svenendo, e allora chiesi di essere medicato. Mi misero tre punti di sutura, mi fasciarono la testa e mi diedero dei sonniferi, dicendo che erano degli antibiotici. Il tutto, attraverso un’apertura di pochi centimetri nella porta. Mi addormentai, oppresso dall’ingiustizia terribile di quegli uomini”.
 (TESTIMONIANZE DA CHI E’ STATO IN VACANZA A CUBA…)

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Ottavo Anniversario, ricordando un AMICO FRAGILE in prematuro viaggio.

«Benedetto Croce diceva che fino a diciotto anni tutti scrivono poesie e che, da quest’età in poi, ci sono due categorie di persone che continuano a scrivere: i poeti e i cretini. Allora, io mi sono rifugiato prudentemente nella canzone che, in quanto forma d’arte mista, mi consente scappatoie non indifferenti, là dove manca l’esuberanza creativa»
 
“Ho sempre impostato la mia vita in modo da morire con trecentomila rimorsi e nemmeno un rimpianto”
 
“Io mi ritengo religioso, e la mia religiosità consiste nel sentirmi parte di un tutto, anello di una catena che comprende tutto il creato, e quindi nel rispettare tutti gli elementi, piante e minerali compresi, perché secondo me l’equilibrio è dato proprio dal benessere diffuso in tutto ciò che ci circonda. La mia religiosità non arriva a cercare di individuare il principio, che tu voglia chiamarlo creatore, regolatore o caos non fa differenza. Però penso che tutto quello che abbiamo intorno abbia una sua logica, e questo è un pensiero al quale mi rivolgo quando sono in difficoltà, magari anche dandogli i nomi che ho imparato da bambino, forse perché mi manca la fantasia per cercarne altri”
 
“Innanzitutto l’uomo deve superare i grandi disagi: il primo quando nasce e deve imparare a convivere con elementi a lui estranei; il secondo quando scopre la paura della morte e, infine, la solitudine per scelta. Accettandoli tutti e tre si arriva a una profonda maturazione spirituale. Soltanto chi è davvero solo è  davvero libero.”
 
“Aspetterò domani, dopodomani e magari cent’anni ancora finché la signora Libertà e la signorina Anarchia verranno considerate dalla maggioranza dei miei simili come la migliore forma possibile di convivenza civile, non dimenticando che in Europa, ancora verso la metà del Settecento, le istituzioni repubblicane erano considerate utopia”
(FABRIZIO DE ANDRE’)

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OIL FOR NOTHING: il furto infine legificato

 
 
“Le riserve di petrolio iracheno che qualcuno in maniera falsa sostiene che vorremmo acquisire  dovrebbero essere preservate per il popolo iracheno”
Tony Blair, 18 marzo 2003
 
 
“Il petrolio iracheno è degli iracheni”
George Bush, 14 giugno 2003
 
 
“Non invaderemo il paese per il petrolio”
Colin Powel, allora Segretario di Stato, luglio 2003
 
 
“Il petrolio iracheno può fruttare dai 50 ai 100 miliardi di dollari l’anno.
L’Iraq così può autofinanziarsi la ricostruzione”
Paul Wolfowitz ex sottosegretario della difesa e attuale presidente della Banca Mondiale, marzo 2003
 
“Io so  che anche in Italia ci sono persone che pensano che questa è un invasione per il petrolio,
e altre cretinate…
La gente che crede questo credevano anche in Stalin come salvatore dell’umanità.”
 Edward Luttwak, l’altro ieri
 
Il futuro dell’Iraq,
nel furto progettato e messo in atto dai SINCERAMENTE deprecabili predoni sopracitati.
 
La proposta di legge che sta approdando al parlamento di Baghdad infatti prevede la cessione
delle risorse petrolifere (che erano state statalizzate nel 1974) con contratti di gestione per almeno 30 anni,
alle grandi compagnie britanniche e americane (BP, Shell e Exxon).
Con diritti a profitti stratosferici se comparati con quelli che le stesse compagnie ottengono negli altri paesi produttori di petrolio del medioriente.
 
L’amico Younis Tawfik, ascoltato dai microfoni di radio24 ricorda che la guerra è stata la “logica” reazione statunitense verso un Iraq
che nonostante l’embargo aveva sottoscritto importanti accordi di fornitura con la Russia e la Francia, ma soprattutto con la temuta Cina,
accordi commerciali tra l’altro in moneta euro.
 
Younis  infine sottolinea il paradosso del paese più ricco di risorse energetiche del mondo,
che si ritrova oggi senza acqua potabile e con una disponibilità di energia elettrica di poche ore al giorno.
(altro regalo accessorio madeinbush ad una democrazia di cui mai si è avvistato l’orizzonte).
 
Vittorio alias
guerrillaradio
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-the Independent: Blood and oil…

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