5 ANNI DI GUANTÁNAMO,
5 ANNI D’INGIUSTIZIA.
Partecipa alla campagna di
Amnesty International per
“CHIUDERE GUANTÁNAMO,ORA!”
Dall’11 gennaio 2002, nel centro di detenzione gestito dagli Usa a Guantánamo Bay sono stati trasferiti 775 prigionieri provenienti da oltre 35 paesi. Circa 400 di essi sono tuttora detenuti senza accusa né processo. Guantánamo Bay è l’esempio più evidente delle violazioni dei diritti umani commesse nel contesto della “guerra al terrore” lanciata dagli Usa all”indomani degli attacchi dell’11 settembre 2001. Nell’ambito della campagna mondiale “Più diritti più sicurezza” Amnesty International lancia un’azione per “Chiudere Guantánamo, ora!” [continua]
11.01.2002 – 11.01.2007: “Chiudere Guantánamo, ora!” Le iniziative in Italia
Firma l’appello per Sami Al-Hajj e per Fawzi al-Odah
Firma l’appello all’Ambasciata degli Usa in Italia
Unisciti a noi nel viaggio per la chiusura di Guantánamo
THE ROAD TO GUANTANAMO, UNA FEDELE RICOSTRUZIONE CINEMATOGRAFICA DI QUESTA REALTA’:
“Lesioni da scariche elettriche sulle piante dei piedi e sui genitali; il fatto che fosse stato evidentemente colpito a ripetizione sulla nuca da un corpo contundente; i segni delle frustate presenti su tutto il corpo”.
“Le luci accese tutta la notte, musica ad altissimo volume, insulti alla loro religione, alla loro cultura, alle loro credenze”.
“Il cappuccio serve al disorientamento sensoriale e le braccia sono stirate per provocare dolore autoinflitto. Si tratta di due semplici tecniche-base”.
“Ci defecano addosso, ci aizzano contro i cani, usano le scosse elettriche e ci fanno morire di fame”.
“Mi hanno rasato i capelli a strisce, come un indiano. Mi hanno tagliato i baffi, mi hanno messo in mano un piatto e mi hanno fatto andare dagli altri prigionieri a elemosinare, come fossi un barbone”.
“Mi spruzzarono del gas negli occhi, fui picchiato e gettato a terra. Uno di loro mi afferrò la testa e cominciò a sbatterla contro il pavimento di cemento. Un altro mi diede un calcio in faccia, causandomi un taglio da cui presto cominciò a uscire molto sangue. Tutto questo accadde mentre ero steso a terra, ammanettato e incatenato. Mi tagliarono capelli, baffi e barba e mi buttarono in una gabbia singola, ricoperto di sangue. Dopo un’ora un soldato venne a chiedermi se mi servivano le cure di un medico. Rifiutai l’offerta e mi raccomandai a Dio, mostrandogli l’ingiustizia dei miei carcerieri. A un certo punto mi accorsi che stavo svenendo, e allora chiesi di essere medicato. Mi misero tre punti di sutura, mi fasciarono la testa e mi diedero dei sonniferi, dicendo che erano degli antibiotici. Il tutto, attraverso un’apertura di pochi centimetri nella porta. Mi addormentai, oppresso dall’ingiustizia terribile di quegli uomini”.
(TESTIMONIANZE DA CHI E’ STATO IN VACANZA A CUBA…)