Gennaio 2011

Mubarak sempre più solo: non resta che preparare le bende e prendere le misure per il sarcofago.

29 gennaio 2011

30 gennaio 2011

Ore 11:05 egiziane

Scacciata la polizia di frontiera,  a Rafah dalla parte egiziana l’esercito presidia il confine, da quella palestinese Hamas previene il passaggio a chiunque, nel timore che guerriglieri palestinesi possano aggregarsi alla lotta di liberazione egiziana.

Solo ai lavoratori dei tunnel è concesso l’accesso all’area.

Se si fermassero i tunnel Gaza piomberebbe in una catastrofe umanitaria nel giro di pochi giorni. 

 

Ore 11:48

L’ambasciata USA invita tutti i cittadini statunitensi a lasciare l’Egitto.

Ore 12:57 

Al Jazeera annuncia: “Le autorità egiziane hanno deciso la chiusura dell’ufficio di Al Jazeera al Cairo e ritirano gli accrediti ai nostri corrispondenti”

La verità è la prima vittima di ogni guerra.

ore 17:18

Almeno 200 mila persone di ogni età e classe sociale si sono riversate in Taheer square nel centro del Cairo cosi’ come decine di migliaia stanno continuando a protestare nei centri di Alexandria, Suez, Ismailia, Mansoura, e nelle altre principali città egiziane.

 

Momenti di panico un’ora fa quando caccia bombardieri hanno iniziato a sorvolare a bassa quota il centro della capitale, facendo temere un massacro imminente.

Un colonnello sceso in piazza ha rassicurato la folla che l’esercito è mobilitato unicamente a difesa dei civili e la inquietante presenza di aerei da guerra è per scoraggiare i folti gruppi di criminali che stanno saccheggiando la città.

Cittadini comuni si sono organizzati in comitati per difendere i quartieri delle città più grandi. Molti dei vandali e dei ladri fermati sono membri della polizia segreta di Mubarak.

Il ministro delle Difesa, Mohammed Tantawi, è stato visto abbandonare il suo ministero per rifugiarsi nella sede della tv nazionale. Rumors dicono che Tantawi sia in entrato in aperta rottura con Mubarak per la volontà di utilizzare l’esercito per sedare le proteste.

 

Mohamed ElBaradei, indicato dalle forze politiche di opposizione come mediatore con il regime, sta raggiungendo Taheer square, dove probabilmente terrà un discorso.

 

 

Cecchini appostati sul tetto del ministero dell’Interno questa mattina hanno mietuto diverse vittime. Ora l’esercito ha sgombrato l’area per evitare ulteriori spargimenti di sangue.

Il conto dei morti di questi 5 giorni di rivoluzione egiziana supera i 150, i feriti sono più di mille.

Mentre la televisione di stato trasmette immagini di repertorio che mostrano piazze e strade deserte, annunciando la fine delle proteste, Stati Uniti e Israele stanno digerendo a fatica il dato di fatto che il loro dittatore alleato è spacciato.

 

Non resta che preparare le bende e prendere le misure per il sarcofago.

Ore 18:00

Eroine, donne egiziane innamorate della Libertà:

 

Ore 23:27

Vergogna Palestinese: dopo la telefonata di solidarietà di ieri a Mubarak, oggi a Ramallah Abu Mazen ha scatenato i suoi sbirri contro le libere manifestazioni dinnanzi all’ambasciata d’Egitto in sostegno alla lotta di liberazione dei fratelli egiziani.

NO COMMENT!!!

Nella foto il presidente palestinese Mahmoud Abbas abu Mazen con il dittatore egiziano Hosni Mubarak. Notare come se ne stanno ben ancorati alle poltrone!

Ore 00:01

Altri prigionieri palestinesi sono riusciti a fuggire dalla prigione di Al Arish e sono tornati a casa. A Gaza.

Per martedi’ le forze di opposizione egiziane cercheranno di portare tutto l’Egitto in piazza, e che sia la definitiva spallata al dittatore migliore amico di USA e Israele.

La rivoluzione continua.

Restiamo Umani

Vik da Gaza city

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Altre 24 ore di collera in Egitto. Mubarak verso Israele, il re dei tunell di nuovo a Gaza.

29 gennaio 2011

 Ore 15:29 egiziane.
Furibonda battaglia ieri nel nord del Sinai al confine di Rafah fra beduini e polizia. Poliziotti attaccati da lanciarazzi: 12 morti. Dato alle fiamme il quartier generale.

I beduini egiziani hanno anche aperto una breccia sul muro che assedia Gaza.

Al momento centinaia di soldati dispiegati.

Hamas impedisce a chiunque di dirigersi verso l’Egitto, l’assedio adesso è anche dall’altra parte.
Ieri l’intero personale dell’ambasciata israeliana ha preso il volo via da il Cairo in elicottero, come una Saigon liberata.
 
Ore 16
Da questo istante i militari hanno il preciso ordine di far rispettare il coprifuoco.
Centinaia di migliaia di egiziani sono disposti a restare sulle piazze e sulle strade fin quando Mubarak non verrà scacciato, a costo della morte.
I militari spareranno sui civili che fino a qualche minuto fa abbracciavano e dai quali ricevevano rose?
I morti sono oltre 100 in 4 giorni, ieri contro manifestanti che gridavano” Pace Pace!” la polizia ha risposto con inaudita violenza sparando e uccidendo.
 
Testimoni oculari parlano di agenti in borghese scatenati che danno fuoco a edifici e automobili, uno triste scenario ricorrente anche negli anni più bui del nostro Paese e che si riassume in una parola: strategia della tensione.

Ore 16:30
“Franco Frattini è un imbecille, un ignorante o entrambe le cose!”:

Ore 18:50
Molte aree del Cairo sono preda di saccheggi, la polizia ieri cosi’ visibile e pronta a fare fuoco contro i manifestanti, oggi pare essersi dileguata in varie zone della capitale.

 
Tentativi di razzie e vandalismo nel Museo egizio del Cairo: forze di sicurezza armi in pugno all’interno, mentre all’esterno decine di civili sono rimaste ferite cercando di impedire a ladri e vandali di entrare per razziare il patrimonio artistico e culturale.

 
Mubarak gioca una delle sue ultime carte: nominato vicepresidente (e possibile successore?) Omar Suleiman, capo della sua intelligence.

Un pupazzo del dittatore, un insulto alle decine di vittime di questi giorni un motivo di maggiore collera per le centinaia di migliaia di manifestanti.

Questa nomina è un chiaro segnale di rassicurazione per i maggiori alleati di Mubarak: Omar Suleiman è un noto filostatunitense e filoisraeliano:

Ore 22:21
Beduini scatenati al confine di Gaza,dopo i combattimenti di ieri notte che sono costati la vita a 12 persone, ora hanno ricacciato via la polizia di frontiera.
Centine di poliziotti hanno trovato la fuga verso Rafah egiziana, ma alcune decine ce li abbiamo ospiti qui, sono scappati infatti dentro la Striscia di Gaza.
Il confine è sgombro.
Le forze di sicurezza di Hamas sorvegliano la zona per evitare che gruppi della resistenza palestinese si aggreghino alla lotta egiziana.
Droni israeliani monitorano l’area dal cielo.
Decisiva questa notte per l’esito della rivoluzione egiziana, se le proteste resistono nelle piazze e nelle strade trasgredendo il coprifuoco, non si da il tempo al regime di riorganizzarsi.
L’emittente televisiva Al Arabya ha appena mostrato un carro armato grafitato con la scritta: “ripulito da Mubarak”

Ore 20:45
Sinonimi del termine QUISLING: (Pol) collaborazionista; (fam) traditore. 

Il presidente dell’Anp, Abu Mazen dalla parte della dittatura egiziana, d’Israele e degli USA, telefona a Mubarak per esprimergli solidarietà. 

 

ore 22.34

Free Palestine!

Il “re” palestinese dei tunnel, soprannominato “il topo”, è riuscito a fuggire dalla prigione di Al Arish ed è tornato a casa. A Gaza.

 
Ore 22:55
Secondo fonti dell’ambasciata egiziana a Tel Aviv, dopo che l’Arabia Saudita si è rifiutata di accoglierlo sul suo territorio, Mubarak potrebbe trovare accoglienza in Israele. Fra satrapi si parla la stessa lingua.

30 gennaio 2011
ore 10:42

Scacciata la polizia di frontiera, l’esercito da questa mattina controlla il confine sud di Gaza. Il valico di Rafah è chiuso a tempo indeterminato. Hamas conferma.
 

Restiamo Umani
Vittorio Arrigoni da Gaza city 

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Frattini che sostiene Mubarak è un imbecille, un ignorante o entrambe le cose!

Dopo aver sostenuto fino all’ultimo il dittatore tunisino Ben Ali, il ministro degli Esteri Franco Frattini  sulla sua pagina Facebook conferma ancora pieno appoggio a Mubarak.

D’altronde, lo sanno anche in medioriente: “Franco Frattini è un imbecille, un ignorante o entrambe le cose!”

Stay human

Vik da Gaza city

 

Franco Frattini is either a fool or ignorant, or possibly both

(scritto da Khalid Amayreh tradotto da Saigon2k)

Durante la sua recente visita a Israele e alla Striscia di Gaza, il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha rivelato piuttosto palesemente le proprie limitate facoltà intellettive, la sua scandalosa mancanza di onestà morale e una ignoranza crassa e profonda della situazione locale; si é lasciato andare a dichiarazioni stridenti e roboanti che, inter alia, possono essere descritte come: frettolose, superficiali, inaccurate in certe parti e totalmente mendaci e infondate in altre.

Sostando nel borgo israeliano di Sderot, Frattini ha avuto l’impudenza di dire, davanti a una claque di ultranazionalisti e sionisti fondamentalisti: “Siete vittima di un’entità estremista che ha preso in ostaggio il proprio popolo per attaccarvi”.

Non solo tale visione é lontana dalla realtà, ne é il completo rovesciamento; la gente di Gaza é in ostaggio del lento ma continuo strangolamento imposto dall’assedio sionsta, motivato da politiche segregatorie, discriminatorie, al limite del genocida. Lo Stato sionista proclama di essersi ritirato da Gaza nel 2005, ma in realtà ha mantenuto assoluto e stringente controllo dei cieli e delle coste dell’enclave, decidendo nel 2007, quando i Palestinesi ebbero “il torto” di pensare di poter eleggere chi volevano, di infliggere loro una “punizione collettiva” con la trasformazione della Striscia in un ghetto ermeticamente isolato dall’esterno.

Amayreh certo non poteva sapere che il pagliaccio Frattini, durante il conflitto Osseto,orchestrato e istigato da Israele, non ritenne necessario nemmeno interrompere le ferie al mare per non “interferire” coi piani caucasici dei suoi amiconi sionisti!!

Israele afferma che l’assedio é stato “reso necessario” dal lancio di rudimentali proiettili verso le colonie ultranazionaliste che serrano da presso Gaza, ma la realtà é che tale politica é esclusiva responsabilità dei razzisti sionisti che si alternano in un futile e ridicolo balletto alle leve del potere israeliano: per i Palestinesi chi sieda sugli scranni a Tel Aviv significa solo diverse qualità di sofferenza, angherie e aggressione, mai il loro arresto o la loro pausa.

Israele domanda il “diritto” di continuare a sparare, bombardare, radere al suolo, incenerire, incendiare ogni bersaglio all’interno del territorio palestinese con totale libertà e impunità, senza reazione o resistenza da parte delle vittime, che devono anche “cooperare” coi loro carnefici. Varie affermazioni di rabbini ultraortodossi mostrano chiaramente quanto il razzismo e il disprezzo della vita umana siano radicati nella mentalità sionista, che considera ogni non-Ebreo una risorsa da sfruttare o un nemico da abbattere.

Amayreh si chiede cosa facesse Frattini quando era all’UE…ecco cosa! Lanciava “indagini” sul fatto che “I cinesi copiano le Ferrari italiane”, Well done, Frattini!!

Siamo tentati di chiedere a questo ignorante e disingenuo ministro italiano come ha potuto chiamare “vittime” i sionisti di Sderot, soddisfatti e pasciuti, quando i loro ‘colleghi’ dello Tsahal hanno sterminato oltre 1400 civili palestinesi circa due anni fa, e altre centinaia negli anni precedenti, a fronte di poche dozzine di vittime israeliane in operazioni di rappresaglia. Ma l’ignorante e disingenuo Frattini certo non può sapere che il suolo su cui poggiava i piedi mentre rigurgitava quel pastone di bugie a uso dei microfoni sionisti era una volta occupato dalla cittadina palestinese di Najd, svuotata dei suoi abitanti dalle milizie sioniste durante la Nakba di sessantadue anni fa.

Frattini pensa che le vite palestinesi siano tanto prive di valore? Oppure ci troviamo di fronte a un ‘cervello’ modellato nel classico stampo Fascista, anche se ‘laminato’ di una patina rilucente di neo-liberismo conservatore, atlantico, angloamericano? Frattini ha avuto il coraggio di dire che “Hamas vuole attaccare Israele”, quando persino alcuni osservatori israeliani onesti e decenti ammettono che, da quando ha dichiarato e rinnovato la sua tregua, Hamas ha addirittura bloccato e prevenuto attacchi e rappresaglie da parte di gruppi minoritari e/o scissionisti della Resistenza palestinese.

Frattini é stato informato che Hamas é risultato chiaramente e lealmente vincitore delle libere elezioni palestinesi del 2006, monitorate dall’ONU e anche dall’UE, organismo di cui, ci pare, sia stato Commissario a qualche titolo fino a pochi anni fa?

Una delle panzane più ridicole e marchiane di questo ‘ministro’ é stata: “Il governo israeliano ha sempre voluto la pace”. La pace risultante dallo sterminio? La pace che dà il nome a un deserto? Come può volere o anche solo essere interessato alla pace un Governo che dà carta bianca ai coloni Ebrei fondamentalisti di aggredire,massacrare, incendiare, vandalizzare, distruggere il popolo palestinese, le sue case, i suoi templi e i suoi assetti economici? Come può mirare alla pace un Governo che nella sua compagine include responsabili di odiose dichiarazioni razziste che paragonano i non-Ebrei (forse anche Frattini?) a somari e scimmie, a esseri non-umani??

Come “dulcis in fundo” Frattini ha regaliato i suoi ascoltatori sionisti con un sonoro e stridente raglio sul motivetto della “minaccia nucleare iraniana”; qualcuno avrebbe dovuto avvisarlo di stare parlando a cittadini dell’UNICA potenza nucleare acclarata del Medio Oriente, nonché dello Stato che, dal 1956 a oggi, ha aggredito paesi vicini e circonvicini per ben sei volte, e che minaccia di farlo ancora…magari con le bombe atomiche!


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EGYPT: Days of anger (28 Jan 2011 in pictures and comments)

00:46 egiziane.

Gioco di prestigio di Mubarak. Non e’ come precedentemente annunciato il capo del parlamento egiziano a presentarsi davanti alle telecamere ma il dittatore in persona (probabilmente video registrato), che annuncia per domani lo scioglimento del governo ma con lui ancora ben ancorato in sella alla guida del paese.


A Gaza il discorso di Mubarak è apparso molto simile a quello di Ben Ali 2 settimane fa: un diversivo giusto il tempo per riempire di lingotti d’oro le valige e decidere in quale emiro andarsene a svernare.

Mubarak è un morto che parla.

———

Ore 23:58 egiziane. Il capo del parlamento egiziano si appresta a comunicare la fine della dittatura di Mubarak e l’entrato in vigore di un governo provvisorio.

Israele torna a occupare militarmente il confine israelo-egiziano.

la giornata era cominciata cosi’:

L’effetto domino della Tunisia rivoluzionaria: dal 25 gennaio proseguono le proteste in Egitto contro il dittatore Mubarak. Oggi nel “venerdì di collera”, più di un milione di egiziani si sono riversati nelle strade e nelle piazze dopo il rituale delle preghiera:

Da Sud a Nord, masse di uomini e donne chiedono giustizia, libertà di espressione, lotta contro la corruzione e la miseria. Ad Alessandria quasi tutte le centrali di polizia sono state attaccate e date alle fiamme ma in tutto il Paese è lo stesso. La gente chiede la fine del regime di Mubarak che da 30 anni impone torture, abusi e uccisioni tramite la sua terrificante polizia.

Donne alla guida di automobili hanno distribuito bevande e cibo ai manifestanti incitandoli ad andare avanti.

Nonostante il partito del dittatore abbia conquistato il 99% dei seggi in parlamento alle ultime elezioni…

tutti i suoi ritratti pubblici vengono ora distrutti dall’ira della popolazione.

La maledizione del Faraone.
Dopo la cacciata dalla Tunisia di Ben Ali, ore contate anche per il dittatore egiziano amico di USA e Israele?

Intanto in questi giorni panoramiche del Cairo riportavano a Tienanmen:

Intanto questa sera Mubarak ha annunciato il coprifuoco. Schierati i carri armati: almeno 20 morti solo oggi. Ucciso un bambino di 14 anni a Port Said . Migliaia tentano di assaltare la tv di Stato e Il ministero degli Esteri. Giornalisti picchiati e arrestati. Oscurata interner e bloccate le comunicazioni telefoniche. Report BBC: “Stanno prendendo di mira deliberatamente i giornalisti. Hanno preso la mia telecamera e dopo avermi fermato hanno cominciato a colpirmi con spranghe di ferro, come quelle usate qui per macellare gli animali. hanno usato manganelli elettrici per darmi la scossa”.

Fonti mediche riportano 900 persone ferite oggi solo al Cairo dalla violenta repressione della polizia sui manifestanti.
La speranza è che poliziotti e militari gettino manganelli e pistole e raccolgano gli striscioni.
Centinaia di migliaia di egiziani in queste ore stanno lottando in piazza per un futuro migliore anche per loro.

L’atteso discorso di Mubarak è stato improvvisamente cancellato. Cosa avrebbe potuto dire? Instaurare lo stato di emergenza della Nazione?
In Egitto lo stato di emergenza è in vigore da 1981…

Le proteste sono destinate ad andare avanti, tanta è la collera accumulata da milioni di persone in decenni di oppressione.

Ore 22 30 italiane: media arabi riportano che alti funzionari del governo stanno lasciando il paese. Il capo del parlamento potrebbe annunciare la fine del regime e l’inizio di un governo provvisorio.
E a Gaza?? Qui si fa un tifo sfegatato contro questi satrapi filoisraeliani e filostatunitensi, che un (simbolico) ben assestato calcio li rispedisca da dove sono venuti, a Washington o a Tel Aviv, di modo che le popolazioni arabe finalmente liberate possano liberamente esprimere la loro solidarietà alla Palestina. Restiamo Umani Vik da Gaza city.

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Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele. (Primo Levi)

“Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele.”

(Primo Levi)

“Di fronte alle sofferenze degli afroamericani, dei vietnamiti e dei palestinesi, il credo di mia madre  fu sempre: siamo tutti vittime dell’Olocausto”.

(Norman G. Finkelstein, Introduzione a “L’industria dell’Olocausto”)

«Mia nonna fu uccisa da un soldato tedesco mentre era a letto malata. Mia nonna non è morta per fornire ai soldati israeliani la scusa storica per ammazzare le nonne palestinesi a Gaza. L’attuale governo israeliano sfrutta cinicamente e senza limiti il senso di colpa dei gentili per l’olocausto onde giustificare i suoi omicidii in Palestina».

(Sir Gerald Kaufman, membro del Parlamento britannico)

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Giornata dell’amnesia

Si consiglia a chi è di debole di memoria una cura al fosforo,
ma soffrono più di amnesia circa l’olocausto a Gaza o dalle parti di Tel Aviv?

La cura di fosforo bianco israeliano somministrato ai civili di Gaza due anni fa:

A differenza dei soldati qui sopra

 

Restiamo Umani

Vik

Ps. Come attivisti per i diritti umani dell’ISM Gaza ci autofinanziamo con il sostegno di chi ritiene utile la nostra presenza in queste lande oppresse, se potete, sostenete.

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il degrado della civiltà italiana

“Morire di carcere”: dossier 2010
Suicidi, assistenza sanitaria disastrata, morti per cause non chiare, episodi di overdose 
Elenco del casi raccolti nel 2010 (in ordine cronologico)

vedi tutti i nominativi su Ristretti.it

Voltaire diceva che il grado di civiltà di un Paese si misura dalle sue prigioni: 182 detenuti morti nelle carceri italiane dall’inizio del 2010.

Stay Human

Vik da Gaza city

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Stéphane Hessel, ebreo scampato all’Olocausto boicotta Israele

Una delle migliori menti della generazione dei nostri nonni, Stéphane Hessel, 93 anni, ebreo scampato all’Olocausto, invita al boicottaggio dello stato criminale d’Israele.


Fate lo stesso.

www.boicottaisraele.it

www.bdsmovement.net

Da Corriere della Sera 18 gennaio 2011

Protesta degli ebrei.
E Parigi cancella l’incontro con Hessel
Zittito lo scrittore oggi più venduto in Francia
«Invita al boicottaggio di Israele, è illegale»
di Stefano Montefiori

PARIGI— «Mio padre era ebreo, sono scampato a Buchenwald, le accuse di antisemitismo non mi sfiorano» , dice sereno Stéphane Hessel, 93 anni, protagonista del caso editoriale dell’anno in Francia con il suo piccolo libro «Indignez vous» . Oggi avrebbe dovuto essere il protagonista di un dibattito alla École normale supérieure di Parigi, ma la direzione del prestigioso istituto ha cancellato l’appuntamento su richiesta del Crif (Consiglio rappresentativo delle associazioni ebraiche di Francia): il tema dell’incontro era la campagna «Bds» (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) contro Israele, alla quale Hessel aderisce tra mille polemiche. «Un incitamento a tenere comportamenti discriminatori nei confronti di un Paese, peraltro proibiti dalla legge» , secondo Richard Prasquier, presidente del Crif, che ringrazia la direttrice Monique Canto Sperber per avere avuto il coraggio di annullare il dibattito «senza chiudere gli occhi in omaggio al politicamente corretto» . Prasquier rende omaggio anche all’intervento «senza ambiguità» del ministro dell’Università, Valérie Pécresse. Non è facile rifiutare una sala già prenotata da settimane a uno degli uomini oggi più amati di Francia, che ha già venduto oltre 650 mila copie del suo — toccante per alcuni, banale per altri— invito alla ribellione contro le ingiustizie. La piccola casa «Indigène Editions» di Montpellier è già all’undicesima ristampa, ed è certa di oltrepassare il milione di copie. Hessel, sulle copertine di tutti i giornali e conteso da radio e tv, è ormai un fenomeno di società, anche in virtù di una storia personale unica: nato a Berlino dalla coppia che ispirò a Henri-Pierre Roché e poi a François Truffaut «Jules e Jim», arrivato a Parigi all’età di sette anni, nella Seconda guerra mondiale scelse il campo della resistenza francese. Arrestato e torturato dai nazisti, Hessel riuscì a salvarsi dal campo di concentramento nazista nonostante una condanna a morte già pronunciata; dopo la guerra partecipò alla nascita delle Nazioni Unite e fu tra i 18 redattori della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Poi la carriera nella diplomazia francese, gli incarichi a Saigon, Ginevra e nell’Algeria della decolonizzazione, e negli ultimi decenni l’impegno in difesa dei sans papiers e dei palestinesi di Gaza. Il successo delle sue 24 pagine vendute a tre euro— da oltre due mesi in testa alla classifica della saggistica — è innanzitutto il tributo di tanti francesi a una vita straordinaria. Ma Hessel non fa l’unanimità: nei mesi scorsi già lo studioso Pierre-André Taguieff, a nome del campo pro Israele, lo aveva attaccato per il suo impegno filo-palestinese. Oggi, Hessel non parlerà alla Normale. Nel pomeriggio parteciperà alla manifestazione che i suoi compagni di lotta anti-israeliana e una parte degli studenti terranno al Pantheon, per protestare contro «l’offesa alla libertà di espressione» . «Quando nacque lo Stato di Israele ne fui felice — ha più volte ripetuto Hessel —, oggi però ho il diritto di indignarmi e oppormi alle azioni di un governo israeliano che può essere criticato come tutti gli altri» . Il Crif invece sostiene che Hessel è affetto da «fissazioni anti-israeliane» , che la campagna di boicottaggio è illegale in base alla legge francese e contesta anche il modo in cui alcuni normalisti «convertiti al terrorismo intellettuale» avevano organizzato «un dibattito a senso unico» : accanto a Hessel avrebbero dovuto prendere la parola il magistrato Benoist Hurel («per lui i dirigenti di Hamas sono dei moderati e i razzi su Israele dei giocattoli» , sostiene Prasquier), la deputata arabo-israeliana Haneen Zoabi, Leïla Shahid (rappresentante dell’Autorità nazionale palestinese all’Unione Europea), oltre a Elisabeth Guigou, esponente socialista ex ministro della Giustizia. In ottobre Alima Boumediene-Thiery (senatrice dei Verdi) e Omar Slaouti (capolista alle europee del partito di sinistra radicale Npa), che partecipano alla campagna di boicottaggio, sono stati assolti dal tribunale di Pontoise dall’accusa di «incitamento alla provocazione» , ma all’incirca altre 80 persone — tra le quali Hessel — potrebbero essere processate nei prossimi mesi. Il difficile confine tra antisemitismo, antisionismo e libertà di espressione continua a tormentare le coscienze.

 

Dal Corriere del 22 novembre 2010:

Accanto alla difesa degli immigrati, negli ultimi anni la battaglia di Hessel è a favore dei palestinesi di Gaza, con le inevitabili polemiche. Quest’estate il «Bureau National de Vigilance Contre l’Antisémitisme» ha denunciato Hessel per la sua partecipazione alle campagne di boicottaggio economico di Israele; lo studioso Pierre-André Taguieff si è spinto a insultare Hessel durante una trasmissione radio. In difesa dell’ambasciatore si sono schierati oltre 100 intellettuali e politici di ogni partito, tra i quali Daniel Cohn-Bendit, l’ex ministro degli Esteri Hubert Vedrine, Jean Baubérot, Etienne Balibar, Danielle Mitterrand, Catherine Tasca. «Sono ebreo per parte di padre e ho combattuto i nazisti, non sono particolarmente sensibile all’accusa di antisemitismo – dice Hessel -. Rivendico il diritto di indignarmi per le azioni di uno Stato, che sia Israele o qualsiasi altro. Questo non significa essere antisionisti o antisemiti, è una sciocchezza. Due Stati, uno ebraico e l’altro palestinese, devono convivere. Lo spero con tutte le mie forze.

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Quando il quarto esercito del mondo bombarda dei bambini

Il mio articolo per Peacereporter di giovedì:

Un carretto al centro della desolazione, a lato un cavallo abbattuto, come il seguito mai dipinto di una Guernica palestinese.

Sul luogo dell’ultimo massacro, a Tal Abu Safiya, Est di Beit Hanoun, nel Nord della Striscia di Gaza, in un’aerea agricola una volta florida di frutteti e ora nient’altro che terreno triturato dai cingoli dei carri armati, a circa duecento metri dal confine, è rimasto il mezzo e il quadrupede in putrefazione di Amjad Sami Al Zaaneen, ragazzo di 18 anni ucciso martedì dall’esercito israeliano.

Sin dalla mattina presto Amjad, con alcuni amici si era recato nella zona per raccogliere materiale di riciclo come ferro e cemento. In una Gaza dove da 4 anni per via del blocco israeliano non entrano i materiali per ricostruzione, questi riciclatori, oltre a sfamare le loro poverissimi famiglie, svolgono una funzione sociale fondamentale.

Quando verso le 8 e 30, sette carri armati e tre bulldozer israeliani hanno invaso il confine iniziando a devastare terreni coltivabili, i giovani palestinesi hanno mollato in fretta e furia il carretto e l’animale per darsi alla fuga.

Verso le 14, a incursione finita, i ragazzi sono tornati indietro, inconsapevoli della presenza di un carro armato piazzato poco distante dal confine che li stava prendendo di mira. 7 colpi sono stati sparati in loro direzione.

Amjad, 18 anni, centrato all’addome, è morto dopo pochi minuti sul posto.

Cosi’i feriti ricoverati all’ospedale di Beit Hanoun hanno  accontato l’attacco agli attivisti dell’International Solidarity Movement.

Sharaf Raafat Shada, 19 anni: “Quando siamo tornati per riprenderci l’animale e il carretto carico di pietre, il tank israeliano ha iniziato a spararci addosso. Sono rimasto ferito dalle schegge del primo missile, nonostante questo, ho continuato correre. I missili cadevano in ogni direzione. Quando ho raggiunto la strada principale, mi sono accasciato al suolo, poi mi hanno trasportato in ospedale.”

Ismael Abd Elqader Al Zaaneen, 16 anni: “Dovunque fuggissimo, qualunque direzione prendessimo, ci sparavano proiettili dinnanzi. Ci hanno sparato contro una decina di missili, io ho schegge su tutta la schiena e sulle gambe”.

Lo zio di Sharaf:  “crimini come questo odierno sono ormai  quotidiani. Israele impedisce a tutti i civili della zona di raggiungere la loro terra. La nostra vita è divenuta incredibilmente dura, specie nell’ultimo periodo assistiamo inermi ad una spaventosa escalation di brutalità israeliana contro contadini e pastori. Ci vogliono concime per i nostri campi”.

Tal Abu Safiya, dinnanzi al confine è un ampio spiazzo di terra senza edifici, arbusti o altri ostacoli alla visibilità delle numerose telecamere israeliane che la monitorano palmo a palmo. C’è perfino un dirigibile che col suo occhio ciclopico spia maestoso ogni movimento dal cielo.

Prima di azionare il cannone, I soldati aveva chiaramente dinnanzi agli occhi l’identità delle loro vittime: civili disarmati, poco più che bambini.

Oday Abdel Qader Al Zaanen, 11 anni: “Quando Sharaf è rimasto ferito dal primo proiettile, Ajmad, mio cugino, si è mosso per  soccorrerlo. Non ha fatto in tempo a fare due passi che un missile lo ha centrato direttamente nello stomaco, sventrandolo. Io sono stato fortunato a rimanere ferito solo di striscio al viso. Non so perché Israele ci ha fatto tutto questo”.

Quando il quarto esercito del mondo bombarda dei bambini per la colpa di esser nati dal lato sbagliato del confine, bambini costretti già dall’infanzia a  lavori pesanti nei campi per aiutare le famiglie a sopravvivere, bambini che nella loro breve esistenza non hanno mai avuto altra esperienza che non  la miseria e la morte dei loro familiari e dei compagni di gioco, ebbene, quella che si autodefinisce “l’unica democrazia del medi oriente” dovrebbe fermarsi e riflettere in quali abissi di immoralità sta sprofondando, e così dovrebbero fare i suoi alleati.

Nella stessa zona, a Nord della Striscia di Gaza, e  il 23 dicembre i soldati israeliani avevano ucciso sangue freddo il pastore beduino Salama Abu Hashish e il 10 gennaio Mohammed Shaban Shaker Karmoot, anziano contadino al lavoro su sui campi.

I cingoli dei carri armati dissodano e arano, i cannoni concimano, ma questo lembo di terra non rinuncia a chiedere di rifiorire.

 

Restiamo Umani

 

Vittorio Arrigoni da Gaza city.

Quando il quarto esercito del mondo bombarda dei bambini Leggi l'articolo »

La rabbia di Gaza contro Michele Alliot-Marie, ministro degli esteri francese

Michele Alliot-Marie, ministro degli Esteri francese, ieri in Israele durante una conferenza stampa ha espresso la sua solidarietà al soldato Gilad Shalit, unico prigioniero israeliano in mano ai palestinesi.

Nonostante il ministro francese sappia benissimo che Shalit è stato fatto prigioniero durante un attacco israeliano al confine di Gaza (e quindi è un prigioniero di guerra), a quanto pare ieri con di fianco i genitori del soldato ha parlato di “crimine di guerra” imputabile ai palestinesi della Striscia. Tacendo sui palesi e reali  crimini israeliani ogni giorno a Gaza.


In virtù di queste sue dichiarazioni e al suo silenzio dinnanzi al dramma della Palestina occupata, oggi passando il valico di Erez ed entrando nella Striscia, Michele Alliot-Marie ha trovato la meritata accoglienza da parte dei parenti delle migliaia di prigionieri politici palestinesi ( molte le donne e i bambini) rinchiusi illegalmente e torturati ogni giorno nelle carceri israeliane.

Stay Human and angry!

Vik da Gaza city

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Buone notizie antisioniste: la Norvegia riconosce lo stato Palestinese

Jonas Gahr Stoere, Ministro degli Esteri norvegese, ha dichiarato mercoledì in una conferenza stampa tenutasi a Ramallah che la Norvegia sarà il primo paese d’Europa a riconoscere lo stato Palestinese.

La decisione del paese scandivano segue quelle negli ultimi mesi dei più grandi paesi sudamericani come Cile, Ecuador, Bolivia, Brasile, Argentina, e Uruguay.

Per il settembre 2011 i palestinesi si aspettano che la maggior parte dei Paesi del mondo riconoscano la Palestina come stato, e questo dovrebbe comportare un maggiore coinvolgimento della comunità internazionale contro l’occupazione e la cannibalizzazione di sempre più terra da parte d’Israele.


Mi chiedo quando Germania e Inghilterra compieranno lo stesso passo, se prima di pronunciarsi attendono di sapere il parere di S Marino e del Principato di Sealand.

Sull’Italia non ho dubbi, riconoscerà la Palestina, solo dopo Israele.                    

 

Stay Human

Vik da Gaza city

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Il testamento di Shaban

Il testamento di Shaban per Peacereporter di ieri


Nella foto, Mohammed Shaban Shaker Karmoot, il 10 gennaio alle ore 14

Un anziano contadino palestinese al lavoro nei campi.
Una giovane cooperante italiana che si reca a intervistarlo.

 

-Non hai paura degli israeliani che sparano?
No, non m’importa degli spari. Se succede qualcosa di brutto noi esseri umani moriamo una volta sola, e solo Dio sa quando arriverà la mia ora per morire. Io dormo qui alcune volte e non m’ importa di morire, sento sempre i carri armati e bulldozer invadere la mia terra e non mi importa più quello che fanno.


 

5 minuti dopo aver pronunciato queste frasi dinnanzi ad un registratore acceso, i 2 cordialmente si congedano.

Poi uno sparo, e la morte rioccupa la scena.

Shaban Karmout, contadino di  65 anni e’ l’ultima vittima civile dell’escalation di violenza innescata dall’esercito israeliano da due mesi a questa parte, dopo gli omicidi del pastore beduino Salama Abu Hashish il 23 dicembre a Beit Lahiya e del giovane Mohammed Qedeh 5 giorni dopo a est di Khan Younis.

Shaban aveva costruito la sua casa dinnanzi al confine all’inizio degli anni ’70,  e presto nel terreno adiacente aveva fatto fiorire alberi da frutta come limoni, aranci e clementine.

I frutti della terra erano generosi e nonostante l’occupazione Shaban conduceva una vita serena, almeno fino ad una notte del 2003, quando in pieno Ramadan, bulldozer e carri armati israeliani hanno invaso i suoi campi distruggendo tutte le sue colture e sradicando i suoi preziosi alberi: il frutto di 30 anni di duro lavoro raso al suolo in meno di 3 ore.

Al termine dell’offensiva israeliana Piombo Fuso,  l’anziano contadino non se la sentiva più di dormire tutte le notti nella casa al confine per via delle frequenti incursioni israeliane. Aveva preso allora in affitto un minuscolo bugigattolo nel campo profughi di Jabalia nel quale viveva stipato con la sua numerosa famiglia, una decina di persone.

 

D’abitudine Shaban iniziava il lavoro nei campi da poco dopo il sorgere l’alba fino a poco prima del tramonto. Ogni giorno per quarant’anni, fino a lunedi’ scorso. Erano circa le 2 pm quando salutati i visitatori forestieri il contadino si è recato sulla sua terra per riprendere l’asino legato ad un arbusto, e un cecchino israeliano piazzato su una torretta di osservazione a 300 metri gli ha sparato contro tre colpi: il primo lo ha centrato al collo, gli altri due al torace.

 

 

Esalando l’ultimo respiro Shabab ha fatto appena in tempo a nominare il nome di suo figlio, Khaled. Quando Khaled è accorso nei campi suo padre era già stato disteso esamine di fianco al quadrupede.

 

“Non c’erano combattimenti nella zona, non c’erano guerriglieri palestinesi nè noi rappresentiamo una minaccia, viviamo in quella casa da decenni, i soldati ci conoscono benissimo. Ci hanno osservato per anni lavorare e vivere tramite le loro telecamere, i droni, perfino i dirigibili spia. E’ questo il vero terrorismo, ditelo ai media occidentali”. Cosi’ Khaled si è rivolto agli attivisti dell’International Solidarity Movement durante la veglia funebre in onore di suo padre, e non è possibile dargli torto. E’ risaputo infatti che i contadini al confine sono tutti schedati e la terra nella quale lavorano  è monitorata minuziosamente centimetro quadrato per centimetro quadrato. Inoltre i cecchini israeliani a differenza dei lanciatori di razzi qassam non sparano a casaccio nel deserto; come tutti i cecchini inquadrano l’obbiettivo, prendono la mira. Il sistema più veloce per pulire etnicamente la Palestina.

Come avveniva durante Piombo Fuso, Israele continua a impedire alle ambulanze di raggiungere i luoghi degli attacchi, minacciando di sparare a medici e infermieri.

Cosi’, non essendoci altri mezzi disponibili  Khaled ha potuto trasportare via il cadavere del padre caricandolo sul braccio di una ruspa. Come si fa con gli alberi sradicati.


Daniela, cooperante dell’ong GVC, a conclusione della riabilitazione di un pozzo nell’area di Beit Hanoun, fra l’altro finanziato coi fondi del governo italiano, si era recata al confine con i suoi collaboratori per intervistare gli agricoltori beneficiari del progetto idrico.

Shaban era stato l’ultimo dei contadini intervistati, cinque minuti prima che venisse ucciso.


Il figlio della vittima, Khaled, ha parlato di terrorismo; per Saber, un amico presente durante l’intervista quest’ultimo assassinio è una sorta di avvertimento mafioso per quanti solidarizzano con i lavoratori palestinesi che resistono, gli ultimi veri uomini in questi tempi anonimi.


Daniela non riesce a tenere in mano le foto scattate poco prima di salutare l’anziano contadino: “non posso guardarle ancora, sembra un sogno, un incubo. Da qui all’obitorio nel giro un’ora.”

 

Ho trascritto la registrazione audio dell’ultima intervista a Shaban, il testamento di una vita dedicata all’amore per la sua terra, un amore che alla fine se l’è inghiottito dentro.

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni da Gaza


Nella foto, Mohammed Shaban Shaker Karmoot, il 10 gennaio alle ore 15

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Il Manifesto GYBO dei giovani di Gaza

Si ripercuote e si propaga alla velocità di 4 Megabit al secondo nell’unico spazio di Gaza non ancora assediato, nel web, il cyber-urlo di rabbia di una generazione di giovani palestinesi oppressa da un nemico esterno e soffocata dentro.

Il manifesto GYBO (Manifesto dei Giovani di Gaza per il cambiamento) messo online su Facebook da un gruppo anonimo di studenti della Striscia sta suscitando clamore per l’intensa prosa polemica e insieme poetica, per la spontaneità con cui si esprimono vite accerchiate senza l’ingessatura della retorica politica e umanitaria.

Scendere in piazza è troppo pericoloso a Gaza, se non piombano bombe dal cielo, piovono manganelli da terra. Fustigati da un governo interno che soffoca i diritti civili basilari, frustrati dal collaborazionismo criminale di Ramallah che viene a patti coi massacrati d’Israele, delusi e defraudati da una comunità internazionale lassista e compiacente coi carnefici, il grido cibernetico di questi ragazzi coraggiosi sta raccogliendo sempre più consensi a livello globale, a giudicare dai commenti sulla loro pagina web che si susseguono istante dopo istante da ogni dove.

Qualcuno mi ha chiesto dall’Italia se conosco le identità degli autori de Il Manifesto. Certo che li conosco. Sono la stragrande maggioranza degli under 25 che a Gaza incontri nei caffe’, al di fuori dell’università, per strada con le mani nelle saccocce vuote di soldi, di impieghi, di prospettive per l’avvenire ma gonfie di lutto e rabbia sottaciuta. Che adesso hanno manifestato.

Si chiamano Ahmed, Mahmoud, Mustafa, Yara , ma potrebbero essere i nostri Giovanni, Paolo, Antonio, Elisabetta che in queste settimane hanno combattuto pacificamente nelle piazze italiane con le armi della consapevolezza quella lotta persa dai padri per resa.

Come tutte le rivoluzioni cibernetiche, potrebbe essere neve che si scioglie al primo sole. A Gaza si è però convinti che questo è un primo solco per far dare voce a chi finora ha subito in silenzio. Qui sotto il testo del manifesto GYBO dalla loro pagina Facebook.

Vittorio Arrigoni da Gaza city

Manifesto GYBO

“Vaffanculo Hamas. Vaffanculo Israele. Vaffanculo Fatah. Vaffanculo ONU. Vaffanculo UNWRA. Vaffanculo USA! Noi, i giovani di Gaza, siamo stufi di Israele, di Hamas, dell’occupazione, delle violazioni dei diritti umani e dell’indifferenza della comunità internazionale! Vogliamo urlare per rompere il muro di silenzio, ingiustizia e indifferenza, come gli F16 israeliani rompono il muro del suono; vogliamo urlare con tutta la forza delle nostre anime per sfogare l’immensa frustrazione che ci consuma per la situazione del cazzo in cui viviamo; siamo come pidocchi stretti tra due unghie, viviamo un incubo dentro un incubo, dove non c’è spazio né per la speranza né per la libertà. Ci siamo rotti i coglioni di rimanere imbrigliati in questa guerra politica; ci siamo rotti i coglioni delle notti nere come il carbone con gli aerei che sorvolano le nostre case; siamo stomacati dall’uccisione di contadini innocenti nella buffer zone, colpevoli solo di stare lavorando le loro terre; ci siamo rotti i coglioni degli uomini barbuti che se ne vanno in giro con le loro armi abusando del loro potere, picchiando o incarcerando i giovani colpevoli solo di manifestare per ciò in cui credono; ci siamo rotti i coglioni del muro della vergogna che ci separa dal resto del nostro Paese tenendoci ingabbiati in un pezzo di terra grande quanto un francobollo; e ci siamo rotti i coglioni di chi ci dipinge come terroristi, fanatici fatti in casa con le bombe in tasca e il maligno negli occhi; abbiamo le palle piene dell’indifferenza da parte della comunità internazionale, i cosiddetti esperti in esprimere sconcerto e stilare risoluzioni, ma codardi nel mettere in pratica qualsiasi cosa su cui si trovino d’accordo; ci siamo rotti i coglioni di vivere una vita di merda, imprigionati dagli israeliani, picchiati da Hamas e completamente ignorati dal resto del mondo. C’è una rivoluzione che cresce dentro di noi, un’immensa insoddisfazione e frustrazione che ci distruggerà a meno che non troviamo un modo per canalizzare questa energia in qualcosa che possa sfidare lo status quo e ridarci la speranza. La goccia che ha fatto traboccare il vaso facendo tremare i nostri cuori per la frustrazione e la disperazione è stata quando il 30 Novembre gli uomini di Hamas sono intervenuti allo Sharek Youth Forum, un’organizzazione di giovani molto seguita con fucili, menzogne e violenza, buttando tutti i volontari fuori incarcerandoni alcuni, e proibendo allo Sharek di continuare a lavorare. Alcuni giorni dopo, alcuni dimostranti davanti alla sede dello Sharek sono stati picchiati, altri incarcerati. Stiamo davvero vivendo un incubo dentro un incubo. E’ difficile trovare le parole per descrivere le pressioni a cui siamo sottoposti. Siamo sopravvissuti a malapena all’Operazione Piombo Fuso, in cui Israele ci ha bombardati di brutto con molta efficacia, distruggendo migliaia di case e ancora più persone e sogni. Non si sono sbarazzati di Hamas, come speravano, ma ci hanno spaventati a morte per sempre, facendoci tutti ammalare di sindromi post-traumatiche visto che non avevamo nessuno posto dove rifugiarci. Siamo giovani dai cuori pesanti. Ci portiamo dentro una pesantezza così immensa che rende difficile anche solo godersi un tramonto. Come possiamo godere di un tramonto quando le nuvole dipingono l’orizzonte di nero e orribili ricordi del passato riaffiorano alla mente ogni volta che chiudiamo gli occhi? Sorridiamo per nascondere il dolore. Ridiamo per dimenticare la guerra. Teniamo alta la speranza per evitare di suicidarci qui e adesso. Durante la guerra abbiamo avuto la netta sensazione che Israele voglia cancellarci dalla faccia della Terra. Negli ultimi anni Hamas ha fatto di tutto per controllare i nostri pensieri, comportamenti e aspirazioni. Siamo una generazione di giovani abituati ad affrontare i missili, a portare a termine la missione impossibile di vivere una vita normale e sana, a malapena tollerata da una enorme organizzazione che ha diffuso nella nostra società un cancro maligno, causando la distruzione e la morte di ogni cellula vivente, di ogni pensiero e sogno che si trovasse sulla sua strada, oltre che la paralisi della gente a causa del suo regime di terrore. Per non parlare della prigione in cui viviamo, una prigione giustificata e sostenuta da un paese cosiddetto democratico. La storia si ripete nel modo più crudele e non frega niente a nessuno. Abbiamo paura. Qui a Gaza abbiamo paura di essere incarcerati, picchiati, torturati, bombardati, uccisi. Abbiamo paura di vivere, perché dobbiamo soppesare con cautela ogni piccolo passo che facciamo, viviamo tra proibizioni di ogni tipo, non possiamo muoverci come vogliamo, né dire ciò che vogliamo, né fare ciò che vogliamo, a volte non possiamo neanche pensare ciò che vogliamo perché l’occupazione ci ha occupato il cervello e il cuore in modo così orribile che fa male e ci fa venire voglia di piangere lacrime infinite di frustrazione e rabbia! Non vogliamo odiare, non vogliamo sentire questi sentimenti, non vogliamo più essere vittime. BASTA! Basta dolore, basta lacrime, basta sofferenza, basta controllo, proibizioni, giustificazioni ingiuste, terrore, torture, scuse, bombardamenti, notti insonni, civili morti, ricordi neri, futuro orribile, presente che ti spezza il cuore, politica perversa, politici fanatici, stronzate religiose, basta incarcerazioni! DICIAMO BASTA! Questo non è il futuro che vogliamo! Vogliamo tre cose. Vogliamo essere liberi. Vogliamo poter vivere una vita normale. Vogliamo la pace. E’ chiedere troppo? Siamo un movimento per la pace fatto dai giovani di Gaza e da chiunque altro li voglia sostenere e non si darà pace finché la verità su Gaza non venga fuori e tutti ne siano a conoscenza, in modo tale che il silenzio-assenso e l’indifferenza urlata non siano più accettabili. Questo è il manifesto dei giovani di Gaza per il cambiamento! Inizieremo con la distruzione dell’occupazione che ci circonda, ci libereremo da questo carcere mentale per riguadagnarci la nostra dignità e il rispetto di noi stessi. Andremo avanti a testa alta anche quando ci opporranno resistenza. Lavoreremo giorno e notte per cambiare le miserabili condizioni di vita in cui viviamo. Costruiremo sogni dove incontreremo muri. Speriamo solo che tu – sì, proprio tu che adesso stai leggendo questo manifesto!- ci supporterai. Per sapere come, per favore lasciate un messaggio o contattaci direttamente a freegazayouth@hotmail.com. Vogliamo essere liberi, vogliamo vivere, vogliamo la pace. LIBERTA’ PER I GIOVANI DI GAZA! “

(Traduzione di Chiara Baldini )

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