Alla fine il Csm ha deciso di cacciare Clementina Forleo,
votando all’unanimità l’avvio delle procedure di trasferimento del Gip di Milano.
Perchè?
“Incompatibilità ambientale e funzionale” si riferisce.
Palle. La Forleo è da cacciare perchè non è una donna di mondo.
Ce lo spiega Marco Travaglio:
la storia infinita di marco travaglio
“Clementina Forleo non è una donna di mondo. Nonostante gli avvertimenti, non ha ancora capito come vanno le cose in Italia. Se,come già i suoi colleghi del pool Mani pulite, trascorre le giornate tra la Procura di Brescia (interrogata dai pm Tarquini e Salamone: gli stessi che imbastirono decine di inchieste su Di Pietro, Navigo, Colombo e Boccassini, senza cavarne un ragno dal buco) e il Csm, fra un procedimento disciplinare e una procedura di trasferimento per incompatibilità ambientale, è perché non si è fatta furba.
Eppure le sarebbe bastato poco per vivere tranquilla. Rispondere di no alla Procura che nel 2005 le chiedeva di intercettare il governatore Fazio e i furbetti i quali, ben coperti a destra e a sinistra, stavano scalando due banche e il primo giornale d’Italia. Rispondere di no ai pm che chiedevano di sequestrare azioni e plusvalenze della banda del buco, bloccando le scorribande su Antonveneta, Bnl e Rcs e facendo recuperare allo Stato 93 milioni. Rispondere di no al pool che chiedeva di inviare alla Camera le telefonate tra i furbetti e 6 parlamentari, 3 forzisti e 3 Ds, per avere il permesso di usarle contro i furbetti e contro 2 parlamentari (D’Alema e Latorre). Anzi, meglio: mangiarsi i nastri con quelle imbarazzanti conversazioni, anziché farli trascrivere, onde evitare che la gente si facesse un’idea dei propri rappresentanti.
O ingannare le Camere, raccontando una bugia, e cioè che le telefonate – una volta autorizzate – sarebbero state usate solo contro i furbetti, non contro i politici. Quando poi un alto magistrato, uomo di mondo, le consigliò – lei racconta – di stare attenta a depositare le telefonate Unipol, Clementina avrebbe dovuto dare ascolto a lui anziché alla legge e alla coscienza, anziché segnalare la “pressione” ad alcuni colleghi e poi al Csm.
Quando poi vide, in piazza Duomo, alcuni poliziotti che pestavano un magrebino, avrebbe fatto meglio a voltarsi dall’altra parte e girare l’angolo, anziché intervenire a fermarli. E quando notò che colleghi e carabinieri di Brindisi dormivano, anziché indagare a fondo sulle minacce subite dai suoi genitori poco prima della loro morte in un incidente, avrebbe dovuto ringraziarli, non protestare. E quando il pm De Magistris venne spogliato delle indagini e trascinato dinnanzi al Csm, avrebbe dovuto fare come quasi tutti i colleghi: fingere di non vedere e lasciarlo solo, anziché solidarizzare con lui in tv.
Quando Parlando di Paolo Borsellino e dei genitori morti tragicamente le vennero le lacrime agli occhi, avrebbe fatto meglio a inventarsi una congiuntivite: un magistrato, tanto più se donna, non deve piangere mai. Altrimenti è pazzo (soprattutto se ha appena fatto recuperare allo Stato 93 milioni di euro).
Ecco: se avesse imparato a stare al mondo, oggi la Forleo non farebbe la spola tra Brescia e il Csm. Non sarebbe accusata dal Pg della Cassazione di “negligenza grave e inescusabile”, di aver “violato gli obblighi di correttezza, equilibrio e imparzialità” e financo di aver “leso la reputazione, il prestigio e l’immagine di uomini politici”. Perché, com’è noto, la colpa è sempre di chi le cose le scopre e le racconta, non di chi le fa. La Forleo non l’ha capito, o non l’ha voluto capire. Non s’è nemmeno iscritta a una corrente Anm, non si meraviglie se l’Anm non ha speso una parola in sua difesa.
Dalla desolante lettura del capo d’incolpazione firmato dal Pg della Cassazione, che ricalca le memorie difensive dei politici coinvolti nel caso, si scopre che il gip non avrebbe dovuto chiedere al Parlamento il permesso di usare le telefonate dei politici perché la Procura non li aveva ancora indagati. Forse il Pg ignora che il pm Francesco Greco aveva dichiarato che, in base alla legge Boato, non si posso indagare parlamentari per telefonate non autorizzate. Fu proprio per avere l’autorizzazione che il gip avvertì le Camere che nelle bobine emergevano, da parte di politici, “complicità nel disegno criminoso”, cioè nell’aggiottaggio dei furbetti.
Fu – scrisse Franco Corsero – un segno di “troppa lealtà”: è per troppa lealtà al Parlamento che il gip deve pagare? Per aver applicato la legge Boato, poi fatta a pezzi dalla Corte Costituzionale? Si sperava che questi orrori sarebbero finiti col governo Berlusconi. Invece, da lunedì, compariranno al Csm l’unico pm che indagava sul premier e sul Guardasigilli e l’unico gip che si sta occupando del ministro degli Esteri. Due magistrati a caso.”
(marco travaglio)