Due note organizzazioni umanitarie israeliane
Betselem e Ha-Moked (vedi link)
denunciano le sistematiche torture a cui sono sottoposti i detenuti palestinesi,
detenuti illegalmente.
Ricordando la mia di detenzione,
in cui fui sottoposto a percosse,
privazione di cibo e del riscaldamento nella mia cella,
oltre che l’impossibilità di contattare ambasciata o avvocato,
non posso che ribadire quanto questo è stato niente,
in confronto a ciò che subiscono abitualmente i palestinesi nelle carceri israeliane.
Da ciò che emerge dalle ONG in questione, queste fra le tecniche di tortura più utilizzate dallo Shin bet, i servizi interni israeliani: la privazione del sonno per oltre 24 ore,
percosse “invisibili” per non lasciare tracce e la costrizione in posizione dolorose, quali la “Shabah position” che più volte mi è stato raccontato provocare sofferenza insopportabile.
D’altronde, già in passato ci eravamo chiesti
quante “abuGhraib” esistono in Israele,
con la differenza che da lì non fanno uscire foto.
Le due organizzazione umanitarie richiedono a gran voce giustizia,
e alla Knesset, il parlamento israeliano,
di approvare presto una legge che vieti torture e sevizie.
Ma in uno stato che fa della tortura di stato
una delle sue principali bandiere per la sua personalissima “lotta al terrorismo”,
ogni piaga aperta sul corpo di un palestinese conta come per una pastore bastonare il suo animale.
Vittorio alias
guerrillaradio