«I veri responsabili del G8 di Genova sono stati promossi ai vertici dello Stato». Lo ha detto Don Andrea Gallo, prete genovese e anima del corteo no global di oggi, leggendo alcuni stralci di un messaggio del frate comboniano Alex Zanotelli. Don Gallo, salito su una camionetta in testa al corteo, ha rivolto il suo appello «a tutti i compagni e le compagne, i fratelli e le sorelle» e citando Zanotelli ha parlato di una «palude politica», chiamando in causa sia la destra che la sinistra, e dei 25 «capri espiatori su cui è stata fatta ricadere la responsabilità dei fatti di Genova». Evidente riferimento ai 25 no global attualmente sotto processo penale a Genova.
Don Gallo ha invitato la folla, che lo acclamava urlando “Genova Libera”, a «non lasciarsi provocare dai figli di puttana: se non ci aiutiamo da noi, qui mi sa che non ci aiuta un cazzo di nessuno. Questa non è democrazia.”
Don Gallo risponde a Gagliardo (forza italia) sulla manifestazione di oggi a Genova
Perchè le nostre strade cessino di essere teatri di sangue
in cui lo Stato mette in scena le sue oscene morti accidentali. ( da Pinelli a Bianzino passando per Aldrovandi e Giuliani).
Caro Alberto, non comprendo come ci si possa preoccupare di una manifestazione democratica che chiede verità e giustizia. Perché, dopo sei anni, la ferita di Genova è ancora aperta. E’ inutile negarlo. “La magistratura ha individuato i colpevoli”. E’ sorprendente: hanno partecipato in quella settimana oltre 300mila persone ed è ingenuo affermare che la magistratura ha scoperto i colpevoli: 25 persone. E’ semplicemente ridicolo.
Le giornate e le nottate di Genova sono il frutto di una mentalità reazionaria. Sono giornate e nottate “tambroniane” dal principio alla fine, dalla militarizzazione della città a quel purissimo episodio di squadrismo di stato rappresentato dall’irruzione notturna nel dormitorio del Forum, un episodio “cileno che illumina tutto il quadro di inconfondibile luce.
Forse Berlusconi e il suo governo non hanno voluto mostrare un volto brutale in quella circostanza. Semplicemente ce l’hanno, e lo si è visto senza trucco, neppure velato dai manierismi parlamentari che il ministro Scajola aveva del resto abolito.
Come si fa a non vedere che a Genova l’apparato di polizia, molti suoi dirigenti e i responsabili politici si sono – per così dire – criminalizzati da soli. Sminuirlo e attribuirne la responsabilità a qualche sprovveduto o alle circostanze è il peggior servizio che si possa rendere alle Istituzioni in quanto tali.
Tra le novità di Genova 2001 c’è anche questa, che il miscuglio di violenza e inefficienza statali ha valicato i confini della penisola, interessando la stampa e le cancellerie di mezzo mondo.
Non è l’opinione pubblica di sinistra o comunque democratica la più colpita dagli “eccessi” di Genova. Ci si è abituati, anche se un episodio come quello della scuola Diaz ha una qualità superiore e inedita rispetto alla tradizione repressiva nazionale.
E’ l’opinione pubblica benpensante che si aspettava da un governo di destra ordine ed efficienza, e ha visto invece quello che ha visto. Bisognerebbe capir bene perché Berlusconi e il suo governo hanno voluto mostrare un volto così brutale due mesi dopo il trionfo del 13 maggio, e nel primo mese di esercizio del potere.
Perché la situazione gli è sfuggita di mano? Per colpa delle tute nere? Per timore di un corteo giovanile? Perché la polizia è scriteriata? Non regge, non c’è proporzione. E se le cose stessero così sarebbe stato un povero governo di dilettanti.
Oppure Berlusconi e il suo governo sono stati costretti a fronteggiare, come si afferma, una “strategia eversiva”?
Fosse vero, che il malessere sociale e la contestazione del pensiero unico e sovrano hanno questa dimensione nel mondo globalizzato e in un Paese come il nostro, dove la destra e la sinistra sono deboli come mai in passato. C’è una mentalità totalitaria che attribuisce le proprie difficoltà semplicemente alla democrazia, che implica dissenso; e non li lascia lavorare.
Le giornate e nottate di Genova sono un frutto di questa mentalità.
Militarizzazione e umiliazione della città. Porto chiuso, aeroporto presidiato. Stazioni ferroviarie bloccate, caselli autostradali controllati, negozi barricati. E soprattutto è saltata la legalità con numerosi e inaspettati episodi di “squadrismo di stato”, culminati nella tortura degli arrestati. Molti cittadini in divisa hanno sperimentato il potere puro, l’arbitrio assoluto. Hanno potuto far passare e non far passare, perquisire, sfottere, insultare, minacciare, infiltrare, provocare, picchiare, torturare, uccidere (Carlo ucciso ed archiviato). Lo hanno fatto mentre il mondo li stava filmando e fotografando, e non hanno avuto paura.
Si è provato l’ebbrezza della libertà armata. Oggi nessuno vuol fermare la Magistratura. Siano evidenziati i reati personali senza voler nascondere e prescrivere la “catena di comando” che ha voluto e creato uno scenario allucinante. Governo Amato, governo Berlusconi, il capo della polizia De Gennaro e i suoi accoliti promossi, la latitanza di Cgil, Cisl Uil (primi imputati e responsabili).
Caro Alberto, non sarò certamente in testa alla manifestazione. Non mi compete. Sarò presente con obbligo morale di prete per rispondere alle nuove e vecchie generazioni. Mi confonderò col popolo di Genova: il Vangelo vuol dare la voce a chi è stata tolta. Libertà è partecipazione. Ancora una volta, ne sono certo, gli assenti avranno torto marcio.
Con distinguo del tutto inopportuni si sta formando un partito unico del conformismo dominante, dalla cosiddetta sinistra alla destra, dai sindaci ai governatori, dai deputati ai senatori, alla chiusura incomprensibile di molti sindacati.
I giovani attendono, sperano, lottano, soffrono troppo delle ingiustizie. Vogliono un mondo migliore. Non accettano più l’assenza di futuro. Chi vorrà deluderli?
Don Andrea Gallo,