morte e ancora morte nei giardini dimenticati da dio

28/01/2004
morte e ancora morte nei giardini natii dimenticati da dio
heliogabale

e tom è morto
o meglio
clinicamente morto.
era ora.

Voglio dire che era assurdo tenere in vita un corpo quando il cervello era già andato.
e mi hanno detto dove è andato.
Sono arrivato circa un mese dopo il suo assassinio, ho avuto modo di parlare con una ragazza che era laggiù a Rafah, la stessa che qualche giorno dopo ha raccolto anche il povero corpo martoriato di Rachel
Una buona parte del cervello di Tom è schizzato sull’asfalto, inutile cercare di ricomporgli la testa, inutile……..
più o meno questa la macabra fine della storia.
Un rituale in onore di uno di noi, il suo spirito vive. Come viveva già in me e mi era di sprono e coraggio nel momento di agire in quelle dannate missioni.

Tom stava compiendo la più classica delle azioni che l’International Solidarity Movement (ci riprovo… ISM mette in atto in Palestina
quando in una città entrano le forze armate israeliane. In difesa dei civili palestinesi, si corre nella zona critica presidiata dai mortiferi mezzi israelians, e si pone il proprio corpo come scudo.
Quando il fottuto sniper in divisa militare l’ha inquadrato nel suo mirino di precisione, Tom stava cercando di far attraversare dei bambini una strada, porli in salvo via dal raggio di tiro dei cecchini israeliani.
La situazione era tesa, colpi di avvertimento erano già stati sparati in direzione dei pacifisti internazionali: quei bimbi palestinesi sarebbero stati lo svago del giorno alla noia dei militari e nel gioco del tiro al bersaglio per i soldati d’Israele nessuno doveva mettersi in mezzo.
Ma Tom vedendo oltra la strada quei cuccioli d’uomo tremare terrorizzati non si era fatto intimidire, aveva indossato la giacchetta recante le vistose croci rosse del pronto soccorso medico (da allora non le indossiamo più, puntano alle croci)
ed era partito per afferrare quelle mani tremanti. I primi bimbi erano già in salvo ed è stato quando Tom ha acciuffato le ultime manine che il sipario di morte è ridisceso sulla tetra terra teatro della tragedia palestinese.
Allora il tiratore scelto ha scelto di tingere il rosso delle strade di Palestina con un rosso ancor più vivo.
Morto, Tom è uno spirito che ci accampagna sempre, che sprona al coraggio d’azione contro ogni soppruso e ogni forma di ingiustizia in ogni parte del mondo.
Morto, ora clinicamente (dopo nove mesi di coma) quindi ufficilmente anche per il governo e l’autorità militare israeliana, Tom paradossalmente rappresenta una più forte speranza. Per la sua famiglia e chi con loro ha sete di giustizia contro anni di massacri, la sua morte può significare una svolta storica. Innanzitutto nel portare alla sbarra con l’accusa di omicidio volontario il soldato assassino, e chi con lui ha cercato di inquinare la realtà dei fatti, ma più in generale si potrebbe ora aprire uno storico processo nel tentativo di delegittimare le continue barbarie praticamente ancora inpunite compiute dall’esercito israeliano in Palestina contro civili indifesi.
Non la speranza che i soldati ci pensino due volte nel prendere di mira la mia testa prossimamente, (se vado laggiù sono disposto a giocarmela) ma la speranza che si ponga un freno, definitivo, condannando e arrestando, ai quotidiani efferati omicidi di civili innocenti. E’ per questo che Tom ha dato la vita.

Tom Hurndall
29/11/1981-13/1/2004
R.I.P.

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