Gran Bretagna – 13.2.2006
Li chiamavano bulldozer
La Chiesa anglicana vuole liberarsi di 2.5 milioni di sterline in azioni Caterpillar
Ha suscitato insieme oltraggio ed esultanza la nuova, rivoluzionaria, deliberazione del Sinodo della Chiesa anglicana, che con una votazione tenutasi la scorsa settimana a Londra ha iniziato il processo per l’alienazione di 2,5 milioni di sterline in azioni Caterpillar, azienda statunitense che produce bulldozer. Oltraggio da parte dell’ala più conservatrice della Chiesa. Esultanza nei gruppi di attivisti umanitari che da anni operano in Palestina facendo pressione per il boicottaggio dell’azienda.
Non investire in attività che violano i diritti. Con la decisione del Sinodo, ispirata dall’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, lo stesso che aveva stimolato il dibattito sulle scuse ufficiali per il coinvolgimento anglicano nello schiavismo, la Chiesa intende mandare un chiaro messaggio: trarre profitto dalle violazioni di diritti umani non è compatibile con una pratica aziendale ‘socialmente responsabile’. Evitare di investire in compagnie che traggano proventi dall’occupazione illegale della Palestina rientra tra i vincoli cui sono sottoposti i fondi ecclesiali. Per questo, la Commissione etica per gli investimenti aveva precedentemente ricevuto incarico di verificare se il possesso delle azioni contrastasse con la politica etica della Chiesa, che proibisce investimenti in industrie belliche o in aziende che producano componenti utilizzati per navi da guerra, carri armati o altro.
La Caterpillar è stata accusata dalle Nazioni Unite di complicità nelle violazioni di diritti umani commesse nei Territori occupati. Migliaia di case palestinesi e di appezzamenti agricoli sono stati distrutti dall’esercito israeliano con i Caterpillar modificati ‘D9’. Gli stessi bulldozer stanno costruendo il muro della vergogna tra Cisgiordania e Israele e il 16 marzo 2003 la militante pacifista inglese Rachel Corrie morì sotto i cingoli di una ruspa Caterpillar. Lo scorso anno la madre di Rachel partecipò di persona alla campagna contro l’azienda Usa promossa da ‘War on want’, una delle organizzazioni umanitarie più attive nel boicottaggio contro la Caterpillar. Quest’ultima basa la sua difesa su due tesi: affermando che non vende direttamente i mezzi al governo israealiano, ma che questi gli vengono forniti dall’esercito Usa; sostenendo che non può decidere sull’uso dei prodotti Caterpillar, una volta che questi sono stati venduti.
“Mi vergogno di essere anglicano”. Nick Dearden, portavoce di ‘War on Want’ si è dichiarato ‘estremamente contento della decisione del Sinodo, in quanto conferma le preoccupazioni più volte espresse sull’uso dei bulldozer nelle violazioni dei diritti umani in Palestina”. L’ex arcivescovo di Canterbury, George Carey, ha dichiarato: “Una tale decisione mi fa vergognare di essere anglicano”. La mossa del Sinodo ha inoltre indignato sia il portavoce della Chiesa anglicana per il Medio Oriente, Simon Mcllwaine, che ha parlato di un passo indietro di 70 anni nei rapporti tra anglicani ed ebrei, sia i gruppi conservatori degli Stati Uniti, che dai loro siti accusano l’arcivescovo di Canterbury e la Chiesa anglicana di antisemitismo e sostegno ai terroristi, chiedendo le dimissioni di Rowan Willams. Per questi ultimi, forse può costituire una piccola soddisfazione il fatto che la mozione del Sinodo non è vincolante. Almeno fino a quando una decisione della stessa Commissione etica per gli investimenti non la renderà esecutiva.