2007

Abeer Aramin, altro angelo abbattuto dall’odio israeliano

“Israele dovrebbe spiegare al mondo come provvede  alla sua sicurezza interna
sparando alla testa di una bambina che sta andando a comprare dei dolci”

La bambina si chiamava Abeer Aramin,
aveva 10 anni ed è morta dopo due giorni di agonia in ospedale.
Colpita appena uscita dall’ Anata School for Girls,
scuola nei pressi di Gerusalemme tristemente nota perchè a due passi dal Muro dell’Apartheid in costruzione,
e perchè costante meta delle continue incursioni dei militari israealiani,
che lasciano dietro di sè bimbi feriti, o come Abeer ferocemente assassinati.

Bassam Aramin è suo padre,
non chiede vendetta, ma solo che:
“Israele rinunci alla sua  politica di sistematica oppressione e ponga fine all’occupazione dicendo sì alla pace”
e ancora:
“Le vittime palestinesi non sono meno importanti di quelle israeliane. Siamo tutti esseri umani.
Chiedo alle madri israeliane di smettere di essere strumenti dell’occupazione,
spedendo i propri figli in una battaglia senza ragione”

Bassam è un uomo di pace,
 membro e fondatore dei Combatants for Peace,
un gruppo pacifista israelo-palestinese  che raccoglie  ex soldati israeliani e ex militanti palestinesi (molti dei quali reclusi e torturati nelle illegali prigioni israeliane).

Guerrilla radio gli ha inviato un messaggio di cordoglio e di forte sostegno.

Una ultimativa riflessione,
se le colombe sono sempre più bersagli degli omicidi volontari israeliani
non lamentiamoci se anche in Palestina si levano in cielo i corvi.
Israel stop to kill children!

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Dai rubinetti di Vicenza sgocciola sangue

Secondo l’Onu,
nel 2006 sono stati uccisi 34.452 civili iracheni, mentre altri 36mila sono rimasti feriti.
6.376 civili sono stati uccisi solo negli ultimi due mesi. Dei 4.731 morti registrati a Baghdad tra novembre e dicembre, la maggior parte sono deceduti a causa di colpi da arma da fuoco, per opera degli squadroni della morte e non in seguito ad attentati.
Oltre 470mila iracheni hanno abbandonato le proprie abitazioni per sfuggire agli attacchi delle milizie.
 
Il primo responsabile di questa mattanza,
George Bush decide di inviare altri ventimila soldati,
per strangolare ancora di più la popolazione civile,
stretta fra i nemici occupanti e le milizie sempre più ferocemente agguerrite.
 
E per nulla paghi di questo sterminio di massa d’innocenti,
gli Stati Uniti a caccia del fantasma di al Qaida,
massacrano pure i poveri pastori della Somalia.
 
 
La necessità di cambiare governo in Italia,
era anche fortemente sentita come la necessità di voltare pagina
nelle politiche internazionali.
Il comune sentimento di ripulsa verso un’alleanza
che era più una sudditanza senza dignità
correlata dalle strette di mano fra Silvio e il suo amicone George.
Strette di mano intrise di sangue, sia chiaro.
 
La decisione presa dal governo Prodi  di concedere la trasformazione dell’aeroporto di Vicenza in una base di guerra USA 
fa della continuità con quella sudditanza di Berlusconi che era nostra gogna e vergogna.
 
Tanto più che questa ampliamento della base non sarà sotto l’egida NATO,
ma funzionale alle mire imperialistiche di Bush & Co.,
in contraddizione con quanto essere promosso e promesso fino a oggi
il mutare della nuova politica estera italiana.
 
Personalmente considero deturpare i valori della Pace sanciti nella nostra Costituzione,
molti più grave e offensivo di una tassa in più o in meno nella finanziaria.
Quindi non posso che iniziare a vomitare da queste pagine
il mio disgusto per la scelta di questo “mio” governo “amico”.
 
Si parla di continuo di un antiamericanismo diffuso nel nostro paese;
io ci terrei a evidenziare qualcos’altro.
Un filoamericanismo a priori,
da anni,
che tutto ciò che incontra e non vi trova sostegno indica essere antiamericanismo.
 
Ebbene il mio antiamericanismo si chiama dignità nazionale,
desiderio di piena sovranità nel mio paese,
e amore infinito per la pace.
 
Ci eravamo illusi di poterci lavare quelle mani sporche di sangue,
(iracheno, afgano, libanese, palestinese, somalo, domani iraniano? siriano?…)
ma dai nostri rubinetti scende solo sangue.
 
Vittorio alias guerrillaradio

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Uomini di Fede e Coraggio: Don Albino Bizzotto

un prete celebra il matrimonio civile di una divorziata

Un matrimonio civile celebrato da un sacerdote che, con il suo gesto, vuole invitare la Chiesa a mettere da parte l’“accanimento giuridico” per “ritrovare il Vangelo”. Il fatto è accaduto a Padova, lo scorso 13 gennaio, quando don Albino Bizzotto (presidente e fondatore dei Beati i costruttori di pace, associazione cattolica da più di vent’anni impegnata sui temi della pace e del disarmo), nella sala Paladin di Palazzo Moroni (sede del municipio), ha celebrato il matrimonio civile di Emma e Luigino.

I due coniugi si sarebbero volentieri sposati in chiesa, con rito religioso, ma la disciplina ecclesiastica non lo permetteva perché Emma è divorziata. E così don Bizzotto, d’accordo con la coppia che conosce e segue da tempo, ha chiesto la delega del sindaco per poter celebrare lui il matrimonio civile, visto che non poteva benedire le nozze secondo il rito cattolico. E nelle poche parole dette durante il matrimonio, che è durato un quarto d’ora, don Bizzotto ha implicitamente invitato la Chiesa ha rivedere le sue posizioni: “Carissimi Emma e Luigino – ha detto agli sposi – sono contento di essere vostro testimone qualificato. Lo sarei stato volentieri in chiesa con una eucaristia. Ancora non è possibile secondo la legge della chiesa; visto che ciò mi è consentito dalla legge civile, lo faccio volentieri. Per affermare che le persone vengono prima di ogni legge; non sono le persone per la legge, ma la legge per le persone”. Di seguito una nostra intervista a don Albino Bizzotto.

D: Don Albino, come le è venuto in mente di celebrare un matrimonio civile?

R: La situazione è nata quasi per caso. Sono venuti all’eucaristia in comunità sabato 6 gennaio e ci hanno annunciato che il sabato successivo, il 13, si sarebbero sposati in Comune, dal momento che non potevano sposarsi in chiesa visto che lei era divorziata. Poi, chiacchierando durante la cena, lui mi ha spiegato che qualsiasi cittadino può fare da pubblico ufficiale, e quindi celebrare il matrimonio civile, se ha la delega del sindaco. Io non sapevo che ci fosse questa possibilità, credevo che fosse permesso solo ai membri dell’amministrazione. Allora mi hanno proposto di officiare il rito – anche perché siamo amici, ci conosciamo e li seguo da tanto tempo – e io ho accettato, visto che non mi era possibile celebrare l’eucaristia, come invece avrei desiderato e come spero di poter fare presto.

D: Durante la celebrazione del matrimonio lei ha detto, riferendosi alla legge ecclesiastica che vieta alle persone divorziate di risposarsi in Chiesa, che “le persone vengono prima di ogni legge” e che “non sono le persone per la legge ma la legge per le persone”…

R: Sì, perché il sacramento consiste nell’amore che si vogliono le persone: dovunque ci sono due persone che si amano, il Dio di Gesù Cristo fa corpo con questa realtà. E noi sacerdoti non siamo quelli che possiedono il sacramento ma coloro che annunciano il Vangelo all’interno del sacramento. La Chiesa, per mantenere salde e assolutizzare tutte le sue leggi, rischia poi di perdere le persone, a vari livelli. Io avverto forte la necessità che la Chiesa ritrovi il Vangelo, mentre invece sta cadendo in una sorta di ‘accanimento giuridico’ che riduce le persone a categorie inquadrate e squadrate secondo i termini di legge.

D: Nelle sue parole e nel suo gesto non c’è intento polemico, ma sicuramente si tratta di una provocazione positiva…

R:Certamente. E proprio per questo ho scelto prima di farlo e poi di dirlo.

D: Si augura che qualche cosa cambi nella Chiesa?

R:Spero vivamente che anche nella Chiesa si cominci a fare una riflessione sulla scelta di tenere salde le leggi senza interrogarsi e confrontarsi sulle persone. Il Vangelo non può essere utilizzato come una ‘mazza’ contro le persone, ma va annunciato come la grande novità per cui le persone sono provocate ad essergli fedeli.

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Tempo di “Chiudere Guantánamo, ora!”

5 ANNI DI GUANTÁNAMO,
5 ANNI D’INGIUSTIZIA.

Partecipa alla campagna di
Amnesty International per  

“CHIUDERE GUANTÁNAMO,ORA!”

Dall’11 gennaio 2002, nel centro di detenzione gestito dagli Usa a Guantánamo Bay sono stati trasferiti 775 prigionieri provenienti da oltre 35 paesi. Circa 400 di essi sono tuttora detenuti senza accusa né processo. Guantánamo Bay è l’esempio più evidente delle violazioni dei diritti umani commesse nel contesto della “guerra al terrore” lanciata dagli Usa all”indomani degli attacchi dell’11 settembre 2001. Nell’ambito della campagna mondiale “Più diritti più sicurezza”  Amnesty International lancia un’azione per “Chiudere Guantánamo, ora!” [continua]
11.01.2002 – 11.01.2007: “Chiudere Guantánamo, ora!” Le iniziative in Italia

Firma l’appello per Sami Al-Hajj  e per Fawzi al-Odah

Firma l’appello all’Ambasciata degli Usa in Italia 

Unisciti a noi nel viaggio per la chiusura di Guantánamo

THE ROAD TO GUANTANAMO, UNA FEDELE RICOSTRUZIONE CINEMATOGRAFICA DI QUESTA REALTA’:

“Lesioni da scariche elettriche sulle piante dei piedi e sui genitali; il fatto che fosse stato evidentemente colpito a ripetizione sulla nuca da un corpo contundente; i segni delle frustate presenti su tutto il corpo”.

“Le luci accese tutta la notte, musica ad altissimo volume, insulti alla loro religione, alla loro cultura, alle loro credenze”.

“Il cappuccio serve al disorientamento sensoriale e le braccia sono stirate per provocare dolore autoinflitto. Si tratta di due semplici tecniche-base”.

“Ci defecano addosso, ci aizzano contro i cani, usano le scosse elettriche e ci fanno morire di fame”.

“Mi hanno rasato i capelli a strisce, come un indiano. Mi hanno tagliato i baffi, mi hanno messo in mano un piatto e mi hanno fatto andare dagli altri prigionieri a elemosinare, come fossi un barbone”.

“Mi spruzzarono del gas negli occhi, fui picchiato e gettato a terra. Uno di loro mi afferrò la testa e cominciò a sbatterla contro il pavimento di cemento. Un altro mi diede un calcio in faccia, causandomi un taglio da cui presto cominciò a uscire molto sangue. Tutto questo accadde mentre ero steso a terra, ammanettato e incatenato. Mi tagliarono capelli, baffi e barba e mi buttarono in una gabbia singola, ricoperto di sangue. Dopo un’ora un soldato venne a chiedermi se mi servivano le cure di un medico. Rifiutai l’offerta e mi raccomandai a Dio, mostrandogli l’ingiustizia dei miei carcerieri. A un certo punto mi accorsi che stavo svenendo, e allora chiesi di essere medicato. Mi misero tre punti di sutura, mi fasciarono la testa e mi diedero dei sonniferi, dicendo che erano degli antibiotici. Il tutto, attraverso un’apertura di pochi centimetri nella porta. Mi addormentai, oppresso dall’ingiustizia terribile di quegli uomini”.
 (TESTIMONIANZE DA CHI E’ STATO IN VACANZA A CUBA…)

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Ottavo Anniversario, ricordando un AMICO FRAGILE in prematuro viaggio.

«Benedetto Croce diceva che fino a diciotto anni tutti scrivono poesie e che, da quest’età in poi, ci sono due categorie di persone che continuano a scrivere: i poeti e i cretini. Allora, io mi sono rifugiato prudentemente nella canzone che, in quanto forma d’arte mista, mi consente scappatoie non indifferenti, là dove manca l’esuberanza creativa»
 
“Ho sempre impostato la mia vita in modo da morire con trecentomila rimorsi e nemmeno un rimpianto”
 
“Io mi ritengo religioso, e la mia religiosità consiste nel sentirmi parte di un tutto, anello di una catena che comprende tutto il creato, e quindi nel rispettare tutti gli elementi, piante e minerali compresi, perché secondo me l’equilibrio è dato proprio dal benessere diffuso in tutto ciò che ci circonda. La mia religiosità non arriva a cercare di individuare il principio, che tu voglia chiamarlo creatore, regolatore o caos non fa differenza. Però penso che tutto quello che abbiamo intorno abbia una sua logica, e questo è un pensiero al quale mi rivolgo quando sono in difficoltà, magari anche dandogli i nomi che ho imparato da bambino, forse perché mi manca la fantasia per cercarne altri”
 
“Innanzitutto l’uomo deve superare i grandi disagi: il primo quando nasce e deve imparare a convivere con elementi a lui estranei; il secondo quando scopre la paura della morte e, infine, la solitudine per scelta. Accettandoli tutti e tre si arriva a una profonda maturazione spirituale. Soltanto chi è davvero solo è  davvero libero.”
 
“Aspetterò domani, dopodomani e magari cent’anni ancora finché la signora Libertà e la signorina Anarchia verranno considerate dalla maggioranza dei miei simili come la migliore forma possibile di convivenza civile, non dimenticando che in Europa, ancora verso la metà del Settecento, le istituzioni repubblicane erano considerate utopia”
(FABRIZIO DE ANDRE’)

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OIL FOR NOTHING: il furto infine legificato

 
 
“Le riserve di petrolio iracheno che qualcuno in maniera falsa sostiene che vorremmo acquisire  dovrebbero essere preservate per il popolo iracheno”
Tony Blair, 18 marzo 2003
 
 
“Il petrolio iracheno è degli iracheni”
George Bush, 14 giugno 2003
 
 
“Non invaderemo il paese per il petrolio”
Colin Powel, allora Segretario di Stato, luglio 2003
 
 
“Il petrolio iracheno può fruttare dai 50 ai 100 miliardi di dollari l’anno.
L’Iraq così può autofinanziarsi la ricostruzione”
Paul Wolfowitz ex sottosegretario della difesa e attuale presidente della Banca Mondiale, marzo 2003
 
“Io so  che anche in Italia ci sono persone che pensano che questa è un invasione per il petrolio,
e altre cretinate…
La gente che crede questo credevano anche in Stalin come salvatore dell’umanità.”
 Edward Luttwak, l’altro ieri
 
Il futuro dell’Iraq,
nel furto progettato e messo in atto dai SINCERAMENTE deprecabili predoni sopracitati.
 
La proposta di legge che sta approdando al parlamento di Baghdad infatti prevede la cessione
delle risorse petrolifere (che erano state statalizzate nel 1974) con contratti di gestione per almeno 30 anni,
alle grandi compagnie britanniche e americane (BP, Shell e Exxon).
Con diritti a profitti stratosferici se comparati con quelli che le stesse compagnie ottengono negli altri paesi produttori di petrolio del medioriente.
 
L’amico Younis Tawfik, ascoltato dai microfoni di radio24 ricorda che la guerra è stata la “logica” reazione statunitense verso un Iraq
che nonostante l’embargo aveva sottoscritto importanti accordi di fornitura con la Russia e la Francia, ma soprattutto con la temuta Cina,
accordi commerciali tra l’altro in moneta euro.
 
Younis  infine sottolinea il paradosso del paese più ricco di risorse energetiche del mondo,
che si ritrova oggi senza acqua potabile e con una disponibilità di energia elettrica di poche ore al giorno.
(altro regalo accessorio madeinbush ad una democrazia di cui mai si è avvistato l’orizzonte).
 
Vittorio alias
guerrillaradio
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-the Independent: Blood and oil…

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