2007

Il dilettantismo genetico di una sinistra dalla tafazziana indole

Tafazzi si è palesato ancora una volta in aula,
l’autolesionismo della sinistra italiana pare un elemento imprescindibile anche nel dna di questo governo Prodi.
 
Dilettantismo a 360°,
dilettanti allo sbaraglio i senatori Franco Turigliatto di Rifondazione e Fernando Rossi del gruppo Verdi/Pdc,
sia chiaro io nei loro panni avrei fatto lo stesso,
ma proprio per questo non potrei mai fare politica che significa sostanzialmente compromesso.
 
Dilettante in generale tutto il governo,
che non ho ancora compreso perchè deve tragicamente sprofondare in crisi
se il senato mette in minoranza un suo ministro.
Tradizionalmente,
D’Alema avrebbe dovuto semplicemente dimettersi,
e Prodi voltare pagina,
così come accadeva al precedente governo Berlusconi che se non erro cambiava un ministro ogni due mesi….
 
Anche se mi rendo ben conto che decapitato D’Alema,
che più di ogni altro è il politico che ha perso il contatto con la base del suo elettorato,
vuol dire trovarsi il suo ingombrante corpo mozzato pericolosamente libero di sbattare in giro per la coalizione.
 
A passi di lumaca questo governo stava raggiungendo qualche micro-obbiettivo,
speriamo ora  non arrivino pugnalate alle spalle.
Pardon, dal centro.
 
g.r.

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Iran: sondando la guerra che avanza

In colpevole ritardo chiudiamo il nostro sondaggio:
 
Quale fra questi paesi può venir considerato fautore di terrorismo?
[1116 risposte]
 
con questo risultato:
 
Israele [28.9%]

Palestina [28.4%]

Usa [21.8%]

Iran [12.2%]

Cecenia [4.3%]

Iraq [1.9%]

Russia [1.3%]

Afghanistan [0.9%]

Nord Corea [0.4%]

 
Come giusto commento a questo esito,
copia-incolliamo quanto ci scrisse a suo tempo TaliB:
 
“Afghanistan allo 0.8%, Palestina in pole position. E’ bello che uno le idee preconcette se le fa su quello che sa che esiste, anche sapendone veramente poco, poi grattando grattando. L’Afghanistan è difficile sapere indove si colloca sul mappamondo. Povera italia!”
 
Chiuso un sondaggio, se ne apre un altro.
 
Alla vigilia della scadenza posta dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu per la sospensione dell’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran,
mentre la BBC svela un dossier USA  che intenderebbe colpire centrali nucleari e infrastrutture militari iraniane,
e si verificano massicce mobilitazioni aereo-navali nel Golfo Persico,
contemporaneamente in Iraq licenza di uccidere a presunti agenti iraniani.
 
Qui chiediamo:
 
Gli USA attaccheranno l’Iran durante quest’anno?
 
(x la risposta a destra nel sondaggio)

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WHO IS HANDALA??? (Naji Al-Ali)

Who is this!
Naji: A boy!
Editor: I know it’s a boy.
Naji: His name is Hanzalah!
Editor: Why he has his back turned on people?
Naji: (Silence)….Since he flee from Palestine; he’s been looking back towards it ever since.
Naji: …and because people have turned their backs on Palestine, it might have appeared to you as if he has his back tuned on people.
Editor: A great idea…but we have to explain it to the reader…
[Naji introducing Handala to the readers for the first time]
Hadala: Dear reader,
Allow me to introduce my self
My Name is Hanzalah
My Fathers name isn’t really important!
My mothers’ name is Nakbah (Catastrophe)
My shoe size! I don’t know it because I’m always bare-footed.

My nationality!
I’m not a Palestinian
Not Kuwaiti
not Lebanese
not Egyptian
I’m an Arab!

Hadala continues: I meet up by chance with the cartoonist Naji… he was angry hating his job, because he’s unable to pencil in and he explained to me the reason…

Every time he drew a caricature, a leader, a ministry, or an embassy must complain about the caricature he made….and he told me he will go find his self a new job from now on.

And after I comforted him and I introduced my self to him properly
…..I told him I’m going to draw the caricatures on his behalf every day

“Fu quando nacque il personaggio di Handala. E finalmente ho introdotto Handala ai lettori: “Sono Handala, dall’accampamento di Ain al-Helwa. Do la mia parola d’onore che rimarrò leale alla causa”. Quella era la promessa che avevo fatto a me stesso. Il giovane, scalzo Handala era un simbolo della mia infanzia. Aveva l’età che avevo io quando lasciai la Palestina e, in un certo senso, ho quell’età ancora oggi. Anche se tutto questo è accaduto 35 anni fa, i particolari di quel periodo della mia vita sono ancora assolutamente presenti nella mia mente. Sento di poter ricordare e percepire ogni cespuglio, ogni pietra, ogni casa ed ogni albero che ho incontrato quando ero un bambino in Palestina. Il personaggio di Handala era una specie di icona che ha protetto la mia anima dal cadere ogni volta che rallentavo o stavo ignorando il mio dovere. Quel bambino era come una spruzzata di acqua fresca sulla fronte, mi risvegliava l’attenzione preservandomi dall’errore e dall’indecisione. Era l’ago della bussola, costantemente puntato verso la Palestina. La Palestina non soltanto in termini geografici, ma la Palestina nel suo senso umanitario – il simbolo di una causa giusta, che fosse in Egitto, in Vietnam o in Sud Africa”.

“I Am from Ain al-Helwa” di Naji al-Ali, da Al-Aharam Weekly

 


Naji sapeva bene che allontanandosi dal campo profughi, dal quotidiano vivere della sua gente, avrebbe corso il rischio di fare la fine degli uomini sotto il sole di Kanafani, di perdere la memoria, l’identità, l’urgenza della lotta, di trasformarsi, come tanti, in un “tanabel”, un piccolo uomo ripiegato su sé stesso, tutto intento ai propri affari(13).

Naji non aveva letto Il tamburo di latta di Günther Grass: in quel suo primo romanzo, pubblicato nel 1959, il grande scrittore tedesco racconta vent’anni di storia del proprio paese, da Weimar alla caduta del nazismo, con gli occhi di Oskar, un bambino che a tre anni smette volontariamente di crescere, esprimendo in questo modo insolito tutta la sua ripugnanza verso il mondo degli adulti, il suo disgusto per il perbenismo, la falsità e la grettezza di quella borghesia, codarda e indifferente, che aveva consentito l’avvento del nazismo(14).

Come il piccolo Oskar di Grass, anche il piccolo Handala uscito dalla matita di Naji è voce narrante, è testimone della storia, è la coscienza del suo autore, è l’autore stesso che rifiuta di crescere per conservare quanto più vivido e doloroso il ricordo del giorno in cui, a dieci anni, scacciato dalla sua casa, privato di ogni cosa, fu costretto a vivere in una tenda nel campo profughi di Ain al-Helwa, lontano dalla Palestina.

E se Oskar esprime la propria rabbiosa protesta picchiando incessantemente sul suo tamburo di latta ed emettendo un urlo lacerante che manda in frantumi ogni vetro, così Handala, scalzo, lacero e spelacchiato, non mostra mai il viso, volta le spalle al lettore e non distoglie invece mai lo sguardo dalle vicissitudini della sua gente.

Nessuno vorrebbe avere tra i piedi dei bambini come Oskar e Handala!

Al-Handal è un’erba selvatica comune in Medioriente, molto spinosa e dai frutti di sapore amaro; e Handala è un bambino che conosce l’amarezza dell’esilio, della negazione, dell’abbandono, del tradimento… Naji lo presentò al suo popolo in un momento in cui, a livello internazionale, i palestinesi non erano ancora riusciti a imporre una propria presenza politica, e d’altra parte nessuno mostrava il minimo interesse al problema dell’espropriazione della Palestina… Naturale che Handala voltasse le spalle al mondo intero! Tuttavia, nemmeno in seguito ebbe alcun buon motivo per mostrarsi: non nel giugno del 1967, quando gli Israeliani, dopo aver annientato al suolo l’aviazione egiziana e sbaragliato quella giordana, inghiottirono quel che restava della Palestina cacciandone quanti più abitanti potevano, arrivando persino a lanciare bombe incendiarie sulle colonne dei profughi in fuga(15); non nel “settembre nero” del 1970, quando il presidente americano Nixon e Hussein di Giordania, sovrano di un paese arabo, si accordarono per farla finita con gli ingombranti fedayin palestinesi che ad Amman avevano il loro quartier generale: la ferocia dei soldati giordani fu tale che alcuni guerriglieri palestinesi, pur di non cadere nelle loro mani, preferirono riparare in… Israele!(16)

Che sguardo avrà avuto Handala in quel momento?

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Una parata di colori contro l’acromatopsia militare

Bando ai corvacci di stato
e alle loro catastrofistiche previsioni ,
il 17 febbraio 2007 di Vicenza verrà ricordato
 per un gran giorno di festa in cui si sono celebrati i colori della pace
a discapito di chi vorrebbe far calzare alla città una mimetica di guerra.
 
 
 cartoni animati cartone animato raoul servais download scarica
 
ps.
messaggio per i manifestanti a Vicenza,
affinchè i colori delle rivoluzioni mai si confondano con quelli imposti dalla moda,
per cui
compagni di manifestazione,
l’unica kefiah che simbolizza la lotta di liberazione del popolo palestinese
e  più generalmente solidarizza  con la lotta di ogni popolo oppresso,
è quella di colore bianco e nero.
 
Le kefiah viola o blu non vogliono dire un caxxo,
mentre quelle rosse sono spesso usate dai membri  del Fronte Popolare
ma ricordano pure ai palestinesi il loro settembre nero…
 
 
guerrilla radio

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No! Dal Molin: a poche ore dall’insurrezione pacifista (guerrillaradio in marcia)

Si alternano le bandiere dei governi
ma non cambiano i colori della pace.
 
L’appoggio al governo Prodi
da parte del movimento pacifista è condizionato
dal rispetto incondizionato dall’art. 11 della nostra costituzione.
 
Per cui:
 
OK ritiro delle truppe dall’Iraq    KO l’aumento delle spese militari,
                                                in contraddizione con quanto
                                                detto in campagna elettorale
 
OK la missione in Libano             KO il consenso alla costruzione
                                                  della  base usa a Vicenza 
 
Su quest’ultimo knock out
si concentra una manifestazione che assume sempre più i connotati
di quel referendum popolare che l’amministrazione comunale vicentina non ha voluto concedere.
 
Un referendum ora non solo per suoi cittadini,
ma per l’Italia tutta,
contro questa ennesima militarizzazione del territorio,
ancor più sapendo essere funzionale 
a quella follia della “guerra al terrorismo”
che se da una parte (quella oltre il mediterraneo) ha prodotto centinaia di migliaia di innocenti uccisi
dall’altra (la nostra) ha reso il mondo un posto molto meno sicuro.
 
A Vicenza io ci vado come protagonista di un’insurrezione pacifista
(come “istigato” da don Bizzotto)
nel segno della richiesta a questo governo di un passo indietro,
verso un cambiamento in cui le scelte che contano vengano fatte col consenso
della comunità coinvolta.
 
Duole dirlo,
ma Berlusconi era un antagonista riconoscibile,
questo governo a volte è come un gioco di ombre cinesi.
 
Ps.
Sconcertano le dichiarazioni di Amato,
come improvvisamente travestito da Pisanu
a evocare lo spettro di incidenti certi.
 
Forse conosce già quale magliette indosseranno
polizia e carabinieri
sotto la divisa di ordinanza….
 
il blog di Vittorio Arrigoni
               alias guerrilla radio
manifestazione vicenza  in diretta canale scarica vedi  franca rame dario fo
———————————————–
 
approfondimenti:
   – Il 17 febbraio l’Italia che protesta al varco 
   – Dai rubinetti di Vicenza sgocciola sangue
 
vedi video:      

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Berlusconi salvato da un essere mentalmente disturbato.

“La magistratura è una malattia della nostra democrazia, dobbiamo assolutamente cambiare l’ordine giudiziario, non lascerò la politica finché un cittadino non potrà andare davanti a un giudice che sia veramente imparziale. (Silvio Berlusconi, Matrix, Canale 5, 10 marzo 2006) “
 
 
“Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perché lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana. (Silvio Berlusconi, la Repubblica, 5 settembre 2003)”
 
Alcuni esempi di citazioni alquanto eloquenti,
sul comune pensiero berlusconiano degli ultimi anni ai danni della magistratura italiana.
 
E verso un magistrato in particolare,
Ilda Boccassini,
la giudice con “logica golpista” (sempre silvio dixit) che solo per aver fatto il suo dovere
da Silvio Berlusconi si era vista togliere la scorta perchè essere “solo uno status symbol” usato “impropriamente, magari sgommando”.
A lei, Ilda la rossa,
che si era esposta senza timore contro la mafia in Sicilia.
 
Oggi la Boccassini,
mai doma,
ha sgominato un’organizzazione di matrice terroristica, le “nuove BR”,
che fra gli obbiettivi di possibili attentati,
avevano anche la casa milanese di Berlusconi.
 
Silvio ha solo da ringraziare
che qualche malintenzionato con la pistola in mano non abbia fatto
quello che lui aveva invitato a fare
rendendo il migliore magistrato italiano così vulnerabile…
 
Vik alias guerrilla radio.

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Vogliamo l’ossessionato Ruini candidato

Esercizi di Esorcismi:
la penna di Serra contro un Vaticano che continua a ritenere
il suolo italiano come suo protettorato: 

G.R.

“Neanche il più sagace degli archivisti sarebbe in grado di riassumere l’interminabile polemica dei vescovi italiani contro i Pacs e contro l’eutanasia. È un disco inceppato, un cane che si morde la coda, un umore stagnante, con i titoli del giornale di oggi identici a quelli di ieri e a quelli di domani. Ma poiché siamo in democrazia, una maniera logica (e di reciproca soddisfazione) per aiutare i vescovi e noi tutti a uscire da questa ossessione ci sarebbe. Il cardinal Ruini si candidi, si faccia eleggere, e una volta in Parlamento provi a raccogliere la maggioranza necessaria per legiferare secondo i suoi propositi. È questa, nella Repubblica italiana, la sola via tecnicamente possibile, e politicamente lecita, per fare e disfare le leggi dello Stato. Sia che l’onorevole Ruini riuscisse nel suo proposito, sia che uscisse battuto, potremmo finalmente uscire dalla detestabile ambiguità di un potere extraparlamentare che tenta di condizionare (ahimè, con un certo successo) i lavori delle Camere. Le regole del gioco, in materia di leggi, sono queste, non altre. Se la Chiesa vuole fare politica, la faccia alla luce del sole, con i comizi, i faccioni sui cartelloni e tutto il resto. Come chiunque. Come noi tutti.”

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Ehud Olmert scava la fossa per una terza Intifada

 
comic Israeli digging under Al-Aqsa Mosque in occupied Jerusalem
Sassaiole e scontri,
decine di arresti, 
dal venerdì di preghiera sino ad oggi,
quando migliaia di palestinesi hanno iniziato a protestare contro i lavori archeologici alla porta dei Mugrabi ,
sotto la Spianata delle Moschee.
Lavori considerati una violazione alla santità dei luoghi sacri al mondo musulmano poiché si teme che possano danneggiare la vicina moschea di Al Aqsa;
autorizzati dal governo israeliano nonostante il parere contrario della comunità musulmana di Gerusalemme, e lo sdegno del mondo islamico tutto.
Nonostante anche il parere contrario di Amir Peretz, ministro della Difesa israeliano, che in una lettera al premier Olmert sollecita l’interruzione dei lavori.
 
Ma Ehud Olmert,
al pari del suo predecessore criminale primo ministro Ariel Sharon,
al posto dei piedi calza dei cingoli,
e come Sharon nel 2000 “passeggiò” sulla spianata delle Moschee scatenando la seconda intifada,
e centinaia di morti,
lui, Olmert,
procede come un carro armato sui luoghi sacri cercando di farne scoppiare una terza.
 
Vittorio alias
guerrilla radio

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Unità Nazionale contro la guerra civile foraggiata da Israele

Scontri fra Fatah e Hamas minacciano la Palestina
pictures fatha fateh fatha hamas fighting
Morti e feriti a decine, dopo giorni di scontri interpalestinesi
fra miliziani di Hamas e di Fatah, fanno temere la guerra civile.

Noi continuiamo a ritenerla improbabile,
nonostante gli sforzi israeliani e statunitensi affiche sia guerra civile.

Un governo di unità nazionale pare l’unica risorsa
per risolvere le controversie in maniera pacifica e democratica.
E dopo questo,
una decisa riforma degli apparati di sicurezza palestinesi,
che devono appartenere alla nazione,
e non andare a rimpinguare le milizie di l’una o l’altra fazione.

Unità nazionale  per ribadire a Israele la necessità di avere uno stato indipendente.
(Proprio per questo sino  ad oggi, in prossimità di ogni accordo fra Haniyeh  e ABu Mazen,
casualmente si verificavano operazioni militari israeliane
atte a vanificare ogni passo in avanti fatto)

Parlare di nuove elezioni,
senza il consenso di tutti i partiti in gioco,
non è altro che presupporre un colpo di stato.

Come è chiaro che l’appoggio ad Abu Mazen e l’embargo sugli aiuti umanitari posto in essere dalla comunità internazionale nei confronti della Palestina, dopo la vittoria elettorale di Hamas, sono una strategia che  riduce la popolazione alla fame e incentiva gli scontri interni,
per il massimo godimento della foia voyeuristica del governo di tel aviv.

Molti in questi giorni si chiedono,
e anche in questo Blog mi provocano,
” i palestinesi si stanno scannando fra di loro come bestie…colpa sempre di israele??”
ebbene qui vorrei ribadire come Israele spinge la Palestina verso la guerra civile.
Ciò è facilmente dimostrabile prendendo spunto dall’ultimo grave episodio di guerriglia interna palestinese a Gaza
quando miliziani di hamas hanno attaccato quelli di fatah  impossessandosi di un loro un carico di armi proveniente dall’Egitto.

Ora in una Palestina
dove l’80 percento della popolazione è sotto la soglia di povertà,
e gli ospedali sono stracolmi di pazienti senza possibilità di cure,
Israele non permette il sopraggiungere di medicinali,
ne di fondi per pagare gli stipendi agli statali,
ma bensì favorisce e foraggia l’approvvigionamento di armi per le milizie sotto il controllo di Abu Mazen.

Questo è criminale e insieme stupido.
Perchè l’emoraggia di una possibile guerra civile palestinese
avrà logiche ripercussioni di odio e violenza sui vicini israeliani ora divertiti a guardare.

Vittorio alias guerrilla radio.

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Hrant Dink ucciso ancora: Ankara lupo grigio d’Europa.

Vergogna, Rancore e Scandalo,
ancora in Turchia, per questo video che mostra Ognun Samast,
il 17enne reo confesso killer dello scrittore e giornalista turco armeno Hrant Dink, ripreso in posa dietro ad una bandiera turca ed accanto ad alcuni dirigenti di polizia di Samsun, quasi fosse un “eroe nazionale”:
VIDEO ASSASSINO OGNUN SAMAST FLAG BANDIERA TURKISH TURCA DOWNLOAD IMAGE KILLER
 
 
Secondo quando riferiscono le televisioni turche, .
la scena sarebbe stata filmata subito dopo la cattura del giovane assassino…
 
Se questa è la risposta del governo Turco
all’ Europa che chiedeva giustizia
e provvedimenti seri per soffocare i suoi interni impeti fascisti,
dobbiamo constatare come Ankara si è comportata da lupo che non perde il pelo,
pelo grigio.
 
I dietrologi che accusavano l’omicidio di Dink
come incentivato da “alte sfere” fra le autorità turche
dopo oggi non sono poi così dietrologi.
 
Vittorio alias guerrillaradio
 
 

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Il 17 febbraio l’Italia che protesta al varco fra Vicenza e Reggio Calabria

Il 17 febbraio prossimo si mette in marcia Italia che cambia.
Al bivio fra Vicenza e Reggio Calabria
palcoscenici di una rivolta pacifica
l’Italia che rinnega la violenza.
 
Che non può più del piombo,
sia quello incrociato delle guerre fra clan,sia quello trasportato dagli incrociatori da guerra americani.
 
 
Un’Italia in contromano
dalla deriva conformista dell’indifferenza,
dal senso unico pericolosamente imboccato dal nostro parlamento.
Che siano i politici servili e sudditi di un potenza terrorista e bellica
che siano i politici collusi col sistema della mafia.
 
I Dalemiani dalle manie di protagonismo militarista,
i cofondatori di forza italia (Dell’Utri) condannati a nove anni per mafia
e i Cuffaro democristiani indagati per concorso in associazione mafiosa.
 
Non vi resta dunque che scegliere quale strada intraprendere,
noi siamo già in cammino.
 
Vittorio alias guerrilla radio.
download manifestazione scarica vedi video reggio calabria 17 febbraio
 

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QUANDO ERAVAMO RE: il nostro eroe Alì (محمد على).

«Float like a butterfly and sting like a bee»

“vola come una farfalla e colpisci come un’ape”

 
Poco tempo fa ,
valanghe di critiche sollevò un mio invito
affinchè lo sport potesse essere anche veicolo di ideali
e di formazione di valori,
oltre che svago.
 
Guerrilla radio non ha molti eroi,
molti uomini la cui vita è stata un esempio di ideali,
un modello a cui aspirare.
 
Uno di questi è certamente Muhammad Ali-Haj
Esattamente quell’esempio fulgido di quando lo sport diviene veicolo di valori umani.
 
Il 17 gennaio scorso il nostro eroe ha compiuto 65 anni,
oggi qui lo celebriamo come uomo del mese.

«Clay non è il mio nome: è il nome di uno schiavo»
 
dice quando decide di diventare “il campione della gente”:
il difensore di chi è più debole, la voce di chi non può parlare. 
Da campione del mondo, Cassius Clay entra a far parte della “Nazione dell’Islam”,
il sacerdote della quale, Elija Mohammed, lo ribattezza col nome di Muhammad Ali.
 
«Io non ho nessun problema con i Vietcong: nessun Vietcong mi ha mai chiamato “negro”»
 
Così esclama da popolarissimo, un vero e proprio eroe fra gli afro-americani, quando l’esercito lo precetta per il Vietnam.
(Ali, ovviamente, non verrebbe mai mandato in trincea:
gli viene offerto l’arruolamento nella Riserva: comodità di ogni genere, e la garanzia di non subire interferenze nella sua attività sportiva. )
Il governo USA lo vuole comprare come tredici anni prima ha comprato  Elvis Presley, il Re del rock&roll: istituzionalizzarlo, renderlo complice dell’ipocrisia dell’intero “sistema”.
Ma Ali non è Elvis.
Rifiuta l’arruolamento, viene denunciato, arrestato, privato della licenza di combattere e del passaporto (perché non combatta all’estero). E viene arbitrariamente privato del titolo.
 
Spenderà tutti i suoi soldi nella difesa in tribunale. 
Ma non si piega. La sua religione, l’Islam, gli proibisce la guerra, e lui non vuole partecipare alla guerra di quei bianchi che da quattrocento anni segregano, umiliano e massacrano gli americani neri come lui.

«Non sono i Vietcong il mio nemico. Voi siete il mio nemico quando chiedo giustizia; voi il mio nemico quando chiedo libertà. Volete che vada a combattere per voi in Vietnam, mentre voi non vi schierate dalla mia parte nemmeno qui, a casa mia».
 
Il Campione terrà duro per tre anni e mezzo, finché la Corte Suprema lo assolve con voto unanime.
Ora Alì, malato di Parkinson,
combatte l’incontro più duro,
ma lo fa con la stessa eleganza del suo volo di farfalla,
e continua a colpire come un ape,
il conformismo razzista di una società indifferente.
 
Continuando a ispirare i giovani con la sua intera vitaall’integrazione
alla lotta contro le ingiustizie nel mondo.
 
Non credo fosse così fuori luogo
sperare e pregare che un dì di mohammed alì
possano apparire anche in qualche nostro becero stadio.
 
guerrilla radio
 

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Berlusconi messo in minoranza in famiglia

Non sanno neanche gestire la loro di famiglia,
pretendono di governare la tua e le altre 23 milioni e 600mila famiglie in Italia.

“Veronica è una donna speciale….
 È stata ed è una madre meravigliosa. Non mi ha mai fatto fare una brutta figura, mai. Mentre certe altre mogli di politici…E poi è anche indulgente…”
 
-Silvio Berlusconi
(31 gennaio 2007)
 
 
qualche ora dopo…
 
“…Scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: “…se non fossi già sposato la sposerei subito”, “con te andrei dovunque”. Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l’età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare  della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni”.
“Questa linea di condotta  incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l’esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un’importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l’esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati.”
” A mio marito ed all´uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba considerarmi “La metà di niente”

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Mauro Manno: “Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana”

In merito alle recenti dichiarazioni di Napolitano,
che fa del negazionismo sulla  Nakba (la catastrofe palestinese)
e decenni di virulenta occupazione,
catalizzata dal mito criminale del sionismo,
riteniamo che il nostro presidente sia passibile di arresto e relativa incriminazione
grazie all’ultima arguzia partorita dalla vulcanica mente del ministro Mastella.

Abbiamo tentato un contatto per congraturarci  con Mauro Manno,
autore di una lettera in risposta a quando detto dal nostro primo cittadino
ultimamente scaduto nella solita retorica che dipinge Israele come inattaccabile
da critiche legittime.

Una risposta intrisa di parole e concetti così dignitosi, che abbiamo deciso di rispedire al quirinale controfirmata.
 guerrilla radio

 Signor Presidente,

Da quanto leggo su televideo lei avrebbe dichiarato:

“No all’antisemitismo anche quando esso si travesta da antisionismo”.

“Antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello stato ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza oggi, al di là dei governi che si alternano nella guida di Israele”.

Se questo è realmente il suo pensiero, e naturalmente mi auguro che non lo sia, mi lasci dire che queste sono affermazioni errate e gravi e mi auguro che suscitino, da parte di numerosi italiani, una reazione calma e ragionata ma ferma.

Signor Presidente,

mi consenta di dissentire dalla prima frase da lei pronunciata. Lei sostiene che l’opposizione al sionismo è antisemitismo mascherato. Né si può pensare che Lei abbia voluto dire che solo alcuni antisemiti nascondono il loro antisemitismo reale dietro un preteso o falso antisionismo. Lei ha formulato il suo pensiero in modo inequivocabile: per Lei chi è antisionista è antisemita sic et simpliciter. Io sono d’accordo con lei che l’antisionismo è la “negazione della fonte ispiratrice dello stato ebraico e delle ragioni della sua nascita” ma sostengo con decisione che la negazione delle ragioni della nascita dello Stato ebraico e la sua sostituzione con uno Stato democratico unico di ebrei e palestinesi su tutta la Palestina non potrà che arrecare bene agli ebrei, ai palestinesi, ai popoli mediorientali e del mondo intero. Ritengo, e non sono l’unico visto che molti ebrei antisionisti sono dello stesso avviso, che lo Stato sionista per soli ebrei è uno Stato razzista, coloniale e espansionista, non diversamente da quello che era lo Stato razzista per soli bianchi del Sud Africa. La natura sionista di Israele è una minaccia per la pace mondiale e per gli stessi ebrei.

Signor Presidente,

non sono un negazionista dell’Olocausto e non nutro sentimenti anti-ebraici. Desidero solo che gli ebrei in Palestina non neghino ai palestinesi un diritto che rivendicano per sé. I palestinesi, profughi e residenti in Israele o nei territori occupati, hanno diritto a vivere in Palestina in pace e in armonia, godendo delle libertà democratiche che tutti i popoli del mondo meritano. Questo principio che noi non neghiamo agli ebrei di Palestina, Israele lo nega ai palestinesi.

Lei forse è favorevole agli stati etnici?

Mi sembrava di aver capito che Lei e il partito da cui proviene eravate favorevoli agli Stati democratici in cui tutti i cittadini sono uguali indipendentemente dalla religione, dall’etnia, dalla cultura o altro, a cui appartengono. Forse mi sono sbagliato. Non capisco perché l’Italia e l’UE si sono impegnati per l’uguaglianza dei diritti tra bianchi e neri in Sud Africa, o si impegnano oggi per l’uguaglianza e la convivenza tra serbi e cossovari in Kossovo, tra macedoni e albanesi in Macedonia, tra musulmani, ortodossi e cristiani in Bosnia, tra sciiti, sunniti e cristiani in Libano e poi sostengano il carattere esclusivamente ebraico di Israele?

Forse Olmert ha chiesto anche a Lei, come ha fatto con il Signor Prodi, di difendere Israele in quanto Stato esclusivamente ebraico e sionista?

Se questo è il suo pensiero, voglio chiederLe:

– se Israele decidesse di deportare i cittadini israeliani non ebrei, come chiede da tempo il ministro razzista Avigdor Lieberman, Lei appoggerebbe questa politica in nome della difesa del carattere ebraico dello Stato israeliano?

– ignora Lei forse che i cittadini non ebrei d’Israele non hanno gli stessi diritti degli ebrei? Non sa forse che è proibito per legge ad un cittadino israeliano non ebreo di acquistare proprietà terriere da un ebreo? Ignora forse che esistono strade che collegano Israele alle colonie nei territori occupati su cui non possono circolare (non i palestinesi dei territori occupati, questo tutti lo sanno) ma i cittadini arabi di Israele? Le ricordo, inter alia, anche che è negato il ricongiungimento al coniuge ad un cittadino arabo d’Israele se questo coniuge proviene dai territori occupati. Spero che Lei sia informato sulla proposta di legge nella Knesset che prevede di togliere la nazionalità israeliana ad un cittadino arabo d’Israele se costui non dichiara fedeltà al sionismo. Si renderà conto che questo corrisponde a volere l’accettazione dell’ingiustizia storica che il sionismo ha fatto ai palestinesi da parte delle stesse vittime dell’ingiustizia.

– Non ritiene che portare quegli ebrei (per fortuna non sono tutti gli ebrei) che sostengono Israele a liberarsi di una forma statale che discrimina i cittadini non ebrei, che impianta colonie su territori fuori dai suoi confini, che conduce una guerra contro una popolazione occupata e indifesa, che possiede armi nucleari e non aderisce al trattato di non proliferazione nucleare e all’AIEA, che è stata condannata mille volte nell’ambito dell’ONU, non equivalga ad un bene per loro e per i palestinesi?

– e infine l’ultima domanda: se l’Italia (che lo ha già fatto nel passato) dovesse attuare una politica discriminatoria verso i suoi cittadini ebrei come Israele discrimina i suoi cittadini non ebrei e dovesse riprendere, malauguratamente, una politica coloniale, Lei non riprenderebbe la lotta contro il regime o il governo che così si comportasse?

Allora perché non si può combattere un regime, quello sionista, che è discriminatorio, razzista e colonialista? Nessuno sta proponendo un nuovo olocausto ebraico, gli antisionisti vogliono solo uno Stato non confessionale, non etnico, non razzista in Palestina, per gli ebrei e per i palestinesi. Non diversamente da quello che sono tutti gli stati autenticamente democratici nel mondo.

Signor Presidente,

si dà il caso che sono uno studioso del sionismo. É quindi sulla base dei miei studi di questa ideologia politica che Le scrivo. Le ricordo alcuni fatti:

Primo tra tutti la collaborazione dei sionisti (di destra e di sinistra) con gli antisemiti, con il fascismo e il nazismo. Si è trattato di una collaborazione lunga ed estremamente dannosa per gli ebrei non sionisti (che allora erano la stragrande maggioranza). Per quanto ciò possa apparire incredibile, la collaborazione dei sionisti con i fascisti, i nazisti e gli antisemiti, storicamente documentata, si fondava su una logica di scambio criminale a danno degli ebrei. I sionisti hanno appoggiato i regimi fascisti e antisemiti prima e durante la seconda guerra mondiale, chiedendo in cambio di permettere loro di portare gli ebrei in Palestina per realizzare il loro progetto coloniale. Gli ebrei che non accettavano di emigrare in Palestina sono stati abbandonati al loro destino. Gli antisemiti erano ben contenti di liberarsi degli ebrei in questo modo. Non è vero che gli antisemiti sono antisionisti come lei sostiene ma è vero proprio il contrario. Non metterà in dubbio, spero, le parole dello scrittore israeliano Yehoshua che qualche anno fa ha dichiarato:

“I gentili hanno sempre incoraggiato il sionismo, sperando che li avrebbe aiutati a liberarsi degli ebrei che vivevano tra di loro. Anche oggi, in una maniera perversa, un vero antisemita deve essere un sionista”. [1]

Lo scrittore israeliano dimentica però di dire che anche i sionisti, in maniera perversa, hanno incoraggiato gli antisemiti affinché allontanassero gli ebrei dai loro paesi e li consegnassero agli attivisti sionisti pronti a portarli nelle colonie in Palestina. Un vero sionista è un amico degli antisemiti.

 Questo aspetto vergognoso della storia del sionismo inizia con il suo stesso fondatore, Theodor Herzl. Nell’agosto del 1903, Herzl si recò nella Russia zarista per una serie di incontri con il Conte von Plehve, ministro antisemita dello Zar Nicola II e Witte, ministro delle finanze. Gli incontri avvennero meno di 4 mesi dopo l’orrendo pogrom di Kishinev, di cui era direttamente responsabile von Plehve. Herzl propose un’alleanza, basata sul comune desiderio di far uscire la maggior parte degli ebrei russi dalla Russia e, a più breve termine, allontanare gli ebrei russi dal movimento socialista e comunista. All’inizio del primo incontro (8 agosto) von Plehve dichiarò che egli si considerava “un ardente sostenitore del sionismo”. Quando Herzl cominciò a descrivere lo scopo del sionismo, il Conte lo interruppe affermando: “Predicate a un convertito”.

In un successivo incontro con Witte, il fondatore del sionismo si sentì dichiarare apertamente: “Avevo l’abitudine di dire al povero imperatore Alessandro III: se fosse possibile annegare nel mar Nero sei o sette milioni di ebrei, io ne sarei perfettamente soddisfatto; ma non è possibile; allora dobbiamo lasciarli vivere”. E quando Herzl disse di sperare in qualche incoraggiamento dal governo russo, Witte rispose: “Ma noi diamo agli ebrei degli incoraggiamenti ad emigrare, per esempio dei calci nel sedere”.[2]

Il risultato degli incontri fu la promessa di von Plehve e del governo russo di

“un appoggio morale e materiale al sionismo nel giorno in cui alcune delle sue azioni pratiche sarebbero servite a diminuire la popolazione ebraica in Russia”. [3]

“Se noi [sionisti] – diceva Jacob Klatzkin – non ammettiamo che gli altri abbiano il diritto di essere anti-semiti, allora noi neghiamo a noi stessi il diritto di essere nazionalisti. Se il nostro popolo merita e desidera vivere la propria vita nazionale, è naturale che si senta un corpo alieno costretto a stare nelle nazioni tra le quali vive, un corpo alieno che insiste ad avere una propria distinta identità e che perciò è costretto a ridurre la sfera della propria esistenza. É giusto, quindi, che essi [gli anti-semiti] lottino contro di noi per la loro integrità nazionale. Invece di costruire organizzazioni per difendere gli ebrei dagli anti-semiti, i quali vogliono ridurre i nostri diritti, noi dobbiamo costruire organizzazioni per difendere gli ebrei dai nostri amici che desiderano difendere i nostri diritti”.[4]

Queste parole, e l’atteggiamento conseguente dei sionisti, hanno certo dato argomenti preziosi ai nazisti che sostenevano appunto che gli ebrei erano una nazione estranea nella loro nazione.

“Per i sionisti, affermava senza vergogna Harry Sacher, un sionista inglese – il nemico è il liberalismo; esso è anche il nemico per il nazismo; ergo, il sionismo dovrebbe avere molta simpatia e comprensione per il nazismo, di cui l’anti-semitismo è probabilmente un aspetto passeggero”.[5]

Non è solo cecità politica, è collaborazione criminale col nemico degli ebrei. E Lei, Presidente, vuole chiudere gli occhi su questo aspetto della storia del sionismo? Le ricordo poi che i nazisti rispondevano molto positivamente alle offerte dei sionisti come dimostra questo brano di una loro circolare:

“I membri delle organizzazioni sioniste non devono essere, date le loro attività dirette verso l’emigrazione in Palestina, trattati con lo stesso rigore che invece è necessario nei confronti dei membri delle organizzazioni ebraico-tedesche (cioè gli assimilazionisti)”.[6]

E Reinhardt Heyndrich, capo dei Servizi Segreti delle SS dichiarava:

“Il momento non può più essere lontano ormai in cui la Palestina sarà in grado di nuovo di accogliere i suoi figli che aveva perduto da oltre mille anni. I nostri buoni auguri e la nostra benevolenza ufficiale li accompagnino”.[7]

La colonizzazione della Palestina era ben vista dai nazisti. Tra colonialisti ci si intende. Questo per ricordarLe che i nazisti, con l’aiuto consapevole dei sionisti, hanno colpito solo quegli ebrei che intendevano vivere nei paesi in cui erano nati e non volevano rendersi responsabili dell’occupazione della Palestina e della conseguente e inevitabile cacciata dei palestinesi. Queste vittime ebraiche non erano sioniste, erano semmai assimilazionisti o antisionisti. Dopo l’Olocausto, l’Occidente non ha fatto altro che premiare i sionisti consegnando loro la terra dei palestinesi e facendo pagare a chi non aveva nessuna colpa, il caro prezzo dello sterminio degli ebrei avvenuto per diretta responsabilità di alcuni paesi europei e per l’ignavia di altri nonché per il folle piano sionista. La collaborazione tra sionisti e nazisti é stata possibile anche, al di là dell’aspetto pratico della comune volontà di portare gli ebrei in Palestina, perché l’ideologia sionista e quella nazista avevano un punto in comune, come riconosce l’ebreo sionista Prinz:

“Uno Stato costruito sul principio della purezza della nazione e della razza (cioè la Germania nazista) può solo avere rispetto per quegli ebrei che vedono se stessi allo stesso modo”.[8]

Lo stesso personaggio si rendeva conto della situazione paradossale che si veniva a creare, e ammetteva:

“Per i sionisti era molto disagevole operare. Era moralmente imbarazzante sembrare essere considerati i figli prediletti del governo nazista, in particolare proprio nel momento in cui esso scioglieva i gruppi giovanili (ebraici) antisionisti, e sembrava preferire per altre vie i sionisti. I nazisti chiedevano un «comportamento più coerentemente sionista»”.[9]

E tuttavia la collaborazione andò avanti. Fu una collaborazione multiforme che ricostruisco nel mio saggio “La natura del sionismo”10] . Le voglio ricordare, per finire, l’invito di Dov Joseph, caporione dell’Agenzia Ebraica, che sul finire del 1944, quando gli ebrei morivano a centinaia di migliaia nei lager, parlando a giornalisti sionisti in Palestina preoccupati delle notizie dei massacri, li mise in guardia contro:

“la pubblicazione di dati che esagerano il numero delle vittime ebraiche, perché se noi annunciamo che milioni di ebrei sono stati massacrati dai nazisti, poi ci chiederanno, a ragione, dove sono i milioni di ebrei per i quali noi rivendichiamo una patria quando la guerra sarà finita”. [11]

Questo può bastare, ma ho l’ardire signor Presidente di consigliarLe di approfondire l’argomento.

La storia del sionismo è una storia criminale, non è sorprendente quindi che i sionisti e lo Stato sionista continuino a trattare così barbaramente i palestinesi. Ma la mia preoccupazione va al di là della tristissima situazione del popolo palestinese che tutti sembrano dimenticare.

Sinceramente, signor Presidente, vogliamo fare la fine degli Stati Uniti in Iraq? Oggi personaggi importanti negli USA, come l’ex presidente Jimmy Carter, o gli studiosi universitari Mersheimer e Walt si sforzano di aprire gli occhi ai loro compatrioti sulle conseguenze della cieca politica estera elaborata a Tel Aviv e nei circoli dei neoconservatori sionisti di Washington che gli Stati Uniti stanno conducendo in Medio Oriente. Crede che la guerra in Iraq sia stata fatta per le armi di distruzione di massa di Saddam? Per la minaccia che l’Iraq rappresentava per l’Occidente? Per l’esportazione della democrazia? Per gli interessi petroliferi americani? Molti sostengono quest’ultima ipotesi (le altre sono miseramente crollate). Ma il petrolio non si compra sul mercato? E poi quanto verrebbe a costare se dobbiamo fare una guerra ad ogni paese produttore? Signor Presidente, la guerra è stata fatta per eliminare un possibile rivale di Israele e per consolidare il dominio sionista in Medio Oriente. Adesso Tel Aviv invita l’Occidente a distruggere l’Iran, e ricatta tutti facendo capire che se non lo facciamo noi, sarà proprio Israele a farlo. Come? Invadendo l’Iran? No Presidente, sappiamo tutti che Israele ricorrerebbe alle sue armi nucleari.

Gli americani si stanno accorgendo, a proprie spese, di cosa voglia dire essersi fatti invischiare in una guerra assurda in Iraq per gli interessi di Israele. E noi non ce ne vogliamo rendere conto. Vogliamo veramente farci coinvolgere nella guerra nucleare contro l’Iran? Nella guerra mondiale contro l’Islam?

Prenda esempio dall’ex-presidente Carter e denunci l’Apartheid di Israele. Se non lo vuole fare Lei, lasci che qualcun altro, per il bene dell’umanità, degli ebrei e dei palestinesi, continui a denunciare il sionismo e si batta per uno Stato unico, democratico, pacifico in Palestina per tutti i suoi abitanti, nessuno escluso.

Signor Presidente,

Lei non si ricorderà di me, eppure noi ci siamo conosciuti e ci siamo parlati. Fu in una triste occasione. Qualche anno fa, all’aeroporto di Fiumicino, Lei in rappresentanza del suo partito venne a portare solidarietà a mia sorella, Marisa, che, dopo aver partecipato ad una manifestazione pacifista a Gerusalemme, solo perché guardava da dietro la vetrata dell’albergo i poliziotti israeliani che massacravano un ragazzino palestinese per strada, perse un occhio quando da un idrante con la stella di Davide spararono uno spruzzo talmente violento da infrangere il vetro e conficcarle una scheggia nell’occhio. Allora veniva a porgere un saluto a mia sorella che aveva pagato per difendere i diritti e la dignità dei palestinesi. Oggi con la sua dichiarazione inaccettabile accusa gli antisionisti, e molti sono ebrei, che si battono per uno Stato democratico in Palestina mettendoli nello stesso immondezzaio degli antisemiti.

Credo, signor Presidente, che i sionisti sono riusciti a fare con Lei, ancora peggio che con mia sorella.

A lei sono riusciti ad accecare non uno, ma tutti e due gli occhi!

Distinti saluti

Manno Mauro

NOTE:

[1] Jewish Chronicle, 22 gennaio 1982.

[2] Maxime Rodinson, Peuple juif ou problème juif? Parigi, Petite collection Maspero, 1981, pp. 174-75.

[3] Maxime Rodinson, Peuple juif ou problème juif? cit. p. 174.

[4] Jacob Klatzkin, (1925), citato in Jacob Agus, The Meaning of Jewish History, in Encyclopedia Judaica, vol II, p. 425.

[5] Harry Sacher, Jewish Review, settembre 1932, p. 104, Londra.

[6] Circolare della Gestapo bavarese indirizzata al corpo di polizia bavarese, 23 gennaio, 1935, pubblicata in Kurt Grossman, Zionists and Non-Zionists under Nazi Rule in the 1930’s, Herzl Yearbook, vol VI, p. 340.

[7] Reinhardt Heyndrich, capo dei Servizi Segreti delle SS, The Visible Enemy, articolo pubblicato in Das Schwarze Korps, organo ufficiale delle SS, maggio 1935.

[8] Joachim Prinz, (1936), citato in Benyamin Matuvo, The Zionist Wish and the Nazi Deed, Issues, (1966/67), p. 12.

[9] Joachim Prinz, Zionism under the Nazi Government, in Young Zionist, Londra, novembre 1937, p. 18.

[10] La natura del sionismo, supplemento al numero 56, novembre 2006, di Aginform.

[11] Yoav Gelber, Zionist Policy and the Fate of European Jewry, p. 195

Mauro Manno: “Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana” Leggi l'articolo »

Giornata dell’Amnesia: lettera al fantasma di Primo Levi.

“Forse, quanto è avvenuto non si può comprendere, anzi, non si deve comprendere, perché comprendere è quasi giustificare.”

(Primo Levi)

-immagini olocausto,immagini dalla giornata della memoria,olocausto palestinese,olocausto ebrimmagini tratte da DesertPeace, blogger israeliano di Gerusalemme

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Primo Levi,
ascoltami, io non riesco a comprendere,
quindi non giustifico.

Non riesco a comprendere come Israele tuteli la sua sicurezza
uccidendo (l’altro ieri) Mahran Zakariyya Abu Al Maseer, diciassettenne,
mentre era alla ricerca di un lavoro.

Come pretende di difendere i suoi civili
impedendo ad un padre di famiglia palestinese malato di cancro
di raggiungere l’ospedale per le cure necessarie invece di morire dinnanzi ad un checkpoint  (giovedì scorso)
oppure sparando in testa ad un fedele in preghiera in una moschea (venerdì scorso)
o gambizzando un contadino che coltiva la sua terra (sempre venerdì scorso)
o ferendo due ragazzini e bloccando le ambulanze in soccorso (sabato scorso)
o ancora lasciando morire i prigionieri politici palestinesi infermi nelle sue illegali prigioni. (mercoledì scorso)

Non riesco a comprendere come Israele fa valere
il diritto alla sua esistenza
sparando sulla nuca  una bambina che sta andando a comprare dei dolci.

Ma più di tutto,
Levi,
non capisco come Israele impugni la tragedia del suo Olocausto
come strategia ritorsiva contro chi critica e denuncia
il razzismo, la confisca delle terra, la negazione dei diritti umani
e ogni crimine di guerra compiuto contro la popolazione palestinese.

MAI PIU’:
Il senso della Shoah.

Non 
MAI PIU’ a me…

MAI PIU’ a nessuno.

Primo Levi credimi il giorno della memoria ha figliato
più amnetici che memori.

Mai più campi di concentramento,
che siano essi a Guantanamo o ad Abu Ghraib,
Mai più comignoli che fumano cadaveri bruciati
come i cadaveri carbonizzati del migliaio di libanesi morti sotto le bombe a grappolo israeliane.
Mai più al ghetto di Varsavia
e accidenti, il muro dell’apartheid più il furto delle entrate fiscali riduce la Palestina proprio a quella condizione.

Quantitativamente, l’Olocausto degli ebrei non è paragonabile alla lenta ma progressiva eliminazione dei palestinesi.

Ma la qualità di talune efferatezze,
assume raccapriccianti convergenze con i metodi di sterminio nazisti.

La stella gialla  appare sempre più simile ad una mezzaluna rossa.

guerrilla radio

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Hollowcaust Holaballoo di Gabriel Ash (tradotto da Cloroalclero)

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Hrant Dink, ultima vittima del genocidio armeno

L’articolo 391 del codice penale turco prevede per chi ricorda in pubblico il genocidio armeno,
il reato di  «insulto all’identità turca».
Per questo Hrant Dink  fu arrestato e processato.

E per questo Hrant Dink
è stato ucciso venerdì scorso da un nazionalista turco.
video of armenian genocide

“Chi non ricorda la storia è destinato a riviverla”

 Bisognerebbe appiccicarlo 
 sotto ogni ritratto dell’eroico Ataturk

   guerrilla radio

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