WHO IS HANDALA??? (Naji Al-Ali)

Who is this!
Naji: A boy!
Editor: I know it’s a boy.
Naji: His name is Hanzalah!
Editor: Why he has his back turned on people?
Naji: (Silence)….Since he flee from Palestine; he’s been looking back towards it ever since.
Naji: …and because people have turned their backs on Palestine, it might have appeared to you as if he has his back tuned on people.
Editor: A great idea…but we have to explain it to the reader…
[Naji introducing Handala to the readers for the first time]
Hadala: Dear reader,
Allow me to introduce my self
My Name is Hanzalah
My Fathers name isn’t really important!
My mothers’ name is Nakbah (Catastrophe)
My shoe size! I don’t know it because I’m always bare-footed.

My nationality!
I’m not a Palestinian
Not Kuwaiti
not Lebanese
not Egyptian
I’m an Arab!

Hadala continues: I meet up by chance with the cartoonist Naji… he was angry hating his job, because he’s unable to pencil in and he explained to me the reason…

Every time he drew a caricature, a leader, a ministry, or an embassy must complain about the caricature he made….and he told me he will go find his self a new job from now on.

And after I comforted him and I introduced my self to him properly
…..I told him I’m going to draw the caricatures on his behalf every day

“Fu quando nacque il personaggio di Handala. E finalmente ho introdotto Handala ai lettori: “Sono Handala, dall’accampamento di Ain al-Helwa. Do la mia parola d’onore che rimarrò leale alla causa”. Quella era la promessa che avevo fatto a me stesso. Il giovane, scalzo Handala era un simbolo della mia infanzia. Aveva l’età che avevo io quando lasciai la Palestina e, in un certo senso, ho quell’età ancora oggi. Anche se tutto questo è accaduto 35 anni fa, i particolari di quel periodo della mia vita sono ancora assolutamente presenti nella mia mente. Sento di poter ricordare e percepire ogni cespuglio, ogni pietra, ogni casa ed ogni albero che ho incontrato quando ero un bambino in Palestina. Il personaggio di Handala era una specie di icona che ha protetto la mia anima dal cadere ogni volta che rallentavo o stavo ignorando il mio dovere. Quel bambino era come una spruzzata di acqua fresca sulla fronte, mi risvegliava l’attenzione preservandomi dall’errore e dall’indecisione. Era l’ago della bussola, costantemente puntato verso la Palestina. La Palestina non soltanto in termini geografici, ma la Palestina nel suo senso umanitario – il simbolo di una causa giusta, che fosse in Egitto, in Vietnam o in Sud Africa”.

“I Am from Ain al-Helwa” di Naji al-Ali, da Al-Aharam Weekly

 


Naji sapeva bene che allontanandosi dal campo profughi, dal quotidiano vivere della sua gente, avrebbe corso il rischio di fare la fine degli uomini sotto il sole di Kanafani, di perdere la memoria, l’identità, l’urgenza della lotta, di trasformarsi, come tanti, in un “tanabel”, un piccolo uomo ripiegato su sé stesso, tutto intento ai propri affari(13).

Naji non aveva letto Il tamburo di latta di Günther Grass: in quel suo primo romanzo, pubblicato nel 1959, il grande scrittore tedesco racconta vent’anni di storia del proprio paese, da Weimar alla caduta del nazismo, con gli occhi di Oskar, un bambino che a tre anni smette volontariamente di crescere, esprimendo in questo modo insolito tutta la sua ripugnanza verso il mondo degli adulti, il suo disgusto per il perbenismo, la falsità e la grettezza di quella borghesia, codarda e indifferente, che aveva consentito l’avvento del nazismo(14).

Come il piccolo Oskar di Grass, anche il piccolo Handala uscito dalla matita di Naji è voce narrante, è testimone della storia, è la coscienza del suo autore, è l’autore stesso che rifiuta di crescere per conservare quanto più vivido e doloroso il ricordo del giorno in cui, a dieci anni, scacciato dalla sua casa, privato di ogni cosa, fu costretto a vivere in una tenda nel campo profughi di Ain al-Helwa, lontano dalla Palestina.

E se Oskar esprime la propria rabbiosa protesta picchiando incessantemente sul suo tamburo di latta ed emettendo un urlo lacerante che manda in frantumi ogni vetro, così Handala, scalzo, lacero e spelacchiato, non mostra mai il viso, volta le spalle al lettore e non distoglie invece mai lo sguardo dalle vicissitudini della sua gente.

Nessuno vorrebbe avere tra i piedi dei bambini come Oskar e Handala!

Al-Handal è un’erba selvatica comune in Medioriente, molto spinosa e dai frutti di sapore amaro; e Handala è un bambino che conosce l’amarezza dell’esilio, della negazione, dell’abbandono, del tradimento… Naji lo presentò al suo popolo in un momento in cui, a livello internazionale, i palestinesi non erano ancora riusciti a imporre una propria presenza politica, e d’altra parte nessuno mostrava il minimo interesse al problema dell’espropriazione della Palestina… Naturale che Handala voltasse le spalle al mondo intero! Tuttavia, nemmeno in seguito ebbe alcun buon motivo per mostrarsi: non nel giugno del 1967, quando gli Israeliani, dopo aver annientato al suolo l’aviazione egiziana e sbaragliato quella giordana, inghiottirono quel che restava della Palestina cacciandone quanti più abitanti potevano, arrivando persino a lanciare bombe incendiarie sulle colonne dei profughi in fuga(15); non nel “settembre nero” del 1970, quando il presidente americano Nixon e Hussein di Giordania, sovrano di un paese arabo, si accordarono per farla finita con gli ingombranti fedayin palestinesi che ad Amman avevano il loro quartier generale: la ferocia dei soldati giordani fu tale che alcuni guerriglieri palestinesi, pur di non cadere nelle loro mani, preferirono riparare in… Israele!(16)

Che sguardo avrà avuto Handala in quel momento?

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