Novembre 2004

brogli elettorali

Elezioni americane
Nelle scorse ore Repubblica.it ha pubblicato una serie di
notizie agghiaccianti sulle elezioni americane.
Facciamo qualche esempio in Pennsylvania almeno una
dozzina di anziani ha ricevuto telefonate dove sono stati
informati che non hanno il diritto di votare.
Nel Michigan gli elettori hanno invece ricevuto
telefonate, da parte di una giovane voce femminile, dove
viene ricordato che votare per Kerry significa
“appoggiare la legalizzazione dei matrimoni gay”.
Questo nonostante Kerry non sia un sostenitore delle
nozze gay.
A Filadelfia invece, secondo quanto riporta il sito
internet Drudgereport, all’apertura dei seggi alcune
macchine elettorali gia’ contenevano un totale di
duemila voti. Non e’ chiaro se la presenza dei voti nei
macchinari sia dovuta ad un mancato riazzeramento (un
fattore quindi accidentale) o invece a un tentativo di
frode

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La ragione profonda di questa situazione e’ certamente ignoranza

Buon Giorno Mondo!


Grande giornata di sole sul centro Italia.
Ed e’ una buona notizia! Il sole splende sul pianeta,
questa notte la biosfera non ha abbandonato la Terra e
internet funziona ancora. E voi che ci leggete siete, con
molta probabilita’, ancora vivi.
Per il resto e’ una giornata di merda e pare proprio che
Bush abbia vinto le elezioni Usa.
Una domanda sorge spontanea nelle menti dei
democratici di tutto il mondo: ma checcavolo hanno in
testa la maggioranza degli statunitensi?
Affluenza alle urne storica: ha votato il 60% degli aventi
diritto. Ora siamo certi che circa un terzo degli
statunitensi vuole la guerra e se e’ nucleare e’ meglio. E
sospetto che anche molti di quelli che non sono andati a
votare siano d’accordo.
Ci aspettano quattro anni sicuri di guerra, abusi di
potere, censure sui media, complotti petroliferi.
Cerchiamo di non farci prendere dal panico. Speriamo
che a Bush gli venga un colpo, speriamo che i marziani
sbarchino sul pianeta portando amore e sesso. Speriamo
in qualche cosa di altamente improbabile perche’ senno’
vedremo il mondo peggiorare in modo spaventoso e il
torrente di sangue che ogni giorno scorre diventare un
fiume.
Intanto, per ingannare il tempo, potremmo esercitarci a
rispondere a domande profonde e scomode.
Quelle che voi, cari lettori, adorate visto che vi ostinate a
voler ricevere questo quotidiano dissidente (a volte
anche da se stesso).
Di chi e’ la colpa di questa sconfitta?
C’e’ una colpa personale di qualcuno? O si tratta solo di
una causa meccanica? Oppure tutte e due le cose
assieme?
I democratici Usa, per la maggior parte, si dedicheranno
a maledire i media, le montature infamanti contro Kerry,
la disinformazione.
Ma il fatto che e’ davanti ai nostri occhi travalica ogni
capacita’ di far finta di niente.
Bush e’ il presidente piu’ sputtanato della storia del
mondo. Ed e’ anche uno sfigato perche’ e’ stato beccato
su tutte le minchiate che ha combinato.
La sua guerra contro l’Afghanistan e l’Iraq e’ stata un
disastro, il terrorismo non e’ mai stato cosi’ forte.
Dall’inizio della guerra, solo in Iraq sono morte
centomila persone.
Piu’ di mille i soldati Usa uccisi.
Si e’ scoperto che Saddam non aveva armi di distruzione
di massa, che i vertici militari Usa hanno permesso le
torture, che hanno ordinato l’uso di armi all’uranio
impoverito.
E’ ormai risaputo che Bush era in affari con Bin Laden,
con i vertici della Enron e della Carlyle. Risaputo che
Bush era stato avvisato del pericolo dell’11 settembre e
non ha fatto nulla. Ed e’ stata mostrata la sua faccia
idiota e indifferente quando, durante la visita a una
scuola, e’ stato informato dell’attacco alle Torri
Gemelle.
E’ dimostrato che Bush e’ stato un imboscato durante la
guerra del Vietnam.
Ed e’ di pubblico dominio che mai come oggi il debito
pubblico, la poverta’ e il disagio sono stati cosi’ alti in
Usa.
E tutte queste ragioni per non votare Bush sono state
ripetute migliaia di volte in televisione e sui giornali.
Centinaia di artisti, scienziati e religiosi hanno cercato di
spiegare agli statunitensi perche’ non votare Bush.
Semplicemente dobbiamo ammettere che esiste uno
zoccolo duro reazionario (in Usa come nel resto del
mondo) che riesce a raccogliere intorno ai suoi obiettivi
un terzo della popolazione e governare.
Si’, nel sistema democratico basta il 30 per cento dei voti
per governare, se il 40% della popolazione si astiene.

Ma come e’ stato possibile che la gente non abbia
ascoltato tutte le star di Hollywood, tutti i cantanti, tutti
gli scrittori che si sono impegnati contro Bush?
Si’, perche’ tutto il mondo della cultura Usa si e’
schierato pesantemente, per la prima volta. Perfino
Eminem ha realizzato un videoclip animato (molto bello)
in cui invitava i giovani ad andare a votare per fermare la
guerra.
Cosa significa questo?
La gente ama i film e le canzoni di certi intellettuali ma
poi non da’ loro retta quando parlano di politica?
Oppure lo Star System e’ solo un’illusione ed esiste una
sterminata popolazione che non legge libri, guarda solo i
film di Schwarzenegger e ascolta unicamente musica
country texana?
Ahime’, suppongo che siano vere entrambe le cose.
La ragione profonda di questa situazione e’ certamente
l’ignoranza. L’essere umano ha il cervello ma ancora
non ha imparato a usarlo. Questa e’ la ragione ultima di
tutti i disastri.
La diffusione della scolarizzazione, dei media, della
cultura, i progressi della psicologia, della pedagogia e
l’esperienza di usare i computer ci stanno insegnando a
usare il cervello.
E noi siamo qui a guardare la storia, che lentamente
porta l’Umanita’ verso la consapevolezza. Cogliamo i
mille segni di questa maturazione, le mille invenzioni
concrete per praticare in modo migliore la solidarieta’ tra
gruppi umani che hanno scelto di costruire un mondo
migliore. Non ci resta che pazientare.
E resistere, che va tanto di moda.
Ma forse ogni pacifista, in tutto il mondo, dovrebbe
chiedersi se non ci sia anche un tragico errore dei
progressisti a impedire al mondo di avviarsi verso un’era
di amore e comprensione.
Permettetemi due righe di filosofia profonda, il momento
lo richiede.
Che cosa sta succedendo? Se guardiamo gli ultimi
decenni nel loro insieme cosa vediamo?
Negli anni sessanta e settanta e’ nata una nuova visione
del mondo.
Al di la’ degli aspetti politici del ’68 c’e’ stato una ben
piu’ importante e poco visibile creazione di un nuovo
paradigma culturale sconosciuto alla precedente cultura
progressista. Si e’ creato un sistema globale di pensiero
che contesta le falsita’ e le censure della cultura e del
modus vivendi dominante.
E’ stato un percorso incredibile che ha coinvolto
centinaia di migliaia di intellettuali in tutto il mondo.
E’ stata riscritta la storia dell’umanita’, e’ stato scoperto
l’assurdo della dominazione del maschio, le follie del
parto violento, dell’educazione autoritaria dei bambini.
Sono state rivoluzionate la psicologia, l’idea del rapporto
tra salute psichica e mentale, la concezione del modo di
pensare. Milioni di persone hanno iniziato a parlare di
rilassamento, ascolto, intelligenza emotiva, amore
cosmico, pensiero laterale, ecologia, rispetto per tutte le
creature viventi. Abbiamo creato nuova musica, nuove
forme di comunicazione.
Il processo che sta portando a un mondo migliore ha
scardinato tutte le convinzioni, tutti i tabu’, tutte le
censure.
In un solo settore le vecchie idee sono ancora dominanti:
la politica.
Non facciamo piu’ nascere i nostri figli come vent’anni
fa. Non facciamo piu’ l’amore come vent’anni fa. Non
pensiamo e non comunichiamo allo stesso modo.
Ma gli strumenti che utilizziamo per cambiare il sistema
sono essenzialmente gli stessi di un secolo fa: corteo,
sciopero, battaglia elettorale.
La grande novita’ di questi anni e’ che qualcuno lo ha
gridato. Ti ricordi Nanni Moretti che urlava dal palco
indicando i dirigenti della sinistra che stavano proprio li’
davanti a lui: “Con questi leader non vinceremo mai!”?
Grande momento di consapevolezza. Abbiamo
applaudito tutti, noi del popolo progressista. E per un
attimo si e’ sognato che.
Ma in realta’ neanche Moretti sapeva che cosa avrebbe
potuto sostituire i nostri cari leader.
L’ondata di scherno si e’ presto esaurita e ora eccoli li’,
tutti belli e potenti, ancora al loro posto.
Semplicemente manca un’alternativa. In tutti i sensi. I
politici democratici non sono un’alternativa. E non
propongono un’alternativa. Sostengono solo di saper
gestire meglio quel che c’e’.
Questo e’ il nocciolo del problema.
Bush l’ha capito e ha impostato la sua campagna
elettorale su un solo concetto. Kerry e’ uno che non ha le
idee chiare: prima ha fatto l’eroe in Vietnam e poi
andava ai cortei pacifisti con Joan Beaz.
Io non capivo perche’ battessero tanto su questo tasto.
Tutti i video dei reduci del Vietnam contro Kerry non
negavano tanto che lui fosse un eroe di guerra. Erano
incentrati sull’idea che Kerry aveva tradito i suoi
commilitoni perche’ tornato a casa si era messo con i
pacifisti.
Bush sa che i suoi elettori, come disse Silvio, hanno la
testa di un bambino di dodici anni.
“Siamo in guerra, chi volete comandi l’esercito? Il
vecchio Bush, che fa errori di grammatica e di sintassi
spaventosi, veste come un vaccaro, ma pensa una sola
cosa e fa solo quella? Oppure vuoi andare in battaglia
con quel raffinato intellettuale voltagabbana di Kerry?”
Bush e’ il Sistema. E’ una garanzia. Sai esattamente cosa
fara’: la guerra!
Kerry dice che e’ contro la guerra ma che lascera’ i
soldati in Iraq per ancora almeno un anno. Anche un
dodicenne sa che un generale indeciso e’ un pericolo.
In Usa non si sono dimenticati del democratico Jimmy
Nocciolina Carter e di come guido’ nell’indecisione i
marines a massacrarsi da soli nel piu’ colossale incidente
di elicotteri mai verificatosi nella storia del mondo.
Morirono piu’ di 100 soldati d’elite, una formazione
d’assalto che doveva compiere un blitz spettacolare in
Iran e liberare il personale dell’ambasciata Usa
prigioniero degli Ayatollah. La loro base segreta era nel
deserto. Al momento del decollo una serie di collisioni a
catena distrusse il battaglione d’assalto. Gli iraniani
risero per mesi ringraziando Allah.
Questo i rudi uomini del west lo sanno. Ormai e’ una
memoria genetica: quando  iniziano a volare i proiettili
e’ meglio stare con quello piu’ cattivo e deciso.
I quaquaraqua’ fanno solo casino.

In conclusione voglio dire che dovremo comprendere
che non arrivera’ nessun leader a salvarci. Moretti e’
stato impreciso. Non e’ che con QUESTI leader non
vinceremo. Non vinceremo finche’ affideremo il nostro
destino ai leader. Alla vecchia politica. Non ci resta che
rimboccarci le maniche. Le cose da fare sono semplici e
chiare (e ne ho parlato fino alla nausea).
Si tratta di costruire un’alternativa concreta, fatta di cose
concrete: sviluppare il potere dei consumatori che
possono, se vogliono, togliere alla Esso la voglia di
finanziare Bush. E sicuramente lo vorrebbero se i
democratici smettessero di comprare la loro benzina.
E sviluppare il commercio etico, la cooperazione
internazionale, i gruppi di acquisto, il risparmio
energetico (casa per casa, palazzo per palazzo).
Creare nuovi spazi di vita, cultura, incontro e lavoro.
Ma ci vorra’ tempo. Ahime’.
Ma questa e’ la strada e lentamente sempre piu’ persone
lo capiscono.
E’ di questa mattina la notizia che il governo ha
concordato con le case farmaceutiche il ribasso del
prezzo del latte in polvere per neonati fino al 35%.
Scioccante che lo abbia alla fine fatto Berlusconi e che
Prodi e D’Alema si siano rifiutati di farlo nonostante le
continue denunce che in molti portammo avanti.
E attenzione: chi ha fatto veramente esplodere il caso?
Quando la notizia di questa infame truffa e’ arrivata sulla
bocca di tutti?
Quando un gruppo d’acquisto di Milano ha iniziato a
vendere il latte allo stesso prezzo degli altri paesi europei
Questa storia e’ esemplare per capire il solco tra la
vecchia e la nuova politica.
La sinistra non si e’ mai impegnata sul latte per neonati
perche’ il latte per neonati e’ connesso al problema
dell’allattamento al seno.
Le case farmaceutiche hanno provocato milioni di morti
convincendo le mamme del terzo mondo a non allattare
con campagne di disinformazione devastanti.
E anche da noi il crollo dell’allattamento al seno e’
legato alla politica di regali delle case farmaceutiche a
mamme e medici.
L’opposizione all’allattamento artificiale e’ giusta e
sacrosanta e la sosteniamo da anni.
Ma da questa posizione giusta si fa un passo mentale
verso il delirio, c’e’ un pensiero inespresso che ha
condizionato l’iniziativa della sinistra sulla questione del
latte: “In fondo e’ un bene che costi tanto cosi’ le madri
ci pensano due volte prima di usarlo. Se ci impegniamo a
far abbassare il prezzo del latte per neonati finisce che
gli facciamo pubblicita’.”
Un pensiero non solo idiota ma anche cinico.
Infatti il latte in polvere non e’ un lusso. Dobbiamo
informare le donne sul fatto che l’allattamento al seno e’
molto meglio di quello artificiale per la salute del
bambino e della madre (aiuta a “decongestionare” l’area
genitale). Ma dobbiamo anche dare modo a quella
minoranza di donne che non hanno latte (e quindi non
possono realmente allattare) di comprare il latte
artificiale e far sopravvivere i loro figli senza venir
truffate.
Dietro questa storia c’e’ l’involuzione mentale catto-
comunista. E la deformazione professionale di
considerare le persone “masse popolari”.
Il gruppo di acquisto di Milano ha dimostrato per
l’ennesima volta che quando ci occupiamo di problemi
concreti proponendo soluzioni vere e immediate
facciamo muovere la testa delle persone.
Ti fa incazzare la truffa del latte? Organizza un gruppo
d’acquisto.
Non un corteo per chiedere che qualcun’altro ti risolva il
problema.
Sei contro la guerra?
Isola termicamente la tua casa.
Non e’ solo giusto. E’ intelligente: ogni 30 anni, secondo
uno studio del Politecnico di Milano, buttiamo via in
spreco energetico una cifra pari al valore della casa che
riscaldiamo.

PS:
Ho telefonato al professor Fauri, che dirige una delle
aziende che “comprano lo spreco” di cui ha parlato
anche Report (http://www.report.rai.it). Ho cosi’
scoperto che si tratta di quel Maurizio Fauri che
intervistammo per Cacao anni fa. Aveva inventato
(insieme a Vito di Noto) una batteria al magnesio che
dura di piu’, costa di meno ed e’ completamente
ecologica
E siccome sono persone oneste da far
schifo avevano lasciato la scoperta all’Universita’ di
Padova, presso la quale lavoravano come docenti.
Avevamo allora denunciato il fatto che l’Universita’
avesse bloccato con artifizi burocratici la diffusione di
questa nuova tecnologia. Cosi’ i due scienziati non solo
non si arricchirono in modo spaventoso per la loro
onesta’ ma non ebbero neppure la gloria e la
soddisfazione di veder utilizzata la loro scoperta con tutti
gli incredibili benefici ecologici che avrebbe portato. E
ancora stanno aspettando che l’Universita’ decida come
rendere possibile la vendita o l’utilizzo di un brevetto
scientifico di inestimabile valore (burocrazia, oh cara!).
Pero’ evidentemente non si sono persi d’animo. Invece
di suicidarsi perche’ il mondo e’ crudele, darsi all’alcool
o alle droghe o annichilirsi con la pornografia e i
videogames, sono mentalmente sopravvissuti ad anni di
battaglie tecnico-legali per rendere disponibile la loro
invenzione.
Dalla loro presumibile incazzatura e’ nata un’azienda per
l’acquisto dello spreco e sono riusciti a concludere le
prime esperienze con alcuni comuni.
E  addirittura a farlo sapere a milioni di italiani grazie a
Report (grazie, Report, grazie!).
Beh, ho telefonato al professor Fauri per fargli i
complimenti e perche’ volevo sapere quanti comuni lo
avevano contattato a cinque giorni di distanza dalla
trasmissione di Rai3.
Quanti?
Dai, pensa un numero!
Di meno.
Non si arriva alla decina.
Va beh. Tocca avere pazienza.
E intanto resistere, insistere e continuare a esistere.
Tanto alla fine vince la storia.
Cent’anni fa chi mai avrebbe veramente creduto che le
donne potessero votare, gli operai avere le otto ore, le
ferie pagate, la pensione e l’assicurazione malattie. Chi
avrebbe potuto credere che gli inglesi avrebbero
abbandonato le colonie e che i negri sarebbero arrivati a
entrare nei bar dei bianchi e bere negli stessi bicchieri.
Il mondo va avanti e voi brutti stronzi ignoranti
reazionari alla fine perdete sempre e dovete arretrare e
darci ragione!
Disgraziatamente giochiamo due partite diverse. Voi
vincete solo se si guarda la storia giorno per giorno. Voi
combattete per accaparrarvi soldi e potere e ci riuscite.
Noi giochiamo una partita che dura decenni. Perche’
lottiamo per dare un futuro migliore ai nostri figli.
E sono millenni che ci riusciamo.

Simone Canova, Jacopo Fo, Gabriella Canova, Maria Cristina

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Michael Moore: no al suicidio!

Michael Moore propone 17 motivi per non disperare dopo la vittoria di Bush:

Cari amici,
Ok, che schifo. Davvero che schifo. Ma prima che vi buttiate troppo giù cerchiamo, con le parole di Monty Python, di “guardare sempre al lato positivo della vita!”. Dopo le elezioni di martedì ci SONO alcune buone notizie.
Ecco 17 motivi per non tagliarsi le vene:
 

  1. Per legge, George W. Bush non può candidarsi di nuovo per la presidenza.
  2. La vittoria di Bush è stata la vittoria con il margine PIU’ STRETTO di un presidente dai tempi di Woodrow Wilson nel 1916.
  3. La sola fascia di età in cui la maggioranza ha votato per Kerry è stata quella dei giovani adulti (Kerry: 54%, Bush: 44%), il che dimostra una volta di più che i vostri genitori hanno sempre torto e che non dovreste mai ascoltarli.
  4. Malgrado la vittoria di Bush, la maggioranza degli americani pensa tuttora che il Paese stia andando nella direzione sbagliata (56%), crede che non valeva la pena di combattere la guerra (51%) e non approva l’operato di George W. Bush (52%). Nota per gli stranieri: non cercate di capirci qualcosa. E’ una cosa americana, come le Pop Tarts. (dolcetti ripieni di marmellata alla ciliegia, NdT)
  5. I repubblicani non hanno una maggioranza a prova di bomba, con 60 seggi, al Senato. Se i democratici fanno il loro lavoro, Bush non potrà riempire la Corte Suprema di ideologi di destra. Ho forse detto “se i democratici faranno il loro lavoro”? Uhm, forse farei meglio a togliere questa frase.
  6. Il Michigan ha votato per Kerry! E così ha fatto l’intero Nord-est, dove è nata la nostra democrazia. Così hanno fatto sei degli otto Stati dei Grandi Laghi. E tutta la Costa occidentale! Più le Hawaii. Ok, è un inizio. Abbiamo la gran parte delle acque potabili, tutta Broadway, e il Monte St. Helens. Possiamo disidratarli o sotterrarli nella lava. E niente più canzoni di spettacoli!
  7. Ancora una volta ci hanno ricordati che la buckeye (una specie di castagna selvatica che è il simbolo dell’Ohio, anche chiamato il Buckeye State) è una noce, e non una noce qualunque – una noce velenosa. Una grande nazione è stata messa in ginocchio da una noce velenosa. Che Ohio State la paghi cara questo sabato, quando incontra Michigan (in una partita di football universitario, NdT).
  8. L’88% del voto per Bush è venuto da elettori bianchi. Tra cinquant’anni, l’America non avrà più una maggioranza bianca. Ehi, cinquant’anni non sono poi così tanti! Se hai dieci anni e stai leggendo questa lettera, i tuoi anni d’oro saranno davvero d’oro e sarai ben assistito nella tua età d’oro.
  9. I gay, grazie ai referendum approvati martedì, non possono sposarsi in 11 nuovi Stati. Grazie a Dio. Pensate solo a tutti quegli anelli di matrimonio che non dovremo comprare.
  10. Cinque afro-americani in più sono stati eletti come membri del Congresso, incluso il ritorno di Cynthia McKinney in Georgia. E’ sempre bello avere più neri lì dentro a combattere per noi e fare il lavoro che i nostri candidati non possono fare.
  11. L’amministratore delegato della Coors è stato trombato per il Senato in Colorado. Bevete! (Pete Coors, numero uno dell’omonimo marca di birra, è un grande finanziatore dei repubblicani e in particolare dell’ala più conservatrice del partito, NdT)
  12. Ammettetelo: ci piacciono le gemelle Bush e non vogliamo che se ne vadano.
  13. A livello dei singoli Stati, i democratici hanno guadagnato almeno tre Camere nelle elezioni di martedì. Su 98 Camere controllate da uno dei due campi (Camera/Assemblea e Senato), i democratici sono andati alle elezioni controllando 44 Camere, i Repubblicani 53 e una era divisa a metà. Dopo martedì, i democratici ora controllano 47 Camere, i repubblicani 49, una Camera è divisa a metà e un’altra (quella del Montana) è ancora in ballo.
  14. Il presidente Bush ora è un’anatra zoppa. Non avrà più un periodo più bello di quello che sta vivendo questa settimana. Per lui d’ora in poi c’è solo discesa – e, soprattutto, semplicemente non vorrà fare tutto il duro lavoro che ci si aspetterà da lui. Sarà come è per tutti l’ultimo mese dell’ultimo anno di scuola – ce l’hai già fatta, quindi è tempo di fare festa! Forse vivrà i prossimi quattro anni come se fosse sempre venerdì, trascorrendo ancora più tempo al suo ranch o a Kennebunkport (dove c’è la residenza estiva della famiglia Bush, nel Maine, NdT). E perché non dovrebbe? Ha già dimostrato quanto vale, vendicando suo padre e sconfiggendoci.
  15. Se Bush dovesse decidere di farsi vedere al lavoro e portare questo Paese per una strada molto buia, allora è ugualmente probabile che uno dei seguenti scenari si realizzi: a) Ora che non deve neanche ascoltare i cristiani conservatori per essere eletto, qualcuno potrebbe suggerirgli che dovrebbe passare questi ultimi quattro anni a costruire “un’eredità” cosicché la Storia dia un verdetto più gentile su di lui e di conseguenza Bush non dovrebbe insistere troppo duramente su un’agenda di destra; o b) Diventerà così sicuro di sé e arrogante – quindi incauto – e commetterà un errore così grande che persino il suo stesso partito dovrà toglierlo dalla Casa Bianca.
  16. Ci sono quasi 300 milioni di americani – 200 milioni dei quali maggiorenni. Abbiamo perso solo per tre milioni e mezzo! Non è una valanga – vuol dire che ci siamo quasi. Immaginate di perdere per venti milioni. Se aveste 58 yard da fare per raggiungere la linea di meta e poi ne percorreste 55, vi fermereste sulla linea delle tre yard prendendo in mano la palla per andare a casa a piangere – specialmente quando tocca a voi ricominciare sulla linea delle tre yard? Certo che no! Fatevi coraggio! Abbiate fede! Ci sono altre metafore sportive in arrivo!
  17. Infine e soprattutto, più di 55 milioni di americani hanno votato per il candidato soprannominato “Il liberal numero uno al Senato”. E’ più del numero totale di elettori che hanno votato per Reagan, Bush I, Clinton o Gore. Ripeto, hanno votato più persone per Kerry che per Reagan. Se i media vogliono trovare una tendenza dovrebbe essere questa – che così tanti americani erano, per la prima volta dai tempi di Kennedy, disposti a votare per un liberal dichiarato. Il Paese è sempre stato pieno di evangelici – non è una novità. Quello che E’ una novità è che così tante persone sono passate a un liberal del Massachusetts. Di fatto, questa è una GRANDE novità. Significa: non aspettatevi che i media di massa, quelli che vi hanno tirato per il naso verso la guerra all’Iraq, vi raccontino mai la verità sul 2 novembre 2004. Di fatto, è meglio che non lo facciano. Abbiamo bisogno di questo elemento di sorpresa nel 2008.
    Vi sentite meglio? Spero di sì. Come mi ha scritto ieri il mio amico Mort, “il mio nonno rumeno usava dirmi ‘Ricorda, Morton, questo è un Paese magnifico – non ha nemmeno bisogno di un presidente!’”. Ma ha bisogno di noi. Riposatevi, vi scriverò di nuovo domani.

Vostro,
Michael Moore

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Arafat avvelenato

Arafat lentamente e fatalmente avvelenato: fonti palestinesi

Il presidente dell’Autorità Palestinese, Yasser Arafat, e’ stato lentamente e fatalmente avvelenato prima di essere trasportato ad un ospedale militare francese, hanno rivelato fonti palestinesi al sito islamico IslamOnline. “Questo lento avvelenamento ha causato dei gravi problemi al suo sangue, un caso che porta alla distruzione delle piastrine ed a frequenti coma, seguiti da un lungo coma irreversibile e dalla morte”, hanno dichiarato le fonti, che parlavano in condizione di anonimità.  Esse hanno aggiunto che un corpo della sicurezza palestinese ha aperto un’investigazione sul caso di avvelenamento di Arafat, confinato da tre anni nel suo compound di Ramallah.
Le analisi effettuate sul 75enne leader hanno rivelato che la patologia di Arafat e’ “misteriosa”, e non vi e’ certezza su cosa causi la distruzione sistematica delle piastrine nel suo sangue.
Lo stesso medico personale di Arafat, dottor Ashraf Kurdi, ha rivelato che “le condizioni di salute di Arafat rivelano che l’avvelenamento e’ una forte possibilità”. Il capo di staff del presidente, Ramzy Khoury, ha dichiarato che “Arafat e’ in condizioni gravissime”, smentendo però fonti mediche francesi che dichiaravano Arafat in “coma irreversibile” o “clinicamente morto”. Altre fonti dichiarano che il leader palestinese sia morto o tenuto artificialmente in vita mediante macchinari.

Da circa quattro anni, dopo che Arafat aveva rifiutato di piegarsi ulteriormente alle pretese di Israele e, per questo, era divenuto “irrilevante”, Israele minacciava di uccidere il leader palestinese. Nella sua vita, Arafat era sopravvissuto a diversi tentativi di assassinio, inclusi tre tentati avvelenamenti. Solo due mesi fa, il ministro israeliano Ehud Olmert aveva dichiarato che “uccidere Arafat e’ un’opzione che Israele valuta sempre più seriamente”. In particolare dopo l’assassinio dei due leaders palestinesi Ahmad Yassin e Abdel Aziz al-Rantissi – cui Sharon aveva personalmente assistito – Israele aveva intensificato le sue minacce verso il leader dell’AP, ma, a seguito dell’unanime condanna della comunità internazionale, aveva moderato i toni e passato a vie di fatto più “occulte

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IBRAHIM DE ABIS: E’ AL FATAH CHE DECIDERA’

      IBRAHIM DE ABIS: E’ AL FATAH CHE DECIDERA’ IL FUTURO
 
 

Gerusalemme, novembre – Per i palestinesi è tempo di profondo dolore. Commentatore del quotidiano Al Quds e del settimanale Jerusalem Times, Ibrahim de Abis è stato ascoltato da Arabmonitor su che cosa potrebbe accadere adesso in seno all’Autorità nazionale palestinese, ma anche su cosa possa aver minato la salute di Yasser Arafat. 

Chi dispone attualmente del potere, non legale ma autorità di fatto, per condurre l’Autorità nazionale palestinese ?

“Il partito di Arafat, al Fatah. Ma più che di autorità, parlerei di abilità, di talento, che sono più importanti dell’autorità stessa”.

Pensa che la leadership collettiva sia una possibilità oppure la esclude come soluzione ?

“Non è una soluzione, almeno non per tempi lunghi. Può funzionare per un breve periodo in situazioni di emergenza, ma non a lungo. Gruppi come al Fatah o gli islamici hanno obiettivi molto differenti”. 

La controversia su dove seppellire il presidente Arafat può portare a uno scontro nei Territori occupati ?

“Abbiamo già regolarmente degli scontri. Non vedo ulteriori rischi”.

Ma negargli il diritto di riposare a Gerusalemme potrebbe creare tensione. L’ipotesi di seppellirlo ad Abu Dis non sembra una soluzione.

“Sicuramente se Israele rifiuta Gerusalemme, che ha una valore simbolico, e lo farà, ci sarà tensione, ci saranno proteste, si avranno delle manifestazioni. Sono anche d’accordo che Abu Dis non sia il posto adatto per ospitare la tomba di Arafat. A Gerusalemme esiste una sola alternativa: Ramallah, presso la Muqata. Là, la sepoltura diventerebbe un monumento e arriverà il giorno in cui si potrà spostarlo a Gerusalemme”.

Teme qualche provocazione israeliana, qualche ingerenza negli affari interni palestinesi in questo momento particolare ?

“Non penso che abbiano bisogno al momento di lanciare delle provocazioni o intendano interferire. Potrebbero dichiarare il coprifuoco da una parte piuttosto che da un’altra, oppure lanciare qualche operazione militare, ma sono tutte cose che avvengono comunque quotidianamente. Vedo piuttosto una forte ingerenza da parte americana nelle vicende politiche palestinesi per influenzare la scelta del futuro leader, indicando chi vogliono alla guida dei palestinesi”.

Chi è l’uomo che vorrebbero ?

“Abou Mazen. Dopo che aveva lasciato la carica di primo ministro, non si era fatto vedere per mesi alla Muqata. Da quando le condizioni di Arafat si sono aggravate, non si è più assentato per un giorno”.   

Ma lo vorrebbero per selezione o per elezione ?

“Lo vorrebbero eletto”.

Ma dispone di un sufficiente seguito popolare ?

“Non ha alcun sostegno popolare, ma se al Fatah lo candida e lo appoggia, nessuno sarà in grado di sfidarlo con la speranza di poterlo sconfiggere”.

Ma nel caso Abou Mazen diventasse presidente con il beneplacito americano, Israele potrebbe essere davvero costretto a fare delle concessioni, come non era mai capitato in passato.

“Perlomeno non avrebbe la possibilità di accampare delle scuse. Poi, c’è anche il secondo mandato di Bush che potrebbe indurre gli americani a fare di più. Certamente, quando Abou Mazen era alla guida del governo, Israele non gli aveva concesso proprio nulla”. 

Escuderebbe l’ipotesi che Yasser Arafat sia stato vittima di un avvelenamento ?

“Assolutamente no. Sono in molti a pensarlo, da quando i medici francesi hanno escluso la leucemia, il tumore. Girano voci sempre più insistenti che Arafat sia stato proprio avvelenato. Ripeto, sono sensazioni, ma sono in tanti ad averlo. Si pensa anche che potrebbe essere avvenuto attraverso l’acqua che beveva in cui sarebbe stata sciolta una qualche sostanza. Sicuramente un processo lento, maturato in mesi, affinché non lasciasse tracce e creasse dei sospetti. Israele è specializzato in questo. Tutti si ricordano il tentato assassinio di Khaled Meshal ad Amman, quando degli agenti israeliani gli iniettarono una sostanza velenosa, bloccandolo per strada”. 

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Parlando dell’Associated press, Yosef Lapid

Gerusalemme è luogo di sepoltura di sovrani ebrei, non di terroristi arabi
 
Tel Aviv, 6 novembre – Parlando alla televisione dell’Associated press, il ministro di Giustizia israeliano Yosef Lapid ha dichiarato che Yasser Arafat non verrà sepolto a Gerusalemme, perché la città “è luogo di sepoltura di sovrani ebrei e non di terroristi arabi”. E’ curioso come un immigrato in Palestina di origine ungherese, che tra l’altro fa parte di un governo guidato da un immigrato in Palestina di origine polacca, si prenda la libertà di bandire dalla sua terra i resti di un figlio di Gerusalemme.

Il senatore a vita Giulio Andreotti ha detto ieri presso la sede della Stampa estera a Roma che Arafat da morto non dovrebbe dare fastidio a nessuno: “sarebbe grave che anche da morto diventasse motivo di contraddizione”. Intanto, il Gran Mufti di Gerusalemme Ikrema Sabri ha affermato che quattro mesi fa, nel corso di un incontro, Yasser Arafat gli aveva espresso il desiderio di essere sepolto a Gerusalemme “vicino alla moschea di Al Aqsa

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Il mufti Ikrema Sabri: dove seppelire Arafat

05 nov 18:03   Arafat: mufti di Gerusalemme, “Vuole essere sepolto qui”


GERUSALEMME – Il mufti Ikrema Sabri, principale autorita’ religiosa musulmana di Gerusalemme, ha detto che Yasser Arafat aveva espresso il desiderio di essere sepolto a Gerusalemme. Il leader palestinese voleva che la sua salma fosse inumata nella moschea Al Aqsa, a Gerusalemme, il terzo luogo santo dell’Islam. Il governo israeliano ha piu’ volte detto no alla sepoltura a Gerusalemme. (Agr)

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Arafat: solo Israele decide dove avverrà la sepoltura

La sepoltura del rais: Israele in allerta
Nel timore di tumulti pronto il piano intitolato «Una nuova pagina»: due i luoghi per la salma. Mai a Gerusalemme
Il dopo Arafat è un’eventualità che l’esercito israeliano è pronto ad affrontare. I militari hanno lavorato nel corso nell’ultimo anno a un piano intitolato «Una nuova pagina», che esplora tutte le possibili opzioni militari da mettere in campo con la scomparsa del leader palestinese e che comprende anche una lista di luoghi dove le autorità permetteranno la sepoltura della salma.

ALLERTA – Il timore israeliano è che, subito dopo la morte del leader palestinese, la situazione nei Territori possa peggiorare; in particolare l’esercito teme che a Israele venga addossata la responsabilità della morte del rais, che negli ultimi tre anni ha vissuto da recluso all’interno della Muqata.

I PERICOLI– Un precedente, del resto, c’è già. Risale al 1 giugno 2001 quando il leader politico palestinese Faisal Husseini, morto di infarto in Kuwait, fu inumato nei pressi della moschea al Aqsa, accanto alla tomba del padre Abdel Kadr Husseini, un celebre condottiero militare palestinese. Dal 1967 (data della Guerra dei sei giorni) ad oggi, restano questi gli unici due funerali celebrati nella Spianata delle moschee. Nel giugno 2001 il premier era Ariel Sharon, il leader del Likud che verso quella Spianata nutre sentimenti molto profondi. Malgrado i timori che i funerali degenerassero in disordini, egli autorizzò l’ingresso a Gerusalemme di decine di migliaia di palestinesi al seguito del feretro.

 
 
IL PIANO – I soldati sono stati avvertiti che dovranno rispettare il lutto dei palestinesi, fare tutto il possibile per evitare scontri con la popolazione in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza ed evitare manifestazioni di gioia.

Quanto alla sepoltura, le autorità israeliane probabilmente non permetteranno che il presidente dell’Anp sia sotterrato sulla Spianata delle Moschee, come lui desidera. «Fino a quando vivrò, Arafat non sarà sepolto a Gerusalemme», ha fatto sapere il premier Ariel Sharon. L’ipotesi che Arafat sia un giorno sepolto sulla Spianata delle moschee desta inoltre grande collera fra i coloni di estrema destra che minacciano di impedire con la forza e con le armi lo svolgimento di una cerimonia del genere. Quella altura, dicono, è il Monte del Tempio, vi sorgeva il tempio di Salomone, è il luogo più sacro all’ebraismo.
LE OPZIONI – Due le opzioni alternative preparate dunque dai militari israeliani: la prima è che Arafat sia sepolto ad Abu Dis, alla periferia di Gerusalemme Est, in un pezzetto di terra che guarda la città vecchia; la seconda è che sia interrato nella Striscia di Gaza; in caso di sepoltura ad Abu Dis, il percorso del Muro di separazione è stato disegnato in modo che l’ipotetica tomba rimanga sul lato palestinese della barriera.

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tutti i nomi degli uomini (morti) del presidente

Cpl. Roberto Abad, Sgt. Michael D. Acklin II, Spc. Genaro Acosta, Pfc. Steven Acosta, Capt. James F. Adamouski, Pvt. Algernon Adams, Sgt. Brandon E. Adams, Spc. Clarence Adams III, 1st Lt. Michael R. Adams, Pfc. Michael S. Adams, Lt. Thomas Mullen Adams, Spc. Jamaal R. Addison, Lance Cpl. Patrick R. Adle, Capt. Tristan N. Aitken, Spc. Segun Frederick Akintade, Lance Cpl. Nickalous N. Aldrich, Spc. Ronald D. Allen Jr., Sgt. Glenn R. Allison, Lance Cpl. Michael J. Allred, Capt. Eric L. Allton, Cpl. Nicanor Alvarez, Cpl. Daniel R. Amaya, Pfc. John D. Amos II, Lance Cpl. Brian E. Anderson, Airman 1st Class Carl L. Anderson Jr., Petty Officer 2nd Class Michael C. Anderson, Spc. Michael Andrade, Pfc, Spc. Yoe M. Aneiros, Lance Cpl. Levi T. Angell, Army Spc. Edward J. Anguiano, Chief Warrant Officer Andrew Todd Arnold, Lance Cpl. Alexander S. Arredondo, Spc. Richard Arriaga, Staff Sgt. Jimmy J. Arroyave, Spc. Robert R. Arsiaga, Sgt. Evan Asa Ashcraft, Pfc. Shawn M. Atkins, Maj. Jay Aubin, Capt. Matthew J. August, Lance Cpl. Aaron C. Austin, Spc. Tyanna S. Avery-Fedder, Lance Cpl. Andrew Julian Aviles, Pfc. Eric A. Ayon, Sgt. 1st Class Henry A. Bacon, Sgt. Andrew Joseph Baddick, Staff Sgt. Daniel A. Bader, Staff Sgt. Nathan J. Bailey, Spc. Ronald W. Baker, Spc. Ryan T. Baker, Sgt. Sherwood R. Baker.

Pfc. Chad E. Bales, 1st Lt. Kenneth Michael Ballard, Maj. Spc. Solomon C. Bangayan, Lt. Col. Dominic R. Baragona, Pfc. Mark A. Barbret, Pfc. Collier E. Barcus, Sgt. Michael C. Barkey, Spc. Jonathan P. Barnes, Command Sgt. Maj. Edward C. Barnhill, Lance Cpl. Aric J. Barr, Sgt. Michael Paul Barrera, Maj. Carlos Barro Ollero, Sgt. Douglas E. Bascom, Spc. Todd M. Bates, Sgt. 1st Class Michael Battles Sr., Gunnery Sgt. Ronald E. Baum, Spc. Alan N. Bean Jr., Spc. Bradley S. Beard, Spc. Beau R. Beaulieu, Capt. Ryan Beaupre, Spc. James L. Beckstrand, Sgt. Gregory A. Belanger, Cpl. Christopher Belchik, Sgt. Aubrey D. Bell, Pfc. Wilfred D. Bellard, Staff Sgt. Joseph P. Bellavia, Sgt. 1st Class William M. Bennett, Spc. Robert T. Benson, 1st Lt. David R. Bernstein, Spc. Joel L. Bertoldie, Staff Sgt. Stephen A. Bertolino Sr., Staff Sgt. Marvin Best, Cpl. Mark A. Bibby, Sgt. Benjamin W. Biskie, Sgt. Michael E. Bitz, Sgt. Jarrod W. Black, Chief Warrant Officer Michael T. Blaise, Capt. Ernesto M. Blanco, Command Sgt. Maj. James D. Blankenbecler, Spc. Joseph M. Blickenstaff, Spc. Nicholas H. Blodgett, Sgt. Trevor A. Blumberg, Lance Cpl. Jeremy L. Bohlman, Gunnery Sgt. Jeffrey E. Bohr Jr., Lance Cpl. Todd J. Bolding, Sgt. Dennis J. Boles, Sgt. 1st Class Craig A. Boling, Petty Officer 3rd Class Doyle W. Bollinger Jr, Sgt. 1st Class Kelly Bolor, Staff Sgt. Stevon A. Booker.

Chief Warrant Officer Clarence E. Boone, Capt. John J. Boria, Pfc. Rachel K. Bosveld, Spc. Mathew G. Boule, Staff Sgt. Elvis Bourdon, Pvt. 1st Class Samuel R. Bowen, Staff Sgt. Hesley Box Jr., Pvt. Noah L. Boye, Lance Cpl. Aaron Boyles, Spc. Edward W. Brabazon, Cpl. Travis J. Bradach-Nall, Staff Sgt. Kenneth R. Bradley, Staff Sgt. Stacey C. Brandon, Spc. Artimus D. Brassfield, Pfc. Joel K. Brattain, Pfc. Jeffrey F. Braun, Chief Warrant Officer William I. Brennan, Staff Sgt. Steven H. Bridges, Spc. Kyle A. Brinlee, Staff Sgt. Cory W. Brooks, Sgt. Thomas F. Broomhead, Sgt. Andrew W. Brown, Tech. Sgt. Bruce E. Brown, Lance Cpl. Dominic C. Brown, Cpl. Henry L. Brown, Pfc. John E. Brown, Spc. Larry K. Brown, Spc. Lunsford B. Brown II, 1st Lt. Tyler H. Brown, Spc. Philip D. Brown, Pfc. Timmy R. Brown Jr., 1st Lt. Tyler H. Brown, Cpl. Andrew D. Brownfield, Petty Officer 3rd Class Nathan B. Bruckenthal, Lance Cpl. Cedric E. Bruns, 2nd Lt. Todd J. Bryant, Sgt. Ernest G. Bucklew, Spc. Roy Russell Buckley, Pfc. Paul J. Bueche, Lt. Col. Charles H. Buehring, Lance Cpl. Brian Rory Buesing, Sgt. George Edward Buggs, Spc. Joshua I. Bunch, Staff Sgt. Christopher Bunda, Staff Sgt. Michael L. Burbank, Staff Sgt. Richard A. Burdick, Spc. Alan J. Burgess, Lance Cpl. Jeffrey C. Burgess, Pfc. Tamario D. Burkett, Sgt. Travis L. Burkhardt.

Pfc. David P. Burridge, Pfc. Jesse R. Buryj, Pfc. Charles E. Bush Jr., Pvt. Matthew D. Bush, Pfc. Damian S. Bushart, Sgt. Jacob L. Butler, Capt. Joshua T. Byers, Cpl. Juan C. Cabralbanuelos, Pfc. Cody S. Calavan, Sgt. Juan Calderon Jr, Sgt. Charles T. Caldwell, Spc. Nathaniel A. Caldwell, Staff Sgt. Joseph Camara, Spc. Michael C. Campbell, Sgt. Ryan M. Campbell, Spc. Marvin A. Camposiles, Spc. Isaac Campoy, Spc. Ervin Caradine Jr., Spc. Adolfo C. Carballo, Pfc. Michael M. Carey, Cpl. Richard P. Carl, Pfc. Ryan G. Carlock, Pfc. Benjamin R. Carman, Staff Sgt. Edward W. Carmen, Spc. Jocelyn L. Carrasquillo, Sgt. Frank T. Carvill, Capt. Christopher S. Cash, Spc. Ahmed A. Cason, Pfc. Jose Casanova, Lance Cpl. James A. Casper, Capt. Paul J. Cassidy, Staff Sgt. Roland L. Castro, Sgt. Sean K. Cataudella, Lance Cpl. Steven C. T. Cates, Pfc. Thomas D. Caughman, Staff Sgt. James W. Cawley, Spc. Jessica L. Cawvey, Petty Officer 3rd Class David A. Cedergren, Lance Cpl. Manuel A. Ceniceros, Cpl. Kemaphoom A. Chanawongse, Spc. James A. Chance III, Staff Sgt. William D. Chaney, Chief Warrant Officer Robert William Channell Jr., Spc. Jason K. Chappell, Pfc. Jonathan M. Cheatham, Sgt. Yohjyh L. Chen, Lance Cpl. Marcus M. Cherry, 2nd Lt. Therrel S. Childers, Spc. Andrew F. Chris.

Staff Sgt. Thomas W. Christensen, Spc. Brett T. Christian, Spc. Arron R. Clark, Staff Sgt. Michael J. Clark, Lance Cpl. Donald J. Cline Jr., Pfc. Christopher R. Cobb, Lance Cpl. Kyle W. Codner, 1st Sgt. Christopher D. Coffin, Pvt. Bradli N. Coleman, Cpl. Gary B. Coleman, 2nd Lt. Benjamin J. Colgan, Sgt. Russell L. Collier, Sgt. 1st Class Gary L. Collins, Lance Cpl. Jonathan W. Collins, Chief Warrant Officer Lawrence S. Colton, Spc. Zeferino E. Colunga, Sgt. Robert E. Colvill, Sgt. Kenneth Conde Jr., Sgt. Timothy M. Conneway, Spc. Steven D. Conover, Capt. Aaron J. Contreras, Lance Cpl. Pedro Contreras, Sgt. Jason Cook, Command Sgt. Major Eric F. Cooke, Sgt. Dennis A. Corral, Chief Warrant Officer Alexander S. Coulter, 2nd Lt. Leonard M. Cowherd, Spc. Gregory A. Cox, Pfc. Ryan R. Cox, Lance Corporal Timothy R. Creager, Sgt. Michael T. Crockett, Staff Sgt. Ricky L. Crockett, Sgt. Brud J. Cronkrite, Lance Cpl. Kyle D. Crowley, Pvt. Rey D. Cuervo, Pfc. Kevin A. Cuming, Spc. Daniel Francis J. Cunningham, Staff Sgt. Darren J. Cunningham, Spc. Carl F. Curran, Cpl. Michael Edward Curtin, Staff Sgt. Christopher E. Cutchall, Pfc. Brian K. Cutter, Pfc. Anthony D. D’Agostino, Spc. Edgar P. Daclan Jr., Capt. Nathan S. Dalley, Lance Cpl. Andrew S. Dang, Spc. Danny B. Daniels II, Pvt. 1st Class Torey J. Dantzler, Pfc. Norman Darling, Capt. Eric B. Das.

Spc. Shawn M. Davies, Pvt. Brandon L. Davis, Staff Sgt. Craig Davis, Staff Sgt. Donald N. Davis, Spc. Raphael S. Davis, Staff Sgt. Wilbert Davis, Staff Sgt. Jeffrey F. Dayton, Pvt. Jason L. Deibler, Spc. Lauro G. DeLeon Jr., Sgt. Felix M. Delgreco, Sgt. Jacob H. Demand, Staff Sgt. Mike A. Dennie, Spc. Darryl T. Dent, Pfc. Ervin Dervishi, Spc. Daniel A. Desens, Pfc. Michael R. Deuel, Pvt. Michael J. Deutsch, Petty Officer 3rd Class Christopher M. Dickerson, Cpl. Nicholas J. Dieruf, Spc. Jeremiah J. DiGiovanni, Spc. Jeremy M. Dimaranan, Spc. Michael A. Diraimondo, Spc. Anthony J. Dixon, Spc. Ryan E. Doltz, Sgt. Michael E. Dooley, Chief Warrant Officer Patrick D. Dorff, Petty Officer 2nd Class Trace W. Dossett, Lance Cpl. Scott E. Dougherty, 1st Sgt. Robert J. Dowdy, Pfc. Stephen P. Downing II, Spc. Chad H. Drake, Pvt. Jeremy L. Drexler, Cpl. Jason L. Dunham, Staff Sgt. Joe L. Dunigan Jr., Spc. Robert L. DuSang, Spc. William D. Dusenbery, 2nd Lt. Seth J. Dvorin, Petty Officer 2nd Class Jason B. Dwelley, Pfc. Sheldon R. Hawk Eagle, Staff Sgt. Richard S. Eaton Jr., Cpl. Christopher S. Ebert, Sgt. William C. Eckhart, Spc. Marshall L. Edgerton, Pfc. Shawn C. Edwards, Spc. Andrew C. Ehrlich, Sgt. Aaron C. Elandt, Spc. William R. Emanuel IV, Lance Cpl. Mark E. Engel, Spc. Peter G. Enos, Senior Airman Pedro I. Espaillat Jr.

Pfc. Analaura Esparza Gutierrez, Sgt. Adam W. Estep, Pvt. Ruben Estrella-Soto, Pfc. David Evans, Cpl. Mark A. Evnin, Pfc. Jeremy Ricardo Ewing, Sgt. Justin L. Eyerly, Pvt. Jonathan I. Falaniko, Sgt. James D. Faulkner, Pfc. Raymond J. Faulstich Jr., Capt. Brian R. Faunce, Capt. Arthur L. Felder, 2nd Lt. Paul M. Felsberg, Spc. Rian C. Ferguson, Master Sgt. Richard L. Ferguson, Master Sgt. George A. Fernandez, Staff Sgt. Clint D. Ferrin, Spc. Jon P. Fettig, Cpl. Tyler R. Fey, Sgt. Jeremy J. Fischer, Sgt. Paul F. Fisher, Lance Cpl. Dustin R. Fitzgerald, Pfc. Jacob S. Fletcher, Spc. Thomas A. Foley III, Sgt. Timothy Folmar, Gunnery Sgt. Elia P. Fontecchio, Spc. Jason C. Ford, Capt. Travis A. Ford, Chief Warrant Officer Wesley C. Fortenberry, Sgt. 1st Class Bradley C. Fox, Spc. Craig S. Frank, Lance Cpl. Phillip E. Frank, Staff Sgt. Bobby C. Franklin, Pvt. Robert L. Frantz, Pvt. Benjamin L. Freeman, Sgt. David T. Friedrich, Spc. Luke P. Frist, Spc. Adam D. Froehlich, Pvt. Kurt R. Frosheiser, Pfc. Nichole M. Frye, Sgt. 1st Class Dan H. Gabrielson, Lance Cpl. Jonathan E. Gadsden, Capt. Richard J. Gannon II, Spc. Tomas Garces, Lance Cpl. Derek L. Gardner, Cpl. Jose A. Garibay, Spc. Joseph M. Garmback Jr., Sgt. Landis W. Garrison, Sgt. Justin W. Garvey, Spc. Israel Garza.

1st Sgt. Joe J. Garza, Pfc. Juan Guadalupe Garza Jr, Spc. Christopher D. Gelineau, Lance Cpl. Cory Ryan Guerin, Cpl. Christopher A. Gibson, Pvt. Jonathan L. Gifford, Pvt. Kyle C. Gilbert, Command Sgt. Maj. Cornell W. Gilmore, Petty Officer 3rd Class Ronald A. Ginther, Pfc. Jesse A. Givens, Spc. Michael T. Gleason, Cpl. Todd J. Godwin, 2nd Lt. James Michael Goins, Spc. Christopher A. Golby, Spc. David J. Goldberg, Lance Cpl. Shane L. Goldman, Cpl. Armando Ariel Gonzalez, Lance Cpl. Benjamin R. Gonzalez, Cpl. Jesus A. Gonzalez, Cpl. Jorge Gonzalez, Lance Cpl. Victor A. Gonzalez, Cpl. Bernard G. Gooden, Pfc. Gregory R. Goodrich, Sgt. 1st Class Richard S. Gottfried, Spc. Richard A. Goward, 2nd Lt. Jeffrey C. Graham, Sgt. Jamie A. Gray, Petty Officer 2nd Class Michael J. Gray, Sgt. Tommy L. Gray, Lance Cpl. Torrey L. Gray, Cpl. Jeffrey G. Green, Lt. Col. David S. Greene, Pfc. Devin J. Grella, Spc. Kyle A. Griffin, Staff Sgt. Patrick Lee Griffin Jr., Cpl. Sean R. Grilley, Pvt. Joseph R. Guerrera, Chief Warrant Officer Hans N. Gukeisen, Pfc. Christian D. Gurtner, Lance Cpl. Jose Gutierrez, Pfc. Richard W. Hafer, Staff Sgt. Guy S. Hagy Jr., Spc. Charles G. Haight, Lance Cpl. Michael J. Halal, Pfc. Deryk L. Hallal, Pvt. Jesse M. Halling, Pfc. Andrew Halverson, Chief Warrant Officer Erik A. Halvorsen, Capt. Kimberly N. Hampton, Sgt. Michael S. Hancock.

Pfc. Fernando B. Hannon, Sgt. Warren S. Hansen, Sgt. James W. Harlan, Sgt. Atanacio Haro Marin, Staff Sgt. William M. Harrell, Sgt. Foster L. Harrington, Pfc. Adam J. Harris, Sgt. Kenneth W. Harris Jr., Pfc. Torry D. Harris, Pfc. Leroy Harris-Kelly, Pfc. John D. Hart, Sgt. Nathaniel Hart, Sgt. 1st Class David A. Hartman, Sgt. Jonathan N. Hartman, Staff Sgt. Stephen C. Hattamer, Staff Sgt. Omer T. Hawkins II, Sgt. Timothy L. Hayslett, Chief Warrant Officer Brian D. Hazelgrove, Sgt. David M. Heath, Spc. Justin W. Hebert, Pfc. Damian L. Heidelberg, Pfc. Raheen Tyson Heighter, Spc. Jeremy M. Heines, Staff Sgt. Brian R. Hellerman, Staff Sgt. Terry W. Hemingway, Cpl. Matthew C. Henderson, 1st Lt. Robert L. Henderson II, Staff Sgt. Kenneth W. Hendrickson, Sgt. Jack T. Hennessy, Spc. Joshua J. Henry, Pfc. Clayton W. Henson, Spc. Armando Hernandez, Spc. Joseph F. Herndon II, Pfc. Edward J. Herrgott, Spc. Jacob B. Herring, Sgt. 1st Class Gregory B. Hicks, Spc. Christopher K. Hill, Spc. Stephen D. Hiller, Sgt. Keicia M. Hines, Pfc. Melissa J. Hobart, Sgt. Nicholas M. Hodson, Sgt. 1st Class James T. Hoffman, Spc. Christopher J. Holland, Staff Sgt. Aaron N. Holleyman, Staff Sgt. Lincoln D. Hollinsaid, Spc. James J. Holmes, Spc. Jeremiah J. Holmes, Cpl. Terry Holmes, Airman 1st Class Antoine J. Holt, Pfc. Sean Horn, Master Sgt. Kelly L. Hornbeck.

Staff Sgt. Jeremy R. Horton, Capt. Andrew R. Houghton, Lance Cpl Gregory C. Howman, Pfc. Bert E. Hoyer, Spc. Corey A. Hubbell, Pfc. Christopher E. Hudson, 1st Lt. Doyle M. Hufstedler, Staff Sgt. Jamie L. Huggins, Spc. Eric R. Hull, Cpl Barton R. Humlhanz, Lance Cpl. Justin T. Hunt, Spc. Simeon Hunte, 1st Lt. Joshua C. Hurley, Lance Cpl. James B. Huston Jr., Lance Cpl. Seth Huston, Pvt. Nolen R. Hutchings, Pfc. Ray J. Hutchinson, Pfc. Gregory P. Huxley Jr., Spc. Benjamin W. Isenberg, Spc. Craig S. Ivory, Pfc. Leslie D. Jackson, Spc. Morgen N. Jacobs, Chief Warrant Officer Scott Jamar, Cpl. Evan T. James, 2nd Lt. Luke S. James, Spc. William A. Jeffries, Petty Officer 2nd Class Robert B. Jenkins, Sgt. Troy David Jenkins, Spc. Darius T. Jennings, Pfc. Ryan M. Jerabek, Sgt. Linda C. Jimenez, 1st Lt. Oscar Jimenez, Capt. Christopher B. Johnson, Spc. David W. Johnson, Pfc. Howard Johnson II, Spc. John P. Johnson, Pfc. Markus J. Johnson, Spc. Maurice J. Johnson, Hospital Corpsman 3rd Class Michael Vann Johnson Jr., Spc. Nathaniel H. Johnson, Staff Sgt. Paul J. Johnson, Chief Warrant Officer, Pfc. Rayshawn S. Johnson, Pvt. Devon D. Jones, Capt. Gussie M. Jones, Staff Sgt. Raymond E. Jones Jr., Spc. Rodney A. Jones, Lt. Kylan A. Jones- Huffman, Sgt. Curt E. Jordan Jr., Sgt. Jason D. Jordan.

Staff Sgt. Phillip A. Jordan, Cpl. Forest J. Jostes, Spc. Spencer T. Karol, Spc. Michael G. Karr Jr., Spc. Mark J. Kasecky, 1st Lt. Jeffrey J. Kaylor, Spc. Chad L. Keith, Lance Cpl. Quinn A. Keith, Lance Cpl. Bryan P. Kelly, Cpl. Brian Kennedy, Chief Warrant Officer Kyran E. Kennedy, Staff Sgt. Morgan D. Kennon, 1st Lt. Christopher J. Kenny, Spc. Jonathan R. Kephart, Cpl. Dallas L. Kerns, Chief Warrant Officer Erik C. Kesterson, Capt. Humayun S. M. Khan, Spc. James M. Kiehl, Pt. Jeungjin Na Kim, Staff Sgt. Kevin C. Kimmerly. Spc. Levi B. Kinchen, Staff Sgt. Lester O. Kinney II, Pfc. David M. Kirchhoff, Staff Sgt. Charles A. Kiser, Lance Cpl. Nicholas Brian Kleiboeker, Spc. John K. Klinesmith Jr., Sgt. Floyd G. Knighten Jr., Petty Officer 3rd Class Eric L. Knott, Spc. Joshua L. Knowles, Staff Sgt. Lance J. Koenig, Cpl. Kevin T. Kolm, Pfc. Martin W. Kondor, Chief Warrant Patrick W. Kordsmeier, Capt. Edward J. Korn, Sgt. Bradley S. Korthaus, Cpl. Jakub Henryk Kowalik, Sgt. Elmer C. Krause, Pvt. Dustin L. Kreider, Pfc. Bradley G. Kritzer, Capt. John F. Kurth, Sgt. 1st Class William W. Labadie Jr., Sgt. Joshua S. Ladd, Sgt. Michael V. Lalush, Lance Cpl. Alan Dinh Lam, Spc. Charles R. Lamb, Spc. James I. Lambert III, Pfc. James P. Lambert, Sgt. Jonathan W. Lambert, Capt. Andrew David Lamont, Staff Sgt. Sean G. Landrus, Gunnery Sgt. Shawn A. Lane.

Pfc. Moises A. Langhorst, Spc. Tracy L. Laramore, Spc. Scott Q. Larson Jr., Chief Warrant Officer Matthew C. Laskowski, Staff Sgt. William T. Latham, Pfc. Karina S. Lau, Cpl. Jeffrey D. Lawrence, Staff Sgt. Mark A. Lawton, Lance Cpl. Travis J. Layfield, Staff Sgt. Rene Ledesma, 2nd Lt. Ryan Leduc, Cpl. Bum R. Lee, Pfc. Ken W. Leisten, Staff Sgt. Jerome Lemon, Spc. Cedric L. Lennon, Pfc. Farad K. Letufuga, Spc. Justin W. Linden, Spc. Roger G. Ling, Spc. Joseph L. Lister, Staff Sgt. Nino D. Livaudais, Sgt. Dale T. Lloyd, Sgt. Daniel J. Londono, Spc. Ryan P. Long, Spc. Zachariah W. Long, Pfc. Duane E. Longstreth, Sgt. Edgar E. Lopez, Lance Cpl. Juan Lopez, Sgt. Richard M. Lord, Staff Sgt. David L. Loyd, Capt. Robert L. Lucero, Pfc. Jason C. Ludiam, Lance Cpl. Jacob R. Lugo, Pfc. Jason N. Lynch, Pfc. Christopher D. Mabry, Lance Cpl. Gregory E. MacDonald, Lance Cpl. Cesar F. Machado-Olmos, Pfc. Vorn J. Mack, Lance Cpl. Joseph B. Maglione, Spc. William J. Maher III, Staff Sgt. Toby W. Mallet, Chief Warrant Officer Ian D. Manuel, Pfc. Pablo Manzano, Pfc. Lyndon A. Marcus Jr., Staff Sgt. Paul C. Mardis Jr., Cpl. Douglas Jose Marencoreyes, Master Sgt. Jude C. Mariano, Spc. James E. Marshall, Sgt. 1st Class John W. Marshall, Pfc. Ryan A. Martin, Staff Sgt. Stephen G. Martin.

Sgt. Francisco Martinez, Pfc. Francisco A. Martinez Flores, Pfc. Jesse J. Martinez, Spc. Michael A. Martinez, Pfc. Oscar A. Martinez, Spc. Jacob D. Martir, Sgt. Arthur S. Mastrapa, Chief Warrant Officer Johnny Villareal Mata, Lance Cpl. Ramon Mateo, Spc. Clint Richard Matthews, Lance Cpl. Ramon Mateo, Cpl. Matthew E. Matula, Staff Sgt. Donald C. May Jr, Pfc. Joseph P. Mayek, Spc. Patrick R. McCaffrey Sr., Lance Cpl. Joseph C. MacCarthy, Pfc. Ryan M. McCauley, Cpl. Brad P. McCormick, 1st Lt. Erik. S. McCrae, Spc. Donald R. McCune, Spc. Dustin K. McGaugh, Pfc. Holly J. McGeogh, Sgt. Brian D. McGinnis, Spc. Michael A. McGlothin. Petty Officer 2nd Class Scott R. McHugh, Hospitalman Joshua McIntosh, Spc. David M. McKeever, Spc. Eric S. McKinley, Pvt. Robert L. McKinley, Staff Sgt. Don S. McMahan, Sgt. Heath A. McMillin, 1st Lt. Brian M. McPhillips, Cpl. Jesus Martin Antonio Medellin, Spc. Irving Medina, Spc. Kenneth A. Melton, Cpl. Jaygee Meluat, Petty Officer 3rd Class Fernando A. Mendezaceves, Gunnery Sgt. Joseph Menusa, Staff Sgt. Eddie E. Menyweather, Spc. Gil Mercado, Spc. Michael M. Merila, Spc. Christopher A. Merville, Sgt. Daniel K. Methvin, Pfc. Jason M. Meyer, Sgt. Eliu A. Miersandoval, Spc. Michael G. Mihalakis, Pfc. Matthew G. Milczark, Cpl. Jason David Mileo, Pfc. Anthony S. Miller, Pfc. Bruce Miller Jr., Staff Sgt. Frederick L. Miller Jr.

Sgt. 1st Class Marvin L. Miller, Sgt. Joseph Minucci II, Sgt. First Class Troy L. Miranda, Spc. George A. Mitchell, Sgt. Keman L. Mitchell, Sgt. Michael W. Mitchell, Spc. Sean R. Mitchell, Pfc. Jesse D. Mizener, Staff Sgt. Jorge A. Molinabautista, Pfc. Anthony W. Monroe, 1st Lt. Adam G. Mooney, Lance Cpl. Jason William Moore, Pfc. Stuart W. Moore, Sgt. Travis A. Moothart, Spc. Jose L. Mora, Sgt. Melvin Y. Mora, Pfc. Michael A. Mora, Master Sgt. Kevin N. Morehead, Capt. Brent L. Morel, Petty Officer 3rd Class David J. Moreno, Sgt. Gerardo Moreno, Spc. Jaime Moreno, Pfc. Luis A. Moreno, Spc. Dennis B. Morgan, Staff Sgt. Richard L. Morgan Jr., Pfc. Geoffery S. Morris, Pfc. Ricky A. Morris Jr., Lance Cpl. Nicholas B. Morrison, Sgt. Shawna M. Morrison, Sgt. Keelan L. Moss, Spc. Clifford L. Moxley Jr., Sgt. Cory R. Mracek, Sgt. Rodney A. Murray, Sgt. Krisna Nachampassak, Spc. Paul T. Nakamura, Spc. Nathan W. Nakis, Pvt. Kenneth A. Nalley, Chief Warrant Officer Christopher G. Nason, Maj. Kevin G. Nave, Spc. Rafael L. Navea, Spc. Charles L. Neeley, Staff Sgt. Paul M. Neff II, Pfc. Gavin L. Neighbor, Spc. Joshua M. Neusche, Cpl. Dominique J. Nicolas, Lance Cpl. Joseph L. Nice, Spc. Isaac Michael Nieves, Lance Cpl. Patrick R. Nixon, Spc. Allen Nolan, Spc. Marcos O. Nolasco.

Sgt. William J. Normandy, Spc. Joseph C. Norquist, 1st Lt. Leif E. Nott, Staff Sgt. Todd E. Nunes, Spc. David T. Nutt, Cpl. Mick R. Nygardbekowsky, Spc. Donald S. Oak Jr., Pfc. Branden F. Oberleitner, Lance Cpl. Patrick T. O’Day, Spc. Charles E. Odums II, Spc. Ramon C. Ojeda, Cpl. Terry Holmes Ordonez, Cpl. Brian Oliveira, Spc. Justin B. Onwordi, Spc. Richard P. Orengo, Lt. Col. Kim S. Orlando, Lance Cpl. Eric J. Orlowski, 1st Lt. Osbaldo Orozco, Pfc. Cody J. Orr, Staff Sgt. Billy J. Orton, Sgt. Pamela G. Osbourne, Lance Cpl. Deshon E. Otey, Pfc. Kevin C. Ott, Sgt. Michael G. Owen, Lance Cpl. David Edward Owens Jr, Sgt. Fernando Padilla- Ramirez, Pvt. Shawn D. Pahnke, Spc. Gabriel T. Palacios, Capt. Eric T. Paliwoda, 1st Lt. Joshua M. Palmer, Staff Sgt. Dale A. Panchot, Pfc. Daniel R. Parker, Pfc. James D. Parker, Pfc. Kristen Parker, Cpl. Tommy L. Parker Jr., Sgt. Harvey E. Parkerson III, Sgt. David B. Parson, Staff Sgt. Esau G. Patterson Jr., Master Sgt. William L. Payne, Sgt. Michael F. Pedersen, Staff Sgt. Abraham D. Penamedina, Spc. Brian H. Penisten, Sgt. Ross A. Pennanen, Staff Sgt. Gregory V. Pennington, Pfc. Geoffrey Perez, Staff Sgt. Hector R. Perez, Sgt. Joel Perez, Spc. Jose A. Perez III, Pfc. Luis A. Perez, Lance Cpl. Nicholas Perez.

Spc. Wilfredo Perez Jr., Petty Officer 1st Class Michael J. Pernaselli, Staff Sgt. David S. Perry, Pfc. Charles C. Persing, Staff Sgt. Dustin W. Peters, Spc. Alyssa R. Peterson, Staff Sgt. Brett J. Petriken, Staff Sgt. James L. Pettaway Jr., Staff Sgt. Erickson H. Petty, Pfc. Jerrick M. Petty, Lt. Col. Mark P. Phelan, Pfc. Chance R. Phelps, Sgt. 1st Class Gladimir Philippe, Sgt. Ivory L. Phipps, Capt. Pierre E. Piche, Pfc. Lori Piestewa, Capt. Dennis L. Pintor, Spc. James H. Pirtle, Pfc. Jason T. Poindexter, 2nd Lt. Frederick E. Pokorney Jr., Staff Sgt. Andrew R. Pokorny, Spc. Justin W. Pollard, Spc. Larry E. Polley Jr., Sgt. Darrin K. Potter, Pfc. David L. Potter, Sgt. Christopher S. Potts, Spc. James E. Powell, Lance Cpl. Caleb J. Powers, Cpl. Dean P. Pratt, Pfc. James E. Prevete, Pvt. Kelley S. Prewitt, Sgt. Tyler D. Prewitt, Pfc. James W. Price, 1st Lt. Timothy E. Price, Lance Cpl. Mathew D. Puckett, Sgt. Jaror C. Puello- Coronado, Staff Sgt. Michael B. Quinn, Staff Sgt. Richard P. Ramey, Sgt. Christopher Ramirez, Spc. Eric U. Ramirez, Pfc. William C. Ramirez, Pfc. Christopher Ramos, Spc. Tamarra J. Ramos, Pfc. Brandon Ramsey, Pvt. Carson J. Ramsey, Sgt. Edmond L. Randle, Pfc. Cleston C. Raney, Capt. Gregory A. Ratzlaff, Spc. Rel A. Ravago IV, Spc. Omead H. Razani.

Spc. Brandon M. Read, Pfc. Christopher J. Reed, Pfc. Ryan E. Reed, Sgt. Tatjana Reed, Staff Sgt. Aaron T. Reese, Spc. Jeremy F. Regnier, Sgt. 1st Class Randall S. Rehn, Sgt. Brendon C. Reiss, Staff Sgt. George S. Rentschler, Sgt. Sean C. Reynolds, Lance Cpl. Rafael Reynosa- Suarez, Sgt. Yadir G. Reynoso, Cpl. Demetrius L. Rice, Sgt. Ariel Rico, Spc. Jeremy L. Ridlen, Pfc. Diego Fernando Rincon, Cpl. Steven A. Rintamaki, Sgt. Duane R. Rios, Capt. Russell B. Rippetoe, Pfc. Henry C. Risner, Sgt. 1st Class Jose A. Rivera, Cpl. John T. Rivero, Spc. Frank K. Rivers Jr., Sgt. Thomas D. Robbins, Sgt. Todd J. Robbins, Lance Cpl. Anthony P. Roberts, Lance Cpl. Bob W. Roberts, Spc. Robert D. Roberts, Staff Sgt. Joseph E. Robsky, Sgt. Moses D. Rocha, Pfc. Marlin T. Rockhold, Pfc. Jose Francis Gonzalez Rodriguez, Cpl. Robert M. Rodriguez, Spc. Philip G. Rogers, Sgt. 1st Class Robert E. Rooney, Cpl. Randal Kent Rosacker, Staff Sgt. Victor A. Rosales, Pfc. Richard H. Rosas, Sgt. Scott C. Rose, Sgt. Thomas C. Rosenbaum, Sgt. Randy S. Rosenberg, Spc. Marco D. Ross, Sgt. Lawrence A. Roukey, Capt. Alan Rowe, Spc. Brandon J. Rowe, Sgt. Roger D. Rowe, 2nd Lt. Jonathan D. Rozier, Spc. Isela Rubalcava, Pfc. Aaron J. Rusin, Sgt. John W. Russell.

1st Lt. Timothy Louis Ryan, Chief Warrant Officer Scott A. Saboe, Spc. Rasheed Sahib, Cpl. Rudy Salas, Cpl. William I. Salazar, 1st Lt. Edward M. Saltz, Capt. Benjamin W. Sammis, Spc. Sonny G. Sampler, Spc. Gregory P. Sanders, Pfc. Leroy Sandoval Jr., Spc. Matthew J. Sandri, Staff Sgt. Barry Sanford, 1st Lt. Neil Anthony Santoriello, Spc. Jonathan J. Santos, Pfc. Brandon R. Sapp, Staff Sgt. Cameron B. Sarno, Staff Sgt. Scott D. Sather, Lance Cpl. Jeremiah E. Savage, Capt. Robert C. Scheetz Jr., Spc. Justin B. Schmidt, Spc. Jeremiah W. Schmunk, Pfc. Sean M. Schneider, Cpl. Dustin H. Schrage, Maj. Mathew E. Schram, Lance Cpl. Brian K. Schramm, Spc. Christian C. Schulz, Master Sgt. David A. Scott, Pfc. Kerry D. Scott, Spc. Stephen M. Scott, Spc. Marc S. Seiden, Capt. Christopher Scott Seifert, Pfc. Dustin M. Sekula, Lance Cpl. Matthew K. Serio, Sgt. Juan M. Serrano, Staff Sgt. Wentz Jerome Henry Shanaberger III, Spc. Jeffrey R. Shaver, Maj. Kevin M. Shea, Spc. Casey Sheehan, Sgt. Kevin F. Sheehan, Sgt. Daniel Michael Shepherd, Sgt. Alan D. Sherman, Lt. Col. Anthony L. Sherman, Pfc. Harry N. Shondee Jr., Lance Cpl. Brad S. Shuder, Capt. James A. Shull, Pfc. Kenneth L. Sickels, Lance Cpl. Dustin L. Sides, Cpl. Erik H. Silva, Pvt. Sean A. Silva, Sgt. Leonard D. Simmons.

Pfc. Charles M. Sims, Lance Cpl. John T. Sims Jr., Spc. Uday Singh, Spc. Aaron J. Sissel, Pfc. Christopher A. Sisson, Pfc. Nicholas M. Skinner, Petty Officer 3rd Class David Sisung, 1st Lt. Brian D. Slavenas, Pvt. Brandon Ulysses Sloan, Lance Cpl. Richard P. Slocum, Lance Cpl. Thomas J. Slocum, Pfc. Corey L. Small, Sgt. Keith L. Smette, Capt. Benedict J. Smith, Sgt. Benjamin K. Smith, Pfc. Brandon C. Smith, 2nd Lt. Brian D. Smith, Chief Warrant Officer Bruce A. Smith, Cpl. Darrell L. Smith, 1st Sgt. Edward Smith, Chief Warrant Officer Eric A. Smith, Pfc. Jeremiah D. Smith, Lance Cpl. Matthew R. Smith, Lance Cpl. Michael J. Smith Jr., Spc. Orenthial J. Smith, Sgt. 1st Class Paul R. Smith, Capt. Christopher F. Soelzer, Sgt. Roderic A. Solomon, Cpl. Adrian V. Soltau, Maj. Charles R. Soltes Jr., Sgt. Skipper Soram, Pfc. Armando Soriano, Cpl. Tomas Sotelo Jr., Pfc. Kenneth C. Souslin, Spc. Philip I. Spakosky, Pfc. Jason L. Sparks, Cpl. Michael R. Speer, Staff Sgt. Trevor Spink, Maj. Christopher J. Splinter, Sgt. Marvin R. Sprayberry III, Pvt. Bryan N. Spry, Sgt. Maj. Michael B. Stack, Pfc. Nathan E. Stahl, 1st Lt. Andrew K. Stern, Staff Sgt. Robert A. Stever, Maj. Gregory Stone, 2nd Lt. Matthew R. Stovall, Pfc. William R. Strange, Sgt. Kirk Allen Straseskie, Pfc. Brandon C. Sturdy.

Spc. William R. Sturges Jr., Spc. Paul J. Sturino, Lance Cpl. Jesus A. Suarez Del Solar, Spc. Joseph D. Suell, Spc. John R. Sullivan, Spc. Narson B. Sullivan, Lance Cpl. Vincent M. Sullivan, Staff Sgt. Michael J. Sutter, Pfc. Ernest Harold Sutphin, Chief Warrant Officer Sharon T. Swartworth, Spc. Thomas J. Sweet II, Staff Sgt. Christopher W. Swisher, Maj. Paul R. Syverson III, Sgt. Patrick S. Tainsh, Sgt. DeForest L. Talbert, Sgt. 1st Class Linda Ann Tarango-Griess, Spc. Christopher M. Taylor, Maj. Mark D. Taylor, Capt. John R. Teal, Staff Sgt. Riayan A. Tejeda, Lance Cpl. Jason Andrew Tetrault, Spc. Joseph C. Thibodeaux, Master Sgt. Thomas R. Thigpen Sr., Cpl. Jesse L. Thiry, Sgt. Carl Thomas, Staff Sgt. Kendall Thomas, Spc. Kyle G. Thomas, Sgt. Anthony O. Thompson, Spc. Jarrett B. Thompson, Sgt. Humberto F. Timoteo, Capt. John E. Tipton, Pfc. Joshua K. Titcomb, Spc. Brandon T. Titus, Spc. Brandon S. Tobler, Sgt. Lee D. TodacheeneCpl. John H. Todd III, Sgt. Nicholas A. Tomko, Master Sgt. Timothy Toney, Pfc. George D. Torres, Lance Cpl. Michael S. Torres, 2nd Lt. Richard Torres, Spc. Ramon Reyes Torres, Lance Cpl. Elias Torrez III, Sgt. Michael L. Tosto, Spc. Richard K. Trevithick, Pfc. Andrew L. Tuazon, Staff Sgt. Roger C. Turner Jr., Pvt. Scott M. Tyrrell, 2nd Lt. Andre D. Tyson, Spc. Eugene A. Uhl III, Lance Cpl. Drew M. Uhles.

Rick A. Ulbright, Pfc. Daniel P. Unger, Spc. Robert Oliver Unruh, 1st Sgt. Ernest E. Utt, Sgt. Michael A. Uvanni, Staff Sgt. Gary A. Vaillant, Lance Cpl. Ruben Valdez Jr., Sgt. Melissa Valles, Spc. Allen J. Vandayburg, Spc. Josiah H. Vandertulip, Chief Warrant Officer Brian K. Van Dusen, Lance Cpl. John J. Vangyzen IV, Lance Cpl. Gary F. Van Leuven, Staff Sgt. Mark D. Vasquez, Spc. Frances M. Vega, 1st Lt. Michael W. Vega, Staff Sgt. Paul A. Velazquez, Cpl. David M. Vicente, Sgt. 1st Class Joselito O. Villanueva, Cpl. Scott M. Vincent, Staff Sgt. Kimberly A. Voelz, Staff Sgt. Michael S. Voss, Spc. Thai Vue, Lance Cpl. Michael B. Wafford, Sgt. Christopher A. Wagener, Sgt. Gregory L. Wahl, Staff Sgt. Allan K. Walker, Sgt. Jeffery C. Walker, Sgt. Donald Ralph Walters, Pvt. Jason M. Ward, Pfc. Nachez Washalanta, Lance Cpl. Christopher B. Wasser, Pvt. David L. Waters, Staff Sgt. Kendall Damon Waters-Bey, Maj. William R. Watkins III, Petty Officer 2nd Class Christopher E. Watts, Chief Warrant Officer Aaron A. Weaver, Spc. Michael S. Weger, Staff Sgt. David J. Weisenburg, Spc. Douglas J. Weismantle, Pfc. Michael Russell Creighton Weldon, Lance Cpl. Larry L. Wells, Chief Warrant Officer Stephen M. Wells, Spc. Jeffrey M. Wershow, Spc. Christopher J. Rivera Wesley, Sgt. James G. West, 1st Lt. Alexander E. Wetherbee, Spc. Donald L. Wheeler, Sgt. Mason Douglas Whetstone, Pfc. Marquis A. Whitaker.

Staff Sgt. Aaron Dean White, Lt. Nathan D. White, Sgt. Steven W. White, Lance Cpl. William W. White, Pfc. Joey D. Whitener, Spc. Chase R. Whitman, Spc. Michael J. Wiesemann, Cpl. Joshua S. Wilfong, Sgt. Eugene Williams, Lance Cpl. Michael J. Williams, Spc. Michael L. Williams, Sgt. Taft V. Williams, 1st Lt. Charles L. Wilkins III, Sgt. 1st Class Christopher R. Willoughby, Spc. Dana N. Wilson, Command Sgt. Maj. Jerry L. Wilson, Staff Sgt. Joe N. Wilson, Lance Cpl. Lamont N. Wilson, Lance Cpl. Nicholas Wilt, 1st Lt. Ronald Winchester, Spc. Trevor A. Wine, Lance Cpl. William J. Wiscowiche, Spc. Robert A. Wise, Spc. Michelle M. Witmer, Pfc. Owen D. Witt, Spc. James R. Wolf, 2nd Lt. Jeremy L. Wolfe, Sgt. Elijah Tai Wah Wong, Sgt. Brian M. Wood, Capt. George A. Wood, Spc. Michael R. Woodliff, Spc. James C. Wright, Pfc. Jason G. Wright, 2nd Lt. John T. Wroblewski, Lance Cpl. Daniel R. Wyatt, Pfc. Stephen E. Wyatt, Sgt. Michael E. Yashinski, Sgt. Henry Ybarra III, Pfc. Rodricka A. Youmans, Sgt. Ryan C. Young, Lance Cpl. Andrew J. Zabierek, Spc. Nicholas J. Zangara, Spc. Mark Anthony Zapata, Pfc. Nicholaus E. Zimmer, Cpl. Ian T. Zook, Lance Cpl. Robert P. Zurheide Jr.

May they rest in peace.

And may they forgive us someday.

— Michael Moore

tutti i nomi degli uomini (morti) del presidente Leggi l'articolo »

la moglie Suha deciderà quando rilasciare l’annuncio ufficiale

GERUSALEMME – Il potere di decidere quando staccare il presidente palestinese Yasser Arafat dalla macchina che lo tiene artificialmente in vita e’ nelle mani della moglie Suha. Lo affermano oggi fonti palestinesi a Ramallah citate dal quotidiano Haaretz. In tutte le questioni concernenti il ricovero del marito sarebbe lei ad avere l’ultima parola. Sara’ percio’ apparentemente lei a decidere quando rilasciare l’annuncio ufficiale di morte. La stampa israeliana, che cita fonti diverse, e’ comunque unanime nell’affermare che Arafat e’ ”clinicamente morto”, e’ ”in coma irreversibile”.

www.corriere.it

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E C’E’ ANCHE UN SENATORE DI COLORE 

 

E’ riuscito a strappare un seggio ai repubblicani, quello dell’Illinois, battendo di larga misura il suo rivale, Alan Keyes, un afroamericano come lui. Barack Obama, 43 anni, democratico è stato eletto al Congresso dei Stati Uniti e si avvia a diventare un astro nascente dei democratici. In politica da tempo, ma solo a livello locale, Obama era uno sconosciuto fino a poco tempo fa, ben più del suo avversario, un assiduo frequentatore dei talk show radiofonici. A luglio, alla convention dei democratici con un appassionato intervento a favore di John F. Kerry esce finalmente dall’oscurità. Punta al cuore dei democratici e vince. Non accade spesso che un afroamericano riesca a varcare la soglia del Congresso degli Stati Uniti. Lui c’è riuscito. I democratici festeggiano, ma è nel piccolo villaggio di Nyangoma Kogalo, in Kenya che la vittoria viene vissuta come un trionfo. E’ da lì che viene suo padre, è laggiù che vive ancora parte della sua famiglia. Stanotte a Kogalo, non lontano dallo sponde del lago Vittoria, non ha dormito nessuno. Tutti nei bar e in piazza a festeggiare e a brindare con una birra che porta già il suo nome. Il neosenatore Obama è il figlio di un pastore di capre che un giorno vinse una borsa di studio e si trasferì alle Hawaii. Lì incontrò una americana. I due si sposarono e nacque Barack, che vuol dire benedetto.

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Yasser Arafat cammina verso Allah

PARIGI – Yasser Arafat e’ morto, anzi no e’ vivo. Chirac, accorso al suo capezzale, lo ha ”visto”: la giornata e’ stata un accavallarsi di colpi di scena, la vita del presidente palestinese e’ agli sgoccioli. I medici francesi dicono che e’ clinicamente morto, in coma profondo, i sanitari di fiducia del rais – con vigore sempre minore – continuano a smentire.

Davanti all’ospedale militare Percy di Clamart, un sobborgo residenziale di Parigi a una decina di chilometri dalla capitale, si respira grande tensione. In una giornata grigia e umida, centinaia di giornalisti di tutto il mondo si appoggiano alle transenne sistemate lungo la stradina che costeggia il Percy per prendere appunti, svicolando fra le decine di camionette delle tv con l’antenna satellitare sul tetto. Non ci sono bandiere palestinesi – tranne un pittoresco signore maghrebino, Abdul, che vuole rendere omaggio alla ”lotta palestinese” – ma soltanto i tecnici con le cuffie e i reporter con i cellulari.

Ogni quarto d’ora arriva di corsa qualcuno con la notizia arrivata dalla redazione, ”Arafat e’ morto!”. Poi, puntuale, la smentita. Si va avanti cosi’, con i ”flic” francesi dispiegati a centinaia – con tanto di blindati – che fanno fatica ad arginare la foga dei presenti. All’entrata dell’ospedale militare, che vanta uno dei migliori centri di ematologia di Francia, non ci si puo’ nemmeno avvicinare e si spera di continuo che qualcuno esca per comunicare qualcosa. La struttura di ingresso, in vetro e acciaio bianco, resta durante lunghe ore un miraggio per gli inviati giapponesi, israeliani, americani, francesi.

Mentre rimbalza in tutto il mondo la notizia di un Arafat ormai morente, dal fondo della rue Barbusse che costeggia l’ospedale sbuca l’auto blu di Jacques Chirac, il presidente che si e’ personalmente esposto per ospitare in casa il paziente Arafat. Chirac va al capezzale del presidente palestinese e, anche in questo caso, le versioni divergono: i servizi dell’Eliseo si limitano ad annunciare che il capo dello stato ha ”visto” Arafat, i palestinesi aggiungono che il rais gli ha ”sorriso” e addirittura ”tenuto la mano”.

Poco prima delle 18, l’atteso ed estremamente laconico comunicato letto davanti al muro di giornalisti e telecamere da un portavoce militare dell’ospedale il generale Christian Estripeau: ”il presidente Arafat non e’ morto”, annuncia l’uomo in divisa. Ripete poi che da ieri e’ stato trasferito in terapia intensiva per l’improvviso peggioramento delle condizioni poi ripete a chiare lettere, con piglio da ufficiale, che ”Arafat resta ricoverato in questo ospedale”.

Di seguito, le precisazioni di fonti mediche dall’interno del Percy, che restano anonime: Arafat e’ in stato di ”morte cerebrale”, un ”coma molto profondo di livello 4”, il piu’ grave. In assenza di polso, di segnali di respirazione autonoma (resta intubato e legato a un respiratore artificiale) e di altre funzioni vitali, e’ stato necessario un elettroencefalogramma per stabilire che la morte clinica non e’ ancora morte in senso tecnico. ”Puo’ essere mantenuto in questo stato, grazie alle macchine, per giorni, o anche settimane”, precisano i medici francesi. Puntualmente smentiti da Ashraf al-Kurdi, il medico personale di Arafat, un giordano che ha sempre fornito, in questi giorni, la versione meno drammatica della situazione. Stavolta, pero’, smentisce con meno vigore, ammettendo che ”la situazione va sempre peggio”

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consoliamoci: L’ALTRA AMERICA 4

Monopolio addio, Uruguay ai vinti
Il trionfo del Frente Amplio mette fine al dominio condiviso dei due partiti tradizionali (blanco e colorado) che governano il paese dalla notte dei tempi. Messa da parte la sfiducia, i malinconici uruguaiani si scoprono a fare i salti di gioia
Eduardo Galeano
Fonte: Il Manifesto del 02/11/04
3 novembre 2004
 
 

Un paio di giorni prima che nel Nordamerica si eleggesse il presidente del pianeta, in Sudamerica ci sono state le elezioni e c’è stato il referendum in un paese ignorato, un paese quasi segreto, chiamato Uruguay. In quelle elezioni ha vinto la sinistra, per la prima volta nella storia nazionale, e in quel referendum, per la prima volta nella storia mondiale, il voto popolare si è opposto alla privatizzazione dell’acqua e ha confermato che l’acqua è un diritto di tutti. Il movimento di cui è leader Tabaré Vázquez ha messo fine al monopolio condiviso dai due partiti tradizionali, che governavano l’Uruguay dalla notte dei tempi. «Io credevo che avessimo vinto noi bianchi, invece abbiamo vinto noi colorados» si sentiva dire, così o al contrario, ad ogni elezione. Per opportunismo, sí, ma anche perché dopo tanta coabitazione al governo, bianchi e colorados erano diventati un unico partito travestito da due partiti. Stufa di essere presa in giro, la gente ha fatto uso del buon senso, che si usa di rado. La gente si è chiesta: «Perché promettono cambiamenti e ci invitano ancora una volta a scegliere fra una cosa e la stessa cosa? Perché non hanno realizzato quei cambiamenti se sono al governo da una vita? Il vicepresidente del paese è giunto alla conclusione che questo popolo che fa domande non è intelligente».

Non era mai stato così evidente l’abisso che separava il paese reale dai discorsi acchiappavoti. Nel paese reale, paese ferito, dove si moltiplicano solo gli emigranti e i mendicanti, la maggioranza ha optato per tapparsi le orecchie di fronte ai vuoti discorsi di questi marziani che competono per il governo di Zeus con parole altisonanti provenienti dalla luna.

Nessuno dei padroni del potere ha avuto l’onestà di confessare:«Siamo fottuti, voi lo siete».

Poco più di trent’anni fa in queste pianure del Sud sorse il Frente Amplio. «Fratello non te ne andare», esortava il nuovo movimento: «È nata una speranza».

Però la crisi fu più veloce di quella speranza, e accelerò l’emorragia di popolazione che ha svuotato di giovani il paese. Alla fine del sogno della Svizzera d’America, iniziava l’incubo della povertà e della violenza. La spirale della violenza culminò nella dittatura militare, che trasformò l’Uruguay in una sconfinata camera di tortura.

Poi, quando tornò la democrazia, i politici dominanti sterminarono quel poco che rimaneva del sistema produttivo e trasformarono l’Uruguay in una grande banca. La banca fallì, come succede di solito con le banche quando le assaltano i banchieri, e rimanemmo pieni di debiti e privi di gente. Adesso perfino i dentisti si lamentano: «La gente scarseggia, scarseggiano i denti».

In tutti questi anni, di disastro in disastro, abbiamo perso una moltitudine. I giovani sono quelli che maggiormente se ne sono andati a cercare lavoro in altre terre, sotto altri cieli. E come se non bastasse, non contento di cacciare via i giovani, questo sistema sclerotico gli proibisce di votare. L’Uruguay è uno dei pochi paesi dove non possono votare coloro che vivono all’estero, né nei consolati, né per posta. Sembra inspiegabile, ma una spiegazione c’è. Chi voterebbero quei voti? I padroni del paese temono il peggio. Hanno ragione.

Nell’atto finale della sua campagna elettorale, il candidato alla vicepresidenza per il partito colorado annunciò che se la sinistra avesse vinto le elezioni, tutti gli uruguaiani sarebbero stati obbligati a vestire uguale, come i cinesi nella Cina di Mao.

Egli è stato uno dei tanti involontari agenti propagandistici della sinistra trionfante. Neppure il militante più sfegatato ha fatto tanto per la vittoria quanto i tribuni della patria che hanno allertato la popolazione contro l’imminente pericolo che la democrazia cadesse in mano a tiranni nemici della libertà e delinquenti nemici della democrazia, terroristi, sequestratori e assassini. Sono state denunce di grande efficacia: quanto più hanno attaccato i diavoli, tanto più l’inferno ha preso voti.

In buona parte, proprio grazie a quegli araldi dell’apocalisse e alle loro parole tuonanti, la sinistra è riuscita ad ottenere, alla prima tornata, la maggioranza assoluta. La gente ha votato contro la paura.

Anche il referendum sull’acqua è stato una vittoria contro la paura. L’opinione pubblica uruguaiana è stata bombardata da estorsioni, minacce e bugie. Votando contro la privatizzazione dell’acqua, avremmo sofferto la solitudine e il castigo e saremmo stati condannati ad un futuro di pozzi neri e di putridi acquitrini.

Come nelle elezioni, anche nel referendum ha vinto il buon senso. La gente ha votato confermando che l’acqua, risorsa naturale scarsa e peritura, dev’essere un diritto di tutti e non un privilegio di chi se lo può pagare. E inoltre la gente ha confermato di non essere fessa e di sapere che più prima che poi, in un mondo assetato, le riserve d’acqua saranno ambite anche più delle riserve di petrolio. Noi paesi poveri, ma ricchi d’acqua, dobbiamo imparare a difenderci. Più di cinque secoli sono trascorsi da Cristoforo Colombo. Fino a quando continueremo a scambiare oro con fondi di bottiglia?

Non varrebbe forse la pena che altri paesi chiamassero il popolo a pronunciarsi sul tema dell’acqua? In una democrazia, quando è vera, chi deve decidere? La Banca mondiale o i cittadini di ciascun paese? I diritti democratici esistono davvero, o sono le fragole che guarniscono una torta avvelenata?

Anche alcuni anni fa, nel 1992, l’Uruguay era stato l’unico paese al mondo a indire un referendum sulla privatizzazione delle imprese pubbliche. Il 72% votò contro. Non sarebbe democratico indire ovunque referendum sulle privatizzazioni, tenendo conto che compromettono il destino di varie generazioni?

Noi latinoamericani siamo stati educati, da secoli, all’impotenza. Una pedagogia che viene dai tempi delle colonie, impartita da militari violenti, dottori pusillanimi e frati fatalisti, ci ha inculcato la certezza che la realtà è inalterabile e che non possiamo far altro che ingoiare in silenzio i nostri rospi quotidiani.

L’Uruguay dei tempi andati era stato un’eccezione. Contro l’eredità del non c’è modo e del non si può, e contro l’abitudine di confondere il realismo con l’obbedienza e il tradimento, questo paese ha saputo ottenere l’istruzione laica e gratuita prima dell’Inghilterra, il voto alle donne prima della Francia, la giornata lavorativa di otto ore prima degli Stati uniti e il divorzio prima della Spagna (sessant’anni prima della Spagna, per essere precisi).

Adesso stiamo iniziando a recuperare quella energia creatrice, che sembrava perduta nella lunga notte della nostalgia. E non sarebbe una cattiva idea tenere ben presente che quell’Uruguay dei tempi fecondi fu figlio dell’audacia, non della paura.

Non sarà certo facile. L’implacabile realtà non impiegherà molto a ricordarci l’inevitabile distanza che separa ciò che si vuole da ciò che si può. La sinistra arriva al governo in un paese a pezzi, che in tempi molto lontani fu all’avanguardia del progresso universale e che oggi è il fanalino di coda di quelli più arretrati, un paese distrutto, indebitato fino ai capelli e sottoposto alla dittatura finanziaria internazionale, che non vota ma vieta.

Abbiamo un margine ridotto di manovra e di movimento, ma ciò che in solitudine risulta difficile, e perfino impossibile, può essere immaginato, e perfino realizzato, se ci mettiamo insieme ai paesi vicini, così come siamo stati capaci di metterci insieme ai vicini di casa.

Nella prima manifestazione della storia del Frente Amplio, che lanciò una fiumana di gente per le strade, qualcuno dalla folla aveva gridato, fra l’attonito e l’euforico:«C’è il rischio di vincere!» Più di trent’anni dopo è successo.

Questo paese è irriconoscibile. Dal fu all’è, dall’è al sarà: la gente, che era così sfiduciata da non credere nemmeno più nel nichilismo, è tornata a credere, e ha voglia di credere. Noi uruguaiani, malinconici, poco reattivi, che sulle prime sembriamo argentini col valium, stiamo facendo i salti di gioia.

Che enorme responsabilità per i trionfatori, per coloro che sono stati votati e per noi che li abbiamo votati. Bisognerà proteggere, come la foglia protegge il frutto, questa rinascita della fede, questa rifondazione dell’allegria. E ricordare ogni giorno che aveva ragione Carlos Quijano, quando diceva che i peccati contro la speranza sono gli unici che non hanno perdono né redenzione.

 

 

Note:

Copyright Ips(trad. di Marcella Trambaioli

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L’altra america

ELEZIONI BRASILE: RIDIMENSIONATO IL PARTITO DI LULA

 

SAN PAOLO – Il Partido dos Trabalhadores (Pt, Partito dei lavoratori), del presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, esce ridimensionato dal secondo turno delle elezioni amministrative svoltosi ieri in Brasile, avendo perso la citta’ piu’ importante, San Paolo, e un feudo tradizionale della sinistra come Porto Alegre.

A San Paolo il candidato socialdemocratico Jose’ Serra ha il 56% dei suffragi, rispetto al 44 del sindaco uscente del Pt, Martha Suplicy. Un grave rovescio personale per il presidente, che era apparso sui cartelloni e le locandine elettorali a fianco della Suplicy, e anche per quest’ultima, che era considerata una stella in ascesa della sinistra brasiliana.

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consoliamoci: L’ALTRA AMERICA 3

Cile: elezioni, centro-sinistra vince amministrative

SANTIAGO DEL CILE – La coalizione di centro-sinistra, del presidente Ricardo Lagos, ha vinto le elezioni comunali svoltesi ieri in Cile, considerate un test importante in vista delle presidenziali del dicembre 2005, anche se il suo vantaggio sull’opposizione di destra è calato rispetto a precedenti consultazioni. Con il 95% dei seggi scrutinati – le elezioni riguardavano 345 Comuni – la Concertacion, di centro-sinistra, aveva il 45% dei voti; l’Alianza, di destra, il 39.

La Concertacion ha vinto tutte le elezioni – presidenziali, legislative e locali – da quando i cileni votarono nel 1988 per esautorare il dittatore Augusto Pinochet, che si dimise due anni più tardi. Tuttavia, la destra si è affermata nella capitale Santiago, il cui attuale sindaco, Joaquin Lavin, sarà il prossimo candidato presidenziale per Alianza.

“La riduzione del divario è quello che voglio mettere in rilevo. Essa mostra il potenziale dell’Alianza e ci mette in grado di prepararci a vincere la contesa presidenziale l’anno prossimo”, ha detto Jovino Novoa, presidente del maggior partito dell’Alianza, l’Unione democratica indipendente. Entrambe le coalizioni hanno ottenuto percentuali inferiori a quelle delle comunali del 2000, mentre i candidati indipendenti sono al 10%. “È un risultato solido, ma nulla per cui essere euforici”, ha commentato il senatore Alejandro Foxley, di Concertacion. Per eleggere sindaci e consiglieri comunali si sono recati ieri alle urne 8 milioni di cileni

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Venezuela: elezioni, Chavez vince in voto regionali 

 

CARACAS – Il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, ha consolidato il suo potere con una schiacciante vittoria nelle elezioni regionali di ieri: i suoi candidati hanno ottenuto 20 dei 23 incarichi di governatore.

L’opposizione, ha annunciato il Consiglio nazionale elettorale, ha avuto due dei posti di governatore: Manuel Rosares ha conservato il governatorato dello stato di Zulia, polmone economico ricco di petrolio, e Morel Rodriguez ha vinto nello stato di Nuova Esparta, strappandolo ai candidati governativi.

Questi ultimi hanno da parte loro conquistato sette stati finora in mano all’opposizione.

In lizza anche le cariche di 350 sindaci. Tra questi quella del primo cittadino di Caracas, finora governata dall’opposizione.

L’astensione, molto alta, è di fatto quella già registrata in altre consultazioni elettorali, intorno al 40%.

Il presidente Chavez ha votato in un quartiere popolare del centro di Caracas e in una conferenza stampa improvvisata ha attaccato gli Stati Uniti. Gli aventi diritto al voto erano 14 milioni di persone

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