IBRAHIM DE ABIS: E’ AL FATAH CHE DECIDERA’ IL FUTURO
Gerusalemme, novembre – Per i palestinesi è tempo di profondo dolore. Commentatore del quotidiano Al Quds e del settimanale Jerusalem Times, Ibrahim de Abis è stato ascoltato da Arabmonitor su che cosa potrebbe accadere adesso in seno all’Autorità nazionale palestinese, ma anche su cosa possa aver minato la salute di Yasser Arafat.
Chi dispone attualmente del potere, non legale ma autorità di fatto, per condurre l’Autorità nazionale palestinese ?
“Il partito di Arafat, al Fatah. Ma più che di autorità, parlerei di abilità, di talento, che sono più importanti dell’autorità stessa”.
Pensa che la leadership collettiva sia una possibilità oppure la esclude come soluzione ?
“Non è una soluzione, almeno non per tempi lunghi. Può funzionare per un breve periodo in situazioni di emergenza, ma non a lungo. Gruppi come al Fatah o gli islamici hanno obiettivi molto differenti”.
La controversia su dove seppellire il presidente Arafat può portare a uno scontro nei Territori occupati ?
“Abbiamo già regolarmente degli scontri. Non vedo ulteriori rischi”.
Ma negargli il diritto di riposare a Gerusalemme potrebbe creare tensione. L’ipotesi di seppellirlo ad Abu Dis non sembra una soluzione.
“Sicuramente se Israele rifiuta Gerusalemme, che ha una valore simbolico, e lo farà, ci sarà tensione, ci saranno proteste, si avranno delle manifestazioni. Sono anche d’accordo che Abu Dis non sia il posto adatto per ospitare la tomba di Arafat. A Gerusalemme esiste una sola alternativa: Ramallah, presso la Muqata. Là, la sepoltura diventerebbe un monumento e arriverà il giorno in cui si potrà spostarlo a Gerusalemme”.
Teme qualche provocazione israeliana, qualche ingerenza negli affari interni palestinesi in questo momento particolare ?
“Non penso che abbiano bisogno al momento di lanciare delle provocazioni o intendano interferire. Potrebbero dichiarare il coprifuoco da una parte piuttosto che da un’altra, oppure lanciare qualche operazione militare, ma sono tutte cose che avvengono comunque quotidianamente. Vedo piuttosto una forte ingerenza da parte americana nelle vicende politiche palestinesi per influenzare la scelta del futuro leader, indicando chi vogliono alla guida dei palestinesi”.
Chi è l’uomo che vorrebbero ?
“Abou Mazen. Dopo che aveva lasciato la carica di primo ministro, non si era fatto vedere per mesi alla Muqata. Da quando le condizioni di Arafat si sono aggravate, non si è più assentato per un giorno”.
Ma lo vorrebbero per selezione o per elezione ?
“Lo vorrebbero eletto”.
Ma dispone di un sufficiente seguito popolare ?
“Non ha alcun sostegno popolare, ma se al Fatah lo candida e lo appoggia, nessuno sarà in grado di sfidarlo con la speranza di poterlo sconfiggere”.
Ma nel caso Abou Mazen diventasse presidente con il beneplacito americano, Israele potrebbe essere davvero costretto a fare delle concessioni, come non era mai capitato in passato.
“Perlomeno non avrebbe la possibilità di accampare delle scuse. Poi, c’è anche il secondo mandato di Bush che potrebbe indurre gli americani a fare di più. Certamente, quando Abou Mazen era alla guida del governo, Israele non gli aveva concesso proprio nulla”.
Escuderebbe l’ipotesi che Yasser Arafat sia stato vittima di un avvelenamento ?
“Assolutamente no. Sono in molti a pensarlo, da quando i medici francesi hanno escluso la leucemia, il tumore. Girano voci sempre più insistenti che Arafat sia stato proprio avvelenato. Ripeto, sono sensazioni, ma sono in tanti ad averlo. Si pensa anche che potrebbe essere avvenuto attraverso l’acqua che beveva in cui sarebbe stata sciolta una qualche sostanza. Sicuramente un processo lento, maturato in mesi, affinché non lasciasse tracce e creasse dei sospetti. Israele è specializzato in questo. Tutti si ricordano il tentato assassinio di Khaled Meshal ad Amman, quando degli agenti israeliani gli iniettarono una sostanza velenosa, bloccandolo per strada”.