Olimpiadi armate: le lecite proteste degli EVERSIVI

  TORINO 2006: L’IMPORTANTE E’ GUERREGGIARE



Guerrilla radio sta con chi è stato definito Eversivo.

Le manifestazione di protesta contro le Olimpiadi
trovano ampia giustificazione nei riguardi di una rassegna sportiva
che nel corso degli anni si è vista completamente
snaturare da quegli ideali di fratellanza e di lealtà
cui si fece precursore il barone De Coubertin.

Si sente parlare da tempo di “tregua olimpica” in occasione dei giochi;
si dovrebbe chiedere allora,
A Laura Bush arrivata a Torino per l’inaugurazione,
se suo marito Bush rispetterà questa tregua evitando di lanciare bombe
e seminare morte per tutto il periodo delle olimpiadi nel martoriato Iraq.

C’è da riflettere inoltre su quali siano i reali benefici
e quali gli appurati sprechi
della messa in opera di quattromila milioni di euro di investimenti
(per lo più pubblici) per preparare Torino e le sue valli all’evento.

Esempio di spreco la pista di bob a Cesana,
 la più complessa e travagliata opera di Torino 2006, 
Un serpentone di cemento e ghiaccio lungo 1.435 metri, costruito ex novo su una superficie di 170 mila metri quadrati con sbancamenti e disboscamenti .
Costo 70 milioni di euro, gare olimpiche previste 8.
E dopo non si userà più, o quasi ( la pista è tecnica e difficile,
si raggiungono i 130 chilometri all’ora, tempo medio di una gara 53 secondi).

A Pragelato c’è l’altra infrastruttura più contestata di questi giochi:
(si poteva evitare, in quanto la Francia aveva offerto la medesima infrastruttura posta nel suo confine)
due trampolini olimpici (130 metri di dislivello), che, una volta finiti i giochi , non si sa bene come riutilizzare. Anche perchè sono solo una decina gli atleti in tutta Italia abilitati a utilizzarli.

3 villaggi per gli atleti e 7 per i media dislocati a Torino, dopo le Olimpiadi dovevano essere riconvertiti in case popolari,
ma ora i conti non tornano all’amministrazione comunale, e saranno immessi sul mercato immobiliare.

Le multe per chi espone il simbolo olimpico fino a centomila euro.
(vietatissimo l’esposizione dei simboli olimpici nei tipici antichi ristoranti Torinesi,
i 5 cerchi li trovi solo da mcdonald’s, fritti pure quelli)

Perfino il braciere olimpica, sa di beffa, (per non parlare dell’arco olimpico rubato al fascismo…)
in tempi di riduzione obbligata dei consumi
il bracere brucerà 8000 metri cubi di metano all’ora per un totale di quasi 3 milioni di metri cubi nei 15 giorni olimpici.
Vale a dire il gas che serve in un anno a un paese di 3500 abitanti…

Ma lo sdegno maggiore scaturisce dalla pagina web
nel sito ufficiale dei Giochi, alla voce sponsor ufficiali.
Se si clicca su www.finmeccanica.it
 ecco che si sprigiona sullo schermo il reale spirito olimpico di Torino 2006:

La constatazione che queste Olimpiadi sono ARMATE,
 come ha denunciato Alex Zanotelli
sollecita più numerose e motivate forme di protesta.
Anche perchè queste notizie sono abilmente occultate
dall’interesse dei media.

Non bastava ricevere finanziamenti dalla bibita che uccide in colombia,
ne da una multinazionale della ristorazione
che se ne fotte dei diritti dei lavoratori
e investe in prodotti OGM ai danni dei consumatori,
era proprio necessario
“accettare per sponsor una fabbrica d’armi? “

Alla fine però una cosa ci dispiace per finmeccanica,
sarà l’unico sponsor senza squadra.

Sì,
tutti i suoi “atleti” sono impegnati a vincere una medaglia
in Iraq o in Afghanistan.

Guerrilla radio

Olimpiadi armate: le lecite proteste degli EVERSIVI Leggi l'articolo »

Torino 2006 per i bimbi??? ALTAMENTE DISEDUCATIVO

RETROSCENA

Vietato portare i panini

STEFANO BERTONE
LUCA DEGIORGIS*
La disponibilità di biglietti a prezzi ridotti per le scuole delle vallate «olimpiche» è stata offerta in ritardo, forse in attesa di valutare l’andamento delle prevendite, poi in effetti rivelatesi clamorosamente inferiori al previsto (-50% rispetto al milione e mezzo di biglietti sperati a settembre 2005). Ora che sugli spalti, per certe gare, si prefigurano spazi vasti come praterie, si chiamano a raccolta le masse dei più piccoli. Dunque in fretta e furia, e con poco tempo per inserire la gita in un contesto di programmazione, si parte per lo stadio. Pur con qualche dubbio, superato dalla considerazione di quella che sembra un’opportunità irripetibile offerta ai figli, i genitori accettano. Pagheranno 3 o 5 euro il biglietto e 7 o 10 per il pullman. Ma insieme alla richiesta di autorizzazione ricevono il seguente foglio A4 fotocopiato: «OGGETTI PROIBITI ALL’INTERNO DELL’IMPIANTO: per motivi di sicurezza non è consentito introdurre nei siti Olimpici: Ombrelli rigidi, sono consentiti sono quelli richiudibili che dovranno essere esaminati tramite macchina X-Ray, zaini di qualsiasi genere anche quelli scolastici … bottiglie, lattine, accendini, contenitori idonei all’offesa della persona (un thermos?), aerosol, aste, bastoni, bombolette spray, fumogeni, artifici pirotecnici, utensili, monete, grosse fibbie di cinture e moschettoni, strumenti chimici o incendiari, sostanze stupefacenti, armi, coltelli o qualsiasi altro oggetto atto a turbare l’ordinato svolgimento della manifestazione […] Si rimanda all’attenzione degli Insegnanti che gli studenti non lancino oggetti verso il campo di gara o in altre direzioni». Segue poi il paragrafo «ABBIGLIAMENTO: non è consentito l’utilizzo di abbigliamento recante loghi e marchi di sponsor non Olimpici, come indicato nella guida dello spettatore che ogni Scuola riceverà insieme ai biglietti. E’ espressamente vietato introdurre e veicolare nelle sedi di gara materiali promozionali di qualunque tipo, messaggi commerciali, striscioni o bandiere non autorizzati». Viene precisato il «COMPORTAMENTO: nessun tipo di dimostrazione o propaganda politica, religiosa o razzista è permessa in alcun sito Olimpico». Si passa all’alimentazione: «CIBO: non è consentita l’introduzione di cibo e bottiglie di qualsiasi genere nelle sedi di gara. Saranno presenti snack point, dislocati in diverse zone dell’impianto». Tutto ciò non senza dimenticare il «RISPETTO DELLE REGOLE: il mancato rispetto delle regole comporta l’espulsione dal luogo di gara senza rimborso del biglietto». Drastico. Questo foglio, ci viene detto, lascia di stucco i genitori: dove sarebbe il famoso «spirito olimpico»? E poi il costo della gita aumenta, visto che non si possono portare i panini da casa e bisognerà comprare il cibo sul posto. McDonalds, lo sponsor? Così raccontano le cronache di Torino 2006. Ancora: molte scuole negli anni hanno attuato faticosi progetti di educazione alimentare, ma ora saranno vanificati in una giornata? E soprattutto, ci dice un papà: devo vestire mio figlio con i marchi degli sponsor? Ma se non so neanche quali sono! E poi se non li ho, se lo trovo diseducativo, violento e in contrasto con molti insegnamenti scolastici? Niente paura: gira voce che solerti volontari applicheranno pezzi di scotch sui marchi non graditi. In alternativa, il bimbo può stare a casa…

*Autori del Libro nero delle Olimpiadi 2006

DA iL MANIFESTO

segnalato dai POLLI D’ASSALTO

Torino 2006 per i bimbi??? ALTAMENTE DISEDUCATIVO Leggi l'articolo »

La Chiesa anglicana contro la Carterpillar

Gran Bretagna – 13.2.2006

Li chiamavano bulldozer

La Chiesa anglicana vuole liberarsi di 2.5 milioni di sterline in azioni Caterpillar

Ha suscitato insieme oltraggio ed esultanza la nuova, rivoluzionaria, deliberazione del Sinodo della Chiesa anglicana, che con una votazione tenutasi la scorsa settimana a Londra ha iniziato il processo per l’alienazione di 2,5 milioni di sterline in azioni Caterpillar, azienda statunitense che produce bulldozer. Oltraggio da parte dell’ala più conservatrice della Chiesa. Esultanza nei gruppi di attivisti umanitari che da anni operano in Palestina facendo pressione per il boicottaggio dell’azienda.

Non investire in attività che violano i diritti. Con la decisione del Sinodo, ispirata dall’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, lo stesso che aveva stimolato il dibattito sulle scuse ufficiali per il coinvolgimento anglicano nello schiavismo, la Chiesa intende mandare un chiaro messaggio: trarre profitto dalle violazioni di diritti umani non è compatibile con una pratica aziendale ‘socialmente responsabile’. Evitare di investire in compagnie che traggano proventi dall’occupazione illegale della Palestina rientra tra i vincoli cui sono sottoposti i fondi ecclesiali. Per questo, la Commissione etica per gli investimenti aveva precedentemente ricevuto incarico di verificare se il possesso delle azioni contrastasse con la politica etica della Chiesa, che proibisce investimenti in industrie belliche o in aziende che producano componenti utilizzati per navi da guerra, carri armati o altro.

La Caterpillar è stata accusata dalle Nazioni Unite di complicità nelle violazioni di diritti umani commesse nei Territori occupati. Migliaia di case palestinesi e di appezzamenti agricoli sono stati distrutti dall’esercito israeliano con i Caterpillar modificati ‘D9’. Gli stessi bulldozer stanno costruendo il muro della vergogna tra Cisgiordania e Israele e il 16 marzo 2003 la militante pacifista inglese Rachel Corrie morì sotto i cingoli di una ruspa Caterpillar. Lo scorso anno la madre di Rachel partecipò di persona alla campagna contro l’azienda Usa promossa da ‘War on want’, una delle organizzazioni umanitarie più attive nel boicottaggio contro la Caterpillar. Quest’ultima basa la sua difesa su due tesi: affermando che non vende direttamente i mezzi al governo israealiano, ma che questi gli vengono forniti dall’esercito Usa; sostenendo che non può decidere sull’uso dei prodotti Caterpillar, una volta che questi sono stati venduti.

“Mi vergogno di essere anglicano”. Nick Dearden, portavoce di ‘War on Want’ si è dichiarato ‘estremamente contento della decisione del Sinodo, in quanto conferma le preoccupazioni più volte espresse sull’uso dei bulldozer nelle violazioni dei diritti umani in Palestina”. L’ex arcivescovo di Canterbury, George Carey, ha dichiarato: “Una tale decisione mi fa vergognare di essere anglicano”. La mossa del Sinodo ha inoltre indignato sia il portavoce della Chiesa anglicana per il Medio Oriente, Simon Mcllwaine, che ha parlato di un passo indietro di 70 anni nei rapporti tra anglicani ed ebrei, sia i gruppi conservatori degli Stati Uniti, che dai loro siti accusano l’arcivescovo di Canterbury e la Chiesa anglicana di antisemitismo e sostegno ai terroristi, chiedendo le dimissioni di Rowan Willams. Per questi ultimi, forse può costituire una piccola soddisfazione il fatto che la mozione del Sinodo non è vincolante. Almeno fino a quando una decisione della stessa Commissione etica per gli investimenti non la renderà esecutiva.

La Chiesa anglicana contro la Carterpillar Leggi l'articolo »

IL RE DEGLI EVERSIVI

 
“I no global sono un movimento eversivo”
Silvio berlusconi  10/02/200

Guerrilla radio questa volta gli crede.

Cavalier Silvio Berlusconi tessera della p2 numero 1812
che “finanziava l’eversione nera” (secondo le indagini dei giudici Turone e Colombo)
nel promuovere la “strategia della tensione”
oggi giorno di può definere il maggior esperto europeo
e il maggior praticante mondiale in materia di eversione,

allora come non credergli???
g.r.

IL RE DEGLI EVERSIVI Leggi l'articolo »

Piccolo fornaio pugliese si mangia tutto Mcdonald’s!

Una mia lontana premonizione sta prendendo piede.

Le nostre teste sono ormai lobotomizzate al conformismo delle mode,
e cosa c’è di più trendy di cercare di scimmiottare modelli USA???

Ebbene alla nostra celebrolesa mente si ribelleranno altri organi del nostro corpo, pensai.

E ora l’italico apparato digerente,
preceduto dal gusto, sono riuscite a dominare questa malandata mente,
palato ed esofago che obbligati ai panini di plastica dei mcdonalds
come ad una seduta di torture medioevali,
ci stanno riportando agli antichi sapori che dalla nostra terra
sono stati alla base della nostra cultura.

In pratica bastarebbe qualche fornaio in gamba che applicasse prezzi equi,
per disturbare le multinazionali del fast food più di mille campagne di boicottaggio.

Bruschetta di Altamura-Cessburger 10 a 0.

guerrilla radio

 

– MCDONALD’S. CHIUDE AD ALTAMURA BATTUTO DA UN PANETTIERE…
(Il Sole 24 ore Radiocor) – il gigante americano mcdonald’s costretto a chiudere i battenti per la concorrenza “leale” di un piccolo panettiere pugliese. Il fatto, ripreso e commentato in prima pagina dal quotidiano francese ‘Liberation’, e’ avvenuto ad Altamura, in Puglia, dove il gigante della ristorazione e’ sbarcato nel 2001 e dove ha abbandonato il campo di recente, smontando l’insegna della grande insegna “m” di notte.

L’apertura di McDonald’s era stata vista come un segnale di modernita’ dai 65mila abitanti di Altamura e i 550 metri quadrati era ben frequentati, finche’ nella stessa piazza non ha aperto bottega il giovane panettiere Luca Digesu’ senza alcuna intenzione bellicosa. Digesu’ ha subito allineato i prezzi dei suoi prodotti a quelli applicati dal gigante degli hamburger, moltiplicando la composizione delle focaccine e insistendo sulla qualita’ e la diversita’ del prodotto. nel giro di qualche settimana la ‘corrente’ dei clienti s’inverte a scapito di mcdonald’s che per tentare di recuperare le perdite moltiplica le sue promozioni, le feste per bambini, cambia direttore. nulla da fare. Anzi, alcuni clienti di Digesu’ acquistavano i prodotti dal fornaio e andavano a consumarli sui tavoli della catena americana, fino alla debacle totale di McDonald’s costretta ad andarsene da un piccolo paese della Puglia e soprattutto ai prodotti di qualita’ di un piccolo fornaio.

Piccolo fornaio pugliese si mangia tutto Mcdonald’s! Leggi l'articolo »

Yahoo aiuta la Cina alla caccia agli oppositori regime

Nuove accuse al portale dall’organizzazione Reporter Senza Frontiere

Cina, «Yahoo! ha denunciato un dissidente»

Nel 2003 sarebbe stato il portale a passare alla polizia le informazioni per arrestare Li Zhi, condannato a 8 anni di carcere


PECHINO – Nuove accuse di violazione dei diritti umani per il portale Internet Yahoo!: per la seconda volta in meno di sei mesi «Reporter Senza Frontiere» afferma che l’azienda americana ha collaborato con la polizia cinese per reprimere il dissenso politico.
ARRESTO – Riprendendo un articolo scritto su Internet dallo scrittore Liu Xiaobo, l’organizzazione accusa Yahoo di aver fornito agli investigatori di Pechino le informazioni che hanno portato all’arresto del dissidente Li Zhi. Li è stato condannato a otto anni di prigione per «sovversione» dopo aver aderito al Partito Democratico Cinese. A sua volta, Liu cita come fonte gli avvocati del dissidente che, in base alla legge cinese, hanno accesso ai verbali del processo.
IL PRECEDENTE – Nel primo caso, denunciato in settembre, Yahoo era stato accusata di aver fornito alla polizia il nome e l’indirizzo di Shi Tao, un giornalista critico nei confronti del governo, condannato a dieci anni di carcere per aver denunciato la censura politica. Una portavoce di Yahoo! ha detto che il portale sta cercando di verificare l’ informazione. «Nella maggior parte dei paesi, i governi non sono tenuti a spiegare perché richiedono una certa informazione», ha detto.
REPLICHE E ACCUSE – L’ultima bufera sulle società occidentali del settore Internet in Cina arriva poche settimane dopo che Google è finito nel mirino degli attivisti per i diritti umani per aver detto che avrebbe bloccato sul suo motore di ricerca in mandarino i termini politicamente invisi al governo di Pechino. Reporter Senza Frontiere afferma che non è accettabile l’argomento con cui Yahoo replica alle accuse, ovvero che si limita a rispondere alle richieste delle autorità locali. «Yahoo! certamente sapeva che stava contribuendo all’arresto di dissidenti politici o di giornalisti, non di criminali comuni», ha detto in un comunicato.

www.corriere.it

Yahoo aiuta la Cina alla caccia agli oppositori regime Leggi l'articolo »

jacopo venier: Rutelli su Israele sbagli!

IL PDCI A RUTELLI: SU ISRAELE SBAGLI. PER LA PACE SERVE EQUIVICINANZA: ADERIAMO ALLA MANIFESTAZIONE DI SABATO PER LA PALESTINA 

Dichiarazione del Responsabile Esteri Pdci Iacopo Venier 

 

14 febbraio 2006 
 
Al contrario di Rutelli i Comunisti Italiani ritengono che il governo dell’Unione dovrà cambiare nel profondo la politica estera italiana nei confronti di Israele, riprendendo l’antica e saggia politica di equivicinanza con entrambi i partner essenziali per la Pace. Berlusconi su ordine di Bush ha schierato l’Italia a fianco della politica colonialista e razzista di Sharon.

 

 

L’Italia ha smesso  di pretendere l’applicazione delle risoluzioni dell’Onu che impongono la nascita di due stati per due popoli. Israele si è sentita così ancor più libera nel perpetuare l’illegale occupazione militare della Palestina, nel compiere impunemente omicidi mirati, di detenere prigionieri politici. La politica di Berlusconi ha contribuito al disgregarsi di ogni speranza di pace ed alla edificazione di nuovi muri fisici e mentali.  E’ la “specialità” di Israele, potenza nucleare che può impunemente violare il diritto internazionale, che mina la credibilità dell’ONU, alimenta i bacini dell’odio da cui attingono strumentalmente i terroristi ed i fanatici e crea le premesse di nuove guerre.
Tutto ciò deve finire. Se vogliamo la pace ed il contrasto della deriva islamista nella società palestinese bisogna che la parte laica e progressista di quel mondo senta l’Italia al suo fianco.
Anche per questo il Pdci ha aderito alla manifestazione per la Palestina che si terrà a Roma sabato prossimo. Uno stato esiste già ed ha diritto alla sua sicurezza ma l’altro, la Palestina, deve nascere immediatamente. E’ questo che ci aspettiamo dal prossimo Governo dell’Unione.

jacopo venier: Rutelli su Israele sbagli! Leggi l'articolo »

Sulle vignette blasfeme

A Guerrilla radio piacciono le vignette,
sono una piccola forma d’arte,
in un breve tratto di pennarello,
possono tracciare multiformi significati,
hanno la capacità di far sorridere e insieme indignare.
In un millesimo di secondo,
per le vignette migliori, basta uno sguardo sfuggente.

Amo le vignette di Vauro,
porto marchiato nell’animo quelle di Naji Al-ALi,
fumettista palestinese assassinato dai servizi segreti israeliani,
perchè?
per il solo fatto che con la sua arte richiamava consensi alla causa del suo popolo,
risvegliava coscienze sopite.

In Italia abbiamo altri ottimi vignettisti:
Staino, Giannelli, Altan,
Forattini non fa più ridere nessuno, semmai l’avesse fatto prima.

Ma quelle che in questi giorni occupano le prime pagine dei giornali
sono le vignette orrende pubblicate in Danimarca,
orrende perchè stilisticamente brutte e banali,
 causa di violente polemiche e sommosse in vari stati di religione a maggioranza musulmana.

Guerrilla radio si pronuncia per l’assoluta libertà di espressione,
contro ogni forma di censura e intimidazione a questo fondamentali diritto.

Ma…
vorrei solo che si ponesse la questione sul fatto che le guerre
che esportiamo hanno come  vittime
per lo più islamici,
poi le abu ghraib
le guantanamo sparse per il mondo
e gli innumerevoli attacchi antislamici avvenuti in Europa e Stati Uniti,
tutto questo avrebbe potuto facilmente far prevedere come delle vignette ritenute oltraggiose per la religione
sarebbero state prese come pretesto  da qualche estremista per far rivoltare l’odio accumulato da un popolo,
quello musulmano,
mai così oppresso.

 

Altre semplici considerazioni:

-gli incidenti di rivolta sono stati provocati da una piccolissima minoranza estremista

– il giornale danese Jyllands-Posten, è un giornale indipendente di destra, con un passato di apologia del fascismo, con pubblicazione di vignette antisemite, non mi sento di elevarli a paladini delle libertà….

-Le destre che si sono lanciate a denunciare attacchi alle libertà di espressione
sono le stesse che il diritto di espressione in italia l’hanno sempre soffocato,
nel nostro Bel Paese quante censure hanno dovuto subire i nostri comici?

-bestemmiare in Italia per decenni significava rischiare il carcere

-Indymedia fu sottoposta a sequestro per aver pubblicato un semplice fotomontaggio in cui papa Raztinger vestiva una divisa nazista.


alcuni commenti di addetti al lavoro:

VAURO:
io ogni giorno che passa penso che quelle vignette siano una tragica rappresentazione del cattivo gusto: quel Maometto brutto, barbuto, con la satira non c’entra niente. La satira è gioco, allegria…». Provocazione… «Sì, certo.Mabisogna saperla fare. Quelle vignette mi ricordano invece solo certe altre caricature, di tanti anni fa, quando qualcuno disegnava gli ebrei con il naso adunco…». Quindi lei non le avrebbe pubblicate. «Esatto, non le avrei mai messe in pagina. Emi spiace tanto per Staino…».

GIULIANO:
protagonista della storica striscia dell’Unità: il quale, nonostante ritenga «quei disegni senza alcuna dose di ironia, e anzi osceni e infami», ammette che li avrebbe «comunque pubblicati». Perché, spiega Giuliano, firma di Repubblica e tra le menti perfide e geniali del Male (1978-1982, un giornale di sola satira e sberleffo, strepitoso, irripetibile) «il vignettista satirico di questo vive: di scomodità, di spiacevolezza, di cattiveria». Scusi, Giuliano: ma qui c’è una fatwa lanciata sui disegnatori, per gli integralisti è lecito ucciderli… «Lo so, ed è fantastico… ». Fantastico? Scherza? «Sono, per una volta, serissimo. Perché se ce l’avessi io, una bella fatwa addosso, potrei finalmente farmi pagare le vignette un bel po’ di soldi ».

 ElleKappa (Laura Pellegrini) tace e rimanda alla sua vignetta pubblicata ieri da Repubblica: «Uno dice: “Per l’Occidente tra Voltaire e Maometto non c’è partita”. E un altro risponde: “Vince il petrolio”». In realtà, riflette Giannelli del Corriere, «dovrebbe vincere il buon senso. E dovremmo ammettere che quelle vignette offendono il sentimento religioso dei musulmani».

Preoccupato Krancic, vignettista del Giornale e del Secolo d’Italia. «In questa storia, la penso esattamente come Vauro del manifesto. Sarà grave?».

Sulle vignette blasfeme Leggi l'articolo »

la shoah palestinese si celebra ogni giorno

Palestina oggi, la quotidiana cronaca di un olocausto odierno:

27 GENNAIO 2006

Medioriente: uccisa dagli israeliani una bambina palestinese

REDAZIONE

Una bambina palestinese di soli nove anni è stata uccisa dai soldati israeliani. E’ successo nella Striscia di Gaza, a poche decine di metri dal territorio israeliano.
I soldati di guardia al confine hanno aperto il fuoco quando hanno visto una figura avvicinarsi alla frontiera con una grande borsa. La piccola – che secondo i militari dello stato ebraico non si è fermata neanche dopo l’esplosione di alcuni colpi di avvertimento – è stata ferita a morte da un proiettile al collo.

I soldati pensavano di avere ucciso un uomo, ma poi i mezzi di soccorso palestinesi hanno riferito che si trattava di una bambina. Un episodio analogo si era verificato recentemente in Cisgiordania, dove martedì scorso una pattuglia di militari aveva aperto il fuoco contro due palestinesi che stavano collocando un “oggetto sospetto” sul ciglio di una strada. A terra senza vita era rimasto un bambino di nove anni.

la shoah palestinese si celebra ogni giorno Leggi l'articolo »

La svolta verso Hamas come castigo per Abu Mazen

Arafat è morto
una seconda volta.

Il voto che ha premiato Hamas, in realtà non inquadra 
l’esatta fotografia della società palestinese,
tutt’altro che islamizzata.
E’ un voto di protesta espresso dai palestinesi contro un Fatah corrotto,
e in special modo contro Mahmoud Abbas,
Abu Mazen,
verso il quale non ricordo un solo palestinese che mi abbia mai espresso rispetto,
ma solo il forte malcontento verso questo leader con passaporto americano, amico (così si dice) della famiglia Sharon.

E adesso?
Credo assisteremo a settimane di incertezza,
Hamas stesso non poteva immaginare un sua vittoria così schiacciante (contavano di fare opposizione e maturare).
Non sono affatto pronti a governare, non hanno esperienza politica,
e ora dovranno riuscire scindersi al loro interno,
la parte moderata, più ideologa,  in grado di dialogare come entità politica,
dalla parte più estremista vicina ai gruppi armati.

Sicuramente il primo passo sarà quello di farsi più realisti,
credibili, innanzitutto proprio per i palestinesi.
Nessuno è così ingenuo da pensare non utopico poter distruggere Israele,
di qua abbiamo gli ordigni artigianali e gli sciaid, 
a Tel Aviv posseggono le bombe atomiche e uno degli eserciti più potenti del mondo.

Il solo fatto che Hamas si è presentata alle elezioni,
presuppone un suo processo di trasformazione,
il tacito assenso agli accordi sin’ora stabiliti fra palestinesi e israeliani,
in particolare quello di Oslo.

Pochi ricordano inoltre,
come Hamas è riuscita a far rispettare ai suoi gruppi armati  una tregua alle violenze lunga di un anno
a differenza di Israele.

Ed è proprio da Israele che arrivano i primi stop ai processi di pace,
Ehud Olmer ha già dichiarato che dopo la vittoria di Hamas il muro dell’apartheid verrà portato a termine
(con conseguenti ulteriori confische di territori palestinesi, distruzioni di case, economie, vite,)
e sondaggisti ritengono probabile una risalita nei consensi di Likud del sionista Netanyahu
(elezioni israeliane a fine marzo).

Arafat muore una seconda volta,
ma i palestinesi rimangono suoi figli fedeli,
e richiedono a gran voce  un rigorosa ripulita all’interno del loro governo,
e magari un vero leader per la storica compagine di Fatah.

La svolta verso Hamas come castigo per Abu Mazen Leggi l'articolo »

Alessandro Bergonzoni

«Mi amo talmente tanto che se mi lascio muoio,
perché sono uno che scrive come parla,
mangia come beve, pensa come cammina
e dorme come canta.»

A.B.

Così come ebbi a comunicare
dinnanzi alla telecamera
di una rete televisiva di Mantova
nel contempo di un deambulare ipnotico collettivo
dinnanzi a Bergonzoni,
è alquanto limitativo parlare di satira
e licenziare ogni sua forma espressiva
con uno semplicistico fare calambour.
 
Qui
si tratta di
una levata di cappello
disciolti dal ridere
 dinnanzi a chi per pura menomania del cervello,
reso capace di giri a velocità solare
sa far della parola,
del suo abile uso
del suo fine intagliamento senza alcune primo fine ( sono solo tutti terzi, quarti quinti scopi),
una sfaccettatura di collage di vizi, di visioni, divisi dai ricordi.
un carmele bene meno sensato,
più grottesco, ho esagerato?
 
Andatelo a scoprire a teatro,
poi qua sottoscrivetene.
.
 
la sua tournee
 

“Cosa mi aspetto da chi vedrà per la prima volta “Predisporsi al micidiale”?
Che quando introdurrò temi come la reazione dei chiodi claustrofobici, i rapporti tra agonia e agonismo, compasso e compassione, o come la rapidità delle colle o anche la solitudine dei lobi negli spettatori esploda l’idea dell’altro e dell’oltre, dato che ho voluto scrivere di un argomento che è proprio l’inaudito immediato, attraverso il mai detto e il mai pensato estemporaneo esternato a ciò che, e scusami se dico a ciò che, nessuno si possa riconoscere in quello che c’è di rassicurante, vicino e affettuosamente condiviso da loro.

Quali sono le priorità che ho in “Predisporsi al micidiale”?
Nello spettacolo la mia mente è aperta davanti al pubblico: mi squarto e ne faccio un’autopsia comica e ho la necessità di essere creativo non giornalistico o parodistico, soprattutto in quest’epoca dove sembra che tutto debba essere denuncia o spiegazione ma nell’arte, al contrario, le parole devono servire all’impossibile, alla complicazione della mente, devono permettere solo di andare altrove, di avere il piacere della “sparitualità”, per seguire tutte le cose che spariscono e che sono anche spirituali…

Ho un momento particolarmente amato nel nuovo lavoro che mi ha aperto nuovi spazi, nuovi orizzonti tra la amigdala e l’ippotalamo?
Bella domanda! Mi coglie un po’ alla sprovvista…
Un momento particolarmente amato è forse quando analizzo la nascita del concetto della manutenzione dell’odio, dell’oceano in pillole e della ghigliottina che vuol far di testa sua; il tutto nato dall’estremo possibilismo infinito delle combinazioni immaginifiche (e so di aver detto roba grossa).

Ho mai pensato di cantare un’opera o di raccontare un avventura lirica?
Fino allo spettacolo precedente no mai, in questo spettacolo invece sì e l’opera è: “Pioggia dorata su concerto all’aperto di Rackmaninhof una sera fresca fresca, a proposito passami lo scialle è in macchina allora vallo a prendere io non sono mica il tuo cameriere ah no? allora me ne vado, il conto per favore!”
Sottotitolo: “Vuole la ricevuta?”.
 
 
http://www.alessandrobergonzoni.it/#

Alessandro Bergonzoni Leggi l'articolo »

Elezioni in Palestina: Marwan Barghouti unica guida possibile

A poche ore dalle elezioni palestinesi,
Guerrilla Radio si dice certa che l’esito vedrà vincitore l’unica guida possibile,
l’unico uomo che incarna oggi il valore e  il destino di prigionia della sua gente.
Marwuan Barghouti.
 
Sebbene Hamas incalza,
sospinta nei consensi più che da una progressiva islamizzazione della Palestina
ma dai demeriti di Fatah (i cui esponenti si sono spesso macchiati di reati di corruzione);
Ritengo che la radice aggregante della Palestina si rispecchia ancora tutt’oggi
in una comunità di donne e uomini il cui primo valore è vivere in uno stato laico, uno dei pochi della regione,
con a cuore i diritti dei suoi cittadini più che l’ispirazione ad estremismi di dogmi religiosi.
 
E Inanzitutto la liberazione del suo territorio dall’occupazione israeliana.
 
Israele deve essere costretta al più presto a scarcerare il Mandela palestinese,
il prossimo presidente, l’unico degno successore del Rais Arafat

Elezioni in Palestina: Marwan Barghouti unica guida possibile Leggi l'articolo »

PARADISE NOW candidato all’oscar come miglior film straniero

“Il martirio ci porterà in Paradiso”
“Il Paradiso non esiste, è solo nella tua testa”
“Meglio un Paradiso nella testa che l’Inferno di quaggiù”


Paradise Now di Hany Abu-Cassad ha ricevuto:
La menzione d’onore al Festival di Berlino 2005;
Il Golden Globe 2006 come miglior film straniero.

La pellicola palestinese, inoltre è candidata all’oscar come miglior film straniero, in un paese che non riconosce nella Palestina uno stato.

PARADISE NOW candidato all’oscar come miglior film straniero Leggi l'articolo »

ALLEANZE ISRAELIANE: Uri Davis dalla nostra.

” In quanto cittadino dello Stato d’Israele, per di più un cittadino dello Stato d’Israele classificato come ebreo, ho l’ulteriore responsabilità di urlare la mia protesta più forte e mobilitare con maggiore urgenza contro l’ingiustizia ed il crimine di guerra perpetrato dal mio Governo dato che, come cittadino dello Stato d’Israele, queste atrocità vengono commesse, purtroppo, anche in nome mio. Alzo quindi la mia voce nel modo più forte che mi è possibile per urlare: NON IN MIO NOME! Non in mio nome come individuo, non in mio nome come cittadino, non in mio nome come ebreo.”
Uri Davis
.

Ho passato momenti di avvilimento,
nel continuo sentirmi dire che lottare per i diritti umani
equivale a essere etichettato come anti-israeliano.
 
Ho sempre pensato che i diritti umani non hanno cittadinanza.
 
Essi dovrebbero essere universalmente riconosciuti,
e ogni essere umano dovrebbe impegnarsi affinché vengano rispettati.
 
Oggi nel proseguimento del nostro volontario impegno per favorire una pace duratura in medioriente,
 dobbiamo dare notizia di una presa di posizione decisa e promettente,
 l’alleanza che ci ha dichiarato una eminente personalità della società intellettuale israeliana.
 
Il dottor Uri Davis,
ci ha teso la sua mano per una probabile futura collaborazione,
lo incontreremo presto, con onore.
Tutto l’onore e il piacere dell’incontrare un uomo da sempre in primo piano nella lotta per i diritti umani in Israele,
 che è stato il primo vero attivista a praticare la disobbedienza civile in Israele (negli anni 60)
 che ha gridato più volte ed ad alta voce: NON IN MIO NOME!,
che ha denunciato al mondo la vera apartheid dentro Israele.
 
Che proprio da Israele siano giunti questi incoraggianti segnali,
ci fa ben sperare affinché questo regime di discriminazione inizi a traballare,
per i cittadini israeliani arabi, per gli internazionali operatori umanitari e i palestinesi tutti,
ma non ultimo per il bene stesso d’Israele.
La futura collaborazione con Uri Davi  potrebbe essere la chiave
per smantellare la macchina di apartheid dal suo interno…
inshallah.
 
.
ps.
 
Dal nostro scambio epistolare,
in cui spiegavo a lui come il giudice di Tel Aviv ci ha espulsi dal paese adducendo misteriosi “motivi di sicurezza”
ecco come Uri mi ha risposto:
 
“Non tanto misteriosi.
La presenza di cittadini stranieri che sono testimoni di abusi dei diritti umani
perpetrati dai criminali di guerra (l’esercito israeliano ndb) rappresenta un rischio per i criminali di guerra (sempre l’IDF).
Tutti voi potreste essere invitati per testimoniare contro di loro nei processi e poi all’AIA  e questi soldati passerebbero il resto della loro vita in prigione”
-U.D.
 
vittorio arrigoni-guerrilla radio

leggi anche:
Noam Chomsky,  razzismo e apartheid di Israele
(vale la pena ricordare che che Noam è ebreo…)
 

ALLEANZE ISRAELIANE: Uri Davis dalla nostra. Leggi l'articolo »

Non saranno le ingiuste sentenza a giustificare la nostra resa

Questi nervi tesissimi e taglienti
tutti protesi come cavi spinati
nella concentrazione in una missione di giustizia e onore,
ora spezzati, sono schiantati al suolo,
ed Io in frantumi con loro.
 
Tutta la forza d’animo espressa,
tutta la diplomazia esercitata,
tutta la violenza subita, e la non-violenza restituita ai miei violentatori,
adesso sono scorie di una pena
che  sconto in un clima di tempesta emotiva, nevrosi, incubi notturni.
 
Sono reduce da un campo di battaglia
cui mi sono presentato disarmato,
ma credo di non aver incassato questa apparente sconfitta.
 
 
Nonostante la sentenza del giudice si è espressa a nostro sfavore
non è stata sconfitta l’aver posto sotto l’attenzione di sporadici media (pochi ma buoni), 
e conseguentemente della coscienza civile,
ciò che il regime di apartheid israeliano esprime senza remora e vergogna.
 .
Non è stata sconfitta se dal mondo politico cui mi sento maggiormente rappresentato (suona ardimentoso ammetterlo)
sono giunti propositi di future benevole complicità
specie per domani, (inshallah)
quando l’opposizione sarà occupata dagli ignavi fascisto-xenofobi adesso al governo.
 
Non è stata sconfitta
soprattutto per i recenti segnali
che dall’interno della stessa società civile israeliana,
si sta muovendo qualcosa a nostro supporto,
a denuncia di questo ennesimo valico ostruito al dialogo della pace.
 
Qui e ora,
posso rivelare,
che oltre ad offerte di future assistenze legali,
che bypassando inconsapevoli amici hanno coinvolto importanti avvocati israeliani,
si è interessato a noi e speriamo ne possa nascere una forte alleanza,
una personalità di spicco della società intellettuale e attivista per i diritti umani in Israele
come è il Dottor Uri Davis.
 
Sebbene il giudice si è espresso contro di noi
(davvero sarebbe stato alquanto interessante avere posto una  microscopia nella camera di consiglio
per recepire ciò che i servizi segreti avevano da illustrare sul nostro conto al magistrato)
il fatto dicharato che l’appartenenza  all’ ISM o a altre ong  non preclude automaticamente la possibilità  di varcare i confini israeliani è una cosa buona.
 
Il fatto che siano arrivate informazione estere di un’attività anarchica concernente due di noi , invece continua a  lasciare molto pensare.
 
I nostri prossimi passi saranno quelli di studiare tutte le sentenze passate e questa presente (che mettero in rete entro breve),
di modo da elaborare una comune linea giuridica difensiva da esercitare in future azioni.
 
La black list, (il giudice l’ha nominata! per la prima volta! ma l’ha denominata “included list”….) riguarda oggi più di duecento fra operatori umanitari e attivisti pacifisti, se solo un quarto di loro si facessero ispirare dal nostro stesso spirito temerario, e tentassero ciò che a noi non è riuscito,
credo che Israele si troverebbe in enormi difficoltà, e di opinione pubblica, e di alleanze politiche.
 
Altrimenti come interpellato da Jacopo Venier, credo sia doveroso ipotizzare che un prossimo governo di centrosinistra
inizia a filtrare ai confini italici anche i cittadini israeliani in visita nel nostro paese,
secondo la consuetudine che vuole uguglianza di trattamento stipulando un buon accordo bilaterale fra due nazioni.
 
Da parte nostra non ci arrenderemo certo dinnanzi alla minaccia di nuove possibile detenzioni,
da parte mia, le forze di sicurezza e polizia israeliane devo ben mettersi in testa,
che più prendo botte,
più mi somministano le loro vigorose dosi di superviolenza,
più cresce in me un innato desiderio di riscatto,
mi temprano e mi assetano
di sete di giustizia.
 
E poco importa
se ci denigrano come antiisraeliani,
o peggio filoterroristi, banditi
Non importa specie se pensiamo che bandito,
terrorista era tacciato Ghandi, seduto sui binari delle ferrovie inglesi, Martin Luther King che occupava le scuole proibite ai neri.
 
Non si chiudono le idee in una galera, (come mi ha scritto di recente un consigliere Ds della mia provincia citando Guccini)
e non si arrende la nostra straordinaria volontà di agire per la Pace.
 
Non si è sconfitta l’apartheid negli Usa in due giorni,
non si è liberata dal colonialismo inglese l’India in poco tempo,
Noi non ci arrendiamo all’idea che venga vietata la possibilità
di manifestare la solidarietà internazionale alla Palestina,
e di lavorare laggiù per la pace fra i due paesi in conflitto.
 
Pace e rispetto,
restiamo umani.

Non saranno le ingiuste sentenza a giustificare la nostra resa Leggi l'articolo »

morta la comandante Ramona

UNA DONNA DOLCE E DISCRETA CON LA FORZA DI UNA BOMBA

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, 6 gennaio.

La comandanta Ramona faceva sempre diversi lavori. Tra questi il principale era, come diceva lei, ” svegliare la gente”. Chi avrebbe detto che lei, prototipo dell’indigeno “invisibile”, dei “più piccoli” di queste terre, che sembrano non esistere, avrebbe incarnato immagini così potenti e indimenticabili per il Messico e per il mondo: nelle nebbie della prima intervista ai comandanti zapatisti nel 1994; nella cattedrale di San Cristóbal de Las Casas, ad umiliare gli inviati del governo salinista; nella comunità di La Realidad, sul punto di essere presa dall’Esercito, quando per la prima volta uno zapatista usciva fino a Città del Messico: lei.

Ma la più forte e paradossale di tutte queste immagini fu il 12 ottobre del 1996. La comandante tzotzil, ricamatrice di mestiere (e stupenda) entrava a Città del Messico blindata come un essere molto prezioso. O molto pericoloso. Tutto quel ferro che percorreva l’asfalto, lo spiegamento di polizia, le telecamere e i microfoni, la moltitudine di gente sui marciapiedi, per una donna di statura minima, quasi monolingue e quasi analfabeta e, per di più, gravemente malata. Si può immaginare un essere umano più pericoloso? Il governo di Ernesto Zedillo pensò che Ramona era un’arma carica. E reagiva di conseguenza. Vediamo: questa donna non partecipò solo alla presa molto sovversiva di San Cristóbal de Las Casas degli indigeni dell’EZLN il 1º gennaio 1994. Lei stessa, fondatrice dell’esercito ribelle, ed uno dei suoi comandanti civili, il comando più alto dell’EZLN. E, per di più, uno dei promotori della Legge Rivoluzionaria delle Donne che allora diffusero gli insorti, non come fatto consunto, ma come programma di lotta da rispettare.

Che cosa differenzia un essere così da una bomba ad alto potenziale? Ogni volta che Ramona usciva dalle comunità del suo San Andrés, esplodeva come una bomba. Discreta, dolce, con le mani inarrestabili, sempre con i fili tra le dita, anche quando ammazzava il tempo. Ed il petto acceso nel rosso dei suoi magistrali “huipiles”.

Ad un anno dalla firma degli accordi di San Andrés, Ramona concesse un’intervista a La Jornada a Città del Messico, mentre era convalescente da un trapianto di rene, nel febbraio del 1997. Allora disse: “Noi zapatisti vogliamo un Messico che cambia, il Messico cambierà, ed un giorno il Messico sarà libero”. Ed avvertì “Se non saranno realizzati gli accordi, la gente indigena continuerà ad unirsi”.

Il 10 ottobre 1996 era uscita da La Realidad, scortata dal subcomandante Marcos, tra l’assalto della stampa, dei deputati e senatori della Cocopa che stavano lì come scudi umani affinché l’Esercito non invadesse la comunità tojolabal, durante una delle crisi più gravi di questa “guerra di carta e Internet” (secondo una frase coniata da un funzionario salinista che credeva, lui, di essere di carne ed ossa).

Quel giorno a La Realidad c’erano diversi intellettuali. Ed anche l’assemblea nazionale de Il Barzón, delusa dal fatto che gli zapatisti non mandassero al Distretto Federale il famoso subcomandante Marcos, ma quella donna insignificante.

Dopo avere riempito lo Zocalo di gente che l’acclamava, partecipato alla creazione del Congresso Nazionale Indigeno nel Centro Medico Nazionale, fatto tremare il regime ed aver sconfitto la morte in una sala operatoria, Ramona si sorprendeva, con i suoi occhi scuri come tizzoni e con la sua voce da uccellino in tzotzil, la lingua maya più musicale di tutte: “Non so perché mi vogliono bene”.

Il gruppo musicale chicano Quetzal è diventato celebre con la canzone “Todos somos Ramona”. Se veramente si potesse dire che tutti siamo Ramona, questo mondo sarebbe un posto migliore.

Hermann Bellinghausen, inviato La Jornada 7 gennaio 2006

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

morta la comandante Ramona Leggi l'articolo »

L’editoriale di EDERA dichiara le sue alleanze

Percorsi di pace

editoriale del 06.01.2006

“Da parte mia confido che la democrazia professata da Israele si concretizzi nel pieno rispetto dei miei diritti di cittadino italiano di viaggiare e spostarmi, di andare a ricevere e donare l’affetto di quegli amici che ho lasciato sia in territorio israeliano, che in quello palestinese.
Non ho alcun timore di rischiare sulla mia pelle per rivendicare un diritto fondamentale come quello della libertà, la mia libertà di portare sostegno ai più disperati.
La mia libertà di sostenere quelli si sentono dimenticati, la semplice libertà di ricevere abbracci da quelli che considero miei fratelli sebbene di un’altra lingua e cultura.”

Con queste parole Vik partiva per Londra, il 16 dicembre dello scorso anno.
Arrivando poi a Tel Aviv il 20.
A queste parole ci siamo aggrappati durante i giorni del suo arresto.
Sempre a queste parole ritorniamo adesso che è rientrato in Italia, in seguito all’espulsione avvenuta il 28 dicembre.

continua–>sull’ArteSottomarina

L’editoriale di EDERA dichiara le sue alleanze Leggi l'articolo »

solidarietà e informazione anche da CARTA.org

Vittorio, pacifista nonviolento picchiato ed espulso da Israele
by Giusy Baioni

5 gennaio 2006
Stanco, provato, frastornato, anche dimagrito, ma quanto mai determinato a tentare di nuovo: Vittorio Arrigoni, 30 anni, attivista espulso da Israele dopo una settimana di isolamento in carcere, non ha dubbi. Tenterà di nuovo. Vuole tornare in Palestina, vuole soprattutto poter riabbracciare le famiglie a cui lo lega un forte affetto.
“Sono in un posto, dovrei essere in un altro e arrivo da uno in cui mai avrei pensato di trovarmi”. Sintetizza così gli ultimi dieci giorni, da quando è partito dalla sua casa di Bulciago, in provincia di Lecco, con un invito in tasca per partecipare a una conferenza internazionale sulla nonviolenza che si teneva dal 29 al 31 dicembre a Betlemme.
Sapeva che avrebbe avuto problemi all’ingresso in Israele ed era determinato ad affrontarli. Era già stato in Palestina tre volte e l’ultimo tentativo – lo scorso aprile – era andato male, nonostante avesse scelto l’ingresso dalla Giordania per evitare l’aereoporto Ben Gurion di Tel Aviv, dove i controlli sono più severi. Anche lì, dopo dieci ore fermo ad aspettare che gli spiegassero quali erano le “security reasons” per cui non poteva entrare in Israele, era stato prelevato da tre agenti delle forze speciali, caricato su un bus vuoto e percosso brutalmente per i pochi minuti che lo riportavano sul suolo giordano.
Aveva messo in conto, Vittorio, che poteva essere bloccato di nuovo ed arrestato. “Ma solo perché sono pessimista. I miei compagni di viaggio erano sicuri di poter raggiungere Betlemme. Io pensavo che avrebbero potuto fermarci per due o tre giorni al massimo, mai avrei immaginato di finire in isolamento, né di venire malmenato come è successo”.

È accaduto mercoledì 21, quando poliziotti con fare molto aggressivo si sono presentanti nella cella per portare via Michael, uno dei due “compagni di sventura”, e rispedirlo in Inghilterra. Ma loro avevano già dichiarato che non intendevano lasciarsi espellere dal paese senza prima comparire davanti alla Corte. All’arrivo dei poliziotti, hanno opposto resistenza passiva e chiesto di contattare il loro avvocato. “A questo punto – racconta Vittorio – i poliziotti ci hanno urlato che erano autorizzato a portarlo via con la violenza. Nel momento in cui i poliziotti provavano ad afferrarlo, io mi sono interposto fra lui e loro, richiedendo a gran voce il mio diritto di contattare il consolato italiano. La risposta è stata una ginocchiata ai testicoli. Hanno cercato, ammanettandomi un polso, di trascinarmi via e io ho cercato di impedirglielo con tutte le mie forze, in modo nonviolento”. La risposta degli agenti (sette) sono stati calci e pugni. Vittorio è cardiopatico e, quando ha avvertito problemi di respirazione e una fitta al cuore, si è spaventato. “Essendo nonviolento, piuttosto che muovere violenza contro qualcuno sono disposto ad arrivare ad infliggerla a me stesso: sono riuscito ad allungarmi e ad afferrare un vetro dal pavimento e ho iniziato a tagliarmi, prima il viso, poi un braccio, infine la mano, pensando che la vista del sangue placasse la ferocia dei miei aguzzini. E così infatti, dopo alcuni minuti, i poliziotti hanno mollato la presa, mi hanno permesso di prendere la medicina per il cuore e un’ambulanza mi ha condotto in ospedale”.

L’accaduto però non è servito a smuovere la situazione. Spiega Vittorio: “Prima, durante e dopo l'”incidente” ho continuamente richiesto di contattare il mio avvocato e il consolato italiano, ma senza esito”. Non è stata l’unica violazione dei suoi diritti: gli sono stati requisiti i medicinali per la cardiopatia, per due giorni ha subito privazioni di cibo, nella cella è stato spento il riscaldamento. Non ha potuto lavarsi né cambiarsi. “Dopo il pestaggio è stata dura: sono rimasto due giorni sulla branda, sotto le coperte, coi vestiti incrostati di sangue. Non mi facevano contattare nessuno. Eppure, non ero incriminato di nulla!”.
Ed è proprio questo uno dei punti su cui Vittorio insiste. Il console italiano, Andrea de Felip, si è dato molto da fare e gli è stato di notevole aiuto, così come il senatore Turroni dei Verdi, e il deputato Rusconi della Margherita. Non altrettanto si può dire del governo, che non ha mosso un dito per un suo cittadino ingiustamente incarcerato e malmenato, nonostante si ripeta spesso che Italia e Israele sono paesi amici. “È stato sconsolante vedere che il governo non muoveva un dito”. E lo stesso vale anche per il governo inglese: gli altri due arrestati, una australiana e un sudafricano, risiedono infatti stabilmente da tempo in Gran Bretagna.

Dopo i duri giorni in isolamento, martedì 27 Vittorio e i suoi compagni di viaggio sono comparsi davanti alla Corte israeliana: “Ma la sentenza era già scritta”. Nella sentenza, il giudice dice che “sono giunte informazioni da due paesi”, in base alle quali Vittorio e gli altri vengono identificati come membri attivi di una rete internazionale radicale vicina agli anarchici. “Non ho mia avuto a che fare nella mia vita con movimenti anarchici – spiega sorpreso il giovane – e comunque abbracciare un ideologia anarchica non mi risulta essere un crimine. Io vivo un vita tranquilla, non svolgo alcuna attività politica qui in Italia, se si esclude la gestione di un blog (http://guerrillaradio.iobloggo.com/). Una volta l’anno partecipo come volontario a progetti umanitari fuori dall’Italia. Sono stato nell’Europa dell’ Est e in Africa, con diversi gruppi e ong. Anche in Palestina sono stato con diverse organizzazioni; ora aderisco ai progetti dell’Ism, perchè al momento li ritengo i migliori per il loro tipo di intervento contro l’occupazione”.
Un breve autoritratto, che mostra un ragazzo tutt’altro che pericoloso. Eppure, i servizi italiani hanno evidentemente passato informazioni fuorvianti su di lui ed è in base a queste informazioni che a Vittorio è stato negato il diritto di recarsi a Betlemme. “Tutto questo mi porta a interrogarmi sulla vera utilità dei servizi di intelligence”.

C’è un’altra motivazione addotta per giustificare l’espulsione: “Il giudice ha anche sentenziato che in passato io e i miei compagni avremmo partecipato a manifestazioni violente nella West Bank. Anche questo è falso, alle uniche manifestazioni contro il muro dell’apartheid a cui ho assistito, la mia presenza era solo come osservatore. Non è solo per il mio caso. È evidente che dietro a tutto ciò c’è il tentativo di eliminare la presenza di internazionali e il loro ruolo di testimoni e garanti dei diritti umani”.

Eppure, Vittorio non si dà per vinto. “Ho ricevuto molti attestati di solidarietà, anche da persone che non conosco, e questo mi risolleva. Ci proveremo ancora. Il nostro avvocato dice che tra un anno le informazioni utilizzate dal giudice per rifiutare il nostro ricorso non varranno più”.
Ha già un’idea, Vittorio: “Il problema vero è l’esistenza di questa black list, con duecento nomi, che non ci permette di entrare in Israele. E io allora faccio un appello: che almeno cinquanta di queste persone si organizzino e si presentino tutte insieme alla frontiera, facendo ricorso contro l’espulsione e affrontando insieme la Corte. Così metteremmo alle strette il governo israeliano, che non potrebbe più far finta di nulla e dovrebbe giustificare il suo comportamento davanti all’opinione pubblica mondiale”.

solidarietà e informazione anche da CARTA.org Leggi l'articolo »

Lettera a Pino Scaccia (frammento)

from pinoscaccia.it:

Combattere per la pace: : il web ci salvera’

Questi nervi tesissimi e taglienti
 tutti protesi cavi spinati
nella concentrazione in una missione di giustizia e onore,
ora spezzati, sono schiantati al suolo,
ed Io in frantumi con loro.
Tutta la forza d’animo espressa, tutta la diplomazia esercitata, tutta la violenza subita, e la non-violenza restituita ai miei violentatori,
adesso sono scorie di una pena che sconto in un clima di tempesta emotiva, nevrosi, incubi notturni.
Sono reduce da un campo di battaglia cui mi sono presentato disarmato, ma credo di non aver incassato questa apparente sconfitta. 
Con in mano la sentenza a nostro sfavore  tradotta dall’ ebraico, I nostri prossimi passi saranno quelli di studiare tutte le sentenze passate e questa presente, di modo da elaborare una comune linea difensiva da esercitare in future azioni. La black list, (il giudice l’ha nominata! per la prima volta! ma l’ha denominata “included list”….) riguarda oggi più di duecento fra operatori umanitari e attivisti pacifisti, se solo un quarto di loro si facessero ispirare dal nostro stesso spirito temerario, e tentassero ciò che a noi non è riuscito, credo che Israele si troverebbe in enormi difficoltà, e di opinione pubblica, e di alleanze politiche. Ringrazio vivamente la prontezza con cui hai voluto mettere in luce la mia (a tratti) drammatica situazione. Considero l’universo della rete, e nello specifico il pluriverso dei blogs, la risposta più libera ed indipendente da un regime massmediatico che calibra  e filtra le notizie da riportare vuoi ai telegiornali vuoi nelle maggiori testate nazionali dipendentemente dalla sudditanza alle rappresentazioni del potere di turno. Internet potrebbe essere la polveriera di possibili rivoluzioni in futuro, (ma non facciamolo sapere a Bill Gates) laddove la verità è la prima vittima di un potere che vuole soffocare una democrazia.

Vittorio Arrigoni- guerrillaradio

Lettera a Pino Scaccia (frammento) Leggi l'articolo »

Israele è preoccupato per il potere della nonviolenza

Conferenza internazionale sulla nonviolenza
di Stefano Bossotto


Dal 27 al 30 Dicembre 2005 si terrà a Betlemme, in Palestina, un conferenza internazionale sulla nonviolenza. Il tema della conferenza è volto alla discussione sul passato, il presente e il futuro della resistenza nonviolenta e per imparare direttamente dagli attivisti nonviolenti in Palestina. Le tracce della conferenza sono le seguenti:

metodi e teorie della nonviolenza;
movimenti nonviolenti palestinesi;
passato, presente e futuro della lotta nonviolenta;
religione e nonviolenza.
La partecipazione prevista è di circa 300-400 persone da tutto il mondo di tutte le religioni del mondo. Però la partecipazione di queste persone si scontra con il problema delle liste nere dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Queste liste sono volte, secondo fonti israeliane, alla sicurezza interna, il problema è che nelle liste nere rientrano anche attivisti di associazioni non governative per il solo fatto di avere rapporti con i palestinesi. Queste problematiche sono emerse il 20 Dicembre, quando 5 attivisti sono stati fermati all’aeroporto e sottoposti a controlli di polizia. Di questi attivisti due inglesi hanno ottenuto il permesso di entrare in Palestina, mentre gli altri 3, un italiano (Vittorio Arrigoni), un sudafricano e un australiano dopo un serrato interrogatorio sono stati trasferiti in un centro di detenzione in attesa di una decisione della corte in merito alla loro espulsione. Inoltre per altri sei oratori della conferenza provenienti dalla Georgia, dal Kenya, dall’India e dall’Uganda è stato negato il visto di ingresso. L’organizzatore della conferenza, Mubarak Awad ha dichiarato: Ai nostri colleghi è stata negata la partecipazione a una conferenza sull’attivismo non violento perché essi sono attivisti nonviolenti. Chiaramente Israele è preoccupato per il potere della nonviolenza”. Mubarak Awad, nato a Gerusalemme 59 anni fa, psicologo, è fondatore del “Palestinian Center for the Study of Nonviolence”, aveva organizzato un movimento palestinese di resistenza nonviolenta all’occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza già negli anni ‘80. Nel 1988 le autorità militari israeliane lo hanno arrestato ed espulso e da allora vive negli Stati Uniti.
In tutti questi anni ha però cercato di lavorare per attuare una strategia di non violenza per arrivare alla pace tra israeliani e palestinesi. Le persone trattenute o espulse fanno tutte parte del movimento “Access for Peace in the Middle East”, un gruppo che cerca di fare pressione per cambiare l’opinione di criminalizzazione dei lavoratori della pace e il deliberato isolamento della Palestina dagli osservatori internazionali. Dal 2000 le autorità israeliane hanno impedito l’accesso a centinaia di persone appartenenti ad organizzazione non governative che intendevano offrire assistenza umanitaria alla popolazione palestinese. Secondo la Mezzaluna Rossa palestinese (l’equivalente della Croce Rossa) negli ultimi 5 anni sono morti in Israele 3754 palestinesi, fra uomini, donne e bambini in azioni militari, la maggioranza di questi erano civili. La domanda sul perché degli attivisti non violenti, che dovrebbero partecipare ad una conferenza alla quale sono stati invitati con tanto di nominativo, siano stati perquisiti, espulsi o trattenuti in cella e di essere considerati tanto scomodi da non essere ben accetti in Israele rimane senza risposta. La conferenza andrà avanti in accordo ai programmi che erano stati decisi in precedenza, nella speranza che le ragioni delle azioni nonviolente per la liberazione della Palestina dall’apartheid in cui è tenuto prevalgano sul tentativo di insabbiamento delle autorità israeliane.

(pubblicato il 29 Dicembre 2005 su http://www.laspecula.com/)

Israele è preoccupato per il potere della nonviolenza Leggi l'articolo »

Torna in alto