Arafat è morto
una seconda volta.
Il voto che ha premiato Hamas, in realtà non inquadra
l’esatta fotografia della società palestinese,
tutt’altro che islamizzata.
E’ un voto di protesta espresso dai palestinesi contro un Fatah corrotto,
e in special modo contro Mahmoud Abbas,
Abu Mazen,
verso il quale non ricordo un solo palestinese che mi abbia mai espresso rispetto,
ma solo il forte malcontento verso questo leader con passaporto americano, amico (così si dice) della famiglia Sharon.
E adesso?
Credo assisteremo a settimane di incertezza,
Hamas stesso non poteva immaginare un sua vittoria così schiacciante (contavano di fare opposizione e maturare).
Non sono affatto pronti a governare, non hanno esperienza politica,
e ora dovranno riuscire scindersi al loro interno,
la parte moderata, più ideologa, in grado di dialogare come entità politica,
dalla parte più estremista vicina ai gruppi armati.
Sicuramente il primo passo sarà quello di farsi più realisti,
credibili, innanzitutto proprio per i palestinesi.
Nessuno è così ingenuo da pensare non utopico poter distruggere Israele,
di qua abbiamo gli ordigni artigianali e gli sciaid,
a Tel Aviv posseggono le bombe atomiche e uno degli eserciti più potenti del mondo.
Il solo fatto che Hamas si è presentata alle elezioni,
presuppone un suo processo di trasformazione,
il tacito assenso agli accordi sin’ora stabiliti fra palestinesi e israeliani,
in particolare quello di Oslo.
Pochi ricordano inoltre,
come Hamas è riuscita a far rispettare ai suoi gruppi armati una tregua alle violenze lunga di un anno
a differenza di Israele.
Ed è proprio da Israele che arrivano i primi stop ai processi di pace,
Ehud Olmer ha già dichiarato che dopo la vittoria di Hamas il muro dell’apartheid verrà portato a termine
(con conseguenti ulteriori confische di territori palestinesi, distruzioni di case, economie, vite,)
e sondaggisti ritengono probabile una risalita nei consensi di Likud del sionista Netanyahu
(elezioni israeliane a fine marzo).
Arafat muore una seconda volta,
ma i palestinesi rimangono suoi figli fedeli,
e richiedono a gran voce un rigorosa ripulita all’interno del loro governo,
e magari un vero leader per la storica compagine di Fatah.