Usa e Inghilterra collaborano con Israele nell’attacco a Gerico
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Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito.
Allora quale Vittorio Arrigoni
anima Guerrilla radio?
“Je est un autre”
soleva dire Rimbaud.
“Lei è Allen Ginsberg?”
“uno dei tanti Allen Ginsberg”
rispondeva il poeta della beat generation a chi lo interrogava sulla sua identità,
intendendo con ciò sottolineare la frammentazione del suo ES
in così tante personalità da poter esser considerate vere e proprie persone a sé stanti.
Dotate quasi di propria indipendenza e libero arbitrio.
Questa premessa fondamentale
per chiarire o meglio
scurire,
a coloro che fisicamente non mi conosco,
chi qui si trovano dinnanzi sfogliando le agguerrite pagine di Guerrilla radio.
E chi non si trovano dinnanzi coloro che hanno avuto l’ardita sorte
di conoscere la carne e le ossa di Vittorio Arrigoni
(lo spirito è stato concesso solo ad una stretta cerchia di persone svestite di abiti abituali).
Guerrillaradio è il VittorioArrigoni che legge Orwell e Burroughs,
Saviano e Travaglio,
Micheal Moore e Noem Chomsky. Questo VittorioArrigoni, e non quello che medita fra le pagine dei discorsi del Dalai Lama, di Nietzsche, o del Mahabharata, fra gli haiku di Ryokan e Tagore, e poco di quello che nonostante tutto, al pub ci va ancora con sottobraccio Vian o i Fante, Bukowsky Keruac Gutierrez o Miller, la miglior compagnia possibile dinnanzi ad una carboazotata.
Il Vittorio Arrigoni che durante più di dieci anni
ha fatto del viaggio una università di vita,
i cui illustri docenti sono i personaggi anonimi che la miseria
ha reso miserables,
ma impreziositi veicoli di arcaici valori umani fondamentali.
Il perchè del Blog guerrillaradio
si fomenta nella mia cella d’isolamento a Tel Aviv,
nella quale fui recluso prima di subire un ingiusto processo
la mia unica colpa essere attivista incoruttibile nel campo dei diritti umani.
Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito.
La campagna elettorale israeliana marcia spedita
come i cingoli dei suoi carri armati sopra la Palestina occupata.
I votanti ebrei chiamati a decidere per il nuovo parlamento il prossimo 28 marzo
infileranno nell’urna una scheda ulteriormente bacata di sangue, dopo ieri.
Invocare la sicurezza, a cosa potrà mai servire,
se continuamente l’autorità palestinese viene delegittimata
da continue violazioni alla sua autorità.
La distruzione del carcere di Gerico,
è l’ennesimo attacco terroristico israeliano
che rivela ulteriormente
chi impedisce il raggiungimento di un accordo di pace,
sempre più distante.
Le immagini televisive che mostrano palestinesi costretti a denudarsi,
poi ammanettati e bendati presi in consegna dall’esercito di Tel Aviv
sono una ennesima umiliazione per tutti quegli arabi
collegati in mondovisione.
Oltre a questa onta subita,
due le guardie carcerarie uccise,
quale colpa hanno avuto,
se non cercare di portare a casa qualche soldo con un lavoro sicuro,
in una economia messa in ginocchio dall’occupazione israeliana.
Chi lo spiega ai loro padri? e ai loro figli?
Come si può pensare ad un tregua,
mentre le truppe di Tel Aviv quasi quotidianamente subentrano alle città palestinesi
provocando distruzione e morte???
Diversi politologhi affermavano come queste elezioni israeliane
sarebbero state condizionate da un attacco kamikaze palestinese,
rendendosi conto che ciò non avveniva,
Ehud Olmert ha deciso allora di dispiegare ulteriormente i suoi blindati in Palestina
e andare ad affiggere i suoi cartelli elettorali sulla schiena degli innocenti morti.
Infine,
complimenti al governo Blair
che ha pienamente collaborato con l’esercito israeliano
(ovviamente oltre agli usa)
stendendo il tappeto rosso all’avanzata dei carri armati di Tel Aviv.
guerrilla radio
la nostra solidarietà al Fronte Popolare di Liberazione della Palestina.
UN MORTO UN VOTO: come si vincono le elezioni in Israele Leggi l'articolo »
L’apologia del fascismo è un reato previsto dalla legge 23 giugno 1952, n. 645 (contenente “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione”), anche detta “Legge Scelba”, che all’art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque “fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità” di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque “pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”.
La “riorganizzazione del disciolto partito fascista”, già oggetto della XII disposizione transitoria della costituzione italiana, si intende (ai sensi dell’art. 1 della citata legge) riconosciuta “quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.”
La legge prevede per il delitto di apologia sanzioni reclusive, più severe se il fatto riguarda idee o metodi razzisti.
11 marzo 2006, Milano:
Abbiamo rabbiosamente constatato, che questa manifestazione del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore, era stata regolarmente autorizzata dalla prefettura di Milano.
Quella “antifascista” che poi è sfociata in violenze (passata in primo piano su tutti i media,) al contrario, non era autorizzata.
Il nostro profondo disgusto esula da qualsiavoglia lasciapassare concesso da un prefetto poco avvezzo ai principi della nostra costituzione.
guerrilla radio
antifascismi: http://www.anpi.it/ ECN
the battle of Milan: una normale giornata di guerriglia Leggi l'articolo »
Le lacrime di una supporter del genocida a Belgrado.
L’esaltanza di Esefa Alic, sopravvissuta al massacro di Srebrenica.
E’ morto Slobodan Milosevic Del Ponte: non escludo suicidio
MORTO IL GENOCIDA slobodan milosevic Leggi l'articolo »
di red
È stato trovato il corpo di Tom Fox, uno dei quaranta cittadini occidentali rapiti o dispersi in Iraq. Tom Fox era un volontario americano dell’ong Christiasn Peacemaker Teams. Il suo cadavere è stato trovato avvolto da una coperta, gettato in una scarpata in un terreno vicino alla ferrovia alla periferia ovest di Baghdad, nel quartiere di Al Mansur. Prima di sparargli, sembra – dai segni notati sulle mani e da tagli e bruciature sulla schiena– che sia stato legato e torturato.
Tom Fox era stato rapito il 26 novembre scorso a Baghdad insieme a tre compagni, tre canadesi tuttora nelle mani dei sequestratori, un gruppo della guerriglia autoproclamatosi “Brigate delle Spade della Rettitudine”. Il suo cadavere è stato trovato giovedì pomeriggio e da un primo esame pare che la morte sia recente.
Fox (nella foto a una dimostrazione contro il Muro in Palestina), 54 anni, originario di Clearbrook in Virginia, lavorava per la stessa organizzazione umanitaria degli altri tre: i canadesi James Loney di 41 anni e Harmeet Singh Sooden di 32; e Briton Norman Kember di 74 anni. L’identificazione è stata effettuata da specialisti dell’Fbi che probabilmente si aspettava il macabro ritrovamento. Fox infatti non compariva nel video trasmesso martedì scorso da Al-Jazira nel quale gli altri tre ostaggi imploravano i rispettivi governi e quelli dei paesi del Golfo Persico di intervenire per salvarli. I parenti del pacifista assassinato sono stati avvertiti venerdì. Una portavoce dell’ambasciata degli Stati Uniti in Iraq, Elizabeth Colton, ha reso noto che la salma sta già rientrando in patria per le esequie.
Nel frattempo sabato mattina a Baghdad uomini armati non identificati hanno ucciso a colpi di arma da fuoco Amjad hamid Hassan, dirigente dell’emittente nazionale irachena Iraqiya. L’uccisione, avvenuta a metà mattinata è stata annunciata dal canale televisivo di Stato e confermata dal capitano della polizia della capitale Ahmed Abdullah.
Amjad Hamid Hussein è il secondo giornalista assassinato in Iraq nel giro di una settimana. Sposato e padre di tre figli, il giornalista era appena uscito di casa quando sconosciuti hanno bloccato la sua vettura, in pieno centro di Baghdad, e gli hanno sparato alla testa. Anche il suo autista è stato ucciso. Al Iraqiya, i cui editoriali hanno una linea di appoggio ai partiti sciiti alla guida del governo ad in interim, ha interrotto le trasmissioni per dare la notizia e trasmettere versetti del Corano in segno di lutto.
www.unità.it
TOM FOX MORTO Leggi l'articolo »
La cooperativa equosolidale Effetto Terra
via Mentana 13, Lissone
vi invita
sabato 8 aprile, ore 17
incontro con
VITTORIO ARRIGONI
pacifista lecchese
Vittorio è stato arrestato, lo scorso dicembre, al suo arrivo in Israele: aveva un invito per partecipare a una conferenza internazionale sulla nonviolenza, che si svolgeva a Betlemme, nei Territori Palestinesi.
Incarcerato per una settimana e picchiato, senza che avesse compiuto il benchè minimo reato, Vittorio è sulla “black list” delle persone a cui viene sistematicamente impedito l’ingresso in Israele e Palestina.
http://www.ilmanifesto.it/g8/dopogenova/43b56b1334b6d.html
http://guerrillaradio.iobloggo.com/
Invito (hanno fatto tutto loro) Leggi l'articolo »
“Ragazza del Terzo Millennio, ti credo anche quando sei cattiva. Quando con i maschi ti comporti da maschio e ci bruci il cuore. Quando ci soffi il posto, usando le tue arti femminili con un nostro superiore; e quando sei atleticamente più forte dei nostri polmoni fumati e ci cavalchi in letti di frontiera. Ragazza del Terzo Millennio, ti consegno la bandiera del progressismo, tu sei l’uomo moderno, m’inchino.(…)Onore ai caduti per le belle donne, invece: venite con me in tribuna ad assistere all’evoluzione del genere umano! Ragazza del Terzo Millennio, nelle officine, nelle multinazionali, nelle università, negli studi professionali, tra le mura domestiche: nelle tue mani deposito il mio logoro primato di maschio. Mi raccomando, incassa il futuro anche per me. Sì, ragazza, credo alla tua leggerezza infaticabile, alle tue gambe di gazzella, al ritmo elettrico del tuo cuore d’assalto. Sei migliore di me, parli di meno, conquisti di più. Negli ultimi cinquant’anni hai posseduto tutti i traguardi maschili, attaccando i nostri secolari imperi: in campo sessuale, politico, organizzativo, amministrativo, domestico e militare. Sei ancora in minoranza, ragazza, ma sei dentro, sei ovunque, ci sei. A nome del genere maschile ti dichiaro più lucida, più generosa, più determinata, più audace, più scaltra, più colta e più creativa. Non sono femminista, né un maschilista fallito. Sono l’uomo che brucia, sono il tuo compagno, quello che ti conosce, che non ha paura del tuo grido di femminilità, né di notte,che hai il ruggito delle tigri, né di giorno, che usi la lingua del lavoro. E sono felice che tu sia avanti, perché te lo sei meritato nell’arco dei secoli, ragazza del Terzo Millennio. E so che da un momento all’altro irromperai nella stanza dei bottoni, e farai ammutolire generali e presidenti. Perché sono sinceramente convinto, ragazza, che se tu avessi in pugno già adesso le redini dell’umanità, le guerre comincerebbero a spegnersi e la grande industria a tirare. Ma questo il vecchio potere maschile non l’ha capito né troppo né poco. Non demordere, stringi i denti, sfonda i beceri luoghi comuni, il razzismo sessuale, le sacre opportunità, le pigre consuetudini. Càlati prepotentemente in te stessa, assumi tutte le tue infinite sfaccettature, disorientaci fino a farci perdere il controllo e rassicuraci assumendo tu il comando. Sei già in grado di farlo, ragazza del Terzo Millennio, senza eroismi e senza vittimismi, perseguendo fino alle estreme conseguenze il tuo essere completamente donna. Tu sei la mia speranza, ragazza, e la mia ultima bandiera. Quest’uomo di confine che ti augura di vincere, sogna di entrare nel vero Terzo Millennio con a fianco una compagna come te. Sì, è già quasi possibile, adesso, ora. Resisti, ragazza, e soprattutto: osa.”
Diego Cugia
Diego Cugia: Ragazza del Terzo Millennio Leggi l'articolo »
“La signora Fallaci aveva detto di avere avuto dei problemi.
L’ho aiutata seguendo il suo criterio interpretativo.
Infatti emerge, da questo disegno, tutta l’ignoranza che Oriana ha su questo tema.
Ci sono errori di italiano, forse è stata troppo negli Stati Uniti e con la sua lingua di origine,
l’italiano, il toscano, ha evidentemente qualche problema.
Il tratto indeciso, impreciso, è caratteristico dell’estrema impulsività di una persona
che è evidentemente satura di odio nei confronti di un mondo
che – è evidente – non conosce, o non conosce più, o forse non ha mai capito”.
Vauro
IN ESCLUSIVA LA VIGNETTA ANTISLAMICA DI ORIANA FALLACI Leggi l'articolo »
E’ stata proclamata Vittoria.
Le migliaia di mail di protesta,
e immagino le centinaia di telefonate inviperite a Radio 24,
oltre che alcune pressioni politiche dal centrosinistra,
hanno seppellito il direttore Santalmassi nella fossa della sua vergogna,
resuscitando il nostro zombie da un oltretomba di censura.
E la resuscita di Diega Cugia sospinta
da una grande mobilitazione di suoi sostenitori sul WEB
è una prova in più di quale potenziale esplosivo
racchiude internet,
che potrebbe essere la polveriera di possibili rivoluzioni in futuro, (ma non facciamolo sapere a Bill Gates)
laddove la verità è la prima vittima di un potere che vuole soffocare una democrazia.
Da lunedì 27 aprile torna libero di trasmettere il microfono di Cugia
torna libero il nostro pensiero,
sino a quando?
Si sa che la verità è scomoda,
in questi tempi di regime mass-mediatico
lo sa anche Cugia,
ma siamo certi non retrocederà di un passo
dinnanzi alle minacce di nuove censure,
anzi, sarà ben più motivato a contagiare la salubre menzogna,
sì perchè
perché come diceva Gianni Rodari
“Nel paese della bugia, la verità è una malattia”.
.
guerrilla radio
Vittoria! resuscitato lo Zombie, Diego Cugia torna in onda. Leggi l'articolo »
Nessuno stop per Diego Cugia e il suo programma «Zombie», che lunedì 27 febbraio sarà trasmesso regolarmente su Radio 24: lo ha annunciato lui stesso.
«Radio 24 era e rimane libera: ho ricevuto sabato mattina – racconta Cugia in un messaggio diffuso anche sul suo sito – una davvero inattesa telefonata dal direttore di Radio 24, Giancarlo Santalmassi, che mi ha chiesto se ero disponibile a tornare al microfono, alle stesse condizioni contrattuali precedenti, continuando a produrre autonomamente il mio programma «Zombie» e a cedere i diritti di trasmissione a Radio 24».
In un primo tempo, Santalmassi aveva deciso la sospensione del programma fino al 10 aprile e aveva spiegato in una nota che preferiva togliere alibi a quanti, invece di parlare di problemi reali, preferivano perdersi in polemiche in una fase delicata come quella precedente le elezioni politiche. Tale scelta era dovuta in parte allo spazio dedicato sui giornali alle polemiche legate al programma di Cugia; l’autore però aveva rifiutato l’ipotesi di sospensione, perchè non offriva adeguate assicurazioni al ritorno del programma dopo il 10 aprile. Adesso c’è stato il chiarimento.
«Come già avevo pubblicamente assicurato – dice ancora Cugia – fino al giorno delle elezioni eviterò di approfondire argomenti strettamente politici e a partire dal 10 Aprile riprenderò la piena libertà di sempre, ossia quella che mi ero dato fino all’avvio della «par condicio»: parlare di tutto, a 360 gradi, evitando di diffamare chiunque, con dolo, e rispettando, come è mio costume, le opinioni di tutti. Ho quindi ringraziato Santalmassi, che condivide questa nota, e sono lieto di tornare a collaborare con Radio 24, una radio che, per quanto mi riguarda, si è dimostrata con questo ripensamento, libera da ingerenze, da qualunque parte esse provengano. Con l’occasione ringrazio gli oltre 10mila navigatori che nella giornata di ieri sono approdati nel mio sito www.diegocugia.com, e le oltre 25mila e-mail di solidarietà che ho ricevuto in questi tre giorni». Lunedì prossimo – conclude Cugia – «non avendo avuto il tempo di preparare i testi, ho ottenuto un lasciapassare dall’al di là per trasmettere in diretta dalla terra, con l’aiuto delle telefonate degli ascoltatori e delle canzoni eterne di tutti i tempi. Amen».
Grazie alla tempestiva segnalazione di Stefonta e le sue notizie nascoste.
A SORPRESA TORNA IN ONDA ZOMBIE DI DIEGO CUGIA Leggi l'articolo »
Adesso censurano anche i morti.
Certo, la voce di un vecchio zombie come Diego Cugia
può dar fastidio
perchè sa farli resuscitarli, i morti,
sa risvegliare quelle coscienze defunte,
scandalizzare con l’arma più temibile:
l’audacia della verità.
La Par Condicio,
meglio
Porco-indicio, se diventa una bestemmia così oltraggiosa
tanto da oscurare la luce di uno degli ultimi illuministi che hanno qualcosa da dire in Italia,
alla fine è anch’essa uno strumento in mano al regime mass-mediatico,
nulla più.
Ma il direttore Santalmassi di radio 24 nega che di problema di par condicio si tratta,
e allora?
Forse la confindustria non può permettesi nella sua radio la presenza di un fuoriclasse della informazione?
di un poeta vestito da dj?
di un contraltare a tutta la mediocrità trash che ci propinano dal tubo catodico all’antenna della radio???
Michael Moore negli Stati Uniti trova sempre uno spazio dove potersi esprimere,
Pasolini aveva la prima pagine del Corriere,
Possibile che per Diego Cugia sia occlusa l’etere?
Tenetevi i vostri Fiorello,
i vostri Albertino dalle battute preconfezionate come i prodotti dei loro sponsor,
a queste uniformi di pagliacci noi preferiamo un pierrot defunto,
ma che sa farci piangere o sorridere,
incazzare o meditare,
con il solo accordo di una scrittura
che tocca le corde più armoniose del nostro cuore scordato.
Facciamo qualcosa,
mobilitiamoci,
organizziamo messe nere,
sette diaboliche,
affinche a questo zombie sia ancora permesso il contatto dall’aldilà.
Facciamo di più,
domani alle 1400, su radio24 dovrebbe essere messa in onda la sua ultima puntata,
sotterriamo di protesta l’indirizzo della redazione del direttore Giancarlo Santalmassi
affinchè torni sulle sue decisioni,
dissoterri i suoi buoni (iniziali) propositi
per non darla vinta almeno una volta alla non-cultura-orwelliana del Grande Fratello
contro gli Scritti Corsari di un pasolini contemporaneo.
scrivi la tua protesta alla redazione
Diego Cugia censurato. Resuscitiamo il morto! Leggi l'articolo »
Puntata 35
zombie1 (DIEGO CUGIA DAL ZOMBORUM)
Per chi avesse piacere di rileggerla, vi ‘posto’ l’ultima puntata di Zombie andata in onda.
Diego Cugia
Puntata n.: 35 riveduta
Registrata il:Sabato 18 Febbraio e giovedì successivo
Data messa in onda: Venerdì 24 febbraio
Prima della sigla: Cari zomberos, piccoli e grandi ascoltatori di questa breve ma straordinaria avventura di Zombie che doveva durare dodici mesi. State per ascoltare il mio ultimo monologo introduttivo. A fine puntata, cercherò di illustrarvi brevemente qualcosa che per me è quasi inspiegabile. Un programma che viene sospeso anche se, a detta del direttore di questa Radio, non infrangeva la ‘par condicio’. E allora perché? Vi voglio bene, e non sapete quanto. Buona trentacinquesima e ultima puntata
ZOMBIE 35 riveduta
BLOCCO 1
-Sigla e annuncio-
Su sottofondo:
ZOMBIE
Hola zomberos, qui Diego fu, morto non si sa più quante volte, isolato come una pannocchia di grano nel deserto, perché “fuoriposto” si nasce, è una curiosa condizione umana, come avere la pelle di un colore diverso da quello dominante. Devo farvi la domanda delle cento pistole: secondo voi, i compromessi servono a qualcosa o peggiorano la situazione? Vi dico la mia? I compromessi aiutano sommamente chi è già compromesso, per natura o per vocazione. Ma ai fuoriposto mai, anzi, peggiorano la loro già precaria condizione di rompiballe naturali. Mica parlo così per dire! Ma per vita vissuta. Nonostante io nasca come fuoriposto (così come c’è gente che nasce passacarte, o col corpo a forma d’impiegato, o con le Church lucidate sui piedini da neonato) nonostante questo -dicevo- ho sempre tentato, in situazioni di crisi, di arrivare a un compromesso. Sapete perché? Detesto i duri e puri, le vittime e gli eroi. Così evito come la peste i supermachos, quelli che si contendono entrambi i primati: della codardia e della spericolatezza inutile. Da ragazzi sì è un po’ tutti “duri e puri”, poi si cambia. In genere ci si compromette subito, al primo impiego. Altri resistono fino all’avanzamento di grado. C’è chi fa un enorme compromesso familiare (resto a vivere con mia mamma anche se ho 40 anni); oppure politico-ideologico: “non cambio partito, non mi conviene, anche se non condivido per nulla le sue alleanze e strategie”; i compromessi sono di tutti i colori, ed è inutile che io vi stia a tediare: li conoscete benissimo, ciascuno fa i suoi. Quello di cui voglio parlarvi è un’altra cosa: il branco. Metti, cioè, che io sia anche disponibile a fare un compromesso, pur di salvare il salvabile: impossibile, il branco ti perseguita ancora di più. Avete capito? Temo di no, non è facile. Per esempio: sono un cassiere e scopro inesattezze sui conti della mia azienda. Ammanchi, dico. Gravi. Potrei denunciarli alla Guardia di Finanza. Altrimenti qualcuno, un giorno, potrebbe denunciare me, che sono innocente. Scelgo un compromesso silenzioso. Ne parlo, con il dovuto garbo, al mio Presidente. Lui mi ringrazia, mi fa pot-pot sulla spalla, e mi chiede se ho intenzione di rivelarlo a qualcuno. “Ma no, altrimenti non ne avrei parlato con lei. Però bisogna ripianare quello strano buco!” Lui dice che non c’è nulla di strano, è un piccolo equivoco, voi pensate che è enorme, ma tacete. E il presidente, in serata, risolve: i conti, ora, sono a prova di verifica. Tornate nel vostro bugigattolo convinti di aver fatto la cosa giusta, il primo, piccolo compromesso della vostra vita. E il giorno dopo venite rimossi e destinati ad altro incarico. In capo a un paio di mesi, con una scusa, siete messi alla porta. Che vuol dire? Significa che il capobranco ha fiutato la pelle di un diverso, di un nato fuoriposto, e vi rispedisce subito da dove eravate venuti. Morale: i compromessi, per tutta una serie di esseri umani, invece di alleggerire appesantiscono il problema. Paradossalmente, lo denunciano. Tu che ne pensi, fratello? Un poeta satirico di La Spezia, dimenticato, Gino Patroni (uno che ha scritto la poesia “Sala operatoria” : Chi ha lasciato l’aorta aperta?) ha commentato così la tematica del compromesso: Se/stanco di vivere/ti manca il coraggio/di farla finita/ allora sdraiati/ su un binario morto. …Ecco, nel caso delle persone della razza mia, su quel binario morto, il treno arrivò in orario.
DISCO 1: L.Cohen: Waiting for the miracle
Su sottofondo:
ZOMBIE
Questa storia mi è tornata in mente quando Fini ha dichiarato che una volta ha fumato uno spinello. Una volta, una ventina d’anni fa, ho conosciuto uno spacciatore. Era italosvizzero, spacciava olio di hashish, dal nord del Marocco in America. Viveva in un Club Mediterranée, diceva che a nessuno sarebbe venuto in mente che un boss della droga si nascondesse in un Club Med. lo avevo vent’anni, ed ero andato in vacanza da solo. Mi misero nella sua stanza, e tanto feci, tanto dissi, che un giorno mi portò con sé, sulla sua Citroen-Maserati. Si faceva chiamare Karl, Karl con la kappa, come Marx. Imboccò a tutta velocità una mulattiera che non finiva più. Correvamo a strapiombo sul mare, incrociando, ogni tanto, qualche pastore marocchino. Karl diceva “Se per caso ne metti sotto uno devi fare marcia indietro e passargli sopra con le ruote, perché se lo ferisci e non 1’ammazzi quello spiffera la tua targa alla polizia e finisci in un carcere marocchino.” Pare che lui di queste “marce indietro assassine” ne avesse già fatte una mezza dozzina. lo lo guardavo stupefatto, mi sembrava una specie di Dylan Dog che sparava cazzate. Al tramonto ci fermammo tra mare e montagna. Mai creduto che fosse uno spacciatore vero. A dir la verità pensavo che fosse semplicemente pazzo. Invece, a un certo punto, vedo un piccolo yacht sulla riga dell’orizzonte, e una fila di gommoni neri come formiche che cominciano ad avvicinarsi alla costa. Contemporaneamente, alle mie spalle, dalla cima della montagna, mi raggiunge un suono di campanellini, tipo quelli delle renne di Babbo Natale. Alzo la testa, e nel silenzio assoluto di quel luogo incantato, vedo scendere una fila di marocchini sugli asinelli. Karl estrae una pistola e con gesti rapidi esorta i portantini a consegnare le bisacce di olio di hashish ai marinai che le ripongono sui gommoni. Io gli chiedo: “Che ti serve la pistola?” Lui risponde: “Spesso ci sono dei conflitti a fuoco durante la consegna”. Bene. Non è che c’è un autobus che mi riporta inditro vero? No, sulle montagne del Marocco autobus nisba. Il tutto, comunque, dura dieci minuti al massimo. Poi gli asinelli coi campanellini tornano a inerpicarsi sulla montagna, i gommoni riprendono il largo verso lo yatch, e Karl rimette in moto la Citroen Maserati. Il tutto senza più una sola parola. Al ritorno cantava e beveva a garganella da una bottiglia di Four-Roses. Vi giuro che ogni parola che vi ho detto è vera. Sullo sfondo c’era un paesino azzurro che sembrava deserto. “Quella è la stazione di polizia” m’indicò Karl. “Sono stati pagati per non affacciarsi alle finestre.” Scendemmo dai tornanti della montagna a tutta velocità. Una vecchia che camminava sul ciglio della mulattiera, con una cesta sulla testa, inciampò e cadde. Karl la evitò all’ultimo istante e io ringraziai Iddio per non aver dovuto assistere alla scena della marcia indietro. Quando tornammo al Club Med mi sembrò di essere uscito da un fumetto, invece era tutto vero. Karl era spiritoso e faceva ridere molte profumiere parigine e indossatrici di Tangeri che affollavano quel posto. Diceva di essere un rappresentante di scarpe da donna. lo solo conoscevo il suo segreto, ma l’avevo già rivelato al mio amico Jack Folla. Ormai lo sapete, non so tenermi un cecio in bocca…Comunque ho sempre avuto nei confronti della droga un odio istintivo, direi quasi intellettuale. Penso che certe allucinazioni o estasi
della mente si debbano raggiungere senza l’aiuto della canapa o degli acidi. Anzi, aggiungo che fu una mia scommessa da ragazzo. Con me stesso. Se scriverai almeno 5 libri, giuro che ti permetterò di provare la droga. Ne ho scritti nove, potrei farlo senza sentirmi in colpa coi miei ideali di ragazzo, ma se per esaltarmi già mi basta un piatto di tagliatelle, figurarsi che casini combinerei con quella robaccia in corpo.
Ero talmente estraneo ai segreti della roba che un giorno che Karl partì per le montagne dove trafficava hashish, tirai fuori da sotto il letto una scatola di latta dove sapevo che lui teneva quella per uso personale. Svuotai una Marlboro e la riempii interamente di erba, ignorando che andasse mescolata col tabacco. Accesi e la sigaretta s’infiammò. Tirai una, due volte, vidi la stanza girare come una trottola e collassai. Karl mi svegliò urlando dopo 48 ore, al suo ritorno. Mi cacciò dalla sua stanza e non mi rivolse più la parola. lo andai a mangiare da solo, avevo una fame da lupo. Oggi sono contento di essermi dimostrato un perfetto cretino sull’hashish e i suoi derivati. Anche se -trovandomi in questo limbazzo per atei morti- francamente non ho molto da ridere. Di Karl ricordo solo una cosa, il suo sorrisino perenne sotto i baffi neri e la sua disinvoltura. Non aveva famiglia e chissà che ne faceva di tutti quei soldi guadagnati così. Per quanto ne so potrebbe ancora gravitare su quel Club Med, e forse qualcuno di voi l’ha conosciuto, magari oggi ha la pancetta e qualche capello bianco. Mi sono sempre domandato come mai Karl si fidò di un ragazzo e lo fece assistere ai suoi traffici. L’unica risposta che mi viene è che anche i figli di puttana, certi giorni, si sentono soli.
DISCO 2: “Cocaine” Clapton
(sottofondo Vertigo)
ZOMBIE
“Mi chiamo Luca, un ragazzo di trent’anni, e sono un vero zombie. Ho avuto per due volte la leucemia, e mi sono sottoposto a trasfusioni di sangue infetto che oggi mi costringono a vivere come uno zombie, appunto. Sai avrei diritto al risarcimento previsto dalla Legge 210, ma non mi è stato dato: il premio andrà a mia madre, dopo che sarò morto. Oggi come oggi, io non sono più un uomo, ma un numero di pratica : rappresento solo un problema, anche per i medici di Pavia e di Taranto… perché, caro zombie, per morire bisogna andare anche in trasferta…Non ho più la forza per curarmi o per incazzarmi, ma lascio a te questa eredità. Per un breve periodo della mia vita mi credevo più fortunato degli altri perché avevo sconfitto la morte, oggi aspetto solo il giorno giusto per farla finita…”.
Stop. Bastano queste parole di Luca per capire che siamo di fronte all’ennesimo problema italiano irrisolto, sospeso, rimandato, dimenticato, rimosso.
E tu Luca, che non hai certo paura di me, ti becchi il mio abbraccio. Non sei uno zombie, ma una persona che sta ingiustamente soffrendo. Lì nell’al di voi, spesso, si soffre e si patiscono ingiustizie inaccettabili per chiunque abbia ancora un briciolo di cervello per rifletterci su.
Ho chiesto alla mia, diciamo così, redazione terrena, di comunicarvi cosa fosse la “Legge 210”. Ci fanno sapere che è una legge del 25 febbraio 1992, firmata Cossiga, Andreotti Presidente del Consiglio e il Guardasigilli Martelli. Prevede l’indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati; per HIV, e anche per danni irreversibili da epatiti post-trasfusionali.
In realtà, se lo sfortunato individuo che ha contratto la malattia muore prima, (è più che probabile), i 50 milioni di lire di allora previsti per “l’indennizzo”, vengono erogati al coniuge, al figlio minore, al figlio maggiorenne inabile al lavoro, ai genitori. Se il deceduto è minorenne ai suoi genitori.
All’inizio del ’96, le domande di indennizzo erano 28.000. Credo sia stato persino aumentato il personale dipendente per esaminare le pratiche. La competenza era poi passata alle Regioni, e, già a quel tempo, si parlava di legge “da migliorare”, si giudicava necessario intervenire a questo scopo sui Parlamentari. Secondo quella legge, per ottenere l’indennizzo, bisogna “provare il nesso causale” presso una Commissione medico-ospedaliera e si può fare la domanda dopo tre anni che si è contratta l’epatite, e dopo 10 anni per l’HIV. Nel 2001 per esempio, c’erano 6000 domande respinte, che “potevano, fare ricorso al Ministero della Sanità”. Oggi, un documento dell’Associazione Politrasfusi italiani ci informa che al 20 gennaio 2006, sono deceduti 2190 persone affette da epatiti e Aids. Con un comunicato la stessa associazione chiede al Parlamento interventi urgenti prima della chiusura delle Camere, di convertire in legge un decreto per un ulteriore indennizzo per gli emofilici ancora esclusi dalla “transazione”. E si indica nel 4 febbraio 2006 il termine in cui il D.L. avrebbe perso la sua efficacia, e la necessità dell’esenzione totale per i Politrasfusi dal ticket per la patologia e si domanda di informare di questo,con urgenza, le Regioni e le Asl.
Si chiede inoltre di aumentare in ogni caso l’indennizzo, ammettere tutte le istanze sinora respinte, affermare con chiarezza la natura reversibile dell’indennizzo in caso di premorienza di ogni soggetto, emanare i provvedimenti necessari, l’esenzione dal pagamento del ticket e…insomma, se qualcuno ne sa di più, ce lo scriva pure. Avrà risposto il Governo in atmosfera pre-elettorale, al grido di queste vittime del caso e della malasanità? Per informarvi meglio info@politrasfusi.it. Io sono sconcertato: Luca, grazie per avermi scritto, fatti forza, non mollare mai. Ti prego. In Italia tutti vivemmo a stento, ingoiando l’ultima denuncia, l’ultimo grido. Tirando calci al vento, tra invocazioni ed atti d’accusa. Ti vogliamo bene Luca. Davvero.
DISCO 3 :
Su sottofondo:
ZOMBIE
C’è una parola che viaggia spesso nelle conversazioni, una parola più abusata della cocaina e dei parcheggi riservati agli invalidi, dove ci posteggiano pure la cuccia del cane. La tremenda parola è Tutti. Lo fanno tutti. Lo dicono tutti. Sono tutti uguali. Ma chi lo conosce questo “tutti”? Il signor Tutti non esiste. L’onorevole Tutti è una balla. Tutti è la vostra resa, la vostra bandiera bianca. “Tutti”, già morti senza saperlo come dice Montale. Tutti, è un fucile carico in mano a un pazzo. Quello spara in aria e il passo successivo è dire che tutti i neri, tutti gli indios, tutti i greci e tutti i pechinesi sono di una razza tutta uguale di “tutti inferiori”. TUTTI è una condanna senza appello o un’ assoluzione in bianco. Ei, zombie in ascolto ma lo sai che forse non è vero che tutti i musulmani sono fanatici terroristi? che tutti quelli che vanno in discoteca si impasticcano? che tutti gli arbitri sono cornuti? E che tutti i romani sono ladri? Diciamolo a tutti che non è vero che “così fan tutti”. Con un pezzettino di musica, magari la pillola va giù. Così fan tutte. Parola di Mozart.
DISCO 4: Un frammento di “Così fan tutte”
STACCO a chiudere il primo blocco
Stacco:
ZOMBIE 35
BLOCCO 2
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ATTENZIONE: PEZZO SALTATO PER LUNGHEZZA
ZOMBIE
Ben ritrovati all’inferno, fratelli autozombati. Da quando vi state mettendo in fila sul sito Internet per ricevere il cedolino numerato in progressione (anche se lo fa uno ogni cento che ascoltano) mi rendete immensamente felice. E mi fa felice ancora di più chi scrive una breve bio sotto a quel numero Zombie. Sono un’infermiera ventiquattrenne…Sono un operaio un po’ ignorante ma mi piace molto trovarmi qui con voi…sono Don Zombie, un prete di 34 anni…e io, da quaggiù o da quassù, insomma dalla dimensione zombie, che mi commuovo come mia nonna quando cantava Ann Miller, poi ve la metto…Peccato che molti non scrivano nulla. Descriversi in 5 righe è per alcuni riduttivo, io lo trovo esaltante. E poi c’è la conoscenza, fratelli. Se un sito non serve anche a conoscersi non serve affatto. Anche se Zombi 800 dice una cosa meravigliosa, poi non è che uno per forza vuol sapere che faccia ha, o quanti anni ha, se fuma o se beve…A proposito, credo che l’800 o giù di lì fosse uno, anzi, sia uno di superdestra. E mi sono scompisciato a leggere i post di replica ai suoi. A Ottocé falla finita. Ottocé! Che sembrava la battuta del povero marziano a Roma di Flaiano, che finita la novità di un marziano a Via Veneto, due ragazzetti in motoretta gli gridarono “A marzià!” Va bene, continuate a iscrivervi e a conoscervi, mi raccomando. Ora Ann Miller, dagli schermi di tanti anni fa…eccola che scende ai microfoni delle stelle…amen!
DISCO 5: Da “Cinema” –Ann Miller
Su sottofondo:
ATTENZIONE: PEZZO SALTATO PER LUNGHEZZA
ZOMBIE
Questa notizia non la troverete facilmente. Dentro non c’è puzza di Grande Fratello, non ci sono marchette occulte agli stilisti, non c’è nemmeno una spruzzatina di morbosità. La notizia, semplice semplice, proviene da un paese che si chiama Roccadaspide, in provincia di Caserta. Una signora di 46 anni che gira su una sedia a rotelle ha bisogno di incontrare il medico per farsi assegnare delle prescrizioni. Il medico però è andato in vacanza e la struttura sanitaria non ne ha dato comunicazione agli assistiti. Così per due volte di seguito la signora in sedia a rotelle va in ambulatorio e per due volte di seguito torna indietro senza ricetta. Allora, per non fare un terzo tentativo a vuoto, decide di telefonare. Stavolta il medico è tornato. Anzi, è all’altro capo del filo. Ma si vede che è nervoso. Comincia a gridare che non si deve più permettere di disturbarlo in ambulatorio. La signora rimane sconvolta. Si fa accompagnare alla visita da una cugina. Come il medico la vede, si scusa. “Avessi saputo che stavo parlando con una persona disabile non sarei stato così sgarbato”. Ma la cugina della signora trova la battuta infelice. E replica che quel trattamento non dovrebbe essere riservato né ai disabili né agli altri pazienti. Risultato: il medico prende d’aceto e la sbatte fuori dall’ambulatorio davanti a decine di persone in attesa. La notizia è tutta qua. Non ci sono morti, né feriti, né corna tra veline e calciatori. Solo un bell’esempio infiocchettato d’inciviltà. Per la cronaca, ripeto il nome del paese: Roccadaspide, provincia di Caserta. Tante volte uno si trovasse a passare da quelle parti e avesse necessità urgente di un medico… finchè la Asl di zona non lo sbatte a lui fuori dall’ambulatorio. Insciallah.
DISCO 6:
ZOMBIE
Per caso la mattina vi manca il gas per accendere il focherello sotto la moka? Tastate i termosifoni che vanno a singhiozzo con un grado di temperatura in meno? Avete già cominciato a odiare con tutte le vostre forze tovarisch Putin, gli ucraini, le matrioske e i colbacchi sintetici? Datevi una calmata perché siete i soliti privilegiati piantagrane. In Somalia, dove praticamente il gas non hanno mai saputo che cos’è, adesso manca pure l’acqua e, piuttosto che crepare disidratata, la gente ha cominciato a bere la propria pipì, come faceva la Brigliadori per bellezza, ma qui lo fanno per siccità e senza un gridolino. Secondo l’organizzazione non governativa Oxfam, ci sono migliaia di famiglie che sopravvivono con una tanica da 20 litri d’acqua per tre giorni. Che equivale a tre bicchieri d’acqua a persona per bere, cucinare e lavarsi. E invece di fare come voi che quando il gas scarseggia, il caffè ve lo andate a sparare al baretto sotto casa (dove vi pappate pure la brioche), in Somalia per trovare l’acqua si fanno anche 70 chilometri a piedi, con 40 gradi all’ombra. Siccome però ogni maschietto nella società somala conta due, la scarpinata se la fanno prevalentemente le donne (che contano zero) in mezzo a bande di ribelli armati, ladri e stupratori. Va avanti così dal 1991, da quando non esiste più un governo. Da quando i Signori della Guerra spazzarono via Siad Barre, che era un dittatore ma un grande amico dell’Italia. E al quale, in nome di questa straordinaria amicizia, abbiamo regalato una montagna di quattrini sotto forma di aiuti per la cooperazione, navi da pesca, pozzi, automobili, trattori, e pure cisterne per trasportare l’acqua. Naturalmente, tutto quello che Siad Barre non s’è cuccato o rivenduto mettendo i soldini al pizzo in quel paesello che sta di là dalle Alpi, se lo sono cuccato o rivenduto i Signori della Guerra. E adesso, quando viene la siccità, buona pipì a tutti. Tanto noi siamo sempre quelli del baretto sotto casa…i furbetti del fornellino.
DISCO 7:
ZOMBIE
Apro a caso un libro di Baudelaire…Tutte le opere nei Meridiani, nuovo-nuovo…Pronti? Via. Leggo il primo verso che mi salta agli occhi: questo:
…Scendete, scendete, vittime lamentevoli
scendete per la strada dell’inferno infinito
giù nel più fondo abisso tuffatevi: lì, insieme
flagellati da un vento che non viene dal cielo
ribollono i delitti come un sordo uragano!
Ecco, vi ho insegnato un metodo efficace per riconoscere un grande poeta da uno mediocre. Aprite a caso la sua opera completa. In quella del mediocre zoppicherete infinite volte, in quella di un Baudelaire, precipitate su due piedi all’inferno, immediatamente! Ci rivediamo tra le fiamme e i forconi fra un paio di minuti, zomberos abbrustoliti!
Stacco chiusura secondo blocco.
Stacco:
ZOMBIE 35
BLOCCO 3
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ZOMBIE
C’é un uomo sempre presente nella mia vita, si chiama Bartleby. Persona riservata, un po’ sciatta nel vestire. Di mezza età, media statura, media estrazione, silenzioso, modesto. Una persona che poteva esserci o non esserci.
Inutile, quasi invisibile. E’ un americano e da giovane aveva lavorato in un ufficio postale, come addetto alle ‘dead letters’, le lettere smarrite. Quello che doveva fare era semplicemente prendere tutta questa corrispondenza mai arrivata a destinazione e bruciarla, cancellarla. Ma ogni lettera che bruciava, per lui, era una specie di delitto: ognuna un viaggio interrotto, un messaggio che poteva salvare una vita, cambiarne un’altra, forse il denaro di un riscatto, o un anello che doveva giungere ad una mano amata. Ogni lettera conteneva un destino spezzato. E quello che doveva fare lui era finire il lavoro: uccidere anche l’ultima speranza.
Bartleby, un giorno, si licenza, ma quelle lettere gli rimangono impigliate fra i pensieri per anni, anche quando lo assume un avvocato di New York che aveva l’ufficio proprio in Wall Street. (Sto parlando di un epoca in cui i documenti si copiavano ancora a mano) e all’inizio Bartleby macina una grande quantità di lavoro: copia pagine su pagine, non lascia una pratica incompiuta, scrive alacremente, giorno e notte. Una brava formichina della burocrazia. Della sua vita fuori dall’ufficio non si sa nulla. Solo lavoro a testa bassa.
Poi un giorno succede una cosa: l’avvocato lo chiama e lo invita a controllare una pratica assieme a lui. Ma Bartleby, ritto in piedi di fronte al capo gli risponde: -Preferirei di no.- L’avvocato rimane senza parole: -Come, preferirei di no?!,- ma lui nulla, irremovibile. Gli ripete un paio di volte che preferirebbe di no, poi gira i tacchi e se ne torna alla sua scrivania. Da quel momento in poi Bartleby sembra un disco incantato, un meccanismo inceppato, per sempre. I giorni che seguono la scena si ripete: -Può venire a rileggere queste copie? – Preferirei di no. -Può esaminare questa pagina con me? Preferirei di no. – Mi farebbe questa commissione? -Preferirei di no. -Puòvenire nell’altra stanza? -Preferirei di no.
Preferirei di no. Preferirei di no. Bartleby preferirebbe di no. L’unica cosa che continua a fare è copiare meccanicamente i documenti sul suo tavolo. Copiare,… forse era un lavoro meccanico che si era autoinflitto come punizione per tutte quelle lettere bruciate; solo ricopiare. Altre mansioni, no, grazie.
L’avvocato scopre che Bartleby non ha casa e che dorme nell’ufficio, rimanendo lì anche dopo il lavoro. Gli fa qualche domanda, lo vede solo e lo vorrebbe aiutare, ma lui ‘preferirebbe di no’. Così, lo lascia fare; non può far
altro, non capisce; quest’uomo gli ha tolto ogni risposta. Una mattina poi, Bartleby preferirebbe anche smettere di copiare. L’avvocato, a questo punto cede: lo licenzia. Ma lui ‘preferirebbe di no’, e se ne torna alla sua scrivania. Un ingranaggio bloccato, contro ogni logica, se ne sta lì seduto; e non lo puoi licenziare, non lo puoi insultare, non lo puoi capire, non lo puoi aiutare. L’attività si trasferisce in un’altro ufficio, ma nulla: Bartleby preferirebbe di no, non si sposta. I nuovi inquilini dell’ufficio alla fine, stremati lo fanno portare via dalla polizia.
Bartleby il pazzo finisce in un istituto psichiatrico, il lunatic asylum. Bartleby, l’angelo spezzato, pian piano preferisce smettere di parlare, poi di mangiare; infine preferisce lasciarsi morire in un angolo del cortile del manicomio, rannicchiato come un bambino.
Forse, mentre muore, gli tornano in mente tutte quelle lettere per cui lui è stato l’ultimo boia, quelle frasi che non hanno mai colpito il loro bersaglio, ma che l’hanno perseguitato lui, sempre. La sua morte in vita.
Che questa storia sia vera o no, non ha importanza. lo l’ho sempre amata, ho sempre amato Bartleby con grande stupore, Bartleby che era un angelo sbagliato come tanti, ma con una sua risposta che riusciva a incrinare il cielo.
L’ho amato per il suo modo di bloccare la logica, di rivoltare il mondo; per avermi fatto vacillare sempre, ogni volta che rileggevo le pagine in cui Melville racconta la sua storia; per avermi fatto venire i brividi con la forza disperata che serve per riuscire a dire… ‘preferirei di no’.
DISCO : Disco “C’è chi dice no’ Vasco Rossi
Cari amici, nemici, “zomberos” di tutte le età. Non è facile spiegare quel che neanch’io ho capito. Non so nemmeno se questo testo andrà in onda. Ho ricevuto da parte della direzione di Radio 24 la notizia che questo programma sarà sospeso a partire da lunedì prossimo, 27 febbraio, e che Giancarlo Santalmassi avrebbe annunciato lui stesso, al giornale radio del mattino del 27, di aver chiuso Zombie. Siamo già da tempo in par-condicio, e abbiamo avuto il benestare del direttore su tutti i copioni, compresi quelli che non andranno più in onda. Quindi, la par condicio non c’entra. Naturalmente, anche se già morto, ho lottato contro questa decisione francamente assurda con tutta l’energia vitale di uno zombie. Ho proposto che, fino al 10 Aprile, giorno delle elezioni, non solo avrei stralciato ogni e qualsiasi riferimento a parlamentari e partiti. Ma non avrei proprio parlato di politica. Nulla da fare. Così, martedì scorso, ho alzato le mani dal computer in segno di resa e ho smesso di scrivere. Ho naturalmente rifiutato la remotissima possibilità di riprendere Zombie su Radio 24 dopo il 10 Aprile. Perché…
…Perché… Caro Direttore, così come ti ho detto sì tutte le volte che mi hai chiesto qualcosa, (non sono un duro e puro e conosco il Paese in cui vivo), e dopo una delle più brutte notti della mia vita, ti rispondo con un fermo, sereno e ragionato “No.” Ricordi la campagna di noi autori e registi contro gli spot assillanti che “interrompevano l’emozione” delle opere? Mi stai chiedendo uno spot di puro silenzio lungo quattro settimane, 2000 minuti di nastro che fruscia, un oscuramento cupo e apparentemente inspiegabile. E anche se, come scrivi, le critiche a questa censura sui giornali non durerebbero più di una settimana (anche meno, aggiungo io, e forse neppure ci saranno) dimentichi di aver tradito te stesso e la tua autonomia, un tuo autore, e soprattutto un pubblico crescente di migliaia e migliaia di ascoltatori ai quali, dopo 40 giorni di deserto, non puoi dire “Oilà, eccoci tornati, abbiamo scherzato! Siamo indipendenti a corrente alternata!” E questo ammesso e non concesso che questo programma l’avresti fatto effettivamente tornare. Tu, l’editore, e l’editore dell’editore.
“Zombie” non era affatto un programma politico, ma un manifesto poetico in cui si riconosce (e trova sollievo dalla propria solitudine) un pubblico vasto e eterogeneo dai venti ai novant’anni, e di ogni ceto sociale. Quale credibilità avrei più nell’accettare non un piccolo compromesso, ma addirittura un oscuramento totale? Non infrangendo la ‘par condicio’ il problema è un altro. Ti aspetteresti adesso che io dica che Zombie non può vivere in una Radio 24 che ha alle spalle Confindustria. Invece io sono proprio convinto del contrario. E’ proprio la nostra piccola grande industria, i dirigenti, gli operai, gli impiegati, i manager, che in Italia hanno bisogno di una ventata di notizie senza guinzaglio, di poesia, di musica e di libertà. Hanno bisogno di alzare la testa, di guardare oltre i confini, e di ritrovare se stessi, e con la dignità, voglia di darci dentro e lavorare. Il Paese delle idee è fermo. E questo contagia il Paese della produttività. Il sogno collettivo è un ricordo degli Anni del Boom. I lavoratori italiani, tramontate tutte le utopie, subiscono dalla TV il meno che c’è. Un finto pieno, com’è finto il benessere, in realtà un vuoto reazionario, sì, un vuoto pericolosissimo, soprattutto per le piccole e grandi imprese. Zombie poteva e doveva vivere proprio qui, a Radio 24 il Sole 24 ore, senza essere mai interrotto da nessuno, perché era un piccolo spazio di libertà creativa, e perché non ha infranto la legge. Interrompendolo s’interrompe la fiducia. Fra te e me, direttore. Fra gli ascoltatori e Zombie. Ma tu, direttore, sei stato irremovibile, mi hai dato del sordo che non vuol sentire, e ci sospendi. Fallo a testa alta e guardandomi negli occhi. Io ti sto rispondendo a viso aperto con la testa un po’ reclinata (perché mi stai facendo molto male) ed entrambi sappiamo che tu solo, da domani, avrai un microfono per spiegarti. Ma io so che non te ne approfitterai. Perché non puoi fingere che è stato commesso un errore. Questo piccolo programma non è il malessere da strappare o da occultare. Questo programma ha importato il malessere che cova sotto le braci, e lo trasforma in qualcosa di più creativo, e non più di auto-distruttivo. Era una piccola sveglia. A volte, lo capisco, le sveglie irritano e fanno male, ma sono sempre salutari. Invece c’è chi preferisce puntare su questo lungo sonno. Sul letargo. Sul vuoto.
Ma va bene così, ho vissuto un solo mese, e “da morto”. E mi risolleverò da questa ennesima porcata: quella di chi gestisce, male, e con la benda sugli occhi, il sistema della comunicazione e dell’informazione in Italia. Al diavolo i presunti martiri. Così va’ il Paese, bellezza!
Ringrazio prima di tutto il mio 85 enne amico Franco Rispoli, giornalista professionista, tutto ringalluzzito perché non gli capitava più dal ventennio di essere censurato, e i giornalisti Andrea Purgatori che ha di nuovo rimbalzato contro il muro di gomma di questo tremolante e smarrito Paese, e Valeria Serra, giornalista free-lance dagli oceani e dal Sud del mondo, Stefano Micocci, primo collaboratore, che di musica è un enciclopedia vivente, Luciano Francisci che ha realizzato tecnicamente e musicato dolcemente le mie parole, il ventiquattrenne Gabriele Policardo che aveva appena iniziato a fare pratica d’autore. E naturalmente voi tutti, un pubblico vastissimo, dai 15 ai novantanni, trasversale, vagabondo, poetico e senza etichette, oltre ogni stupido vicolo cieco sinistra/destra, che mi aspettava da tre anni di censura della radio pubblica, e si è rifatto vivo con una tempestività struggente. Grazie, mi dispiace davvero che sia durata così poco. Avevo una montagna di cose da dirvi e da darvi ma non possiedo una radio nazionale (a proposito, c’è qualcuno che ci ospita? Non siamo barbudos, siamo professionisti intelligenti e per bene, e ci facciamo la doccia tutte le mattine e abbiamo i nostri bravi pantaloni grigi e i golfini blu) oppure magari, chissà, potrei attrezzarmi come uomo-sandwich, e battere pianure e città con una lampadina rotante in testa, un megafono e l’organetto. Al Gruppo Sole 24 ore-Confindustria e a Giancarlo Santalmassi, direttore di Radio 24, che avevo già ringraziato pubblicamente per avermi ridato la libertà di esprimermi, lascio un punto interrogativo alto come l’Everest. E a tutti voi la Guerra di Piero di Fabrizio De André, e un segno sulla fronte, un marchio azzurro per riconoscerci la prossima volta, una piccola zeta, che in greco antico vuol dire “è vivo”. A tutti, un appuntamento sul sito Internet, www.diegocugia.com per rimanere in contatto. Alla prossima, speriamo un po’ più lunga e meno tribolata trasmissione. Grazie a tutti!
d.c.
GUERRA DI PIERO
Su guerra di piero titoli di coda
FINE
ASCOLTA L’ULTIMA PUNTATA DI ZOMBIE ANDATA IN ONDA Leggi l'articolo »
LETTERA DI WALTER VELTRONI
zombie1 (diego cugia dal zomborum)
Credo di non violare la privacy, pubblicando un’inaspettata lettera di Walter Veltroni, sindaco di Roma, da sempre vicino ai temi della Comunicazione e della Cultura:
“Caro Diego,
mi dispiace davvero molto che Zombie abbia potuto parlare per così poco tempo. O forse, in realtà, addirittura si potrebbe dire il contrario e non sarebbe poi così paradossale, e cioè che il tempo per parlare veramente, in questi anni in cui si preferisce la parola che non dice, è stato molto.
Non è difficile immaginare come ci si sente quando si pensa di essere solo all’inizio di qualcosa che hai ritrovato -per esempio uno spazio radiofonico libero e il rapporto diretto con i tuoi ascoltatori, quelli di sempre e quelli che si sono aggiunti giorno dopo giorno- e ti dicono invece che per ora sei già alla fine. Però, Diego, anche se questa esperienza forzatamente si è conclusa “quella montagna di cose da dire e da dare” troveranno un altro luogo per essere dette ed essere date. Se Zombie è nato dalle ceneri di Alcatraz dalle sue ceneri nascerà quello che tu deciderai. E che tutto questo avvenga il prima possibile e senza interruzioni. E’ un augurio che faccio a te e a tutti noi che ti vogliamo stare a sentire ancora per tanto tempo.” Walter Veltroni
Intervista con l’autore
di Salamandra
Come mai hanno deciso a Radio 24 di chiudere la tua trasmissione Zombie?Dai fastidio a qualcuno?
“Dare fastidio a qualcuno è probabile. Se uno esprime libere opinioni è inevitabile andare a cozzare le libere opinioni di un altro. Ma da questo a diffamare , offendere, o scandalizzare ce ne corre. Il programma doveva durare un anno e il contratto prevedeva oltre 200 puntate. E’ stato interrotto alla 35esima, nonostante gli ascolti sempre in crescita e valanghe di telefonate ed e-mail. Buffo no?”
Ma anche in una radio privata si cerca di estendere un concetto del tutto particolare della par condicio?
“Ti stoppo subito! E’ lo stesso direttore della radio, Santalmassi, a dichiarare che io rispettavo la par condicio. A non essersi sentito rispettato è probabilmente qualche potere forte, che in questo bailamme elettorale ne approfitta per azzittire una voce libera.”
Ora cercherai di emigrare da qualche altra parte?
“Sono un laico, ma mi sento come un “clericus vagans”. Ho sempre la valigia pronta e mi sono anche un po’ stufato.”.
Al padre di Jack Folla, che evadeva da Alcatraz, cosa resta da fare in questo regime mediatico berlusconiano?
“Continuare a resistere esprimendo tutto il proprio dissenso da un sistema dell’informazione scioccamente bendato. E’ chiaro che, se neanche una radio privata regge più il peso delle libere opinioni , resistere è sempre più difficile. Ma mai abbassare la testa.”
ADDIO ZOMBIE: CLAMOROSO, CHIUDONO IL PROGRAMMA DI CUGIA Leggi l'articolo »
diritto al cuore
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emergency di Gino Strada eleva i cuori Leggi l'articolo »
Senatore della Repubblica. Eletto nel 2001 nel collegio più chic di Milano. La legislatura precedente era deputato. Tra i collaboratori più vicini a Berlusconi fin dagli anni Settanta, è considerato l’´inventore, nel 1993, di Forza Italia.
• Accusato di bancarotta fraudolenta per il crac Bresciano (un’azienda del discusso finanziere siciliano Filippo Alberto Rapisarda).
• Arrestato nel 1995 dai magistrati di Torino per le false fatture di Publitalia (la società che raccoglie pubblicitò per le tv di Berlusconi). Indagato per i fondi neri di Publitalia anche a Milano (nel 1994 aveva evitato l’arresto solo grazie alla soffiata del Tg5 di Enrico Mentana, che dando la notizia aveva fatto cadere le esigenze di custodia cautelare). è stato condannato definitivamente a 2 anni per frode fiscale e false fatturazioni a Torino (false fatture Publitalia); ha patteggiato 6 mesi a Milano per altre vicende di false fatture Publitalia.
• A Milano è stato condannato per estorsione aggravata (per aver mandato il boss di Cosa nostra Vincenzo Virga a fare il “recupero crediti” nei confronti di Vincenzo Garraffa, titolare di una squadra di pallacanestro sponsorizzata da Publitalia).
• A Palermo è stato condannato a 9 anni in primo grado per concorso esterno nell’associazione mafiosa Cosa nostra e processato per calunnia aggravata nei confronti di alcuni collaboratori di giustizia (Dell’Utri aveva assoldato due falsi pentiti perchè raccontassero di essere stati convinti in carcere ad accusare Dell’Utri di mafia).
• A Madrid, in Spagna, è accusato di gravi irregolarità nella gestione di Telecinco.
Complessa la sua vicenda processuale, costellata di leggi su misura. A Torino, nel 1998, è condannato in appello a 3 anni e 2 mesi per false fatture e frode fiscale continuata della società Publitalia. Ma prima che la sentenza diventasse definitiva, il Parlamento (a maggioranza Ulivo) approvA in tutta fretta una legge che permetteva il patteggiamento anche in Cassazione: Dell’Utri la usa, rimediando uno sconto che ridusse la pena a 2 anni e 6 mesi, sotto la soglia dei 3 anni oltre i quali si deve entrare in carcere. Restava aperto il problema delle pene accessorie: 5 anni d’interdizione dai pubblici uffici. Perso, in forza di quella pena, il seggio in Parlamento, Dell’Utri sarebbe finito in cella, perchè nel frattempo i giudici di Palermo avevano chiesto il suo arresto per la vicenda dei falsi pentiti. Dell’Utri chiede allora che gli sia applicato l’indulto del 1989 (anche se gran parte dei reati contestati sono successivi). La Corte d’appello di Torino respinge la richiesta, ma poi la Cassazione l’accoglie: così niente pene accessorie, niente arresto. La pena definitiva scende ancora, in sede d’esecuzione, a 1 anno e 8 mesi (sotto la soglia dei 2 anni, quindi senza neppure l’obbligo dell’affidamento ai servizi sociali), perchè il governo Amato (centrosinistra) depenalizza alcuni reati fiscali e finanziari. Da Milano, intanto, arrivano altre piccole pene per false fatture e falso in bilancio, considerate ´in continuazione con la condanna di Torino. La pena complessiva, dunque, risale oltre i 2 anni. Ci pensa la nuova legge sul falso in bilancio (2001, governo Berlusconi), che risolve il problema. A Palermo i due processi d’argomento mafioso (quello per concorso esterno squaderna una imponente mole di prove della vicinanza tra Dell’Utri e Cosa nostra) arrivano alle fase finali, quando una apposita legge (quella cosiddetta ´d’attuazione dell’articolo 68 della Costituzione, che con il contributo del verde Marco Boato dilata a dismisura i privilegi e le immunità dei parlamentari) si rendono inutilizzabili, nei confronti di deputati e senatori, i tabulati telefonici. Proprio i tabulati erano la prova dei contatti tra Dell’Utri e i falsi pentiti assoldati per azzerare le accuse di mafia. L’accusa si oppone a gettare alle ortiche quelle prove, perchè raccolte comunque prima del provvidenziale arrivo della legge. Il processo è continuato.
Tutto questo non ha impedito a Silvio Berlusconi di candidarlo al Senato, nel collegio più centrale di Milano. Marcello lo aveva confessato in tv: “Mi candido per legittima difesa”. Tra un processo e l’altro, si atteggia a uomo di cultura: il 20 giugno 2003, per esempio, ha inaugurato la Biblioteca del palazzo del Senato, alla presenza del presidente del Senato Marcello Pera e del capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Ed è responsabile della scelta dei candidati di Forza Italia per le elezioni politiche del 2006.
ONOREVOLI MAFIOSI: MARCELLO DELL’UTRI Leggi l'articolo »
aggiornamenti:
L’ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli e’ stato iscritto sul registro degli indagati della Procura di Roma per i reati di “Offesa alla religione dello Stato mediante vilipendio di cose” (art. 404 cp) e di “Delitti contro i culti ammessi nello Stato” (art. 406 cp). L’iscrizione e’ successiva alla segnalazione, avvenuta sabato, di un articolo di stampa.
L’indagine e’ affidata al pm Roberto Cucchiari. Al vaglio dello stesso magistrato anche la denuncia presentata dall’avvocato Tommaso Mancini per il reato di “atti ostili verso uno Stato estero che espongono lo Stato italiano al pericolo di guerra”. (AGI)
Gheddafi junior all’Italia: «Fermate quel ministro razzista»
18.02.2006
11 morti e decine di fer
11 morti e decine di feriti,
questo il bilancio di sangue in seguito agli scontri
di ieri notte a Bengasi fra la polizia libica
e un migliaio dimostranti che cercavano di assaltare
il consolato italiano
inferociti dalle imbecilli provocazioni di Calderoli.
Chi fomenta l’odio religioso in una società che si definisce civile
viene messo in disparte, emarginato.
Noi invece li facciamo ministri.
E ora ne paghiamo le conseguenze,
perchè temo che gli episodi di ieri siano solo l’inizio,
l’immagine dell’Italia già duramente provata
dalla nostra sudditanza e criminale complicità
agli Stati Uniti,
in quelle guerre tramite cui pretendiamo di esportare
i nostri sublimi valori democratici,
(gli stessi da cui che poi partoriscono
illuminate menti come quella del ministro della lega)
sarà ulteriormente danneggiata da questa inopinata iniezione di intolleranza.
Non voglio pensare di trovarmi dinnanzi
durante i mie viaggi
qualche folle estremista religioso che mi sventaglia un coltello dinnanzi
domandandomi se la penso come il Calderoli…
Propongo di esportare Lui al posto della nostra democrazia,
potremmo spedirlo in Pakistan,
già li vedo,
lui e Bin Laden che si alternano sul cucuzzolo della montagna
a salmodiare odio razziale e religioso.
Spediamocelo presto,
senza timore che se lo mangino vivo,
si sa,
da quella parti la carne di maiale
non si sfiora neanche con un dito.
ps.
Via a calci nel sedere anche
Clemente Mimun,
questo ebreo di destra,
pardon
estrema destra filosionista,
vada a condurre nei salotti di casa sua
queste messe in scena di una violenza verbale e intolleranza inaudite.
Non in mondovisione nella nostra rete statale,
lui è responsabile quanto Calderoli.
guerrilla radio
Mimun e Calderoli, quale democrazia può partorire queste menti? Leggi l'articolo »
Orvieto, 20 febbraio 2006
Si è spento oggi ad Orvieto Luca Coscioni. Lo ha annunciato Marco Pannella a Radio Radicale con queste parole: «Luca era un leader perché era in prima linea e guidava tutto e in qualche misura è naturale quello che è accaduto. Luca è caduto, era in prima linea e direi che è stato ammazzato anche dalla qualità di questo paese e dell’oligarchia che lo distrugge». funerali si terranno mercoledì ad Orvieto. Notizie sul luogo e l’orario verranno comunicate appena disponibili.
www.radioradicale.it
20 febbraio 2006. è morto Coscioni: Ciao Luca! Leggi l'articolo »
Una grande occasione
Piero Fassino: «Le Olimpiadi sono una grande occasione e una grande vetrina per Torino, contestarle è privo di senso»
Foto da Indymedia.
fassino il meno peggio?
Piero Fassino olimpico: la sua grande occasione Leggi l'articolo »
“Il Movimento olimpico – si legge nella Carta Olimpica – s’impegna a promuovere iniziative volte a favorire la pace. Lo scopo del Movimento olimpico è quello di contribuire alla costruzione di un mondo migliore, senza guerre e tensioni”
.
dal sito ufficiale delle Olimpiadi:
torino2006.org alla voce sponsor ufficiali.Se si clicca su www.finmeccanica.it
scopri il reale spirito olimpico:
.
.
Tiziano Terzani diceva che viviamo un epoca
in cui mancano i grandi maestri
da prendere come esempio,
beh mancano anche i piccoli maestri.
IO,
che tendo verso un laicismo esasperato,
che non sono solo un mangiapreti,
ma anche un divoravescovi,
di più uno scannapapi,
ho identificato per la mia vita
uno dei pochi maestri
viventi, del nostro Paese.
E’ paradossalmente quest’uomo è un prete.
E tutta la sua vita è un viatico prezioso per imparare,
un calvario necessario per arrivare alla liberazione.
Quando Alex Zanotelli leva la sua voce,
scuote le coscienze,
quando denuncia, eleva il basso senso di moralità
della società.
Quando Zanotelli dirigeva la sua rivista, Nigrizia,
l’Italia tutta degli imbrogli e dei loschi traffici tremava,
lo minacciava di morte,
il Vaticano lo scaricava in una discarica puzzolente in Africa,
da cui lui è risorgeva.
Quando Alex Zanotelli
ha cominciato a denunciare le olimpiadi di Torino 2006
come un evento cosparso di teschi e ossa,
sponsorizzato nientemeno che dalla messaggera della Morte,
Le mie antenne si sono drizzate.
E come me molto prima si erano mobilitati
decine di movimenti e associazioni,
l’intera rete lilluput,
le cooperative sociali,
il commercio equo e solidale
i sindacati,
Miracolo a milano
parlamentari di rifondazione comunista e dei verdi
mani tese
acli
wwf
legambiente
etcetc
insomma una larga serie di individui chiaramente
dediti all’EVERSIONE.
Infine si era mossa anche Amnesty International scrivendo al presidente del Toroc
per denunciare lo scandalo.
Successo qualcosa?
La fabbrica di armi Finmeccanica è lì presente ai giochi,
con la sa bella esposizione di giocattoli di morte,
a fare dell’incoerenza assoluta con il messaggio olimpico che si vorrebbe di pace.
Ricordiamolo brevemente,
Finmeccanica è l’ottava holding mondiale nel settore della difesa,
e dalla vendita di armamenti ricava il 65% dei suoi profitti.
Non certo un profitto secondario rispetto ad altri isuo investimenti.
E’ stata privatizzata nel giugno del 2000, anche se lo Stato Italiano conserva il 32,3% del capitale.
Il fatto che il ministero dell’economia sia il principale azionista,
è da considerarsi un aggravante, non certo una giustificazione.
Nel suo armadio a tanti di quegli scheletri
che pare difficile districarsi.
Beppe Grillo dal suo blog già denunciava
come Finmeccanica ha l’abitudine di vendere armi a paesi in conflitto,
cosa vietata dalla legge italiana 185/1990.
Ha sempre venduto elicotteri ai Turchi,
che sistematicamente li utilizzava per bombardare villaggi curdi.
Adesso si è messa a commerciare con Gheddafi
prima con la Siria,
ma come non erano stati canaglia???
No problem
Finmeccanica vendeva a suo tempo armi a Saddam Hussein.
Ed ora la BOMBA ATOMICA portata a Torino.
come,
nessuno ne ha parlato ai tg???
Medaglia d’oro alla Norvegia,
per me sono loro i veri campioni di questi Olimpiadi,
quando,
qualche settimana fa hanno stracciato contratti e quote
per milioni di euro
avendo scoperto che Finmeccanica sta costruendo un missile nucleare
per la Francia…
Magari questa bombetta atomica
la faranno esplodere fra i fuochi artificiali alla cerimonia di chiusura
di questi giochi,
sarebbe una degna fine,
la fine di tutto.
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guerrilla radio
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