Conferenza internazionale sulla nonviolenza
di Stefano Bossotto
Dal 27 al 30 Dicembre 2005 si terrà a Betlemme, in Palestina, un conferenza internazionale sulla nonviolenza. Il tema della conferenza è volto alla discussione sul passato, il presente e il futuro della resistenza nonviolenta e per imparare direttamente dagli attivisti nonviolenti in Palestina. Le tracce della conferenza sono le seguenti:
metodi e teorie della nonviolenza;
movimenti nonviolenti palestinesi;
passato, presente e futuro della lotta nonviolenta;
religione e nonviolenza.
La partecipazione prevista è di circa 300-400 persone da tutto il mondo di tutte le religioni del mondo. Però la partecipazione di queste persone si scontra con il problema delle liste nere dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Queste liste sono volte, secondo fonti israeliane, alla sicurezza interna, il problema è che nelle liste nere rientrano anche attivisti di associazioni non governative per il solo fatto di avere rapporti con i palestinesi. Queste problematiche sono emerse il 20 Dicembre, quando 5 attivisti sono stati fermati all’aeroporto e sottoposti a controlli di polizia. Di questi attivisti due inglesi hanno ottenuto il permesso di entrare in Palestina, mentre gli altri 3, un italiano (Vittorio Arrigoni), un sudafricano e un australiano dopo un serrato interrogatorio sono stati trasferiti in un centro di detenzione in attesa di una decisione della corte in merito alla loro espulsione. Inoltre per altri sei oratori della conferenza provenienti dalla Georgia, dal Kenya, dall’India e dall’Uganda è stato negato il visto di ingresso. L’organizzatore della conferenza, Mubarak Awad ha dichiarato: Ai nostri colleghi è stata negata la partecipazione a una conferenza sull’attivismo non violento perché essi sono attivisti nonviolenti. Chiaramente Israele è preoccupato per il potere della nonviolenza”. Mubarak Awad, nato a Gerusalemme 59 anni fa, psicologo, è fondatore del “Palestinian Center for the Study of Nonviolence”, aveva organizzato un movimento palestinese di resistenza nonviolenta all’occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza già negli anni ‘80. Nel 1988 le autorità militari israeliane lo hanno arrestato ed espulso e da allora vive negli Stati Uniti.
In tutti questi anni ha però cercato di lavorare per attuare una strategia di non violenza per arrivare alla pace tra israeliani e palestinesi. Le persone trattenute o espulse fanno tutte parte del movimento “Access for Peace in the Middle East”, un gruppo che cerca di fare pressione per cambiare l’opinione di criminalizzazione dei lavoratori della pace e il deliberato isolamento della Palestina dagli osservatori internazionali. Dal 2000 le autorità israeliane hanno impedito l’accesso a centinaia di persone appartenenti ad organizzazione non governative che intendevano offrire assistenza umanitaria alla popolazione palestinese. Secondo la Mezzaluna Rossa palestinese (l’equivalente della Croce Rossa) negli ultimi 5 anni sono morti in Israele 3754 palestinesi, fra uomini, donne e bambini in azioni militari, la maggioranza di questi erano civili. La domanda sul perché degli attivisti non violenti, che dovrebbero partecipare ad una conferenza alla quale sono stati invitati con tanto di nominativo, siano stati perquisiti, espulsi o trattenuti in cella e di essere considerati tanto scomodi da non essere ben accetti in Israele rimane senza risposta. La conferenza andrà avanti in accordo ai programmi che erano stati decisi in precedenza, nella speranza che le ragioni delle azioni nonviolente per la liberazione della Palestina dall’apartheid in cui è tenuto prevalgano sul tentativo di insabbiamento delle autorità israeliane.
(pubblicato il 29 Dicembre 2005 su http://www.laspecula.com/)