Michael Moore versione Sicko sputtana Berlusconi
Michael Moore versione Sicko sputtana Berlusconi Leggi l'articolo »
Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito.
Allora quale Vittorio Arrigoni
anima Guerrilla radio?
“Je est un autre”
soleva dire Rimbaud.
“Lei è Allen Ginsberg?”
“uno dei tanti Allen Ginsberg”
rispondeva il poeta della beat generation a chi lo interrogava sulla sua identità,
intendendo con ciò sottolineare la frammentazione del suo ES
in così tante personalità da poter esser considerate vere e proprie persone a sé stanti.
Dotate quasi di propria indipendenza e libero arbitrio.
Questa premessa fondamentale
per chiarire o meglio
scurire,
a coloro che fisicamente non mi conosco,
chi qui si trovano dinnanzi sfogliando le agguerrite pagine di Guerrilla radio.
E chi non si trovano dinnanzi coloro che hanno avuto l’ardita sorte
di conoscere la carne e le ossa di Vittorio Arrigoni
(lo spirito è stato concesso solo ad una stretta cerchia di persone svestite di abiti abituali).
Guerrillaradio è il VittorioArrigoni che legge Orwell e Burroughs,
Saviano e Travaglio,
Micheal Moore e Noem Chomsky. Questo VittorioArrigoni, e non quello che medita fra le pagine dei discorsi del Dalai Lama, di Nietzsche, o del Mahabharata, fra gli haiku di Ryokan e Tagore, e poco di quello che nonostante tutto, al pub ci va ancora con sottobraccio Vian o i Fante, Bukowsky Keruac Gutierrez o Miller, la miglior compagnia possibile dinnanzi ad una carboazotata.
Il Vittorio Arrigoni che durante più di dieci anni
ha fatto del viaggio una università di vita,
i cui illustri docenti sono i personaggi anonimi che la miseria
ha reso miserables,
ma impreziositi veicoli di arcaici valori umani fondamentali.
Il perchè del Blog guerrillaradio
si fomenta nella mia cella d’isolamento a Tel Aviv,
nella quale fui recluso prima di subire un ingiusto processo
la mia unica colpa essere attivista incoruttibile nel campo dei diritti umani.
Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito.
Michael Moore di passaggio a Roma per presentare il suo ennesimo pugno allo stomaco della “cultura” statunitense, il capolavoro Sicko, ha avuto anche dure parole contro il leader dell’opposizione:
“In Italia esiste il diritto a chiedere e ricevere cure sanitarie se si e’ malati e il servizio sanitario esiste indipendentemente dal colore del governo. E’ anche vero che per alcuni anni avete avuto un governo di centrodestra e un presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, che ammirava l’America e voleva imitarla. Cosi’ ha cercato di tagliare la rete di sicurezza sociale e ridotto le risorse per il sistema sanitario. Cosi’ il nuovo governo deve ripulire il casino che Berlusconi si e’ lasciato alle spalle. Tuttavia in Italia almeno un sistema sanitario ce l’avete, negli Stati Uniti non abbiamo nemmeno quello”.
(Michael Moore today in Rome)
Michael Moore versione Sicko sputtana Berlusconi Leggi l'articolo »
“Credo che la gente non si aspettasse che il paese più ricco del mondo facesse queste torture come facevano 10 secoli fa con una perversione totale”.
(Fernando Botero)
Dopo aver segnalato una mostra assolutamente da boicottare, eccone un’altra imperdibile:
http://www.mostrabotero.it/
L’abu Ghraib di Botero è senza dubbio la miglior risposta dell’arte come guerrilla alla sottaciuta depravazione di un occidente che fa della tortura la sua democrazia da esportare.
vedi altre immagini
L’abu Ghraib di Abou Elkassim Britel è invece la drammatica vicenda di un italiano che nel maggio 2002 ammanettato, incappucciato, denudato, vestito di un pannolino, incatenato fu trasferito dalla CIA dal Pakistan in Marocco dove fu torturato da agenti dell’intelligence marocchina e dove ora è in carcere.
Nel maggio 2003, liberato senza accuse, dopo una lunga e dura detenzione in segreto, al momento di rientrare in Italia, fu di nuovo rapito e fatto sparire, complici i servizi italiani. Subì altri 4 mesi di detenzione segreta e nuove torture, poi fu processato senza alcuna garanzia. Prima condannato a quindici anni di carcere, la sua pena venne ridotta a 9 anni.
Oggi è rinchiuso nel carcere di Äin Bourja a Casablanca, dal quale dovrebbe uscire nel 2012.
In questi giorni unti da creme abbronzanti e fritture in riva al mare, certe vicende rovinano la festa,
sarà che questa estate ci è crudele, noi sposiamo questo ruolo di guastafeste.
Per Kassim si deve e si può fare qualcosa.
Kassim è innocente delle accuse di terrorismo come risulta dall’archiviazione dell’indagine italiana. Il Parlamento europeo ha sollecitato il governo italiano a prendere misure concrete per ottenerne l’immediato rilascio. Lo stato italiano tace e l’ingiustizia nei confronti di Abou Elkassim Britel continua.
Mandate un messaggio di solidarietà per Karim, compilando questo form, già in migliaia l’hanno fatto, solo se l’attenzione si farà veramente popolare la politica si sentirà il dovere di intervenire per una giusta causa, causa di diritti umani.
links di approfondimento:
http://giustiziaperkassim.net/
http://www.an-nisa.splinder.com/
Inaspettatamente stamani mi sono ritrovato in zona,
e allora sono corso una scappata a salutare i miei fratelli d’ebano,
Ibrahim e gli altri appena mi hanno avvistato mi sono fatti incontro ridacchiando,
chiedendomi cosa gli avevo combinato.
Dopo la pubblicazione della foto sul sito di Beppe Grillo, sono stati infatti riconosciuti da più persone,
e ne erano felici,
anche se purtroppo questa inattesa popolarità non ha giovato al loro umile commercio clandestino.
Questa mese specialmente, sono vacche magre.
Avrei dovuto portare loro alcuni doni, ma essendomi trovato per caso da quelle parti,
ero a mani vuote.
Allora loro hanno omaggiato me di una splendida collanina appena giunta passata mano per mano dall’Africa,
che regalerò a mia volta a mia madre,
e una sorta di specchio intagliato nel legno raffigurante l’icona del Che Guevara, che mio padre ha messo in bella mostra nel suo ufficio(“nessun Che può essere brutto”);
i miei freres mi conoscono molto bene.
A loro dedico il video di questo post,
a loro e a tutti i clandestini di questo nostro ingrato Paese
la lettura dell’ultima pagina di uno struggente libro che consiglio a tutti,
il miglior vaccino a qualsiasi libello leghista-razzista:
“LA PAURA”, di Hamid Skif
barbera editore:
“Stasera o domani troveranno il mio cadavere buttato sulla massicciata, con in mano un quaderno strappato e sulle labbra un sorriso, soltanto un sorriso per dire sì, ho vissuto per qualcosa, non ho vissuto per niente nel freddo di questo paese, che ha ucciso il mio corpo ma dato le ali alla mia anima.
Non piangetemi e non dimenticatemi. Mi sistermerò sulle vostre soglie, veglierò sui vostri sogni, vi starò alle calcagna perchè ho il sorriso arrogante dei cani che fiutano la paura degli altri e ne vivono per una vita intera, ospiti della vigliaccheria. Non sono più scheletro, nè uomo, nè hombre e metto l’h dove va messa affinchè faccia delle ombre un uomo e dell’uomo le sue ombre poichè, sapete, nei vostri cuori i cani hanno uno spazio più grande di noi, umani di second’ordine, scorie d’Europa e di un mondo talmente ricco da spappolarsi il fegato con i suoi banchetti omicidi. Ci bombardate con quell’agio che cola dagli schermi e pretendete che ce ne restiamo qua, in pensione sin dall’infanzia, seduti sulle nostre chiappe a crepare di fame e di sete a pochi chilometri dalla vostra mangiatoia, ci chiudete le porte in faccia, ci proibite di entrare nel vostro canile e innalzate dei muri. Noi però ce ne facciamo beffe. Sbeffeggeremo tutti i muri. Non c’è niente di più umano che sbeffeggiare la stupidità. E se trovate delle larve bianche nel mio cadavere, prendetevene cura. Saranno presto bruchi e farfalle. Si trasformeranno in migliaia di mostri che spopoleranno il cielo in cerca delle nostre anime, noi gli abbandonati sulla spiaggia, noi i restituiti dai flutti a decine e presto a centinaia, bagnati di singhiozzi, congelati dalla mancanza d’amore, affamati di pietà. Il nostro esercito è dall’altra parte della costa, pronto a tutte le audacie, e un suo distaccamento verrà ogni notte a sfinirvi elencando i suoi soldati morti, identificandoli, seppellendoli o respingendoli prima che arrivi il secondo distaccamento, poi il terzo e così via fin quando sarete sommersi e non ne potrete più, visto che preferite aiutare quelli che ci succhiano il sangue invece di aiutare noi ad abbattere la loro tirannia. “Troppo facile dirlo”, reclamate nei vostri discorsi inamidati di menzogne, ma adesso è finita, non vi crediamo più, non crederemo più. Siete complici degli assassini. Stasera torno a casa. Mi butterò dal treno perchè la mia faccia non si adatta e perchè la mia ombra fa ombra al coccodrillo che mi fronteggia, che vorrebbe vincere i suoi gradi al supermercato dell’odio e che sogna solo di farsi un clandestino, un magrebino, o un altro meteco.
Se proprio ne deve crepare uno, che sia stasera o mai più.”
La genesi di un istantanea 2: la paura di hamid skif Leggi l'articolo »
«Questa è una CyberProtesta. Hey Israele e Stati Uniti non uccidete i bambini e l’altra gente. Pace per sempre. No alla guerra»
qui sotto potete vedere lo screenshoot del “sabotaggio” da parte di Kerem125 M0sted e Gsy, tre hacker turchi,
ai danni del sito delle Nazioni Unite, (www.un.org:)
I tre hacker, impegnati come noi a utilizzare le indefinite potenzialità di internet
per denunciare le più gravi ingiustizie odierne,
si sono introdotti nella sezione dedicata ai «latest statements»,
le più recenti dichiarazioni del segretario generale Ban Ki-moon, e hanno inserito ciò che il capo dell’ONU si dimentica di dire nei suoi discorsi.
E se pensate che le accuse della CyberProtesta siano campate in aria,
leggetevi la recente storia di Mariya ,
bambina palestinese rimasta paralizzata in seguito ad un attentato terroristico israeliano
e che ora da Israele si vede negare le cure:
LA SORTE DI MARIYA
Attacco all’ipocrisia delle Nazioni Unite. CyberProtesta pacifista Leggi l'articolo »
Beppe Grillo ha pubblicato una mia foto
sul suo blog per il V-day:
guerrillaradiobloggo è vittorio arrigoni
Ibrahim e Mamadou,
come il fuori-inquadratura Baba,
sono i miei fratelli senegalesi.
E il loro vaffanculo day in Italia si protrae da anni,
più o meno da quando una legge partorita da un bicefalo razzista chiamato Bossi-Fini
ha disumanizzato gli esseri umani rendendoli una merce.
I miei fratelli sono uomini dotati di grande spiritualità,
e sopprafine intelligenza (come tutti i senegalesi che conosco qui in Italia),
parlano minimo 5 lingue, Ibra ha una sorella che studia alla Sorbonne,
Baba una laurea in scienze della comunicazione.
Hanno lasciato a Dakar un impiego sicuro,
ma troppo male renumerato per le loro numerose famiglie,
e hanno rischiato la venuta in Europa quasi certi di trovare uno spazio se non per le loro capacità umane ed intellettuali,
quantomeno per le loro operose mani.
E spazio per lavorare ci sarebbe eccome, confindustria conferma,
se non fosse intervenuta una politica che fa del bieco razzismo la sua principale arma di propaganda.
I miei fratelli senegalesi vivono ammassati in un appartamento affittato all’unico africano in regola, che non ci pensa due volte a concedere ospitalità ai suoi più sfortunati connazionali.
Oltre alla bancarella per riuscire giusto a metter qualcosa in fondo allo stomaco,
ottengono un lavoro vero, ma nero, nerissimo
al massimo per due-tre mesi l’anno,
12 ore minimo di sfacchinata quotidiana,
stipendio ipotetico.
Baba recentemente mi ha fatto parlare al cellulare con sua moglie, è deliziosa, l’ho vista in foto,
non si incontrano da tre anni.
Si sono sposati per telefono.
Spesso mi raccontano dei furti che subiscono,
(e rubare a chi non ha niente ce ne vuole vero?)
delle intimidazioni, delle violenze verbali.
Sarebbe facile optare per la via più semplice,
e vendere le loro vite al narcotraffico in cambio di soldi facili e una vita decente.
Ma li ritrovo sempre lì il lunedì pomeriggio fuori dal centro commerciale
a vendere la loro paccotaglia e i cd pirata per sopravvivere,
degni di una dignità e un umiltà che noi ormai abbiamo perduto.
E proprio questo richiedono: dignità,
non carità.
E magari amicizia, un sorriso,
cinque minuti per ascoltare le loro storie,
la loro antica tribale proverbiale saggezza.
Il loro vaffanculo day è quotidiano,
etnico e musulmano, appena appena sussurrato,
contro le avversità della vita,
la disuguaglianza, il razzismo strisciante.
L’Italia è un paese di migranti,
più di 30 milioni nel secolo scorso sono andati altrove a cercar fortuna,
dalla Germania sino agli Usa
hanno avuto vita dura, hanno arricchito le economie che hanno servito
ma in compenso hanno elevato le condizioni dei loro cari.
Mai nessuno di questi si è trovato di fronte ad un Bossi o un Fini…
C’è da dire che anche questo governo,
da me votato su mandato di questi miei fratelli di madrelingua wolof,
latita, è in incredibilmente in ritardo sulla più grande ingiustizia del nostro Paese.
Zanotelli invitava la chiesa italiana a farsi carico di questi soggetti a rischio,
ma come sempre, questa chiesa cattolica è tutta presa fra moduli di 730
e l’inviolabilità di una famiglia che non esiste dai tempi della Maddalena.
Io allora invito tutte le donne e gli uomini sensibili ad accorgersi di questa enorme ingiustizia,
che va ben oltre i problemi di una finanziaria e i richiami di Bruxell sul debito pubblico.
Ne va della estinzione della nostra intera società
intesa come come un punto d’incontro di valori umani condivisi e assurti a bene collettivo.
Vi lascio meditare coi Barbari di Kavafis:
http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=1163
Vik alias
guerrillaradio
La mia foto ripresa da Beppe Grillo: la genesi di un istantanea Leggi l'articolo »
BENVENUTI IN PARADISO!!!
al collo una collana floreale,
potrebbe essere l’accoglienza di una qualche oasi artificiale,
messa su a tempi di record dall’industria del turismo per soddisfare il pigro egoismo di occidentali flaccidi smaniosi di esotismo.
Manu Chao riflette come me
verso quale paradiso potrei ritornare,
sebbene quest’agosto oramai mi veda fossile.
Potrei tornare in Congo,
a constatare quanto le elezioni libere dell’anno scorso,
cui partecipai col mio solidale supporto,
sono riuscite a sopire gli istinti di guerra che in 10 anni han fatto 4 milioni di vittime.
O rintracciare Samuel e gli amici tanzanesi,
di fianco ai Masai,
una terra un tempo sacra ora è mercimonio al pari delle prestazioni di una battona.
O Gerusalemme, capitale della mia Palestina,
capitale invisibile di uno Stato segnato su nessuna mappa,
ma coi confini ben impressi sulla terra col sangue da milioni di anime da decenni sofferenti.
Oppure recarmi in Nord Iraq, laddove mi hanno recentemente proposto di partire.
Molti paradisi in questo nostro mondo,
ma mai quanto gli inferni.
Tutto sta da quali occhi osservano.
Allora Welcome to Paradise
Vik alias
guerrilla radio
Welcome to Paradise! quest’estate tu quale inferno scegli? (Manu Chao) Leggi l'articolo »
Pre-Scriptum:
A Torino c’è una mostra sull’arte moderna israeliana,
a sinistra, potete vedere il quadro scelto come emblema pubblicitario dell’evento:
a destra, abbiamo scelto noi quale sarebbe stata l’immagine più esemplificativa
dell ‘ “arte” “moderna” israeliana,
la pecora appartiene ad un contadino palestinese,
il pennello armato del soldato israeliano è appena passato.
—————————————–
Riceviamo da Luciano Minghini
e diffondiamo,
(vi prego di firmare in fondo)
guerrilla radio
Aiuta gli abitanti di Susiya a resistere nonviolentemente all’espulsione!
Posted by susiya under
Il 6 giugno 2007 si è tenuta l’ultima udienza alla Corte suprema israeliana sull’appello dei residenti palestinesi di Susiya ed ora si è in attesa della sentenza definitiva.
Susiya è una comunità palestinese nella parte meridionale della Cisgiordania. L’appello, presentato alla Corte nel 2001 (numero 7530/01), chiedeva di fermare la distruzione sistematica delle case palestinesi.
Gli abitanti di Susiya oggi sono estremamente preoccupati. La preoccupazione è legata al fatto che la Corte sembra aver accettato le argomentazioni del governo israeliano che definisce i residenti di Susiya occupanti abusivi, anche se proprietari legali della terra. Evacuati ripetutamente dall’esercito israeliano, gli abitanti di Susiya sono sempre ritornati ricostruendo senza “permesso”. le loro case, che nel frattempo erano state demolite.
Ottenere i permessi di costruzione è praticamente impossibile: Susiya si trova in area C, la parte della Cisgiordania (circa il 70%) sottoposta completamente all’autorità civile e militare israeliana. L’ufficio preposto a rilasciare tutti i permessi amministrativi è l’Amministrazione Civile : un settore dell’Esercito Israeliano il cui ufficio principale si trova in un insediamento nella parte settentrionale dei Territori Palestinesi Occupati. Non c’è fine al cinismo dei coloni, dell’esercito israeliano, dell’Amministrazione Civile e perfino della Corte Suprema verso i Palestinesi di Susiya. È infatti noto che in tutti i Territori Occupati l’Amministrazione Civile non ha mai rilasciato permessi di costruzione ai Palestinesi. Alcuni residenti, in passato, hanno comunque presentato richiesta di permesso, solo per vederselo rifiutare numerose volte.
Lo stato israeliano, pur ammettendo che si tratta di terra privata palestinese, sta per decretare l’espulsione definitiva di 13 famiglie palestinesi di Susiya che vogliono continuare a vivere sulla loro terra e lavorare i loro campi mentre continua a sostenere l’espansione dei coloni su quelle stesse terre palestinesi e la loro richiesta esplicita di una terra “libera” dai suoi abitanti originari.
firma la petizione
Ieri scrivevo della personale sofferenza
nel constatare sempre meno voci a raccontare la storia,
da chi l’ha vissuta.
Oggi se ne è andato Giovanni Pesce,
nome di battaglia “Visone”,
figura leggendaria della guerra partigiana.
E’ grazie all’eroismo suo e di molti come lui, ormai quasi tutti zittiti
dall’ ineluttabilità della morte,
ma anche dal dimenticatoio di chi lavora per un revisionismo storico,
che possiamo godere di una libertà per la quale i nostri nonni hanno versato il sangue.
Giù il cappello rendiamo onore,
a chi mi inorgoglisce nell’essere italiano.
Invitiamo qui a lasciare un commento:
http://www.visonesenatore.net/vedi_commenti.php
ed ad ascoltare e condividere lo speciale carpito da radiopopolare:
—————————
La bandiera che sventola sulla sede di AN di Pietrasanta,
è della X Mas, i cani fascisti che uccidevano per conto delle SS.
L’ha messa lì in bella vista nientemeno che il vicesindaco,
Alberto Giovanetti,
uno che mentre il partito era a Fiuggi,
lui evidentemente brindava con dell’altro vino.
Da notare che la giunta è presieduta da Forza Italia,
sindaco Massimo Melligni,
il partito che da sempre è schierato con Israele,
senza se e senza ma,
salvo ogni tanto aver nostalgia dei forni crematori.
Tira brutta aria ultimamente, per chi ha respirato a pieni polmoni un’infanzia di racconti partigiani,
solo ieri l’ennesima provocazione neonazista a Roma,
ad un mese esatto dal feroce assalto dei fascisti di forza nuova coi loro soliti vigliacchi coltelli, sti infami.
Ci fosse un Pertini al posto di Napolitano come presidente andrebbe a prenderli uno per uno.
vignetta+pertini sandro
L’Associazione Martiri di Sant’Anna, nella persona del suo presidente Enrico Pieri,
risponde a questa provocazione che insulta le vittime della strage neonazista
blog antifascista antinazista
“Sono Enrico Pieri e quale Presidente dell’Associazione “Martiri di S.Anna di Stazzema”, è mia volontà e dovere, a nome di tutte le vittime di S.Anna, dei superstiti e dei loro familiari, esternare la mia profonda indignazione nell’apprendere il provocatorio affronto messo in atto a Pietrasanta, dove nello stabile di uno dei rappresentanti istituzionali cittadini, sventola la bandiera della famigerata “ X Mas”.L’esposizione di quella bandiera è un oltraggio non solo per le vittime del nazifascismo, ma è anche un vile gesto nei confronti di tutti i superstiti che portano dentro le ferite di quel periodo, è un’offesa per le loro famiglie, è una mancanza di rispetto non solo per quei cittadini che ricordano le efferate gesta di quel corpo militare, ma lo è anche per tutti quei visitatori di Pietrasanta da oggi non più solo nota come “Piccola Atene”, ma anche come terra di nostalgici di un regime stigmatizzato dai principi della nostra Costituzione.L’esposizione di quella bandiera è poi un insulto per tutti quei visitatori che, a migliaia, salgono a S.Anna di Stazzema, dove parecchi superstiti ricordano ancora la presenza e la partecipazione alla strage di uomini che parlavano il versiliese.Io, essendo un superstite dell’eccidio di S.Anna, ho provato sulla mia pelle la crudeltà del nazifascismo, e so anche cosa significhi essere un emigrante italiano, però credo in un’ Europa Unita e nella pace tra i popoli, così, mentre tra pochi giorni, dopo 63 anni, l’organo della Chiesa di S.Anna di Stazzema, tornerà a suonare grazie al contributo di cittadini tedeschi, voglio e chiedo rispetto per la Memoria delle vittime, dei superstiti e delle loro famiglie da parte di Istituzioni che sono comunque regolate dai principi antifascisti della Carta Costituzionale.”
S.Anna di Stazzema, 24 luglio 200
Il Presidente dell’Associazione “ Martiri di S. Anna”
ENRICO PIERI
Il miglior amico dell’uomo ha come amico il suo peggior nemico.
L’uomo è l’unico animale a trarre piacere nel torturare chi si fida di lui,
come nella foto.
Ma se questi uomini sono efferati criminali
lo stesso sono da considerarsi come tali coloro che in estate
abbandonano i loro animali.
contro l’abbandono di animali
“Grandezza e progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali.”
(Gandhi)
aforismi di gandi
Mia Italia,
sei messa male:
Gatti abbandonati in Italia all’anno circa 200.000
Randagi in Italia 1.400.000
Cani abbandonati in Italia all’anno oltre 150.000
Randagi in Italia 650.000
l’85% dei cani muoiono entro i 20 giorni dell’abbandono.
Cani e gatti vittime della fame, della sete e di incidenti stradali 280.000
In 10 anni oltre 40.000 incidenti stradali
sono stati causati dall’abbandono dei cani
Questi bastardi, (i bipedi non i quadrupedi), citando Corona (Mauro, quello giusto), coloro che abbandonano gli animali,
“dovrebbe subire lo stesso trattamento : essere paracadutati senz’acqua nè cibo in mezzo al deserto del Gobi”.
maurocorona
Per fortuna quest’anno una buona iniziativa:
ATTIVO SOLO IN AUTOSTRADA!
Se viaggi in autostrada e vedi un animale abbandonato fermati alla prima area di sosta ed invia un sms al numero 334 1051030
Il tuo sms sarà pubblicato sul nostro sito e da qui inoltrato alla sede più vicina della Polizia Stradale che attiverà le necessarie operazioni di emergenza ed interesserà le strutture preposte al recupero del cane.
Ricordati di specificare la località e la provincia; la direzione di marcia e l’ora dell’avvistamento.
Più dettagli saranno inviati e più facile sarà intervenire.
Sul nostro sito e presso gli oltre 70 ristoranti Ciao e i 17 Fidopark (aree esterne gratuite dedicate agli animali) di Autogrill lungo le autostrade d’Italia trovi tutte le informazioni per salvare un animale abbandonato.
Per ulteriori approfondimenti di “IO L’HO VISTO” clicca qui.
Se non sei in autostrada e vedi un animale abbandonato non inviare sms a IO L’HO VISTO! La Polizia Stradale opera solo in autostrada. Telefona subito ai Vigili del Comune di competenza oppure ai Carabinieri al 112. La legge 281 obbliga ogni comune a prelevare i cani abbandonati e a curarli vietandone la soppressione.
ricordiamo inoltre che per coloro che si mettono in viaggio con la loro bestiola, quest’altro sito fornisce indirizzi utili circa infrastrutture turistiche che permettono vacanze con quadrupedi al seguito:
http://www.dogwelcome.it/
Tiziana invece ci segnala un sito in cui è possibile adottare le bestiole dimenticate o smarrite, qui:
http://cercocasa.ilcannocchiale.it/
by TEO, il cane di guerrillaradio, bau bauuuuuuuuuuuu!
« Chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ne ha una volta sola. »
(Paolo Borsellino)
Lettera a Rita da un sindaco che mi conosce bene:
“Vi prego di trasmettere a Rita Borsellino i miei sentimenti di partecipazione, solidarietà e sostegno nell’anniversario della morte del Giudice Paolo e dei suoi uomini.
Ricordo come fosse ora quel giorno di luglio del 1992 quando strazio si aggiunse a strazio, con le lacrime non ancora asciugate per la strage di Giovanni Falcone, con il dolore, l’indignazione e lo sdegno ancora vivissimi e tristemente replicati.
Un grandissimo abbraccio e, sempre avanti, come ora, a testa alta!.
Grazie, con affetto.”
Egidia Beretta – cittadina e sindaco di Bulciago (Lecco)
———————————————————–
anniversario morte giudice falcone
19 Luglio 1992 : Una strage di stato
La lettera ai media di Salvatore, fratello di Paolo Borsellino
“Spero soltanto che, in questo anniversario, mi siano risparmiate la vista e le parole dei tanti ipocriti che oggi piangono su Paolo e Giovanni quando, se fossero ancora in vita, li osteggerebbero accusandoli, nella migiore della ipotesi , di essere dei “professionisti dell’antimafia” o li farebbero addirittura spiare da squallidi personaggi come Pio Pompa come “nemici” o come “braccio armato della magistratura” .
Chiedo solo, in questa occasione, di avere delle risposte ad almeno alcune delle tante domande, dei tanti dubbi che non mi lasciano pace.”
la lettera di Salvatore Borsellino relativa al triste anniversario di via D’Amelio a Palermo.
Per anni, dopo l’estate del 1992 sono stato in tante scuole d’Italia a parlare del sogno di Paolo e Giovanni, a parlare di speranza, di volontà di lottare, di quell’alba che vedevo vicina grazie alla rinascita della coscienza civile dopo il loro sacrificio, dopo la lunga notte di stragi senza colpevoli e della interminabile serie di assassini di magistrati, poliziotti e giornalisti indegna di un paese cosiddetto civile.
Poi quell’alba si è rivelata solo un miraggio, la coscienza civile che purtroppo in Italia deve sempre essere svegliata da tragedie come quella di Capaci o di Via D’Amelio, si è di nuovo assopita sotto il peso dell’indifferenza e quella che sembrava essere la volontà di riscatto dello Stato nella lotta alla mafia si è di nuovo spenta, sepolta dalla volontà di normalizzazione e compromesso e contro i giudici, almeno contro quelli onesti e ancora vivi, è iniziata un altro tipo di lotta, non più con il tritolo ma con armi più subdole, come la delegittimazione della stessa funzione del magistrato, e di quelli morti si è cercato da ogni parte di appropriarsene mistificandone il messaggio.
Per anni allora ho sentito crescere in me, giorno per giorno, sentimenti di disillusione, di rabbia e a poco a poco la speranza veniva sostituita dalla sfiducia nello Stato, nelle Istituzioni che non avevano saputo raccogliere il frutto del sacrificio di quegli uomini, e allora ho smesso di parlare ai giovani convinto che non era mio diritto comunicare loro questi sentimenti, soprattutto che non era mio diritto di farlo come fratello di Paolo che, sino all’ultimo momento della sua vita, aveva sempre tenuto accesa dentro di se, e in quelli che gli stavano vicino, la speranza, anzi la certezza, di un domani diverso per la sua Sicilia e per il suo Paese.
Per anni allora non sono neanche più tornato in Sicilia, rifiutandomi di vedere, almeno con gli occhi, l’abisso in cui questa terra era ancora sprofondata, di vedere, almeno con gli occhi, come tutto quello contro cui Paolo aveva lottato, la corruzione, il clientelismo, la contiguità fossero di nuovo imperanti, come nella politica, nel governo della cosa pubblica, fossero riemersi tutti i vecchi personaggi più ambigui, spesso dallo stesso Paolo inquisiti quando ancora in vita, e nuovi personaggi ancora peggiori dato che ormai oggi essere inquisiti sembra conferire un’aureola di persecuzione e quasi costituire un titolo di merito.
Da questa mia apatia, da questo rinchiudermi in una torre d’avorio limitandomi a giudicare ma senza più volere agire, sono stato di recente scosso da un incontro illuminante con Gioacchino Basile, un uomo che ha pagato sempre di persona le sue scelte, che, all’interno dei Cantieri Navali di Palermo e della Fincantrieri, ha sempre condotto, praticamente da solo e avendo contro lo stesso sindacato, quella lotta contro la mafia che sarebbe stata compito degli organismi dello Stato, Stato che invece, secondo le sue circostanziate denunce, intesseva accordi con la mafia trasformando le Partecipazioni Statali in un organismo di partecipazione al finanziamento e al potere della mafia in Sicilia.
I fatti riferiti in queste denunce, di cui Paolo Borsellino si era occupato nei giorni immediatamente precedenti il sua assassinio, sono state oggetto di una “Relazione sull’infiltrazione mafiosa nei Cantieri Navali di Palermo” da parte della Commissione Parlamentare di inchiesta su fenomeno della mafia (relatore On. Mantovano) ma come purtroppo troppo spesso succede in Italia con gli atti delle commissioni parlamentari, non hanno poi avuto sviluppi sul piano parlamentare mentre su quello giudiziario, come sempre succede quando si passa dalle indagini sulla mafia a quello sui livelli “superiori”, hanno subito la consueta sorte dell’archiviazione.
Gioacchino Basile è convinto che l’interesse personale che Paolo gli aveva assicurato nell’approfondimento di questo filone di indagine e l’averne riferito in uno dei suoi incontri a Roma nei giorni immediatamente precedenti la sua morte, sia il motivo principale della “necessità” di eliminarlo con una rapidità definita “anomala” dalla stessa Procura di Caltanissetta e che la sparizione di questo dossier dalla borsa di Paolo sia stata contestuale alla sottrazione dell’ agenda rossa.
Per parte mia io credo che questo possa essere stato soltanto uno dei motivi, all’interno del più ampio filone “mafia-appalti” che lo stesso Paolo aveva fatto intuire fosse il motivo principale dell’eliminazione di Giovanni Falcone insieme alla sua ormai certa nomina a Procuratore Nazionale Antimafia.
Il motivo principale credo invece sia stato quell’accordo di non belligeranza tra lo stato e il potere mafioso che deve essergli stato prospettato nello studio di un ministro negli incontri di Paolo a Roma nei giorni immediatamente precedenti la strage, accordo al quale Paolo deve di sicuro essersi sdegnosamente opposto.
Su questi incontri, che Paolo deve sicuramente aver annotato nella sua agenda scomparsa, pesa un silenzio inquietante e l’epidemia di amnesie che ha colpito dopo la morte di Paolo tutti i presunti partecipanti lo ha fatto diventare l’ultimo, inquietante, segreto di Stato, come inquietanti sono i segreti di Stato e gli “omissis” che riempiono le inchieste su tutte le altre stragi di Stato in Italia.
Ma il vero segreto di Stato, anche se segreto credo non sia più per nessuno, è lo scellerato accordo di mutuo soccorso stabilito negli anni tra lo Stato e la mafia.
A partire da quando i voti assicurati dalla mafia in Sicilia consentivano alla Democrazia Cristiana di governare nel resto dell’Italia anche se questo aveva come conseguenza l’abbandono della Sicilia, così come di tutto il Sud al potere mafioso, la rinuncia al controllo del territorio, l’accettazione della coesistenza, insieme alle tasse dello Stato, delle tasse imposte dalla mafia, il pizzo e il taglieggiamento.
E, conseguenza ancora più grave, la rinunzia, da parte dei giovani del sud, alla speranza di un lavoro se non ottenuto, da pochi, a prezzo di favori e clientelismo e negato, a molti, per il mancato sviluppo dell’industrializzazione rispetto al resto del paese.
A seguire con il “papello” contrattato da Riina con lo Stato con la minaccia di portare la guerra anche nel resto del paese (vedi via dei Georgofili e Via Palestro), contrattazione che è stata a mio avviso la causa principale della necessità di eliminare Paolo Borsellino, e di eliminarlo in fretta.
A seguire, infine, con l’individuazione di nuovi referenti politici dopo che le vicende di tangentopoli aveva fatto piazza pulita di buona parte della precedente classe politica e dei referenti “storici”.
Accordi questi che costituiscono la causa del degrado civile di oggi dove si consente che indagati per associazione mafiosa governino la Sicilia e dove, a livello nazionale, cresce, almeno nei sondaggi, il consenso popolare verso chi ha probabilmente adoperato capitali di provenienza mafiosa per creare il proprio impero industriale con annesso partito politico.
Come possono allora chiamarsi “deviati” e non consoni all’essenza stesso di questo Stato quei “Servizi” che, per “silenzio-assenso” del capo del Governo o su sua esplicita richiesta, hanno spiato magistrati ritenuti e definiti “nemici” nei relativi dossier e addirittura convinto altri magistati a spiare quei loro colleghi che, sempre negli stessi dossier, venivano definiti come “nemici”, “comunisti” e “braccio armato” della magistratura, con un linguaggio che non è difficile ritrovare negli articoli di certi giornali e nelle dichiarazioni di certi poltici.
Giaocchino Basile mi dice che sarebbe mio diritto “pretendere” dallo stato di conoscere la verità sull’assassinio di Paolo, ma da “questo” Stato, dal quale ho respinto “l’indennizzo” che pretendeva di offrirmi quale fratello di Paolo, indennizzo che andrebbe semmai offerto a tutti i giovani siciliani e italiani per quello che gli è stato tolto, sono sicuro che non otterrò altro che silenzi.
Gli stessi silenzi, lo stesso “muro di gomma”, che hanno dovuto subire i figli del Generale Dalla Chiesa, i parenti dei morti in quella interminabile serie di stragi, la strage di Portella della Ginestra, la strage di Piazza Fontana, la strage di Piazza della Loggia, la strage del Treno Italicus, la strage di Ustica, la strage di Natale del rapido 904, la strage di Pizzolungo, le stragi di Via dei Georgofili e di Via Palestro, delle quali oggi si conoscono raramente gli esecutori, ma i mandanti e spesso neanche il movente, susseguitesi mentre nel nostro Sud, grazie alla latitanza delle altre istituzioni dello Stato, uno dopo l’atro venivano uccisi tutti i Magistrati e i rappresentanti delle forze dell’ordine che della lotta alla mafia avevano fatto la propria ragione di vita, in una tragica sequenza che non ha eguali in nessuno degli altri paesi del mondo cosiddetto civile.
Io mi chiedo invece, con amarezza , di quante altre stragi, di quanti altri morti avremo ancora bisogno perchè da parte dello Stato ci sia finalmente quella reazione decisa e soprattutto duratura, come finora non è mai stata, che porti alla sconfitta delle criminalità mafiosa e soprattutto dei poteri, sempre meno occulti, ad essa legati, perché venga finalmente rotto quel patto scellerato di non belligeranza che, come disse il giudice Di Lello il 20 Luglio del 1992, pezzi dello Stato hanno da decenni stretto con la mafia e che ha permesso e continua a permettere non solo la passata decennale latitanza di boss famosi come Riina e Provenzano ma la latitanza e l’impunità di decine di “capi mandamento” che sono i veri padroni sia di Palermo che delle altre città della Sicilia.
Da parte mia sono certo che non riuscirò a conoscere la verità in quel poco che mi resta da vivere dato che, a 65 anni, sono solo un sopravvissuto in una famiglia in cui mio padre, il fratello di mio padre, mio fratello, sono tutti morti a 52 anni, i primi per cause natuarali, l’ultimo perché era diventato un corpo estraneo allo Stato le cui Istituzioni egli invece profondamente rispettava (sempre le Istituzioni, non sempre invece quelli che le rappresentavano).
Spero soltanto che, in questo anniversario, mi siano risparmiate la vista e le parole dei tanti ipocriti che oggi piangono su Paolo e Giovanni quando, se fossero ancora in vita, li osteggerebbero accusandoli, nella migiore della ipotesi , di essere dei “professionisti dell’antimafia” o li farebbero addirittura spiare da squallidi personaggi come Pio Pompa come “nemici” o come “braccio armato della magistratura” .
Chiedo solo, in questa occasione, di avere delle risposte ad almeno alcune delle tante domande, dei tanti dubbi che non mi lasciano pace.
Chiedo al Proc. Pietro Giammanco, allonatanato da Palemo dopo l’assassinio di Paolo, ma promosso ad un incarico più alto piuttosto che rimosso come avrebbe meritato, perché non abbia disposto la bonifica e la zona di rimozione per Via D’Amelio.
Eppure nella stessa via, al n.68 era stato da poco scoperto un covo dei Madonia e, a parte il pericolo oggettivo per l’incolumità di Paolo Borsellino, le segnalazioni di pericolo reale che pervenivano i quei giorni erano tali da da far confidare da Paolo a Pippo Tricoli lo stesso 19 Luglio : “e’ arrivato in città il carico di tritolo per me”.
A meno che, come affermato dal Sen. Mancino in un suo intervento del 20 Luglio alla camera, anche lui credesse che “Borsellino non era un frequentatore abituale della casa della madre” : infattivi si recava appena almeno tre volte alla settimana !
La stessa domanda inoltro all’allora prefetto di Palermo Mario Jovine anche se la risposta ritiene di averla già data con l’affermazione fatta in quei giorni: “Nessuno segnalò la pericolosità di Via D’Amelio” .
Affermazione palesemente risibile : in quei giorni si erano susseguite le segnalazioni di possibili attentati a Paolo Borsellino e bastava interrogare gli stessi agenti della scorta, cinque dei quali morti insieme a lui, per sapere quali erano i punti più a rischio.
Chiedo alla Procura di Caltanisseta, e in particolare al gip Giovanbattista Tona, il motivo dell’archiviazione delle indagini relative alla pista del Castello Utveggio : eppure proprio da questo luogo partirono, subito dopo l’attentato, delle telefonate dal cellulare clonato di Borsellino a quello del Dott.Contrada, oggi finalmente condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione per collusione e favoreggiamento.
Chiedo alla stessa Procura di Caltanissetta, e sempre allo stesso gip Giovanbattista Tona, i motivi dell’archiviazione dell’inchiesta relativa ai mandanto occulti delle stragi.
Per un’altra archivazione, quella relativa alle vicissitudini del fascicolo relativo alla Fincantieri ho già inoltrato richiesta di chiarimenti in via ufficiale.
Chiedo alla Procura di Caltanissetta di non archiviare, se non lo ha già fatto, le indagini relative alla sparizione dell’agenda rossa di Paolo e di chiarire il coinvolgimento dei tutte le persone, dei servizi e non, in essa coinvolte.
Chiedo soprattutto al sen. Nicola Mancino, del quale ricordo, negli anni immediatamente successivi al 1992, una sua lacrima spremuta a forza durante una commemorazione di Paolo a Palermo, lacrima che mi fece indignare al punto da alzarmi ed abbandonare la sala, di sforzare la memoria per raccontarci di che cosa si parlò nell’incontro con Paolo nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte.
O spiegarci perché, dopo avere telefonato a Paolo per incontrarlo mentre stava interrogando Gaspare Mutolo, a sole 48 ore dalla strage, gli fece invece incontrare il capo della Poliza Dott. Parisi e il Dott. Contrada, incontro dal quale Paolo uscì sconvolto tanto, come racconto lo stesso Mutolo, da tenere in mano due sigarette accese contemporaneamente
Altrimenti, grazie alla sparizione dell’ agenda rossa di Paolo, non saremo mai in grado di saperlo.
E in quel colloquio si trova sicuramente la chiave dalla sua morte e della strage di Via D’Amelio.
Milano, 15 Luglio 2007
Salvatore Borsellino
Paolo Borsellino, un anniversario per denunciare la strage di stato Leggi l'articolo »
Gustavo Selva,
fascista in naftalina,
sempre più mito,
emblematico di una classe politica da mandare letteralmente affanculo.
Ve lo ricorderete,
Selva, il senatore di An,
quello che per arrivare in tempo negli studi televisivi della 7,
in una Roma paralizzata dall’arrivo di Bush,
aveva pensato bene di fingere un malore e si era fatto accompagnare alla tv direttamente in un ambulanza a sirene spiegate.
Si era pure lamentato per il ritardo di quest’ultima,
intimidendo e minacciando l’equipaggio medico-infermieristico.
“Ero in servizio come parlamentare”
aveva orgogliosamente rivendicato la bravata,
salvo poi annunciare le dimissioni da senatore pressato dal suo stesso partito.
Ieri le dimissioni Gustavo Selva le ha revocate,
così spiegando: “Me lo hanno chiesto i cittadini”.
Ora noi all’ottuagenario senatore consigliamo di frequentare altri cittadini oltre quelli che girano con il fez in testa, tengono il busto di mussolini in salotto e “faccetta nera” come suoneria del cellulare,
i nostalgici dell’olio di ricino e dei campi di sterminio per intenderci.
Se incontrasse di tanto in tanto la maggioranza degli italiani,
il Selva saprebbe che se questi cittadini stanno male,
e hanno bisogno di un’ambulanza,
non sarebbero lieti di constatare che un Gustavo di turno la sta utilizzando come taxi,
per giunta insultando l’infermiera, magari somala.
Ps.
Proporrei a Beppe Grillo la figura di Gustavo Selva come mascotte del vaffanculo day,
ma mi rendo conto che i candidati sono tanti.
Per questo ho aperto un sondaggio qui a fianco.
Guerrilla radio (le banane)
il blog di vittorio arrigoni
Notizie dalla Casta: Fascisti su ambulanze, il ritorno della Selva al Senato. Leggi l'articolo »
A metà settima abbiamo il faccione di Prodi in Israele,
a Sderot,
dinnanzi al nuovo ghetto di Varsavia:
Gaza.
Ha solidarizzato con gli abitanti della cittadina israeliana,
che ricevono sui tetti delle loro case dei tubi artigianali con velleità di essere missili,
i poco temibili razzi qassam.
Davvero deplorevole deve avere annuito il nostro presidente del consiglio,
quando il sindaco gli spiegava come i palestinesi lanciano i loro simil-razzi dall’interno del loro ghetto
invece di crepare quieti e in silenzio di fame e di stenti.
Prodi non pago di tanto servilismo
si è congraturato con Olmert per la decisione di liberare 250 prigionieri palestinesi (guarda caso tutti di fatah)
e ha chiesto a viva voce il rilascio del soldato ebreo Ghilad Shalit, da un anno nelle mani di Hamas,
dimenticando volutamente gli oltre 11000 prigionieri politici palestinesi detenuti illegalmente nelle carceri israeliane,
di fatto anch’essi sotto sequestro, e tortura.
Poi si è accontentato di visitare il campo profughi di Betlemme, Dheisheh
che è sempre l’ultimo posto del mondo dove crescere un figlio,
ma sarebbe una vacanza per gli abitanti di Gaza in questo momento.
Sul fronte interno Abu Mazen fa terrorismo,
indicando hamas come prolungamento di al qaeda in Palestina,
niente di più falso,
proprio pochi giorni dopo che hamas ha portato in salvo il giornalista inglese Alan Johnston,
il leader del partito integralista islamico Hanyeh ha sdegnosamente rimandato al mittente il solito proclama di Ayman al Zawahiri,
che in Palestina ha la stessa presa di un fumetto di paperino.
Abu Mazen è la vergogna di Arafat defunto,
e ogni sua dichiarazione assomiglia preoccupatamente sempre di più alle parole di Olmert,
chi gli scrive i testi?
di fatto tutto ciò più o meno consapevolmente matura sempre più consensi verso il nemico Hamas.
Vik alias
guerrillaradio
Prodi amico d’ Israele condanna la Palestina Leggi l'articolo »
aggiornamento, lettera ad Amato da parte del padre di Carlo
ascolta l’audio (esprimiti il tuo sdegno nei commenti):
Maresciallo Nicooola:
“Ma guarda che io dalle 7 di ieri e di oggi sono stato in servizio fino alle 11, quindi… ho visto tutti ‘sti balordi queste zecche del cazzo… comunque…”.
Marescialla Marina Sbarbaro:
“… speriamo che muoiano tutti…”.
Maresciallo Nicooola: “Eh sei simpatica”.
Marescialla Marina Sbarbaro:
“Tanto uno già va beh e gli altri… 1-0 per noi… yeah!!!!”
carlo giuliani vive per sempre in noi
—————————————
A proposito di Genova 2001
lettera aperta
Giuliano Giuliani
Signor ministro Amato, ho letto che, secondo Lei, il prossimo capo della polizia dovrebbe essere una donna. Apprezzo sinceramente, e non per un omaggio alla pratica che giudico offensiva delle quote rosa, ma come risultato di una vera sconfitta delle logiche discriminatorie nei confronti delle donne. Vorrei al contempo pregarLa di individuare con certezza quella ignobile poliziotta che si divertiva con i risultati calcistici la sera del 21 luglio 2001, e sono certo che Le fornirà una decisiva collaborazione in questa delicata inchiesta il capo del Suo gabinetto di recente nomina. Lei mi capisce, non vorrei che, di carriera in carriera, toccasse a quella cosiddetta donna la promozione auspicata. Abbiamo anche saputo che, per la quarta volta, un tribunale civile ha riconosciuto un risarcimento a persone malmenate e ferite da qualche delinquente in divisa durante le giornate genovesi del luglio 2001, risarcimento che sarà pagato dal ministero da Lei diretto. Potrà comprendere che sono notizie che non possono non essere accolte con soddisfazione. Sembra persino, ogni tanto, di vivere in un paese nel quale si rispettano i diritti. E tuttavia non posso fare a meno di farLe notare che il risarcimento non sarà a carico del ministero da Lei diretto ma di noi cittadini, e in particolare (mi permetto di ricordarLe soltanto i nomi di due pacifici cittadini che sono stati massacrati dai delinquenti in divisa che hanno fatto la macelleria messicana alla Diaz) di Arnaldo Cestaro e Lorenzo Guadagnucci. Ora, mi domando e Le domando, non sarebbe più giusto che l’onere del risarcimento fosse a carico di chi ha praticato la macelleria, di chi li comandava, di chi li ha sollecitati in quel compito efferato e delinquenziale, di chi, tacendo, ne ha condiviso la responsabilità, di chi ha ordinato quello scempio della democrazia del paese? Si potrebbe fare ricorso al Tfr o alla trattenuta del quinto dello stipendio, Lei se ne intende per i Suoi trascorsi sindacali. Le sarei davvero grato se volesse rispondermi e gratificarmi del Suo parere.
“Considero la bandiera degli Stati Uniti
non solo la bandiera di un paese,
ma un messaggio universale di libertà e democrazia”
4 luglio negli USA: Indipendence Day, festa dell’indipendenza (rendiamo onore) Leggi l'articolo »
Tony Blair nominato inviato per il Medio Oriente dal Quartetto (Onu, Ue, Usa e Russia),
è un dito medio sventolato in faccia a tutte quelle popolazioni arabe
che attendono da un pezzo un intervento risolutivo efficace dalla comunità internazionale.
La storia infatti non traccerà nel ricordo di Blair
la ripresa economica, il calo della disoccupazione e l’impennata degli investimenti dall’estero nel Regno Unito da lui amministrato durante un decennio.
La storia ricorderà il leader britannico per essere stato fra i promotori e fautori del sanguinoso conflitto iracheno,
per le enormi palle che raccontava alla vigilia della guerra,
fra le altre quella secondo cui Saddam Hussein aveva le potenzialità di attaccare l’Europa in 45 minuti con armi chimiche.
Verrà ricordato per aver illuso milioni di persone ponendosi come portatore di pace,
mentre la realtà rivela aver regalato la morte o relegato ad una vita di terrore milioni persone.
Perchè se in Iraq, Afganistan e Palestina si muore a decine, centinaia di civili al giorno,
la guerra al terrore ha sicuramente seminato terrore in tutto il mondo,
non solo a Londra in questi giorni.
Per quanto riguarda la popolarità di Tony Blair presso i popoli arabi,
coloro per i quali dovrebbe ergersi da intermediario,
ricordo bene quando entravo in un campo profughi palestinese
a Jenin come a Nablus,
e venivo circondato da sciami di bimbetti incuriositi,
che così per gioco, ma seriamente per capire da che parto stavo,
in coro mi chiedevano conto di Sharon,
sharon sharon…
kanzir! rispondevo io,
bush ?
kanzir bir!!!
tony blair ?
kanzir ! kelp!
kanzir e kelp, in arabo maiale e cane,
queste le risposte uniche e ineccepibili per quei bimbi coperti di stracci.
Ora appunto il kelp,
il cagnolino di Bush dovrebbe ricoprire un ruolo per cui è necessario stima e fiducia.
La crisi mediorientale non è l’Ulster,
protestanti e cattolici alla fine erano controparti favorevoli alla pace,
qui Israele non ha nessuna intenzione di mollare il suo progetto sionista di colonialismo e occupazione,
a meno che qualcuno non lo metta all’angolo e lo obblighi a rispettare le risoluzioni ONU che quotidianamente viola.
Può far questo il maggiordomo degli USA?
il cagnolino di bush che abbaiava ad un nemico immaginario
e continua a scodinzolare eccitato dinnanzi ad un padrone rabbioso?
Tony Blair intermediario al guinzaglio di un padrone sanguinario Leggi l'articolo »
Uomo italiano che saluti la tua donna sull’uscio di casa,
non preoccuparti per la sua vita congedandoti,
se la tua donna ha un’età compresa fra i 16 e 44 anni,
non morirà in un incidente stradale e nemmeno per un cancro,
ma statisticamente è più probabile che sarai tu ad ucciderla al tuo ritorno.
“La paura abita dentro casa e convive con le donne. Ogni giorno in Italia 3.150 mogli, figlie, madri o conviventi subiscono una violenza, 131 ogni ora del giorno e della notte. Quando va bene, si fa per dire, la violenza consiste in un braccio piegato, uno schiaffone o un calcio. Quando va male si tratta invece di uno stupro o, peggio, di un omicidio. E gli autori di questi atti nella maggior parte dei casi sono proprio le persone più vicine, i partner, gli uomini con i quali si pensa di voler dividere una vita e con i quali ci si ritrova invece a dover subire l’inferno.”
La maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come il 69,7% degli stupri) e la grandissima maggioranza (oltre il 90%) non è mai stata denunciata. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto, mentre si abbassa l’età media delle vittime: ben un milione e 400mila (il 6,6%del totale) ha subito uno stupro prima dei 16 anni.
Sono più di 10 milioni le donne che hanno subito molestie o ricatti sessuali nel corso della vita
1 su tre, uomo italiano,
guardati attorno, se non è la tua donna e tua sorella,
è tua madre.
Meglio,
se non sei tu il molestatore, è il tuo migliore amico o tuo padre.
Uomo italiano, dalla donna ricomincia la vita,
nonostante il tuo impegno nel cercare di sopprimerla.
Donna Italiana,
sei così forte da soffrire in silenzio,
smettila però di accusare scale, angoli di mobili, pavimenti scivolosi,
che sono tutti innocenti,
e trova il coraggio di denunciare il tuo violentatore.
1522
numero verde
Continuiamo a scommettere su di te.
guerrilla radio
Una splendida svolta,
Valter Veltroni, il sindaco di tutti,
esce allo scoperto e la sua nomina a segretario del nascituro partito democratico
rivoluzionerà per sempre il modo di fare politica,
proclamando un vero e proprio nuovo risorgimento dello stato italiano.
In un paese in profonda crisi economica e culturale,
che ha voltato le spalle ad una politica che è una casta
Veltroni rappresenta la novità di un leader forte, vero e credibile,
pragmatico nelle sue scelte contro la apatica retorica dei politici di oggi.
Un futuro premier scevro dal facile populismo,
dalle idee invece innovative e giovani
che unirà sotto la sua guida tutti quei milioni di elettori che come noi si sentivano persi come un gregge senza il suo pastore.
Mercoledì prossimo la data della svolta,
pare che centinaia di donne gravide vorranno partorire proprio quel giorno,e i figli nati saranno naturalmente tutti battezzati Valter,
in onore del nuovo paladino.
Torino il luogo della proclamazione,
e città migliore non sarebbe potuta esser scelta,
giacché il capoluogo piemontese racchiude in sè tutti i mali dei nostri tempi,
la disoccupazione, il precariato, la problematica integrazione, la difficoltà di arrivare alla fine del mese,
Veltroni arriverà come un Salvatore,
e decine di migliaia di cittadini giungeranno da tutta Italia per accoglierlo come il Messia che mancava da un duemila anni.
Persino da Napoli, come dimostra questo video,
si stanno organizzando per questo evento storico,
l’apparizione del “Duca Alfonso Maria di Sant’Agata de Fornari” in arte VALTER VELTRONI:
Mentre il quotidiano israeliano Haaretz e un ministro di Olmert
chiedono allo stesso governo il rilascio di Marwun Barghuti,
l’unico degno erede di Arafat in grado forse di ricondurre
la popolazione alla sua storica unità identitaria,
Gaza è in grave crisi umanitaria,
grazie a Israele che ha stretto ancora di più
il filo spinato della più grande prigione a cielo aperto della storia.
E l’esercito di Tel Aviv prosegue nei suoi attacchi terroristici dal cielo,
dall’altronde, deve pensare l’arguta mente di Olmert,
se lo fa la NATO in Afghanistan chi me lo impedisce a me di uccidere quei cani di civili palestinesi rinchiusi a Gaza?
Ali Rashid ieri su il Manifesto ci ricorda come la fine dell’occupazione resta la questione fondamentale,
ora di nuovo messa da parte, e ci invita comuque a sperare:
“…E’ già iniziato dentro Al Fatah un dibattito politico incentrato sulla rinascita del movimento, stroncato in passato dagli stessi settori corrotti dell’Anp e mai ripreso, sulla democrazia interna al movimento e alla società, e infine sulla resistenza all’occupazione israeliana, che rimane la questione fondamentale. Anche in Cisgiordania ci sono stati episodi di uccisioni di responsabili di Hamas da parte dei gruppi armati di Al Fatah, di saccheggi e incendi di case, uffici e sedi di associazioni che assistono i più bisognosi. Questi fatti dimostrano che Al Fatah non esiste più come movimento politico e progressista, è stata sostituita da gruppi paramilitari. Il governo di emergenza istituito da Abu Mazen è una forzatura che può anche comportare qualche utilità politica nell’immediato, ma sul piano giuridico non trova nessuna legittimazione. Potrebbe sembrare un colpo di stato in risposta a un altro, dove lo stato non esiste. Tutti sembrano una brutta caricatura di se stessi e di ciò che vorrebbero essere.
La comunità internazionale, Stati Uniti ed Europa in testa, insieme a un pezzo del mondo arabo, ha dichiarato il proprio sostegno ad Abu Mazen contro Hamas, ma non per porre fine all’occupazione israeliana. Il premier israeliano ha manifestato il suo appoggio al nuovo governo di emergenza e ha promesso di facilitarne l’iniziativa, a condizione di strangolare Gaza, ha detto di essere disposto a riprendere le trattative, ma non ha detto nulla sulla fine dell’occupazione né ha citato le nuove colonie ebraiche in costruzione, il muro e la repressione, le uccisioni quotidiane e la distruzione sistematica.
Oggi, la comunità internazionale si è resa conto dei pericoli che la degenerazione del conflitto israelo-palestinese può comportare per tutta la regione e si sta muovendo, accennando una propria iniziativa. È una novità positiva, il resto spetta ai palestinesi, che devono riportare Hamas alla ragione e già hanno lanciato i primi segnali condannando la sua scellerata iniziativa di carattere esclusivamente militare. Sono arrivati segnali dall’interno della stessa Hamas, segnali ancora più importanti stanno arrivando da molti settori di Al Fatah, sia a Gaza che in Cisgiordania, e da molti quadri della sinistra palestinese usciti dal dimenticatoio in cui sono stati relegati dalla stessa Anp. Sono certo – e questo è un sentito invito – che questo risveglio non avverrà in solitudine, che il manifesto potrà essere il luogo dove sarà scritta, conosciuta e partecipata questa rinascita della Palestina, che le forze di sinistra, oltre allo sforzo per la loro unità, trovino anche l’energia per sostenere la nostra. E molti segnali positivi sono già arrivati. La Palestina è come l’araba fenice che si rigenera dalle sue ceneri. La morte sta alle spalle, all’orizzonte ci sono la vita e la libertà, nessun’altra direzione ci ammalia.”
g.r.
Arafat e Yassin,
quando ancora Fatah e Hamas riuscivano a dialogare con rispetto.
Arafat e Yassin, da veri leader,
nell’interesse supremo di una Palestina libera,
appianavano le divergenze quando era necessario ribadire la forte identità palestinese,
che solo unita può resistere al nemico occupante.
Ecco perchè Yassin e Arafat non sono morti di morte naturale.
Ora abbiamo Abu Mazen e Haniyeh,
il primo a “capo” di fatah, sempre più marionetta nelle mani degli americani,
è noto per la sua impopolarità fra palestinesi.
Ci fossero nuove elezioni e ancora lui come portavoce nel partito del compianto Rais Arafat,
hamas farebbe di nuovo incetta di voti.
In sintesi la nomina di Abu Mazen a presidente è l’espressione dell’ingerenza degli USA e degli europei,
ma soprattutto di Israele che riconosce in lui l’unico possibile partner per un eventuale accordo di pace (ciò la dice lunga sul personaggio).
Gli viene internazionalmente riconosciuto di essersi sempre dedicato alla totale svendita dei diritti dei Palestinesi.
Hanyeh, dall’altra parte, attuale leader di hamas,
che avrebbe pur tutto il diritto di governare avendo vinto le elezioni in maniera democratica e trasparente,
mostra su di sè tutta la dicotomia del partito islamico,
l’hamas politica che non riesce a tenere al guinzaglio il suo braccio armato,
e “la sanguinosa presa” di Gaza ne sono tristemente la testimonianza.
Per l’esultanza di Israele,
cha ha visto la sua creatura maturare i frutti tanto attesi,
ovvero cercare di spazzare via proprio quell’ antica identità palestinese
da tutto il mondo onorata.
Perchè giova qui ricordare,
che proprio Israele ha finanziato costantemente Hamas in passato
tanto da farla diventare quello che è adesso,
per contrapporla al consenso mondiale che aveva un OLP forte e laica.
Ebbene il risultato pare essere conseguito.
Rivoltando le carte ora Israele e Usa appoggiano Abu Mazen,
ma il gioco è lo stesso,
spaccando dall’interno l’agognata idea di uno stato palestinese,
questo lecito diritto viene annullato.
Vik alias
guerrilla radio
Spezzare in due la Palestina per non averla mai liberata. Leggi l'articolo »
Hanefi “quasi” libero,
ogni tanto la giustizia vince,
stringe l’occhio ad una pace ridotta ad un lumicino.
Ci mancava pure che Karzai non lo rilasciava,
dopo aver liberato questo BOIA.
Hanefi molto malridotto,
in un ospedale dei servizi di sicurezza,
sembra chiaro che non possa più restare in Afghanistan.
Speriamo di riaverlo in Italia,
di rivederlo soprattutto sorridere come in questa foto
che ha tenuto in ansia tanti sostenitori di emergency,
suoi nuovi amici.
g.r.
Freedom: Rhamatullah Hanefi libero. Leggi l'articolo »