2007

Il sostegno USA a Israele è guerra civile in Palestina

Come si è arrivati a un passo dalla guerra civile in queste ore a Gaza?
 
Capirlo non è difficile,
basta infatti andarsi a leggere il rapporto di fine missione di Alvaro de Soto,
inviato speciale dell’ONU in Medio Oriente dal maggio 2005,
rapporto che doveva rimanere confidenziale, ma che The Guardian è riuscito a divulgare.
 
Il rapporto indica la diplomazia internazionale,
ed in particolare gli USA i principali responsabili dell’attuale crisi sfociata nel sangue degli scontri interpalestinesi.
Come?
Eccone i punti fondamentali:
 
1) il boicottaggio internazionale dei palestinesi, deciso dopo la vittoria elettorale di Hamas,
eletti democraticamente e in modo pulito contro la corruzione di Fatah, nel gennaio 2006, è stata
“nella migliore delle ipotesi di corta veduta” e ha avuto “effetti devastanti” per il popolo palestinese.
Una posizione, quella del boicottaggio, che “di fatto ha trasformato il Quartetto (USA, Unione Europee, Russia, ONU)  da un gruppo di quattro che doveva promuovere il negoziato sulla base di un documento condiviso (la Road Map) in un organismo che ha solo imposto sanzioni contro il governo liberamente eletto di un popolo sotto occupazione e imposto al dialogo precondizioni irraggiungibili”
 
2) Israele si è chiuso in “una posizione di sostanziale rigetto” nella trattativa coi palestinesi “insistendo su precondizioni che, lo dovevano sapere, non erano ottenibili”
 
3) Il Quartetto da organismo negoziatore, è diventato “un evento secondario”, nel quale De Soto condanna l’influenza sovrastante esercitata dagli Stati Uniti e “la conseguente tendenza dell’Auto-censura” all’interno dell’ONU quando si tratta di criticare Israele.
 
“il Quartetto, è di fatto, più un gruppo di amici degli USA che altro”
 
Esempio: quando gli USA appoggiarono la decisione di Israele di trattenere gli introiti doganali dei palestinesi, ” al Quartetto fu impedito di prendere posizione”,
“in ogni situazione di cui l’ONU deve pronunciarsi, si chiede prima come Israele e USA reagiranno piuttosto che ragionare su quale posizione sia più giusto prendere”
 
Patetici ed ipocriti ora i portavoce dei vari governi che si susseguono esprimendo preoccupazione sulla battaglia che infuria a Gaza in questi giorni,
la responsabilità è fra le loro mani così come la soluzione.
 
La devono finire di fare gli interessi solo di Israele per mobilitarsi per una giusta pace.
 
guerrillaradio

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Il Vaticano scomunica i diritti umani

e capirete perchè è facile confondersi)
contro Amnesty International,
a causa della sua posizione abortista.
 
Il Vaticano smetterà di finanziare Amnesty,
ma non solo, tramite il pedrigree del suo cardinale invita tutti i fedeli a fare lo stesso.
 
Così replica Amnesty International Italia:
 
«Non abbiamo mai ricevuto finanziamenti dal Vaticano o da organizzazioni che dipendono dalla Chiesa Cattolica»,
e  ricorda che l’articolo uno del suo Statuto internazionale prevede che Amnesty sia «indipendente da governi, partiti politici, chiese, confessioni religiose, organizzazioni, enti e gruppi di qualsiasi genere e svolge la propria attività prescindendo da ogni tendenza a loro propria».
 
«nell’aprile 2007 Amnesty ha adottato una propria policy su alcuni specifici aspetti riguardanti l’aborto. Questa policy ha avuto origine nel contesto della campagna ‘Mai più violenza sulle donne’, che ha messo in luce la drammatica realtà di donne e bambine vittime di violenza sessuale e che subiscono ancora oggi le conseguenze della violazione dei loro diritti sessuali e riproduttivi».
 
Coi papi amici dei più grandi dittatori del mondo,
che coprono preti pedofili,
non c’erano dubbi sul fatto che il Vaticano covasse astio verso chi difende i diritti umani.
 
L’otto per mille purtroppo è d’obbligo darlo alla chiesa, (noi da anni lo destiniamo ai Valdesi)
il cinque per mille no,
dopo questa scomunica vale pure la pena devolverli ad Amnesty.
 

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L’unico rene di Rhamatullah Hanefi vale più di mille lune rosse.

“Rahmatullah sta molto male. L’unico rene che ha e’ gravemente compromesso, e se non si sottopone subito ad un trapianto rischia di morire”
 
Teresa Strada grida lo stato di emergency.
 
Ancora:
 
“Ho scritto lettere a Prodi, D’Alema e Karzai per spiegare che Rahmatullah ha gravi problemi renali, ma non ho avuto risposte.
 Durante il rapimento dell’inviato di ‘Repubblica’ i contatti tra Gino Strada e il premier italiano e il nostro ministro degli esteri erano stati quotidiani. Ma da dopo la liberazione di Mastrogiacomo, mio marito ha chiamato piu’ volte al telefono, ma Prodi e D’Alema non hanno mai risposto”.
 
“L’Italia ha speso 50 milioni di euro per creare un sistema giudiziario in Afghanistan, ma il caso di Rahmatullah, sequestrato illegalmente dai servizi segreti, dimostra che cosa sia veramente la giustizia in quel paese. A lui sono negati i diritti di difesa e un processo giusto”.
“L’avvocato che abbiamo ingaggiato per la difesa non ha avuto la possibilita’ di accedere al fascicolo per sapere cosa sia successo”.
 
In Italia ci si dimentica troppo in fretta delle campagne che sino a ieri erano in primo piano.
E i politici ben consci di questa corta memoria dell’elettorato, fanno altrettanto.
 
La campagna per la liberazione di Rhamatullah Hanefi non può finire nel dimenticatoio proprio ora che l’operatore umanitario afghano è a rischio della vita.
 
D’Alema lo abbiamo visto sorridente
sulla Luna Rossa di Tronchetti Provera,
parevano il Titanic della politica e dell’industria del nostro Paese,
peccato non sia apparso l’iceberg risolutore.
 
Ora il baffetto ministro degli esteri è tutto impegnato
a rattoppare lo scandalo intercettazioni Unipol,
è lecito per noi semplici cittadini a cui stanno a cuore i diritti umani
chiedergli di tornare a fare il suo dovere?
 
L’unico rene di Rhamatullah Hanefi vale molto più di mille lune rosse.

“Torneremo in Afghanistan solo quando Rahmat sara’ liberato e se il capo dei servizi segreti di Kabul ritirera’ le gravi accuse lanciate contro di noi di complicita’ con i terroristi”.
speriamo presto Teresa,
inshallah
 
guerrilla radio

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Bush in Italia col fantasma di una nuova guerra fredda

George W. Bush è arrivato in Europa col preciso intento di sponsorizzare il suo scudo stellare,
che rischia di riportarci alla vigilia della terza guerra mondiale,
quando l’allora URSS aveva tentato di installare rampe di missile a Cuba,
e John Kennedy aveva minacciato il ricorso all’arma atomica.
 
Forse Bush ha deciso che non avendo lasciando un solco abbastanza profondo nel mondo durante il suo mandato (guerra permanente al “terrorismo”, licenza di sequestro e tortura globalizzata, attacchi preventivi)
vuole proprio che il mondo finisca con lui.
 
L’Italia intanto senza chiedere alcunchè al parlamento,
di nascosto anche dall’opinione pubblica,
con quel genio di Parisi ha deciso di firmare l’accordo per il piano militare avvallando questa politica che  ci riporta dritti dritti in piena guerra fredda.
 
Sabato arriva mr president a Roma,
prepariamogli una degna accoglienza…
 
Guerrilla radio
 
Noam Chomsky ci spiega cosa significa questa scudo stellare in Europa:
 
L’installazione di un sistema di difesa missilistica in Europa orientale è praticamente una dichiarazione di guerra.Provate a immaginare come reagirebbero gli Stati Uniti se la Russia, la Cina, l’Iran o qualunque potenza straniera osasse anche solo pensare di collocare un sistema di difesa missilistica sui confini degli Stati Uniti o nelle loro vicinanze, o addirittura portasse avanti questo piano. In tali inimmaginabili circostanze, una violenta reazione americana sarebbe non solo quasi certa, ma anche comprensibile, per ragioni semplici e chiare.


E’ universalmente noto che la difesa missilistica è un’arma di primo colpo. Autorevoli analisti militari americani la descrivono così: “Non solo uno scudo, ma un’abilitazione all’azione.” Essa “faciliterà un’applicazione più efficace della potenza militare degli Stati Uniti all’estero.” “Isolando il paese dalle rappresaglie, la difesa missilistica garantirà la capacità e la disponibilità degli Stati Uniti a “modellare” l’ambiente in altre parti del mondo.” “La difesa missilistica non serve a proteggere l’America. E’ uno strumento per il dominio globale.” “La difesa missilistica serve a conservare la capacità americana di esercitare il potere all’estero. Non riguarda la difesa; è un’arma di offesa ed è per questo che ne abbiamo bisogno.” Tutte queste citazioni vengono da autorevoli fonti liberali appartenenti alla tendenza dominante, che vorrebbero sviluppare il sistema e collocarlo agli estremi limiti del dominio globale degli Stati Uniti.

La logica è semplice e facile da capire: un sistema di difesa missilistica funzionante informa i potenziali obiettivi che “vi attaccheremo se ci va e voi non sarete in grado di rispondere, quindi non potrete impedircelo.” Stanno vendendo il sistema agli europei come una difesa contro i missili iraniani. Se anche l’Iran avesse armi nucleari e missili a lunga gittata, le probabilità che le usi per attaccare l’Europa sono inferiori a quelle che l’Europa venga colpita da un asteroide. Se dunque si trattasse davvero di difesa, la Repubblica Ceca dovrebbe installare un sistema per difendersi dagli asteroidi. Se l’Iran desse anche il minimo segno di voler fare una simile mossa, il paese verrebbe vaporizzato. Il sistema è davvero puntato contro l’Iran, ma come arma di primo colpo. Fa parte delle crescenti minacce americane di attaccare l’Iran, minacce che costituiscono di per sé una grave violazione della Carta delle Nazioni Unite, sebbene questo tema non emerga.

Quando Gorbaciov permise alla Germania unita di far parte di un’alleanza militare ostile, accettò una grave minaccia alla sicurezza della Russia, per ragioni troppo note per rivederle ora. In cambio il governo degli Stati Uniti si impegnò a non allargare la Nato a est. Questo impegno è stato violato qualche anno più tardi, suscitando pochi commenti in Occidente, ma aumentando il pericolo di uno scontro militare. La cosiddetta difesa missilistica aumenta il rischio che scoppi una guerra. La “difesa” consiste nell’aumentare le minacce di aggressione in Medio Oriente, con conseguenze incalcolabili, e il pericolo di una guerra nucleare definitiva.

Oltre mezzo secolo fa, Bertrand Russell e Albert Einstein lanciarono un appello ai popoli del mondo perché affrontassero il fatto che ci troviamo di fronte a una scelta “netta, terribile ed inevitabile. Dobbiamo porre fine alla razza umana, o l’umanità è disposta a rinunciare alla guerra?” Accettare il cosiddetto “sistema di difesa missilistica” colloca la scelta a favore della fine della razza umana in un futuro non troppo distante.

Da una lettera inviata a Jan Tamáš
24.05.2007
Noam Chomsky

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Rosaria Schifani e i tentacoli della mafia fra presente e futuro.

Così, durante i funerali del 25 maggio 1992,
Rosaria Schifani vedova di Vito agente della scorta morto nella strage di Capaci:

Rosaria è tornata a Palermo,
con suo figlio 15 anni dopo: –
anniversario morte falcone e borsellino
 
“La gente mi evita, teme la mafia”
 
“Lo Stato si è fermato. I magistrati hanno ripreso a litigare fra loro. Divisi fra amici di Grasso e amici di Caselli. Ancora? Basta. Come ai tempi di Falcone. Senza mai riconoscere i meriti di chi lavora davvero. Sono contenta per tante inchieste che hanno fatto scoprire dei traditori pure all’interno dell’apparato investigativo. Ma non basta. Lo Stato s’è fermato troppe volte. Perché lo Stato ha paura di guardarsi dentro”.

”Sciolsero il Gruppo Stragi quando ancora stavano lavorando sui mandanti occulti di Capaci e via D’Amelio. E’ come se lo Stato avesse voluto interrompere quel lavoro. Quanti libri sono usciti su quelle ed altre inchieste. I magistrati diventano scrittori. Ma non ci dicono fino in fondo in quali misteri si sono impantanati. A cominciare dalla cassaforte vuota di Riina, dal databank di Falcone con la memoria cancellata, dalla borsa fatta sparire dalla macchina di Borsellino con l’agenda dentro”. –
intervista a schifani-
 
 
 
”A Palermo con mio figlio 15 anni dopo. La gente mi evita, teme la mafia”
 di Felice Cavallaro (Corriere della Sera, 22 maggio 2007)

Quindici anni dopo la strage di Capaci, è tornata a Palermo Rosaria. Con il suo Manù che aveva appena quattro mesi quando restò orfano. La giovane vedova, sempre ricordata per quell’acuto dolente rivolto ai mafiosi, ”Vi perdono, ma inginocchiatevi”, ha scrutato per cinque giorni la città dove il marito Vito Schifani morì dilaniato con altri due colleghi per proteggere Giovanni Falcone. Eccola con Manù in centro, in vacanza come una turista, fra Politeama e Teatro Massimo dove nessuno la riconosce. A passeggio nella borgata dove nacque, a Vergine Maria, con il ragazzo che lei ha fatto crescere in Toscana.

E Manù ha scoperto solo adesso con inquietudine i vicoli, le casette basse fra lungomare e cimitero dei Rotoli, gli angoli abbelliti, ma anche il disastro della vicina Arenella, la spazzatura agli angoli, le costruzioni abusive. Con gli occhi di un ragazzo stupito, disorientato davanti alla città ritrovata: ”Mamma perché Palermo è così bella e così brutta?”. Rosaria ha ricostruito la sua vita lontano da Vergine Maria e dall’Uditore, il quartiere dei genitori. Ma ha voluto accompagnare Manù nella città da dove l’aveva portato via. Ha ripercorso le strade dell’infanzia, ha rivisto parenti, incrociato conoscenti.

Un viaggio, un calvario. La prima posta è la casa natia, due ulivi, il mare di fronte. Una donna s’avvicina, incerta. ”Sei la figlia di Lina?”. ”Ho colto affetto. Ma è scattato subito un rifiuto”, spiega Rosaria turbata su queste viuzze a due passi dal cimitero. Le case dei vivi a ridosso delle tombe. Le case sulla costa dominate da croci e gentilizie che scivolano sul pendio. Morte e vita impastate. ”Gli uomini non si avvicinano. Contorti come i vicoli. Hanno paura, incontrandomi, fermandosi e parlando, di dare l’impressione di pensarla come me. E allora tanti fingono di non vedermi: meglio non averci a che fare. E gli sguardi mi attraversano come fossi trasparente. Ma non dovrebbe essere il contrario? Dovrei essere io a non volere avere a che fare con loro”. Manù osserva e chiede: ”Si vergognano di te, mamma?”.

Ha trovato la casa delle vacanze su Internet, a due passi da Villa Igiea. ”Bellissima”, gioisce dal balconcino sul mare e sui pizzi della Tonnara Florio. Ma si rabbuia subito, mentre due ragazzotti schizzano in moto senza caschi: ”La spiaggia, una distesa sterrata. Il mare bagna polvere e immondizia. Dov’è il Comune? Hanno fatto le elezioni e hanno un sindaco. Ma c’è un netturbino? Un vigile urbano che si occupi delle norme da rispettare? La facciata di Palermo finalmente appare vivibile nel centro della città. Qualcosa è stata fatta, si vede. Ma un sindaco non deve lavorare sul bello, deve occuparsi del brutto. Chiedo scusa, ma non mi sembra che Palermo sia andata avanti”.

Tornerebbe Rosaria a vivere qui? ”Manco morta. A Palermo sento odore di mafia, l’arroganza del quartiere, della politica ridotta ad affare, del parcheggiatore abusivo, dei commercianti meravigliati quando chiedo lo scontrino. Da sola ci starei. Per sfidare quei maledetti che condizionano pure il respiro dei nostri parenti. Qui prevale il doppio. La costa sembra bella ed è brutta per le costruzioni che la assediano. Le case sembrano brutte, ma dentro sono belle. Per nascondere, per confondere, per scansare invidie. Prevale il contrasto. Guardo e mi rattristo. Qui non cambia niente”.
E’ l’amara sensazione che l’accompagna attraversando la città, indicando a Manù l’Albero Falcone, arenandosi nel traffico intorno al Palazzo di Giustizia.

Da lontano ha pensato che potesse cambiare qualcosa? ”Poteva cambiare tutto. Ma lo Stato si è fermato. I magistrati hanno ripreso a litigare fra loro. Divisi fra amici di Grasso e amici di Caselli. Ancora? Basta. Come ai tempi di Falcone. Senza mai riconoscere i meriti di chi lavora davvero. Sono contenta per tante inchieste che hanno fatto scoprire dei traditori pure all’interno dell’apparato investigativo. Ma non basta. Lo Stato s’è fermato troppe volte. Perché lo Stato ha paura di guardarsi dentro”.
E’ un atto d’accusa con il quale evoca una stagione investigativa: ”Sciolsero il Gruppo Stragi quando ancora stavano lavorando sui mandanti occulti di Capaci e via D’Amelio. E’ come se lo Stato avesse voluto interrompere quel lavoro. Quanti libri sono usciti su quelle ed altre inchieste. I magistrati diventano scrittori. Ma non ci dicono fino in fondo in quali misteri si sono impantanati. A cominciare dalla cassaforte vuota di Riina, dal databank di Falcone con la memoria cancellata, dalla borsa fatta sparire dalla macchina di Borsellino con l’agenda dentro”.
Un consiglio? ”Per Provenzano e compagnia non parlate di cicoria, vizi e vezzi. Non create e non amplificate il mito. Abbiamo di fronte solo assassini”.

Chi è Provenzano? ”Un signore che, col suo misticismo, prende in giro anche Dio”.

Se potesse parlargli? ”Una domanda ce l’ho. Perché furono fatte le stragi? Questo voglio sapere, visto che la giustizia arriva e si ferma solo a voi boss. Ma la mafia è mafia quando si associa a qualcosa che si muove in altri ambienti. No, forse è meglio un altro tono: se può fare quest’atto di carità, signor Provenzano, parli per favore. So che forse è utopia. Capisco che potrebbe temere di essere avvelenato in carcere, com’è successo altre volte in Italia, ma faccia la carità a questo popolo senza verità. Si liberi signor Provenzano e muoia almeno senza questo peso. Ti scade l’affitto, Bernardo Provenzano. Sei anche tu di passaggio. Liberati dal male, liberaci con la verità”.

L’inquietudine maggiore? ”Il mistero delle stragi a Palermo. Perché non a Roma, dove Falcone era un bersaglio facile? A che cosa doveva servire il segnale di Palermo? Bisogna scoprire le complicità alte, visto che tutto accadde mentre si stava eleggendo il Presidente della Repubblica”.

Chi potrebbe convincere Provenzano a parlare? ”I suoi figli. Ho notato una differenza con quelli di Riina. Una diversità segnata forse dal ruolo della donna. ‘I miei ragazzi non devono delinquere’, avrà detto la madre. Mentre la moglie di Riina, sorella di Bagarella, non mi pare che abbia fatto lo stesso. Ecco perché oggi mi interessa di più la famiglia Provenzano. Ai suoi figli parlerei: aiutate vostro padre a confessare. Tu, figlio di Provenzano che insegni a scuola, insegna a tuo padre a cambiare”.

Rosaria insiste quindi su pentimento e perdono? Si può ancora ripetere quel «perdono, ma inginocchiatevi»? ”Intanto, chi lo vuole deve chiederlo. E agire. Inginocchiarsi significa parlare, raccontare, pentirsi davvero, non solo fare un patto con lo Stato. Perché con quei patti sono emerse solo mezze verità. Non basta. Serve solo la verità, anche se cruda. Non controfigure della verità nascosta occultando il contenuto di una cassaforte, cancellando e facendo sparire agende”.

Prevale il pessimismo? ”Ricordo l’incontro con la vedova di Pio La Torre, guardinga. Mi spiegò che eravamo vittime non di ‘segreti di Stato’, ma di ‘delitti di Stato”’.

Che immagine porta via Manù di questa Sicilia? ”Gli ho spiegato che, oltre ai boss con la coppola, in questo Paese troppi conviviamo con i mafiosi diventando ciechi. Io no, non posso farlo. Per Manù, cresciuto accanto a un uomo straordinario che chiama papà. Un uomo dello Stato, come lo era il mio Vito. Lo racconto perché perfino un vicino qui mi ha redarguito, agghiacciante: ‘Te lo sei portato appresso lo sbirro? La prossima volta, da sola’. Specchio di una mentalità che se ne infischia della società civile, pietrificata, immutabile, nonostante ogni tragedia, ogni anniversario”.
E Rosaria riparte. 

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La Mafia a Destra, l’Omertà a Sinistra

Con il 54,34% dei voti e una buona sporta di brogli Diego Cammarata è il nuovo sindaco di Palermo,
i palermitani hanno premiato il cavallo di troia di quest’uomo:

Se Totò Cuffaro indagato per concorso in associazione mafiosa, può continuare a esultare per l’ennesima vittoria elettorale conseguita,
Marcello del’Utri, altro palermitano doc, braccio destro di Berlusconi e già condannato in primo grado per mafia,
ieri ha smesso improvvisamente di sorridere,
per lui ennesima condanna, sebbene nessun telegiornale ne ha parlato:
 
“La Corte d’Appello di Milano ieri mattina ha confermato la condanna a 2 anni di reclusione per Marcello Dell’Utri e per il boss trapanese Vincenzo Virga, riconosciuti colpevoli di tentata estorsione aggravata ai danni del presidente della Pallacanestro Trapani, Vincenzo Garraffa.” …continua
 
 
 
Casa delle libertà vigilate sarebbe un nomignolo più consono, e non da oggi.
 
Sarebbe dovuto accadere un terremoto politico, in un paese civile qualsiasi,
invece da noi le televisioni tacciono,
il centrosinistra non commenta.
E via così…

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Casa delle Libertà? la cultura dell’assenteismo e della truffa aggravata

Report di ieri ha mostrato e dimostrato l’ennesimo scandalo nostrano,
la pietosa situazione della pubblica amministrazione tra nullafacenti liberi d’esserlo perché nessuno li licenzierà mai.
In apertura di puntata,
un’intervista a Vittorio Sgarbi che possiamo considerare il principe di questo malcostume delinquenziale:
vittorio sgarbi VIDEO condannato
 
 
 
Piero Ricca in questo video,
come in molti altri,
si guadagna la nostra stima andando a chiedere conto a Sgarbi della sua condanna.
L’attuale assessore alla cultura del comune di Milano è stato infatti condannato nel 1996 a 6 mesi e 10 giorni definitivi con sentenza della Prefettura di Venezia per il reato di falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, per produzione di documenti falsi e assenteismo mentre era dipendente del Ministero dei Beni culturali.
Vittorio Sgarbi giustificava le sue ripetute assenze presentando certificati medici in cui risultava affetto da “crisi allergico-matrimoniali” (preferiamo non commentare…).
 
La casa delle libertà e Letizia Moratti l’hanno messo alla cultura,
come a rimarcare la caratteristica culturale tutta italiana
di veder legiferare a Roma delinquenti condannati come Previti, Dell’Utri o Berlusconi.
 
guerrilla radio

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In attesa di un pedofily day

Questa vignetta di Vauro ha creato un putiferio:

 
 
Noi riteniamo che se il Vaticano vuole far cessare le continue allusioni
al fatto di essere pedofilo,
dovrebbe semplicemente cessare di proteggere e coprire la chiesa-pedofilia.
 
E di questa chiesa pedofila ci eravamo già occupati in questo post:
 
 
Ora riportiamo anche noi questo documentario della bbc che sta facendo discutere su internet. 
Video che ci ricorda come papa Benedetto xvi  è stato iscritto  nel registro degli indagati in un processo per pedofilia.
Come sono andati i fatti?
“Questo è un caso in sede civile in cui è stato denunciato Ratzinger per una lettera del 2001 nella quale ribadiva il contenuto della Instructio de modo procedendi in causis sollicitationis del 1962, documento inviato a tutti i vescovi e decretato di recente, in cui il Vaticano ordinava che un minore qualora avesse dichiarato al suo vescovo di un abuso sessuale da parte di un sacerdote avrebbe dovuto giurare il segreto perpetuo, sotto eventuale pena di scomunica. Ed eventuali documenti comprovanti scandali di questo genere commessi da sacerdoti avrebbero dovuto essere tenuto in un archivio segreto.”
 
 
Un papa pedofilo, insomma,
alla faccia della famiglia,
l’anno prossimo ci aspettiamo in piazza S. Giovanni un
Pedofily Day.
 
ps.
Santoro ha annunciato ieri che sta comprando i diritti per trasmettere il documentario su raidue,
vogliamo scommettere che  glie sarà impedito con ogni mezzo
minacciando di chiudere definitivamente il programma?
 
Scherza coi fanti ma lascia stare i santi,
oddio,
il giorno che faranno santo papa Ratzinger
mi aspetto di vedere il cielo pieno di nazi volanti.
 
 

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Il family day ad Arcore significa orgia

Chiudiamo per il momento l’argomento movimento Anti-Dico
andando a vedere chi si sono scelti gli hezbollah vaticani scesi in piazza S. Giovanni
come figura di mentore e guida dopo ovviamente il loro papa maledetto:
 
“C’è un attacco dell’Unione alla Chiesa e alla famiglia. I cattolici di sinistra vivono una contraddizione insuperabile: non si può essere al tempo stesso cattolici – e quindi riguardosi della dottrina della Chiesa – e allearsi con chi è frontalmente dall’altra parte. Noi diciamo no a caricature dei matrimoni”.
(Silvio Berlusconi al Family Day, 12 maggio 2007).
silvio berlusconi e veronica lario foto
 

 
Silvio Berlusconi sta alla famiglia ruiniamente intesa come una prostituta alla catechesi.
 
Infatti oltre averne di famiglie  seminate in giro parecchie,
con esiti che tutti abbiamo letto sulle prime pagine de La Repubblica,
per dare ancor più lustro alla sua reputazione  di cattolico buon padre di famiglia
riportiamo qui la trascrizione di una sua passata intercettazione telefonica:
 
Berlusconi. Marcello, iniziamo male l’anno!
Dell’Utri. Perché male?
Berlusconi. Perché dovevano venire due [ragazze, nda] di “Drive In” che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!
Dell’Utri. Ah! Ma che te ne frega di “Drive In”?
Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l’anno, non si scopa più!
Dell’Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!
Berlusconi. Senti, dice Fedele [Confalonieri, nda] che devi sacrificarti (…). Devi venire qui!
Dell’Utri. No, figurati!
Berlusconi. Purché le tette siano tette! Truccate soprattutto bene le tette! (…) Grazie, ciao Marcellino!
Dell’Utri. Un abbraccio, anche a Veronica. Ciao!
Berlusconi. Anche a te e tua moglie, ciao.
intercettazioni berlusconi dell’utri
(telefonata intercettata dalla Guardia di Finanza sul telefono della villa di Arcore – dove Berlusconi festeggia il Capodanno con Fedele Confalonieri e l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi – in un procedimento per bancarotta a carico di Marcello Dell’Utri. Milano, ore 20.52 del 31 dicembre 1986)

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Papa Benedetto XVI trovato in Internet fa mea culpa

Per stemperare l’atmosfera tesa creata ad arte
da quei sepolcri imbiancati della CEI per influenzare il voto in parlamento sui DICO,
guerrilla radio invita tutti i suoi visitatori e amici laici ad abbassare il capo,
e rivedersi il momento epocale del giorno dell’insediamento del papa che più volte abbiamo Benedetto da queste pagine:
Bagnasco, Ruini, Padre Livio Fanzaga
 

 
 
ps.
Ora premesso che da queste parti consideriamo la bestemmia come un torto verso chi è credente,
è necessario vedere quest’altro video per capire l’origine del doppiaggio (non da noi montato).
Germano Mosconi nei suoi famosi fuorionda,
ci ricorda ancora una volta di più la coerenza di questo Vaticano.
Infatti, sebbene rimarrà alla storia come il più grande bestemmiatore di tutti i tempi,
attualmente lavora per l’emittente padovana Telenuovo,
televisione, ironicamente, di proprietà dell’episcopato del Triveneto
(fonte: wikipedia)

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Family Day o meglio Multifamily Day???

Come lei sa, Eminenza reverendissima cardinale Camillo Ruini,
hanno aderito all’iniziativa del Family Day moltissimi politici così affezionati alla famiglia da averne due o tre a testa. Come Berlusconi, che ha avuto due mogli, senza contare le giovani e avvenenti attiviste di Forza Italia con cui prepara il Family Day nel parco di villa Certosa. Le cito qualche altro esempio da un bell’articolo di Barbara Romano su Libero. Vediamo la Lega, che fa fuoco e fiamme per la sacra famiglia. Bossi 2 mogli. Calderoli 2 mogli (la seconda sposata con rito celtico) e una compagna. Castelli, una moglie in chiesa e l’altra davanti al druido. Poi c’è l’Udc, l’Unione democratico cristiana, dunque piena di separati e divorziati. Divorziato Casini, che ha avuto due figlie dalla prima moglie e ora vive con Azzurra. Divorziati l’ex segretario Follini e il vicecapogruppo Giuseppe Drago, mentre la vicesegretaria Erminia Mazzoni sta con un divorziato. D’Onofrio ha avuto l’annullamento dalla Sacra Rota. Anche An è ferocissima contro i Dico. Fini ha sposato una divorziata. L’on. Enzo Raisi ha detto:”Io vivo un pacs”. Altro “pacs” inconfessato è quello tra Alessio Butti e la sua compagna Giovanna. Poi i due capigruppo: alla Camera, Ignazio La Russa, avvocato divorzista e divorziato, convive; al Senato, Altero Matteoli, è divorziato e risposato con l’ex assistente. Adolfo Urso è separato. L’unico big in regola è Alemanno:si era separato dalla moglie Isabella Rauti, ma poi son tornati insieme. Divorziati gli ex ministri Baldassarri (risposato) e Martinat (convivente). La Santanchè ha avuto le prime nozze annullate dalla Sacra Rota, poi ha convissuto a lungo. E Forza Italia? A parte il focoso Cavaliere, sono divorziati il capogruppo alla Camera Elio Vito e il vicecapogruppo Antonio Leone. L’altro vice, Paolo Romani, è già al secondo matrimonio: «e non è finita qui», minaccia. Gaetano Pecorella ha alle spalle una moglie e “diverse convivenze”. Divorziati anche Previti, Adornato, Vegas, Boniver. Libero cita tra gli irregolari persino Elisabetta Gardini, grande amica di Luxuria, che ha un figlio e (dice Libero) convive con un regista. Frattini, separato e convivente, è in pieno Pacs. Risposàti pure Malan, D’Alì e Gabriella Carlucci, mentre la Prestigiacomo ha sposato un divorziato. E al Family day ci sarà pure la Moratti col marito Gianmarco, pure lui divorziato.
Ecco, Eminenza, personalmente sono convinto che ciascuno a casa sua sia libero di fare ciò che vuole. Ma è difficile accettare l’idea che questi signori, solo perché siedono in Parlamento, abbiano dal ‘93 l’assistenza sanitaria per i conviventi more uxorio e vogliano negarla a chi sta fuori. E che lei Eminenza non abbia mai tuonato contro i Pacs parlamentari. Ora però non
vorrei che qualche Onorevole Pacs disertasse il Family Day per paura di beccarsi una scomunica. Perciò mi appello a lei: se volesse concedere una speciale dispensa almeno per sabato, ne toglierebbe d’ imbarazzo parecchi. Potrebbe pure autorizzarli a sfilare ciascuno con tutte le sue famiglie, magari entro e non oltre il numero di 3. Per far numero. Ne guadagnerebbe la partecipazione. Si potrebbe ribattezzare l’iniziativa Multifamily Day.

Marco Travaglio

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Torture made in Israel

Due note organizzazioni umanitarie israeliane
Betselem e Ha-Moked (vedi link)
denunciano le sistematiche torture a cui sono sottoposti i detenuti palestinesi,
detenuti illegalmente.
 
Ricordando la mia di detenzione,
in cui fui sottoposto a percosse,
privazione di cibo e del riscaldamento nella mia cella,
oltre che l’impossibilità di contattare ambasciata o avvocato,
non posso che ribadire quanto questo è stato niente,
in confronto a ciò che subiscono abitualmente i palestinesi nelle carceri israeliane.
 
Da ciò che emerge dalle ONG in questione, queste fra le tecniche di tortura più utilizzate dallo Shin bet, i servizi interni israeliani: la privazione del sonno per oltre 24 ore,
percosse “invisibili” per non lasciare tracce e la costrizione in posizione dolorose, quali  la “Shabah position” che più volte mi è stato raccontato provocare sofferenza insopportabile.
 
D’altronde, già in passato ci eravamo chiesti
quante “abuGhraib” esistono in Israele,
con la differenza che da lì non fanno uscire foto.
 
Le due organizzazione umanitarie richiedono a gran voce giustizia,
e alla Knesset, il parlamento israeliano,
di approvare presto una legge che vieti torture e sevizie.
 
Ma in uno stato che fa della tortura di stato
una delle sue principali bandiere per la sua personalissima “lotta al terrorismo”,
ogni piaga aperta sul corpo di un palestinese conta come per una pastore bastonare il suo animale.
 
Vittorio alias
guerrillaradio

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Contro il Vaticano Talebano questo blog si battezza terrorista come Andrea Rivera

aggiornamento

Dal primo maggio con Rivera

e da sempre contro questo Vaticano, Talebano,
questo blog attende anch’esso la benedizione a terrorista dall’Osservatore Romano.
 
ps. ai vari Bagnasco, Ruini, Padre Livio Fanzaga e Papa Nazi, fautori primi di un terrorismo strisciante nei confronti degli omosessuali,
 dal mio sconcio aspersorio laico io vi DICO:
“che siate maledetti!”
 
ps2. Da ieri Andrea Rivera non potrà più prendere l’ostia in chiesa,
poco male, andrà ad Ostia a prendere il sole.
Vigiliamo però, affinché sia possibile ancora scorgerlo in televisione.
 
guerrilla radio
vittorio arrigoni sito anticlericale
——————————————————–
 
 
Ringraziando Andrea Rivera che si è personalmente palesato commentando questo nostro umile post a suo supporto,
ricalchiamo pari pari
e sottoscriviamo inviandola,
questa epistola che l’hermano di guerrillaradio Subcomandante1928  ha confezionato e già fatto pervenire come testimone delle nostre rimostranze
nei riguardi del Guardone Romano.
 
Qui l’indirizzo mail esatto:
ornet@ossrom.va
 
Qui la lettera da copiaincollare e inviare dopo aver posto la propria firma in calce:
—————–
Caro direttore,
con leggero ritardo le scrivo circa le polemiche che hanno coinvolto il suo giornale e il conduttore del concerto del Primo Maggio, Andrea Rivera. A quanto leggo, così è stato scritto sul suo giornale: “E’ terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. E’ terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell’amore, l’amore per la vita e l’amore per l’uomo.” 
E ancora: “E’ vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. Ed usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire pur facendo tutt’altro mestiere”.
Caro direttore, vorrei ricordarLe quanto scritto nell’art.21 della Costituzione Italiana: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” Le esprimo, dunque, la mia profonda amarezza e costernazine per quanto è stato scritto sulle pagine del suo giornale: terrorismo non sono le parole di Rivera, ma quello che è stato scritto sulle pagine sel Suo giornale. Terrorismo è, a mio parere, impedire al prossimo di esprimere liberamente la sua opinione, e questo non solo mediante mezzi più “storicamente” coercitivi, ma anche con intimidazioni psicologiche e pretestuose, quale è stata quella del suo giornale. Tanto più che Rivera ha detto cose Vere: che al gen. Pinochet siano stati accordati i funerali è un dato di fatto. Come lo è la posizione della Chiesa Cattolica sulla teoria dell’evoluzionismo. Non si rifugi, dunque, nel solito meandro della “confusione intellettuale”, o in ricostruzioni artificiose dell’accaduto.
Riconosca candidamente che il suo giornale ha compiuto un atto coercitivo nei confronti di Andrea Rivera.
Mi permetta di citare ancora dal suo Giornale: ” I sindacati ed altri partecipanti alla manifestazione si sono dissociati dalle parole del ‘conduttore’. Eppure  resta il fatto che questo personaggio, al quale purtroppo si e’ costretti a concedere ora un’immeritata notorieta’, da qualcuno e’ stato scelto. E chi l’ha scelto non ha tenuto conto del momento che stiamo vivendo.” Caro direttore, intende forse chiedere la punizione corporale dei sindacati e di Rivera? Come ha detto Daniele Luttazzi, la satira non è violenza, non è sfottò contro i più deboli, non è terrorismo. E’ solo irriverenza.
Non voglio costringerla a condividere questa posizione, dal mio punto di vista lei è liberissimo di pensarla come vuole. Molto più umilmente mi piacerebbe che non si arrivasse a veti e intimidazioni psicologiche che, di fatto, impediscono una corretta e libera espressione delle proprie idee.
Scusandomi per il disturbo,
Cordiali Saluti

Nome e Cognome
——————–
è buona cosa passarparola.
 
 
ps.
Andrea dopo questa niente più ostia anche per noi,
tienici un posto sotto l’ombrellone dalle parti di Ostia beach.
 
guerrillaradio

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Il mantra dei primo maggio contro i colori dello sfruttamento.

Angelo Politi, 57 anni, morto schiacciato da una lastra di cemento.
Adriano Paolini, 58 anni, morto cadendo dall’alto in un cantiere edile
Luigi Careddu, 29 anni, morto folgorato dall’alta tensione
Nexhat Brika, 48 anni,  morto in un cantiere cadendo da un ponteggio alto tre metri.
Mario Zanier 49 anni, morto mentre stava eseguendo dei lavori con uno escavatore.
Luigi Cuomo, 40 anni, morto e schiacciato dal camion che guidava
Stefan Dumea, clandestino rumeno, morto folgorato.
Giovanni e Pasquale Colucci, morti a causa dell’esplosione di una bombola
Rosario Rinaldi, 22 anni morto precipitando dall’alto di un cantiere edile
Donato Vaccaro, 59 anni morto colpito alla testa dalla pompa del cemento di una betoniera.
E.M., 40 anni, morto  investito da un rullo di feltro che lo ha schiacciato.
Michele Grauso 55 anni, morto cadendo da un’impalcatura. 
Claudio Camaiani 43 anni, morto schiacciato da una lastra di cemento che si èsganciata da una gru.
Victor Rotari di 48 anni, morto travolto da un treno mentre era impegnato in lavori di sistemazione della linea ferroviaria…
 

 
A ora, , sono 346 i morti sul lavoro dall’inizio dell’anno
e 344526 gli infortuni, 8663 invalidi.
 
I Nomi dei lavoratori defunti sono il mantra del nostro primo maggio,
a salmodiare requiem sui caduti di questa guerra anonima.
Sono le morte bianche, spesso figlie del lavoro nero,
il colori dello sfruttamento.
 
A differenza dei soldati italiani caduti in disonore alla nostra costituzione,
precisamente in contrasto all’art 11 (l’Italia ripudia la guerra)
i lavoratori precari in precarie condizioni onorano sino alla fine l’articolo primo del testo dei nostri padri fondatori:
Art. 1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
 
Ma a differenza dei nostri soldati elevati al rango di eroi
per i caduti lavoratori non ci saranno minuti di silenzio (salvo oggi?)
ne corone di fiori inviati alle famiglie dalle più alte cariche istituzionali,
forse neanche il patetico trafiletto su di un giornale locale.
 
3-4 morti quotidianamente uccisi da un serial killer chiamato lavoro,
e la polizia non interviene per la cattura di questo mostro.
Non mi sorprende per niente allora se le vittime predestinate si organizzano,
e alcuni di loro da sindacalisti scelgono la via delle brigate rosse.
Per quanto anacronistico, impopolare, e certamente deprecabile,
la percezione in alcuni casi  dei brigatisti pare quella della legittima difesa.
 
Al Montezuma di Confindustria che non perde occasione per spronare a gran voce
governo e imprenditori a tagliare i costi del lavoro, che ovviamente non sono quelli della concorrenza ma quelli sulla sicurezza,
si dovrebbe rispondere speditamente istituendo una patente a punti che accrediti o penalizzi le aziende che rispettano o meno le norme sulla sicurezza.
 
Solo così  la vita di un operaio assumerebbe un poco più d’importanza
del ciclo funzionale di un macchinario prima o poi da dismettere.
 
Già proposta tempo fa dai sindacati, la patente a punti per le imprese è ancora lettera morta, per la gioia di ogni becchino mai disoccupato.
 
Consentiteci di riprendere il nostro mantra,
nella speranza che per il prossimo di primo maggio
ci sia una tregua all’odierna carneficina
dei lavoratori asseragliati nei pericolosi fortini delle nostre fabbriche
come nelle trincee esplosive dei cantieri edili.
il blog di vittorio arrigoni
 
Vik alias guerrillaradio
 
 
Giuseppe Vitaliano, 63 anni, morto in un cantiere edile cadendo da un trabattello,
Massimo Raffaele Pisacane, 22 anni,morto a seguito del crollo di un balcone di cemento,
Mario Mattedi, 55 anni,  morto schiacciato da una ruspa
Salim Bedoui, 19 anni, schiacciato da un nastro trasportatore
Igor Versanti, 31 anni, morto sotto un’escavatrice
Patrizio Bibbiani, 47 anni, camionista, morto in incidente stradale
Francesco Pillitteri, 29 anni, morto folgorato da una scarica elettrica
Mircea Spiridon, 32 anni, morto sotto le macerie di un palazzo in costruzione
Enrico Songia, 51 anni, morto cadendo da un trabello.
continua il mantra…

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Terrorismo d’Israele: l’esercito israeliano usa i civili palestinesi come scudi umani

Sul sito del quotidiano israeliano Yedioth Ahronot il 12 aprile è apparso questo video:

In violazione delle leggi internazionali sui diritti umani e della stessa suprema corte d’Israele (sentenza del 2005) l’esercito israeliano continua nelle sua pratica terrorista di usare civili palestinesi come scudi umani.
 
Nel video, i due ostaggi sono messi davanti al veicolo dei soldati israeliani in modo da proteggerli da una fitta sassaiola di dimostranti civili. Il ministro dell’Informazione dell’Anp Mustafa Barghouti ha commentato acidamente “trattano il caso come se fosse un episodio isolato … ma si tratta di una pratica diffusa”.
 
Infatti, durante la mia permanenza in Palestina sono stato testimone indiretto di ciò che mostra questa precisa foto:
http://img488.imageshack.us/img488/9076/16398is1.jpg (ho incontrato il bambino, villaggio di Biddu)
 
Infatti, precedentemente, sempre a Nablus, Palestina occupata, agli inizi di marzo ecco cosa succedeva:

Ispirandoci all’amico Lawrence of Cyberia  proponiamo questo quiz politico-scientifico:

>Come chiamare uno Stato il cui esercito operano secondo le regole della legge?

 -Una democrazia
 
>E come chiamate lo Stato quando il suo esercito agisce impunemente contro le sue stesse leggi???
 
-Beh, ovviamente, lo chiameremo “la sola democrazia del Medio Oriente.”
 
Vittorio Arrigoni
alias guerrilla radio.
I Video di GuerrillaRadio
 
 
ps.
Per il video di ieri, ripreso da un pacifista internazionale
un ufficiale israeliano è stato sospeso in attesa di giudizio, bravo scemo…
a differenza dei suoi commilitoni,
è stato punito perchè fotografato e ripreso.
pictures of intifada

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Dreaming Al Quds

I cancelli si spalancano
I secoli accerchiano
 
Gli uomini martirizzati per il loro credo
macchiano il cielo cremisi
di una Gerusalemme regno di cieche divinità manichee,
e sanguinarie.
 
E ancora oggi Religione è la scure di un odio ciclico.
 
La Palestina ha un cono d’ombra molto lungo, cinico
che dal medioriente oscura i miei passi sino a queste sofisticate lande.
 
E che ci è stato lo sa a cosa mi riferisco,
le sue indoli turbolente e le sue tenebre d’ambra
avvolgono sotto l’epidermide quasi quanto il suo fascino mistico e matrilineare.
 
Perchè la Palestina è donna, un rosa del deserto erosa da un vento primogenio
madreterra di una misera prole ricca di una ultraterrena umanità. 
All’ingiustizia di un israele che prima di essere terra promessa
è terra sottratta.e la stella di Davide è troppo spesso svastiche capovolte,
 
risponderò presto ancora con tutte le mie forze
e nel frattempo inviando come missionari esseri combattivi a me simili,
ribadisco l’impossibile vittoria per gli occupanti israeliani.
il blog di vittorio arrigoni in free palestine
 
Nel mezzo di questa estate imbarcherò la mia maledizione bipede,
come un Ulisse senza più bussole e vestito solo del suo destino.
palestina libera
 
 
 Affinchè nulla sia dimenticato e quindi reso
in ogni nostro gesto c’è dell’intifada e della preghiera laica.
 
Vik alias Guerrillaradio

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TRAVAGLIO sul delitto Cogne: Tv giudiziaria e giustizia televisiva (telecamera di consiglio)

“Bisognerebbe distribuirla nelle università, la requisitoria del sostituto procuratore generale Vittorio Corsi di Bosnasco al processo di Cogne. Soprattutto la parte in cui il magistrato illustra la storia di questo processo celebrato negli studi di Porta a Porta, Costanzo Show e Matrix (Mentana aveva promesso di non occuparsi mai di Cogne: infatti…) e giunto irrimediabilmente deformato nelle aule di giustizia. Dalle parole di questo magistrato all’antica, studiosi e studenti trarrebbero ricchi spunti di riflessione sugli ultimi lasciti del berlusconismo: la tv giudiziaria e la giustizia televisiva. Grazie a Vespa, a Mentana e all’avvocato Taormina, la signora Franzoni è stata la cavia su cui, per 5 anni, si è sperimentato il modello di difesa berlusconiano su un cittadino comune. Con effetti devastanti per il cittadino normale ma soprattutto per quel che resta dell’informazione e della giustizia in Italia. Che poi le requisitorie dei processi d’appello alla Franzoni e a Berlusconi siano arrivate lo stesso giorno, è una di quelle astuzie della storia che portano a credere nella divina provvidenza. Cosa fa Giorgio Franzoni, padre dell’imputata, quando le cose per la sua «Bimba» si mettono male? Ingaggia un avvocato-deputato di Forza Italia, Taormina. «Voglio sentirgli dire – tuona al telefono – che aprirà un’inchiesta sui carabinieri», cioè sul Ris di Parma che ha il torto di indagare sulla figlia. Poi fa pressione su vari ministri di Berlusconi («Far intervenire il ministro della Difesa», «Nel governo abbiamo appoggi»). Sua moglie telefona alla segretaria del presidente della Camera Casini: «Mio marito conosce bene l’onorevole». Se Casini solidarizza pubblicamente con Dell’Utri alla vigilia della sentenza, darà una mano anche alla Bimba. Il resto lo fanno le interviste sapientemente dosate in tv e ai rotocalchi, le lacrime a comando («Ho pianto troppo?»), le gravidanze in serie, le foto in bikini col marito in Sardegna o nella piazza del paese, versione baby sitter con bambini, e le orde di tele-fans che sciamano verso il Tribunale di Torino, come nelle gite delle pentole e nelle visite alla Torre di Pisa, come i guardoni dei vip in Costa Smeralda. Nel processo berlusconizzato e lelemorizzato i fatti non contano più nulla. Conta il reality show. L’imputato non è più la mamma rinviata a giudizio e condannata a 30 anni in primo grado, ma tutti gli altri, puntualmente denunciati da Taormina: i vicini di casa, i pm e il gip di Aosta, il colonnello del Ris, i consulenti del Tribunale, i giornalisti non allineati. «Se i giudici non scagioneranno la Bimba, dovranno essere distrutti», annuncia il patriarca Franzoni, mentre il premier Silvio distrugge i suoi («cancro da estirpare», «doppiamente matti»), tempestandoli di calunnie, denunce, ispezioni, procedimenti disciplinari. Come i colleghi avvocati-deputati del Cavaliere, Taormina provvede alla difesa «dal» processo: tira in lungo, denuncia e attacca tutti, da Aosta chiede di passare a Torino, e da Torino a Milano, e alla fine risulta pure lui indagato per certe false impronte lasciate dal suo staff per depistare. «Questo ­ dice allibito il Pg ­è uno dei casi più semplici di “figlicidio”: le statistiche dicono che sono una ventina l’anno, perlopiù commessi da madri. Tanti sono rapidamente chiariti e dimenticati. Per questo, dopo 5 anni, ancora ci si domanda se l’imputata è innocente perché non confessa, o perché si teme di ammettere che un delitto così orrendo sia stato commesso da una madre “normale”. Ma è il processo che è anomalo: la difesa l’ha imposto come se si venisse dal nulla, come se non ci fossero i fatti, le prove». I fatti, le prove: roba da tribunali, non da tv, nel paese che affida le sentenze a Vespa, Palombelli, Crepet; nel paese dove chi racconta il bonifico da 434 mila dollari Berlusconi-Previti-Squillante è un pericoloso eversore. La mamma di Cogne, intercettata, aveva persino confessato («Non so cosa mi è success… cioè, cosa gli è successo»). Ma nessuno, nelle 73 puntate di Porta a Porta, ne ha mai parlato. Sennò il presunto «giallo di Cogne» finiva subito. E magari, poi, toccava raccontare come Berlusconi e Previti corruppero un paio di giudici, o come Andreotti mafiò per 30 anni. Non sia mai.”

Marco Travaglio nella sua uliwood party.

ps.
Una buona notizia di giustizia applicata 
nella quotidiana ingiustizia di un giornalismo corrotto
 e addirittura prezzolato ai servizi segreti deviati (tre parole inscindibili),
HANNO SEGATO LA “BETULLA”!!!
Renato Farina radiato dall’albo dei giornalisti.
Per chi avesse delle lacune su chi da Libero scrive sotto la protezione della famiglia delle Betulaceae,
un piccolo highlight in cui appare fra l’altro il nostro stimato Travaglio:

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Video: Sling Shot, ovvero una nuova intifida musicale in Palestina

Della gente di Palestina,
ho sempre apprezzato l’eterogeneità,
la genuinità del tessuto sociale.
 
Per questo mi capitava di trovarmi a sedere
in un caffè fumoso di arghile,
allo stesso tavolo fra un ex-fedayn fedelissimo del compianto Arafat,
il figlio di un imam con il corano sottobraccio,
un vecchio libraio comunista che vende i pensieri di Gramsci (giuro) sottobanco,
addirittura un giovane sarto che sognava di andare a fare lo stilista d’alta moda a Milano.
 
Così è altrettanto possibile per dei giovani palestinesi
in quell’enorme prigione a cielo aperto che è Gaza
fare dell’hip hop una nuova intifida musicale
contro l’occupazione militare israeliana.
Tramite la musica riuscire finalemente a dissolvere
le enormi mura in cui Israele si illude di rinchiudere
le anime oltre che i corpi emaciati dalla miseria.
 
Sinchè quelle mura non cadano davvero
rovinando fragorosamente sull’ipocrisia del mondo.
 
Vik alias
guerrillaradio

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Pier Paolo Pasolini: la passione della sua poesia per la Resistenza

La passione del ’45
 

Epigrafi

Coi tuoi occhi infossati
i capelli leggeri,
il volto deciso
il riso impetuoso
e il silenzio insistente…

 
Tu non chiedevi altro che meritare
le più alte delle nostre parole:
e adesso è chiaro
quel tuo pudico tacere e gridare,
quel tuo umiliarti
e adirarti.
Tu cercavi in noi, inutilmente,
il tuo cuore…

 
È chiaro il tuo volto sofferente,
è chiaro il tuo riso
è chiaro il tuo pudore,
è chiara la tua innocenza,
e il tuo darti agli altri
smanioso di’ offrirti,
di testimoniare
con forza giovanile
il tormento,
con la violenza la pietà.


Nei tuoi ritratti,
le tue vesti, i tuoi libri,
non sentiremo più la tua vita.
La tua giovinezza
non splende per noi chinata
sulla terra dell’ orto
e non splendono i tuoi capelli.
Fu un vento ignoto a spirare
sul tuo mondo, su te,
e vi ha tutto sconvolto.
Libertà, la tua bocca ridente,
Libertà, la tua fronte pallida,
Libertà, le tue spalle leggere.
Poi il vento è caduto.


Dispersa la tua vita,
stringi nel pugno la tua fede.
Dai silenzi della tua vita
torna solo la voce
della tua fede silenziosa.
Possiamo noi pronunciare le parole
per cui hai dato il tuo corpo
temendo di non dare troppo?
Italia, Libertà…
e parole più umane, amore,
E a chi non vi creda
mostra le mutate
nel terribile sangue
che era di tua madre.

 
Fu questo il tuo gioco
per cui tua madre attende
d’essere morta,
nient’ altro,
in questa estranea terra.
Ma che cosa ci hai dato?
Qualcosa di immenso,
e tu lo sapevi,
ragazzo,
lo sapevi morendo solo
sotto gli alberi testimoni
e la neve calpestata dai piedi
che andavano alla morte.


Qui in Italia
le nubi possono ora solcare il cielo
e il vento scuotere gli alberi,
l’Isonzo e gli altri fiumi
correre al mare…
Nella nostra Italia
gli uccelli possono cantare,
esser verdi le foglie
e giocare i ragazzi.
Il sole può illuminare le acque
e la pioggia cadere
e sui monti brillare la neve.


Tu non puoi essere,
tu che ci hai dato la neve
la pioggia, la luce,
i venti, le nubi…
-Gridiamo: Amore,
gridiamo forte Amore,
che ne risuonino i monti,
e le valli,
e tuoni nelle orecchie: Amore!
C’è un ragazzo,
un candido morto,
che vive in quel grido.
.
(Questa poesia P.P.Pasolini la dedicò al fratello Guido (Ermes) partigiano delle Brigate Osoppo fucilato a Porzus (Friuli) dai gappisti. )
   

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