2006

11 SETTEMBRE 1906-11 SETTEMBRE 2006: satyagraha

Tremila persone, musulmani e indù insieme, si riunirono all’Empire Theater di Johannesburg: era l’11 settembre 1906. Dall’assemblea emerse un 37enne avvocato originario del Gujarat. Il suo nome era Mohandas Karamchand Gandhi. Dichiarò che avrebbe fatto di tutto per «resistere a questa norma ingiusta (l’ Asian Registration Act): preferisco andare in prigione piuttosto che obbedire a queste leggi discriminatorie». Ma con una precisa posizione, rimarcò : se ciascun partecipante all’assembramento dell’Empire avesse deciso di restare fedele alla non violenza – anche se arrestato, imprigionato, torturato e perfino ucciso – la lotta sarebbe stata vinta. Ancora: nella decisione di lottare pacificamente contro la legge ingiusta, decisivo fu l’apporto della dimensione religiosa, anzi interconfessionale: Gandhi lo rievocò, più tardi, identificandola – lui di provenienza induista – nella figura di Seth Haji Habib, il fedele musulmano che si fece avanti nell’assemblea dell’Empire e gli chiese di «prendere Dio a testimone» che, se l’Asian Registration Act fosse diventata legge di stato, «gli indiani non si sarebbero codardamente sottoposti ad essa». «Tutti i presenti, con le mani alzate, giurarono di fronte a Dio – raccontò il Mahatma – di non sottomettersi alla legge. Era nato il Satyagraha».

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ken loach: martedì 11 settembre

“Andasti a lavoro un martedì di Settembre, per le strade assediate di Santiago, strade sorde ai colpi di fucile, strade cieche al tradimento, insensibili alla morte, andasti a lavoro un martedi, e non tornasti. Cammino per le strade, vado di città in città cercando e cercando, chiedo di te con in mano una tua piccola foto: un sorriso antico illumina i tuoi occhi, dove sei!?! In un campo abbandonato, i tuoi occhi ciechi, il tuo corpo spezzato, i tuoi sogni intatti, andasti a lavoro un martedì, e non tornasti” (Canto popolare cileno)

 


Care madri, cari padri e persone di coloro che sono morte l’11 Settembre a New York, sono cileno, vivo a Londra e vorrei dirvi che forse abbiamo qualcosa in comune: i vostri cari furono assassinati come lo furono i miei; abbiamo anche la data in comune, l’11 Settembre, martedì 11 Settembre. Nel 1970 ci furono le elezioni, io avevo 18 anni e votavo per la prima volta; avevamo un bellissimo sogno, costruire una società in cui tutti potessero condividere il frutto del proprio lavoro e le ricchezze del paese. Così quel Settembre del 1970 andammo tutti a votare e vincemmo! C’era il latte e la scuola per i figli, terre incolte vennero distribuite ai contadini senza terra, le miniere di rame e carbone e le principali industrie divennero proprietà di tutti noi. Per la prima volta nella loro vita le persone avevano una dignità. Ma non sapevano quanto questo fosse pericoloso. Il vostro segretario di stato Henry Kissinger disse: “Non vedo come si possa stare fermi a guardare un paese che cade nelle mani dei comunisti grazie all’irresponsabilità del suo stesso popolo”: le nostre scelte democratiche, i nostri voti non erano rilevanti, il mercato ed i profitti sono più importanti della democrazia; da quel momento in poi il nostro dolore, il vostro dolore furono legalizzati. Il vostro presidente Nixon affermò che avrebbe fatto crollare la nostra economia, la CIA ricevette istruzioni di attivarsi per organizzare un’insurrezione militare, un colpo di stato; oltre 10.000.000 dollari furono stanziati per sbarazzarsi del nostro presidente Allende.

Amici, i vostri leader decisero di distruggerci: provocarono uno sciopero dei trasporti che finì quasi per paralizzare la nostra economia, bloccarono gli scambi delle merci nel nostro paese creando il caos, si unirono a quanti nel nostro paese non avevano accettato la nostra vittoria. I vostri dollari foraggiavano gruppi neofascisti che portavano la violenza nelle strade e mettevano bombe nelle fabbriche e nelle centrali elettriche. Incredibilmente la cosa non funzionò: nelle elezioni amministrative il consenso popolare addirittura aumentò. E cosa fecero gli Stati Uniti?!?

“L’11 Settembre i nemici della libertà hanno compiuto un atto di guerra contro il nostro paese e la notte è calata su un mondo diverso, un mondo dove la libertà stessa è sotto attacco” (Gorge W.Bush): L’11 Settembre i nemici della libertà compirono un atto di guerra contro il nostro paese. Alle prime luci dell’alba truppe corazzate avanzarono contro il nostro palazzo presidenziale, Allende e i suoi ministri consiglieri erano all’interno. Allende non fuggì mentre il palazzo della “Moneda” veniva bombardato: “Loro hanno la forza, potranno farci schiavi ma i progressi sociali non si arrestano né con il crimine, né con la forza, la storia è nostra ed è fatta dal popolo. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!. Fu assassinato. Martedì, anche noi accadde un martedì, l’11 Settembre del 1973, un giorno che cambiò le nostre vite per sempre.

Mi spararono a un ginocchio e poi mi sbatterono la testa contro l’asfalto lurido della strada, me la sbatterono non so quante volte, finchè non persi conoscenza. Un giorno in prigione mi issai sulle sbarre della finestra e vidi fuori un amico che veniva trascinato per le braccia, gli avevano spezzato le ossa, sanguinava dalle orecchie, poi lo assassinarono. Sapevamo dei campi di tortura comandati da ufficiali addestrati nelle scuole militari americane, sapemmo di quelli sbudellati, gettati dagli elicotteri in volo, di quelli torturati davanti ai loro figli e alle loro mogli; sapete cosa facevano? Collegavano fili elettrici ai genitali, mettevano topi nelle vagine delle donne, addestravano i cani a stuprare le donne. E poi sapemmo della carovana della morte, del generale che andava di città in città ordinando esecuzioni a caso, 30.000 persone furono assassinate, 30.000. Il vostro ambasciatore in Cile protestò per le torture, ma Kissinger replicò: “Ditegli di non mettersi a fare lezioni di scienze politiche”. Il generale Pinochet che aveva guidato il colpo di stato accolse ridendo il segretario di stato che si era congratulato con lui per il lavoro fatto.
Mi chiamarono terrorista, mi condannarono a vita senza processo né difesa. Fui rilasciato dopo 5 anni ma dovetti abbandonare il paese per la sicurezza dei miei amici. Ora non posso tornare in Cile, anche se ci penso continuamente: il Cile è la mia casa, ma cosa ne sarebbe dei miei figli?!? Loro sono nati qui a Londra, non posso condannarli all’esilio come fu per me, non posso farlo anche se con tutto il mio cuore vorrei tornare a casa.
S. Agostino diceva: “La speranza ha due bellissimi figli, lo sdegno e il coraggio: sdegno per le cose come sono, e coraggio per cambiarle.


Madri, padri e persone care di coloro che sono morti a New York, presto sarà il ventinovesimo anniversario del nostro martedì 11 Settembre e il primo del vostro, noi vi ricorderemo, spero che voi vi ricordiate di noi. Questa è la colpa di cui mi sento io stesso accusato: la conoscenza, il più insormontabile baluardo antagonista alle menzogne di un mondo occidentale che tenta con i propri deliri filo-fascisti di cancellare le nefandezze susseguitesi negli anni, con l’accusa di un eccessiva egemonia della cultura marxista…..la storia…..la verità…..la cultura….semplicemente sinonimi di giustizia. Pablo

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attacco alla libertà (ken loach 11 settembre)

“L’11 Settembre i nemici della libertà hanno compiuto un atto di guerra contro il nostro paese e la notte è calata su un mondo diverso, un mondo dove la libertà stessa è sotto attacco” (George W.Bush)

L’11 Settembre i nemici della libertà compirono un atto di guerra contro il nostro paese. Alle prime luci dell’alba truppe corazzate avanzarono contro il nostro palazzo presidenziale, Allende e i suoi ministri consiglieri erano all’interno. Allende non fuggì mentre il palazzo della “Moneda” veniva bombardato: “Loro hanno la forza, potranno farci schiavi ma i progressi sociali non si arrestano né con il crimine, né con la forza, la storia è nostra ed è fatta dal popolo. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!

 Fu assassinato. Martedì, anche noi accadde un martedì, l’11 Settembre del 1973, un giorno che cambiò le nostre vite per sempre.

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Sì alla missione di Zanotelli e Un Ponte Per.

Il mio appoggio all’impiego dei soldati italiani nella missione non-pacifista Onu
non è certo cieco,
saremo ben vigili,
che  tutte le promesse di funzionalità, d’intervento e neutralità siano soddisfatte.
 
Oltre ad approvare la missione appena scesa in campo,
diamo però piena adesione a ciò che Alex Zanotelli ha espresso come via più efficace e coerente per l’ottenimento di una pace duratura,
e qui riportiamo altrettanto condividendolo l’appello del comitato nazionale di un UN PONTE PER:
 .
 

.
*Abbattere muri costruire ponti*

*Trasformiamo la tregua in pace*

 

Siamo stati a Beirut in missione di pace per vedere la guerra dal basso,
con gli occhi di chi la subisce, come abbiamo sempre fatto in passato,
in Iraq, in Turchia, a Belgrado, ancora in Iraq.

Abbiamo visto la distruzione delle vite e del futuro cui giorno dopo
giorno la popolazione del Libano era sottoposta, abbiamo ascoltato più e
più volte la richiesta di cessate il fuoco immediato, abbiamo anche
ascoltato le aspettative che l’Italia facesse la sua parte da protagonista.

Il cessate il fuoco non è la pace, ma è la condizione affinché alla pace
si possa almeno aspirare, perché sino a che cadono bombe e partono
missili non vi è speranza e, giorno dopo giorno, si muore.

Il cessate il fuoco è arrivato, tardivo, reticente, ambiguo e fragile,
ma è arrivato. Subito i Libanesi sono ritornati nei propri luoghi ed
hanno cominciato a ricostruire. Ora è decisivo che le armi continuino a
tacere. Molte altre cose sono necessarie per la pace, ma la prima è che
tacciano le armi.

Per questo abbiamo gioito, con i Libanesi, alla notizia che un accordo
era stato raggiunto nel Consiglio di Sicurezza e che le parti in
conflitto lo avevano accettato.

Per questo non siamo contrari alla partecipazione italiana alla forza di
interposizione dell’Onu: perché è una delle condizioni perché il cessate
il fuoco continui.
 
Se questo non avvenisse sarebbe una tragedia ulteriore innanzi tutto per
i Libanesi, ma anche per tutti gli altri popoli del Medio Oriente, che
si potrebbe incendiare ulteriormente e anche per tutti noi, perché si
avvicinerebbe la profezia del cosiddetto “scontro di civiltà”.

 

Ma vorremmo anche dire che questa non è la nostra politica, che questa
non è l’Onu di cui ci sarebbe bisogno, che per costruire la pace ci
vuole altro.

Questa è la politica resa possibile oggi delle diplomazie degli Stati
che giocano sulla pelle dei popoli i propri interessi strategici, non è
la politica della pace.

La pace si fa anche a piccoli passi, è una costruzione politica che si
persegue giorno per giorno,  anche con i compromessi, cammina sulle
strade del possibile e chi vuole la pace, e non la “vittoria”, lo sa e
lo persegue. Ma la pace necessita innanzitutto di giustizia e di diritti.

 

L’Onu di cui ci sarebbe bisogno è una Onu affrancata dai veti, in grado
di richiedere il cessate il fuoco il primo e non il trentaduesimo giorno
di guerra, di chiedere il rispetto di tutte le proprie risoluzioni,  e
non solo di registrare gli accordi possibili tra i potenti.

La politica che vorremmo non è fatta da armi schierate tra altre armi,
ma di verità, giustizia, diritti.

 

Riteniamo che affinché la missione abbia successo riteniamo che occorra:

– una rigida neutralità. In questo senso desta preoccupazione la
esistenza di un trattato,stipulato dal Governo italiano precedente, di
cooperazione militare con una delle parti in campo. Questo trattato deve
essere sospeso almeno sino a che la missione è in corso.

– un forte rispetto della sovranità del Libano, che ospita la missione,
e che, solo, può definire le modalità di soluzione dei problemi interni
al paese, compreso il processo di disarmo di tutte le milizie.

– una chiara distinzione tra i compiti del contingente militare
nell’ambito di UNIFIL e le iniziative di sostegno al Governo, agli enti
locali e alla società civile libanese nella assistenza umanitaria  e
nella ricostruzione sociale e materiale del paese. Azioni che devono
essere rigidamente affidate ad una missione civile separata da quella
militare.

– che si prema su Israele affinché rispetti la risoluzione 1701,
togliendo il blocco navale e aereo e consegni le mappe dei campi minati
nel Sud Libano che impediscono la ricostruzione e un ritorno alla vita
normale di una grande parte di popolazione libanese.

– che non ci sia una “doppia agenda” e che la partecipazione italiana
non sia finalizzata a conseguire vantaggi economici per le imprese
italiane nel “business” della ricostruzione.

 

Per la pace in medio oriente.

– La pace in Medio Oriente necessita che si chiuda il capitolo tragico e
vergognoso del colonialismo europeo, con il riconoscimento delle
responsabilità storiche dei paesi colonialisti verso i popoli
colonizzati e la rinuncia ad ogni velleità di controllo, egemonia,
influenza. Per questo sollecitiamo ancora il Governo italiano a
promuovere azioni di scuse e di risarcimento verso i popoli della Libia
e del Corno d’Africa, vittime del colonialismo italiano di inizio secolo.

– La pace in Medio Oriente necessita di riconoscimento dell’altro e
delle sue culture. Per questo riproponiamo la creazione in Italia di un
Istituto di alta cultura sul modello dell’Istituto del Mondo Arabo di
Parigi.

– La pace in Medio Oriente necessita di disponibilità al dialogo con
tutti e in particolare con le rappresentanze liberamente scelte dai
popoli e a comprenderne e a confrontarsi con le loro ragioni, anche con
coloro di cui non si condividono le scelte. Per questo riteniamo
positivi i segnali politici lanciati in Libano e  in Palestina dal
Governo italiano e lo sollecitiamo a operare in questo senso anche in
Iraq. Anche nell’Iraq sprofondato nella guerra civile non c’è
alternativa al dialogo e alla conciliazione nazionale e l’Italia, dopo
il ritiro delle proprie truppe, potrebbe svolgere un ruolo positivo.

– La pace in Medio Oriente necessita che si ripristini la legalità
internazionale, con la fine di tutte le occupazioni militari, e il
riconoscimento dei diritti alla vita, alla libertà e al futuro di tutti
gli uomini e le donne che vi abitano a cominciare dagli uomini e le
donne palestinesi. Abbiamo a cuore il diritto alla sicurezza degli
uomini e delle donne che vivono in Israele al pari di ogni altro e ogni
altra, ma la sicurezza è la conseguenza della pace e della giustizia, e
non la sua premessa. Per questo sollecitiamo il Governo italiano a
sostenere la denuncia di Kofi Annan e del Governo libanese sull’uso di
armi illegali, anche favorendo una commissione di inchiesta dell’Onu
sulle violazioni occorse durante la guerra, a sollecitare il rilascio di
tutti i prigionieri illegalmente detenuti e a condannare ogni azione
rivolta ai civili.

– La pace in Medio Oriente necessita di una prospettiva di disarmo, a
cominciare dalle armi di distruzione di massa presenti in Medio Oriente
e non solo. Solo un processo complessivo di disarmo può impedire
ulteriori proliferazioni. Per questo sosteniamo la proposta di una
conferenza per un Medio Oriente libero da armi di distruzione di massa e
la richiesta di smantellamento dal territorio italiano delle armi nucleari.

– La pace in Medio Oriente necessita della convinzione da parte di tutti
che non sarà con le armi e con la guerra che si otterranno né la pace,
né i diritti, né la sicurezza. Per questo sosteniamo la proposta di una
conferenza internazionale per la pace in Medio Oriente con la
partecipazione di tutti i soggetti interessati.

– La pace in Medio Oriente, infine, necessita che la società civile
mediorientale che lotta, insieme, per la pace e la sovranità, per i
diritti, per la giustizia e per la democrazia possa crescere e
svilupparsi ed alimentare, nel dialogo con tutte le parti della società,
una prospettiva di sviluppo umano basato sui diritti di tutti e di tutte
che si imponga sugli autoritarismi e sui fondamentalismi. Per questo ci
siamo orientati a lavorare con le Organizzazioni Nongovernative locali
in tutti i paesi in cui siamo presenti sostenendo il loro operato e non
sostituendoci ad esse e invitiamo tutti a fare lo stesso.

 

La pace è lontana. Lontana dagli uomini e le donne che continuano a
morire in Iraq a decine senza che nemmeno più ce ne accorgiamo. Lontana
dagli uomini e le donne segregati a Gaza e nella West Bank . Lontana
dagli uomini e le donne che vivono in Israele, in Libano, in Iran, in
Europa, in Italia. Lontana dalle navi della disperazione che ogni giorno
approdano sulle nostre coste.

C’è molta strada ancora da fare. Speriamo che l’Italia, tutta, voglia
percorrerla. Un ponte per… con le poche forze di cui dispone ci sarà.

 

Il comitato nazionale di Un ponte per…

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Thuram e Veira: Quando il calcio è al razzismo

Per una volta guerrilla radio grida
Alè Blue!!!
Prima guerrilla-news dedicata alla camicia-rospo del post sotto.
 
 
 
CALCIO: THURAM INVITA 80 CLOCHARD IMMIGRATI A FRANCIA-ITALIA

Sugli spalti di Francia-Italia, mercoledì 6 settembre, a Parigi, ci saranno 80 spettatori che mai si sarebbero potuti permettere il biglietto di ingresso alla partita: sono immigrati senza fissa dimora invitati da Lilian Thuram, difensore dei blues. Il fuoriclasse francese, originario della Guadalupa, si è distinto già in diverse occasioni per le sue battaglie contro la povertà e in favore dell’integrazione.

L’anno scorso attaccò il ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy, che aveva definito «feccia» i giovani immigrati autori di una rivolta nelle banlieu, e lo accusò di avere adottato le posizioni xenofobe di Jean-Marie Le Pen.

L´attacco di Thuram alle politiche contro l´immigrazione di Sarko (così viene chiamato in Francia) è solo una delle tante voci che si levano contro il modello francese proposto dal ministro. Autore di un progetto di legge approvato il 30 giugno scorso dal Parlamento, Sarkozy, continua a portare avanti, con l´appoggio del suo partito l´Upm – i centristi che furono di De Gualle e ora di Chirac- un provvedimento (che porta il suo nome) che indurisce le condizioni di ingresso e di soggiorno per gli stranieri, privilegiando l’arrivo di migranti «qualificati».
 
leggitutto  thuram e viera,antirazzismo,comprano biglietti per,estracomunitari,extracomunitari.
 

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Quel Dottor Stranamore di Calderoli…

Sconfessata dalla vittoria della nazionale  francese sull’Italia
la teoria-troiata evoluzionist-nazista dell’ex ministro del centrodestra Roberto Calderoli,
l’eroe dei razzisti “padani” si fa dottor Stranamore,
invitando Bush ad una nuova Hiroshima in Beirut.
 
Come dire,
non c’è peggio al peggio in casa leghista,
(se questi sono i vagiti,
pardon i rutti dell’opposizione,
 cosa mai dovremo aspettarci i giorni dello smantellamento della Bossi-Fini???)
.
g.r.
 
 
 
 
 
Il vicepresidente del Senato: “Ahmadinejad unico possibile successore di Bin Laden”
E continua: “Manderò a Bush una t-shirt con le vignette satiriche sull’ Islam”
Calderoli a Bush: “Mandi un’atomica
per il compleanno di Ahmadinejad”


 
ROMA – Nuove gravissime dichiarazioni del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, che spinge Bush a lanciare “l’atomica su Teheran come regalo per il compleanno di Ahmadinejad” e definisce il presidente iraniano “unico possibile successore di Bin Laden”.

L’esponente leghista sceglie dunque l’ennesima provocazione per commentare le dichiarazioni di ieri del presidente statunitense, che definiva il capo di Teheran un “tiranno, che guida un paese più pericoloso di Al Qaeda”. “Condivido completamente le valutazioni del presidente Bush su Ahmadinejad – dice Calderoli – perchè è evidente che il successore, ammesso che l’interessato non sia già morto, di Osama Bin Laden non può che essere lui”.

E continua l’esponente della Lega: “Ma comunque, se fossi Bush, tenterei l’ultima azioni diplomatica: non so quando Ahmadinejad compie gli anni ma se è così appassionato del nucleare perchè gli Stati Uniti non gli mandano un’atomica per il suo compleanno? Magari innescata per posta aerea?”. Poi prosegue: “Allah sarà grande, avrà le fatwe a disposizione, ma l’atomica non ce l’ha, mentre Bush l’atomica ce l’ha e ne ha tante”

Conclude così Calderoli: “Ho inoltre deciso di mandare una delle mie magliette con le vignette (quelle satiriche contro l’Islam, ndr.) a Bush perchè è una delle poche persone serie che esistano al mondo, perchè ha capito il rischio che viene da chi, utilizzando la religione, vuole fare le crociate”. 
. calderoli razzista,lega leghisti,caderoli,b

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La missione non-di-pace italiana in Libano fa pulizia del dolore inferto.

Contaminati dal Congo non abbiamo distolto l’attenzione
dall’attrazione verso le dinamiche
che hanno portato alla sbarco dei nostri soldati in Libano sotto l’egida delle Nazioni Unite.
 
Chiarito l’ossimoro di una missione militare definita  di “pace”,
ma che in realtà prevede regole d’ingaggio per cui riteniamo inevitabile la battaglia,
guerrilla radio si dice soddisfatta per la pronta azione intrapresa dal nostro governo,
specialmente in un momento in cui l’Onu sembrava ancora imbarrazzatamente congelata nel suo stallo da veto.
 
La neutrale interposizione di soldati rappresentanti della comunità internazionale,
è la miglior premessa per la costruzione di un reale accordo di pace.
 
Proprio per questo,
è a meraviglia l’ha compreso perfino D’alema,
se la missione avrà successo i soldati dell’Onu dovranno essere mandati anche a Gaza,
e non solo, in tutta la Cisgiordania,
come da più di quarant’anni Arafat e i palestinesi richiedevano a gran voce,
soffocati dai continui veti statunitensi.
 
Proprio per questo,
temo che la missione non avrà successo,
in quanto Israele è contraria ad un accordo di pace giusto ed equo,
e vuole imporre con la forza la sua politica unilaterale di occupazione e confisca.
 
Prevediamo quindi purtroppo giorni incandescenti,
e forse conditi dai soliti attentati cui la matrice è oscura,
sebbene è noto chi è il primo mandante di attentati e “omicidi mirati” in medioriente…
 
Fra qualche giorno è l’undici settembre,
consoliamoci con il fatto che da questa missione l’Italia ricava soprattutto una ripulita della sua immagine a livello internazionale,
non più con le mani sporche di sangue iracheno,
ma con le maniche levate a lavorare affinché altro sangue non scorra per il martoriato popolo arabo,
da sempre nostro referente dall’altro lato del mediterraneo.
 
inshallah.
 
guerrilla radio

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Prodi premia l’Hitler nero del Rwanda

Stavolta Prodi l’ha combinata grossa,
compromesso la buona reputazione del suo governo nella difesa dei diritti umani.
 
Ci sentiamo scandalizzati,
sullo stesso piano dei comboniani di Nigrizia,
nell’aver appreso che il presidente del consiglio del mio Paese ha premiato l’Hitler nero d’Africa:
Paul Kagame.
 
A quelli di Nessuno tocchi Caino,
rispettati più volte per il loro impegno,
ci uniamo anche noi nel dire che Caino va perdonato,
ma da qui a premiarlo ci passa troppo…
 
L’estate scorsa mi ritrovavo nelle Repubblica Democratica del Congo,
col mio umile impegno a sostenere gli sforzi della martoriata popolazione per la conquista di un barlume di libertà e democrazia.
I segni della guerra erano tangibili ovunque, il più grande olocausto dopo la seconda guerra mondiale.
Quei 4 milioni di congolesi morti in 5 anni, portano nelle ossa la firma del Kagame generale del Fronte patriottico ruandese (Fpr)
che scatenò la tragedia invadendo il Congo.
 
Prodi sa come Kagame gestisce oggi il suo potere in Rwanda?
Arrivato al potere in seguito al genocidio ruandese, innescato col suo contributo,
il suo regime oggi può infrangere e violare impunemente i diritti umani ed è pura apartheid e terrore per l’ etnia hutu,
andare a vedere per credere.
 
ps.
Il brother beat Nick
in Ruanda ci partirà sul serio fra non molto,
auguri hermano.
 
guerrilla radio
 
 
approfondimenti:
La polemica di Nigrizia
Nessuno tocchi Kagame
video: Kagame principale istigatore del genocidio ruandese
Il presidente Kagame scatenò il genocidio Tutsi

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Questo blog fa schifo agli israeliani

Qualche giorno fa mi ha scritto un cittadino israeliano comunicandomi quanto trova ripugnante ciò viene scritto su questo blog.
 
Prima che si eclissasse nella rete ho fatto in tempo a ribadire che semmai di ripugnante c’è l’atteggiamento del suo Paese
nello sterminare sistematicamente civili palestinesi, per lo più bambini.
 
L’ultimo bombardamento dell’artiglieria israeliana contro Beit Hanoun, a nord della Striscia di Gaza, 
ha ucciso 3 bambini palestinesi appartenenti alla stessa famiglia: Sara Abu Nazal, 10 anni; Mahmoud Musa Abu Nazal, 10 anni; Yahya Ramadan Abu Nazal, 11 anni.
 
Che Iddio o Allah abbia a cuore le loro anime.
 
Ma il bilancio degli ultimi dieci giorni annovera decine di civili ammazzati
(non riferiamo di uccisi fra i civili israeliani semplicemente perchè non ve ne sono, strana guerra questa vero?),
precedentemente a Seida, era stata la volta di Mahmoud Ibrahim Qarnawi, 11 anni, colpito dagli israeliani alla testa e lasciato morire dissanguato dinanzi ai genitori.
 
Proprio in quel minuscolo villaggio di Seida dove ho lasciato io il mio di cuore,
e ogni volta che ne leggo i lutti tremo,
 soffro di palpitazioni nel timore di scoprire che i soldati israeliani abbiano ammazzato un mio amico.
 
Per fortuna non tutti gli israeliani sono come l’anonimo che mi ha comunicato il suo disgusto, probabilmente reciproco,
ma lungo le spiagge di Tel Aviv o nelle sue discoteche la maggioranza della gente pare se ne sbatte se non commenta divertita a queste quotidiane stragi d’innocenti,
stolidamente non arrivando a capire che è tutto ciò il primo motivo di insicurezza per lo stato d’Israele.
 
Continueremo con piacere a essere ripugnanti,
se ciò significa denunciare questo continuo genocidio verso un popolo oppresso.
 
vik
alias guerrillaradio

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DIARI CONGOLESI 2: la lezione di un’elezione

Proseguo con lo stralcio dai miei diari Congolesi,
l’impressione dell’espressione delle elezioni in Congo,
come si è impressa nella mia mente scuotendo il mio animo;
nell’ambito della nostra significativa missione come osservatori volontari tramite 
i Beati Costruttori di Pace.

g.r.

Democrazia allo stato puro,
stato brado,
aldifuori di quei meccanismi egoistici che dalle nostre parti ci portano a votare per i partiti politici
più vicini alla nostra classe sociale, o dottrina di fede,  o regione di provenienza, insomma a meri calcoli individualistici sul proprio personale tornaconto.
Il phatos collettivo che ha condotto quasi 26 milioni di congolesi a votare
è stato il medesimo spirito passionario,
inserire  quel maledetto lenzuolo di carta malpiegato nell’urna
nella convinzione di aver espresso un voto per la pace, ma una pace assoluta per tutto il Paese.

Non importa la scelta,
ma l’intenzione dei votanti.

E l’intenzione per la pace, è stata  quella di prendere per una volta nelle proprie mani
 le redini di un destino da sempre mosso da cinici burattinai oltreconfine.

La pressoché totale assenza di violenze e intimidazioni intorno ai seggi,
è la cartina di tornasole su di una coscienza popolare che ha virato verso la volontà rivoluzionaria per il Congo di mettere fine ai suoi conflitti intestini.

E se fortunatamente nel bel mezzo della guerra noi non ci siamo ritrovati,
la sua ombra funesta era però tangibile un pò ovunque,
e i suoi strascichi come tentacoli minano l’ipotesi di convivenza pacifica.

Per quanto mi riguarda,
la guerra,
puttana,
mi si presentava  nei racconti sulle labbra tremanti delle sorelle Dorotee a Bukawo,
che mi narravano di quando una bomba è precipitata nel giardino del vicino,
o di quando i guerriglieri entravano da loro, legavano  i custodi
puntavano i fucili alla loro tempie e si facevano consegnare quel poco fra viveri ed elemosine che avevano racimolato per i più poveri.

Durante le nostre perlustrazioni nei vari villaggi,
la guerra era da sempre impressa in alcuni sguardi spauriti,
in discussioni casuali con passanti,
in occhi di ciechi che iddio sa cosa avranno mai visto,
in cicatrici sulla carne spoglia,
in alcoolsti che, con mia viva meraviglia non erano maltrattati dalla comunità,
ma stranamente compatiti,
e Giampaolo (mio partner in questa missione)
mi ha suggerito che chissà anche loro cosa avevano subito,
o forse peggio,
quali atrocità avevano  dovuto compiere per difendere se stessi,
la famiglia o la terra.

Tutta una umanità reduce da una violenza che non si è ancora redenta.

L’ultimo giorno dalla parti di Kalehe,
ci siamo fermati a ristorarci in una bettola la cui insegna recitava:
“chez mama duble” (abbiamo scoperto successivamente il perchè di tale affissione,
la mamma in questione era un donnone sui duecentochili…),
 all’interno divorando un foù foù ho notato su una delle pareti in legno dei disegni in pastello,
gli stessi disegni che i bambini palestinesi imprimono sul foglio quando li si lascia disegnare in libertà.

Scene di caccia.
Sì, ma caccia all’uomo, con sparatorie e sgozzamenti.

Quale futuro si profila per una società i cui cuccioli d’uomo,
proiettano tali incubi fuori di sè con totale naturalezza?
Anni di sostegno psicologico, per lenire quei traumi,
ma in Congo chi ha tempo???

Il dì di festa delle elezioni ha in parte attutito questi miei stati di scoramento.
Il mondo civilizzato ha ricevuto una lezione da quello ancora civile.
Mi chiedo se è più sottosviluppato un paese che si muove in massa ancor prima dell’alba
verso le urne vestiti di stracci a piedi scalzi camminando per chilometri,
piuttosto che il misero 50% di aventi diritto al voto che alle ultime elezioni statunitensi han ritenuto doveroso
alzare le chiappe dal divano ikea dinnanzi al televisore al plasma
e andare magari a ricaccare a calci nel suo ranch texano
l’attuale presidente usa che governa il mondo.

Encomiabile il lavoro dei membri dei vari bureaux de vote,
in particolare i nostri osservati speciali durante lo spoglio.

Spoglio che mi ha riportato alla mente una vecchia pellicola:
“Non si uccidono così anche i cavalli?”
-14 ore consecutive,
-niente cibo
-niente acqua
-porta sprangata, chi è fuori è fuori,   chi è dentro rimane dentro,
-olezzo irrespirabile di umanità sporca sprovvista di deodorante (noi wazungu in primis…)
-luce fioca di lampada al centro della stanza
 + a fare da faro per zanzare malariche fuori rotta che per altro.
 Nonostante sussisteva una tacita competizione fra gli assesseurs e i temoins su chi cedesse prima sotto le brame di morfeo,
  erano i ceffoni di un corpulento presidente a ristabilire il numero legale del bureau di depoullement, più rinsavente di un qualsiasi doppio caffè espresso.

Se stoici i membri del seggio,
come è stato certificato dalle emozioni di ciascun volontario,
commovente è stata la catena umana di congolesi in cerca tramite il gesto del voto di equità e giustizia.

Come non poteva aprircisi il cuore la vista di tutte quelle donne
che sparivano dietro l’isoloir con il bimbo attaccato al capezzolo,
a poppare un siero che era insieme latte materno
e testamento non verbale d’indipendenza, di possibile rivincita.

Scherzavo con JeanPaul,
sul fatto che un ragazzo da più di un quarto d’ora sostava nella cabina elettorale indeciso sul dafarsi,
e la sua scheda la girava e la rigirava,
gli ho dato di gomito: “un tantino indeciso il ragazzo eh?”,
sottolineando come allungasse a dismisura la media dei tempi di voto da registrare nella nostra valutazione.

Avrei voluto prendermi a schiaffi.
Perchè quando mi è sfilato innanzi dopo 20minuti buoni,
ho scoperto sul viso del ragazzo che l’occhio sinistro era completamente spento,
e quello destro anch’esso parecchio messo male.
Avrebbe potuto tranquillamente chiedere l’ausilio che in quel seggio era riserbato agli analfabeti, ma il ragazzo non l’ha fatto.
Come abbiamo notato non fare da altre decine di votanti in difficoltà.

Lì dentro l’isoloir oscuro, lui, quasi totalmente cieco, ha preferito fare da solo.
Si stava consumando l’evento eccezionale, il SUO MOMENTO.
La libertà è un bene così prezioso, ce se ne rendo conto quando viene a mancare,
o nel MOMENTO in cui ci viene restituita.
E domandatelo a Mandela come ad ogni congolese,
ma giammai a uno di quei migliaia di giovani nostrani che ci tengono a farsi rinchiudere in una casa per mesi spiati dalla telecamere…

Abbiamo visto lungo una fila votare una bambina,
voto irregolare?
No, era una donnina, una donna-bonsai,
pigmea, il voto più palese delle elezioni del Kivu,
anche lei arrancava x arrivare all’inchiostro nell’isoloir, non ha voluto farsi aiutare a votare,
paura che qualcuno le appoggiasse il dito sul viso di Bemba???
(ndb. jean pierre bemba prossimo al ballottaggio per le presidenziale,
in passato faceva praticare il cannibalismo ai suoi guerriglieri nei confronti dei poveri pigmei…)

Il nostro amico Justine,
ha evocato quelle lunghe file ancora al chiaro di luna dinnanzi all’apertura dei seggi,
come file di fedeli in attesa di ricevere la comunione,
a me in una versione più laicista hanno evocato alcuni vecchi documentari che in Italia mostravano giovani uomini e donne, parecchio malmessi,
marciare sulle montagne verso una speranza di libertà,
li chiamavano partigiani.


Vittorio Arrigoni
alias guerrillaradio,
l’ultimo dei sessanta volontari coinvolti.

Flagi82 alias ??? Noemi Dalmonte
una delle prime, è possibile trovarla lei e le sue diapositive sul Congo
a questo indirizzo:
http://tappingdiotima.iobloggo.com/

Daniele Danese, paparazzo style,
ha pubblicato qui alcune foto della nostra missione.

Marta Clementi,
anticipando Daniele, ne aveva già pubblicate altre.

Daniele Barbieri,
nostro guru-giornalista,
ci consiglia di comprare l’ultimo numero di Carta.

DIARI CONGOLESI 2: la lezione di un’elezione Leggi l'articolo »

Michael Moore versione Sicko sputtana Berlusconi

Michael Moore di passaggio a Roma per presentare il suo ennesimo pugno allo stomaco della “cultura” statunitense, il capolavoro Sicko, ha avuto anche dure parole contro il leader dell’opposizione:

 

“In Italia esiste il diritto a chiedere e ricevere cure sanitarie se si e’ malati e il servizio sanitario esiste indipendentemente dal colore del governo. E’ anche vero che per alcuni anni avete avuto un governo di centrodestra e un presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, che ammirava l’America e voleva imitarla. Cosi’ ha cercato di tagliare la rete di sicurezza sociale e ridotto le risorse per il sistema sanitario. Cosi’ il nuovo governo deve ripulire il casino che Berlusconi si e’ lasciato alle spalle. Tuttavia in Italia almeno un sistema sanitario ce l’avete, negli Stati Uniti non abbiamo nemmeno quello”.

(Michael Moore today in Rome)

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L’Abu Ghraib dipinta da Botero e quella vissuta da un italiano rinchiuso in Marocco. (free Abou Elkassim Britel)

“Credo che la gente non si aspettasse che il paese più ricco del mondo facesse queste torture come facevano 10 secoli fa con una perversione totale”.

(Fernando Botero)

 

Dopo aver segnalato una mostra assolutamente da boicottare, eccone un’altra imperdibile:

http://www.mostrabotero.it/

L’abu Ghraib di Botero è senza dubbio la miglior risposta dell’arte come guerrilla alla sottaciuta depravazione di un occidente che fa della tortura la sua democrazia da esportare.

 

vedi altre immagini

L’abu Ghraib di Abou Elkassim Britel è invece la drammatica vicenda di un italiano che nel maggio 2002 ammanettato, incappucciato, denudato, vestito di un pannolino, incatenato fu trasferito dalla CIA dal Pakistan in Marocco dove fu torturato da agenti dell’intelligence marocchina e dove ora è in carcere.
 
Nel maggio 2003, liberato senza accuse, dopo una lunga e dura detenzione in segreto, al momento di rientrare in Italia, fu di nuovo rapito e fatto sparire, complici i servizi italiani. Subì altri 4 mesi di detenzione segreta e nuove torture, poi fu processato senza alcuna garanzia. Prima condannato a quindici anni di carcere, la sua pena venne ridotta a 9 anni.
Oggi è rinchiuso nel carcere di Äin Bourja a Casablanca, dal quale dovrebbe uscire nel 2012.
 

 
In questi giorni unti da creme abbronzanti e fritture in riva al mare, certe vicende rovinano la festa,
sarà che questa estate ci è crudele, noi sposiamo questo ruolo di guastafeste.
 
Per Kassim si deve e si può fare qualcosa.
 
Kassim è innocente delle accuse di terrorismo come risulta dall’archiviazione dell’indagine italiana. Il Parlamento europeo ha sollecitato il governo italiano a prendere misure concrete per ottenerne l’immediato rilascio. Lo stato italiano tace e l’ingiustizia nei confronti di Abou Elkassim Britel continua.
Mandate un messaggio di solidarietà per Karim, compilando questo form, già in migliaia l’hanno fatto, solo se l’attenzione si farà veramente popolare la politica si sentirà il dovere di intervenire per una giusta causa, causa di diritti umani.

links di approfondimento:

http://giustiziaperkassim.net/

http://www.an-nisa.splinder.com/

L’Abu Ghraib dipinta da Botero e quella vissuta da un italiano rinchiuso in Marocco. (free Abou Elkassim Britel) Leggi l'articolo »

La genesi di un istantanea 2: la paura di hamid skif

Inaspettatamente stamani mi sono ritrovato in zona,
e allora sono corso una scappata a salutare i miei fratelli d’ebano,
Ibrahim e gli altri appena mi hanno avvistato mi sono fatti incontro ridacchiando,
chiedendomi cosa gli avevo combinato.
 
Dopo la pubblicazione della foto sul sito di Beppe Grillo, sono stati infatti riconosciuti da più persone,
e ne erano felici,
anche se purtroppo questa inattesa popolarità non ha giovato al loro umile commercio clandestino.
 
Questa mese specialmente, sono vacche magre.
 
Avrei dovuto portare loro alcuni doni, ma essendomi trovato per caso da quelle parti,
ero a mani vuote.
Allora loro hanno omaggiato me di una splendida collanina appena giunta passata mano per mano dall’Africa,
che regalerò a mia volta a mia madre,
e una sorta di specchio intagliato nel legno raffigurante l’icona del Che Guevara, che mio padre ha messo in bella mostra nel suo ufficio(“nessun Che può essere brutto”);
i miei freres mi conoscono molto bene.
 
A loro dedico il video di questo post,
a loro e a tutti i clandestini di questo nostro ingrato Paese
la lettura dell’ultima pagina di uno struggente libro che consiglio a tutti,
il miglior vaccino a qualsiasi libello leghista-razzista:
 
“LA PAURA”, di Hamid Skif
barbera editore:
 
“Stasera o domani troveranno il mio cadavere buttato sulla massicciata, con in mano un quaderno strappato e sulle labbra un sorriso, soltanto un sorriso per dire sì, ho vissuto per qualcosa, non ho vissuto per niente nel freddo di questo paese, che ha ucciso il mio corpo ma dato le ali alla mia anima.
Non piangetemi e non dimenticatemi. Mi sistermerò sulle vostre soglie, veglierò sui vostri sogni, vi starò alle calcagna perchè ho il sorriso arrogante dei cani che fiutano la paura degli altri e ne vivono per una vita intera, ospiti della vigliaccheria. Non sono più scheletro, nè uomo, nè hombre e metto l’h dove va messa affinchè faccia delle ombre un uomo e dell’uomo le sue ombre poichè, sapete, nei vostri cuori i cani hanno uno spazio più grande di noi, umani di second’ordine, scorie d’Europa e di un mondo talmente ricco da spappolarsi il fegato con i suoi banchetti omicidi. Ci bombardate con quell’agio che cola dagli schermi e pretendete che ce ne restiamo qua, in pensione sin dall’infanzia, seduti sulle nostre chiappe a crepare di fame e di sete a pochi chilometri dalla vostra mangiatoia, ci chiudete le porte in faccia, ci proibite di entrare nel vostro canile e innalzate dei muri. Noi però ce ne facciamo beffe. Sbeffeggeremo tutti i muri. Non c’è niente di più umano che sbeffeggiare la stupidità. E se trovate delle larve bianche nel mio cadavere, prendetevene cura. Saranno presto bruchi e farfalle. Si trasformeranno in migliaia di mostri che spopoleranno il cielo in cerca delle nostre anime, noi gli abbandonati sulla spiaggia, noi i restituiti dai flutti a decine e presto a centinaia, bagnati di singhiozzi, congelati dalla mancanza d’amore, affamati di pietà. Il nostro esercito è dall’altra parte della costa, pronto a tutte le audacie, e un suo distaccamento verrà ogni notte a sfinirvi elencando i suoi soldati morti, identificandoli, seppellendoli o respingendoli prima che arrivi il secondo distaccamento, poi il terzo e così via fin quando sarete sommersi e non ne potrete più, visto che preferite aiutare quelli che ci succhiano il sangue invece di aiutare noi ad abbattere la loro tirannia. “Troppo facile dirlo”, reclamate nei vostri discorsi inamidati di menzogne, ma adesso è finita, non vi crediamo più, non crederemo più. Siete complici degli assassini. Stasera torno a casa. Mi butterò dal treno perchè la mia faccia non si adatta e perchè la mia ombra fa ombra al coccodrillo che mi fronteggia, che vorrebbe vincere i suoi gradi al supermercato dell’odio e che sogna solo di farsi un clandestino, un magrebino, o un altro meteco.
Se proprio ne deve crepare uno, che sia stasera o mai più.”

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DIARI CONGOLESI: Prologo

Riemergono,
le ferite stantie sulla terra rossa
erosa da una pioggia gravida di epidemia.
 
Le ferite di guerra  che sfaldano il suolo
rilevano tutto il putridume di milioni di corpi malinumati.
 
Si ripropongono,
nelle cicatrici sulla pelle d’ebano
di Giovani mai stati giovani.
 
La guerra corre sulle labbra di un popolo intero,
come racconti terribili
sulla bocca di un pazzo affetto da logorrea irreversibile.
 
E ci grida di:
                      violenza carnale,
                     granate cadute dietro casa,
                       amputazione,
                      saccheggi,
                   del calare della notte inteso come terrore e lutto.
 

 
Nel controllare e porre il timbro sul mio passaporto,
al confine col Rwanda,
ho notato che l’agente di frontiera aveva entrambi i bracci mutilati.
 
L’ho salutato allora,
con una forte stretta di mano,
 la stessa mano con cui l’occidente dei wazunghi
si è preso cura in questi anni dei destini di questi uomini sofferenti
(un moncherino compassionevole si è mosso verso il mio braccio invisibile).
 
 
Con gli occhi grandi come i grandi laghi del Kivu,
i figli diseredati del Congo ci scrutano,
 e in quegli enormi pozzi di pece,
 vergognosamente andiamo a nasconderci la colpevole coscienza.
 
Perchè nel riflesso di quei cristallini laghi
come nelle pupille nere incredibilmente dilatate dei bimbi,
vige ancora l’abnorme offesa,
quelle migliaia di morti che nei laghi venivan gettati,
ora sgombri dalla vista
mai rimossi dallo sguardo di ogni congolese.
 
 
Non ci sono specifiche pregiudiziali verso l’uomo bianco,
ma l’onore di essere visitati
dai parenti stretti
di quei generali neri che li hanno trucidati.
 
 
Nella memoria storica di un vecchio cieco,
nel passo incerto di una bella donna
che da bimba fu rapita e poi stuprata,
 
Ho scoperto quale chiave apre quelle fosse comuni
  che qualcuno volle non fossero mai scoperchiate.
Sbattute in faccia all’opinione pubblica mondiale.
 
Ho scavato a mani nude
e fra le mani sono emersi femori,
crani tumefatti, e costole con incisioni come fossero graffiti,
meglio,
 griffate.
 
    Molte recitavano “etats unis”
   altre “Made in Europe”
    altre ancora “Cadeaux d’Italie”.
 
Lercio d’infezione,
Infetto irreparabilmente anche me stesso
Ho cercato lo spiraglio per tornare indietro,
fuoriuscire da quell’orrore di guerra.
   Ma ogni porta alle mie spalle era sprangata,
    senza serratura,
   e quelle poche con,
  una combinazione che ho voluto scordarmi.
 
Non rimaneva che del lucido da scarpe
in fondo al mio zaino.
Spalmato sulla mia pelle latteo-spettrale
che mi facesse apparire meno appartenente a quell’immonda gente
che diamanti e oro indifferentemente continuavano a cavare fuori
dalle carcasse di innocenti ammazzati.
 
Alla fine con tutta l’umiltà di cui sono ancora capace,
non più muzungu, finalmente africano pure io
mi sono messo a marciare a fianco di 26 milioni di eroici congolesi,
sulle loro marcite strade, verso un nascituro rinascimento.
 
 
Accompagnando il Congo  verso l’elezione 
in cui noi avrem dovuto essere i testimoni eletti,
un poco presuntuosi,
ci siamo tutti  presto resi conto che l’Africa
 ancora una volta,
ci stava impartendo una lezione.
 
Di Democrazia allo stato puro,
d’incredibile fame di Pacificazione.
 
.
Vik alias guerrilla radio

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Attacco all’ipocrisia delle Nazioni Unite. CyberProtesta pacifista

«Questa è una CyberProtesta. Hey Israele e Stati Uniti non uccidete i bambini e l’altra gente. Pace per sempre. No alla guerra»
qui sotto potete vedere lo screenshoot del “sabotaggio” da parte di Kerem125 M0sted e Gsy, tre hacker turchi,
ai danni del sito delle Nazioni Unite, (www.un.org:)

I tre hacker, impegnati come noi a utilizzare le indefinite potenzialità di internet
per denunciare le più gravi ingiustizie odierne,
si sono introdotti nella sezione dedicata ai «latest statements»,
le più recenti dichiarazioni del segretario generale Ban Ki-moon, e hanno inserito ciò che il capo dell’ONU si dimentica di dire nei suoi discorsi.
 
E se pensate che le accuse della  CyberProtesta siano campate in aria,
leggetevi la recente storia di Mariya ,
bambina palestinese rimasta paralizzata in seguito ad un attentato terroristico israeliano
e che ora da Israele si vede negare le cure:
 
LA SORTE DI MARIYA

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La mia foto ripresa da Beppe Grillo: la genesi di un istantanea

Beppe Grillo  ha pubblicato una mia foto
sul suo blog per il V-day:
 

guerrillaradiobloggo è vittorio arrigoni
 
Ibrahim e Mamadou,
come il fuori-inquadratura Baba,
sono i miei fratelli senegalesi.
 
E il loro vaffanculo day in Italia si protrae da anni,
più o meno da quando una legge partorita da un bicefalo razzista chiamato Bossi-Fini
ha disumanizzato gli esseri umani rendendoli una merce.
 
I miei fratelli sono uomini dotati di grande spiritualità,
e sopprafine intelligenza (come tutti i senegalesi che conosco qui in Italia),
parlano minimo 5 lingue, Ibra ha una sorella che studia alla Sorbonne,
Baba una laurea in scienze della comunicazione.
Hanno lasciato a Dakar un impiego sicuro,
ma troppo male renumerato per le loro numerose famiglie,
e hanno rischiato la venuta in Europa quasi certi di trovare uno spazio se non per le loro capacità umane ed intellettuali,
quantomeno per le loro operose mani.
 
E spazio per lavorare ci sarebbe eccome, confindustria conferma,
se non fosse intervenuta una politica che fa del bieco razzismo la sua principale arma di  propaganda.
 
I miei fratelli senegalesi vivono ammassati in un appartamento affittato all’unico africano in regola, che non ci pensa due volte a concedere ospitalità ai suoi più sfortunati connazionali.
 
Oltre alla bancarella per riuscire giusto a metter qualcosa in fondo allo stomaco,
ottengono un lavoro vero, ma nero, nerissimo
al massimo per due-tre mesi l’anno,
12 ore minimo di sfacchinata quotidiana,
stipendio ipotetico.
 
Baba recentemente mi ha fatto parlare al cellulare con sua moglie, è deliziosa, l’ho vista in foto,
non si incontrano da tre anni.
Si sono sposati per telefono.
 
Spesso mi raccontano dei furti che subiscono,
(e  rubare a chi non ha niente ce ne vuole vero?)
delle intimidazioni, delle violenze verbali.
 
Sarebbe facile optare per la via più semplice,
e vendere le loro vite al narcotraffico in cambio di soldi facili e una vita decente.
Ma li ritrovo sempre lì il lunedì pomeriggio fuori dal centro commerciale
 a vendere la loro paccotaglia e i cd pirata per sopravvivere,
degni di una dignità e un umiltà che noi ormai abbiamo perduto.

E proprio questo richiedono: dignità,
non carità.
E magari amicizia, un sorriso,
cinque minuti per ascoltare le loro storie,
la loro antica tribale proverbiale saggezza.
 
Il loro vaffanculo day è quotidiano,
 etnico e musulmano, appena appena sussurrato,
contro le avversità della vita,
la disuguaglianza, il razzismo strisciante.
 
L’Italia è un paese di migranti,
più di 30 milioni nel secolo scorso sono andati altrove a cercar fortuna,
dalla Germania sino agli Usa
hanno avuto vita dura, hanno arricchito le economie che hanno servito
ma in compenso hanno elevato le condizioni dei loro cari.
Mai nessuno di questi si è trovato di fronte ad un Bossi o un Fini…
 
C’è da dire che anche questo governo,
da me votato su mandato di questi miei fratelli di madrelingua wolof,
latita, è in incredibilmente in ritardo sulla più grande ingiustizia del nostro Paese.
 
Zanotelli  invitava la chiesa italiana  a farsi carico di questi soggetti a rischio,
ma come sempre, questa chiesa cattolica è tutta presa fra moduli di 730
e l’inviolabilità di una famiglia che non esiste dai tempi della Maddalena.
 
Io allora invito tutte le donne e gli uomini sensibili ad accorgersi di questa enorme ingiustizia,
che va ben oltre i problemi di una finanziaria e i richiami di Bruxell sul debito pubblico.
Ne va della estinzione della nostra intera società
intesa come come un punto d’incontro di valori umani condivisi  e assurti a bene collettivo.
 
Vi lascio meditare coi Barbari di Kavafis:
 
http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=1163
 
Vik alias
guerrillaradio

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Welcome to Paradise! quest’estate tu quale inferno scegli? (Manu Chao)

BENVENUTI IN PARADISO!!!
al collo una collana floreale,
potrebbe essere l’accoglienza di una qualche oasi artificiale,
messa su a tempi di record dall’industria del turismo per soddisfare il pigro egoismo di occidentali flaccidi smaniosi di esotismo.
 
Manu Chao riflette come me
verso quale paradiso potrei ritornare,
sebbene quest’agosto oramai mi veda fossile.
 
Potrei tornare in Congo,
a constatare quanto le elezioni libere dell’anno scorso,
cui partecipai col mio solidale supporto,
sono riuscite a sopire gli istinti di guerra che in 10 anni han fatto 4 milioni di vittime.
 
O rintracciare Samuel e gli amici tanzanesi,
di fianco ai Masai,
una terra un tempo sacra ora è mercimonio al pari delle prestazioni di una battona.
 
O Gerusalemme, capitale della mia Palestina,
capitale invisibile di uno Stato segnato su nessuna mappa,
ma coi confini ben impressi sulla terra col sangue da milioni di anime da decenni sofferenti.
 
Oppure recarmi in Nord Iraq, laddove mi hanno recentemente proposto di partire.
 
Molti paradisi in questo nostro mondo,
ma mai quanto gli inferni.
Tutto sta da quali occhi osservano.
 
Allora Welcome to Paradise
 
Vik alias
guerrilla radio

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GUERRILLA RADIO A SOSTEGNO DELLA GRANDE SPERANZA DEL CONGO.

Guerrilla radio torna Vittorio,
e Vittorio volge verso un nuovo viaggio.
 
Cuore di tenebra inzuppato nel sangue,
è giunta l’ora per il Congo
di spezzare quella catena di schiavitù
che ha rappresentato la dittatura poi la guerra
piegando ma mai arrendendo
un popolo antico e fiero.
 
Coi Beati costruttori di pace
finirò con un nuovo compagno di ventura
in località Irambo,
a sud del Kivu,
zona tristemente nota
allorché era stata scelta come base
per quei guerriglieri che sotto Nkunda e Mutebusi
attaccarono Buvaku scacciando l’esercito regolare congolese.
 
Saremo a sostegno delle prime elezioni libere della storia del Congo,
ben consci che il supporto solidale, non violento
è il miglior catalizzatore di democrazia,
semmai qualcuno ancora oggi pensa che la democrazia la si può esportare coi carriarmati.
 
Come osservatori internazionali,
avremo l’impegnativo compito di monitorare la regolarità delle elezioni,
oltre che sottolineato è il significato implicito della nostra missione
 lo stesso per cui mi adoperai mettendo a repentaglio la mia vita,
più volte in Palestina,
vale a dire l’interposizione non violenta,
la semplice presenza di occidentali in questa parte del Congo infatti
fungerà da deterrente contro le possibili violenze ed intimidazioni dei guerriglieri nei confronti della popolazione civile.
 
Per un “veterano” come me pieno di cicatrici,
fa un certo effetto il sol pensare di solcare una terra
cosparsa di ossa,
4 milioni,    ripeto
4 milioni
di morti
in una guerra nell’assordante silenzio generale del mondo.
 
Come uomini,
siamo onorati di poter far parte di questo processo storico,
di questa eroica conquista per tutti i congolesi che hanno  una fame incredibile
di pace.
Non è cosa da poco per noi umilmente impegnati quotidianamente
in cose molto da poco.
 
 
Oltre a questo
un messaggio chiaro
e ben visibile come il pigmento latteo della nostra pelle
fra la pelle d’ebano
a rilanciare come ci sia un occidente solidale
oltre a quello arruffone e spregevole
di un realtà di sfruttamento coloniale che in alcune forme più sfumate non ha mai cessato di depredare l’anima dell’Africa.
 
Si presentano all’orizzonte numerose difficoltà
e una certa dose di rischio da mettere in conto…
ma il conto
quei milioni di morti
è un debito che il mondo non riuscirà mai a rinsavire.
 
Ringrazio tutti coloro,
anche in silenzio,
sapranno lanciare oltreoceano un pensiero di speranza e appoggio.
 
guerrilla radio di nuovo solo Vittorio
.
 
ps.
Mai non avrei mai pensato di dover rigraziare il governo Prodi,
non certo da queste pagine,
ma il sostegno che il suo governo ci ha dato per la nostra missione,
nell’accompagnamento del viceministro agli Esteri Patrizia Santinelli su di un aereo governativo,
dimostra ancora di più il cambiamento benevole che lentamente sta avvenendo nel nostro Paese.
 
 
E’gratificante avere un poco le spalle coperte da un governo che protegge e sostiene i suoi cittadini
impegnati in opere di volontariato in zone ad alta tensione.
Specie per la mia persona,
dopo il completo assenteismo del ex-governo di centodestra quando fui ingiustamente segregato nelle prigioni israeliane.
 
g.r alias vik
.

Beati i costruttori di pace”

Associazione Nazionale di Volontariato – Onlus

Associata al Dipartimento di Pubblica Informazione delle Nazioni Unite

COMUNICATO STAMPA

 IL  VICEMINISTRO AGLI ESTERI PATRIZIA SANTINELLI ACCOMPAGNA LA MISSIONE DEGLI OSSERVATORI DELLA SOCIETA’ CIVILE ITALIANA ALLE PRIME LIBERE ELEZIONI NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

 Milano, 13 luglio 2006. Il Governo Prodi sostiene la missione elettorale di 63 volontari italiani che a fine mese saranno nell’est della Repubblica Democratica del Congo in qualità di osservatori della società civile italiana alle prime elezioni democratiche e multipartitiche, dopo più di quarant’anni, tappa di prima importanza sulla strada di una pace duratura in un paese nel quale le guerre dal ’98 hanno causato quattro milioni di morti.

 

Lo ha annunciato stamane a Milano nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Isimbardi don Albino Bizzotto, presidente di Beati i Costruttori di Pace, l’associazione che assieme a Chiama l’Africa e su invito della società civile congolese ha organizzato la missione. Quest’ultima ha lo scopo di favorire, in particolare nell’est del paese dove sono ancora presenti gruppi ribelli, lo svolgimento regolare delle elezioni (primo turno delle presidenziali e legislative), che si terranno il 30 luglio.

“Non solo il Governo appoggia questo delicato compito che si è assunta la società civile italiana – ha spiegato don Bizzotto –,  la Viceministra agli Esteri Patrizia Santinelli accompagnerà il nostro viaggio a Bukavu previsto per il 23 luglio e l’aereo di Stato su cui viaggerà porterà in Congo 45 degli osservatori elettorali”.

I volontari, provenienti da diverse regioni italiane, per lo più giovani, saranno in tutto parificati agli osservatori internazionali, eccetto che per il fatto di non ricevere alcun compenso. Per poter svolgere questo delicato compito si sono preparati con molteplici appuntamenti formativi. Vengono dalla Lombardia, dal Veneto, dall’Emilia Romagna, dalla Liguria, dalla Toscana, dal Friuli Venezia Giulia, ma anche dalla Sicilia e dalla Sardegna. Non sono “professionisti” delle elezioni, ma studenti, dirigenti, impiegati e professionisti che hanno scelto di dedicare parte delle proprie vacanze alla popolazione congolese per garantire che possa partecipare ad un voto libero e democratico. 

“In solidarietà con il popolo congolese che costruisce la democrazia e la pace – afferma ancora don Bizzotto – vorremmo offrire la nostra presenza per sottolineare quanto crediamo sia importante la costruzione di istituzioni democratiche nell’impegno per la pace. La nostra missione sarà composta da rappresentanti di associazioni e comitati, enti locali, gruppi religiosi, sindacati e singoli amici dell’Africa. Ci coordineremo con le missioni istituzionali e collaboreremo con la Commissione Elettorale Indipendente, espressione della società civile congolese, che sta preparando le elezioni”.  

L’iniziativa è appoggiata anche da un gruppo di enti locali, fra cui le Regioni Veneto e  Toscana, la Provincia di Firenze, i Comuni di Bologna e Forlì. La prossima settimana un ordine del giorno di  appoggio sarà discusso anche nella seduta del Consiglio Provinciale di Milano: nel corso della conferenza  di stamane Irma Dioli, Assessora  provinciale alla partecipazione, pace e cooperazione ha annunciato che la Provincia di Milano è intenzionata a sostenere la missione con un significativo contributo economico.

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Israele e Libano: suggestioni di guerra

“…è come se, ai tempi del terrorismo irlandese dell’IRA, noi inglesi avessimo reagito bombardando Belfast e catturando i ministri del governo irlandese”
 
 (Il Financial Times)
 
  m
 m

 .
 “Il mio cagnolino ha le zecche. Ieri una zecca mi ha punto, così io ho bombardato il mio cagnolino. Ho il diritto di difendermi.”
  .
(Daniele Luttazzi)
 .
 .

 .
“1. Gli israeliani non sono un popolo inferiore agli altri.
2. Israele non e’ una nazione inferiore alle altre.

 
3. Gli israeliani non sono un popolo superiore agli altri.
4. Israele non e’ una nazione superiore alle altre.”
 
 (guerrillaradio)

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cuore_di_tenebra

Notte di tenebra
come un cuore spugnoso
inzuppato del fiume Congo.
 
Cuore di edera,
aggrappato ad un soffitto che è il pavimento di un angelo abbrustolito.
 
Evacuando Evacuando,
ho sguardi solo per i ciechi
e parole a vanvera per i sordi.
 
Cuore di tenebra,
come i miei vestiti dismessi che si disperderanno nel fiume Congo.
 
Non ho nulla da preservare per il mio ritorno
 un passato anchilosato da ostracismi e cappi al collo.
 
Non ho casa,
se non l’altrove.
 
Il consorzio umano,
almeno questo,
è una vetrina di un negozio  cui non mi è mai stato consentito l’acquisto.
 
 
Curarmi il mal di vita con il male d’Africa.
A volte la felicità perduta
succhiata fuori dalle sanguisughe di traumi a lungo termine
bisogna andarsela a ripescare nelle paludi belliche di atmosfere elettriche.
 
Non ci sono domani che non si disvelino oggi.
Non ci sono mani a frugare nelle tenebre un cuore.
.
g.r.

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